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Ictus, una patologia in crescita fra le donne.

Spesso per l'effetto combinato di fumo e pillola contraccettiva, ma anche chi utilizza droghe è poiù espsoto: cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali

Anziano, maschio. Nell’immaginario collettivo è questo il ritratto del paziente colpito da ictus. Invece non è così, al contrario: negli anziani grazie a una migliore prevenzione il numero di casi sta pian piano calando, mentre è in crescita fra i giovani e le donne e, stando alle statistiche, al di sotto dei 55 anni l’incidenza di ictus è pari a 60 vittime ogni 100mila abitanti. Il problema, insomma, non è più una rarità prima della vecchiaia e la colpa è in parte dello stile di vita, nettamente peggiorato: fumo, sedentarietà e diete scorrette hanno aumentato il numero dei giovani adulti con fattori di rischio per l’ictus come sovrappeso, colesterolo e pressione alta. Ma non è solo questo, come spiega Giuseppe Micieli, direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza dell’Istituto Neurologico Mondino di Pavia: «I traumi a testa e collo, ad esempio, aumentano il pericolo di ictus soprattutto nei giovani provocando la cosiddetta “dissecazione” delle arterie: il vaso si “stira”, il rivestimento interno si scolla dalla parete e chiude il lume. Può accadere in seguito a incidenti stradali, traumi durante la pratica di uno sport, perfino dopo manipolazioni cervicali troppo intense per la chiropratica. Anche l’esercizio fisico eccessivo può incrementare il rischio, così come l’uso di droghe».

«Cocaina, eroina, amfetamina, ecstasy e perfino l’hashish accrescono la probabilità di ictus, spesso perché provocano sbalzi di pressione molto pericolosi per le arterie cerebrali - conferma Carlo Gandolfo, neurologo dell’Università di Genova -. L’ictus si manifesta perfino nei bambini: sono casi per fortuna rari, associati in genere a malattie genetiche o cardiopatie congenite, che però arrivano tardi dal medico proprio perché non ci si immagina che l’ictus possa riguardare un bimbo». Lo stesso vale per le donne, che si sentono erroneamente al sicuro da questa malattia: a scorrere i numeri pare vero il contrario, perché l’ictus uccide due volte di più rispetto al tumore al seno, temutissimo da tutte. «Quattro donne su dieci non sono preoccupate dalla possibilità di andare incontro a un ictus, eppure hanno una probabilità di svilupparlo più alta degli uomini per numerosi motivi - spiega Antonia Nucera, neurologa della Stroke Unit dell’Ospedale Sant’Andrea di La Spezia e rappresentante italiana della World Stroke Organization -. Le giovani fumatrici, ad esempio, sono ad alto rischio perché nel sesso femminile il metabolismo della nicotina è più veloce e le sigarette hanno effetti particolarmente nocivi sui vasi sanguigni e la pressione, tanto che nella donna una sigaretta fa danni quanto cinque nell’uomo. Se a questo si aggiunge l’uso della pillola contraccettiva, che aumenta sensibilmente la probabilità di formazione di trombi, il pericolo cresce ulteriormente e si impenna fino a 30 volte se a tutto ciò si somma l’emicrania con aura, un altro fattore di rischio per l’ictus soprattutto prima della menopausa».

 

 

 

Pericolosa anche l’ipertensione in gravidanza, che andrebbe evitata in ogni modo; chi ne ha sofferto dovrebbe poi essere monitorata attentamente negli anni successivi, perché la pressione alta è il fattore di rischio più rilevante per gli eventi cerebrovascolari. Passata l’età fertile la probabilità di ictus sale ancora perché viene meno l’effetto protettivo degli estrogeni sul sistema cardiovascolare e la pressione dopo i 50 anni cresce più nelle donne che negli uomini. «Con la menopausa aumenta anche il rischio di obesità e di accumulo di grasso viscerale, la cosiddetta “pancetta”: il girovita dovrebbe rimanere al di sotto degli 80 centimetri e comunque mai superare gli 88, oltre la probabilità di ictus diventa molto alta - spiega Nucera -. Man mano che l’età aumenta, poi, è sempre più comune la fibrillazione atriale, un’aritmia che favorisce l’ictus e che in alcune provoca palpitazioni, ma a volte è del tutto asintomatica: sarebbe perciò opportuno valutarne l’eventuale presenza con uno screening dopo i 70-75 anni, come consigliano le nuove linee guida per la prevenzione dell’ictus nelle donne appena pubblicate sulla rivista Stroke. Una prima idea tuttavia si può avere tuttavia anche da sole, rilevando la pulsazione del sangue al polso: un battito irregolare si può “sentire” anche se non si è un medico».

Le donne, poi, sono a rischio pure perché trascurano i segnali dell’ictus, spesso un po’ diversi rispetto a quelli “classici”: sottovalutano i mal di testa anche se forti e improvvisi, non badano a disturbi di coscienza, trascurano le palpitazioni indice di fibrillazione atriale. Così arrivano tardi alle cure mediche, in condizioni peggiori rispetto agli uomini, finendo per avere esiti più gravi. «E sono colpite dalla depressione post-ictus ancora più dei maschi: spesso sono sole, non accettano facilmente di non essere più autonome e perdono la motivazione a curarsi. Alle donne vittime di ictus serve perciò un’attenzione “speciale” e quasi sempre anche un supporto psicologico», conclude la neurologa.

www.corriere.it/salute/cardiologia/14_febbraio_28/ictus-patologia-crescita-le-donne-66146842-a07d-11e3-b6e1-915c31041614.shtml

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