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La canapa indiana (Cannabis indica) è una pianta comune largamente diffusa nelle zone tropicali e temperate della terra. Con marijuana si indicano i fiori della canapa indiana, mentre l'hashish è la resina della cannabis estratta dal polline dei suoi fiori.

La cannabis in genere amplifica ed intensifica le sensazioni fisiche e psichiche, sia di sé stessi che riferite al contesto ed alle altre persone. La percezione e l’orientamento del tempo, dello spazio, risultano alterati e percepiti come dilatati. Gli effetti della cannabis sono soggettivi e dipendono in larga misura dalle condizioni psico-fisiche del consumatore, dal tipo di situazione in cui avviene il consumo e dagli effetti ricercati.

Sul piano fisico vi è un lieve aumento della frequenza cardiaca, arrossamento della congiuntiva oculare, diminuzione della...

Antichità e Medioevo:

  • 6000 B.C. Semi di canapa vengono usati come cibo in Cina
  • 4000 B.C. Primi reperti che testimoniano l'uso della canapa come materiale tessile.
  • 2727 B.C. Primo uso documentato della canapa come medicinale nella medicina cinese.
  • 1200 - 800 BCE La canapa è menzionata nel testo sacro indù Atharva Veda come una delle cinque piante sacre a Shiva.
  • 700 - 300 BCE Le tribù sciite lasciano semi di canapa come offerta nelle tombe reali.
  • 500 B.C. Gli sciiti introducono la canapa in Europa...

La cannabis è di gran lunga la sostanza psicotropa illegale più diffusa in Italia. Il 31% della popolazione compresa tra i 15 e i 54 anni ha fatto uso di cannabis*, una percentuale che non ha paragoni se confrontata con qualunque altra sostanza. Si stima che siano circa 350.000 coloro che abitualmente e quotidianamente fanno uso di cannabis e 1.900.000 quelli che lo utilizzano nel fine settimana. In particolare sono i diciannovenni, tra i quali circa il 40% dei maschi ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ad esserne soggetti.

La sua diffusione e ancor più la...

Novità canapa

ucciso in carcere per due piante di canapa (da "Carta")

E' morto in carcere un uomo di 54 anni, arrestato per il possesso di due piantine di canapa, secondo quanto riporta Carta.org. Nella notte tra il 13 ed il 14 ottobre, l'uomo, Aldo Bianzino, e' stato trovato morto nella propria cella. L'autopsia ha riscontrato quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte, segni evidenti di una brutale aggressione.

[b]Italia. Morire per due piante di canapa[/b]

E’ morto tra le mura di un carcere, dov’era finito perché possedeva due piantine di marijuana per uso personale. È questa la sorte toccata ad Aldo Bianzino, cinquantaquattrenne di Pietralunga, nel nord dell’Umbria, morto in una cella del carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre scorsi. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l’omicidio» dice l’autopsia, che rivela quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte. Sembrano i segni di un pestaggio.

Aldo Branzino era stato portato nel commissariato di Città di Castello e poi trasferito nel carcere di Capanne, nel pomeriggio del 13 ottobre, insieme alla sua compagna Roberta, dopo una perquisizione della polizia nel loro casale immerso nella campagna umbra. E fino al suo ingresso in carcere, Aldo stava bene. Separati al momento di entrare in prigione, Aldo e Roberta sono stati visitati dall’avvocato d’ufficio che ha registrato il loro normale stato di salute, e la preoccupazione di Aldo per Roberta.

Falegname di professione, incensurato, Aldo si era trasferito dal Piemonte in Umbria, passando dall’India, alla ricerca di una vita più vicina alla natura, armoniosa, che aveva trovato nel rapporto con una piccola comunità spirituale vicina agli Hare Krishna. Dai suoi conoscenti e amici i commenti sono di incredulità assoluta. Aldo viene descritto come «la mitezza in persona» e il suo credo nonviolento di stampo gandhiano esclude qualsiasi lite con altri detenuti. Peraltro, l’unico giorno in carcere di tutta la sua vita, Aldo l’avrebbe passato in isolamento.

Al senato, Giovanni Russo Spena e Erminia Emprin Gilardini hanno chiesto martedì 23 ottobre in una interrogazione parlamentare urgente al ministro della giustizia Clemente Mastella, di avviare una procedura immediata per fare chiarezza sulla vicenda.
«Il decesso di Aldo Branzino – si legge – deve essere chiarito. Dalle notizie apprese dalla stampa, risulta che le lesioni riscontrate sul corpo di Aldo Branzino, dopo il suo decesso, configurerebbero la compatibilità con l’omicidio, in quanto il medico legale escluderebbe la morte per infarto, riscontrando quattro commozioni cerebrali, lesioni al fegato, due costole rotte. Branzino sarebbe stato ristretto in cella da solo, dato che la prassi prevede l’isolamento dell’arrestato prima dell’incontro con il giudice preliminare». Un’altra interrogazione, presentata dal senatore Mauro Bulgarelli [Insieme con l’Unione], denuncia «un fatto di inaudita gravità, se fossero accertate le gravissime lesioni che sarebbero state riscontrate sul corpo di Aldo Bianzino». «E’ sconcertante – dice Bulgarelli – che a 24 ore dall’arresto, le cui circostanze sono peraltro da chiarire, un uomo muoia per cause che potrebbero essere non accidentali e fare addirittura ipotizzare un pestaggio».

La procura di Perugia ha aperto un’indagine «sulle cause del decesso del detenuto».
Dieci giorni dopo la morte di Aldo, né la sua compagna, né i suoi tre figli, né i suoi familiari hanno potuto vedere il suo corpo.
Nel moderno carcere di Capanne, inaugurato da Roberto Castelli quando era ministro della giustizia del governo Berlusconi, non è la prima volta che un detenuto muore. Nel rapporto «Morire di carcere», pubblicato dall’associazione Ristretti orizzonti del giugno 2006, sono segnalate due altre vicende. Quella di una detenuta italiana di 44 anni, che si era suicidata nel centro clinico penitenziario del carcere di Perugia e quella di un detenuto straniero, morto dopo un intervento chirurgico alle emorroidi, per mancanza di assistenza notturna.
I movimenti antiproibizionisti di Perugia e di tutta Italia, assieme alle associazioni di tutela dei detenuti, stanno pensando a un’iniziativa da tenere nel capoluogo umbro nei prossimi giorni. Per protestare contro il carcere che uccide.

curiosità

OTTAWA (Reuters)

le truppe canadesi che combattono i militanti talebani in afghanistan si sono imbattute in un inaspettato e potente nemico - una semi-impenetrabile foresta di piante di cannabis alte 10 piedi.

il generale Rick Hillier, capo del personale della difesa canadese, ha detto giovedi' che i guerrieri talebani stavano usando la foresta come copertura. come risposta, l'equipaggio di almeno un automezzo corazzato ha cammuffato il proprio veicolo con la canapa.

"La questione � che le pe piante di canapa assorbono energia, calore molto rapidamente E' estremamente difficile penetrare con strumenti termici ... e quindi si deve essere molto attenti che i talebani non escano e rientrano da quelle vere e proprie foreste di canapa," ha detto in una conferenza a Ottawa.

"Abbiamo provato a bruciarle con fosforo bianco -- non ha funzionato. Abbiamo provato a bruciarle con il diesel -- non ha funzionato. Le piante sono così piene d'acqua al momento che semplcaimente non possono essere bruciate", ha affermato.

Persino quando un incenerimento ha successo ci sono degli svantaggi. Un paio di piante marroni ai lati di queste (foreste) ha preso fuoco. Ma una sezione di soldati che si trovava sottovento ha risentito di disturbi e ilarità e si e' deciso che non si trattava del giusto metodo d'azione", ha detto Hillier seccamente 

Interessante articolo di Enrico Pietrangeli

Nobile e sacrosanto occuparsi degli adolescenti e tutelarli al meglio, ma perché addossare ogni colpa alla canapa? Perché basarsi su ricerche che, di fatto, risultano controvertibili ed inefficaci? Molti adolescenti, infatti, fanno un uso promiscuo dei più svariati intrugli chimici insieme allo spinello a causa di una politica ancora non in grado di compiere un adeguato distinguo. Altrettanto non marginale, anzi associato, è lo strisciante fenomeno dell’alcolismo giovanile, come Risè stesso non può fare a meno di rilevare. L’equilibrio psico-fisico dei nostri ragazzi è minato a partire da additivi ed inquinamento piuttosto che dal solo uso pregresso di spinelli. Semmai il consumo di cannabis si sovrappone a comportamenti già connaturati nelle psicosi della nostra società. “Disturbi della personalità e dell’umore” sono rilevabili in qualsiasi uso continuativo di sostanze, inclusi farmaci, alcol, tabacco e caffeina, ma anche in condizioni di stress come pure nella carenza di riferimenti. Va da sé poi che alla guida, come durante la gravidanza e, più in generale, negli stadi di crescita, l’uso di sostanze alteranti è non solo altamente sconsigliabile ma anche da interdire in quanto rappresenta un più accertato pericolo per sé e la vita altrui.

A partire dalla dichiarazione ONU tanto ostentata nel libro: “nel mondo attuale la cannabis è la droga illecita più prodotta e consumata”, si deduce l’esistenza di droghe lecite; dopo l’esperienza del proibizionismo americano, nessuno pretenderebbe ancora di vietare l’alcol, tanto meno Risè, allora perché lasciare l’erba in mano alla criminalità? Scorrendo la lunga bibliografia riportata a tergo dell’opera, risalta subito il primo testo elencato: “Fecondazione, aborto, droga, eutanasia”. Trovo comprensibile un non appiattimento su questioni laiche da parte dei cattolici, ma ostinarsi contro la canapa è fuori luogo, tanto più in una religione che prevede l’uso simbolico del vino nell’eucaristia. Anche i cattolici, per lo meno una parte, hanno attraversato il ’68 che, a mio giudizio, non è un’esclusiva di sinistra, e, perché no, sarebbero ben disposti a trattare diversamente l’argomento.

Sebbene frutto di opinabili statistiche, s’insiste ancora sul concetto che dallo spinello si passi all’eroina, convinzione vecchia oltre quarant’anni e suffragata dal solo nefasto esito proibizionista di lasciare liberi gli spacciatori di manipolare il mercato a loro piacimento. Nelle tematiche di fondo addotte, emerge l’incremento di THC nella canapa sino a toccare punte del 20% rispetto al 3% degli anni Settanta. Una concentrazione del principio attivo tutta a vantaggio degli spacciatori, consente loro, nella diminuzione di massa, d’incorrere in rischi più calcolati incrementandone penetrazione e competitività. Questa è l’evidente conseguenza di “alterne politiche” comunque unidirezionali nel loro intento proibizionistico. Certo è che la droga in mano a talebani e consimili non può che essere alterata a loro piacimento quale ennesima arma da rivolgere contro gli occidentali. Non dimentichiamo, quindi, il terrorismo; i finanziamenti prodotti dalla droga illegale aumentano il rischio dei nostri soldati e le spese per mantenere la pace nel mondo, nonché espongono la nostra sicurezza in prima persona.

I recenti dati rilevati con la Giovanardi-Fini, scampolo di fine legislatura della destra messo sotto la naftalina dalla sinistra, sollecitano l’emergenza. Il proibizionismo sancisce la deriva di un popolo, tanto lo fu un tempo nella trasgressione di tossici distillati clandestini quanto lo è ora nel perseguire una politica che anziché smitizzare ed arginare la droga, di fatto, la favorisce. La questione droga, non dimentichiamolo, va articolata e affrontata su più fronti: regolamentazione, prevenzione e repressione dell’illecito. Se viene meno una di queste componenti, siamo comunque destinati ad un inevitabile fallimento. Impossibile poi non fare i conti con una spesa sanitaria che aumenta e grava su tutti noi. Una sanità costretta a sopravvivere tra la droga illegale è una sanità destinata a spendere sull’imprevedibile e non curare con quanto possibile. La dedica del libro al compianto Muccioli, conduce ad una tradizione che, ai giorni nostri, riporta alla ribalta delle cronache Don Gelmini. Di fatto, purtroppo, continuare ad elargire soldi dei contribuenti a comunità inneggianti all’integralismo proibizionista e che, forse non del tutto a caso, finiscono poi inquisite, non ha portato ad altro che ad estendere il fenomeno e arricchire i trafficanti rendendo il cittadino sempre più povero e in pericolo.

E il cittadino comune vuole ordine, non solo una gratuita ed inefficace repressione. Vuole regolamentazione, perché ognuno svolga le sue attività nel luogo più appropriato e nelle modalità predisposte, senza offendere il pudore altrui e, soprattutto, nella legalità e con opportune tasse pagate da tutti, perché è stanco del pusher e della meretrice esentasse! Dopo la lettura di questo libro, non resta che sperare in un dibattito più consapevole. L’augurio è che anche l’antiproibizionismo sia sempre più moderato e meno integralista nell’esigere un altrettanto nociva generica liberalizzazione. Ma la depenalizzazione e la regolamentazione sono vie percorribili, le sole in grado di riportare alla legalità, vista l’entità del fenomeno. Se riusciremo ad attuarle, tutelando tanto gli interessi sociali quanto il libero arbitrio dell’individuo adulto e consapevole, saremo ancora in grado di tramandare una civiltà e di offrire un futuro.

firenze - scarperia

19-10-2007, ore 14:26:58
 
Italia. Firenze. Clienti si fanno una canna fuori dal ristorante, carabinieri lo chiudono
 
 Erano stati sorpresi dai carabinieri a fumare hashish e marijuana all'esterno e, una sola volta, anche all'interno di un noto ristorante di Scarperia, nel Mugello. I clienti del locale sono stati segnalati in Prefettura come assuntori. E i militari hanno richiesto, nei giorni scorsi, la chiusura dell'esercizio commerciale.
Nella tarda mattinata di ieri, i carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento di sospensione delle autorizzazioni di polizia per la durata di dieci giorni emesso dal questore.

in galles (era nei commenti di questo stesso sito ma vale la pena pubblicarlo)

DROGA: CAPO POLIZIA GALLES, "PROIBIZIONISMO È FALLITO, MEGLIO LIBERALIZZARE"

Fonte: Agr
LONDRA, 15 ottobre 2007 - Richard Brunstrom, capo del corpo di polizia del Galles del Nord, ha proposto di legalizzare tutte le droghe. Secondo il poliziotto, uno dei piu' rispettati del Regno Unito, il proibizionismo e' fallito perche' il numero dei drogati e' cresciuto enormemente negli ultimi anni, il prezzo delle sostanze e' in calo costante e la criminalita' organizzata realizza profitti enormi con lo spaccio. Brunstrom ha esposto il suo programma in 30 pagine inviate in risposta a un sondaggio promosso dal ministero dell'Interno che sta preparando la strategia nella guerra alla droga per i prossimi dieci anni.

proposta assessore in campania

Campania. Assessore Istruzione: legalizzare la canapa per combattere la Camorra

'Un progetto pilota di legalizzazione delle droghe leggere a Napoli'. La proposta arriva dall'assessore all'Istruzione e Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele, esponente di Rifondazione comunista.
In una lettera pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno, l'assessore spiega che la droga rappresenta 'la vera fonte di ricchezza e di potere per la criminalita' organizzata, un mercato che fattura 7.200 milioni l'anno e assegna al mercato napoletano, dove si svolge il 50% dello smercio di droga, quasi 4 miliardi di euro'.
Da qui la proposta di legalizzazione a Napoli. Gabriele non entra nel merito di come attuare, dal punto di vista giuridico, la liberalizzazione a livello territoriale. 'Lanciamo una petizione popolare da portare in tutti i luoghi del confronto e della politica, per spingere, con il sostegno dell'opinione pubblica, il governo ad assestare un colpo al cuore ai clan nella loro principale attivita''.
'Offriamo una piazza virtuale di confronto sul sito lasinistra.org perche' la politica si metta in gioco contro le 100 piazze di spaccio, per bloccare il fiume di denaro sporco di sangue, freno per lo sviluppo economico, civile e sociale delle nostre terre'.
'Oltre che rinforzare le azioni di contrasto, bisogna imboccare la strada della legalizzazione delle droghe e togliere un mercato di 4 miliardi di euro alla camorra in maniera radicale, come nel caso del contrabbando di sigarette'.

'Le parole dell'assessore regionale Corrado Gabriele sulla legalizzazione delle droghe, riportate stamattina sulla stampa cittadina, hanno il merito di riaccendere in citta' un dibattito ormai da troppo tempo spento.
Crediamo sia necessario interrogarsi su quale strategia adottare per sconfiggere il fiorente business del commercio di droga, principale fonte di ricchezza della criminalita' organizzata, dopo l'evidente fallimento a Napoli ed in Italia delle politiche proibizioniste'. Lo affermano i consiglieri comunali di Napoli Francesco Nicodemo (DS) e Francesco Minisci (Rifondazione Comunista).
'La nostra opinione - aggiungono - e' che la liberalizzazione e la legalizzazione delle droghe abbiano ottenuto in Europa e nel Mondo risultati importanti nella lotta alla criminalita' organizzata e nella riduzione dei consumatori di stupefacenti. Siamo pero' anche convinti che la complessita' del fenomeno droga a Napoli necessiti di un luogo aperto e laico, un osservatorio sugli stupefacenti e sui suoi consumatori, che possa monitorare il consumo e la diffusione delle droghe, soprattutto quelle nuove i cui effetti non sono noti, e che proponga politiche alternative in grado di sconfiggere il business della criminalita' organizzata'.
'Siamo certi - evidenziano - che la mancanza di informazione e di coscienza critica sul consumo di stupefacenti sia il vero dramma delle giovani generazioni che ignorano gli effetti ed i danni dell'abuso. Percio' la nostra preoccupazione e' rivolta soprattutto al consumo di cocaina da parte dei giovani napoletani, senza distinzioni di ceto: questa e' la vera emergenza droga a Napoli e da qui bisogna partire'.

assolto gestore di mariuana.it

Assoluzione mariuana.it.
 
Assoluzione di Matteo Filli, gestore del sito Mariuana.it. 

Chiedere la legalizzazione della marijuana o vendere prodotti legali alla canapa non costituisce reato.

articolo su FORBES

Usa. Studio: la proibizione della marijuana costa ai contribuenti 42 miliardi di dollari ogni anno in tasse
Quentin Hardy - Tratto dalla rivista Forbes online del 1 ottobre 2007

La marijuana "made in Usa" costituisce un business annuale da 113 miliardi di dollari, e costa ai contribuenti 41,8 miliardi di dollari ogni anno in spese destinate alle autorita' di polizia e giudiziarie e tasse mancate.
Lo studio, "Tasse perdute e altri costi delle leggi sulla marijuana", di Jon Gettman, sostiene che la vendita di marijuana riguardi soprattutto adolescenti e giovani adulti. I dati rivelano anche che l'industria e' sostenuta da pochi consumatori pesanti.
Lo studio si basa su diverse fonti tra cui indagini governative, ricerche private e anche la rivista "High Times" per determinare che circa 25 milioni di americani consumano complessivamente circa 13 tonnellate di marijuana ogni anno. Il numero di consumatori, ed il prezzo della marijuana, sono cambiati di poco negli ultimi anni, nonostante gli sforzi continui del Governo con interdizioni e incarcerazioni, spiega lo studio.
Basandosi sui dati governativi secondo cui il 28,7% circa del prodotto interno lordo finisce in tasse destinate ai governi federale, statali e locali, i 113 miliardi di dollari potrebbero fruttare 31 miliardi in tasse. Prendendo per scontato che i reati legati alla marijuana, il 5,54% di tutti gli arresti, richiedono altrettanta percentuale del budget da 193 miliardi di euro destinati alle spese della giustizia penali, Gettman calcola l'ipotetico risparmio annuale in 10,7 miliardi di dollari.
Gettman, che detiene un Ph.D. della George Mason University ed ha pubblicato numerosi studi sul business della marijuana, sostiene che lo studio offre una buona idea di cio' che costa mantenere la sostanza illegale. "I dati reali si trovano probabilmente in mezzo a tutti gli studi pubblicati sull'argomento", dice. "Sarebbe interessante capire cosa potrebbe fare il Governo con altri 42 miliardi di dollari di budget."
Il rapporto completo e' disponibile sul sito della rivista The Bulletin of Cannabis Reform, l'organizzazione a cui appartiene Gettman.
Ma lontano dai numeri da prima pagina, un esame piu' approfondito dello studio di Gettman offre un paio di sorprese interessanti. La quantita' annuale di marijuana consumata, 14 tonnellate, significa un consumo personale equivalente a circa 1,5 - 1,7 canne al giorno della lunghezza e circonferenza impiegata nelle indagini governative (85x25 millimetri). Ma la gran parte dei consumatori non si fa cosi' tante canne.
Dei 25 milioni di consumatori annuali, circa 12,8 milioni sopra i 18 anni consuma marijuana ogni mese, ed il 23% di questi fuma tre o piu' canne al giorno. Sotto questo aspetto, la marijuana appare molto simile al mercato dell'alcool, che si basa sul 20% dei consumatori per oltre meta' del consumo.
Inoltre, lo studio di Gettman sostiene che il 54,8% dei ragazzi fra i 12 ed i 17 anni ed il 52,8% degli adulti sopra i 35 anni sostiene che ottenere marijuana sarebbe facile. La percentuale sale pero' di 20 punti per gli adulti fra i 18 ed i 34 anni.
Per quanto riguarda la vendita, comunque, i numeri sono piu' bassi. Secondo un'indagine del Governo citata nel rapporto, il 3,2% dei ragazzi fra i 12 ed i 17 anni ha venduto sostanze illegali, mentre per gli adulti fra 18 e 24 anni di eta' la percentuale sale a 6. Nuovamente scende al 2,3% per le persone fra i 25 ed i 34 anni, e a 0,7% per gli adulti sopra i 35 anni. Mentre questi numeri riguardano la vendita di qualsiasi droga, e non solo marijuana, Gettman sostiene che la legalizzazione della marijuana porterebbe alla bancarotta molti spacciatori.

messico

Messico. Legalizzare le droghe per motivi di sanita' pubblica

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Guillermo Jaramillo Torres
 
Ultimamente e' stato trattato a piu' riprese il tema della legalizzazione delle droghe, che a sua volta ha innescato delle reazioni in vari settori della societa'. Da un lato, ci sono i conservatori che considerano la legalizzazione delle droghe un atto immorale e irresponsabile, giacche', sostengono, esistono altri tipi d'alternativa per ridurre il consumo di droghe. Dall'altro, ci sono coloro che vorrebbero sradicare il problema situandolo in un contesto diverso dalla proibizione, per favorire il loro acquisto legale; in questo modo le sostanze stupefacenti avrebbero una minore attrazione sui consumatori, e in piu', vendita e prezzo dei prodotti sarebbero regolati per legge. Anche le reazioni nella comunita' giuridica sono variegate; alcuni ritengono che sarebbe un buon mezzo per controllare il consumo, mentre altri vanno al di la' della semplice legislazione, immaginando i possibili effetti ad ampio raggio. E' il caso di James Graham, che intravede la possibilita' del narcoturismo. "Direi che (le droghe) dovrebbero essere legali. Tuttavia, esiste un problema geografico. Se diventano legali solo in Messico, c'e' il rischio del narcoturismo. Quindi bisognerebbe pensare a un meccanismo che riesca a conciliare la legalizzazione delle droghe nel paese senza cadere nella trappola del problema menzionato", spiega il presidente del Club de Arbitraje de Monterrey. I precedenti insegnano che se in Messico si dovessero legalizzare consumo e vendita di certe sostanze, i paesi vicini, ma anche paesi di altri continenti, potrebbero avere interesse a sfruttare i benefici derivanti dalla legalizzazione. L'altro quesito e' se la legalizzazione porti a una riduzione dei consumi e della delinquenza. Ancora prima, ritiene Graham Weydert, la priorita' del governo messicano dovrebbe essere la sanita' pubblica, giacche' le nuove sostanze, come le droghe sintetiche, colpiscono piu' in fretta il sistema di contrasto, in quanto produrle costa poco.
"La diminuzione del consumo e della delinquenza non dovrebbe essere la priorita', bensi' la sanita' pubblica. Mi spiego. Il Messico, come molti altri paesi oggi non ha problemi con le droghe tradizionali quali cocaina o marjiuana. Oggi quello che si vende sono le droghe sintetiche, per esempio i cristalli. La differenza dal punto di vista della Sanita' pubblica e' che queste nuove droghe sono molto piu' nocive di quelle tradizionali. Una volta compreso questo, bisogna sottolineare che le droghe sintetiche costano molto meno e sono piu' facili da produrre, cio' che incrementa sia la delinquenza sia il consumo". Inoltre, la legalizzazione dovrebbe essere accompagnata da un reale programma di prevenzione, poiche', spiega il professore, essa non e' una soluzione se non viene accompagnata da metodi alternativi per indirizzare tutti sulla buona via. "Solo la legalizzazione con un vero programma di prevenzione potrebbe permettere di limitare il rischio sanitario. Agli scettici, bastera' ricordare che in dieci anni gli americani hanno moltiplicato di 400% il loro bilancio per la repressione ma, nello stesso tempo, la dipendenza e' aumentata del 500%", informa Graham. Si sa che in alcuni paesi europei certe droghe sono permesse; alla domanda se si possa parlare di legalizzazione, Graham risponde che ci sono due termini per indicare questo fatto, depenalizzazione e legalizzazione, e che la prima e' piu' attraente per fini politici. "C'e' dibattito su depenalizzazione e legalizzazione. Per me e' lo stesso. La differenza e' semantica. Oggi sembra che la depenalizzazione si venda meglio politicamente della legalizzazione". Riguardo al fatto se nei paesi "legalizzatori" ci sia un tasso di delinquenza piu' basso, Graham spiega che le cifre non devono essere il criterio dell'efficacia del metodo, ma se le droghe sono tollerabili in certe quantita', cio' che non impedisce che continui ad imporsi il problema principale: la delinquenza. "Non ci sono cifre che servono, poiche' in nessun paese le droghe sono tutte legali. Esiste tolleranza per esempio verso la marjiuana, che normalmente non da' luogo alla criminalita'. Rispetto a cocaina ed eroina, e' legale solo l'uso personale, come in Messico. Pertanto, la delinquenza principale resta, narcotraffico, vendita, eccetera..."
Circa il tipo di persone competenti a legiferare in materia, come potrebbero essere medici, psicologi, avvocati, Graham concorda che questi tre rami della scienza formerebbero un buon gruppo di lavoro, poiche' si tratta di un problema di sanita' pubblica e di prevenzione. Ancora sono da conoscere le opinioni dei "nostri legislatori" al riguardo; essi dovrebbero ascoltare le opinioni sia della comunita' giuridica, sia della comunita' medica e scientifica.

Tratto da un articolo apparso sul quotidiano El Porverir del 20 settembre 2006; trad. di Rosa a Marca

sentenza tribunale cagliari

Tribunale Cagliari: non e' reato coltivale cannabis per uso personale
 
 La coltivazione di marijuana per uso personale non va considerata reato ma e' equiparabile alla detenzione e pertanto e' un semplice illecito amministrativo.
Lo ha ribadito il giudice monocratico di Cagliari stamane nel processo che vedeva imputato un giovane dell'hinterland del capoluogo a suo tempo arrestato perche' aveva in casa due piantine di canapa indiana. Il giovane, difeso dall'avvocato Giovanni Battista Gallus, e' stato assolto dall'accusa di coltivazione di droga. Il legale dell'imputato si e' rifatto alla giurisprudenza della Cassazione che nel maggio scorso ha distinto la coltivazione estensiva, e quindi per lo smercio, da quella pura e semplice, e dunque per uso personale. Una sentenza analoga era stata emessa, sempre a Cagliari, nel giugno scorso. Inoltre il Tribunale del Riesame di Cagliari nel 2000 aveva emesso un provvedimento dello stesso tenore giuridico.
"Le sentenza del tribunale di Cagliari, del tribunale di Bologna, che arrivano dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, che ha equiparato l'autocoltivazione domestica al consumo personale, fanno finalmente giustizia dopo anni di persecuzione penale contro persone che non hanno mai commesso reati verso terzi ne tantomeno alimentato il narcotraffico". Lo sostiene, in una nota, il responsabile tossicodipendenze del Prc, Francesco Piobbichi.

israele depenalizza sostanze

Israele. Capo polizia: niente arresto per piccole quantita' di stupefacenti

Desta animate polemiche in Israele l'ordine ufficiale impartito dal capo della polizia Dudy Cohen agli agenti, ovvero mostrare tolleranza d'ora in poi verso i piccoli consumatori di stupefacenti, per dedicare piuttosto le loro energie ad una lotta senza quartiere contro i grandi importatori e trafficanti di droga.

Un portavoce della polizia ha spiegato che si tratta invece del tentativo di utilizzare in modo piu' incisivo le limitate risorse della polizia.
I piccoli consumatori di stupefacenti, e' emerso, richiedono infatti una mole di lavoro notevole, che spesso non si concretizza nemmeno in atti di accusa nei loro confronti. Nel solo 2006 la polizia ha aperto oltre 16 mila pratiche, la piu' banale delle quali ha richiesto comunque una intera giornata lavorativa di un agente.

E' stata stilata cosi' una tabella che sintetizza i limiti di tolleranza della polizia. Le quantita' massime ammesse per sfuggire all'arresto sono 15 grammi di marijuana, 15 grammi di hascisc, 2 grammi di oppio, 3 cartine di Lsd, 3 pastiglie di ecstasy, 0,3 grammi di cocaina e 0,3 grammi di eroina.
Piu' che soddisfatto da questi sviluppi e' Boaz Wechtel, leader della lista politica 'Foglia verde' che per due volte si e' candidato (invano) alla Knesset nell'intento di legalizzare l'uso della 'cannabis'. 'La caccia della polizia ai consumatori di 'cannabis' costa ogni anno ha stimato - 300 milioni di shekel', pari ad oltre 50 milioni di euro. 'Questa cifra puo' essere adesso meglio utilizzata per educare i giovani a stare alla larga dalle droghe davvero pericolose'.

ucciso dal proibizionismo

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