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Quanto alcol si beve in Italia

 A CURA DI ANTONIO PITONI, La Stampa

ROMA

In occasione dell’Alcohol Prevention Day l’Istat ha presentato il rapporto 2012 «Uso e abuso di alcol». Come cambiano le abitudini degli italiani in relazione al consumo degli alcolici?  

Secondo lo studio scende il consumo giornaliero di alcol, cresce quello occasionale e fuori dai pasti. Tra il 2002 e il 2012 la quota di chi consumava bevande alcoliche tutti i giorni è passata dal 34,5 al 24,4%. Si registra, invece, un aumento della quota di consumatori occasionali di alcol (dal 35,8% del 2002 al 42,2% nel 2012) e di quanti hanno dichiarato di farne uso fuori dai pasti (dal 23,1% del 2002 al 26,9% del 2012). 

 

Qual è, più in generale, la situazione relativa ai comportamenti a rischio nel nostro Paese in riferimento al sesso, all’età e alla collocazione geografica?  

Nel 2012 le persone dagli 11 anni in su con almeno un comportamento a rischio sono state 7 milioni 464 mila, di cui 5 milioni e 674 mila maschi e 1 milione 790 mila femmine. Rispetto al 2011 si è tuttavia registrata una riduzione (dal 15,2% al 13,8%), dovuta sia a una contrazione nel consumo giornaliero non moderato (passato dall’8,4% al 7,5%), sia alla riduzione nell’abitudine al «binge drinking», ossia l’assunzione di bevande alcoliche in un lasso di tempo più o meno breve (dal 7,5% al 6,9%). Prosegue quindi il trend discendente dei consumatori a rischio, già osservato nel 2011. La riduzione, come evidenzia l’Istat, si osserva prevalentemente tra i maschi (dal 23,9% al 21,7%) e tra coloro che risiedono nelle regioni dell’Italia nord-occidentale e centrale (rispettivamente dal 17,6% al 14,8% e dal 15,0% al 12,3%). L’analisi rileva, inoltre, quote di popolazione a rischio in Molise, Sardegna, Abruzzo, Marche e Basilicata. 

 

Cosa evidenzia il report dell’Istat relativamente alle fasce più giovani della popolazione e al fenomeno del «binge drinking»?  

I giovani tra i 18 e i 24 anni rappresentano un segmento di popolazione in cui la diffusione di comportamenti a rischio resta elevata. In particolare sul modello di consumo dei giovani pesa notevolmente il fenomeno del «binge drinking», ossia delle cosiddette bevute compulsive fino allo stordimento (20,1 per cento dei maschi e 9,1 per cento delle femmine), che rappresenta la quasi totalità del rischio complessivo e che è ormai in questa fascia di popolazione un’abitudine consolidata. Un fenomeno che, tra gli adolescenti tra i 16 e i 17 anni raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione. L’Oms raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni: per questo, tra i giovani di 11-15 anni viene considerato un comportamento a rischio il consumo anche di una sola bevanda alcolica durante l’anno.  

 

Qual è la fotografia dell’adolescente tipo portatore di comportamenti a rischio e in che misura incide nelle sue abitudini il contesto familiare?  

La quota di quanti hanno almeno un comportamento a rischio è molto rilevante tra i giovanissimi, ma con differenze di genere meno evidenti che nel resto della popolazione: le percentuali rilevate sono pari al 12,4 per cento per i maschi e all’8,4 per cento per le femmine. Anche tra i ragazzi di 16-17 anni, continua l’Istat, il quadro dei comportamenti di consumo a rischio è piuttosto critico, interessando il 15,2 per cento dei ragazzi e il 5,2 per cento delle ragazze. Secondo l’Istat l’abitudine da parte dei genitori ad avere almeno un tipo di comportamento a rischio nel consumo di bevande alcoliche sembra influenzare il comportamento dei figli, e chi eccede nel consumo di alcol spesso associa anche altri comportamenti a rischio. 

 

Quali ulteriori comportamenti a rischio si accompagnano, di solito, al consumo di alcol?  

Senza dubbio il fumo. Tra i maschi, il 27,5% dei fumatori e il 26,5% degli ex fumatori, contro il 15,4% dei non fumatori. Tendenze analoghe si riscontrano anche tra le fumatrici, sebbene le percentuali siano più contenute. Alcuni comportamenti a rischio nel consumo di alcolici sembrano inoltre più diffusi tra chi frequenta abitualmente discoteche e luoghi in cui si balla: si arriva al 36,2% (rispetto al 20,1% di chi non va in discoteca) tra i maschi, mentre tra le donne le quote sono, rispettivamente, del 18,1 e del 5,4%. Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e gli adulti fino a 44 anni. 

 

Qual è invece la situazione tra gli over 65?  

I comportamenti più a rischio nel consumo di alcol si registrano proprio tra le persone con più di 65 anni (il 40,7% degli uomini contro il 10% delle donne). Le modalità di consumo degli anziani vengono giudicate dall’Istituto di statistica di tipo «essenzialmente tradizionale», caratterizzato in particolare dal consumo di vino durante i pasti. Tuttavia questa tipologia di popolazione fa segnare un trend in costante discesa, negli ultimi anni, per consumo giornaliero non moderato: dal 2003 al 2012 infatti la quota è passata dal 50 al 39,7% per gli uomini e dal 13 al 9,5% per le donne.  

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