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Fuori controllo

Jo ha 21 anni, una famiglia, un ragazzo e un peso nella norma. Nessuno si è accorto che è bulimica. Solo a una fotografa, coetanea ed ex "bingeing", ha raccontato il suo rituale: "Ogni giorno, dalle 8 all'una di notte, il cibo diventa il mio sballo"

di Mara Accettura, Drepubblica

Questo non c'entra niente con l'essere magri. Non c'entra niente col voler essere la prossima Kate Moss". Jo ha 21 anni, è nata a Manchester ma vive da sola a Edimburgo dove studia dance therapy e si occupa di anziani. Una vita apparentemente normale. Se non fosse che tutti i giorni, appena scesa dal letto, sale sulla bilancia, poi fa colazione, carote, mele disidratate, cibo sano, che fa bene. E si pesa ancora. Forse oggi è il giorno buono: e A Good Day è anche il titolo del progetto della fotografa Laia Abril, che vedete in queste pagine.
Ma si sa come la giornata va a finire: tanto vale cominciare subito. Apre dispensa, frigorifero e si ingozza di torte alla frutta, crêpes con marmellata, crème caramel, biscotti, tiramisu. Poi latte e cocacola. Venti minuti di binge, follia alimentare. "Mangio nello stesso modo in cui ci si fa di canne o si sballa con l'eroina... Per cercare sollievo", dice Jo.
Il sollievo è nell'obnubilamento della mente davanti a quella grande quantità di cibo, davanti a un film che la distragga dai pensieri più angoscianti ("Sono sempre stata la stupida della famiglia... Che importa essere stupida in un'altra area della vita?") e dal caos della sua casa. Il sollievo è nel vomito, nei lassativi. "Allora mi dico che tutto sarà ok. Starò meglio".
Si rende conto che è disgustoso. Se lo ripete tutte le volte davanti allo specchio mentre si lava i denti. Ma questo rituale di binge and purge, fame spasmodica, incontrollabile, seguita dalla purificazione, va in scena ossessivamente anche tre volte la mattina, tre volte il pomeriggio e tre volte la sera. "Dalle 8 all'una di notte". La sua felicità è appesa all'ago della bilancia. Se segna sempre 58, hurrah!
Jo soffre di bulimia, disordine alimentare che assieme all'anoressia colpisce soprattutto le donne (95%) tra i 12 e i 25 anni (in Italia si stimano 150-200mila casi, negli Usa un'adolescente su 100). Si crede che ci sia una componente genetica e che il comportamento ossessivo-compulsivo favorisca la struttura psicologica che soggiace all'anoressia, ma "se i geni caricano l'arma", come dice un opuscolo sull'anoressia, "è l'ambiente che crea il grilletto". Non a caso i disordini alimentari sono più comuni nei paesi industrializzati e tra persone con istruzione superiore. "Il raggiungimento della magrezza per mezzo della dieta è un'industria multimilionaria che per oltre cento anni non ha fatto che rafforzarsi costantemente; il capitalismo ha usato tutto il suo potere per convincerci che dobbiamo dimagrire", scrive Sharman Apt Russell in Fame (Codice edizioni).
Consumismo a parte, oggi queste patologie sono in aumento anche grazie a internet, "che raggiunge un nuovo pubblico con siti pro ana, a favore dell'anoressia, in cui si scambiano consigli su come autoimporsi il digiuno".
Jo - cosa che succede a metà delle anoressiche - è diventata bulimica un paio di anni fa, dopo essere stata anoressica per 6 anni. Laia Abril, 24 anni, autrice delle foto di queste pagine, l'ha conosciuta in un forum online sulla bulimia. Particolare non irrilevante: anche lei è stata bulimica per 10 anni da quando ne aveva 14. È stata la condivisione di questa esperienza ad abbassare le difese di Jo, spingerla a raccontare, a farsi fotografare, filmare anche in un video. La vediamo a casa, in una fattoria dove lavora saltuariamente, al supermercato, dove, a seconda dei soldi a disposizione, è capace di riempire carrelli di cibo anche tre volte al giorno. Le cassiere probabilmente si strizzano l'occhio quando la vedono. "Mi dicono: "Come stai?"", racconta. ""Tutto ok?", mi chiedono. Ma è evidente che sanno benissimo che c'è qualcosa che non va: compro tutti i giorni stupide quantità di cibo. Non sono così popolare da organizzare feste tutte le sere!". E in effetti vediamo Jo sempre da sola nel disordine del suo appartamento, tra lattine, scatole di biscotti, avanzi. Le scarpe da danza appese alla maniglia della porta. "Mi sveglio con la gola dolorante, il mal di testa", dice. "E odio il mio corpo per questo". A volte vuole resistere all'impulso. "Non voglio. Allora per distrarmi comincio a tagliarmi, soprattutto sulle gambe e i piedi, così nessuno può vedere". Ma nessuno, ed è questo il lato più drammatico, né i genitori, né il suo ragazzo, che però vivono in città diverse, si sono mai accorti di niente. Questo non è raro, dal momento che il 64% delle bulimiche ha un peso normale.
"Voglio far capire alla gente che cosa è la bulimia", racconta Abril. "In genere i media si concentrano solo sull'anoressia e questa confusione e disinformazione fa sì che le famiglie non si rendano conto che le loro figlie sono malate, allungando così il processo diagnostico e rendendo cronica la malattia". La stessa Jo, dopo aver ridimensionato o negato più volte il suo disturbo, ha riconosciuto da poco di essere bulimica . Oggi è in lista d'attesa per una cura col servizio sanitario nazionale. Laia invece ne è uscita. O quasi. "Dopo vari ricoveri in ospedale, di cui uno per circa due mesi, mi sono ripresa. È un anno e mezzo che non ho più episodi di bingeing, ma ci vogliono cinque anni per esserne davvero fuori".

Continua a leggere su Dweb (pp 122-123)

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