Back to top

Slow city, così le città si attrezzano per fermare le stragi in auto

di JENNER MELETTI, repubblica.it OAS_RICH('Left'); Slow city, così le città si attrezzano per fermare le stragi in auto Era l'autostrada del "divertimentificio", l'A14. Un viaggio verso le discoteche ed i pub della Riviera, il ritorno verso casa all'alba, sperando di riuscire a restare nella corsia giusta, dopo la birra, le pasticche, i cocktail... Sabato notte l'A14 è stata bloccata per cinque ore, dalle 2 alle 7 del mattino, dalla polizia stradale. Tutti coloro che tornavano dalla Riviera sono stati dirottati nell'area di sosta Sillaro, con sette pattuglie pronte con gli etilometri. Gli agenti hanno controllato duemila auto, e così a occhio hanno lasciato andare chi non sembrava avere nessun problema. Per 445 ragazzi e ragazze al volante c'è stato il soffio nell'etilometro. Solo 6 patenti sono state ritirate. Venerdì sera, a Forlì, nell'operazione "Pit stop per la vita", la stradale e i vigili hanno fatto 700 controlli e ritirato solo due patenti. In quelle stesse ore, in pieno centro a Roma, su una Punto lanciata a folle velocità e guidata da un giovane ubriaco, due ragazze trovavano la morte. Una nuova tragedia, che stavolta ha indotto la giunta guidata da Gianni Alemanno a proporre misure drastiche: e cioè l'introduzione degli autovelox anche in città. "I centri abitati, oggi, sono più pericolosi dell'autostrada. Chi si prepara a un viaggio sa che prima o poi potrà essere fermato da una pattuglia. Chi resta in città e passa dalla pizzeria alla birreria o al pub, non si pone il problema. Pensa che se i chilometri sono pochi non serva rimanere sobrio, o almeno fare guidare chi non ha bevuto". Giovanni Jacobazzi è il comandante della polizia municipale di Parma. Una città, questa, che può essere presa come esempio, per tutto ciò che è stato fatto per la sicurezza non solo degli automobilisti ma anche di ciclisti e pedoni. «Eppure, anche qui, l'anno scorso abbiamo avuto 1000 incidenti con 670 feriti. I morti sono stati 12. Ci sono state anche 18 omissioni di soccorso. Subito dopo gli incidenti abbiamo dovuto ritirare 60 patenti per ubriachezza». Secondo il comandante, il nemico di oggi ha un nome preciso: alcol. «Abbiamo costruito le rotatorie, così in quasi tutta la città nessuno brucia più il semaforo. Se non dai la precedenza, strisci contro l'altra macchina. Non fai un frontale. Abbiamo messo i rallentatori e in alcune strade c'è il limite dei 30 all'ora. Ma cosa serve, tutto questo quando un ragazzo o una ragazza si riempiono di alcol? Vedo in tv tanta pubblicità contro il fumo, ed è giusto. Ma si continua a fare pubblicità ai liquori e questo non ha senso. I giovani oggi sembrano divertirsi solo se bevono. E più bevono, più corrono». Anche a Parma ci sono due città. Quella del giorno inizia con gli automobilisti che arrivano ai parcheggi scambiatori (gratuiti) e salgono sulla navetta che li porta in centro. Ci sono le corsie per le biciclette, con centinaia di due ruote messe a disposizione dal Comune. C'è una grande isola pedonale dove entrano solo i bus, in gran parte a metano. «Di notte, invece, soprattutto nei fine settimana prevale questa cultura del bere. Certo, anche di giorno i problemi non mancano in una città che ha 140.000 veicoli e 190.000 abitanti, neonati e centenari compresi. Ma l'alcol è la miscela che fa esplodere le schegge impazzite della notte». Non ci sono isole felici. «Tutte le città - dice Giordano Biserni, presidente dell'Associazione amici della polizia stradale - stanno diventando sempre più pericolose. Sulle strade in generale siamo riusciti a ridurre il numero delle vittime. Erano 7.060 nel 2000, 5.131 nel 2007, 4.700 l'anno scorso. Se continuerà un forte impegno - come quello dei tutor sulle autostrade - riusciremo a tagliare del 50% i morti sulle strade entro il 2010, come chiede la Comunità europea. Ma nei centri urbani, purtroppo, i numeri sono ancora pesanti. Nel 2007, 627 pedoni sono stati travolti e uccisi, in gran parte nelle città. Cinquantasei solo a Roma. L'anno scorso ci sono stati 323 casi di pirateria stradale, con 67 vittime e 410 feriti. Quest'anno - e siamo appena a settembre - sono già stati contati 320 pirati. Nelle città bisogna prendere misure precise. La segnaletica verticale e orizzontale spesso è superata o confusa e in tanti punti critici non c'è la giusta illuminazione. Ma prima di tutto occorre organizzare i controlli, non una tantum ma con una frequenza che non lasci l'illusione di farla franca. L'alcol è davvero il nemico. C'è chi ha sostenuto che due bicchieri di vino non fanno male a nessuno, ma bisogna pensare che l'alcol diventa comunque un additivo di stanchezza. Hai viaggiato, hai ballato, sei stato in giro per ore. Anche poco alcol può essere il colpo di grazia per chi torna all'alba già stremato». Le città forniscono molti clienti agli ospedali e purtroppo agli obitori. Nel 2007 sulle strade urbane ci sono stati 176.897 incidenti con 2.269 morti (su 5.131) e 238.712 feriti su 325.850. «Anche molti motociclisti perdono la vita sulle strade cittadine. Ci sono le buche, il ghiaino, guard rail senza varchi con lamiere che diventano affettatrici. E poi ci sono moto sempre più potenti. Ormai fra quelle che troviamo in strada e quella di Valentino Rossi la differenza è solo nella targa. Moto da 180 cavalli che in prima arrivano a 130 all´ora, due ruote che sfrecciano a 310%u2026». Alcuni problemi si sono aggravati negli ultimi anni. «La popolazione invecchia - dice Giordano Biserni - e naturalmente anche gli automobilisti. L'altro giorno è stata rinnovata la patente a un signore di 95 anni. Ha detto che doveva portare a spasso la badante. Chi è troppo anziano ha tempi di reazione diversi, non riesce a calcolare se il pedone stia attraversando o no il pedonale e non capisce che la luce che arriva da dietro è il faro di un motociclista. E per controllare tutto questo, la Stradale ha le stesse pattuglie che aveva negli anni '70, quando a circolare erano 18 milioni di veicoli e non 47 milioni come oggi». Ravenna non è una città grande. In quindici minuti attraversi il centro a piedi, in venti minuti di bicicletta arrivi alle pinete e al mare. «Eppure anche qui - dice Stefano Rossi, comandante della polizia municipale - la velocità e il non rispetto delle regole causano morti e feriti. Negli ultimi tre anni il numero dei sinistri è diminuito ma siamo ancora lontani dai nostri obiettivi. Nel 2006 abbiamo registrato 1307 incidenti, con 11 morti. Nel 2007, 1267 con 10 vittime. Nel 2008, 1156 con altri 10 morti. In una città che dovrebbe essere davvero a dimensione umana, a pagare di più sono i ciclisti. In tre anni ne sono stati uccisi undici. Ma sempre in questi tre anni i pedoni feriti sono stati 103, i ciclisti mandati all'ospedale 403. Non ci sono incidenti innocenti, tragedie per caso. A causare un incidente è sempre una violazione del codice della strada. C'è chi non dà la precedenza, chi va troppo forte. Non esiste nessuna "strada assassina". Ci sono automobilisti che non si fermano davanti a un passaggio pedonale e ci sono ciclisti che passano con il rosso, non rispettano lo stop%u2026 Anche reprimere le violazioni non è semplice. Noi utilizziamo gli autovelox anche su alcune strade cittadine, ma solo quelli mobili, usati da una pattuglia. Con le nuove norme ministeriali devi segnalare la presenza dei vigili a 400 metri di distanza e non dai quasi nessuna multa. Serve comunque come prevenzione. Anche qui l'alcol è il problema più serio. L´università di Bologna ha fatto uno studio su 1736 persone che dal 2002 al 2008 sono state coinvolte in incidenti provocati dall´alcol. Erano 1451 maschi e 285 femmine. Si è scoperto che la maggior parte di loro aveva nel sangue da 1,51 a 2,50 grammi di alcol. Tutti alla guida di mezzi veloci, con la sensazione di essere invincibili. Di fronte a numeri come questi, devi pensare soprattutto alla prevenzione. E' per questo che noi vigili andiamo nelle scuole, a insegnare educazione stradale. A spiegare che guidare è anche bello, ma si deve usare sempre la testa. Che quelli che bevono a vanno troppo forte non sono i furbi. Stiamo facendo una campagna per "Viaggiare sicuri" anche in bicicletta». Vigili che rimpiangono il mestiere di una volta, quando si alzava la paletta agli incroci, si controllavano i prezzi del mercato%u2026 E non si doveva andare all'alba a suonare i campanelli di famiglie in attesa di un figlio.

Aggiungi un nuovo commento