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la questione carcere

Salve. Vorrei approfittare di questo spazio di libera discussione per aprire un dibattito.

Oggi, stando ai dati più recenti, in Italia ci sono circa due milioni di consumatori abituali di canapa. La legislazione in merito, con le sue "quote minime" del tutto fuori dalla realtà, se applicata a tappeto, porterebbe in carcere due milioni di persone. Di fatto il paese, incarcerando il 3% della popolazione, il 10% di quella adulta e produttiva, collasserebbe. Da questo credo si possa desumere che la legge in vigore è inadeguata. Paradossalmente però questo porta a un fatto ancora più ingiusto: essendo inapplicabile, viene applicata a caso, colpendo "nel mucchio", raramente andando a cercare chi porta le tonnellate di droga (eh certo prendere il disgraziato, magari immigrato, che ne vende un grammo in piazzetta è più facile che arrestare un boss mafioso...). La stessa cosa avviene per le altre sostanze, anche per quelle come l'eroina che, dando dipendenza, sono veri e propri problemi sanitari!

Ora, senza entrare nell'annosa diatriba legalizzazione si/legalizzazione no, mi chiedo: come è possibile che gli operatori sanitari si siano fatti scavalcare in silenzio, nella gestione di quello che è a tutti gli effetti un problema sociale/sanitario, e non penale? E poi: non si può parlare di vera e propria "carcerazione sociale"? Leggo che il 30% dei detenuti è tossicodipendente (da EROINA); leggo che quasi metà dei detenuti è "dentro" per reati legati al possesso di sostanze illecite. Che effetti può avere il carcere su un tossicodipendente, se non quello di peggiorarne le condizioni? Quali effetti su un giovane arrestato per cannabis, se non quello di avvicinarlo ad altre e più pericolose sostanze, e di marchiarlo con uno stigma sociale che non potrà che renderlo più a rischio di comportamenti devianti e criminali? Quali effetti su una persona malata, che avrebbe bisogno di uno psicologo e non certo di un secondino? Quali effetti su un padre di famiglia che lavora e vive tranquillo la cui unica colpa è avere un vizio che, nel peggiore dei casi, danneggerà - e meno di altri - la SUA salute? Quali effetti su un immigrato, che probabilmente spacciava perchè disoccupato o vittima di un racket, se non di trasformarlo in un delinquente "fatto e finito"?

Bruno

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Commenti

Bè, è ovvio che la legge così è assurda... chi la sostiene evidentemente crede che una legislazione severa sia di deterrenza al reato. Purtroppo l'equazione pena severa=minor numero reati non è così vera, come si vede nel caso della pena di morte. D

A dir la verità l'errore di una società che fa così non sta nell'equazione della deterrenza (sottoprodotto conservatore della teoria dell'agire razionale) ma nel trattare il tema "consumo di sostanze" non come un problema sociale tanto meno come un problema sanitario, bensì come un problema MORALE.
Esso funziona così: si individua un "Male" invece che un processo; lo si censura da un punto di vista "Altro", senza cercare di capire le dinamiche che vi sottendono; si individua una sanzione e uno stigma che gettano infamia su tutti coloro che da esso sono stati contaminati, non importa in che misura. Al potere di cui parliamo non importa l'effettiva risoluzione del problema, ma il mantenere salda e forte la linea di confine Noi/Loro; il che, come si sa, fa sentire il Noi sempre un po' ringalluzzito nella propria identità.
Questa è la vera essenza della condanna attraverso la legge dei comportamenti sociali, che porta direttamente all'esclusione dalla società e il trattamento dei diversi stili di vita o con il carcere o attraverso metodi "normalizzatori".

Le domande che poni sono sagge, quanto inquietanti.

che la gente venga in carcerata per semplice possesso: nel caso delle droghe leggere si punisce gente che non fa nulla di male nemmeno a sé stessa, nel caso di eroina e cocaina si incarcera gente che avrebbe un disperato bisogno di aiuto psicologico e sanitario. Queste sono problematiche politiche fondamentali, che richiederebbero molta più energia e oggettività da parte di chi lavora nel settore

eroina in carcere? Com'è possibile che ci arrivi???

Italia. Napoli. Fermato agente Polizia Penitenziaria accusato di narcotraffico

Traffico di droga in carcere e fuori nelle mani del clan Belforte nel Casertano. A accertarlo, anche grazie a dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e' stata la Procura della Repubblica di Napoli che ieri ha emesso tre provvedimenti di fermo: anche a carico di un agente di polizia penitenziaria.
Si tratta di S.L., in servizio alla carcere di Poggioreale che, secondo gli inquirenti, da circa un decennio aveva il compito di prelevare e trasportare la droga a Marcianise nonche', poi, di consegnarla approfittando della sua funzione pubblica e della divisa.