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amy, il pop basato sul dolore

Niente più Rehab per Amy Winehouse, che a 27 (come prima di lei altre icone: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix) se n'è andata, prelevata (nella sua casa di Londra) da un cocktail di farmaci, alcolici, droga, depressione e negligenza. Per chi ama la musica, uno shock e un dolore brutto: mentre quello che nei momenti migliori la sua voce comunicava era il riscatto, con grinta, da un dolore pervasivo.Purtroppo, i suoi momenti migliori non erano recenti. L'ultima volta che la cantante aveva bucato il video era stato per tutte le ragioni sbagliate: quella performance a Belgrado, lo scorso 20 giugno, all'inizio di quella che doveva essere la tournèe del rientro (e che l'avrebbe riportata anche in Italia). Un'implosione dal vivo, con la cantante in stato confusionale, barcollante, balbettante, fischiata; una più accorta gestione del suo talento vocale avrebbe dovuto impedirlo. Perché nei suoi momenti migliori, Amy, cresciuta in mezzo a una famiglia di taxisti e jazzisti londinesi, e venuta su in un momento di grande gloria per le nuove tendenze black, r&b e hiphop, era l'ultima vera chanteuse contemporanea: una presenza sensuale e volitiva sul palco, una sberla di vocione che seguiva ritmi tra pop e jazz, smuovendo in chi l'ascoltava nelle gambe e qualcosa nel cuore. Nei suoi due album, Frank (2003) e Back to Black (2006), la parabola di quello che sarebbe potuta diventare è appena abbozzata: diamante ancora grezzissimo ma di grande graffio vocale nel primo, e nel secondo una vera svolta soul con la levigatissima produzione al servizio del suo malessere esistenziale, declinato in canzoni come la citata Rehab o You know I'm no good. Pezzi molto veri ben scritti (lei, coautrice) e interpretati da diva: un esempio ormai raro di pop fondato sul dolore. Con cui ha conquistato uno status iconico e vette di successo come tacchi impossibilmente alti per lei. Che non è riuscita, purtroppo, a reggere quel suo equilibrio, precario e unico, tra anima soul, presenza sexy e pericolo di autodistruzione. Impossibile non soffrire per lei, così com'è stato impossibile non soffrire con lei. 

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