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Crack House?

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Ultimamente i programmi di cronaca sono pieni di vicende in cui il tossico di turno ha al contempo un'ossessione per donne e sesso... Volevo quindi , per associazione mentale, chiedere a chi ne sa, se le crack house diventano luogo non soltanto di droga ma anche di flirt. Cosa accade realmente lì dentro? Quanto tempo ci si passa e quanto conta nella scelta (di drogarsi lì invece che rifornirsi presso una base) la compagnia? Che effetto fa stare fumato di crack e circondato da tossiche che si prostituiscono per drogarsi? Sono domande a cui mi son già data risposte, ma da profana. Meglio sentire gli "addetti ai lavori "...

Commenti

Il mio ragazzo ne ha

Il mio ragazzo ne ha frequentata una alle mie spalle. Per questo ho fatto la domanda. La chiama lui così, io riporto un termine usato da lui. Mentre sui giornali e in tv non si parla di crack house, se rileggi con attenzione il mio post forse si chiarisce il malinteso. Detto questo, lui si recava a casa di una donna di colore che cucinava e spacciava crack. Ci passava dalle 3 alle 4 ore a notte e oltre a lui le altre frequentatrici erano prostitute. Sia bianche che di colore. Lui sostiene che sono tossiche che si prostituiscono per droga , diverse dalle vere e proprie prostitute ufficiali e bellone che si vedono in strada. Intanto sta di fatto che la zona è la più nota in italia proprio per la concentrazione di prostituzione: la Domiziana. Lui sostiene che queste ragazze salivano solo per la droga e che il loro mestiere lo svolgevano all'esterno della casa. Nella casa insomma ci si drogava solamente. Beh parliamoci chiaro lui può dire quel che gli pare, stavamo insieme da appena 4 mesi quando l'ho scoperto e se ora che sono passati quasi 3 anni ancora ci penso è perché la scoperta per me fu traumatica. Lui conosceva e frequentava tantissime basi in cui procurarsi crack e sostiene che in quel periodo andava nella crack house per la vicinanza a casa sua. In effetti raggiungibile a piedi. L'ho lasciato 3 mesi e mezzo fa, non ci vediamo da allora, ma abbiamo continuato a sentirci e lui ora si trova in una comunità. Avrebbe voluto che io lo supportassi durante il percorso e facessi la fidanzata a distanza, ma io mi sono tirata indietro e ora scrivo qui

Ciao, si esistono queste

Ciao, si esistono queste "Crack House"  in Italia, purtroppo, ma capirai bene che ogni situazione è a sè, non sono tutte uguali. Io ne ho frequantata qualcuna, sia "privata", come quella che descrivi tu, sia "pubblica", ovvero uno stanzone non abitato a piano strada, aperto a tutti, dove ci si poteva fermare a consumare dopo l'acquisto. Quest'ultima situazione accade solitamente nelle grandi città, nelle zone più "calde" per lo spaccio.

Può darsi, non stento a crederlo, che quella frequentata dal tuo ex fidanzato fosse utilizzata anche da prostitute.

Quanto tempo si passi li dentro dipende da te, non ci sono limiti di tempo. Di solito chi le frequenta è perché ha una tossicodipendenza avanzata, dunque ha la necessitá di usare anche da solo, e un pò di compagnia può far piacere.

Credo anche io che l'eventuale atto sessuale non avvenga li dentro, perché manca l'attrezzatura e la privacy, e soprattutto farebbe correre al proprietario ulteriori grossi guai giudiziari senza giadagnarci nulla, ma tutt'alpiù ci si possa conoscere e accordare li, e poi uscire. 
Per il resto non capisco bene cosa ti interessa sapere in particolare, se me lo spieghi meglio posso tentare di risponderti.

Di certo però, ti dico che hai fatto bene a lasciarlo, per lui ma soprattutto per te stessa.

Un saluto

Ciao TPM e grazie per il tuo

Ciao TPM e grazie per il tuo intervento... 

A dirti il vero, mi sento tanto abbattuta moralmente per lo strano comportamento che ha avuto prima di entrare in Comunità. Io ho 33 anni, lui 36. Da tempo lo portavo da una psicoterapeuta per tentare di guarirgli infantilismo, dipendenza da sostanze, tendenza alla menzogna, incapacità di riconoscere i propri errori e di prendersene la responsabilità. Senonché una notte, appena riportata a casa dopo 3 giorni insieme, scopro che mi stava mentendo ancora. Sia a me che alla terapeuta. Con me finge di avere sonno, fumarsi una canna e probabilmente addormentarsi di lì a poco, in realtà invece chiama suo padre per i soldi e il suo amico per la droga, e se ne esce con lui per fumare crack. Alle 2 di notte. 

Ormai stanca di delusioni, pugnalate alle spalle, doppie facce che andavano avanti da 2 anni e mezzo, lo lascio. 
Lui come sempre mi riempie di messaggi ecc, ma io non gli rispondo.
Tempo 10 giorni (siamo a inizio Agosto) torno a rispondergli perchè il motivo di contatto è serio :
Fa un incidente stradale mentre si reca a comprare droga e resta senza macchina. La sua era già finita allo scasso poco prima e quella distrutta nell'incidente apparteneva al padre. Aveva appena 3 anni di vita.
Questa vicenda ci riavvicina dal punto di vista delle comunicazioni, ma sarà la causa scatenante del non vedersi più.
Il padre acquista infatti un'altra macchina ma non gli permette di usarla, e inizia a tenerlo sotto stretta osservazione, accompagnandolo egli stesso (con mia totale contrarietà) a comprarsi il crack. Una sera lo ha aspettato 1 ora e mezza sotto ad una base perchè i rifornimenti tardavano ad arrivare.
In ogni caso, per i mesi successivi all'incidente è uscito solo ed esclusivamente col padre. A fine Settembre mi comunica che hanno deciso per l'entrata in Comunità, e tempo 10 giorni avevano già una data: il 3 Novembre. Io comincio quindi a richiedergli un incontro, un appuntamento, ma lui ignora di sana pianta, cambia argomento e non propone nulla di sua spontanea volontà. Intanto però usa il mio numero a mò di agenda degli impegni, facendomi sapere che col padre si reca ogni giorno in mille posti... Sert, Caf, Avvocati, spese alimentari, dottoresse... vedendo tutti e andando ovunque tranne che qui da me. Comincio quindi a risentirmi, a sentirmi tagliata fuori, poco considerata, e quando è finalmente lui a chiedermi di vederci, per orgoglio mi nego.
Da un compagno con cui sto da 3 anni mi sarei aspettata maggiore empatia nei confronti miei e della storia stessa. Non si affronta così alla leggera un'entrata in Comunità... ci si prepara psicologicamente ed emotivamente a quanto si sta per affrontare. Lo si fa insieme. E alla prospettiva di non potersi più vedere e sentire, verrebbe naturale incontrarsi il più possibile finchè ne si ha il tempo. Lui invece mi diceva "la comunità non è un carcere" e si rifiutava di leggere link che gli mandavo per fargli aprire gli occhi sulla separazione che affrontano in questi casi le coppie.
Alla fine va a fare il colloquio finale, lo registra e me lo manda, e la direttrice gli comunica che durante i primi 3 mesi starà in una struttura di accoglienza ove un incontro ogni 7 o 15 giorni è possibile, per 1 ora; ma che poi una volta entrato in comunità non ci si potrà più vedere per un tempo indefinito che sarà poi stabilito lungo il percorso. 
Fu detto in quella sede anche che io sarei stata contattata dalla direttrice per organizzare i dettagli della mia partecipazione, il mio supporto ecc, ma io ero talmente risentita del suo atteggiamento che ci ho litigato e abbandonato al suo destino. 

In un certo senso mi ci ha costretta lui a lasciarlo. 

Quando gli ho fatto notare che aveva evitato intenzionalmente di vederci ha usato prima la scusa che discutiamo sempre (e certo, quando ti pugnala alle spalle si aspetta amore incondizionato, applauso e premio); poi ha scambiato i ruoli. Iniziando a sostenere che a non avere intenzione di vederlo ero io. Solo i giorni precedenti all'entrata improvvisamente voleva un incontro. Troppo tardi a mio parere.

Le ultime cose che mi ha scritto sono che mi ama, me l'ha ripetuto in sms, mail, ecc; ma di fatto ha ritirato con la direttrice la mia partecipazione tanto è vero che sono passati 14 giorni e a me nessuno mi ha chiamata. Mi ha lasciato il numero della medesima nel caso volessi sentirlo e a questo punto non lo so se é più efficace stargli lontano o farmi viva anche solo con una lettera. Io ci tengo a lui e so che nonostante tutto anche lui è legato a me, ma non sa proprio che vuol dire un rapporto maturo basato su onestà e fiducia... 

Ciao Jenny,

Ciao Jenny,

il mio parere è che tu abbia fatto bene a lasciarlo, e che meriti sicuramente una persona migliore, nel senso che metta te davanti a tutto, e non la droga.

Però questo tuo comportamento finale, questo attaccamento a lui, mi fa pensare ( ma non voglio assolutamente fare diagnosi, sia chiaro), che anche tu possa soffrire di una dipendenza affettiva. Quella che chiamiamo in gergo la "sindrome della crocerossina".

Te lo dico solo perché tu possa magari rifletterci su e lavorarci, se sei in cura con uno psicologo, e se non lo fossi, provare magari a iniziare un percorso. La dipendenza affettiva è molto subdola e molto spesso difficile da diagnosticare.

Cosa ne pensi di queste mie parole?

Non vado da un terapeuta, ci

Non vado da un terapeuta, ci accompagnavo lui e si é solo fatta qualche seduta di coppia, ma il paziente era lui. Per quanto mi riguarda credo che mi ha solo trovata in un periodo particolare e che col tempo si sia instaurato un legame.

Se la droga fosse stata a se stante, non sarebbe stato così complicato il rapporto. Il vero problema sono i suoi comportamenti e atteggiamenti. Per questo lo portavo dalla terapeuta invece che in comunità. Credevo che cambiando la mente si risolvesse anche la dipendenza.

Diciamo che se da un lato so di aver fatto la cosa giusta, lasciandolo; dall'altro invece credo che dopo 3 anni insieme almeno una lettera sarebbe un gesto più nobile. Supporto zero sembra da persona che lo abbandona solo per la sua scelta di curarsi e per quanto ne consegue. D'altra parte ho letto testimonianze di chi in comunità ci è stato, e stando in un microcosmo vedendo sempre le stesse persone (tossiche e inservienti) anche uomini sposati si prendono cotte pesanti, attrazioni ecc, quindi c'è pure il rischio di fare cornuti e mazziati. Non lo so...

In teoria lui si sta curando.

In teoria lui si sta curando. Fa uso di droghe da 20 anni ed è la sua prima esperienza in comunità. Non ho grandi aspettative ma non posso escludere completamente che lui diventi una persona migliore... Mi sembra di avergli fatto una cattiveria egoistica a tirarmi indietro difronte alla comunità. Poi magari dopo 5 minuti cambio idea e mi dico hai fatto bene. Sono confusa. 

Buonasera a tutti quanti.

Buonasera a tutti quanti. Guarda a me dispiace, non lo dico con ostilità, ma a leggerti mi viene da pensare che anche tu hai delle lacune o comportamenti reazionari che metti in atto che non giovano al tuo equilibrio psicologico. Non si tratta sempre di analizzare chi ci sta vicino, di etichettare una sola persona come 'il paziente' (come ti sei sentita di specificare) , e l'altro come il 'caregiver'. È uno scambio, un fluido amplesso di azioni e reazioni che però non sono innatamente scontate. Lui può dire o fare ciò che vuole, come lo percepisci e reagisci tu è assestante. Il mondo è interdipendente per natura, ma c'è un confine sottile tra interdipendenza e una percezione errata di pensare che ci siano limiti all'infinite possibilità di (re) azione. Mi sembra di sentire che fai le tue scelte in base a lui, per poi rimanerci male quando queste non vanno a buon fine. Salvo dimenticarti che lui ora non sta bene. quindi ogni scelta che fai così condizionata dai suoi attuali bisogni, o quelli che lui percepisce tali ora come ora, è quasi scontata ad andare in una direzione spiacevole per te. Forse ti senti con le spalle al muro, ma non lo sei. E so anche che per stare accanto ad un td ci vuole un sacco di energia ed equilibrio, è facile essere spostato dalgli tsunami di emozioni che prova e relative caxxate che farà, si mette tutta l'attenzione su quella persona e un giorno ci si sveglia svuotati e senza sapere neanche più bene chi si è e dove si vuole andare. Si fanno progetti e si fantastica su un futuro che non ha alcuna base, dato che xy persona deve appena capire di avere un problema ed avere l'ambizione di risolverlo. Riscoprì te stessa. In una tua dimensione. Creati un tuo giro, fai cose che ti stimolano positivamente corpo e mente, riprendi in mano il tuo timone. E scegli con cura chi e come fai salire a bordo. Non puoi salvare nessuno se ti senti tu in primis deragliata, e comunque non puoi salvare nessuno punto. Ti sei fatta troppe aspettative che per definizione di una tossicodipendenza non sono realistiche. Già solo un orario è difficile da rispettare per un td, figuriamoci un amore. Datti e datevi del tempo, approfitta della sua lontananza e cerca di farne tesoro invece che sbatterne la testa. Ti auguro il meglio, col cuore. 

No anzi! Tutta la parte

No anzi! Tutta la parte iniziale del tuo post @Anonimo io la appoggio pienamente. Credo che la vita, il cosmo, il caso, chi vuoi, ci abbia fatti incrociare e camminare assieme proprio perché entrambi avevamo problemi, se pur di natura differente. 

Ti confermo che vivo un periodo personale "particolare" indipendentemente dal mio ragazzo e che ho parecchio da lavorare su di me. Non so se come diceva TPM si tratti di crocerossina, tutto qua. Mi riferivo unicamente a questo. 

Lui si era presentato in maniera molto diversa; dissimulando in toto la sua dipendenza, e la verità é venuta a galla dopo... ma io le avevo viste le bandierine rosse, e le ho ignorate. Sono comunque stata seria, affidabile quando parlavo, corretta, onesta... non gli ho mai reso pan per focaccia e ho incassato tutti i colpi. Lui purtroppo no. Me ne ha fatte tante, ha perseverato... menzogne, sotterfugi, cose tenute nascoste, irreperibilità, libertà fuori luogo... lasciamo stare. È stato per la tossicodipendenza? Ok, ma chi glielo spiega alla mia memoria emozionale? Lui non lo capisce e si lamenta della mia freddezza, della mia diffidenza o della mia rabbia ecc. La separazione a ben vedere ci serviva per uscire dal loop. Ma i miei pensieri da quando lui non c'è ci stanno dentro, al loop. Ho paura di fare la cosa sbagliata sia a farmi viva durante il suo percorso che a non farlo. Mi ha pure varie volte scritto "se starai con qualcun altro non farti sentire" e io potrei dirgli lo stesso visto che starà a convivere 24/7 con altre persone. 

Vedrò prossimamente cosa sentirò.

Ti ringrazio per l'augurio e lo ricambio per qualunque cosa desideri

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