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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

Novità tabacco

Narghilè mon amour

In Giordania il governo vieta l'uso del tabacco nei locali pubblici. Ma gestori di caffè¨, ristoranti e pasticcerie non ci stanno. Per loro la pipa ad acqua è una tradizione. E un alleato negli affari. In un paese senza una goccia di petrolio il tabacco dà  lavoro a oltre 12mila persone Dei 7 milioni di giordani, quasi la metà fuma regolarmente. E un terzo dei consumatori sono donne.

di Fabio Scuto. DRepubblica

 La decisione di far rispettare la legge contro il fumo nei locali pubblici in Giordania sta innescando un'ondata di proteste popolari, non solo da parte degli amanti del tabacco ma anche dei gestori di ristoranti, caffè e pasticcerie. La legge, che nel regno hascemita è stata approvata nel 2008, finora non era mai stata davvero applicata, ma il governo - sulla spinta del ministro della Sanità  - ha deciso che non saranno più rinnovate le licenze. Così le oltre 6000 strutture che offrono ai loro clienti la shisha, la pipa ad acqua per fumare tabacco aromatizzato in vari gusti, vedono il loro futuro in pericolo e denunciano la perdita di una tradizione che è parte fondante della cultura giordana.

La Giordania è un Paese di forti fumatori. L'abitudine di fumare la shisha, introdotta durante la dominazione dell'Impero Ottomano, è così popolare e diffusa che con facilità  si possono vedere gli automobilisti fermi al semaforo o bloccati nel traffico aspirare lungamente da pipe ad acqua portatili, invece che dalle più pratiche sigarette. Tabacco e "shisha" sono così un importante segmento dell'economia della Giordania, uno dei pochi Paesi mediorientali a non avere una sola goccia di petrolio nel sottosuolo: quasi un miliardo di dollari l'anno se ne va nelle spire del tabacco che si diffondono nei locali pubblici, dando occupazione a oltre 12mila addetti."Migliaia di persone stanno per perdere il posto di lavoro», avverte Torsha Emran, che gestisce Jafra, una caffetteria popolare di Amman downtown, e serve mediamente duemila clienti al giorno, metà  dei quali una volta seduti ordinano insieme al tè e agli invidiabili pasticcini una shisha aromatizzata alla frutta per soli 2 dinari (3 dollari). «Cosa diremo ai nostri clienti?», si chiede Torsha, visto che la sua licenza è appena scaduta, mentre nel locale decine e decine di uomini e donne seduti ai tavoli aspirano e soffiano ampie volute di fumo azzurrognolo. «Siamo presi tra l'incudine e il martello, il governo sta cercando di forzare la chiusura delle nostre imprese. Non voglio difendere nè il fumo nè il narghilè, ma dobbiamo proteggere i nostri investimenti», spiega Mazen Asaleh, che possiede una catena di caffè e ristoranti in tutto il Paese. In ognuno di questi locali appositi specialisti preparano le pipe ad acqua che poi vengono portate al tavolino. Gli avventori mangiano e fumano contemporaneamente, nella convinzione che questo aiuti la digestione - non sempre facile - delle pietanze locali. Il ministro del Turismo Nidal Qatamin sostiene che il divieto di fumare «dovrà  essere introdotto gradualmente, tenendo conto delle ricadute economiche», ma il ministro della Salute Ali Hiasat è invece ben determinato a liberare i locali pubblici giordani dalla shisha entro la fine dell'anno. Gli esperti del ministero giordano vogliono sottolineare che l'aroma di frutta e altri sapori tendono a far dimenticare i pericoli del tabacco e che la pipa ad acqua è molto più dannosa della sigaretta, soprattutto per le quantità  che vengono fumate. Le autorità  sono anche preoccupate per gli effetti del fumo in un Paese dove - secondo le stime dell'Oms - quasi la metà  dei 7 milioni di giordani sono fumatori, e quasi un terzo è rappresentato da donne. Il fumo è socialmente accettato e anche favorito dalle sigarette a basso costo. Un pacchetto di sigarette giordane costa 1,5 dinari (2 dollari), mentre quelle prodotte all'estero sono di poco più care. Una pipa ad acqua si può comprare per 8 dinari (11 dollari). L'anno scorso i produttori locali di tabacco hanno abbassato i prezzi del 15% per poter competere con le sigarette a buon mercato che venivano contrabbandate dalle vicina Siria. La legge in vigore vieta la vendita di tabacco ai minori di 18 anni, ma i negozianti raramente finora l'hanno rispettata. Le sigarette, il tabacco aromatico e le pipe ad acqua per fumarlo sono disponibili nei negozi di alimentari, nei bar, nei chioschi per la strada. I locali pubblici sono sempre pieni di fumo e i minorenni sono parte della clientela. Nelle famiglie tradizionali giordane è socialmente accettato che i ragazzi "accendano" - tirando le prime boccate - la shisha che poi viene fumata dai genitori. I dati medici sono impressionanti. Firas Hawari, medico del King Hussein Cancer Centre di Amman, sciorina numeri che dimostrano l'aumento esponenziale negli ultimi anni delle malattie derivanti dal fumo, responsabile del 25% dei casi di cancro tra i maschi così come di molte malattie croniche. Eppure la decisione di far rispettare il divieto di fumo nei posti pubblici provoca solo reazioni negative, sia tra gli uomini che tra le donne. Il rispetto della legge è iniziato gradualmente nel 2009 nei due grandi Mall di Amman, al Queen Alia Airport e in qualche ristorante della capitale, dove sono state aperte sale diverse per la clientela.

Se applicata per intero, la legge (che prevede una forte multa o l'arresto) permetterà  di liberare dal fumo ospedali, scuole, cinema, biblioteche, musei, edifici governativi, mezzi di trasporto pubblici e altri luoghi da stabilire da parte del ministero della Salute.

periodici.repubblica.it/d/

Sondaggio della John Hopkins University

 

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno riscontrato l'esistenza di un cospicuo numero di persone che sono riuscite a smettere di fumare tabacco dopo una singola esperienza con sostanze psichedeliche, come LSD, funghi psilocibinici o mescalina.

Onde studiare il potenziale degli psichedelici nella lotta alle dipendenze, hanno indetto un sondaggio tra coloro a cui è capitato di smettere di fumare a causa di un'esperienza psichedelica. Il sondaggio può essere compilato qui: http://t.co/AgJahZjR08

USO SIMULTANEO DI TABACCO E CANNABIS

Retecedro - Una crescente letteratura ha documentato la prevalenza e i processi implicati nell’uso simultaneo o alternato di cannabis e di tabacco. Alcuni importanti dinamiche nell’uso concomitante di queste due sostanze non sono però ancora chiare. Un maggiore comprensione delle correlazioni cliniche dell’uso concomitante di cannabis e di tabacco potrebbe suggerire in che modo ridefinire le strategie per migliorare gli esiti di cessazione dell’uso e al tempo stesso in che modo potrebbero diminuire i costi di sanità pubblica associati con l’uso di tabacco e di cannabis.

Dal punto di vista metodologico, è stata effettuata una review sistematica su tre aspetti centrali della questione: diagnosi cliniche, problemi psico-sociali e risultati associati con l’uso simultaneo di tabacco e di cannabis. In particolare, sono stati analizzati 28 studi che comparano le correlazioni cliniche negli utilizzatori simultanei di tabacco e di cannabis a utilizzatori di solo tabacco o di solo cannabis. Di questi studi, 16 esaminano diagnosi cliniche, 4 esaminano problemi psico-sociali e 11 esaminano gli esiti della cessazione negli utilizzatori simultanei di cannabis e di tabacco. Rispetto al solo utilizzo di cannabis, l’uso simultaneo di cannabis e di tabacco è associato a un maggior numero di problemi clinici correlati all’uso di cannabis, a maggiori problemi psico-sociali e a risultati minori di cessazione dell’uso di cannabis. Rispetto al solo uso di tabacco, l’uso simultaneo non appare associato in modo consistente con maggiori problemi provocati dall’utilizzo di tabacco, né a maggiori problemi psico-sociali o a risultati peggiori nella cessazione dell’uso.

In conclusione, gli utilizzatori di cannabis che fumano anche tabacco appaiono più dipendenti dalla cannabis, presentano maggiori problemi psico-sociali e hanno esiti sulla cessazione dell’uso meno favorevoli rispetto a coloro che usano cannabis ma non tabacco.

Peters E. et alter, 2012, Clinical correlates of co-occurring cannabis and tobacco use: a systematic review, Addiction, 107, pp. 1404–1417.

Disponibile c/o CESDA.

Giovani e tabacco, ruolo del pacchetto nella percezione dei pericoli del fumo

La forma ed i messaggi contenuti sui pacchetti di sigarette, con riferimento al tipo di tabacco e di filtri impiegati, nonché la loro originalità, influenzerebbero i gusti dei giovani e la loro percezione dei rischi legati al fumo. Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della School of Public Health and Health Systems della University of Waterloo, Canada, pubblicato sul numero di gennaio della rivista Journal of Adolescent Health.
La ricerca è stata condotta su un campione di 7.647 studenti di scuola superiore (14-18 anni) ai quali è stato somministrato un questionario finalizzato ad analizzare le percezioni dei giovani rispetto a tre tipologie di pacchetto: quelli riportanti scritte relative all’impiego di tabacco naturale/organico, quelli contenenti indicazioni relative al sistema di filtraggio adottato e quelli tipici delle sigarette di contrabbando, generalmente “anonimi” rispetto ai pacchetti di sigarette di marca.
Nello specifico, ad ogni soggetto intervistato sono state fatte vedere solo due (scelte in modo casuale) delle tre immagini di pacchetti di sigarette, e sono state poste tre tipi di domande: quale marca/tipo poteva essere il più invitante per giovani fumatori, quale il meno dannoso per la salute e, più in generale, se ritenessero che un particolare design potesse istigare un giovane a fumare.
I risultati hanno evidenziato che per il 25% degli studenti, i pacchetti contenenti scritte sull’origine naturale dei componenti venivano percepiti come più accattivanti e meno dannosi per la salute. 
Stessa percentuale degli intervistati ha risposto che i pacchetti con messaggi sulla tipologia di filtro impiegato venivano considerati come meno nocivi, mentre i pacchetti di sigarette di contrabbando risultavano nettamente meno invitanti e più dannosi rispetto ai marchi più diffusi.
Quanto osservato, conclude la ricerca, fa emergere il pericolo insito in alcuni messaggi presenti sulla maggior parte dei pacchetti di sigarette oggi in vendita sul mercato, colpevoli di diffondere falsi miti relativamente alla minore pericolosità sulla salute umana di alcuni tipi di sigarette rispetto ad altri. Da qui la necessità secondo gli autori, di adottare politiche che tutelino la salute dei giovani consumatori, regolamentando le campagne pubblicitarie delle case produttrici.

Titolo originale e autori: Czoli CD, Hammond D., Cigarette packaging: youth perceptions of "natural" cigarettes filter references, and contraband tobacco-J Adolesc Health. 2014 Jan; 54(1):33-9. doi: 10.1016/j.jadohealth.2013.07.016. Epub 2013 Sep 4

Astinenza da nicotina, sintomi regolati da una piccola area del cervello


Dronet
- I sintomi fisici legati all'astinenza da nicotina sarebbero controllati da una piccola area cerebrale denominata nucleo interpeduncolare. Lo hanno scoperto Tapper e colleghi della University of Massachusetts Medical School (Stati Uniti), che hanno pubblicato lo studio sulla rivista Current Biology.
I ricercatori hanno somministrato per via orale la nicotina a un gruppo di topi, in modo da indurre la dipendenza dalla sostanza, per poi interromperne bruscamente la somministrazione. A questo punto si sono sviluppati i classici sintomi dell’astinenza da nicotina nei topi (ad esempio, grattamento frenetico, scuotimento del capo e del corpo, masticazione a vuoto). Lo studio ha monitorato in queste fasi, anche l'attività cerebrale dei topi, che ha mostrato un'attività concomitante spiccatamente anomala nel nucleo interpeduncolare, una piccola struttura localizzata nel mesencefalo e ricca di recettori per la nicotina, area del cervello nota attivarsi quando si è in ansia.
A questo punto, sfruttando una linea di topi geneticamente modificati in modo da esprimere a livello delle cellule nervose una proteina fotosensibile che permette di accendere o spegnere a comando i neuroni (nello specifico, i neuroni GABAergici) con un semplice impulso luminoso, gli autori hanno attivato artificialmente il nucleo interpeducolare in topi non assuefatti alla nicotina. Il risultato è stato lo scatenamento di un comportamento del tutto analogo a quello indotto da una crisi di astinenza. Successivamente, utilizzando ancora dei topi modificati, ma questa volta assuefatti alla nicotina, i ricercatori hanno abbassato i livelli di attività di quei neuroni durante una crisi di astinenza, ottenendo un alleviamento dei sintomi.
L’identificazione del coinvolgimento di questa area, avvenuta per ora su modello animale, apre le porte alla ricerca di farmaci che, agendo selettivamente sul nucleo interpeduncolare, potrebbero rendere più facile smettere di fumare anche a persone fortemente dipendenti dalla nicotina. Saranno necessarie invece ulteriori ricerche per appurare se il meccanismo identificato partecipi in misura rilevante allo sviluppo dei sintomi d’astinenza anche da alcol e altre droghe.
Staff Dronet

Consumi eccessivi di alcol e fumo insieme accelerano il declino cognitivo

 

L’effetto combinato di tabacco e alcolici sull’invecchiamento del cervello è maggiore della somma dei loro singoli effetti


CorrieredellaSera - Il fumo, si sa, nuoce gravemente alla salute: favorisce per esempio l’insorgenza dei tumori a polmone, gola, bocca e collo dell’utero e ha effetti nocivi sul sistema cardiocircolatorio. Così come è risaputo che il consumo eccessivo di alcolici sia uno dei maggiori fattori di rischio per la salute e la sicurezza individuale e collettiva. Nell’Unione europea, per esempio, l’alcol è ritenuto responsabile di 120mila morti premature all’anno. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo in Italia i costi annuali relativi all’impatto sociale e sanitario dell’alcol ammontino a 50 miliardi. Se poi i due vizi si accompagnano gli effetti sono ancora peggiori. Uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry evidenzia infatti che il fumo combinato all’alcol accelera l’invecchiamento del cervello.


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Fumo: miti e idee fuorvianti

Nonostante le Campagne d’informazione sul fumo e sui danni correlati, sono ancora molti i miti e le idee fuorvianti che circolano tra le persone. Gli esperti fanno il punto della situazione


La Stampa - Le statistiche circa l’incidenza del vizio del fumo sono spesso altalenanti: ora aumentano, ora diminuiscano – sebbene nell’ultimo ventennio vi sia stato un calo di fumatori in generale.

Nonostante le numerose Campagne d’informazione sui pericoli del fumo, fa tuttavia stupire che a incidere in negativo sulle statistiche siano i giovani – che dovrebbero appunto essere più informati, vista anche la totale globalità delle comunicazioni. Eppure, così non è.
La prima sigaretta rimane per molti un rito di passaggio. Venendo a mancare i riti veri e propri, tipici di una cultura un tempo in essere presso le antiche e “primitive” popolazioni, i giovani trovano dei surrogati come, per esempio, il fumare che però non possiede quelle caratteristiche positive che dovrebbero trovarsi nei veri riti di passaggio dall’età infantile a quella adulta. E così, anziché segnare un passo evolutivo, segna un passo regressivo.

 

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Sigaretta elettronica, stop al divieto in luoghi pubblici

con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro

Niente più divieto di sigaretta elettronica nei luoghi pubblici: gli utilizzatori dello strumento che di fatto sostituisce il tabacco col vapore acqueo, lasciando il piacere del gesto del fumo, possono - in tutti i sensi -tirare un sospiro di sollievo.

Con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è infatti stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro. In virtù dell'emendamento "4.25" presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl) e approvato dai deputati il 23 ottobre scorso, è stata stralciata l'ultima parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme "in materia di tutela della salute dei non fumatori" previste per i tabacchi.

Cancellando proprio quest'ultima frase di fatto viene reso possibile "svapare" la "bionda elettronica" dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L'e-cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione. "Ho recepito - ha spiegato il presidente della Commissione Cultura della Camera - l'appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito".

La Repubblica.it

Fumo, Veronesi contro il governo:"Boicotta le sigarette elettroniche"

Secondo l'oncologo, la necessità di fare cassa ha spinto l'esecutivo ad aumentare la tassazione sulla e-cigarette, dimenticando però i costi altissimi provocati dal tabacco in termini di vite umane e di spesa sanitaria. Appello al ministro. "Si potrebbero salvare 30mila persone all'anno in Italia"

"Sulla sigaretta elettronica, il governo rema contro". Umberto Veronesi torna a criticare la tassazione decisa dal governo sulle sigarette elettroniche, ribadendo la sua opinione secondo la quale la e-cigarette rappresenterebbe per molte persone una possibilità per smettere di fumare o per lo meno ridurre il numero delle sigarette con tabacco, che rappresentano la prima causa del carcinoma polmonare.

Veronesi ha parlato oggi a Milano a margine di un incontro all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) in cui sono stati presentati i risultati di uno studio pilota sulla sigaretta elettronica: "Ho incontrato il ministro Lorenzin, entusiasta della e-cig, qualche giorno fa - ha detto l'oncologo - e le ho chiesto di impegnarsi a diffondere questa sigaretta. Lunedì la incontrerò di nuovo e gliene riparlerò".
"La moda della e-cig - ha osservato Veronesi rispondendo a una domanda - si è ultimamente sgonfiata e molti negozi hanno chiuso perché il governo 'rema contro' e, avendo introdotto una tassazione del 58%, ha fatto sparire molti produttori. Certo, lo Stato ci guadagna di più con le sigarette tradizionali, senza pensare però che ogni anno spende tre miliardi di euro per curare i 50 mila tumori che si sviluppano in Italia a causa del fumo".

Secondo Veronesi, "la sigaretta elettronica non è cancerogena" e sarebbe bene venisse chiamata sigaretta "senza tabacco". Infatti, ha detto l'oncologo a SkyTg24, "non c'è combustione di carta e tabacco", che libera 13 composti cancerogeni. Per questo, "possiamo dire che la sigaretta elettronica non è cancerogena". A parere dello scienziato,
bisognerebbe diffondere fra i fumatori una e-cig, certamente super controllata nei suoi parametri principali, al punto da ipotizzare distributori automatici di 'tabacco-free-cigarette'.

"Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco, le sigarette elettroniche - si dice convinto Umberto Veronesi - , salveremmo almeno 30.000 vite all'anno in Italia e 500 milioni nel mondo. Oggi stiamo dibattendo del più grave problema sanitario del nostro secolo: lo stop al fumo. Per questo - ha aggiunto - abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free, e all'Istituto europeo abbiamo deciso di farlo".

"Il dibattito sulla sigaretta tobacco free - ha continuato l'ex ministro - si è concentrato soprattutto sul mercato: chi le deve vendere, quali interessi nascondono e se lo Stato ci deve, o può, guadagnare; pochi si sono soffermati sul cuore della questione: la salute dei cittadini. Le centinaia di morti quotidiane dovute al tabacco vengono ignorate ed è ignorato il loro dolore. Addirittura il nostro Stato, attraverso il Monopolio sui pacchetti di sigarette, lucra su questa tragedia invece di combatterla con ogni mezzo che la ricerca scientifica mette a disposizione".

repubblica.it www.repubblica.it/salute/prevenzione/2013/11/05/news/fumo_veronesi_governo_boicotta_e-cigarette-70278372/

Narghilè: una revisione sull’epidemiologia e sui danni alla salute correlati al suo uso

  

Dronet - Il narghilè nelle sue diverse varianti, sta riscontrando un successo crescente a livello mondiale, in quanto ritenuto meno dannoso per la salute rispetto alle normali sigarette. Tuttavia, sono ancora pochi gli studi in letteratura in grado di fornire dati consolidati su eziologia, composizione chimica, epidemiologia, effetti sulla salute e legislazione relativi a questo fenomeno. Un gruppo di ricercatori del Department of Primary Care and Public Health dell’Imperial College di Londra, ha raccolto i risultati delle ricerche ad oggi disponibili analizzando diversi database scientifici e verbali di conferenze e biblioteche, prendendo in considerazione oltre 490 pubblicazioni.
Il primo aspetto emerso dalla ricerca pubblicata sul numero di novembre della rivista Addiction, riguarda la composizione chimica del tabacco da narghilè che risulta composto da sostanze chimiche tossiche quali catrame, ossido di azoto, nicotina ed altre sostanze cancerogene.
Dal punto di vista epidemiologico, invece, diversi studi evidenziano la sempre più ampia diffusione del narghilè, in quanto percepito come meno dannoso per la salute dell’uomo rispetto alla sigaretta, soprattutto nei paesi mediorientali e negli Stati Uniti. In questi ultimi, si è registrato un incremento, su un periodo di riferimento di due anni, del 18%, soprattutto tra gli studenti delle scuole superiori.
Quanto agli effetti che il fumo del narghilè avrebbe sulla salute, alcune ricerche sostengono che esso sprigionerebbe livelli di nicotina simili a quelli delle sigarette, con un’alta probabilità di indurre il consumatore abituale alla dipendenza. Non sono stati rilevati, invece, studi di riconosciuta validità relativi agli effetti che esso avrebbe sui vari organi del corpo.
I dati considerati portano i ricercatori a concludere che, data l’ampia diffusione di questa moda soprattutto tra i giovani, bisognerebbe dedicare al fenomeno una maggiore attenzione sia a livello legislativo, rafforzando ed estendendo al narghilè le normative esistenti in materia di lotta al tabagismo, che promuovendo nuovi studi basati sulle evidenze per arricchire la letteratura attualmente a disposizione, fornendo agli operatori sanitari strumenti validi di intervento.

Dipendenza da tabacco: nuove norme dal Parlamento Europeo

Rivistaeuropa.eu - di Simone Belladonna. Settecentomila. A tanto ammontano ogni anno le morti premature nell’Unione Europea per motivi connessi al tabacco. Il 70% dei fumatori accende la sua prima sigaretta prima dei 18 anni e addirittura il 94% prima dei 25 anni. Per questa ragione la Plenaria del Parlamento Europeo ha votato martedì a favore di un disegno di legge per rendere i prodotti del tabacco meno attraenti per i giovani. Tra le finalità dichiarate troviamo l’aggiornamento della precedente legislazione in merito, che risale alla direttiva 2001/37/CE, in un’epoca nella quale – per dirne una – le sigarette elettroniche erano fantascienza, il superamento delle diversità nelle normative degli Stati membri e la preservazione della salute dei cittadini europei, evitando l’ingresso in commercio di prodotti pericolosi.


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Nelle campagne antisigaretta i messaggi choc funzionano

I risultati Grazie agli spot tv con «vittime» del fumo 100 mila persone avrebbero smesso. Le campagne antifumo, basate su messaggi "forti" sembrano funzionare. Nel settembre 2012 aveva suscitato polemiche a non finire la decisione delle autorità sanitarie statunitensi di mettere sui pacchetti di sigarette foto sconvolgenti dugli effetti della nicotina sulla salute. Adesso, un'analisi approfondita sui risultati della campagna "Tips from former smokers" (Consigli da ex fumatori, ndr) finanziata con 54 milioni di dollari dai Cdc (Centers for diseases control and prevention, organismo della sanità pubblica negli Usa) ha evidenziato che l'iniziativa potrebbe avere aiutato almeno 100 mila persone a smettere. La campagna (durata da marzo a giugno 2012) ha utilizzato in particolare una serie di spot televisivi con le testimonianze molto "crude" di malati di tumore, di patologie cardiovascolari, polmonari e di altre riconducibili al fumo diretto o passivo. Inoltre sono stati sfruttati anche i canali della carta stampata, radio e Internet per attirare l'attenzione sui pericoli del fumo e per pubblicizzare il numero verde nazionale e i canali online dove trovare aiuto.L'indagine, pubblicata su The Lancet da ricercatori degli stessi Cdc, ha coinvolto un campione di 5 mila cittadini (3.051 fumatori e 2.220 non fumatori). Circa i tre quarti di entrambi i gruppi hanno detto di aver visto almeno uno degli spot televisivi. Ebbene: tra i fumatori, il 34,8% ha dichiarato di aver provato a smettere durante la campagna, con un aumento del 12% rispetto a quanti ci avevano provato nei 3 mesi precedenti. Un decimo di costoro, inoltre, è riuscito a mantenersi in astinenza dal fumo fino alla fine della campagna. Proiettando le percentuali sul totale della popolazione, i ricercatori hanno stimato quindi che 1,6 milioni di fumatori avrebbero provato a smettere spinti dalla campagna pubblicitaria, mentre oltre 200 mila avrebbero fatto a meno delle sigarette durante l'iniziativa. Di questi, si è stimato che circa 100 mila sarebbero stati in grado di continuare a non fumare. Non solo. Tra i non fumatori è raddoppiato il numero di quanti hanno raccomandato a familiari e amici di smettere. Il numero verde antifumo, inoltre, ha ricevuto 200 mila chiamate, pari al 132% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.Immagini choc come terapia vincente, dunque? Non tutti sono d'accordo sulla terapia d'urto contro il fumo da tabacco che, occorre ricordarlo, è il più spietato big killer al mondo: secondo stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno sono poco meno di sei milioni le persone uccise da malattie legate al tabacco. Di queste, le vittime del fumo passivo sono ben 600 mila. In Italia, si calcola che il fumo causi 70 mila morti l'anno. E, nonostante i timidi segnali di una riduzione del consumo di sigarette in Occidente, preoccupa l'escalation del fumo tra gli adolescenti e le donne. «È vero che è importante parlare dei problemi legati al fumo, ? dice Roberto Boffi, responsabile dell'Ambulatorio per la prevenzione e la diagnosi dei danni da fumo dell'Istituto dei tumori di Milano ? però il fine non sempre giustifica i mezzi. Bisogna calibrare il messaggio, a seconda del fumatore. La stessa immagine che noi facciamo vedere nelle scuole può convincere un ragazzino a smettere di fumare, ma a un altro può stimolare la ribellione. Noi cerchiamo di puntare su un messaggio positivo, legato al recupero della qualità della vita». Pensiero positivo, «psicologo» digitale e social media: è anche il nuovo corso della strategia europea nella lotta al fumo. Il 26 settembre sarà festeggiata in tutta Europa la prima Giornata dell'ex fumatore. A Bruxelles, la Commissione Europea presenterà numeri e dati sulla campagna "Gli ex fumatori sono irresistibili" (www.exsmokers.eu), partita nel settembre del 2011. Da allora, quasi 400 mila utenti si sono registrati sul sito "iCoach" e il 30% ha dichiarato di aver smesso di fumare grazie a questo programma di aiuto. «Serve una strategia complessa: ? aggiunge Boffi ? campagne di stampa adeguate, prevenzione efficace nelle scuole, aumento del prezzo delle sigarette, divieti e certezza delle sanzioni, sostegno alla ricerca e centri antifumo che in Italia sono ancora pochi».

Corcella Ruggiero, La Lettura Corriere della Sera

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