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Gioco d’azzardo e tasse non pagate: a beneficio di chi?

 

 Risky-Re -Nulla da ridire sia ben chiaro col gioco, e neppure con quello d’azzardo, ci mancherebbe!
Infatti esso fa parte dei giochi più generalmente intesi e come tali utilissimi alla crescita ed alla vita e nella sua componente di azzardo simula le condizioni di rischio sperimentale che aiutano a costruire la propria identità.

Le attività legate al gioco d’azzardo si articolano lungo un continuum che parte dagli aspetti ludico-ricreativi, sociali ed istituzionali della pratica che possono essere altamente piacevoli e addirittura consigliabili. Il punto è che essi possono esitare in alcune persone in un rapporto problematico fino a sviluppare, nelle persone più vulnerabili, una condizione di dipendenza patologica. Prevenzione e cura si rivolgono a queste condizioni psicopatologiche non al gioco in generale o a quello d’azzardo in particolare: sarebbe una società anestetizzata e davvero….. triste quella senza gioco. Esistono poi fattori di rischio generali che influenzano il formarsi del gambling patologico.

La crisi finanziaria globale, la carenza di occupazione e la precarietà in cui vivono molte persone; lo stato di disperazione per la povertà incipiente, il debito incalzante, l’usura asfissiante, sono fattori di esposizione alla suggestione dell’inseguimento e dell’attesa della dea bendata. Ma anche la depressione dilagante è una pre-condizione che espone alla dipendenza da gioco (l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima nel 7% le persone che soffrono apertamente di stati depressivi).

Il giocatore d’azzardo patologico, quello compulsivo per intenderci, è attratto infatti in modo perverso non tanto dal gioco rischioso in sé quanto da una schiavitù che si base sulla reiterazione di un copione interno. La vittoria dovrebbe avvenire più attraverso una coazione a ripetere del rischio, mentre il giocatore sano si contraddistingue per cercare l’aspetto ludico del gambling. Perché nel giocatore d’azzardo prevale la compulsione della coazione a ripetere del rischio?
La vittoria rappresentata dalla vincita a ogni costo è fortemente richiesta anche in modo delirante come un ostinato e gigantesco bisogno per esistere e pertanto la vincita potrebbe rappresentare una sorta di ricompensa tanto magica quanto furtiva che verrebbe rubata alla fortuna; fortuna intesa idealmente come una fonte di vita ricca ma avara.
L’atto del rischiare freneticamente d’azzardo si traduce una sfida magica e il giocatore diventa vittima di un fantasma che lo sollecita di entrare all’interno di una situazione delirante di recupero. L’autolesionismo si comprende nel momento in cui si riconosce l’ostinazione stessa che testimonia come il destino crudele si ripete inesorabilmente. Il giocatore come il bulimico è catturato da un senso inesorabile di vuoto, di noia, di depressione dove la confusione mentale regna sovrana. Nei disturbi compulsivi come il gambling patologico le condotte ossessivamente ripetitive servono allo scopo di ridurre l’ansia e la tensione interiore.

La impulsività progressivamente invade lo psichismo fino ad obbligare l’individuo allo stato coatto.

L’impulsività, la compulsivita’ e l’ossessività si rintracciano come sintomi importanti di una schiera eterogenea di disturbi psichiatrici. Una lettura psicopatologica del problema consente di rilevare che lo spettro dei disturbi impulsivi e compulsivi rappresentano gli estremi di un continuum che va dalla sovrastima del pericolo col suo fobico evitamento ad una ridotta percezione della rischio di determinati comportamenti e ad una spasmodica ricerca di situazioni nuove ed eccitanti.

La “triade” sintomatica formata da impulsività, compulsivita’ e ossessività connota frequentemente sia i Disturbi di Personalità, specie il tipo Borderline, sia l’abuso di sostanze che i Disturbi della condotta come il gambling patologico. (Nizzoli 2011).

Quindi spesso il Gambling patologico si presenta di norma in concomitanza con altri Disturbi. Le buone pratiche ingiungono di condurre una esplorazione completa all’incontro con ogni nuova situazione di gambling patologico.

Mentre milioni di persone per svariate motivazioni, si tratta infatti di fenomeni multi-causati, sono attaccate al gioco, vere e proprie compagnie di affari speculano su questo lor, bisogno; anzi lavorano per indurlo e per rafforzarlo. Purtroppo gli Stati lucrano su questi comportamenti. Da decenni esiste la “tassa degli stupidi” cioè quell’obolo che ingrassa i bilanci degli Stati. Se gli Stati si facessero carico dei danni provocati da queste attitudini ed addiction si accorgerebbero che i loro incassi verrebbero dilapidati in cure per le persone che esitano in patologie della dipendenza. Inoltre si accorgerebbero che avrebbero danneggiato individui, famiglie e contesti, insomma in cambio di tasse avrebbero dovuto scontare un peggioramento della qualità della vita: una pessima lezione educativa scambiata per un buon incasso in tasse. Tutto ciò se gli stati di occupassero dei danni che arrecano. Il nostro purtroppo si limita ad incassare e la scia i danni ai singoli ed alle famiglie. Gli interventi di prevenzione e cura finora esistenti per quanto benemeriti sono davvero poca cosa. Ma l’intreccio con la speculazione diventa più complesso e contorto. Per giochi di malaffare lo Stato abbuona il pagamento di costi che gli sarebbero dovuti dalle reti di promozione dei mercati delle slot. Gli intrecci tra politica ed affari che tanto segnano il panorama della corruzione nel campo del gioco d’azzardo sono, se si può, ancora più stretti. Fiumi di denaro non incassati dallo stato a beneficio di chi? Sarà un altro capitolo dei dossier della Magistratura a dircelo?

Umberto Nizzoli

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