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Animali che vanno a caccia di sballo

Bacche, funghi e radici: quanta droga in natura
(...) Gli elefanti seguono con attenzione lo sviluppo dei frutti delle palme del genere Borassus. Quando sono maturi, cadono a terra e fermentano. A quel punto diventano alcolici, i pachidermi lo sanno e ne approfittano per colossali sbronze. Non succede per caso: "Cercano proprio l'alcol", spiega Giorgio Samorini, etnobotanico e autore del libro "Animali che si drogano", edizioni Telesterion. "Qualche anno fa, in Bangladesh, paese musulmano dove l'alcol è proibito, alcuni elefanti hanno scovato, attirati dall'odore, una distilleria clandestina. Per arrivarci, hanno abbattuto anche i muri di mattoni del laboratorio. Poi, ubriachi, hanno quasi distrutto il paese". Quello degli elefanti è un caso noto, ma sono quasi cento le specie animali che si drogano.

Nel Kansas, ogni anno circa 5000 bovini vengono soppressi perché "tossicomani". Sono mucche che scoprono le erbe che procurano effetti inebrianti e finiscono per mangiare solo quelle. Trasmettono questo loro comportamento ai piccoli e agli altri animali del gruppo, la mandria dimagrisce e gli allevatori la eliminano perché poco produttiva. I pettirossi americani a febbraio migrano migliaia dal Canada in California. Arrivati, si ingozzano delle bacche del caprifoglio fino a stordirsi. Poi hanno il comportamento irrazionale degli ubriachi, aggrediscono i gatti, girano la testa di qua e di là, finiscono investiti dalle automobili. "Con gli stessi frutti gli indigeni preparano un sidro, che, bevuto in eccesso, diventa allucinogeno", racconta Samorini. E spesso il comportamento passa dagli animali agli esseri umani. I pigmei hanno visto i gorilla consumare le radici dell'iboga, dal potere allucinogeno, e li hanno imitati. Il caffé è stato individuato osservando le capre che ne vanno pazze. Alcune popolazioni siberiane hanno scoperto dalle renne le proprietà inebrianti dell'urina di chi aveva mangiato il fungo Amanita muscaria.

Le sostanze attive sulla psiche sono cercate da mammiferi, uccelli e persino insetti. Esiste dunque una componente naturale che spinge a questo comportamento? (...)

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