Back to top

Regione Toscana: libertà di scelta del luogo di trattamento per il paziente tossicodipendente.

 

 

Libertà di scelta del luogo di trattamento di ogni singolo utente.   Nuove linee di indirizzo della Regione Toscana per la presa in carico di soggetti con problemi di dipendenza che afferiscono ai ser.t.     Parliamo con Arcangelo Alfano, Responsabile della P.O. “Prevenzione e cura delle condotte di abuso e delle dipendenze” della Regione Toscana, di un recente provvedimento approvato dalla Giunta Regionale Toscana (delibera di Giunta regionale toscana n. 1102 dell'11 dicembre 2012) che introduce alcune novità significative nell’approccio curativo e terapeutico verso il paziente tossicodipendente.     Qual è l’aspetto innovativo di questo provvedimento?   Rendere maggiormente efficaci e tempestive le risposte tese ad assicurare le esigenze di cura alle persone con problemi di tossicodipendenza, Garantire il diritto, nell'ambito dell'offerta e dei percorsi assistenziali programmati, della libertà di scelta del luogo di cura e dell'operatore sanitario, anche quando non si è in grado di abbandonare l'uso delle sostanze. Permettere di fruire tempestivamente dell’accesso ai servizi anche alle persone con problemi di dipendenza considerati pazienti cronici. Affrontare il cambiamento con condivisione (servizio curante/paziente) e senza alcuna coercizione: ovvero libera scelta anche se al momento non si è in grado di abbandonare le sostanze (obiettivo temporalmente secondario, ma non rinunciabile). Centralità del cittadino titolare del servizio: anche quando si ha alle spalle una lunga storia di tossicodipendenza e di fallimenti terapeutici la persona resta sempre e comunque titolare e responsabile delle sue scelte e non è accettabile che i professionisti decidano tout court i percorsi terapeutici ritenuti più appropriati senza coinvolgerlo e renderlo partecipe. Un aspetto non secondario di questo nuovo provvedimento è anche quello relativo alla garanzia ed al rispetto della privacy di coloro che lo richiedono, se nella località di residenza sono conosciuti e vogliono evitare di essere stigmatizzati come tossicodipendenti.       Da cosa nasce questa decisione destinata a mutare profondamente il concetto stesso di presa in carico del paziente tossicodipendente?   Il servizio sanitario regionale toscano, in coerenza con i principi e i valori della Costituzione e dello Statuto Regionale, ispira la propria azione a: centralità e  partecipazione del cittadino in quanto titolare del diritto alla salute e soggetto attivo del percorso assistenziale; universalità e parità di accesso ai servizi sanitari per tutti gli assistiti; garanzia per tutti gli assistiti dei livelli uniformi ed essenziali di assistenza; libertà di scelta del luogo di cura e dell'operatore sanitario nell'ambito dell'offerta e dei percorsi assistenziali programmati.       Libera scelta da parte del paziente del luogo di cura e dei professionisti secondo quanto previsto dalla legge regionale e nazionale vigente. Nel dettaglio, in cosa consiste?   Vorrei, prima di entrare nel dettaglio di questa legge regionale, definire meglio il quadro sanitario di riferimento. La prevenzione, la cura e la riabilitazione della tossicodipendenza e delle patologie e dei comportamenti connessi all'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, è l'insieme di azioni e misure che i servizi attivano per prevenire e ridurre le conseguenze negative per la salute e la socialità delle persone che usano sostanze stupefacenti e psicoattive. attraverso l'adozione di queste misure, si interviene per prevenire le morti droga correlate, l'acquisizione e la diffusione delle infezioni, l'introduzione dei soggetti con uso di droga in reti criminali e circuiti di prostituzione, e, contestualmente si vuole prevenire la discriminazione e la stigmatizzazione nonché facilitare la riabilitazione ed il reinserimento della persona tossicodipendente nel tessuto sociale. L'adozione precoce e tempestiva di tali misure aumentano la qualità della salute e l'aspettativa di vita delle persone tossicodipendenti e favoriscono la loro integrazione sociale, ma, voglio aggiungere, anche in presenza di fallimenti terapeutici e ricadute nell'uso di sostanze stupefacenti e psicoattive, le persone non devono mai essere abbandonate nè dalla società nè tantomeno dal Servizio Sanitario Nazionale. Non dobbiamo mai sottovalutare la richiesta di aiuto. In un contesto simile l'astensione dal consumo di sostanze può rappresentare, in determinate situazioni, un obiettivo temporalmente secondario (ma non rinunciabile) e non una condizione necessaria e vincolante richiesta alla persona ai fini di consentire il suo accesso alle varie offerte di prevenzione e di cura atte a ridurre i rischi per la sua salute. Dobbiamo quindi rendere maggiormente fruibile e tempestivo l'accesso al sistema dei servizi sanitari, offrendo una gamma di trattamenti sufficientemente differenziata, flessibile, accogliente per tutte le tipologie di consumo ed in particolare non abbassare la guardia nei confronti della dipendenza più tradizionale da eroina, prevedendo percorsi innovativi per la maggior parte delle persone in carico ai servizi (i cosiddetti “cronici”). Tenendo presente poi che molti di essi presentano un'età avanzata ed un quadro sanitario e sociale di notevole complessità. La relazione di aiuto, il percorso terapeutico, le funzioni di cura devono essere finalizzati ad un cambiamento condiviso, inteso come possibile, desiderato ed eticamente accettabile, non coercitivo, e fondato sulla dignità della persona.       Questo per quanto riguarda il trattamento farmacologico, e per le comunità residenziali cosa cambia?   Non c’è alcun legame, in quanto è il Servizio pubblico (SERT) a decidere, con il consenso della persona, quali siano i trattamenti farmacologici e terapeutici, e non solo. Qualora venga ravvisata la necessità terapeutica di un trattamento residenziale o semiresidenziale, non è la Comunità terapeutica a deciderlo, ma sempre il Servizio pubblico che ha in carico il paziente e con il suo consenso. Uno degli aspetti innovativi del provvedimento in questione è che si è previsto che il Servizio pubblico che ha preso in carico la persona, anche se residente in altra Azienda USL, può deciderecon il consenso del paziente, di inviarlo in una Comunità per un trattamento residenziale o semiresidenziale, al fine di garantirgli la necessaria continuità terapeutica. Prima non era così perchè occorreva il nulla-osta del Servizio pubblico di residenza del paziente, che a volta, per vari motivi, non da ultimi anche economici, poteva anche essere negato. Si è pertanto coniugata l'esigenza della continuità terapeutico assistenziale del paziente con la programmazione economica delle Aziende. Infatti nell'atto in questione si è previsto che gli inserimenti in Comunità sono a carico della Regione e non dell'Azienda USL mentre i trattamenti ambulatoriali (farmacologici, psocoterapici, di laboratorio, etc.) sono soggetti alle ordinarie procedure di compensazione tra Aziende USL. Ovviamente tutto ciò è previsto in una forma sperimentale di due anni al fine di verificare e valutare l'efficacia di quanto stabilito nel provvedimento e per gli ulteriori provevdimenti che saranno ritenuti necessari.        

 

Commenti

Re: Regione Toscana: libertà di scelta del luogo di trattamen...

è un provvedimento molto positivo. Io sono da anni seguito da un sert nella mia zona soprattutto perchè mi ha aiutato ed aiuto l'assistenza psicologica con le sedute di psicoterapia individuale, che se dovessi pagare ad un professionista, non farei. Ma a parte questo, nonostante le rassicurazioni iniziali ed il fatto che io presti attenzione ormai credo tutti nella zona, bar, edicola ecc...mi hanno visto entrare al sert da cui hanno capito bene. In particolare dato che hanno la buona abitudine di farsi portare i caffè dentro e di fare i colloqui con le finestre lato strada aperte, potete immaginare dopo 10 anni la mia privacy dove sia finita. Se avessi potuto scegliere sert ne avrei scelto uno altrove per ovvi motivi...

Salve, sono in trattamento

Salve, sono in trattamento nel Ser.T. della mia zona da 4 anni circa, il problema è che non credo che il comportamento e le scelte del Tossicologo e dell'Assistente sociale nei miei confronti sia consono, obbligandomi ad esempio ad avere un avvocato che gestisse il mio patrimonio (peraltro molto piccolo), cosa che anche il Giudice non riteneva necessario ma si è ritrovato ad accettare dopo l'insistenza dell'assistente sociale. Sono quindi a chiedervi la procedura corretta per cambiare Ser.T., come sapete è difficile prendere distanza totalmente dalle sostanze e questo personale, a mio avviso, mi crea più problemi di quelli che già ho, negandomi anche un assistenza psicologica perchè, a loro dire "ci penseremo, adesso devi stabilizzarti".

Vi ringrazio fin da ora.

Gianni

Aggiungi un nuovo commento