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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

Turchia: Gul verso no a legge anti-alcol

Presidente potrebbe non firmare nuove norme volute da Erdogan

(ANSA) - ANKARA, 5 GIU - Il presidente turco, Abdullah Gul, potrebbe non firmare la controversa nuova legge sull'alcol, se riterra' che comporti elementi in contrasto con la Costituzione, riferisce Hurriyet online. La legge, fortemente voluta dal premier islamico Recep Tayyip Erdogan, introduce un serio giro di vite sul consumo delle bevande alcoliche nel Paese. E' considerata una delle cause della protesta di massa contro il premier in corso in Turchia da parte del 'popolo laico'.

Allarme abuso di alcol tra under 15, cresce il binge drinking

Direttanews - Secondo il Rapporto Osservasalute 2012, messo a punto dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e pubblicato qualche giorno fa, un fenomeno emergente negli ultimi anni nel nostro Paese è rappresentato dall’avvio precoce al consumo di alcol, dal ‘binge drinking’ e dal consumo di alcol fuori pasto. In particolare, sottolinea il rapporto, oltre 300 mila minori di 11-15 anni di età usano l’alcol secondo modalità rischiose e fonte di danni per la salute.

Riflettori puntati, dunque, secondo lo studio, sulla pratica del ‘binge drinking’, vale a dire la pratica di assumere più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve, al fine di ottenere in breve tempo un’ubriacatura immediata e la perdita del controllo.


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Alcol, grazie a un batterio scoperta la chiave di attacco al cervello

Grazie a un raro batterio che vive nelle Alpi svizzere i ricercatori dell'istituto Pasteur di Parigi e quelli dell'università del Texas hanno scoperto uno dei siti chiave dove l'alcol si aggancia alle proteine del cervello. Lo studio, descritto su 'Nature Communication', potrebbe portare a farmaci che impediscono questo legame.

I 'sospetti' dei ricercatori, spiega l'articolo, sono da tempo concentrati su proteine particolari chiamate 'canali ionici', ma non c'è mai stata la prova definitiva perchè sono molto difficili da cristallizzare e quindi da studiare sia libere sia legate all'alcol. 
Analizzando per altri motivi il Gloeobacter violaceus, un batterio presente nei propri archivi, i ricercatori francesi sono però riusciti a trovare una proteina estremamente simile a quella umana, e a cristallizzarla.

A questo punto i due gruppi sono riusciti a 'vedere' la proteina legata all'alcol, stabilendo il sito di 'attacco': "E' una cosa cui non si sarebbe mai arrivati con un approccio logico - scrivono gli autori - nessuno avrebbe mai immaginato che un oscuro batterio contenesse una proteina tanto simile a quella umana".

www.huffingtonpost.it/2013/04/27/alcol-grazie-a-un-batterio-scoperta-la-chiave-di-attacco-al-cervello_n_3168320.html

Ragazze - rischio dipendenza da alcol

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità le adolescenti bevono sempre di più, e cominciano sempre prima. Per emulare i maschi, per socializzare, per ignoranza dei rischi.

di Giovanni Ciullo D Repubblica

Stiamo tirando su una generazione alcolica, una gioventù ubriaca. E stavolta non è questione di moralismi o inutili allarmismi, perché solo a leggere i dati che riguardano il rapporto fra i ragazzi italiani e i drink, l'hangover è assicurato. "Sì, l'emergenza è proprio nei numeri", ci spiegano dall'Iss, l'Istituto Superiore di Sanità che a fine mese comunicherà le ultime cifre del fenomeno. Che qui anticipiamo per la parte che riguarda il campanello d'allarme sull'alcol-dipendenza di minori, adolescenti e giovani-adulti. I punti critici sono molti. Primo: sono 300mila i minori italiani con comportamenti a rischio, ovvero il 7,3% della popolazione. Un dato destinato quasi a raddoppiare quando l'anno prossimo nel campione si considereranno gli under 18 (fino a settembre scorso la legge prevedeva il divieto di somministrazione e vendita per gli under 16). Secondo: si tratta della generazione più precoce d'Europa, con un'età-choc di iniziazione (prima assunzione di alcol), fissata a 11 anni. Tanto che oggi circa il 12% degli under 14 italiani è a rischio e un 70% ha consumato almeno una bevanda alcolica nell'anno. Terzo: il 13% delle intossicazioni alcoliche riguardano minori e gli incidenti alcol-correlati sono la loro prima causa di morte. Quarto: la fascia più problematica è quella delle ragazzine sotto i 14 anni con il 12% di comportamenti a rischio, il doppio rispetto al 6% della media nazionale delle donne. Quinto: superare la dose massima di 12 grammi di alcol al giorno (ovvero un bicchiere di birra) fa aumentare nelle ragazze del 5% la possibilità di contrarre un cancro alla mammella a partire dal secondo bicchiere, dal terzo il rischio aumenta del 25%.

"Può bastare quest'ubriacatura di numeri per porre l'attenzione su un fenomeno troppo spesso sottovalutato?", chiede provocatoriamente Emanuele Scafato, presidente della Sia (Società italiana alcologia). "Di certo informare serve. E ricordiamoci che dobbiamo partire dall'alcol e non dall'alcolismo, che è già una seconda fase: quella che porta alla dipendenza". Sottolineare i rischi, secondo Scafato, serve per aumentare la sensibilità. "Dal Codice Rocco, del 1932, non si metteva in discussione l'età minima di divieto per somministrazione e vendita. Finalmente siamo riusciti a portarla a 18 e non per un capriccio, ma perché è scientificamente dimostrato che è la soglia minima per lo sviluppo dell'enzima che permette una migliore elaborazione dell'alcol e per non incorrere in danni cerebrali. Dovremmo insegnare ai nostri ragazzi che l'alcol non è un alimento, non è nutriente, il corpo non ne ha bisogno. E per loro è molto pericoloso".
 
UN BICCHIERE PER CENA
Forse basterebbe ricordare che l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) consiglia l'astensione totale dal consumo almeno fino ai 15 anni. Per il presidente Sia comunque le ragioni di questa emergenza italiana sono molteplici. "Innanzitutto la più semplice disponibilità rispetto al passato: fra ingressi free-drink, happy-hour un po' ovunque, formule assurde come drink as-much-as-you-can". C'è poi anche un aspetto generazionale, ovviamente: per i maschi è la sfida, la sperimentazione. Per le femmine una sorta di edonismo da emulazione.
"Tutte le minoranze tendono a conquistare quello che considerano appannaggio delle maggioranze, anche vizi e rischi. E così oggi le donne sono il nuovo target", sostiene Valentino Patussi, gastroenterologo e responsabile del Centro alcologico regionale toscano. Per le giovanissime vale anche una compensazione da effetto-dieta: magari non si mangia durante la settimana, per poi bere a volontà (e spesso a stomaco vuoto) quando si esce il weekend. Senza ovviamente arrivare agli estremi, seppur esistenti, della "drunkoressia"(sostituire il pasto con soli alcoolici).
"Purtroppo proprio il consumo lontano dai pasti è un'altra delle abitudini a rischio. È una delle caratteristiche dell'alcolismo giovanile", aggiunge Scafato. "Quando si beve a tavola almeno si è "protetti" dal cibo e l'alcol viene assimilato meno. Invece la quota di 14-17enni che consuma alcol fuori dai pasti è già al 18,8%, mentre fra i 18-24enni si registra un 15% record di "binge drinking" (la bevuta da gozzoviglia). Ovvero bere per la semplice (e assurda) finalità di socializzare ubriacandosi".
 
CATTIVA PUBBLICITÀ
Per gli esperti l'alcol è oggi una sorta di "lubrificante sociale", e per questo un grande business. Sarà un caso che su 310 milioni di euro di pubblicità del settore, ormai ben 65 milioni vengano veicolati da banner pubblicitari e pop-up sui più famosi social network? "D'altronde questo è uno dei pochi ambiti in cui la regolamentazione è delegata alle stesse persone che hanno interessi economici in materia". Aggiunge Patussi: "La Nazionale di rugby ha per sponsor un superalcolico che come tutti fa notoriamente malissimo agli sportivi, nei bar interni dei nostri ospedali trovi whisky e sigarette, la Caritas di Firenze regala a Natale agli indigenti bottiglie di vino e le chiama "scaldacuore", un'importante compagnia aerea regala come gadget casette colorate che sono in realtà fiaschette di liquore, alle feste scolastiche di fine anno si consente di portare la vodka". Sorride amaro, Patussi, pensando alle tante volte che i suoi discorsi sono stati tacciati di "proibizionismo". "E invece i giovani guardano a queste coerenze. Ed è su questo che poi ci chiedono conto". Quindi cosa bisognerebbe fare? "Nel 1913 Giolitti regolava il consumo di alcol per la prima volta in Italia. La legge stabiliva che gli operai non potessero essere pagati nelle bettole, che un parlamentare trovato per due volte in situazioni di ubriachezza non avrebbe più potuto essere rieletto... Sono passati esattamente 100 anni e abbiamo fatto pochissimi passi avanti in materia. L'alcol è una sostanza psicotropa, che altera lo stato fisico: perché non lo diciamo chiaramente urbi et orbi?".
 
LE COLPE DEI GRANDI
La responsabilità degli adulti è quasi un tabù, certo uno degli argomenti più difficili da affrontare. "La verità è che finora", aggiunge Patussi, " la società italiana non ha mai davvero voluto prendere di petto il problema. Per ragioni di tradizione (il vino per esempio è un'icona del nostro Paese), economiche (un giro d'affari notevole) e anche per ignoranza. A partire da noi medici, ovviamente. Inutile allarmarci per i comportamenti dei più giovani quando il controllo sociale non esiste. Gli energy-drink non li hanno mica inventati i tredicenni. E ci illudiamo che se il Pil è alto e lo spread è basso la salute della popolazione sia ottima, invece non riusciamo a insegnare neppure le regole minime di benessere ai nostri giovani".
C'è, poi, un altro effetto legato all'alcol: quello che gli esperti chiamano "droga ponte". Se oggi la fascia più interessata alle ospedalizzazioni è quella degli over 30, nella quasi totalità dei casi si tratta di persone che avevano iniziato a bere in adolescenza. Ma il vero rischio è un altro: ubriacarsi in giovane età fa innalzare pericolosamente la soglia di tolleranza e quindi anche quella di percezione dell'ebbrezza. E questo spesso porta al consumo di altre droghe: cannabis prima, cocaina poi. In questo senso si parla di "droga ponte", una sorta di passaggio da una sostanza dannosa ad un'altra ancora più pericolosa.

Infine, l'ultima emergenza: quella sui comportamenti correlati al consumo degli alcolici. Il pub's crawl, il giro ossessivo di tutti i pub che alcune città (Londra, Glasgow) hanno istituzionalizzato in certe date particolari per poterli controllare meglio. O le piazze utilizzate per bevute pubbliche collettive, come il botellon (in Spagna). E ancora: l'eye balling (si svuota una bottiglia di un superalcolico e l'ultima goccia la si versa in un occhio per aumentare l'effetto-sballo) o il pericolosissimo balconing (tuffo in piscina direttamente dalle finestre delle camere d'albergo delle località di vacanza per giovanissimi). I riti in giro per il mondo sono tanti. Le conseguenze sono sempre le stesse.

I numeri dell'allarme

300mila
i minori italiani
con comportamenti
a rischio
 
11 anni
l'età shock dell'iniziazione
 
Il 70%
degli under 14 ha consumato almeno una bevanda alcolica
nel corso dell'anno
 
15 anni
la soglia al di sotto della quale

l'Oms mette in guardia dal consumo di alcolici

Quanto alcol si beve in Italia

 A CURA DI ANTONIO PITONI, La Stampa

ROMA

In occasione dell’Alcohol Prevention Day l’Istat ha presentato il rapporto 2012 «Uso e abuso di alcol». Come cambiano le abitudini degli italiani in relazione al consumo degli alcolici?  

Secondo lo studio scende il consumo giornaliero di alcol, cresce quello occasionale e fuori dai pasti. Tra il 2002 e il 2012 la quota di chi consumava bevande alcoliche tutti i giorni è passata dal 34,5 al 24,4%. Si registra, invece, un aumento della quota di consumatori occasionali di alcol (dal 35,8% del 2002 al 42,2% nel 2012) e di quanti hanno dichiarato di farne uso fuori dai pasti (dal 23,1% del 2002 al 26,9% del 2012). 

 

Qual è, più in generale, la situazione relativa ai comportamenti a rischio nel nostro Paese in riferimento al sesso, all’età e alla collocazione geografica?  

Nel 2012 le persone dagli 11 anni in su con almeno un comportamento a rischio sono state 7 milioni 464 mila, di cui 5 milioni e 674 mila maschi e 1 milione 790 mila femmine. Rispetto al 2011 si è tuttavia registrata una riduzione (dal 15,2% al 13,8%), dovuta sia a una contrazione nel consumo giornaliero non moderato (passato dall’8,4% al 7,5%), sia alla riduzione nell’abitudine al «binge drinking», ossia l’assunzione di bevande alcoliche in un lasso di tempo più o meno breve (dal 7,5% al 6,9%). Prosegue quindi il trend discendente dei consumatori a rischio, già osservato nel 2011. La riduzione, come evidenzia l’Istat, si osserva prevalentemente tra i maschi (dal 23,9% al 21,7%) e tra coloro che risiedono nelle regioni dell’Italia nord-occidentale e centrale (rispettivamente dal 17,6% al 14,8% e dal 15,0% al 12,3%). L’analisi rileva, inoltre, quote di popolazione a rischio in Molise, Sardegna, Abruzzo, Marche e Basilicata. 

 

Cosa evidenzia il report dell’Istat relativamente alle fasce più giovani della popolazione e al fenomeno del «binge drinking»?  

I giovani tra i 18 e i 24 anni rappresentano un segmento di popolazione in cui la diffusione di comportamenti a rischio resta elevata. In particolare sul modello di consumo dei giovani pesa notevolmente il fenomeno del «binge drinking», ossia delle cosiddette bevute compulsive fino allo stordimento (20,1 per cento dei maschi e 9,1 per cento delle femmine), che rappresenta la quasi totalità del rischio complessivo e che è ormai in questa fascia di popolazione un’abitudine consolidata. Un fenomeno che, tra gli adolescenti tra i 16 e i 17 anni raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione. L’Oms raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni: per questo, tra i giovani di 11-15 anni viene considerato un comportamento a rischio il consumo anche di una sola bevanda alcolica durante l’anno.  

 

Qual è la fotografia dell’adolescente tipo portatore di comportamenti a rischio e in che misura incide nelle sue abitudini il contesto familiare?  

La quota di quanti hanno almeno un comportamento a rischio è molto rilevante tra i giovanissimi, ma con differenze di genere meno evidenti che nel resto della popolazione: le percentuali rilevate sono pari al 12,4 per cento per i maschi e all’8,4 per cento per le femmine. Anche tra i ragazzi di 16-17 anni, continua l’Istat, il quadro dei comportamenti di consumo a rischio è piuttosto critico, interessando il 15,2 per cento dei ragazzi e il 5,2 per cento delle ragazze. Secondo l’Istat l’abitudine da parte dei genitori ad avere almeno un tipo di comportamento a rischio nel consumo di bevande alcoliche sembra influenzare il comportamento dei figli, e chi eccede nel consumo di alcol spesso associa anche altri comportamenti a rischio. 

 

Quali ulteriori comportamenti a rischio si accompagnano, di solito, al consumo di alcol?  

Senza dubbio il fumo. Tra i maschi, il 27,5% dei fumatori e il 26,5% degli ex fumatori, contro il 15,4% dei non fumatori. Tendenze analoghe si riscontrano anche tra le fumatrici, sebbene le percentuali siano più contenute. Alcuni comportamenti a rischio nel consumo di alcolici sembrano inoltre più diffusi tra chi frequenta abitualmente discoteche e luoghi in cui si balla: si arriva al 36,2% (rispetto al 20,1% di chi non va in discoteca) tra i maschi, mentre tra le donne le quote sono, rispettivamente, del 18,1 e del 5,4%. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e gli adulti fino a 44 anni. 

 

Qual è invece la situazione tra gli over 65?  

I comportamenti più a rischio nel consumo di alcol si registrano proprio tra le persone con più di 65 anni (il 40,7% degli uomini contro il 10% delle donne). Le modalità di consumo degli anziani vengono giudicate dall’Istituto di statistica di tipo «essenzialmente tradizionale», caratterizzato in particolare dal consumo di vino durante i pasti. Tuttavia questa tipologia di popolazione fa segnare un trend in costante discesa, negli ultimi anni, per consumo giornaliero non moderato: dal 2003 al 2012 infatti la quota è passata dal 50 al 39,7% per gli uomini e dal 13 al 9,5% per le donne.  

Problemi d'intimità, un terzo degli uomini ricorre ad alcol e droga

Molte le terapie disponibili ma molti prediligono il "faidate"

 

Corrierenazionale - Madrid - Cocaina, eroina, fantomatici farmaci acquistati su internet o alcol. Il tutto per tentare di risolvere un problema che affligge circa il 25% dei maschi in tutto il mondo, l’eiaculazione precoce. È la pericolosa scelta "fai-da-te" intrapresa «da almeno un terzo dei pazienti che poi arrivano dallo specialista in cerca di soluzioni efficaci, che di certo non trovano ricorrendo a sostanze illecite». A sottolinearlo François Giuliano, urologo dell’Università di Versailles, oggi a Madrid a margine della presentazione di un campagna europea di sensibilizzazione su questo problema sessuale.

 

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Droga e alcol, chi è troppo veloce a letto pensa di risolvere così

 
Il 25% degli uomini sotto i 60 anni soffre di eiaculazione precoce e, nonostante la diffusione del disturbo, la vergogna di parlarne ad uno specialista conduce troppo spesso a soluzioni pericolose.
 
 
 
 
 

E’ la disfunzione sessuale più diffusa, affliggendo circa il 25% degli uomini. Un problema che, pur accomunando 1/4 del genere maschile, viene vissuto, al pari di altre disfunzioni sessuali, come un segreto da risolvere troppo spesso con un soluzioni inefficaci o dannose. A rivelarlo è il dott. François Giuliano, urologo dell’Università di Versailles, che a margine della presentazione della campagna europea di sensibilizzazione a Madrid, ha dichiarato che almeno 1/3 di chi soffre di tale disfunzione ricorre a metodi fai-da-te, quali l’uso di cocaina, eroina o alcool. Il tempo per il consumo di queste sostanze è solitamente il weekend, quando le occasioni sessuali aumentano rispetto al resto della settimana. In questi giorni, nota l’urologo, “prendono l’abitudine di bere alcol, che effettivamente ritarda l’eiaculazione, ma di certo non può essere una soluzione duratura per una vera e propria malattia”.

 

Le cause dell’eiaculazione precoce possono essere di tipo organico o psicologico, ma, in ogni caso, si tratta di un disturbo che gli studiosi conoscono bene e sono in grado di poter indirizzare i pazienti verso la soluzione migliore. Il prof. Vincenzo Mirone dell’Università Federico II di Napoli ha infatti notato che “le terapie oggi ci sono: è disponibile la dapoxetina, un farmaco efficace che ritarda di 4-5 volte il tempo di durata del rapporto e che va assunto due o tre ore prima dell’incontro sessuale”. Una delle principali difficoltà per la cura del disturbo è non a caso la ritrosia a parlarne, ad accettarlo e, infine, a diagnosticarlo. Il prof. Mirone nota infatti che

continua su: http://scienze.fanpage.it/droga-e-alcol-chi-e-troppo-veloce-a-letto-pensa-di-risolvere-cosi/#ixzz2PTgMd9tN
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Alcol e adolescenza: come il cervello modifica il suo funzionamento


Dronet - Un elevato numero di ricerche evidenzia gli effetti negativi che derivano dal cosiddetto “binge drinking”, ovvero il bere molti alcolici in poco tempo, una pratica sempre più diffusa tra gli adolescenti, soprattutto durante i primi anni di college e di università. Queste grandi quantità di alcol, sono spesso accompagnate da cambiamenti comportamentali nei ragazzi, che sono indicativi di alterazioni che avvengono a livello cerebrale e che sono stati studiati ancora relativamente poco. Una recente ricerca longitudinale, condotta presso la Penn State University, ha utilizzato la Risonanza Magnetica funzionale (fMRI) e innovative tecniche statistiche che consentono di creare mappe di connettività effettiva tra le varie aree cerebrali, per indagare le risposte del cervello agli stimoli correlati all’alcol, in un gruppo di 11 studenti tra i 18 ed i 19 anni. I ricercatori hanno registrato l’attività dei loro circuiti cerebrali mentre eseguivano un compito in cui dovevano spingere il più velocemente possibile un pulsante, in risposta a stimoli visivi legati all’alcol oppure neutri. L’esame è stato effettuato sugli stessi studenti per 3 volte: prima dell’inizio del primo anno di college, durante il primo semestre e verso la fine del secondo semestre. Analizzando i risultati finali i ricercatori hanno trovato segni di abituazione agli stimoli alcol-correlati nelle aree cerebrali che processano le emozioni, le quali mostravano una minore connettività (e tempi di reazione più lenti) quando gli studenti dovevano rispondere ad immagini legate all’alcol rispetto a quelle neutre. L’alterazione più rilevante è stata osservata nei circuiti che mediano il controllo cognitivo, in cui è stata misurata la maggiore connettività durante il primo semestre di università, quando aumentavano gli effetti dell’uso di alcol. Questo significa che gli studenti necessitavano di un maggiore sforzo per reclutare le regioni cerebrali coinvolte nel controllo cognitivo per frenare l’impulso verso gli stimoli associati all’alcol, quando avevano l’istruzione di rispondere solo agli stimoli neutri.
Questi risultati indicano, secondo i ricercatori, che le connessioni cerebrali coinvolte nella gestione delle emozioni e del controllo cognitivo vengono alterate dall’aumentata esposizione all’alcol, possono influenzare molte parti del cervello ancora in via di sviluppo negli adolescenti e possono potenzialmente perdurare per molto tempo, anche nella fase adulta.

ITALIA - Consuma alcool l'80% dei 15enni. Rapporto

Notiziario ADUC - Anche se l'85% degli adolescenti italiani si dichiara in buona salute, molti dicono di soffrire ogni giorno di un qualche disturbo, tra mal di testa, mal di stomaco, mal di schiena, capogiri o difficolta' ad addormentarsi. Crescono inoltre i consumatori di alcol. A 15 anni e' solo il 20% dei giovani che non consuma bevande alcoliche. E' quanto emerge dallo 'Studio Hbsc-Italia: rapporto sui dati 2010', sui comportamenti diffusi tra gli 11, 13 e 15enni italiani, nell'ambito del progetto del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanita', 'Guadagnare salute'. I risultati sono stati ottenuti distribuendo 75 mila questionari agli studenti di 3723 classi. Circa i comportamenti a rischio, si e' visto che con l'eta' cresce il consumo di alcol. Se infatti a 11 anni il 64% dichiara di non farne uso, a 15 anni si scende drasticamente al 20,4%. Ad aumentare con l'eta' e' soprattutto la frequenza del consumo settimanale, che passa dal 4% a 11 anni ad oltre il 25% a 15. A bere sono soprattutto i maschi. Quanto al peso, il 13% circa delle adolescenti e il 21% dei maschi e' in sovrappeso, mentre il 2,3% delle ragazze e il 4,7% dei maschi e' obeso.

Alcol e gioco d’azzardo: legame sempre più stretto

 

Cuni (Centro studi Apcat): da noi 1400 persone con problemi legati al bere In media maschi tra i 45 e i 50 anni, ma i giovanissimi non ci seguono

di Giuliano Lott, Corriere delle Alpi, Trentino - TRENTO. Sulla piaga dell’alcolismo si innesta un’ulteriore problema: quello del gioco d’azzardo. Ma la prima distinzione che Roberto Cuni, coordinatore del centro studi Apcat, sottolinea è terminologica: «Non usiamo il termine “alcolista”, anche se è corretto e di uso comune. Noi preferiamo parlare di persone che hanno problemi con l’alcol, e i club, anziché “alcolisti”, sono “alcologici”». I 162 club Apcat (Associazione provinciale club alcologici territoriali) del Trentino accolgono circa 1400 persone. «In media - spiega Cuni - abbiamo 8 persone per club. Oltre i 12 si crea un nuovo club, poiché la nostra metodica funziona solo con gruppi ristretti, diciamo dalle 6 alle 10 persone. Noi favoriamo il rapporto con i familiari, ma accogliamo anche singoli». Gli incontri sono quattro al mese, uno per settimana, della durata di un’ora e mezza ciascuno. «I gruppi vengono seguiti da un “servitore-insegnante”, che svolge il ruolo di facilitatore, aiutando le persone a parlare di sé, ma senza dare risposte di contenuto. Sono medici, psicologi, o anche persone che hanno vissuto l’esperienza in prima persona o in famiglia e vengono formate per condurre quelli che sono in sostanza dei gruppi di auto-mutuo aiuto. Gli incontri sono semplici scambi di esperienza, ci si racconta la settimana appena passata, con gioie e dolori. Ognuno parla di ciò che ha fatto, in relazione alla propria vita e all’assunzione di bevande alcoliche».


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Alcol: "discorsetto" genitori efficace per diminuire bevute

(AGI) - New York, 21 mar. - I 'discorsetti' dei genitori prima che i figli partano per l'universita', se fatti seguendo delle precise linee guida, possono riuscire ad evitare che i ragazzi bevano, o comunque limitano il consumo. L'ha dimostrato uno studio della Penn State University pubblicato dal Journal of Studies on Alcohol and Drugs. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di piu' di 1900 future matricole, ognuna delle quali e' stata catalogata in una delle quattro categorie non bevitore, bevitore moderato, forte bevitore nel week end e forte bevitore. Ai genitori e' stata inviata una copia di un manuale messo a punto dal team e contenente strategie e tecniche per comunicare oltre a informazioni sugli effetti dell'alcol sul corpo. Ai genitori e' stato chiesto di fare il colloquio con i figli prima di partire o una volta partiti: "Il risultato - spiegano gli autori - e' stato che con colloqui prima della partenza e' piu' probabile che i figli non bevitori rimangano tali, o al massimo diventino bevitori moderati".

Vino rosso e longevità

Studio trova collegamento tra componenti del vino rosso e lunga vita.

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