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Domande agli Operatori
Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.
Presto online.
Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.
Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...
I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985 a 1,62 nel 1990*.
I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...
Novità tabacco
La Giornata mondiale senza fumo. "Liberare i parchi dalle sigarette"
L'iniziativa della Lega italiana per la lotta contro i tumori. Per 24 ore stop a mozziconi e tabacco nei giardini e nelle aree verdi delle città. Ogni anno 6 milioni di vittime
di VALERIA PINI
La Repubblica - LIBERI dalle sigarette almeno per 24 ore. Ma anche dai mozziconi che 'invadono' spazi pubblici e giardini. Per un'intera giornata niente fumo nei parchi e nelle aree verdi delle città. Nessun mozzicone fra le aiuole. Spazi puliti da regalare ai bambini e ai loro giochi. E' questa l'iniziativa organizzata dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), in occasione della Giornata mondiale senza tabacco indetta dall'Organizzazione mondiale della sanità e che si tiene ogni anno il 31 maggio. Il tabacco continua a uccidere ogni anno circa 6 milioni di persone.
Il cinema del passato al servizio del tabacco
Da Humphrey Bogart con sigaretta perenne in bocca a Katharine Hepburna cui ne piazzavano una in mano in ogni scena seducente, ecco il vero colpevole del boom del fumo: il grande schermo americano.
di Camilla Sernagiotto Il cinema del passato al servizio del tabacco - MAG - Sky.it
Più che ai produttori di tabacco, più che alle multinazionali che spendono miliardi in pubblicità pro-fumo, più che a coloro che ancora si fanno abbindolare dalle finte promesse di piacere che una sigaretta giura di offrire, la colpa di quel flagello sociale che va sotto il nome di tabagismo è da accollare a lui, il cinema.
Se negli anni Venti, Trenta, Quaranta e via dicendo il grande schermo non si fosse messo al servizio dell’industria della nicotina, infatti, ora non vivremmo questa desolante crisi d’astinenza attraverso cui quasi tutti gli ormai ex fumatori stanno passando.
Per fortuna che c'è Elena Di Cioccio, che con il suo programma Domani smetto su Sky Uno sta dando una mano a tutti quelli che si sono lasciati sedurre da quel maledetto viziaccio!
A furia di far vedere Humphrey Bogart sempre con una cicca tra le labbra e Katharine Hepburne Marilyn Monroe in nuvole di fumo che, secondo i registi, ne avrebbero aumentato il fascino, il pubblico prima o poi ci casca.
Eppure nessuno si è mai chiesto quali bronchiti croniche avranno costretto il caro vecchio Bogart a supplicare i Michael Curtiz e Nicholas Ray di turno a non rigirare la scena pur di non dover accendere un’altra sigaretta, oppure che alito pestilenziale avranno avuto Ingrid Bergman e compagnia bella a furia di sfumacchiarne una dietro l’altra.
Il cinema classico americano ha insegnato a tante generazioni che fumare prima di un bacio appassionato come quello tra Barbara Stanwyck e Paul Douglas in La confessione della signora Doyle è proprio quel che ci vuole.
E perché non accendersi una sigaretta appena prima di andare a dormire, proprio nella stanza in cui a breve ci metteremo a nanna? È quello che fa la bella Bette Davis in innumerevoli suoi film.
Ma a qualcuno sano di mente è mai venuto in mente di impuzzare tutta la stanza da letto poco prima di addormentarsi?
Ma le scene veramente assurde con le quali il cinema in bianco e nero e a stelle e strisce ci ha fatto il lavaggio del cervello sono ben altre.
Prima di imparare tali bizzarre sciocchezze dalle pellicole classiche americane, infatti, nessun condannato a morte si sarebbe mai sognato di scegliere come ultimo desiderio una sigaretta.
Così come nessun soldato ferito mortalmente e dolorante avrebbe chiesto al proprio commilitone mentre sta esalando l’ultimo respiro di mettergli in bocca proprio una sigaretta! In quei casi uno desidererebbe piuttosto una bombola d’ossigeno o le labbra di una bella donna, ma mai e poi mai una sigaretta.
E a proposito delle labbra di una bella donna, il cinema è colpevole anche di aver divulgato la fintissima credenza che dopo il sesso si debba accendere una sigaretta per coronare il tutto: a parte l’impuzzare la sopracitata camera da letto, davvero fumare ancora con il fiatone per le varie peripezie è il non plus ultra del piacere?
In realtà no, ma i film ci hanno insegnato che quella è una regola sociale da dover seguire alla lettera.
Un’altra falsa credenza impartitaci dalle lezioni filmiche del grande schermo è quella che un tempo faceva coincidere il fumatore con l’uomo di successo: fumare in maniera smodata e dappertutto significava essere potenti, veri machi e businessmen con i controfiocchi.
È per questo che la serie televisiva Mad Men, ambientata nella New York degli anni Sessanta, conta più scene con una sigaretta nell’inquadratura che senza.
E il povero Jon Hamm tirerà un sospiro di sollievo non appena finiranno le riprese: il suo personaggio Don Draper, infatti, è in gara con Humphrey Bogart per il titolo del più accanito tabagista dello schermo.
Sigarette elettroniche. Al ristorante si, in aereo no: la giungla dei divieti fai da te
dirittiglobali.it, la Repubblica, Vladimiro Polchi
Aspettando un regolamento nazionale sulla e-nicotina, città, Regioni ed enti procedono in ordine sparso Così, quello che è lecito da una parte, diventa illegale qualche chilometro dopo. Con effetti spesso surreali
«Divieto di svapare » . Chi siede in un bar o in un ristorante della Toscana, tenga in tasca la sigaretta elettronica: il suo vapore qui non è più benvenuto. A Vicenza invece le “svapate” sono vietate solo all’interno del palazzo comunale. È la giungla dei divieti fai-date: in attesa di una regolamentazione nazionale e di certezze sul piano sanitario, ciascuno improvvisa la sua personale campagna proibizionista. Sindaci, commercianti, aziende, scuole. Accade così
che ciò che è vietato da una parte, è invece consentito a pochi chilometri (o addirittura metri) di distanza. Nel nostro Paese il mercato delle sigarette elettroniche cresce a vista d’occhio: nel 2012 il giro d’affari ha superato i 350 milioni di euro. A mancare però sono le regole, tranne una: il divieto di svapare nicotina per i minorenni, deciso dall’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi. Oltreoceano invece ci vanno giù duri. Negli Usa il divieto è molto diffuso: nel febbraio 2012 un aereo della Continental Airlines, decollato da Portland, ha dovuto invertire la rotta per far scendere un passeggero colpevole di non voler spegnere la propria e-sigaretta.
E l’Italia? Pare una coperta d’Arlecchino con tante pezze colorate quanti sono i divieti. Tra i più severi è il comune di Cantù, che con ordinanza ha proibito di fumare elettronico in tutti i locali e uffici pubblici o finalizzati a servizi pubblici. Anche nei negozi dunque, con il paradosso che neppure negli esercizi dove si vendono le sigarette elettroniche si possa fumare e provare così i vari aromi. Più tollerante il comune di Vicenza, che ha imposto il divieto solo dentro i locali del palazzo comunale. A San Benedetto del Tronto invece la “guerra” è limitata alle sigarette elettroniche con nicotina. In Toscana niente svapate in bar e ristoranti: l’indicazione arriva direttamente dalla Fipe-Confcommercio. In Veneto la sigaretta elettronica è vietata all’interno di tutti i ristoranti: viene trattata come una bionda qualsiasi, in base alla legge antifumo. Le elettroniche hanno vita dura anche sulle carrozze Trenitalia, Italo, Trenord e sui voli Alitalia. Il loro vapore è vietato sulle crociere Costa all’interno di ristoranti e bar e nei tanti Mc Donald’s.
In scala ridotta si muovono anche i singoli esercenti. Al cinema Hesperia di Castelfranco Veneto è stato recentemente appeso un cartello: «Si invita il gentile pubblico a non utilizzare in sala sigarette elettroniche al fine di consentire una regolare fruizione dello spettacolo cinematografico a tutti gli spettatori e prevenire eventuali spiacevoli contestazioni». Mentre il dirigente scolastico dell’istituto Einstein di Vimercate si è affidato a una circolare interna: «Divieto di svapare nei locali della scuola». «Alcune ordinanze rappresentano degli eccessi — sostiene Massimiliano Mancini, presidente di ANaFE (Associazione nazionale fumo elettronico) — estendere alla sigaretta elettronica le norme previste dalla legge Sirchia sul fumo passivo, includendo persino i negozi di e-cig che invece devono necessariamente far testare il prodotto, sta creando una giungla normativa, probabilmente spinta anche da qualche lobby molto presente sul territorio e interessata a bloccare la crescita di questo mercato. Tanto più che queste ordinanze tendenzialmente equiparano la sigaretta elettronica a quella tradizionale. Anche noi — aggiunge Mancini — chiediamo una regolamentazione, ma non si può pensare di estendere le varie norme esistenti contro il fumo alle sigaretteelettroniche: limitare lo svapo in certi luoghi potrebbe avere un senso solo nel quadro di una regolamentazione ad hoc, necessaria in quanto la sigaretta elettronica non è fumo perché non uccide e non è un farmaco perché non cura. È un metodo alternativo al fumo e ciò che è sicuro è che fa meno male. E un sistema apposito, se proprio necessario, andrebbe pensato anche per la tassazione».
Stati Uniti, ansia sociale e differenze di genere nello sviluppo della dipendenza da nicotina
Dronet - Nonostante l’ansia sociale risulti chiaramente un fattore di rischio rispetto alla dipendenza da nicotina e risulti notevolmente difficile smettere di fumare per le persone che non riescono a controllare questo tipo di ansia nella letteratura emergono ancora lacune rispetto alle motivazioni per cui tali soggetti risultino particolarmente vulnerabili alla dipendenza.
Uno studio condotto dall’Università della Louisiana ha esaminato la correlazione fra motivazioni per cui si fuma, e il ruolo dell’ansia sociale andando a studiare anche eventuali differenze di genere. Nel campione studiato (974 partecipanti dai 18 ai 67 anni, 73% donne), i soggetti che hanno dichiarato di aver fumato una sigaretta negli ultimi tre mesi hanno completato 4 questionari specifici per valutare rispettivamente la frequenza del fumo, la gravità della dipendenza da nicotina, le motivazioni per cui si fuma e l’ansia sociale.
I risultati riferiscono come la relazione fra ansia sociale e gravità della dipendenza da nicotina sia mediata da due motivazioni: l’attaccamento alla sigaretta vista come elemento a cui ci si “affida” per avere piacere e la scelta comportamentale di continuare a fumare nonostante le conseguenze negative anche sul piano sociale, che ne derivano. Emerge inoltre come le persone affette da ansia sociale, ritrovando nelle sigarette alcune delle caratteristiche dell’interazione sociale, possano essere particolarmente vulnerabili ad una seria dipendenza da nicotina. I risultati sottolineano, infine, l’importanza del genere: per le donne l’ansia sociale risulterebbe correlata ad una condizione di fumatore giornaliero, mentre per gli uomini alla gravità della dipendenza.
Gli studi di genere circa le differenze tra uomo e donna nei comportamenti di uso e dipendenza da sostanze psicoattive, sono particolarmente importanti per l’identificazione di percorsi preventivi, di trattamento e riabilitazione specifici per ogni genere. A questo proposito il Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPA), in collaborazione con l’Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI), ha attivato il progetto DAD.NET, un network di prevenzione dei rischi correlati all'uso di alcol e droga specificatamente dedicato alle donne.
Sigaretta elettronica: ecco alcuni dati sugli effetti sulla salute
La sigaretta elettronica è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede in Italia, principalmente per un risparmio economico, e in secondo luogo perché si pensa che sia meno nociva per la salute.
Su quest’ultimo punto ci sono numerosi studi in corso che mirano proprio a capire quali possono essere gli effetti concreti dell’e-cigarette sulla salute.
In particolare alcuni dati sono stati presentati all’ultimo congresso della European Respiratory Society dall’Università di Atene.
La prima cosa certa è che in questo prodotto vengono a mancare le sostanza cancerogene legate alla sigaretta normale, tuttavia ci sono parecchie perplessità riguardo la salute delle vie aeree.
Sono stato fatti diversi test dai quali sono emersi che l’uso della sigaretta elettronica porta, per i 10 minuti successivi un effetto alla vie aeree pari a quello che presenta chi soffre d’asma o bronchite cronica.
Ovviamente i test effettuati si riferiscono ad un uso a breve termine del prodotto, poiché non sono presenti ancora le basi per poter testare l’uso prolungato.
Tali analisi sono state effettuate su un campione di 8 persone non fumatrici e 24 fumatori consolidati, tra questi erano presenti 11 persone con una normale funzione polmonare, e 13 con funzioni compromesse da asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Il risultato emergente dai 10 minuti di fumo di queste persone è che chi non aveva mai fumato ha avuto un aumento tra il 182 e il 206% della broncocostrizione per 10 minuti, mentre i fumatori con funzioni polmonari normali hanno avuto un aumento del 176-220%.
Sulla base di questi dati si pensa che possa essere la presenza di determinati aromi contenuti nel filtro , come la cannella e il pino, la causa della compromissione del sistema respiratorio, tuttavia questo è ancora da verificare.
Sostanzialmente ciò che molti nuovi “svapatori” non tengono presente è che la sigaretta elettronica non dovrebbe essere utilizzata in sostituzione permanente a quella normale, ma solo come mezzo transitorio (come potrebbe essere il chewin gum) per smettere definitivamente di fumare.
www.mondoliberonline.it/sigaretta-elettronica-ecco-alcuni-dati-sugli-effetti-sulla-salute/31161/
DENNY
Salve a tutti Raga non vorrei passare per moralista o cosa..o 39 anni e voglio solo raccontare la mia esperienza ammesso che puo servire,,o iniziato a 12 a fumare canne per poi tutta la trafila premetto che sono Siciliano e negl anni 90 girava la migliore eroina non chimica come quella gira al nord che ti prendi una scimmia pazzesca in Sicilia erano i tempi della Bianca un tipo d eroina che appena la scioglievi era come la coca trasparente ,,un bel sballo vi ripeto o provato di tutto tra cui sono stato tossico per parte della mia gioventu mi sono fatto le pere per ben 22 anni ma oggi dopo vari collassamenti e salvato a pelo e dopo 2 programmi in Comunita sono qui a portar la mia esperienza e vi assicuro che ne o passate di tutti i colori dal Carcere alla strada anche in inverno ecc ecc con questo cosa voglio dirvi che nessuna di queste sostanze porta bene anche se oggi sento alcuni e vabe una cannetta che ti fa ...fa proprio questo che alcuni di voi parla attacchicardia paranoie ecc ecc per poi non andar oltre io mi accorgo su di me non posso star piu di qualche secondo concentrato su qualcosa non ricordo piu come prima e ne posso elencare questo e il risultato delle droghe in genere ammesso che rimangono come me ,,perche molti si sono giocati la bussola da noi si dice,,non esistono droghe che fanno piu male o meno male tutte una porcheria ,,,che poi la maria cioe l erba puo metterci piu tempo ok perche oggi e trattata anche quella sapete come con la morfina e poi essiccata e prnde pure meno volume tutto troppo chimico ,,poi fate voi la vita e vostra e proprio per questo godetevela io oggi sono sposato con famiglia o comprato casa o una bella moglie e un buon lavoro tutto e possibile volonta e calma si ottiene tutto ,,io mi ero dato per spacciato eppur son qui auguroni a tutti...
Assemblea 2013 di Forum Droghe
FUORILUOGO - L'Assemblea 2013 di Forum Droghe si terrà a Firenze presso la sede dell’ARCI in Piazza dei Ciompi, 11, il giorno 20 aprile 2013 dalle ore 10.00 alle 16.00.
Questo appuntamento vuole essere una assemblea aperta a tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per i diritti e una diversa politica sulle droghe; rappresenterà, inoltre, l'occasione per un primo bilancio sulla Campagna di raccolta firme sulle tre leggi di iniziativa popolare su Carcere, Tortura e Droghe (www.3leggi.it).
Sigaretta elettronica: tanto fumo, poche regole
Video di RepubblicaTV sulla Sigaretta Elettronica:
http://video.repubblica.it/le-inchieste/sigaretta-elettronica-tanto-fumo-poche-regole/121352/119837
Cosa si nasconde dietro il boom della "e-cig"? I negozi spuntano come funghi: 1500 in tutta Italia per un giro d'affari di 350 milioni di euro. Un business che fa gola a molti soprattutto in questo periodo iniziale, in cui non esistono ancora regole precise. La Commissione europea ha varato una direttiva specifica, ma l'iter del testo durerà mesi. In mancanza di controlli possiamo affidarci a ciò che riporta l'etichetta. E soprattutto: le sigarette elettroniche sono davvero in grado di aiutare le persone a smettere di fumare?
di Valentina Tosoni
Il far west delle sigarette elettroniche: norma Ue per venderle solo in farmacia
L'Unione Europea prepara una direttiva per imporre regole a un mercato che è proliferato senza controlli. I modelli con più di due milligrammi di nicotina (il 90% del mercato) saranno commercializzati solo nelle farmacie. E mentre mancano dati certi sugli effetti sulla salute, preoccupa la variabilità dei dosaggi nei dispositivi in vendita di ELENA DUSI, repubblica.it
UN COWBOY, raffigurato oggi, in bocca avrebbe una sigaretta elettronica. Non solo perché questo apparecchio rappresenta la moda del momento. Ma anche perché regole e cautele sulla nicotina sotto forma di vapore sono pressoché inesistenti. E il settore può a ragione essere definito un far west.
La stagione delle "regole zero" potrebbe in realtà chiudersi presto. La Commissione Europea ha appena varato una direttiva per trasformare la quasi totalità delle sigarette elettroniche in prodotti medicinali. Il testo di Bruxelles ha ancora un iter lungo mesi davanti a sé: deve essere approvato da Parlamento e Consiglio. Ma quando diventerà effettivo, nel 2014, porterà tutti i vaporizzatori di nicotina con capacità superiore a due milligrammi (il 90% del mercato) in farmacia, e saranno sottoposti alla stessa regolamentazione dei prodotti medicinali.
L'intero business dei 1.500 negozi specializzati spuntati in Italia come i funghi, soprattutto negli ultimi tre anni, rischia dunque di chiudere i battenti. E dire che il settore delle sigarette elettroniche ha fatto ultimamente un gran lavoro in ogni paese del mondo, grazie anche a trovate di marketing ingegnose come la sigaretta alle vitamine, quella che inizia a vibrare e si illumina di blu se nel giro di 50 metri altri fumatori stanno "svaporando" lo stesso modello, il sigaro o la pipa elettronici.
Nel vuoto di norme e di dati scientifici sui danni alla salute e sull'efficacia per smettere di fumare, il ministero della Salute si è limitato a vietarne l'uso nel 2011 ai minori di 16 anni. "Ma non era possibile andare avanti così, senza regole. La Commissione Europea ha sentito il bisogno di dare una normativa a questo mercato letteralmente in esplosione", spiega Paola Testori Coggi, che a Bruxelles dirige il Dipartimento salute e consumatori. "Le sigarette con capacita superiore ai due milligrammi saranno considerate prodotti medicinali. Quindi devono avere una specifica autorizzazione ed essere venduti in farmacia".
Le regole sulle sigarette elettroniche, anche se scarse, vengono violate con regolarità. I Carabinieri Nas negli ultimi tre anni (da quando gli acquisti sono esplosi in Italia) hanno sequestrato 442.000 flaconi di nicotina per un valore di 2,7 milioni di euro e 7.000 sigarette per un valore di 380.000 euro, con un'impennata negli ultimi sei mesi.
"La nicotina che è nei flaconi - spiega il maggiore Michele Tamponi, comandante dei Nas in quella Torino che, con 130 negozi specializzati, si è affermata come la capitale del commercio di sigarette elettroniche in Italia - è un prodotto tossico. Se finisce sulla pelle può ustionarla".
Dieci milligrammi sono letali se ingeriti da un bambino. Fra 30 e 60 milligrammi è la dose letale per un adulto. "L'etichettatura deve seguire regole precise. I pittogrammi con il teschio o la croce di sant'Andrea devono rispettare le dimensioni di un centimetro per un centimetro. Vanno indicati il telefono del produttore o dell'importatore perché in caso di avvelenamento il medico deve poter risalire agli ingredienti esatti. Molte irregolarità riguardano poi la mancanza del marchio Ce. L'etichetta a volte è in lingua straniera o è addirittura assente".
Se all'esterno le sigarette al vapore sono sotto lo stretto controllo dei Nas, nessuno si occupa di vedere cosa c'è all'interno dei flaconi con le ricariche di nicotina. Per usare le sigarette elettroniche allo scopo di sganciarsi dal vizio, è essenziale poter dosare con precisione il "principio attivo" che tiene all'amo i fumatori. La concentrazione di nicotina nei flaconi venduti in Italia varia dai 4 ai 36 milligrammi al litro (ma online si trovano anche dosi più alte, fino a 48 milligrammi: l'equivalente di due pacchetti di Marlboro Red) e dovrebbe essere indicata con precisione nell'etichetta. Ma in mancanza di controlli, non resta che fidarsi di quanto indicato nell'etichetta.
"Gli studi sul contenuto di nicotina dei flaconi di ricarica - scrive la Commissione Europea nel rapporto allegato alla nuova direttiva su tabacco e sigarette elettroniche - ha mostrato significative differenze fra i livelli veri di nicotina e quelli riportati nelle etichette".
Per Carlo Cipolla, direttore della cardiologia dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, la variabilità del livello di nicotina erogata dalle sigarette elettroniche è un ostacolo insormontabile al loro uso per smettere di fumare. "La concentrazione di nicotina e la velocità di combustione del tabacco hanno limiti ben precisi. Le sigarette elettroniche invece consentono di assimilare quantità molto più alte di nicotina in tempi rapidi. Per questo nei pronto soccorso iniziamo a osservare casi di tachicardia, aritmia e ipertensione".
Una ricerca uscita alla fine del 2012 su Nicotine and Tobacco Research è andata a indagare questo problema, analizzando quanta nicotina viene aspirata nei vari modelli di sigaretta elettronica. Sedici apparecchi fra i più diffusi in Gran Bretagna e Stati Uniti, dopo 20 serie di 15 aspirazioni - fatte da una macchina e quindi identiche tra loro - hanno rilasciato valori di nicotina variabili tra 0,5 e 15,4 milligrammi. La frazione di nicotina non aspirata è finita nell'ambiente sotto forma di vapore.
fonte: repubblica.it
Craving da sigarette, aree cerebrali coinvolte e nuovo potenziale trattamento
Dronet - Utilizzando una tecnica non invasiva di stimolazione cerebrale - la Stimolazione Magnetica Transcranica oTMS – sarebbe possibile mitigare l’irresistibile desiderio di droga (craving) provato dai tossicodipendenti. E‘ quanto emerso da uno studio canadese pubblicato recentemente su PNAS da Hayashi e colleghi della McGill University.
I ricercatori hanno esplorato in 10 soggetti fumatori (tra i 20 e i 26 anni) il coinvolgimento di alcune aree cerebrali (lobo frontale) nel craving indotto da stimoli che ricordano la sostanza (ad esempio, vedere un pacchetto di sigarette), combinando la TMS e la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI, una tecnica di neuroimmagine).
Ogni soggetto è stato sottoposto in giorni diversi a 4 sessioni di esperimento, che differivano in termini di disponibilità di sigarette (immediata o ritardata di 4 ore) e di tipologia di stimolazione (TMS reale o TMS finta). Dopo essere stati informati sui tempi di disponibilità di sigarette, ai soggetti veniva stimolata la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) - un’area cerebrale importante per l’autocontrollo e la capacità di prendere decisioni - con TMS ripetitiva a bassa frequenza, nota per inibire temporaneamente l’attività dell’area stimolata. Dopo la TMS, i soggetti sono stati sottoposti alla fMRI mentre vedevano video con immagini legate al fumo e video con immagini neutre. Subito dopo la visione veniva inoltre valutato il livello soggettivo del desiderio di fumare.
I risultati dei dati comportamentali e di neuroimaging, combinati con l’inattivazione della DLPFC, hanno messo in luce le modalità con cui gli stimoli droga-correlati e il contesto possono combinarsi nel condurre l’abitudine al fumo: l’inibizione della DLPFC con la TMS ha ridotto il desiderio e l'attivazione delle aree cerebrali ad esso associate, anche quando ai soggetti era concesso di fumare subito dopo. Inoltre, la fMRI ha mostrato che, in tutte le condizioni, il segnale più proporzionale al desiderio soggettivo era situato nella corteccia orbitofrontale mediale.
Il presente studio supporta dunque l’applicazione della TMS come possibile terapia contro le dipendenze, e si aggiunge agli studi clinici in cui la TMS è già stata sperimentata per valutare l’efficacia nel ridurre l'intensità del desiderio che porta a far uso di droga. L’interesse in questo ambito è alto anche in Italia con ricerche in corso finanziate dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
CANADA - Ecco come nasce il desiderio della sigaretta Scarica e stampa il PDF
Notiziario Aduc - Vizio del fumo, cosi' nasce l'urgenza di un'altra sigaretta: scoperte le regioni del cervello dove nascono i meccanismi chimici che scatenano la voglia, il forte desiderio di fumare.
Inoltre manipolando l'attivita' di queste aree con la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e' possibile mitigare il desiderio, spiega uno degli autori dello studio pubblicato su PNAS, il neurologo italiano Antonio Strafella della McGill University, originario della provincia di Lecce e in Canada da oltre 12 anni.
Nel cervello di tossicodipendenti e fumatori si innesca il 'desiderio', che viene alimentato sia da stimoli che ricordano la sostanza, come un pacchetto di sigarette in bella vista, sia dalla disponibilita' immediata della sostanza stessa, come avviene quando un collega ti offre una 'bionda'. Dietro questo desiderio c'e' una complessa attivita' biochimiche in alcune aree cerebrali che si parlano.
Gli esperti hanno studiato il cervello di 10 fumatori di fronte a stimoli che ricordano le 'bionde', con o senza disponibilita' immediata di fumare. Ebbene in una zona della corteccia prefontale (importante per autocontrollo e decisionalita') svolge un ruolo particolare nel controllare il desiderio, spiega Strafella, che dipende dalla disponibilita' immediata dello stimolo scatenante. L'informazione della disponibilita' immediata di una sigaretta accende un'altra area, la corteccia orbito frontale: parte cosi' la voglia di fumare.
Inattivare quella parte del cervello con la stimolazione magnetica, riduce il desiderio e l'attivazione delle aree cerebrali associate ad esso, anche quando una 'bionda' e' immediatamente disponibile.
Questo studio suggerisce una possibile terapia contro le dipendenze: 'la TMS – conclude Strafella - e' attualmente impiegata in diversi studi clinici per testare possibili effetti terapeutici in diverse malattie neuropsichiatriche e forme di dipendenza; potrebbe essere utiile a ridurre l'intensita' del desiderio che porta a fumare o a far uso di altre droghe'.
Buttare la sigaretta a 40 anni l' ultima frontiera anti-fumo
NEW YORK LASCIATE quella sigaretta subito, voi quarantenni: è un gesto che "vale" dieci anni di vita in più. Essere stati fumatori è un peccato che in parte si può redimere. In qualunque momento arrivi l' addio al tabagismo, i vantaggi saranno sempre sostanziali, anche se decrescenti con l' invecchiamento. ÈUNA scoperta fondamentale fatta da una delle più autorevoli ricerche mediche sui danni del fumo. Lo studio è stato diretto dal professor Prabhat Jha, epidemiologo del Center for Global Health Research a Toronto, ed è pubblicato sul sito del New England Journal of Medicine. La buona notizia è questa: certi danni del fumo non sono mai del tutto irreversibili. Perciò smettere conviene sempre. Chi lascia la sigaretta quando ha un' età compresa fra i 35 e i 44 anni, in media "recupera" un decennio di longevità. Ma anche chi smette fra i 45 e i 54 anni ottiene comunque un vantaggio consistente: sei anni di speranza di vita in più rispetto a chi continua a fumare. Se l' addio alla sigaretta avviene tra i 55 e i 64 anni di età, la longevità media si allunga comunque di quattro anni. Dunque non è mai troppo tardi, anche quei fumatori accaniti che hanno riempito i polmoni di quella roba lì per gran parte della loro vita, non debbono scoraggiarsi. La spiegazione più importante contenuta in questo studio, si collega alle malattie cardiovascolari più che al cancro ai polmoni. Ciò che decresce immediatamente, appena si smette di fumare e quindi a qualsiasi età, è il rischio di infarto, ictus, altre malattie che provocano occlusioni alle arterie. Non altrettanto sostanziali, purtroppo, sono i benefici per i polmoni. «L' incidenza del cancro e il rischio di altre malattie respiratorie non scompare mai - spiega il direttore della ricerca Jha - ma è importante quanto sia veloce la scomparsa dei rischi di attacchi cardiaci e ictus». Oltre alle buone notizie, la ricerca ne contiene di molto meno liete. Anzitutto c' è la conferma generale dei danni enormi alla salute collegati con il tabagismo. Le morti precoci (cioè prima della longevità media per una certa fascia generazionale) colpiscono gli attuali fumatori tre volte più spesso del resto della popolazione. Pochi fumatori hanno la speranza di raggiungere gli 80 anni: appena il 38% delle donnee il 26% degli uomini. L' evoluzione delle abitudini femminili è stigmatizzata in un altro rapporto che esce simultaneamente sul New England Journal of Medicine. È un resoconto drammatico sugli effetti della "parità" fra i sessi di fronte al tabagismo. Per la prima volta dagli anni Cinquanta (quando iniziarono gli studi medici sul flagello), le morti tra le donne fumatrici hanno praticamente eguagliato quelle degli uomini. Le date di questo "aggancio" mortale sono significative. Le donne infatti cominciarono a "recuperare terreno" come consumatrici di sigarette solo dopo la seconda guerra mondiale. In seguito ci fu uno scarto di circa 20 anni. Un ventennio di ritardo che si colmò quindi per quella generazione di fumatrici che oggi raggiunge la cinquantina (di età). La ricerca sfata un mito che è durato molto a lungo: l' idea cioè che per qualche ragione biologica le donne fossero comunque meno vulnerabili degli uomini alle malattie da fumo, cancro o patologie cardio-respiratorie. Dopo aver osservato ben 1,2 milioni di pazienti - uomini e donne - la conclusione è inequivocabile: di fronte ai danni del fumo siamo proprio tutti eguali. La minore fragilità delle donne era un' illusione, legata appunto alle diverse abitudini. Non appena si è chiusa la forbice dei comportamenti e le percentuali di "tossicodipendenze" da tabacco e nicotina si sono allineate, ogni differenza nelle patologie maschili e femminili è scomparsa. Lo riassume brutalmente Steven Schroeder, ricercatore al policlinico della University of California San Francisco: "Se fumi come un uomo, muori come un uomo". Cioè prima. Per quanto riguarda l' esposizione ai tumori polmonari, l' American Cancer Society in uno studio parallelo rivela che i fumatori di ambo i sessi hanno un rischio 25 volte maggiore di morire di cancro alle vie respiratorie, rispetto a coloro che non hanno mai fumato. Nonostante decenni di campagne contro il tabagismo, oggi l' America annovera ancora 45 milioni di fumatori abituali. Le morti da sigaretta sono 443.000 ogni anno, e il Center for Desease Control le definisce "la principale causa di mortalità evitabile". FEDERICO RAMPINI, Repubblica.it


