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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

Ragazzi, troppo eccessivo!?

Ciao ragazzi, ho 17 anni, da un pò di tempo a questa parte sto cercando di valutare se il mio uso di stupefacenti, potrebbe essere troppo eccessivo.Nelle feste di solito prendo MD, circa 05/6 poi i giorni dopo mi ripiglio abbastanza bene, cerco di bere massimo un drink. A volte capito che prendo acidi, ma non frequentemente, massimo un cartoncino( la dose varia anche  dal tipo di trip). In casa con amici a volte prendiamo Ketamina ma nulla di eccessivo. Fumo quotidianamente marijuana o hash, e l'estate scorsa, per avere un sonno tranquillo, ho avuto problemini con i farmaci.. antipsicotici più che altro, visto che mi stabilizzavano l'umore. Sono una persona sensibile, cerco di fare una vita serena e tranquilla, senza portarmi appresso troppe preoccupazioni pensate che l'uso di queste sostanze potrebbe farsi sentire più avanti? Io ora mi trovo bene con me stesso, e non sento danni fisici o mentali.. su queste cose lascio scorre proprio, non ci penso nemmeno.. che ne pensate?

Università del New Mexico: psilocibina contro alcolismo e altre dipendenze

Studio sull'uso di esperienze mistiche indotte per superare una volta per tutte le dipendenze.

Dal web all’alcol così i ragazzi cadono nella rete delle dipendenze

Il 17 per cento dei minorenni ha un comportamento considerato a rischio Ricerca del Cnr su 40mila studenti: sempre più schiavi di sostanze e social

I ricercatori del Cnr lo spiegano con la metafora del “paese dei balocchi”. Prima o poi, nel “luna park” delle dipendenze, la maggior parte degli studenti entra a fare un giro. Internet, i social network, il gioco d’azzardo, gli psicofarmaci presi senza ricetta medica, gli energy drink mescolati all’alcol, sono le nuove giostre. I nuovi brividi, anche. E il 17 per cento dei minorenni — questo il dato più allarmante — porta già addosso i segnali di un comportamento a rischio.
Eccola la nuova mappa delle “addiction” giovanili, così come la disegna il rapporto Espad del 2014, che quest’anno è diventato anche un libro (sarà presentato lunedì prossimo). Nel profluvio di cifre, grafici e sondaggi, che raccontano quello che i ragazzi non dicono ai genitori, se ne intravedono le forme e le luci di questo pericoloso “luna park”. Dove anche ciò che all’apparenza è innocuo, come il web, può diventare una droga se è vero che il 93 per cento degli studenti lo usa per chattare su facebook e twitter e l’82 per cento per scaricare musica, film, videogiochi. Conta il cosa, ma soprattutto il quanto. Dunque quel 13 per cento che dichiara di restare attaccato alla Rete per cinque ore di fila o più ogni giorno può diventare un problema. Così come il 23 per cento che si fa le sue tre ore quotidiane a navigare sui social network: «Sono soprattutto le ragazze a chattare. I nativi digitali, tutti i nati a metà degli anni Novanta e cresciuti in case dotate di accesso a Internet sono esposti a nuovi rischi che ancora poco conosciamo», si legge nel rapporto.
Non mancano le vecchie conoscenze, naturalmente. Fuma sigarette uno studente
su quattro, l’eroina è tornata di moda (l’ha provata l’1,2 per cento), la cocaina è ancora in voga: in 65mila l’hanno utilizzata almeno una volta nel 2013, 19mila sono “frequent users” (10 o più volte all’anno), pari allo 0,8 degli studenti delle superiori (era lo 0,3 per cento nel 2000). L’alcol rimane la sostanza psicoattiva più diffusa tra i giovani. Il 4,8 per cento, cioè 112 mila studenti italiani, sono stati classificati “frequent drinkers”, cioè si sono ubriacati più di venti volte nell’arco dei 2012 mesi: con la birra, prevalentemente, ma anche liquori, vino, shottini di superalcolici.
C’è poi chi abusa di bevande che alcoliche non sono, ma che producono lo stesso effetti eccitanti. In media già a 13 anni si comincia a bere energy drinks. Il 3 per cento consuma ogni giorno una o due lattine: tra questi 72mila studenti, secondo le statistiche, una parte consistente è rappresentata da chi ha sviluppato un rapporto problematico con il cibo. E nella galleria delle nuove figure del “luna park” delle dipendenze, compaiono gli “alchimisti fai da te”, che mescolano senza timore energy drinks, smart drugs, liquori.
Lo studio dei ricercatori dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa si è basato su 40mila questionari anonimi inviati in 480 istituti superiori, 25 per classe, in tutta la penisola. Un campione sufficientemente rappresentativo
dei 2,3 milioni di studenti italiani compresi tra i 15 e i 19 anni, che descrive molto, delle vecchie dipendenze e di quelle di ultima generazione.
L’Italia di recente, ad esempio, è saltata ai primi posti in Europa per diffusione di psicofarmaci senza prescrizione medica, pratica a quanto pare molto conosciuta nelle scuole, visto che quasi 400 mila studenti (il 16 per cento) hanno preso pillole e gocce senza la ricetta. «Quelli che lo fanno più di dieci volte al mese sono diventati un’emergenza». E il gioco d’azzardo? Rispetto al 2008 pare esserci un calo di interesse, per quanto l’anno scorso oltre un milione di ragazzi ha giocato somme di denaro con gratta e vinci, scommesse sportive e superenalotto. Perché il “luna park” non chiude mai.

www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/dal-web-all-alcol-cosi-i-ragazzi-cadono-nella-rete-delle-dipendenze.flc
 

Gli alcolici in polvere

 

Un americano ha inventato bustine liofilizzate che aggiungendo acqua diventano cocktail: ora sta cercando di metterle in commercio, ma non sarà facile

 

Il Post - Lipsmark è una società dell’Arizona fondata da Mark Philips, un imprenditore che si è messo in testa di vendere alcolici in polvere negli Stati Uniti. Ha chiamato il suo prodotto “Palcohol” e sta cercando di ottenere i permessi necessari per avviarne la commercializzazione. La sua idea è semplice: vendere bustine da sciogliere in acqua per ottenere superalcolici e cocktail. Palcohol sta facendo discutere molto negli Stati Uniti: organizzazioni contro l’abuso di alcol e alcuni politici hanno sollevato dubbi e perplessità sulla sicurezza del prodotto, avviando iniziative per impedire che sia messo in commercio.

Che cos’è l’alcol in polvere
Diversi procedimenti chimici permettono di trasformare in polvere l’alcol. Uno dei più noti è inglobarne le molecole all’interno delle ciclodestrine, che sono un tipo di zuccheri semplici. Un primo sistema per polverizzare l’alcol fu brevettato quarant’anni fa negli Stati Uniti, ma già in precedenza erano stati condotti altri test ed esperimenti in tema.


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L’alcol uccide una persona ogni 10 secondi

 

Lo dice l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sul consumo di alcolici

 

wired.it - di Filippo Piva. Il consumo smodato di sostanze alcoliche è pericolosissimo. È una lezione che conosciamo tutti quanti a memoria, e quando ci capita di risentirla di tanto in tanto incominciamo a sbuffare, come quando da piccoli la mamma ci ripeteva alla nausea di non accettare nulla dagli sconosciuti. Eppure, a quanto pare, il messaggio non è ancora stato recepito a dovere: ed è per questo che nel mondo, a causa dell’alcol, muore una persona ogni 10 secondi.

 

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PERCHE’ I MORTI A CAUSA DELL’ALCOL NON FANNO NOTIZIA


Retecedro.net - Ogni anno in Italia 18.000 persone muoiono a causa dell’alcol. In dieci anni, in media, 180.000 persone sono decedute per le abitudini alcoliche: è come se ogni anno si dissolvessero in sequenza Comuni come Gaeta, Agropoli, Acquaviva della Fonti, Gallipoli, Bressanone, Orvieto , Vico Equense, Adria, Trezzano sul Naviglio, Tolentino. Perché i morti a causa dell’alcol non fanno effetto?
Dalla Relazione annuale sull’alcol trasmessa dal Ministro della Salute al Parlamento, si evince che Istat e Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS dell’istituto Superiore di Sanità sono concordi nel rilevare che sono quasi 4 milioni gli italiani e le italiane che si ubriacano ogni anno, con un picco intorno ai 18-24 anni; ma ci si ubriaca anche prima, come testimoniato dalle prevalenze rilevate anche nelle età comprese tra gli 11 e i 17 anni. E’ di preoccupante rilievo che non si tratti di “semplici” consumatori ma di persone che bevono sino all’intossicazione prevalentemente nei luoghi di aggregazione giovanile come dimostrato dalle indagini europee ESPAD.
Particolarmente preoccupante la situazione tra le minorenni; sono consumatrici a rischio l’8.4 % delle 11-17enni, sotto l’età minima legale, una quota che è superiore alle prevalenze delle donne adulte 25-44enni e 45-64enni. Oltre 400.000 giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 18 anni, che non dovrebbero consumare alcol, dovrebbero essere oggetto, insieme ai circa 8 milioni di italiani e italiane che consumano alcolici secondo modalità a rischio, di intercettazione e di intervento da parte di medici o strutture sanitarie al fine di evitare che un abitudine non salutare possa progredire verso il danno e l’alcoldipendenza.
Gli anziani rappresentano la popolazione con il maggior numero di consumatori a rischio con quasi la metà degli ultra65enni maschi a rischio, circa 2.100.000 individui che insieme al 20 % circa di ultra65enni femmine richiederebbero una sensibilizzazione e rimodulazione dei consumi. Numerosità destinate, peraltro, a incrementarsi notevolmente quando l’indicatore del rischio da utilizzare per il monitoraggio riformulerà la definizione del consumo “moderato”, abbassando i limiti e forse restituendo nelle analisi un quadro sempre più aderente alle realtà sociali ed epidemiologiche odierne.
Gli alcoldipendenti sono in aumento, a quota 69.000, con nuovi utenti sempre più giovani, l’1 % con un età inferiore ai 19 anni, un terzo sotto i 30 anni ed un incremento della spesa farmacologica che vale 7 milioni di euro l’anno.
Il commento del Ministro alla Salute nella prefazione della Relazione annuale al Parlamento è comunque chiaro e in linea con l’esigenza di tracciare una road map delle azioni urgenti ed indispensabili per l’Italia.
“Le criticità emergenti nel nostro Paese riguardano dunque, soprattutto, specifiche fasce di popolazione, giovani, anziani e donne, cui vanno pertanto rivolti adeguati interventi di prevenzione in grado di adattarsi ai diversi contesti culturali e sociali, tenendo conto delle evidenze emerse dall’attuale ricerca scientifica ed epidemiologica. Il consumo alcolico dei giovani deve essere monitorato con particolare attenzione in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi quali l’intossicazione acuta alcolica e l’alcoldipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando le performances scolastiche, favorendo aggressività e violenza. Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.
Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà.
Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, recentemente introdotto con la legge 8.11.2012 n. 189. I cambiamenti in atto nel consumo alcolico femminile esigono un maggiore impegno nell’implementazione di adeguati interventi di genere, finalizzati ad aiutare le donne, soprattutto quelle più giovani, a resistere alle specifiche pressioni al bere loro rivolte e a contrastare le tendenze alla omologazione con i maschi nella assunzione di comportamenti a rischio”.
Dall’altra parte della curva di popolazione gli anziani sono abbandonati a una cultura antica, priva degli elementi di conoscenza che imporrebbe di ridurre al minimo i consumi alcolici in funzione dei noti rischi non adeguatamente percepiti e sicuramente da evitare in funzione dell’età, del genere, delle terapie farmacologiche in atto e delle patologie più frequenti che sconsigliano di consumare alcolici. I medici dovrebbero fare di più, formarsi e informarsi sui metodi e sugli strumenti d’identificazione precoce e intervento motivazionale da integrare nelle attività quotidiane. Formazione che dovrebbe cominciare sin dagli studi universitari, con l’inserimento curriculare dell’alcologia come richiamato nella Legge 125 del 2001 mai implementata da alcuna università. L’Italia è la Nazione europea che secondo i progetti europei AMPHORA e ODHIN ha i più bassi livelli di formazione specifica tra gli operatori sanitari (solo un terzo di quelli attivi) e i più bassi livelli di conoscenza di applicazione delle metodiche di intervento motivazionale.
Azioni incisive che contribuirebbero a contrastare ciò che per sua natura è evitabile in un regime di reale prevenzione, norme e controlli che richiede la massima priorità al fine di ridurre i costi dell’alcol in Italia stimati in 22 miliardi l’anno dall’OMS e consentire una prevenzione che non è quella isolatamente riferibile ad azioni di Salute Pubblica già in atto da decenni, bensì quella più capillare e radicale dell’alcol nelle altre politiche. Sia l’OMS ma anche importanti comitati tecnici ed economici, tra cui quello delle Nazioni Unite, hanno sottolineato ai Governi di tutto il mondo che il maggior ed immediato vantaggio nel contrasto al rischio alcolcorrelato nella popolazione è legato ai “best buys”, i migliori “acquisti”, rappresentati da un adeguata tassazione degli alcolici, secondo alcuni parallelamente progressiva rispetto alla gradazione, e dalla riduzione della disponibilità sia fisica che economica, rendendo meno agevole la reperibilità ubiquitaria degli alcolici e la loro convenienza oggi resa emblematica dalla promozione, ad esempio, delle happy hours. Infine e non ultimo, tra i migliori “acquisti” rientra l’adozione e applicazione di una stretta e rigorosa regolamentazione della pubblicità , del marketing e delle modalità di commercializzazione, in particolare quelle rivolte impropriamente ai minori, argomento su cui si era espressa molti anni fa anche la Consulta Nazionale Alcol , organismo prevista dalla Legge 125/2001 e immotivatamente abolita come organismo di consulenza alle autorità competenti nell’agosto di due anni fa.
Sono valutazioni derivanti dalle evidenze scientifiche che la ricerca italiana, pur in assenza d’investimenti correnti, produce con tenacia e orgoglio al fine di supportare la costruzione di capacità e di monitoraggio epidemiologico che sono fondamentali per assicurare un cambio determinato di rotta, idoneo a valorizzare le persone come risorsa per il contrasto al rischio e al danno alcolcorrelato e quindi supportare il capitale umano di cui c’è necessità per costruire contesti e prospettive non minacciate da interpretazioni del bere e da disvalori relativi al consumo di alcol che con la salute e la sicurezza hanno poco o nulla a che vedere.
Ridurre le conseguenze negative del bere è un cardine delle politiche di prevenzione tanto universale, quanto specifica che l’Italia, l’Europa e il mondo possono e hanno il dovere di affrontare come vera sfida etica e di sostenibilità per le generazioni future e l’intera società.

Fonte: FONDAZIONE UMBERTO VERONESI – EMANUELE SCAFATO

Mantenersi lontani dall'alcol e dai suoi danni a piccoli passi

E’ un campione l’alcolista che attraversa il suo percorso dei 12 passi così come il tossicodipendente che esce dalla sua dipendenza, così come il padre di famiglia che riesce attraverso grandi sacrifici a provvedere ai bisogni dei suoi cari.

Sergio Mazzei - Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari (1)

 

L'associazione "Alcolisti Anonimi" (A.A.) è nata negli Stati Uniti nel 1935 dall'incontro di un agente di borsa ed un medico chirurgo, entrambi alcolisti, i quali si resero conto che condividendo le loro dolorose esperienze e aiutandosi a vicenda riuscivano a mantenersi lontani dall'alcol.

Alcolisti anonimi è un'associazione di uomini e donne che mettono in comune la propria esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall'alcolismo. Il servizio è anonimo e gratuito.

Un alcolista che ha smesso di bere ha una grandissima capacità di aiutare l'alcolista che ancora beve; così facendo indica all'altro la via per uscire dal problema e nel contempo mantiene e consolida la propria sobrietà, aiutare gli altri significa aiutare se stessi.

Alcolisti Anonimi costituisce una soluzione concreta per i diretti interessati, e può pertanto rivelarsi una risorsa utile a tutti coloro che, per professione o volontariato, sono chiamati a occuparsi di alcolismo.

In questi gruppi si è accolti come uno di loro, si è compresi, ascoltati, viene prestata attenzione, si fa parte di un grupppo che accoglie, condivide, sostiene, supporta. La stessa cosa si può sperimentare in molti gruppi sportivi, facendo parte al gruppo si condividono momenti di apprendimento, di successo, di sconfitte. Esempi di gruppi sportivi sono la Capoeira dove ogni membro del gruppo fa la sua parte giocando, suonando, cantando oppure nelle gare spportive a staffetta o di squadra dove ognuno ha un ruolo, un compito, una capacità da mettere a disposizione del gruppo.

Qui si può scoprire un posto sicuro, un posto dove si viene aiutati, seguiti.

Ci sono dellle regole da rispettare, dei passi da seguire, c’è uno stile di vita da seguire, sembra essere una sana alternativa, un sano percorso rispetto a quello che si fa da soli in balia delle onde, di questa dipendenza invalidante.

I gruppi possono essere per alcolisti anonimi, per famigliari ed amici di alcolisti, infatti, accanto ad A.A. opera, con un metodo simile, l'associazione AlAnon/Alateen, che si occupa del recupero e del sostegno ai familiari degli alcolisti.

E' fondamentale evitare "il primo bicchiere", quello che innesca il meccanismo della compulsione e la conseguente perdita del controllo sull'alcol, quindi è indispensabile porsi un obiettivo a brevissimo termine: per esempio di tenersi lontano dal primo bicchiere per sole ventiquattro ore.

Dodici Passi è il metodo di recupero dall'alcolismo i cui principi ispiratori furono tratti essenzialmente dalla medicina, dalla psicologia e dalla religione.

Si inizia ad accettare l’idea di essere un alcolista (Primo Passo) e ad affidarsi a qualcuno o a qualcosa per cercare di risolverlo (Secondo e Terzo Passo).

Si comincia a rompere l'isolamento ed avere fiducia in nuovi amici.

Con il Quarto e il Quinto Passo, attraverso l’autoanalisi e il confronto con una persona di propria fiducia (lo sponsor), si procede ad una profonda e coraggiosa verifica di se stessi imparando ad accettare le proprie caratteristiche positive e negative.

Con il Sesto e il Settimo si inizia un percorso di cambiamento basato sulla progressiva modificazione dei propri comportamenti.

Con l’Ottavo e il Nono, attraverso il perdono si tende al recupero delle relazioni con gli altri; con il Deciimo Passo ci si predispone a mettere concretamente in pratica questo nuovo stile di vita; con l’Undicesimo, attraverso la meditazione e la preghiera, si approfondisce il proprio percorso spirituale, incrementando un senso di appartenenza al mondo; con il Dodicesimo Passo si comincia a portare il messaggio ad altri alcolisti.

L’esercizio aerobico può aiutare a prevenire, e forse anche recuperare alcuni dei danni cerebrali associati al consumo di alcol. (2)

Questo è ciò che è emerso da un nuovo studio della University of Colorado Boulder, pubblicato sulla rivista Alcoholism: Clinical and Experimental Research. (3) L’abuso cronico di alcol è legato a numerose conseguenze neurobiologiche deleterie, tra cui la perdita di materia grigia, danni alla materia bianca, e la compromissione delle funzioni cognitive e motorie.

In precedenti ricerche è stato dimostrato che l’esercizio aerobico come camminare, correre o andare in bicicletta, rallenta il declino cognitivo e diminuisce i cambiamenti neurali negativi derivanti dal normale invecchiamento e da diverse malattie. Gli autori sono partiti dall’ipotesi che l’esercizio aerobico protegga la materia bianca delle zone anteriori e dorsali del cervello dai danni legati al consumo di alcol. L’associazione tra il consumo pesante di alcol e i danni alla materia bianca in nel fascicolo superiore longitudinale (SLF), nella capsula esterna (CE), nella corona radiata superiore e anteriore, e nel fornice  sarebbe maggiore nelle persone che non fanno regolarmente esercizio fisico.

Questi dati sono coerenti con l’idea che l’esercizio fisico possa proteggere l’integrità della materia bianca.

Gli alcolisti anonimi hanno interesse a far conoscere la loro attività e questo lo fanno diffondendo le loro modalità di fare gruppo, di aiutarsi, facendo conoscere agli addetti ai lavori il loro operato e per questo motivo prevedono anche delle riunioni aperte per estendere la partecipazione oltre che agli alcolisti, ai famigliari ed amici, anche ai cosìddetti “professionisti” e cioè medici, psicologi che hanno la possibilità di entrare in questo mondo, conoscere queste persone, le loro realtà, le loro difficoltà, ma anche le loro risorse, le loro qualità, le loro sensazioni ed emozioni.

Tutte le persone che sono interessate al problema dell’alcolismo possono partecipare alle riunoni aperte, l’unica condizione richiesta è che vengano mantenuti riservati i nomi dei partecipanti.

(1)    Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.

(2)    DRONET, Newsletter N. 04, Aprile 2013, p. 4.

(3)    Karoly H.C., Stevens C.J., Thayer R.E., et al., Aerobic Exercise Moderates the Effect of Heavy Alcohol Consumption on White Matter Damage, Alcohol Clin Exp Res., 02.04.2013.

Droga: Lorenzin,molti incidenti stradali a causa quarantenni

 ROMA "A guidare sotto effetto di alcool o stupefacenti spesso non sono i ventenni, come si potrebbe immaginare, ma i quarantenni che non hanno voglia di crescere" e in molti casi "fanno uso di sostanze sintetiche che non risultano nei test antidroga" perché "si tratta di molecole nuove". E' quanto commentato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso del sopralluogo odierno al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma.

"Tra i molti accessi al pronto soccorso - ha riferito, infatti, al ministro, il direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione (Dea) del Policlinico, Claudio Modini - una buona parte è rappresentata da motociclisti che hanno avuto traumi dovuti a incidenti stradali. Si tratta molto spesso di quarantenni che risultano essere in stato mentale alterato, perché sotto effetto di alcool o sostanze stupefacenti''. In particolare, ha aggiunto, "spesso verifichiamo che si tratta di droghe sintetiche sempre nuove", che vengono di continuo create e immesse sul mercato.

"Si tratta di un problema molto sottostimato e su cui non abbiamo dati certi, ma che è necessario approfondire", ha concluso Lorenzin, accompagnato nella visita dall'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta.(ANSA)

Alcol e giovani, di nuovo c’è soltanto il web

Michela Dell'Amico, Wired.it - Ognuno di noi si metta una mano sulla coscienza: a che età vi siete ubriacati la prima volta? Tra i 14 e i 16 anni, immagino, esattamente come accade oggi. L’ultimo allarme in fatto di alcol e giovanissimi è preoccupante: leggo che cominciano a 11 anni, a 16 vanno di cocktail, poi c’è Facebook che li istiga alla mattanza, e ben 500mila sono a rischio di morire ogni fine settimana, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità.

Personalmente, mi sono ubriacata la primissima volta insieme a mia madre, nel lontano 1986, quando, a nove anni, lei pensò fosse giunta l’ora di farmi assaggiare due sorsi del vino novello del nonno. Finimmo abbracciate a ronfarcela nel lettone alle 4 di pomeriggio, e la ricordo come una cosa tenera e mediamente folle. Ora, può benissimo darsi che la cosa mi abbia causato danni cerebrali irreparabili, e sicuramente sarà stato così anche per le prime sbronze insieme agli amici, puntualmente realizzate intorno ai 15 anni. Certamente ho guidato ubriaca appena compiuti i 18, qualche volta mi è capitato di star male e una volta sono anche svenuta. Poi basta: come dice il mio amico barista, poi sono diventata grande.


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"Ti nomino, devi bere entro 24 ore", adolescenti e alcol ai tempi di Facebook

 BOLOGNA -«Nominatemi! Ho voglia di golarmi un birrozzo alla goccia!». L’appello di Alessio (i nomi sono tutti di fantasia, ma le storie no) su Facebook verrà presto esaudito e magari non per la prima volta. Scoppia anche a Bologna la moda importata dai paesi anglosassoni della “sfida della nomina”, il gioco rischioso e contagioso del Neknominate, di ingurgitare fino «all’ultima goccia», birra, superalcolici o intrugli vari: chi è “nominato” (Grande Fratello docet) posta sul suo profilo Facebook il video della performance alcolica e un istante dopo “nomina” almeno altri quattro amici e amiche che vengono chiamati a fare altrettanto nelle successive 24 ore, pena la punizione di pagare da bere al “nominante”. Una catena logaritmicamente tendente all’infinito, una sfida fine a se stessa in cui si mostra orgogliosi la propria solitaria esperienza sul web alla comunità degli amici. 

Un gioco che si sta diffondendo a macchia d’olio di giorno in giorno e che i carabinieri stanno cominciando a monitorare nell’ignoranza quasi completa di insegnanti e genitori, mentre invece non c’è ragazzino della superiori che non lo conosca, per esperienza diretta o per averne conosciuto le regole e le manifestazioni dai compagni di classe o di web (e ovviamente nessuno ti dice che l’esperienza l’ha fatta di persona). Per conoscerlo, basta partire da una qualsiasi ramificazione che porta a un qualsiasi adolescente di una scuola superiore. Ecco Marco che stappa una Peroni da 33 cc. e la scola in 40 secondi. Ed ecco quel che segue nei commenti: «Ahaahaha illegale!». «Mo st’estate te faccio beve l’equivalente in vodka mica quel piscio de peroni e vediamo se vai in giro a nominà gente». Segue: «Come un mio amico che in gita s’è scolato direttamente dalla boccia una bottiglia di vodka liscia». Segue: «Contavi pure le gocce che bevevi?». Segue: «Dovevi scolarti quella da 0,66 cos’è quella m... di birra?». 

C’è Alex che sta al gioco ma a modo suo: si fa vedere in primo piano seduto ad un tavolo e prepara il drink fai da te superproteico con limone, tè, nesquik, miele e un pizzico di autoironia: «Ecco fatto regaz». Un altro beve da una bottiglia di plastica una bevanda bianca, provocando una ridda di commenti sul contenuto, con sigle incomprensibili. Luca trasmette in video il suo ringraziamento per la nomina: «Mi sono deciso a fare questa c... ma non ho birra, mi arrangio con uno spritz». Due fidanzatini di un liceo festeggiano la nomina in birreria, con due pinte di birra. Lei dice: «Non ce la posso fare», ma alla fine finisce la birra d’un fiato anche se dopo di lui, che assicura «a me una birra non basta» e poi via con le nomine compresa quella di una amica, «le ricambio il favore perché mi aiuta in fisica» e stop al video con un bacetto sulle labbra. Sono parecchie le esibizioni in coppia, come quella di due che sembrano appena quattordicenni e quella di un’altra coppia di amici con le solite birre trangugiate in pochi secondi: «Ringrazio chi mi ha nominato per questo mezzo litro di m...», dice strabuzzando gli occhi uno dei due tra le risate dei presenti. Gli risponde Nadia nominata: «Oggi zero, sono ammalata, domani lo faccio». C’è una ragazza che porta la sfida un po’ più in là e si mostra con una tazzona di whiskey e la bottiglia sul tavolo. 

In Australia e negli Stati Uniti nelle ultime settimane sono stati decine i ragazzi finiti in coma etilico e una ventina i morti. A Bologna, dopo Milano, comincia l’allarme. 

quesito

Vorrei un consiglio... Serata con amici il mio lui esagera con il bere.. Fondamentalmente è una persona buonissima.. Ma per la prima volta non l ho riconosciuto, si era arrabbiato perche mi ero allontanata con delle amiche e lui voleva andare a casa, ma a me non aveva detto niente, torno in macchina e mentre scendevo mi sbatte la testa sulla macchina in modo abbastanza violento, poi tocca alla ragazza che guidava la insulta e le da una spinta, neanche la conosceva. Che imbarazzo. Perche si è comportato cosi? Non lo aveva mai fatto.. Ci capita di bere un po con gli amici ma questa volta mi ha fatto paura, con quella cattiveria verso me che dice di a marmi.. Lui non si ricorda, è pentito e si vergogna, devo scusarlo perche non era in se o secondo voi è uscito il suo vero carattere??? Grazie in anticipo..mi passano troppe cose per la testa.. Avrei bisogno di un consiglio.. Grazie di nuovo

Nel 2013 meno morti sulle strade (-12,3%). Pesano alcol e droga

 Meno morti sulle strade nel 2013, bambini e anziani restano le prime vittime e alcol e droga sono tra le principali cause degli incidenti(oltre il 20%). Sono alcuni dei dati elaborati dall'Osservatorio il Centauro istituito dall'Asaps, Associazione Sostenitori e amici della polizia stradale che ha fatto il bilancio dei più gravi eventi di pirateria stradale nel 2013, in totale 973. Sono 114 le persone che los corso anno hanno perso la vita, uccise da un pirata della strada, 1168 i feriti.

Rispetto al 2012 si segnala una diminuzione del numero dei morti, -12,3%, la maggior parte delle vittime della strada sono i pedoni e la regione maglia nera è la Lombardia. Ma Roma - sottolinea l'Asaps - da sola ha collezionato 30 eventi gravi, il 3,1% del totale. Il pirata della strada, secondo l'identikit tracciato dall'Asaps, è nella maggior parte dei casi un uomo tra i 18 e i 44 anni, e spesso fugge per paura di perdere i punti sulla patente o la patente stesa, ma sono in aumento i casi di assicurazione falsa o mancante del veicolo.

Il 55,8% degli autori viene poi smascherato, mentre il 44,2% resta ignoto. Più alta, 59,7%, la cifra dei pirati della strada a cui era stato dato un nome nel 2012. Su 973 inchieste, 543 hanno condotto all'identificazione del responsabile, arrestato in 146 occasioni (26,9% delle individuazioni) e denunciato in altre 397 (73,1%). E su tutti questi eventi pesa l'ombra dell'alcol e delle droghe: in 112 casi (20,6%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato "attendibile", sottolinea l'Asaps, spiegando che la positività dei test condotti è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 543 su 973. Ma spesso quando le forze di polizia identificano l'autore non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall'evento.

Gli eventi mortali sono stati 110 (11,3%), mentre quelli con lesioni 863 (88,7%), con 114 vittime e 1.168 persone finite in ospedale. Il 25,2% dei 543 pirati identificati è risultato essere forestiero. Sono stati invece 122 gli stranieri soggetti passivi di pirati, pari al 12,5% del totale fra feriti e deceduti. L'83,6% degli atti di pirateria - 813 contro 160 - avviene di giorno.

La geografia degli episodi vede al primo posto la Lombardia, con 155 episodi (15,9%), al secondo l'Emilia Romagna con 107 eventi (11%), e poi il Veneto con 86 casi (8,8%), Lazio e Toscana con 81 eventi ciascuna (8,3%). Un solo caso in Basilicata. Roma ha collezionato, da sola, 30 eventi gravi, il 3,1% del totale.

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