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Chi ha paura dei cervelli stupefacenti?

Gilberto Corbellini, docente Università La Sapienza Roma, Il Sole 24 Ore.

Fonte www.selpress.com/unibs/esr_p1.asp

Le sostanze psicoattive causano certamente danni al sistema nervoso, soprattutto agli adolescenti, ma non tutte allo stesso modo e hanno anche nuove potenzialità terapeutiche

II nostro cervello è il risultato di un lunghissimo processo evolutivo che ha visto selezionarsi il materialebiochimico di cui è fatto, quindi anche i neurotrasmettitori usati per elaborare i segnali e produrre l'informazione che governa i nostri comportamenti, in risposta agli stimoli ambientali. Tra questi stimoli c'erano e ci sono sostanze presenti nell'ambiente con effetti in parte tossici, ma in grado di modificare il comportamento e produrre un'alterazione degli stati mentali. Sono le droghe: oggi pensate solo in negativo, per motivi di ipocrita convenzione e perché a causa del moralismo proibizionista sono prodotte e commercializzate criminalmente per far danni e trame ingenti guadagni, ma che sono state parte integrante della storia alimentare, emotiva e cognitiva della nostra specie. Farmacologi, medici e politici dovrebbero chiedersi non solo, e giustamente: «drogarsi fa male?». E che causi danni non ci sono dubbi.

Ma la domanda non meno cruciale è: «perché ci droghiamo?»; cioè «perché nonostante facciano anche male, così tante persone (ma non tutti!) cercano le droghe e sono disposte a cor- Le leggi proibizioniste penalizzano gli studi neuroscientifici impedendo progressi nello studio della mente e delle cure di gravi malattie rere gravi rischi e andare contro le leggi pur di ottenere l'effetto che esse producono sul cervello?». Se poi si volesse affrontare intelligentemente la questione ci si domanderebbe: «stante il modo in cui funziona il cervello e dato l'effetto dei diversi principi psicoattivi, quanto fa male consumare questa o quella specifica Infine: «in che misura il danno che la droga causa rischia di es sere amplificatoda un intervento che non tiene conto della biologia del comportamento umano, per come si è evoluta attraverso la selezione naturale dei processi che regolano in particolare le nostre emozioni?».

Chi ragiona con pregiudizi ideologici, è infastidito dalla libertà e dall'autodeterminazione, pensa in termini di paternalismo medico e non ha una visione darwiniana dei problemi medico-sanitari, non sarà disposto ad andare più a fondo. Ma ci sono dei fatti scientifici, che è immorale nascondere sotto il tappeto. E che danno indicazioni di quale sarebbe una politica sana ed efficace per contrastare le tossicodipendenze. "Senza aria fritta", come dice il sottotitolo di un bel libro del neurofarmacologo ed epidemiologo David Nutt, che tre mesi fa ha cofirmato un articolo su «Nature Reviews Neuroscience», in cui si dimostra che le leggi che classificano, senza giustificazione, come molto pericolose e rendendole quindi illegali alcune droghe che fanno meno danni dell'alcool o del tabacco, di fatto censurano la ricerca neuroscientifica, e ritardano gli avanzamenti nella ricerca di trattamenti più efficaci per gravi malattie mentali. I neuroscienziati sono provvidi di esempi sulle potenzialità scientifiche e mediche di una ricerca che potesse accedere senza limitazioni alla sperimentazione in laboratorio su tutte le droghe psicoattive.

Una ricerca libera potrebbe studiare gli effetti della cannabis, che è stata usata per millenni dai medici ed è proibita senza valide ragioni scientifiche e mediche. I principi attivi della cannabis sono già terapeuticamente indicati per controllare la spasticità nei malati di sclerosi multipla, per stimolare l'appetito e come analgesici. Ma ci sono indicazione per trattare alcune insonnie, i disturbi da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo post-traumatico da stress e alcune forme di ansia. Inoltre, poiché i cannabinoidi inducono stati psicotici reversibili, questa droga aiuterebbe a capire la natura della psicosi, oltre che le basi neurofisiologiche della coscienza, del dolore e dell'appetito, ma anche la regolazione delle emozioni. Tra l'altro nel nostro cervello i recettori per i cannabinoidi - gli endocannabinoidi - sono presenti più di qualunque altro recettore per i principi attivi delle droghe, a riprova che con le specie vegetali del genere cannabis, abbiamo fatto un percorso evolutivo in comune, aiutandoci reciprocamente ai fine della riproduzione e sopravvivenza. Il consumo della cannabis è forse più antico e più implicato nel controllo individuale e sociale dei disagi umani, del consumo delle piante che producono nicotina. Ma la nicotina è legale. Nonostante il fumo di sigarette aumenti del 20% il rischio di cancro del polmone. Mentre l'unico rischio calcolato, ben più basso cioè del 2%, con la cannabis, sono episodi psicotici più prolungati ma sempre reversibili. Non meno lunga è la storia evolutiva dei rapporti tra il nostro cervello e gli psicodelici diffusissimi in natura e contenuti in funghi radici (ibogaina), eccetera. La psilocibina è già indicata per trattare medicalmente disturbi ossessivo compulsivi ed emicranie a grappolo, ma vi sono indicazioni terapeutiche per le depressioni gravi. Sul piano degli interessi perla ricerca neuroscientifica, lo studio sperimentale della psilocibina aiuterebbe a capire meglio la coscienza, i processi percettivi e l'origine delle psicosi e dei disturbi dell'umore. Anche l'Lsd è efficace per trattare emicranie e grappolo e per lo studio della coscienza, della psicosi, della percezione. Gli psicodelici consentirebberodi studiate meglio i recettori della serotonina, e sono usati, benché spessissimo illegalmente, per aiutare i malati terminali ad affrontare serenamente il trapasso.

Ci vuole una bella cattiveria umana per negare a chi sta morendo nell'angoscia di assumere qualcosa che lo farebbe star bene, con la scusa idiota che è Megale! Esempi analoghi si possono fare per droghe stimolanti come l'Mdma e il mefedrone. Ma un caso incredibile è quello della ketamina e di alcuni derivati meno tossici: oltre che come analgesico e anestestico, la ketamina è potentissima per trattare la depressione. Milioni di persone che soffrono di depressioni gravi si risparmierebbero tanta sofferenza, e alcuni non si suiciderebbero, se non fosse l'ottusità dei politici e dei moralisti a governare le società.

David Nutt, Drugs - without hot air: minimising the harms of legal and illegal drugs, Uit, Cambridge, pagg. 368, £12,99 David I. Nutt, Leslie A. King & David E. Nichols, Effects of Schedule I drug laws on Neuroscience Research and Treatment Innovation, Nature Reviews Neuroscience n. 14, pagg. 578-586

Commenti

Re: Chi ha paura dei cervelli stupefacenti?

Bellissimo l'articolo di Corbellini; è davvero ora che qualcuno si dia da fare; invece chi potrebbe fare qualcosa non fa niente e ritira la testa fra le spalle fingendo di non conoscere la verità di quanto scrive, ma è ben noto che la cannabis ha più pregi che difetti. Quante sostanze ci sono, oltre alla nicotina e all'alcol, che sono più dannose dell'"erba" e che nessuno si sogna di proibire. Bisogna chiedersi qual'è la ragione di tale comportamento dei politici. Vorrei che qualche persona nota e autorevole lanciasse una campagna per la raccolta di firme a questo proposito. Ne girano ormai tante nel web: questa sarebbe proprio utile a tante persone che soffrono.

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