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un vuoto incolmabile

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Ciao a tutti, ho 38 anni, una storia come tante: uso di sostante in adolescenza e gioventù, soprattutto cannabis e psicofarmaci mischiati con alcool. Ho provato un pò tutto, ma il mio sballo preferito era tutto ciò che mi spegneva. Ho smesso dopo aver visto i miei amici finire in comunità e dopo aver lasciato un fidanzato che era andato troppo oltre ed era diventato violento. nel frattempo ho cambiato vita, amicizie, mi sono sposata ed ho un bimbo di 6 anni. Sono in cura dallo psichiatra e psicoterapeuta per colmare questo vuoto che mi porto dentro e prendo Provigil e Daparox, a volte anche lo xanax, bevendoci sopra per ritrovare il piacere di quel benessere momentaneo. A volte mi contengo, a volte esagero. Poco tempo fa mi regalarono dell'erba pressata (resina) e mi feci un personale utilizzando la cartina corta. Subito panico, sudorazione, difficoltà a respirare, durato pochissimo per poi godermi un pò la fattanza. Ieri sera, dopo un corposo aperitivo con le amiche decido di riprovare. Appena finito di fumare riesco a malapena ad arrivare dentro casa per poi cadere a terra sbattendo la testa al muro. Mi rialzo e ricado. Non lo ricordo...non so se sia stata una caduta o uno svenimento, fatto sta che ovviamente ho scatenato l'ira di mio marito ed ho svegliato mio figlio che dormiva e che si è preoccupato per l'accaduto. Mi sono stesa sul divano ed il malessere è passato, ho sudato le 7 camicie, ma poi mi sono ripresa come se non fosse accaduto nulla. Nella vita ho fumato quantità elevate, ma mai mi era successa una cosa del genere. Mi sento uno schifo nei confronti della mia famiglia, soprattutto per il piccolo che non merita di vedere sua madre tornare a casa mezza ubriaca e che cade a terra per non aver retto un personale che doveva solo rilassarmi. Sarà il mix di farmaci, alcool ed erba, sarà che ormai ho una "certa età" ed il peso delle responsabilità ti portano la testa altrove, non lo so...fatto sta che mi è piaciuto, che lo rifarei, se non fosse per il fatto che mio marito mi ha buttato tutto e mi ha fatto promettere di cominciare ad essere più responsabile. Scusate se mi sono dilungata, una storia come tante, un vuoto come tanti, un'incolmabile solitudine nonostante la vita mi abbia dato tutto ciò di cui avevo bisogno.

Commenti

Per me è inevitabile

Per me è inevitabile lasciarmi andare, sicuramente i farmaci che prendo amplificano l'effetto di alcool e cannabis, ma se anche tu sei stato un consumatore di droghe, l'erba qiasi non la consideri tale, per questo mi stupisco dell'effetto avuto. Le peomesse si fanno, ma sappiamo tutti quanto è facile superare la soglia! Un pò come quando stappi una bottiglia di vino e non ti accontenti di un bicchiere ma finisci la bottiglia. Premetto poi che non ho mai abusato più di tanto, le droghe non sono mai state una dipendenza, non mi ritengo nemmeno un'ex consumatrice abituale, solo un passato fatto di curiosità in cui ho provato un po di tutto, magari mesi intensi di uso di alcool e farmaci per poi poterne fare a meno tranquillamente ed anche l'uso abituale di cannabis è stato per un breve lasso di tempo.

"Le promesse si fanno, ma

"Le promesse si fanno, ma sappiamo tutti quanto è facile superare la soglia!"

Ma secondo te, tuo marito, si aspetta che tu la promessa la mantenga? E se hai dei dubbi, riguardo al fatto di poterla mantenere, perché non dirglielo?

Sarà il mix di farmaci,

Sarà il mix di farmaci, alcool ed erba, sarà che ormai ho una "certa età" ed il peso delle responsabilità ti portano la testa altrove, non lo so...fatto sta che mi è piaciuto, che lo rifarei, se non fosse per il fatto che mio marito mi ha buttato tutto e mi ha fatto promettere di cominciare ad essere più responsabile

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Mi succede lo stesso ma con mia moglie, ogni tanto sento il bisogno di prendermi una pausa da tutto e da tutti ma se glielo dico apertamente e' finita.

Cosa gli dico sapendo come la pensa, sono fatto cosi prendere o lasciare?

Mi vuole bene, io gli vogliio bene abbiamo lavoro figli relazioni sociali ma questa cosa ci divide perche' la pensiamo diversamente e non vorrei mettere tutto a rischio in nome di un tipo di responsabilita' che non mi appartiene.

Nel senso che come al solito mi fara' promettere cose che sappiamo entrambi che non riuscirei a mantenere ed in piu' visto che infrangerei delle promesse che sarei stato costretto a fare una volta finite anche quelle la situazione potrebbe solo che peggiorare.

Essere responsabili e' una cosa esserlo per 365 giorni all' anno e' un altra ogni tanto sento il bisogno di spegnermi proprio per dopo poter ricominciare come e meglio di prima cioe' non e' uno spegnersi fine a se stesso ma e'  un poco come un resettare il sistema per farlo funzionare quando inizia a perdere colpi.

Ho bisogno di spegnermi per poter ricominciare!!!

Non mi interessa che non funzioni cosi o che qualcuno non possa capire o che capisca quello che vuole la realta' e' che io sono cosi ma quando mi costringessero in nome delle responsabilta' o di qualcos' altro ad essere qualcosa che non sono e' come se mi avessero gia' perso. 

Piuttosto l' unica differenza e' che quando lo faccio lo faccio fuori casa per dopo tornare a casa

Ti capisco bene! Credo che

Ti capisco bene! Credo che ognuno di noi ha qualcosa dentro da domare ed io lo domo sballandomi ogni tasnto, che siano farmaci o alcool o droga non ha importanza, il fine è sempre lo stesso. Io e mio marito abbiamo un vissuto diverso, lui non oltrepassa mai nessuna soglia, ha dei limiti che si autoimpone, ma chi può dire quale sia la cosa più giusta da fare? Da una parte sono felice che si prenda cura di me in questo modo, anche buttando via quel poco di polline che mi era rimasto...ma magari la prossima volta mi berrò una bottiglia di vino, che fa sembrare tutto "più legale" e da adulti...

Si non importa la sostanza ma

Si non importa la sostanza ma sono convinto che se non prendessi qualcosa ogni tanto potrebbe diventare un problema, in pratica il ragionamento al contrario di chi e' per la sobrieta' assoluta.

Vivo per altri ma come morto per me.

E ringrazio mia moglie perche'  pensando a lei e ai figli mi metto dei limiti precisi perche' anche noi siamo completamente diversi, lei salutista convinta io beh, non ne parliamo.

Limiti, non che divento una specie di vegano.

Si  sicuramente c'e' qualcosa dentro che spinge allo sballo occasionale ma perche' reprimerlo quando questo reprimere diventa piu' intollerabile dello sballo stesso.   

Hai colto nel segno,

Hai colto nel segno, soprattutto quando dici "Vivo per altri ma come morto per me".

Io sono alle prese con questo problema ansioso/depressivo, tutto il giorno mi sforzo di sorridere ed essere sempre curata, allegra, simpatica,spigliata...ma dentro...che ne sanno cosa sento dentro...La sera quando finisco di lavorare ho bisogno di distrazioni, di potermi sentire depressa senza dover fingere e di poter annebbiare un pò il cervello per non pensare. 

Non ho amore per me stessa, ma solo per gli altri ed ho bisogno di un piccolo aiutino per poter continuare a vivere ogni giorno.

Mi viene da pensare che

Mi viene da pensare che consumare sostanze, sballare occasionalmente o in modo continuativo, sia fondamentalmente una questione di costi e benefici.

Ciascuno poi soppesa a modo proprio cosa mettere su un piatto o sull'altro della bilancia.

Io penso sia solamente un

Io penso sia solamente un vivere in un modo piuttosto che in un altro.

C'è chi riesce a sopportare la quotidianità e chi no.

L'importante è prendersi le proprie responsabilità e far si che l'uso di sostanze non influisca sulla vita lavorativa, di coppia, sociale.

 

E' difficile che l'uso di

E' difficile che l'uso di sostanze non abbia ripercussioni. Capisco che a un dato momento si possa e si voglia crederlo, non scorgendo altri orizzonti.

Gli altri comunque esistono.

Certe volte ho anche l'impressione che le sostanze siano la soluzione al problema che contribuiscono a creare. Come un cane che si morde la coda.

Giusto perche' non sorgano

Giusto perche' non sorgano malintesi, non e' un invito ad altri a farsi o sminuire il problema o giustificare che farsi ogni tanto va' bene ma piuttosto e' e rimane una considerazione personale cucita su misura propria da alcuni che usano sostanze occasionalmente soprattutto per chi pensa che un po'  di se' stesso lo conosce.

Non farsi sarebbe meglio per tutti sempre e comunque anche per chi si fa' ogni tanto come valvola di sfogo cioe' non e' che perche'  qualcuno si fa' occasionalmente allora non ci pensi che sottovaluti o che vada tutto bene.

Se non fosse un problema nessuno verrebbe qui a scriverlo ma lo farebbe e basta.

Se uno non si conosce o perlomeno pensa di conoscersi dopo minimo un paio di decenni di uso di sostanze allora discorso chiuso, perche' perdere tempo.

In un paio di decenni uno ha gia' attraversato tutte le varie fasi dal benessere iniziale momentaneo al down successivo che spesso diventa infinito per passare   ai sensi di colpa suoi e anche e soprattutto a quelli degli altri che possono soffrire a causa sua e che sono sempre li pronti a ricordartelo.

E per fortuna che ci sono, spesso sono meglio di tanti farmaci e tanti dottoroni anzi sono IL farmaco.

Le sostanze hanno sempre ripercussioni nessuno dice o pensa il contrario.

Chi abusa anche saltuariamente (sempre che ci riesca...) al pari di chi ci e' dentro in pieno cerca sempre un compromesso che giustifichi  il suo comportamento ma non significa che questo lo faccia stare meglio o che sia a posto. 

Sì, sono d'accordo: gli altri

Sì, sono d'accordo: gli altri "sono il farmaco". 

Forse non solo per il peso della sofferenza che si arreca (quando già non si è in grado di reggere la propria).

Penso che non sia impossibile andare oltre la propria sofferenza e alleviare anche quella altrui.

Ma non è facile.

E' questo il motivo per cui, all'inizio della presente discussione, chiedevo se fosse il caso di avventurarsi in promesse inconsistenti.

Gli altri sono il farmaco.

Gli altri sono il farmaco.

E' una bella frase, ma anche se gli altri ti stanno vicino, si prendono cura di te, ti aiutano nei momenti difficili, il vero problema è che non possono comprendere quello che realmente senti dentro.

C'è un vuoto dentro che nessuno può aiutarti a colmare se non te stesso.

Per quanto mi riguarda forse quello che mi manca è un pò di amore per me stessa.

Sballare ogni tanto, da chi non lo ha mai fatto (in questo caso mio marito) può sembrare qualcosa di inscociente e di sbagliato, e non dico che non lo sia, dico solo che a volte è necessario per superare i momenti difficili.

Non ho avuto problemi a promettere di non farmi più una canna, diverso sarebbe stato se avessi dovuto promettere di non esagerare a volte con l'alcool, di smettere di fumare il tabacco o di lasciare gli psicofarmaci.

A volte le vere droghe e le vere dipendenze sono quelle legali che, in quanto tali, giustificano più facilmente il fatto stesso di farlo.

Mio marito non si è mai fatto una canna, non sa cosa sia la coca o altre droghe, non ha mai avuto il vizio del fumo, nè si è mai ubriacato.

A me sembra assurdo che non abbia mai provato uno sballo, in quanto credo sia una fase della vita in cui un pò tutti siamo incappati, per poi ritrovarsi a smettere o a caderci dentro con tutte le scarpe.

La vita è cosi difficile e triste, per questo si cerca un diversivo. Poi ci sono quelli come mio marito che forse non hanno questo vuoto e trovano la vita una cosa meravigliosa da vivere lucidi per assaporane ogni attimo senza alterazioni.

Sono felice per lui che non ne ha bisogno, ma ripeto, non siamo tutti uguali e l'amore è anche l'accettazione dell'altro con tutto il bagaglio che si porta dietro.

 

 

Sì, d'accordo, tutte cose con la loro verità. Punto di vista comprensibile.

Io però qualche margine di dubbio lo manterrei. 

"il vero problema è che (gli altri) non possono comprendere quello che realmente senti dentro"

Ma perché, ciascuno di noi è capace di comprendere fino in fondo ciò che sente dentro? E non potrebbe essere che gli altri non capiscono perché noi non ci spieghiamo?

Non sono spunti polemici. Voglio solo dire che quando si adotta uno schema di pensiero si tende a mantenerlo per inerzia. 

Ma vai a capire se sono gli altri a non capire noi o se siamo noi a non capire (o a non voler capire) gli altri (e noi stessi).

E poi modificare uno schema di pensiero, quando magari alla base ci sono questioni emotive tanto forti quanto sfuggenti, così da impedirne finanche la prospettiva, non è cosa che si possa realizzare schioccando le dita. 

Personalmente penso che l

Personalmente penso che l'uomo si sovravvaluti. È solo frutto del caso e dell'infinito tempo a disposizione dell'Universo se siamo qui. Coscienza, morale, scelte... credo siano solo reazioni chimiche, corrente nelle sinapsi, circuiti che si chiudono, s'attiva quel neurone invece di quell'altro. Sono illusioni che ci creiamo per (sopra)vvivere in una società. Questo per dire che, da lucido, ritengo che ognuno debba fare quello che sente di fare, non quello che la società impone. my two cents.

PoveroIdiota

Io penso che un minimo di

Io penso che un minimo di convenzioni sociali sia opportuno rispettarle e che non necessariamente vadano considerate "imposizioni". 

Poi, per la mia esperienza, non è raro che chi rifugge le "imposizioni" della società tenda ad imporre a sua volta il proprio punto di vista ad altri.

Per quanto mi riguarda non

Per quanto mi riguarda non voglio imporre il mio punto di vista a nessuno, credo però che bisognerebbe accettare i vari punti di vista proprio per far nascere dei confronti.

Il rifiuto delle imposizioni sociali ci sta quando uno non le sente proprie.

Ovviamente non si possono trasgredire tutte le regole! Se una volta mi ubriaco o mi drogo è un conto, se uccido una persona è un altro.

Le regole sono fatte per essere trasgredite, finchè non ledono gli altri

Sono in buona parte d'accordo

Sono in buona parte d'accordo. Proprio per il valore che anche io attribuisco al confronto rispondevo, all'inizio di questa discussione, che forse sarebbe meglio dichiarare la propria difficoltà a mantenere le promesse richieste, piuttosto che subirle senza convinzione.

Cara Soso,

Cara Soso,

Credo di comprendere piuttosto bene come ti senti. Anche io per anni ho usato le sostanze per un fine "terapeutico", di conforto, di fuga, di evasione. Tutt'oggi fumo e bevo ma in modo "controllato". Anche io, come te, sento il bisogno di spegnere per un po' ogni tanto quella voce interiore che mi spinge a fare pensieri angosciosi e svalutanti (e sono quelle le occasioni in cui un bicchiere di vino diventa una bottiglia intera). Proprio come te anche io sono una madre ed è per l'amore di mia figlia che un anno fa ho iniziato un percorso psicoterapeutico al serD per chiuderla con la coca ma soprattutto con il crack. Inizialmente mi erano stati prescritti stabilizzatori dell'umore ma ci bevevo sopra e diventavo aggressiva e paranoica quindi ho lasciato perdere perché comunque non potevo rinunciare al bere ogni tanto.

Col passare dei mesi in astinenza ho avuto modo di osservarmi dentro, cercare di decifrare quelle emozioni legate al craving, quali pensieri fanno da trigger per il desiderio di consumare, la memoria dello sballo. Non è, dal mio punto di vista, una questione di costi/benefici la dipendenza da droga, il crack produce un effetto tanto breve quanto intenso e causa dei danni irreversibili al cuore, ai polmoni e al cervello e al sistema immunitario, per non parlare del fatto che conduce a comportamenti ad alto rischio. Tutte cose di cui parlo per esperienza diretta per cui sostengo che di benefici ne vedo ben pochi, fatto salvo l'essere un palliativo ad un grosso problema di fondo.

È sorprendente come anche io sia giunta alla conclusione che, pur essendo in controllo, preoccupandomi del benessere degli altri, tutti gli altri, delle loro emozioni, della loro opinione su di me, cercando di compiacere e di accondiscendere ogni loro aspettativa, io non so chi sono, non so come operare per amarmi, sentirmi bene, felice, consolarmi. 

Senza coca sto bene, ma quando arrivano le crisi è difficile capire che origine abbiano, ma , almeno nel mio caso, l'abuso di sostanze è stato solo un effetto causato da questo fantomatico problema. Forse il fatto di non essermi mai sentita accettata e amata in quanto individuo, ma solo esibita è usata come un feticcio.

Comunque rifletti bene sulle parole che scrivi: prima dici che ti sei vergognata davanti a tuo figlio e poi dici che lo rifaresti. Io non sono sicura che tu intendessi questo, penso più che altro che tu sia terrorizzata all'idea di affrontare la vita in totale sobrietà (e anche in questo ti capisco). Però non arroccarti sulle giustificazioni che hai costruito appositamente per sballarti, non nasconderti dietro l'apparenza di un marito sobrio e una bella famiglia in una cerchia di amici sani. Se tu non stai bene e non ti ami non saranno né gli altri né le sostanze a colmare quel vuoto. 
Chiaramente mi piacerebbe avere una risposta che sia buona anche per te, ma la realtà è che sono ancora alla ricerca di una che vada bene per me. Mi sento solo di consigliarti di affrontare con consapevolezza un giorno alla volta, accettando i giorni di tristezza come se fossero giorni di pioggia, eventi meteorologici transitori. 
Ce la concediamo una chance non oso dire di essere felici, ma almeno di non essere disperati? 

Cara Kitty, grazie per aver

Cara Kitty, grazie per aver commentato. Sono convinta che meritiamo di essere felici, ma dopo 3 anni di psicoterapia sono giunta alla conclusione che la felicità non fa per me. Ogni giorno ho un pretesto per essere triste, per essere scontenta. Dirante la terapia ho imparato a conoscermi ed a cambiare, ma ho scoperto che la nuiva Sonia non mi piace affatto. Ho rivissuto il passato, ho accettato di aver usato droghe e di aver avuto un fidanzato violento, tutte cose che avevo accantonato e negato anche a me stessa. Ora potrei essere felice, ho un marito che mi ama, un figlio splendido, gli amici "giusti"...eppure c è quel vuoto, quel buco nero che non mi lascia. Col tempo ho imparato a chiamarlo per nome (depressione) e a conviverci, ma credo che nella mia vita non sarò mai felice. E me lo merito cazzo, lo so che me lo merito! Lotto ogni giorno eppure non ci riesco...la mia psicoterapeuta dice che ho un'ideale di donna impossibile da raggiungere, quindi mi lascio andare a svaghi effimeri per giustificare la mia incapacità di essere imperfetta. Non so come ci si senta ad essere nella tua situazione, non ho mai usato crack nè posso definirirmi dipendente dalle droghe. Mi piace lo sballo, lo rifarei appunto, ma non mi farei più vedere da mio figlio in quelle condizioni. Già è rimasto segnato da tante altre cose a cui ha assistito (ad es. Un attacco epilettico) e vorrei che lui riuscisse ad affrontare la vita con quell entisiasmo che io non ho mai avuto. Di chance ne abbiamo tante, ma almeno io le spreco sempre o comunque con la mia negatività riesco sempre a rovinare anche i bei momenti.

Ciao, 

Ciao, 

io sono una vecchia guardia di questo sito. Ci sono passata adesso perchè sto studiando a manetta, avevo bisogno di un breack e puff... ho trovato una conversazione interessante, wow !!!

Questo portale ha raccolto per anni le mie crisi quasi psichiatriche da sostanze e da vuoti, avevo necessità di condividere e per farlo non conoscevo altro che questo mezzo (molto freddo:  niente sguardi, niente toni di voce, niente piccoli gesti, solo parole stampate nel web...)

Dopo 20 anni di tossicodipendenza da tutte le sostanze pesanti, non, farmaci, alcool e una vita completamente disgregata quasi condotta alla fine sono entrata grazie ad un amico in una stanza di Narcotici Anonimi dove questo vuoto si è incominciato ad attutire, ed ho frequentato tutti i giorni questi gruppi di auto-aiuto che mi stanno portando verso un nuovo stile di Vita e che consiglio a tutti perchè danno una soluzione al senso di vuoto che attanaglia, del tutto gratuiti oltretutto.

Durante la quarantena le stanze fisiche di Narcotici Anonimi sono state chiuse ma abbiamo messo in piedi una rete efficace di riunioni online su Zoom con la quale non abbiamo mai smesso di interfacciarci e relazionarci nonostante la pandemia, in realtà mentre tutti erano in delirio attanagliati dalla paura noi ci siamo stretti in un abbraccio virtuale mondiale (Narcotici Anonimi è una fratellanza a livello mondiale, esiste in tutti i Paesi del Mondo) con maratone H24 in cui le condivisioni andavano avanti ad oltranza, seminari sul serizio, workshop, riunioni esclusivamente femminili e tantissimi meeting che sono ancora in piedi, perchè le stanze fisiche stanno riprendendo solo a Roma e milano per il momento.

Per chi fosse interessato provo a lasciare qui il link con tutte le riunioni che facciamo online, basta semplicemete scaricare Zoom ed entrare in una stanza virtuale per entrare in Narcotici Anonimi e darsi una possibilità.

Darsi una possibilità e darla anche al proprio figlio, alla propria madre, al proprio marito, etc

Quando fai il meglio per te lo fai per chi ami automaticamente.

Ad oggi mi occupo di dipendenze in modo specifico in una importante comunità della capitale e solo grazie a Narcotici Anonimi ho modificato il mio stile di vita e recuperato i miei affetti.

Spero che tutti possano trovare quello che ho trovato io

perchè non c è vuoto che non possa essere colmato!!!  Lascio il link delle riunioni online...

https://na-italia.org/

Grazie a tutti,

FreeStyle.

 

È sempre bello leggere di chi

È sempre bello leggere di chi ce l'ha fatta! Io non ho problemi di abuso fortunatamente, ma solo di uso (diciamo cosi!) Però credo che chi come te ha un passato difficile alle spalle questi gruppi sono di grande conforto. Io avevo deciso di intraprendere un percorso di psicoterapia individuale che con  la scusa della pandemia ho abbandonato, ma negli ultimi mesi non riuscivo più ad essere onesta nemmeno con lei...chissà forse un giorno il vuoto si colmerà da solo o imparerò a conviverci senza gli aperitivi, senza l'aiuto dei farmaci e senza magari l'abbinamento delle due cose. 

In bocca al lupo per tutto :)

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