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Marc Mancassola sull'LSD

Così lo scrittore, su Rolling Stone

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MM >> Una delle tipiche esperienze di chi prende un acido o altre sostanze psichedeliche per la prima volta, è la sensazione che la realtà complicata, frammentata, dispersiva in cui ha vissuto finora diventi di colpo leggibile. All'improvviso tutto combacia. Tutto si rivela coerente. Posso intuire ciò che tiene ogni cosa insieme: ho capito, ho capito! Il disordine del mondo era soltanto illusione. Un po' come la “teoria del tutto” cercata dalla fisica teorica, quella che sarebbe in grado di connettere le diverse teorie sulla natura della realtà.Ci fu un tempo in cui migliaia, milioni di persone sperimentavano in contemporanea tale sensazione. Quella hippy-psichedelica fu davvero una rivoluzione. Anzi una rivelazione. Un intuire collettivo che la realtà non era solo quella che appariva. Allora, cosa impedì agli hippy degli anni Sessanta, ai Cary Grant e ai Ken Kesey di diventare un popolo di illuminati e di decisivi profeti? Cosa li trattenne dal cambiare le sorti del pianeta? Forse la rivelazione psichedelica era sì sconvolgente, ma anche troppo sfuggente. Non si poteva comunicare a parole. Non era traducibile in un'effettiva politica. Mica facile mettere insieme Le porte della percezione e le curve dell'economia mondiale.La cultura psichedelica ha lasciato delle eredità. Non solo la scena del viaggio in 2001 Odissea nello spazio o i pezzi migliori dei Beatles. Ha lasciato ad esempio i semi della cultura informatica-digitale in cui oggi viviamo immersi, germogliata proprio dalla California psichedelica. Steve Jobs non nascose mai l'aiuto dato dall'LSD all'ideazione dei primi Mac.Ma nella nostra vita individuale e collettiva continuano a non esserci teorie del tutto. Una volta c'erano le ideologie. Poi, giusto mentre la cultura hippy si ritirava, trionfò il postmoderno con la celebrazione del molteplice, del disgregato, del centrifugo, il suo ironico distacco dall'idea di una narrazione unitaria, di un senso compatto del mondo. E infine trionfò il neoliberismo. Il mercato totale. L'idea che a tenere insieme ogni cosa bastasse questo, la potenza inclusiva e quasi mistica del mercato.Ora che il neoliberismo naufraga, e il postmoderno ci ha resi così cinici e alienati da spingerci a un passo dal suicidio collettivo, ci scuotiamo e ci accorgiamo di essere in un'altra era. Il postmoderno è finito da un pezzo. Evaporato come un banco di nebbia. Ovunque è voglia di reincanto, di nuova fede, di “new sincerity”, di ritrovare la capacità di credere in qualcosa. Ma non è così facile. La verità di chi è nato nell'assenza di verità, non è a sua volta una forma di messa in scena? Come esco dall'ossessione dell'autoconsapevolezza, dal gioco di specchi interiori, dall'infinito “so di sapere di sapere?” Uno scrittore come David Foster Wallace ha scritto migliaia di pagine cercando questa via di uscita. Si impiccò nel patio di casa.

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