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Farmaci da maneggiare con cura


Spesso risolutivi se prescritti da chi li conosce. Per una scelta oculata è fondamentale una diagnosi corretta

 

Corriere.it - Prima della Seconda Guerra Mondiale l’unica depressione nota era la «Grande Depressione» successiva al crollo di Wall Street del 1929: a quei tempi si parlava di esaurimento nervoso o, peggio, di pazzia. Dopo decenni e innumerevoli ricerche sull’argomento, oggi la depressione si conosce bene ma tuttora la diagnosi arriva tardi o non arriva mai: meno del 50 per cento dei casi vengono effettivamente riconosciuti. Perché i pazienti hanno ancora difficoltà a parlarne col medico, devono superare la vergogna (per fortuna diminuita rispetto al passato) e anche l’idea che nessuna terapia possa funzionare. «Il numero di persone che si rivolgono ai servizi psichiatrici specialistici cresce ogni anno, per cui la situazione sta migliorando — riferisce Angelo Barbato, del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale del Mario Negri di Milano —. Lo psichiatra è però una "seconda scelta" per il paziente, che all’inizio preferisce parlare con il medico di base. Ma questo purtroppo ha pochi strumenti per intervenire, di fatto può prescrivere i farmaci ma difficilmente ad esempio può garantire un reale accesso alla psicoterapia nelle sue varie forme.

 

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