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Tabacco è il termine con cui si fa riferimento ad un genere di piante a foglia corta appartenente alla famiglia delle Solanacee originarie del continente americano. Tuttavia il nome tabacco viene comunemente utilizzato riferendosi alle foglie raccolte ed essiccate di queste piante, con lo scopo di fumarle.

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo approda sulla spiaggia di San Salvador. Gli indigeni gli offrono frutti, lance di legno e foglie di tabacco.

Nel 1518 Juan de Grijalva osserva l'usanza di fumare sigari da parte dei nativi dello Yucatan. Il primo testo che menziona il tabacco è la "Historia general y natural de las Indias," di Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdes. Nel 1556 Andre Thevet porta per la prima volta il tabacco in Francia dal Brasile. Nel 1559 viene coniato il termine "nicotina," per definire il tabacco stesso, in onore di Jean Nicot,...

I consumi di tabacco in Italia hanno conosciuto un inarrestabile incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985 quando, per la prima volta, si è verificata una significativa riduzione delle vendite: il consumo pro capite annuale è passato da 1,82 Kg/persona nel 1985  a 1,62 nel 1990*.

I fumatori oggi sono il 26,2% della popolazione adulta, e si tratta del minimo storico da oltre mezzo secolo. In 5 anni, dal 2002 al 2006, i fumatori sono 2,5 milioni in meno. Di contro decresce l’età con cui si viene a contatto con questa sostanza e circa il 20% ha...

Novità tabacco

Astinenza da nicotina, sintomi regolati da una piccola area del cervello


Dronet
- I sintomi fisici legati all'astinenza da nicotina sarebbero controllati da una piccola area cerebrale denominata nucleo interpeduncolare. Lo hanno scoperto Tapper e colleghi della University of Massachusetts Medical School (Stati Uniti), che hanno pubblicato lo studio sulla rivista Current Biology.
I ricercatori hanno somministrato per via orale la nicotina a un gruppo di topi, in modo da indurre la dipendenza dalla sostanza, per poi interromperne bruscamente la somministrazione. A questo punto si sono sviluppati i classici sintomi dell’astinenza da nicotina nei topi (ad esempio, grattamento frenetico, scuotimento del capo e del corpo, masticazione a vuoto). Lo studio ha monitorato in queste fasi, anche l'attività cerebrale dei topi, che ha mostrato un'attività concomitante spiccatamente anomala nel nucleo interpeduncolare, una piccola struttura localizzata nel mesencefalo e ricca di recettori per la nicotina, area del cervello nota attivarsi quando si è in ansia.
A questo punto, sfruttando una linea di topi geneticamente modificati in modo da esprimere a livello delle cellule nervose una proteina fotosensibile che permette di accendere o spegnere a comando i neuroni (nello specifico, i neuroni GABAergici) con un semplice impulso luminoso, gli autori hanno attivato artificialmente il nucleo interpeducolare in topi non assuefatti alla nicotina. Il risultato è stato lo scatenamento di un comportamento del tutto analogo a quello indotto da una crisi di astinenza. Successivamente, utilizzando ancora dei topi modificati, ma questa volta assuefatti alla nicotina, i ricercatori hanno abbassato i livelli di attività di quei neuroni durante una crisi di astinenza, ottenendo un alleviamento dei sintomi.
L’identificazione del coinvolgimento di questa area, avvenuta per ora su modello animale, apre le porte alla ricerca di farmaci che, agendo selettivamente sul nucleo interpeduncolare, potrebbero rendere più facile smettere di fumare anche a persone fortemente dipendenti dalla nicotina. Saranno necessarie invece ulteriori ricerche per appurare se il meccanismo identificato partecipi in misura rilevante allo sviluppo dei sintomi d’astinenza anche da alcol e altre droghe.
Staff Dronet

Consumi eccessivi di alcol e fumo insieme accelerano il declino cognitivo

 

L’effetto combinato di tabacco e alcolici sull’invecchiamento del cervello è maggiore della somma dei loro singoli effetti


CorrieredellaSera - Il fumo, si sa, nuoce gravemente alla salute: favorisce per esempio l’insorgenza dei tumori a polmone, gola, bocca e collo dell’utero e ha effetti nocivi sul sistema cardiocircolatorio. Così come è risaputo che il consumo eccessivo di alcolici sia uno dei maggiori fattori di rischio per la salute e la sicurezza individuale e collettiva. Nell’Unione europea, per esempio, l’alcol è ritenuto responsabile di 120mila morti premature all’anno. E l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo in Italia i costi annuali relativi all’impatto sociale e sanitario dell’alcol ammontino a 50 miliardi. Se poi i due vizi si accompagnano gli effetti sono ancora peggiori. Uno studio pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry evidenzia infatti che il fumo combinato all’alcol accelera l’invecchiamento del cervello.


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Fumo: miti e idee fuorvianti

Nonostante le Campagne d’informazione sul fumo e sui danni correlati, sono ancora molti i miti e le idee fuorvianti che circolano tra le persone. Gli esperti fanno il punto della situazione


La Stampa - Le statistiche circa l’incidenza del vizio del fumo sono spesso altalenanti: ora aumentano, ora diminuiscano – sebbene nell’ultimo ventennio vi sia stato un calo di fumatori in generale.

Nonostante le numerose Campagne d’informazione sui pericoli del fumo, fa tuttavia stupire che a incidere in negativo sulle statistiche siano i giovani – che dovrebbero appunto essere più informati, vista anche la totale globalità delle comunicazioni. Eppure, così non è.
La prima sigaretta rimane per molti un rito di passaggio. Venendo a mancare i riti veri e propri, tipici di una cultura un tempo in essere presso le antiche e “primitive” popolazioni, i giovani trovano dei surrogati come, per esempio, il fumare che però non possiede quelle caratteristiche positive che dovrebbero trovarsi nei veri riti di passaggio dall’età infantile a quella adulta. E così, anziché segnare un passo evolutivo, segna un passo regressivo.

 

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Sigaretta elettronica, stop al divieto in luoghi pubblici

con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro

Niente più divieto di sigaretta elettronica nei luoghi pubblici: gli utilizzatori dello strumento che di fatto sostituisce il tabacco col vapore acqueo, lasciando il piacere del gesto del fumo, possono - in tutti i sensi -tirare un sospiro di sollievo.

Con il decreto Istruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è infatti stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro. In virtù dell'emendamento "4.25" presentato dal presidente della commissione Cultura della Camera Giancarlo Galan (Pdl) e approvato dai deputati il 23 ottobre scorso, è stata stralciata l'ultima parte del comma 10-bis dell'articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme "in materia di tutela della salute dei non fumatori" previste per i tabacchi.

Cancellando proprio quest'ultima frase di fatto viene reso possibile "svapare" la "bionda elettronica" dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L'e-cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione. "Ho recepito - ha spiegato il presidente della Commissione Cultura della Camera - l'appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito".

La Repubblica.it

Fumo, Veronesi contro il governo:"Boicotta le sigarette elettroniche"

Secondo l'oncologo, la necessità di fare cassa ha spinto l'esecutivo ad aumentare la tassazione sulla e-cigarette, dimenticando però i costi altissimi provocati dal tabacco in termini di vite umane e di spesa sanitaria. Appello al ministro. "Si potrebbero salvare 30mila persone all'anno in Italia"

"Sulla sigaretta elettronica, il governo rema contro". Umberto Veronesi torna a criticare la tassazione decisa dal governo sulle sigarette elettroniche, ribadendo la sua opinione secondo la quale la e-cigarette rappresenterebbe per molte persone una possibilità per smettere di fumare o per lo meno ridurre il numero delle sigarette con tabacco, che rappresentano la prima causa del carcinoma polmonare.

Veronesi ha parlato oggi a Milano a margine di un incontro all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) in cui sono stati presentati i risultati di uno studio pilota sulla sigaretta elettronica: "Ho incontrato il ministro Lorenzin, entusiasta della e-cig, qualche giorno fa - ha detto l'oncologo - e le ho chiesto di impegnarsi a diffondere questa sigaretta. Lunedì la incontrerò di nuovo e gliene riparlerò".
"La moda della e-cig - ha osservato Veronesi rispondendo a una domanda - si è ultimamente sgonfiata e molti negozi hanno chiuso perché il governo 'rema contro' e, avendo introdotto una tassazione del 58%, ha fatto sparire molti produttori. Certo, lo Stato ci guadagna di più con le sigarette tradizionali, senza pensare però che ogni anno spende tre miliardi di euro per curare i 50 mila tumori che si sviluppano in Italia a causa del fumo".

Secondo Veronesi, "la sigaretta elettronica non è cancerogena" e sarebbe bene venisse chiamata sigaretta "senza tabacco". Infatti, ha detto l'oncologo a SkyTg24, "non c'è combustione di carta e tabacco", che libera 13 composti cancerogeni. Per questo, "possiamo dire che la sigaretta elettronica non è cancerogena". A parere dello scienziato,
bisognerebbe diffondere fra i fumatori una e-cig, certamente super controllata nei suoi parametri principali, al punto da ipotizzare distributori automatici di 'tabacco-free-cigarette'.

"Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco, le sigarette elettroniche - si dice convinto Umberto Veronesi - , salveremmo almeno 30.000 vite all'anno in Italia e 500 milioni nel mondo. Oggi stiamo dibattendo del più grave problema sanitario del nostro secolo: lo stop al fumo. Per questo - ha aggiunto - abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free, e all'Istituto europeo abbiamo deciso di farlo".

"Il dibattito sulla sigaretta tobacco free - ha continuato l'ex ministro - si è concentrato soprattutto sul mercato: chi le deve vendere, quali interessi nascondono e se lo Stato ci deve, o può, guadagnare; pochi si sono soffermati sul cuore della questione: la salute dei cittadini. Le centinaia di morti quotidiane dovute al tabacco vengono ignorate ed è ignorato il loro dolore. Addirittura il nostro Stato, attraverso il Monopolio sui pacchetti di sigarette, lucra su questa tragedia invece di combatterla con ogni mezzo che la ricerca scientifica mette a disposizione".

repubblica.it www.repubblica.it/salute/prevenzione/2013/11/05/news/fumo_veronesi_governo_boicotta_e-cigarette-70278372/

Narghilè: una revisione sull’epidemiologia e sui danni alla salute correlati al suo uso

  

Dronet - Il narghilè nelle sue diverse varianti, sta riscontrando un successo crescente a livello mondiale, in quanto ritenuto meno dannoso per la salute rispetto alle normali sigarette. Tuttavia, sono ancora pochi gli studi in letteratura in grado di fornire dati consolidati su eziologia, composizione chimica, epidemiologia, effetti sulla salute e legislazione relativi a questo fenomeno. Un gruppo di ricercatori del Department of Primary Care and Public Health dell’Imperial College di Londra, ha raccolto i risultati delle ricerche ad oggi disponibili analizzando diversi database scientifici e verbali di conferenze e biblioteche, prendendo in considerazione oltre 490 pubblicazioni.
Il primo aspetto emerso dalla ricerca pubblicata sul numero di novembre della rivista Addiction, riguarda la composizione chimica del tabacco da narghilè che risulta composto da sostanze chimiche tossiche quali catrame, ossido di azoto, nicotina ed altre sostanze cancerogene.
Dal punto di vista epidemiologico, invece, diversi studi evidenziano la sempre più ampia diffusione del narghilè, in quanto percepito come meno dannoso per la salute dell’uomo rispetto alla sigaretta, soprattutto nei paesi mediorientali e negli Stati Uniti. In questi ultimi, si è registrato un incremento, su un periodo di riferimento di due anni, del 18%, soprattutto tra gli studenti delle scuole superiori.
Quanto agli effetti che il fumo del narghilè avrebbe sulla salute, alcune ricerche sostengono che esso sprigionerebbe livelli di nicotina simili a quelli delle sigarette, con un’alta probabilità di indurre il consumatore abituale alla dipendenza. Non sono stati rilevati, invece, studi di riconosciuta validità relativi agli effetti che esso avrebbe sui vari organi del corpo.
I dati considerati portano i ricercatori a concludere che, data l’ampia diffusione di questa moda soprattutto tra i giovani, bisognerebbe dedicare al fenomeno una maggiore attenzione sia a livello legislativo, rafforzando ed estendendo al narghilè le normative esistenti in materia di lotta al tabagismo, che promuovendo nuovi studi basati sulle evidenze per arricchire la letteratura attualmente a disposizione, fornendo agli operatori sanitari strumenti validi di intervento.

Dipendenza da tabacco: nuove norme dal Parlamento Europeo

Rivistaeuropa.eu - di Simone Belladonna. Settecentomila. A tanto ammontano ogni anno le morti premature nell’Unione Europea per motivi connessi al tabacco. Il 70% dei fumatori accende la sua prima sigaretta prima dei 18 anni e addirittura il 94% prima dei 25 anni. Per questa ragione la Plenaria del Parlamento Europeo ha votato martedì a favore di un disegno di legge per rendere i prodotti del tabacco meno attraenti per i giovani. Tra le finalità dichiarate troviamo l’aggiornamento della precedente legislazione in merito, che risale alla direttiva 2001/37/CE, in un’epoca nella quale – per dirne una – le sigarette elettroniche erano fantascienza, il superamento delle diversità nelle normative degli Stati membri e la preservazione della salute dei cittadini europei, evitando l’ingresso in commercio di prodotti pericolosi.


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Nelle campagne antisigaretta i messaggi choc funzionano

I risultati Grazie agli spot tv con «vittime» del fumo 100 mila persone avrebbero smesso. Le campagne antifumo, basate su messaggi "forti" sembrano funzionare. Nel settembre 2012 aveva suscitato polemiche a non finire la decisione delle autorità sanitarie statunitensi di mettere sui pacchetti di sigarette foto sconvolgenti dugli effetti della nicotina sulla salute. Adesso, un'analisi approfondita sui risultati della campagna "Tips from former smokers" (Consigli da ex fumatori, ndr) finanziata con 54 milioni di dollari dai Cdc (Centers for diseases control and prevention, organismo della sanità pubblica negli Usa) ha evidenziato che l'iniziativa potrebbe avere aiutato almeno 100 mila persone a smettere. La campagna (durata da marzo a giugno 2012) ha utilizzato in particolare una serie di spot televisivi con le testimonianze molto "crude" di malati di tumore, di patologie cardiovascolari, polmonari e di altre riconducibili al fumo diretto o passivo. Inoltre sono stati sfruttati anche i canali della carta stampata, radio e Internet per attirare l'attenzione sui pericoli del fumo e per pubblicizzare il numero verde nazionale e i canali online dove trovare aiuto.L'indagine, pubblicata su The Lancet da ricercatori degli stessi Cdc, ha coinvolto un campione di 5 mila cittadini (3.051 fumatori e 2.220 non fumatori). Circa i tre quarti di entrambi i gruppi hanno detto di aver visto almeno uno degli spot televisivi. Ebbene: tra i fumatori, il 34,8% ha dichiarato di aver provato a smettere durante la campagna, con un aumento del 12% rispetto a quanti ci avevano provato nei 3 mesi precedenti. Un decimo di costoro, inoltre, è riuscito a mantenersi in astinenza dal fumo fino alla fine della campagna. Proiettando le percentuali sul totale della popolazione, i ricercatori hanno stimato quindi che 1,6 milioni di fumatori avrebbero provato a smettere spinti dalla campagna pubblicitaria, mentre oltre 200 mila avrebbero fatto a meno delle sigarette durante l'iniziativa. Di questi, si è stimato che circa 100 mila sarebbero stati in grado di continuare a non fumare. Non solo. Tra i non fumatori è raddoppiato il numero di quanti hanno raccomandato a familiari e amici di smettere. Il numero verde antifumo, inoltre, ha ricevuto 200 mila chiamate, pari al 132% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.Immagini choc come terapia vincente, dunque? Non tutti sono d'accordo sulla terapia d'urto contro il fumo da tabacco che, occorre ricordarlo, è il più spietato big killer al mondo: secondo stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno sono poco meno di sei milioni le persone uccise da malattie legate al tabacco. Di queste, le vittime del fumo passivo sono ben 600 mila. In Italia, si calcola che il fumo causi 70 mila morti l'anno. E, nonostante i timidi segnali di una riduzione del consumo di sigarette in Occidente, preoccupa l'escalation del fumo tra gli adolescenti e le donne. «È vero che è importante parlare dei problemi legati al fumo, ? dice Roberto Boffi, responsabile dell'Ambulatorio per la prevenzione e la diagnosi dei danni da fumo dell'Istituto dei tumori di Milano ? però il fine non sempre giustifica i mezzi. Bisogna calibrare il messaggio, a seconda del fumatore. La stessa immagine che noi facciamo vedere nelle scuole può convincere un ragazzino a smettere di fumare, ma a un altro può stimolare la ribellione. Noi cerchiamo di puntare su un messaggio positivo, legato al recupero della qualità della vita». Pensiero positivo, «psicologo» digitale e social media: è anche il nuovo corso della strategia europea nella lotta al fumo. Il 26 settembre sarà festeggiata in tutta Europa la prima Giornata dell'ex fumatore. A Bruxelles, la Commissione Europea presenterà numeri e dati sulla campagna "Gli ex fumatori sono irresistibili" (www.exsmokers.eu), partita nel settembre del 2011. Da allora, quasi 400 mila utenti si sono registrati sul sito "iCoach" e il 30% ha dichiarato di aver smesso di fumare grazie a questo programma di aiuto. «Serve una strategia complessa: ? aggiunge Boffi ? campagne di stampa adeguate, prevenzione efficace nelle scuole, aumento del prezzo delle sigarette, divieti e certezza delle sanzioni, sostegno alla ricerca e centri antifumo che in Italia sono ancora pochi».

Corcella Ruggiero, La Lettura Corriere della Sera

Il nostro avatar fuma e invecchia,cosi'ci convince a smettere

  Se il proprio avatar mostra come saremo fra 20 anni fumando sigarette si smette. Mentre le campagne di sensibilizzazione contro il fumo rivolte ai giovani falliscono regolarmente, i videogiochi possono funzionare. Lo sostiene Hayeon Song, ricercatore della University of Wisconsin, Milwakee, che ha ideato un videogame dal nome 'Super smoky' rivolto ai giovani che iniziano a fumare nelle occasioni sociali, come al bar, alle feste o quando sono stressati.

Il gioco consiste nel creare il proprio avatar incorporando la propria fotografia. Attraverso diversi livelli di difficolta' e occasioni sociali il se' virtuale accetta di fumare in piu' circostanze, attraversa il futuro e contemporaneamente invecchia, mostrando le rughe tipiche del fumatore.

L'esperimento e' stato condotto su 62 ragazzi di 22 anni di eta' media che fumavano solo nelle occasioni sociali, quindi non erano ancora ritenuti veri fumatori ma si apprestavano a diventarlo. Al termine del gioco i giovani si sono dichiarati convinti che non avrebbero piu' accettato sigarette, riconoscendone i rischi e mostrandosi preoccupati. ''Le persone tendono a rimuovere le conoscenze sui rischi insiti nel fumare mostrando un innato senso di ottimismo, nonostante i moniti siano presenti ovunque'' spiega Song. ''Si tende a non preoccuparsi molto per la salute futura, soprattutto da giovani.

Mostrare loro come saranno a distanza di 20 anni li mette di fronte ad una realta' inaspettata e permette di imparare attraverso la propria esperienza diretta, seppure virtuale.

Sentire invece le ramanzine dai testimonial impiegati per le campagne educative non ha mai dato i frutti sperati''.

www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/stilidivita/2013/06/24/nostro-avatar-fuma-invecchia-cosi-convince-smettere_8921412.html

REGOLAMENTAZIONI UE SULLO SNUS

 

 

La vendita di snus nei paesi UE non è attualmente permessa, ad eccezione della Svezia e della Danimarca (in Danimarca solo snus sfuso).

Poiché lo snus è in misura del 60/90/99% meno dannoso del fumo ed è più efficace dei prodotti medicinali per smettere di fumare, ma l'UE sembra vietare.

In Scandinavia si consuma snug svedese da metà dell’800. Nel maggio del 1992, l’Unione Europea ha proibito l’immissione sul mercato di tabacco per uso orale (incluso lo snus svedese). Il divieto fu introdotto dalla Direttiva 92/41/CEE che modificava la Direttiva 89/622/CEE.1

L'articolo 8 asserisce che: “Gli Stati Membri vietano l'immissione sul mercato di tabacco per uso orale di cui all'art. 2(4)".

L’art. 2(4) definisce "tabacco per uso orale" "tutti i prodotti che siano destinati ad un uso orale, eccettuati i prodotti da fumare o masticare, costituiti interamente o parzialmente da tabacco, presentato sotto forma di polvere o di particelle fini, ovvero qualsiasi combinazione di queste presentazioni - in particolare quelle presentate in sacchetti/porzioni o sacchetti porosi - oppure sotto una forma che richiama un prodotto commestibile."

Alla base dell’interdizione del consumo di tabacco orale era il rischio reale che “…prodotti per uso orale fossero utilizzati soprattutto dai giovani, con il conseguente manifestarsi della dipendenza nei confronti della nicotina...” e che "...secondo le conclusioni degli studi del Centro internazionale di ricerca sul cancro i tabacchi per uso orale sono caratterizzati dalla presenza di quantità particolarmente elevate di sostanze cancerogene; che questi nuovi prodotti provocano in particolare tumori della bocca."2

Questa definizione del tabacco orale si basa sul modo in cui il prodotto viene utilizzato e non sulla qualità del prodotto o sul rischio associato. Proibisce lo snus svedese considerato tra i prodotti da tabacco meno dannosi, ma permette altri tipi di tabacco senza fumo, alcuni dei quali con profili ad alto rischio.

Tuttavia, vi sono alcune eccezioni degne di nota al divieto relativo ai prodotti del tabacco per uso orale all’interno della UE. L’uso dello snus in Svezia, ad esempio, è considerato abbastanza significativo da costituire una eccezione quando la Svezia entrò a far parte della UE nel 1995, benché un divieto venne posto all’esportazione dello snus verso gli altri stati membri della UE. In Danimarca lo snus “sfuso” costituisce un’eccezione poiché il prodotto viene considerato un “prodotto da tabacco tradizionale”.

Lo studio, fumo in età avanzata: "Dopo i 70 si muore 4 anni prima"

Una ricerca di un gruppo di ricercatori britannici, presentata dalla European Society of Cardiology, rivela che anche per gli ultrasettantenni il tabacco può far calare l'aspettativa di vita. I fumatori accaniti anche a quest'età vivono 4 anni in meno. Nuovo test del giornale Salvagente: "Arsenico e metalli pesanti nei liquidi delle e-cig" di VALERIA PINI

 

La Repubblica, Salute - LE SIGARETTE accorciano la vita. Solo in Italia ogni anno si registrano circa 83 mila morti legate al fumo. Uno studio di un gruppo di ricercatori britannici, presentato dalla European Society of Cardiology, rivela che anche fra coloro che hanno superato i 70 anni le aspettative di vita fra i fumatori diminuiscono di una media di 4 anni. Gli studiosi hanno esaminato le cartelle cliniche di uomini anziani dal 1997 al 2012, scoprendo quanto sia più a rischio la longevità fra i pazienti 'schiavi delle bionde'. Secondo il dottor Jonathan Emberson dell'Università di Oxford e il suo collega Robert Clarke, dell'ateneo di Manchester, i decessi fra i fumatori aumentano del doppio rispetto a chi non ha mai avuto questo vizio.


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Lotta al fumo. Anp: "Attenti a quelle campagne nelle scuole sponsorizzate dalle lobby del tabacco"

 Il Presidente dell’Agenzia nazionale per la prevenzione Mangiaracina appoggia l'appello del ministro Lorenzin sul grave problema di salute pubblica rappresentato dal consumo di tabacco. Ma andare nelle scuole, come fa il Moige, non serve a nulla, tanto più che dietro quelle campagne ci sono tabaccai e produttori. 

“Se si sbaglia a fare terapia si incorre nel penale. Se si sbaglia fare prevenzione tutto fila liscio. E invece no. La prevenzione del tabagismo ha regole precise, frutto della letteratura scientifica mondiale. Una campagna sbagliata e senza appropriati indicatori di efficacia è un crimine a danno della società e dei cittadini”. Così Giacomo Mangiaracina, presidente dell’Agenzia nazionale per la prevenzione, ha risposto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, offrendo sostegno al suo accorato appello ai parlamentari per il grave problema di salute pubblica rappresentato dal consumo di tabacco.

Che il Tabagismo sia la prima causa mondiale, singola e rimovibile, di morte, è noto da decenni. In Italia il problema è ancora acuto. I decessi prematuri (in media 10-12 anni in meno rispetto ai non fumatori) tabacco-correlati oscillano tra 75 e 80 mila /anno. Solo i decessi per cancro del polmone sono 30 mila/anno. Peggiore è l’incremento della cronicità fumo-indotta per malattie respiratorie e cardiovascolari croniche, con enorme aggravio dei costi sanitari.

“C’è un disperato bisogno di campagne di prevenzione – ha proseguito Mangiaracina – a supporto di leggi per il controllo del tabacco. Ma si deve porre la massima attenzione all’appropriatezza dei messaggi e delle strategie. La letteratura scientifica mondiale mostra, in decenni di monitoraggi, ciò che funziona e ciò che non funziona. E’ cosa certa che andare in una scuola e parlare ai ragazzi di fumo, di alcol, di droghe, non funziona. Molto meglio la formazione diretta ad insegnanti e genitori”.

La missiva dell’Anp al ministro della Salute mette anche in guardia anche da organizzazioni che operano in modo poco chiaro e del tutto inappropriato. E’, secondo l'Anp, anche il caso del Moige (Movimento italiano genitori), che - sottolinea la nota - porta avanti iniziative nelle scuole finanziate dalle compagnie del tabacco e dalla Federazione italiana tabaccai, limitandosi, tra l'altro, a stressare il cosiddetto, quanto ambiguo, “fumo minorile”. Proprio per evitare situazioni di tal genere - ricorda ancora l'Anp - il 31 maggio scorso, l’Oms ha dedicato la Giornata mondiale senza tabacco al tema del divieto di sponsorizzazione dei prodotti del tabacco.


Di concerto con la Consulta nazionale sul Tabagismo, organizzata con le associazioni dei pazienti e presieduta da Girolamo Sirchia, padre della legge antifumo "che ha fatto bene all’Italia e agli italiani", i referenti chiedono un incontro con il ministro e con gli esperti della Società scientifica di Tabaccologia perché venga definita una linea organizzativa e di programma che tenga conto di etica e appropriatezza finalizzata all’efficacia degli interventi in materia di lotta al tabagismo nelle politiche della salute.

 

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