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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

Novità tabacco

La nuova e-cig con il tabacco si fumerà ovunque. E i danni per la salute?

La sigaretta elettronica di nuova generazione conterrà tabacco e potrà essere “fumata” anche in ristoranti e luoghi pubblici, grazie all’ultima bozza del decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi attualmente sul tavolo del ministero dell’Economia, che potrebbe essere discusso dal prossimo Consiglio dei ministri.

Nell’articolo 1 si legge che la nuova sigaretta elettrica è da considerare come un “prodotto da inalazione” e non come un “prodotto da fumo”: secondo Philip Morris International, il produttore del dispositivo, nell’e-cig il tabacco viene solo riscaldato e non bruciato, non causando combustione e rendendolo un apparecchio “a potenziale rischio ridotto”.

Di parere contrario è Riccardo Polosa, professore ordinario di medicina interna e direttore del centro di prevenzione e cura del tabagismo all’università di Catania: “I prodotti da fumo diventano da inalazione? Tutto questo è ridicolo. Al pari del fumo presente nella combustione – sottolinea – va ricordato che anche in seguito a fenomeni chimici non combustibili si liberano fumi”.

L’arrivo della sigaretta elettronica è previsto per il 2015 e la produzione inizierà proprio in Italia: la Philip Morris International ha scelto infatti la provincia di Bologna per la sua prima fabbrica in Europa, scelta che darà lavoro a oltre 600 persone, ma che ha scatenato l’ira dei produttori dei cosiddetti “svapatori”, ovverosia le e-cig di prima generazione.

“Quello che preoccupa è la totale assenza di trasparenza che c’è dietro certi procedimenti – ha riferito Massimiliano Manicini, presidente di Confindustria Anafe, l’associazione dei produttori delle sigarette elettroniche attualmente in commercio – Con un ruolo pervasivo, che rifugge ogni confronto reale, da parte di burocrazie autoreferenziali”.

Fumo ma non sono un fumatore, il paradosso californiano

Un sorprendente numero di californiani dichiara di fumare ma non si identifica come fumatore. È il singolare dato che emerge da un’indagine della San Diego School of Medicine, University of California, secondo cui il 12% dei fumatori rifiuta questa etichetta, benché l’uso lifetime superi le 100 sigarette e l’ultima bionda sia stata accesa negli ultimi 30 giorni.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Tobacco Control, si è proposto di caratterizzare i fumatori che non si identificano come tali (non-identifying smokers, NIS) attraverso un campionamento trasversale della popolazione maggiorenne e fumatrice californiana (California Longitudinal Smokers Survey 2011). Ebbene, circa il 22% di questi fumatori (N=396.000) fa un uso giornaliero di tabacco. Due i gruppi distinguibili di NIS: giovani adulti che fumano in contesti di relazione e socialità e che ritengono di poter smettere quando vogliono, ed ex fumatori over 45 con una storia di ripetuti tentativi per smettere completamente di fumare e che rifiutano lo stigma di fumatore. 
Secondo i ricercatori i NIS tendono a sfuggire alle stime di prevalenza sul fumo, pur esponendosi ai rischi di salute legati al fumo. Più in generale, la mancata identificazione di queste persone può avere un esito negativo nel ridurre il consumo di tabacco a causa dell’esclusione di un significativo segmento di popolazione interessata.  

Fumatori in aumento. Svapora il fenomeno e-cig. Rapporto OSSFAD

 Le donne non rinunciano più alle bionde. Per la prima volta dopo 5 anni si inverte il trend di consumo. "La prevalenza di fumatori in Italia - spiega Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri -anche quest'anno mostra una situazione di stallo, ad eccezione delle fumatrici che interrompono un trend in discesa registrato negli ultimi 5 anni con un incremento di 3,6 punti percentuali". Resta stabile la prevalenza dei fumatori, diminuendo dello 0,8%, e aumenta invece nel gentil sesso passando cioè dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014. La percentuale totale dei fumatori in Italia passa così dal 20,6% dello scorso anno al 22% del 2014. Crolla, invece, l'uso della sigaretta elettronica: gli utilizzatori sono passati dal 4,2% del 2013 all'1,6% del 2014. "Svapora la moda delle sigarette elettroniche - spiega Roberta Pacifici, Direttore dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'ISS - dopo la curiosità verso un prodotto nuovo, gli ultimi dati ci dicono che sono più che dimezzati i consumatori, i quali presumibilmente sono più interessati ad utilizzarla in un'ottica di riduzione del danno o come ausilio per smettere di fumare".
Aumentano i fumatori che chiedono informazioni per smettere: le telefonate al Numero Verde dell'ISS (800554088), dopo il suo inserimento tra le avvertenze sanitarie scritte sui pacchetti, sono passate nei primi 4 mesi dell'anno da quasi 300 nel 2013 a più di 2.000. Sono questi i dati più significativi del Rapporto sul fumo in Italia rilevati dall'indagine Doxa effettuata nei primi mesi del 2014 per conto dell'ISS in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. I dati sono presentati oggi nell'ambito del XVI Convegno "Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale" e in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco che, quest'anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedica soprattutto al tema della correlazione tra l'aumento della tassazione dei prodotti del tabacco e la diminuzione delle morti e patologie fumo-correlate. Nel piano d'azione globale 2013-2020 per la prevenzione delle patologie non trasmissibili, l'OMS ha individuato l'incremento del prezzo dei prodotti del tabacco come il più efficace singolo intervento per incoraggiare i fumatori a smettere di fumare e per prevenire l'iniziazione al fumo di sigarette nei giovani.

ADUC Droghe

“Sigarette elettroniche danno dipendenza”: limiti e leggi in arrivo dagli Usa

Blitzquotidiano.it - ROMA – Le sigarette elettroniche, proprio come le “classiche”, danno dipendenza da nicotina. Per questo motivo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha annunciato l’arrivo di limiti e leggi per la regolamentazione della vendita e dell’uso delle e-cig.

Le sigarette elettroniche, scrive il Wall Street Journal, potrebbero essere vietate ai minori di 18 anni e i produttori saranno costretti a dichiarare le sostanze chimiche usate nelle ricariche e ricordare che contengono nicotina, sostanza che dà dipendenza.

 

Leggi l'articolo su Blitz

Narghilè mon amour

In Giordania il governo vieta l'uso del tabacco nei locali pubblici. Ma gestori di caffè¨, ristoranti e pasticcerie non ci stanno. Per loro la pipa ad acqua è una tradizione. E un alleato negli affari. In un paese senza una goccia di petrolio il tabacco dà  lavoro a oltre 12mila persone Dei 7 milioni di giordani, quasi la metà fuma regolarmente. E un terzo dei consumatori sono donne.

di Fabio Scuto. DRepubblica

 La decisione di far rispettare la legge contro il fumo nei locali pubblici in Giordania sta innescando un'ondata di proteste popolari, non solo da parte degli amanti del tabacco ma anche dei gestori di ristoranti, caffè e pasticcerie. La legge, che nel regno hascemita è stata approvata nel 2008, finora non era mai stata davvero applicata, ma il governo - sulla spinta del ministro della Sanità  - ha deciso che non saranno più rinnovate le licenze. Così le oltre 6000 strutture che offrono ai loro clienti la shisha, la pipa ad acqua per fumare tabacco aromatizzato in vari gusti, vedono il loro futuro in pericolo e denunciano la perdita di una tradizione che è parte fondante della cultura giordana.

La Giordania è un Paese di forti fumatori. L'abitudine di fumare la shisha, introdotta durante la dominazione dell'Impero Ottomano, è così popolare e diffusa che con facilità  si possono vedere gli automobilisti fermi al semaforo o bloccati nel traffico aspirare lungamente da pipe ad acqua portatili, invece che dalle più pratiche sigarette. Tabacco e "shisha" sono così un importante segmento dell'economia della Giordania, uno dei pochi Paesi mediorientali a non avere una sola goccia di petrolio nel sottosuolo: quasi un miliardo di dollari l'anno se ne va nelle spire del tabacco che si diffondono nei locali pubblici, dando occupazione a oltre 12mila addetti."Migliaia di persone stanno per perdere il posto di lavoro», avverte Torsha Emran, che gestisce Jafra, una caffetteria popolare di Amman downtown, e serve mediamente duemila clienti al giorno, metà  dei quali una volta seduti ordinano insieme al tè e agli invidiabili pasticcini una shisha aromatizzata alla frutta per soli 2 dinari (3 dollari). «Cosa diremo ai nostri clienti?», si chiede Torsha, visto che la sua licenza è appena scaduta, mentre nel locale decine e decine di uomini e donne seduti ai tavoli aspirano e soffiano ampie volute di fumo azzurrognolo. «Siamo presi tra l'incudine e il martello, il governo sta cercando di forzare la chiusura delle nostre imprese. Non voglio difendere nè il fumo nè il narghilè, ma dobbiamo proteggere i nostri investimenti», spiega Mazen Asaleh, che possiede una catena di caffè e ristoranti in tutto il Paese. In ognuno di questi locali appositi specialisti preparano le pipe ad acqua che poi vengono portate al tavolino. Gli avventori mangiano e fumano contemporaneamente, nella convinzione che questo aiuti la digestione - non sempre facile - delle pietanze locali. Il ministro del Turismo Nidal Qatamin sostiene che il divieto di fumare «dovrà  essere introdotto gradualmente, tenendo conto delle ricadute economiche», ma il ministro della Salute Ali Hiasat è invece ben determinato a liberare i locali pubblici giordani dalla shisha entro la fine dell'anno. Gli esperti del ministero giordano vogliono sottolineare che l'aroma di frutta e altri sapori tendono a far dimenticare i pericoli del tabacco e che la pipa ad acqua è molto più dannosa della sigaretta, soprattutto per le quantità  che vengono fumate. Le autorità  sono anche preoccupate per gli effetti del fumo in un Paese dove - secondo le stime dell'Oms - quasi la metà  dei 7 milioni di giordani sono fumatori, e quasi un terzo è rappresentato da donne. Il fumo è socialmente accettato e anche favorito dalle sigarette a basso costo. Un pacchetto di sigarette giordane costa 1,5 dinari (2 dollari), mentre quelle prodotte all'estero sono di poco più care. Una pipa ad acqua si può comprare per 8 dinari (11 dollari). L'anno scorso i produttori locali di tabacco hanno abbassato i prezzi del 15% per poter competere con le sigarette a buon mercato che venivano contrabbandate dalle vicina Siria. La legge in vigore vieta la vendita di tabacco ai minori di 18 anni, ma i negozianti raramente finora l'hanno rispettata. Le sigarette, il tabacco aromatico e le pipe ad acqua per fumarlo sono disponibili nei negozi di alimentari, nei bar, nei chioschi per la strada. I locali pubblici sono sempre pieni di fumo e i minorenni sono parte della clientela. Nelle famiglie tradizionali giordane è socialmente accettato che i ragazzi "accendano" - tirando le prime boccate - la shisha che poi viene fumata dai genitori. I dati medici sono impressionanti. Firas Hawari, medico del King Hussein Cancer Centre di Amman, sciorina numeri che dimostrano l'aumento esponenziale negli ultimi anni delle malattie derivanti dal fumo, responsabile del 25% dei casi di cancro tra i maschi così come di molte malattie croniche. Eppure la decisione di far rispettare il divieto di fumo nei posti pubblici provoca solo reazioni negative, sia tra gli uomini che tra le donne. Il rispetto della legge è iniziato gradualmente nel 2009 nei due grandi Mall di Amman, al Queen Alia Airport e in qualche ristorante della capitale, dove sono state aperte sale diverse per la clientela.

Se applicata per intero, la legge (che prevede una forte multa o l'arresto) permetterà  di liberare dal fumo ospedali, scuole, cinema, biblioteche, musei, edifici governativi, mezzi di trasporto pubblici e altri luoghi da stabilire da parte del ministero della Salute.

periodici.repubblica.it/d/

Sondaggio della John Hopkins University

 

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno riscontrato l'esistenza di un cospicuo numero di persone che sono riuscite a smettere di fumare tabacco dopo una singola esperienza con sostanze psichedeliche, come LSD, funghi psilocibinici o mescalina.

Onde studiare il potenziale degli psichedelici nella lotta alle dipendenze, hanno indetto un sondaggio tra coloro a cui è capitato di smettere di fumare a causa di un'esperienza psichedelica. Il sondaggio può essere compilato qui: http://t.co/AgJahZjR08

USO SIMULTANEO DI TABACCO E CANNABIS

Retecedro - Una crescente letteratura ha documentato la prevalenza e i processi implicati nell’uso simultaneo o alternato di cannabis e di tabacco. Alcuni importanti dinamiche nell’uso concomitante di queste due sostanze non sono però ancora chiare. Un maggiore comprensione delle correlazioni cliniche dell’uso concomitante di cannabis e di tabacco potrebbe suggerire in che modo ridefinire le strategie per migliorare gli esiti di cessazione dell’uso e al tempo stesso in che modo potrebbero diminuire i costi di sanità pubblica associati con l’uso di tabacco e di cannabis.

Dal punto di vista metodologico, è stata effettuata una review sistematica su tre aspetti centrali della questione: diagnosi cliniche, problemi psico-sociali e risultati associati con l’uso simultaneo di tabacco e di cannabis. In particolare, sono stati analizzati 28 studi che comparano le correlazioni cliniche negli utilizzatori simultanei di tabacco e di cannabis a utilizzatori di solo tabacco o di solo cannabis. Di questi studi, 16 esaminano diagnosi cliniche, 4 esaminano problemi psico-sociali e 11 esaminano gli esiti della cessazione negli utilizzatori simultanei di cannabis e di tabacco. Rispetto al solo utilizzo di cannabis, l’uso simultaneo di cannabis e di tabacco è associato a un maggior numero di problemi clinici correlati all’uso di cannabis, a maggiori problemi psico-sociali e a risultati minori di cessazione dell’uso di cannabis. Rispetto al solo uso di tabacco, l’uso simultaneo non appare associato in modo consistente con maggiori problemi provocati dall’utilizzo di tabacco, né a maggiori problemi psico-sociali o a risultati peggiori nella cessazione dell’uso.

In conclusione, gli utilizzatori di cannabis che fumano anche tabacco appaiono più dipendenti dalla cannabis, presentano maggiori problemi psico-sociali e hanno esiti sulla cessazione dell’uso meno favorevoli rispetto a coloro che usano cannabis ma non tabacco.

Peters E. et alter, 2012, Clinical correlates of co-occurring cannabis and tobacco use: a systematic review, Addiction, 107, pp. 1404–1417.

Disponibile c/o CESDA.

Giovani e tabacco, ruolo del pacchetto nella percezione dei pericoli del fumo

La forma ed i messaggi contenuti sui pacchetti di sigarette, con riferimento al tipo di tabacco e di filtri impiegati, nonché la loro originalità, influenzerebbero i gusti dei giovani e la loro percezione dei rischi legati al fumo. Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della School of Public Health and Health Systems della University of Waterloo, Canada, pubblicato sul numero di gennaio della rivista Journal of Adolescent Health.
La ricerca è stata condotta su un campione di 7.647 studenti di scuola superiore (14-18 anni) ai quali è stato somministrato un questionario finalizzato ad analizzare le percezioni dei giovani rispetto a tre tipologie di pacchetto: quelli riportanti scritte relative all’impiego di tabacco naturale/organico, quelli contenenti indicazioni relative al sistema di filtraggio adottato e quelli tipici delle sigarette di contrabbando, generalmente “anonimi” rispetto ai pacchetti di sigarette di marca.
Nello specifico, ad ogni soggetto intervistato sono state fatte vedere solo due (scelte in modo casuale) delle tre immagini di pacchetti di sigarette, e sono state poste tre tipi di domande: quale marca/tipo poteva essere il più invitante per giovani fumatori, quale il meno dannoso per la salute e, più in generale, se ritenessero che un particolare design potesse istigare un giovane a fumare.
I risultati hanno evidenziato che per il 25% degli studenti, i pacchetti contenenti scritte sull’origine naturale dei componenti venivano percepiti come più accattivanti e meno dannosi per la salute. 
Stessa percentuale degli intervistati ha risposto che i pacchetti con messaggi sulla tipologia di filtro impiegato venivano considerati come meno nocivi, mentre i pacchetti di sigarette di contrabbando risultavano nettamente meno invitanti e più dannosi rispetto ai marchi più diffusi.
Quanto osservato, conclude la ricerca, fa emergere il pericolo insito in alcuni messaggi presenti sulla maggior parte dei pacchetti di sigarette oggi in vendita sul mercato, colpevoli di diffondere falsi miti relativamente alla minore pericolosità sulla salute umana di alcuni tipi di sigarette rispetto ad altri. Da qui la necessità secondo gli autori, di adottare politiche che tutelino la salute dei giovani consumatori, regolamentando le campagne pubblicitarie delle case produttrici.

Titolo originale e autori: Czoli CD, Hammond D., Cigarette packaging: youth perceptions of "natural" cigarettes filter references, and contraband tobacco-J Adolesc Health. 2014 Jan; 54(1):33-9. doi: 10.1016/j.jadohealth.2013.07.016. Epub 2013 Sep 4

Astinenza da nicotina, sintomi regolati da una piccola area del cervello


Dronet
- I sintomi fisici legati all'astinenza da nicotina sarebbero controllati da una piccola area cerebrale denominata nucleo interpeduncolare. Lo hanno scoperto Tapper e colleghi della University of Massachusetts Medical School (Stati Uniti), che hanno pubblicato lo studio sulla rivista Current Biology.
I ricercatori hanno somministrato per via orale la nicotina a un gruppo di topi, in modo da indurre la dipendenza dalla sostanza, per poi interromperne bruscamente la somministrazione. A questo punto si sono sviluppati i classici sintomi dell’astinenza da nicotina nei topi (ad esempio, grattamento frenetico, scuotimento del capo e del corpo, masticazione a vuoto). Lo studio ha monitorato in queste fasi, anche l'attività cerebrale dei topi, che ha mostrato un'attività concomitante spiccatamente anomala nel nucleo interpeduncolare, una piccola struttura localizzata nel mesencefalo e ricca di recettori per la nicotina, area del cervello nota attivarsi quando si è in ansia.
A questo punto, sfruttando una linea di topi geneticamente modificati in modo da esprimere a livello delle cellule nervose una proteina fotosensibile che permette di accendere o spegnere a comando i neuroni (nello specifico, i neuroni GABAergici) con un semplice impulso luminoso, gli autori hanno attivato artificialmente il nucleo interpeducolare in topi non assuefatti alla nicotina. Il risultato è stato lo scatenamento di un comportamento del tutto analogo a quello indotto da una crisi di astinenza. Successivamente, utilizzando ancora dei topi modificati, ma questa volta assuefatti alla nicotina, i ricercatori hanno abbassato i livelli di attività di quei neuroni durante una crisi di astinenza, ottenendo un alleviamento dei sintomi.
L’identificazione del coinvolgimento di questa area, avvenuta per ora su modello animale, apre le porte alla ricerca di farmaci che, agendo selettivamente sul nucleo interpeduncolare, potrebbero rendere più facile smettere di fumare anche a persone fortemente dipendenti dalla nicotina. Saranno necessarie invece ulteriori ricerche per appurare se il meccanismo identificato partecipi in misura rilevante allo sviluppo dei sintomi d’astinenza anche da alcol e altre droghe.
Staff Dronet

Consumi eccessivi di alcol e fumo insieme accelerano il declino cognitivo

 

L’effetto combinato di tabacco e alcolici sull’invecchiamento del cervello è maggiore della somma dei loro singoli effetti


CorrieredellaSera - Il fumo, si sa, nuoce gravemente alla salute: favorisce per esempio l’insorgenza dei tumori a polmone, gola, bocca e collo dell’utero e ha effetti nocivi sul sistema cardiocircolatorio. Così come è risaputo che il consumo eccessivo di alcolici sia uno dei maggiori fattori di rischio per la salute e la sicurezza individuale e collettiva. Nell’Unione europea, per esempio, l’alcol è ritenuto responsabile di 120mila morti premature all’anno. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo in Italia i costi annuali relativi all’impatto sociale e sanitario dell’alcol ammontino a 50 miliardi. Se poi i due vizi si accompagnano gli effetti sono ancora peggiori. Uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry evidenzia infatti che il fumo combinato all’alcol accelera l’invecchiamento del cervello.


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Fumo: miti e idee fuorvianti

Nonostante le Campagne d’informazione sul fumo e sui danni correlati, sono ancora molti i miti e le idee fuorvianti che circolano tra le persone. Gli esperti fanno il punto della situazione


La Stampa - Le statistiche circa l’incidenza del vizio del fumo sono spesso altalenanti: ora aumentano, ora diminuiscano – sebbene nell’ultimo ventennio vi sia stato un calo di fumatori in generale.

Nonostante le numerose Campagne d’informazione sui pericoli del fumo, fa tuttavia stupire che a incidere in negativo sulle statistiche siano i giovani – che dovrebbero appunto essere più informati, vista anche la totale globalità delle comunicazioni. Eppure, così non è.
La prima sigaretta rimane per molti un rito di passaggio. Venendo a mancare i riti veri e propri, tipici di una cultura un tempo in essere presso le antiche e “primitive” popolazioni, i giovani trovano dei surrogati come, per esempio, il fumare che però non possiede quelle caratteristiche positive che dovrebbero trovarsi nei veri riti di passaggio dall’età infantile a quella adulta. E così, anziché segnare un passo evolutivo, segna un passo regressivo.

 

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Sigaretta elettronica, stop al divieto in luoghi pubblici

con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro

Niente più divieto di sigaretta elettronica nei luoghi pubblici: gli utilizzatori dello strumento che di fatto sostituisce il tabacco col vapore acqueo, lasciando il piacere del gesto del fumo, possono - in tutti i sensi -tirare un sospiro di sollievo.

Con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è infatti stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro. In virtù dell'emendamento "4.25" presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl) e approvato dai deputati il 23 ottobre scorso, è stata stralciata l'ultima parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme "in materia di tutela della salute dei non fumatori" previste per i tabacchi.

Cancellando proprio quest'ultima frase di fatto viene reso possibile "svapare" la "bionda elettronica" dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L'e-cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione. "Ho recepito - ha spiegato il presidente della Commissione Cultura della Camera - l'appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito".

La Repubblica.it

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