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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina, Articolo

Eroina, alla base della dipendenza un meccanismo cerebrale legato alla memoria

 

Fonte: The Journal of Neuroscience 
Titolo originale e autori: Opiate Exposure and Withdrawal Induces a Molecular Memory Switch in the Basolateral Amygdala Between ERK1/2 and CaMKII-Dependent Signaling Substrates. The Journal of Neuroscience, September 2013 - Steven R. Laviolet, Xavier De Jaeger, Laura G. Rosen, Tasha Ahmad, Nicole M. Lauzon, Jordan Zunder.

 

La formazione di nuovi ricordi comporta il passaggio da nuove e labili tracce di memoria, a forme mnestiche più consolidate e stabili. Anche sul piano molecolare questi due stadi consecutivi “utilizzano” aree cerebrali distinte: inizialmente i ricordi vengono elaborati nei nuclei basolaterali dell’amigdala, successivamente il loro consolidamento avviene nelle aree della corteccia prefrontale mediale. L’eroina e gli oppiacei in generale, fondano sulla loro caratteristica di indurre sensazioni molto piacevoli, la capacità di formare ricordi molto potenti, provocando una veloce dipendenza. L’instaurarsi di questa forma di apprendimento associativo molto forte, comporta inoltre negli eroinomani in astinenza, una poderosa attivazione del desiderio (craving) per la sostanza, ogni qualvolta si vengono a trovare in presenza di stimoli legati alla droga, con conseguenti frequenti ricadute. Attraverso un modello animale i ricercatori della Western University in Canada hanno indagato i meccanismi molecolari attraverso cui s’instaura e viene consolidato questo potente apprendimento associativo negli utilizzatori di oppiacei. In questo studio, apparso sull’ultimo numero del Journal of Neuroscience, i ricercatori hanno scoperto che il processo di dipendenza da eroina attiva un “interruttore” tra due distinte formazioni molecolari dell’amigdala, area in cui viene controllata la formazione di nuovi ricordi. Quando il cervello non è ancora dipendente, l’apprendimento associativo avviene grazie ad una molecola di segnalazione extracellulare chiamata “ERK”. Nel momento invece in cui la dipendenza ha fatto il suo corso, gli scienziati hanno osservato una commutazione funzionale che porta ad utilizzare una via molecolare separata, controllata da un’altra molecola chiamata "CaMKII". 
Secondo gli autori, la scoperta di questo meccanismo attraverso cui gli oppiacei alterano significativamente il funzionamento del cervello, potrebbe essere utile per sviluppare nuovi trattamenti, capaci di “allentare” la ricerca compulsiva di droga nei soggetti dipendenti.

Premio Ilaria Alpi 2013, ''Krokodil, la droga che ti mangia'' di M. Fubini e P. Trincia

Video finalista Migliore inchiesta televisiva italiana inferiore ai 15 minuti:
"KROKODIL LA DROGA CHE TI MANGIA" di Marco Fubini e Paolo Trincia
'Le iene', Italia1 (Mediaset), 15’
C'è una nuova droga in Russia. Nelle città attraverso cui avveniva il trasporto dell'eroina che dall'Afganistan arrivava in Europa, oggi sono finiti i soldi e i ragazzi si costruiscono la Krokodil: codeina, benzene e altri ingredienti facilmente reperibili e a basso costo che assicurano la morte in brevissimo tempo. A Tolyatti, un gruppo di tossici mostra la preparazione di questa droga

video.repubblica.it/mondo-solidale/premio-ilaria-alpi-2013-krokodil-la-droga-che-ti-mangia-di-m-fubini-e-p-trincia/137854/136399

Somministrazione controllata di eroina. L'esperienza di Granada dieci anni dopo

Pedro e Miguel vivevano nel triangolo dove compravano le loro dosi e il centro medico dove ricevevano il metadone. Avevano perso i rapporti con la propria famiglia, pesavano appena 40 chili, vivevano solo per raccattare pochi spiccioli che nel giro di minuti cambiavano con le dosi di autodistruzione. Un giorno si presentarono loro due uomini che gli proposero di partecipare ad un programma pilota contro la tossicodipendenza. Da allora sono passati dieci anni. Per tre volte Miguel Angel rifiuto le offerte di questi due sconosciuti, ma alla quarta accetto'. Pedro disse di si' alla prima offerta. E cosi' entrarono in Pepsa (Proyecto Experimental de Prescripción de Estupefacientes) , un programma pioniere di Granada che tratta i dipendenti con eroina, invece di un suo sostituto (il metadone).
Con i suoi 50 anni Miguel Angel si muove in bicicletta per la citta', la sua famiglia lo accetta -"ma semplicemente non si fidano di me, e lo capisco"- vive in un palazzo e fa vedere cinque euro che ha in un piccolo borsellino. “Se prima avevo questi spiccioli, subito andavo al triangolo”, dice. Una cicatrice gli attraversa il collo, come ricordo della sua vita per strada, una coltellata in una rissa di cui non ricorda il motivo. Pedro vive dalla sua pensione, ha il 65% di handicap perche' e' infetto da Hiv, ed e' in grado di organizzare le sue cose e usare il proprio denaro per acquistare cibo e non droga. Aveva cominciato a consumare droga negli anni 90 dopo che un compagno di lavoro gliela aveva offerta.
Questi sono due esempi del risultato del programma che questa settimana compie dieci anni.
Durante il primo anno, il progetto e' stato un esperimento clinico e, visti i risultati, fu convertito in un programma stabile che dieci anni dopo e' ancorato nel luogo in cui e' nato, nella parte bassa di un edificio ambulatoriale dell'ospedale Virgen de las Nieves di Granada. La porta di accesso e' adornata con dipinti di chi lo frequenta, in uno di questi dedicato al sesto anniversario del Pepsa, si legge: “Sono sei anni che sono tornato a nascere”, Il piano, che ora coinvolge 23 pazienti, non si e' espanso in altre citta' della Spagna, nonostante che in altri Paesi come Germania, Olanda o Svizzera, e' ben insediato. Perche'? Nessuno sa rispondere esattamente a questa domanda, nonostante il buon esito che il programma ha avuto in questa decade.
“E' un programma controverso, perche' diamo droga gratuitamente in ospedale, ed e' per questo, credo, che ci sia stato poco interesse per espanderlo”, dice il direttore del centro, José Antonio Reyes.
La “Agencia Española del Medicamento” consente la somministrazione dell'eroina in modo compassionevole, con modalita' molto ristrette. I pazienti devono aver fallito almeno uno dei trattamenti ordinari, devono essere a rischio di esclusione sociale, sradicati dalla famiglia e devono essere maggiorenni. L'obiettivo del programma e' rendere degna la vita ai tossicodipendenti migliorando la qualita' della stessa, in modo che ognuno abbia bisogno di meno dosi in quanto stabili, e funziona.
Avendo questi requisiti, Gustavo, 36 anni, ha potuto partecipare a questo progetto da appena un anno. La sua evoluzione non e' stata come quella di Miguel Angel, ma dice che i cambiamenti se li sente. Aveva cominciato a fumare eroina quando aveva 12/13 anni -"vivendo in quartiere molto conflittuale". Come gli altri pazienti, si presenta alla porta del Pepsa due volte al giorno, una la mattina e un'altra la sera, per ricevere le sue dosi. Tutte le volte che viene, gli vengono controllati i livelli della tensione e degli zuccheri. Poi, attraverso una finestra, gli passano una fiala di eroina che si inietta in un'altra sala. Uno degli impedimenti all'espansione del programma e' la necessita' dei finanziamenti economici per istituirlo e mantenerlo, per cui i promotori del programma, col conforto di pubblicazioni internazionali difendono il fatto che la Pubblica Amministrazione eroghi loro dei soldi: che non vengono spesi per gli interventi medici sui tossicodipendenti (soprattutto urgenze) e nei processi giudiziali per i reati commessi dai tossicodipendenti. Se non hanno bisogno di soldi per farsi “il buco”, non commettono reati. Questi risultati sono stati presentati da uno studio pubblicato un anno fa da una rivista dell'Associazione Medica del Canada, Paese in cui ugualmente si dispensa eroina ai tossicodipendenti. Il personale del Pepsa, che condivide ogni giorno diverse ore coi pazienti, dice: “Trattiamo il 100% di pazienti con patologie (Hiv, epatite) che prima di far uso di droghe non ne avevano, ma che tutti hanno preso quando hanno cominciato a bucarsi per strada”.
Viene organizzata una struttura molto specifica per preparare la sostanza che si somministra ai consumatori, e il controllo deve essere estremamente preciso. Desi Gonzalez e' incaricata di elaborare la diacetilmorfina (nome generico dell'eroina) fin dall'inizio dell'esperimento, e lo fa proprio al lato della sala delle iniezioni, si' da evitare le spese di trasporto. E' stato il suo primo lavoro, una “sfida”, dice. Ogni consumatore ha le dosi personalizzate, la minima possibile, e lei le prepara due volte alla settimana. Lavora in quella che si chiama una sala sterile con alcune caratteristiche come la temperatura, umidita' e contaminazione controllate al millimetro. Lei stessa indossa un tuta bianca perche' nessuna infezione abbia un contratto con le dosi. In seguito, un campione di ogni dose verra' portato all'edifico principale dell'ospedale per l'ultimo controllo. La spesa annuale per la preparazione dell'eroina e' di 40.000 euro. Il magazzino dove sono conservate le sostanze e' controllato da telecamere di sicurezza, tutte le porte del centro si aprono con una tessera, le dosi sono numerate e registrate.
I promotori del piano si pongono un obiettivo: che invece di iniettarla, l'eroina si possa consumare oralmente, somministrazione che darebbe meno problemi al paziente e che consentirebbe una piu' facile diffusione in altri centri, non richiedendo strutture cosi' specifiche, dice Joan Carlos March, ricercatore principale dell'esperimento clinico. Ma questa intenzione e' solo tale, poiche', come sostengono i responsabili del programma, nessuna comunita' ci ha mostrato interesse.
Il trattamento con iniezioni da' una mano ai pazienti anche in altri aspetti della loro vita. Li aiuta a recuperare capacita' sociali, gli insegna ad usare Internet, gli mostra come occuparsi del tempo libero, andare al cinema o in piscina... Il personale non e' obbligato a stimolare tutte queste attivita', ma ritiene che sia una parte fondamentale del recupero di queste persone. Né esso e' tenuto a fare un lavoro di acquisizione, spiegando ad altri professionisti della sanita' il funzionamento del programma per coinvolgere altri tossicodipendenti, fare colloqui o distribuire kit di siringhe, ma spiega che raggiunge dei risultati anche se non hanno i consulenti psicosociali che aveva quando il programma era in fase sperimentale. Rosario, medico del Pepsa, dice: “Noi non sosteniamo che questo trattamento rappresenti la migliore soluzione. Diciamo che e' un'alternativa in piu', che funziona e che bisogna tenerla in considerazione”.

(articolo di Patricia Peirò, pubblicato sul quotidiano El Pais del 11/08/2013)
fonte ADUC Droghe droghe.aduc.it/articolo/somministrazione+controllata+eroina+esperienza_21544.php 

Brutti ricordi

Ciao sono una ragazza tossicodipendente da eroina e cocaina! La mia storia è diversa io ho iniziata a bucarmi solo di cocaina perche sapevo faceva dimagrire. volevo essere magrissima!!!! Poi ho iniziato con l eroina x nn aveva troppa ansia addosso xk ero al punto che con la coca avevo le allucinazioni e capitava spesso che mi sentivo come se stavo x avere un infarto il cuore a mille sudavo tantissimo e. I rumori se uno parlava a me sembrava k urlava fortissimo un esperienza terribile! Con l eroina stavo bene nn mi agitava ero tranquilla. Ma il male fisico insopportabile ho fatto due anni a bucarmi di speed solo xk era bello e ero magrissima ora sto male mi sto disintossicando un altra volta è terribile tratto male tutti minaccio anche i miei genitori x tutto il nervoso che ho dentro me! Se uno mi parla ho voglia d prenderlo a pugni non stó piu bene con me stessa !! Quando la prima volta avevo deciso di smettere d bucarmi l estate scorsa ero cosi convinta che i miei amici si potevano bucare davanti a me che nn mi veniva voglia e se nn mi dicevano mi dottori e i miei che sarei stata male io nn lo sapevo neanche c c'è la crisi d astinenza nn sapevo dove mi avrebbe portata l eroina e mi ha portata solo a odiare tutti a essere cattiva e sola! Che poi ora che sono abituata se mi faccio nn provo nulla vomito e basta! Ogni persona k ne vuole uscire lo deve volere davvero e sopratutto deve essere il tossicodipendente a chiedere aiuto e k sceglie di nn drogarsi xk se qualcuno ci costringe noi andremo avanti a farci fin quando vogliamo...adesso sono convinta e con la roba nn si scappa se nn lo vuoi davvero!!!! Avrei tante cose da raccontare e dire ma sono tantissime! Ho superato .a crisi d astinenza da eroina una decina d volte e da metadone una ed è durata un mese uno schifo! Mai più .. Ragazzi la vita senza roba è stupenda io sto aprendo gli occhi ora!

IRAN - Traffico droghe. L'Iran chiede aiuto al mondo


Notiziario ADUC - L'Iran ha chiesto, ieri, alla comunita' internazionale di rafforzare la lotta contro il traffico di droga, un flusso che tocca la Repubblica islamica grazie alla sua vicinanza all'Afghanistan, primo produttore al mondo di oppio secondo l'ONU. “Invitiamo i Paesi che sono coinvolti nel traffico di droga a fare maggiori investimenti” e a “fornire i mezzi necessari” alle forze antidroga iraniane, ha dichiarato Alaeddin Boroudjerdi, presidente della commissione degli Affari Esteri e della sicurezza nazionale. Il vice-capo della polizia nazionale, Ahmad-Reza Radan, ha denunciato le sanzioni internazionale, imposte per tentare di piegare Teheran sul proprio programma nucleare contrastato da molti, e che impedisce all'Iran di “avere cani anti-droga addestrati, dei semplici sistemi elettronici o anche un piccolo contributo economico”. “L'Iran e' sul fronte rispetto alla lotta antidroga, il nostro lavoro non e' diretto solo a proteggere l'Iran ma anche tutti gli altri Paesi che hanno il problema della droga”.
Radan e Boroudjerdi si sono espressi cosi' durante una cerimonia, in un sito governativo a Teheran, in cui 50 tonnellate di diversi tipi di droghe sono state incendiate nell'ambito della Giornata internazionale contro il traffico di droghe. Ieri, in tutto il Paese, sono state distrutte 100 tonnellate di droghe sequestrate a Teheran e in altre 16 citta'.
L'Iran condivide 936 chilometri con l'Afghanistan, primo produttore di oppio (74% della produzione modiale illegale di oppio nel 2012) secondo l'Unodc. Secondo le autorita' iraniane, piu' di 3.700 appartenenti alle forze dell'ordine sono stati uccisi e piu' di 12,000 feriti negli scontri contro i trafficanti di droghe che venivano principalmente dall'Afghanistan. Circa 500 tonnellate di diversi tipi di droghe sono state sequestrate tra marzo del 2012 e marzo del 2013 in Iran e 115 tonnellate dopo questa data, ha detto Radan. Importante strada di transito della droga verso l'Europa, il Medio-Oriente e l'Africa, in provenienza dall'Afghanistan, l'Iran e' anche vittima diretta del problema, con circa due milioni di drogati, 400.000 dei quali eroinomani, rispetto ad una popolazione di 75 milioni di persone, secondo le stime ufficiali.

Legge Fini-Giovanardi, lettera aperta al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri

http://droghe.aduc.it/

di Giorgio GattiOnorevole Ministro,

Le scrivo in merito alle parole da Lei pronunciate sulla revisione del decreto Fini Giovanardi e sulle conseguenze che quello scellerato decreto ha portato.

Il problema delle carceri è infatti esploso a seguito dell'approvazione di tale decreto, sul quale sono presenti dubbi riguardo la sua stessa costituzionalità.E' urgente una totale revisione della normativa sugli stupefacenti, seguendo le convenzioni internazionali, ma anche prendendo in considerazione l'idea che tali convenzioni potrebbero essere riscritte.Vorrei in oltre portare la sua attenzione sull'ultimo rapporto dell' Europol riguardo la criminalità organizzata in Europa (''Serious and Organised Crime Threat Assessment'') che ha evidenziato come il traffico di stupefacenti sia la prima fonte di finanziamento delle organizzazioni criminali.I dati più eclatanti di questo rapporto sono i numeri che riguardano le maggiori sostanze stupefacenti trafficate, che vedono al primo posto la cannabis e i suoi derivati.Riporto una traduzione dalla stampa del trattato: "La cannabis resta lo stupefacenti preferito, con 23 milioni di consumatori in tutto il Continente per un mercato che vale 1.300 tonnellate di hashish e 1.200 tonnellate di erba ogni anno. La cocaina resta al secondo posto con 4 milioni di consumatori che consumano 124 tonnellate annualmente."Questi numeri sottolineano il totale fallimento della cosiddetta "war on drugs" e l' approccio che negli ultimi dieci anni è stato portato avanti dal Dipartimento per le politiche antidroga.I vari documenti redatti da questo dipartimento sono nulla più che fogli di propaganda, privi di evidenze scientifiche, una accozzaglia di estratti scritti sotto una prospettiva ideologica, che non considera il fallimento su scala planetaria della strategia studiata nel 1998 nella sessione speciale dell'assemblea generale delle Nazioni Unite di New York. Allora dichiararono la guerra mondiale contro le droghe. Sono passati 15 anni e il risultato è che, nel mondo, non solo in Europa, il traffico di droga è la prima fonte di finanziamento del crimine organizzato, la prima causa di destabilizzazione politica in centro e sud America, la prima causa di conflitto in Afghanistan e causa di numerosi problemi in Africa, nuova via commerciale del traffico di stupefacenti dal sud America all'Europa.Una prima ed efficace via per affrontare il problema in maniera pragmatica, è affrontare il problema della tossicodipendenza sotto un punto di vista sanitario, come già avviene in numerosi paesi dell' Unione Europea, come la Svizzera, l' Olanda, la Spagna, il Portogallo, la Repubblica Ceca, solo per citarne alcuni.La dismissione del DPA, la dimissione dell'attuale direttore, il dott. Giovanni Serpelloni, e la destinazione della delega sulle tossicodipendenze ai ministeri dell'integrazione sociale o della sanità, sarebbero il primo pilastro di una nuova politica volta al recupero e alla prevenzione all'utilizzo delle sostanze stupefacenti.Da un punto di vista economico e sociale, come il rapporto dell'Europol evidenzia, la cannabis dovrebbe essere la priorità di discussione in un piano di revisione dell'attuale normativa sugli stupefacenti.Con più precisione, da un punto di vista economico, sono numerosi i premi Nobel per l' economia che trovano nelle attuali politiche proibizioniste una fonte di sprechi, inefficienze e fonte di problematiche che una tolleranza ed una tassazione sulle sostanze psicotrope sicuramente mitigherebbero.Come precedentemente ricordato, le convenzioni internazionali non sono favorevoli ad una legalizzazione della cannabis, ma ne riconoscono l'impiego terapeutico.La vendita, sotto prescrizione medica, di cannabis per scopi terapeutici, così come già avviene in diciannove stati degli USA, attraverso dispensari privati di cannabis, è la soluzione più indicata per risolvere diversi problemi, senza arrivare ad una legalizzazione della sostanza.L' impiego terapeutico della cannabis e dei suoi derivati è già stato riconosciuto dal precedente Governo Monti attraverso un decreto dell'ex ministro della Salute.Se come Lei ha affermato, non ha ancora "iniziato una riflessione" sulla attuale normativa fallimentare sulle sostanze stupefacenti, questi potrebbero e dovrebbero essere punti dai quali iniziare.Colgo l'occasione per porgerLe i più cordiali saluti e l' augurio di un periodo di reggenza del ministero con successo.* Il dott. Giorgio Gatti è consulente in economia della sicurezza pubblica e dello sviluppo economico

i rovinosi effetti della legge Fini-Giovanardi

nessun effetto nel contrasto di uso e abuso, sovraffollamento carcerario, limitazione ai diritti umani. Il bilancio di una legge iraniana: http://www.giornalettismo.com/archives/1000831/fini-giovanardi-la-vera-c...

DROGHANISTAN - A KABUL PER UN CHILO DI OPPIO I CONTADINI RICEVONO 203 $, PER UN CHILO DI GRANO 43 CENT: INDOVINATE COSA COLTIVANO…

C’è un commercio in Afghanistan che è molto fiorente, tanto che presto diventerà il primo al mondo: quello della droga - Nelle zone abitate dai talebani la produzione di oppio cresce a dismisura - D’altronde i contadini per un chilo di oppio ricevono 203 dollari, per un chilo di grano 43 centesimi

 

Lorenzo Cremonesi per "Il Corriere della Sera-La Lettura"

La notizia non è delle migliori: la produzione di oppio in Afghanistan cresce. Quest'anno il raccolto sarà eccezionale. Nel 2012 un parassita e la siccità avevano penalizzato i contadini. Ma ora le piante sono floride e da ottobre ad aprile ha piovuto e nevicato in continuazione. Una manna per i signori del narcotraffico internazionale. Lo confermano le autorità di Kabul.

«Non siamo riusciti a bloccare la coltivazione della droga. Purtroppo ha fallito la Nato, che ora se ne va lasciandoci la patata bollente. Vedremo cosa potranno fare le nostre nuove forze di sicurezza» ammette lo stesso ministro del Commercio, Waifullah Ulhaq Ahady, che abbiamo incontrato nel suo ufficio nella capitale afghana.

Soprattutto lo si legge nero su bianco in un recente rapporto della Unodc (che sta per United Nations Office on Drugs and Crime), l'agenzia delle Nazioni Unite che cerca di studiare e debellare il narcotraffico. Unodc che ammette apertamente il buco nell'acqua.

La potente coalizione internazionale che dal 2001 opera in Afghanistan, infatti, se ne andrà entro la fine del 2014 senza aver sostituito in modo significativo i campi di papaveri con grano, zafferano o alberi da frutta, come avevano invece promesso i Paesi donatori nel periodo di esuberante ottimismo seguito alla caduta del regime del Mullah Omar e la fuga di Osama Bin Laden in Pakistan, eventi che risalgono a 12 anni fa.

 

Peggio di Colombia, Bolivia e Perù. L'Afghanistan sta diventando il numero uno tra i narco-Stati nel mondo. Già ora dai suoi campi si ricava il 75 per cento dell'eroina mondiale. E il dato pare destinato a salire di 15 punti, sino a superare il 90 per cento. Male, perché se è vero che la produzione della droga si associa tradizionalmente all'instabilità dei governi, ciò significa che la sovranità dello Stato centrale afghano è destinata a restare minacciata, caduca, in costante pericolo.

Secondo il rapporto Unodc, almeno dodici delle 34 province del Paese vedono una netta crescita della produzione. Nelle altre la situazione è questa: sette non fanno registrare mutamenti significativi nei livelli di produzione, 14 sono considerate non produttrici, ma in tre (Balkh, Faryab e Takhar) pare che la coltivazione sia ripresa dopo le sospensioni degli anni scorsi.

L'unica regione nella quale il raccolto viene segnalato in evidente diminuzione è quella occidentale di Herat, dove sono acquartierati i circa tremila soldati del contingente italiano. Ma quelle dove invece il fenomeno appare in grande espansione sono soprattutto Kandahar, Helmand, Nangharar, Kunar e Badakshan: non a caso tradizionali roccaforti delle milizie talebane e dove i signorotti della guerra locale ormai da qualche anno sono tornati a imporre la loro autorità a spese del governo di Kabul.

Secondo esperti americani citati dal «New York Times», le aree coltivate sarebbero tornate a superare per estensione quelle censite nel 2008, considerato uno degli anni di massima produzione.

Da allora i contingenti Nato si erano concentrati nella lotta alla droga. Nel 2010 la cosiddetta surge, la massiccia e capillare presenza delle truppe anglo-americane nel Sud e nell'Est del Paese, parve condurre a risultati concreti. Per la prima volta persino Helmand e Kandahar segnalarono nette diminuzioni nel raccolto.

Ma poi gli americani se ne sono andati (assieme ai contingenti più piccoli di britannici e canadesi) e i contadini non hanno saputo resistere alle leggi del profitto: per un chilo di oppio ricevono 203 dollari, contro un dollaro e 25 cent per un chilo di riso e 43 cent per il corrispettivo in grano.

Spiega a «la Lettura» il ministro Ahady: «Abbiamo calcolato che il nostro export di droga frutti complessivamente ai contadini tre miliardi di dollari. Tanto, specie se si pensa che l'export nazionale di frutta fresca non supera i 300 milioni e quello di frutta secca 500. In più, visto che è illegale, non pagano tasse. Le loro entrate sono nette. Ma naturalmente i guadagni veri li fanno i grandi narcotrafficanti, che possono spartirsi annualmente un bottino pari a 50 o anche 60 miliardi di dollari».

 

Soldi facili, dunque, e con investimenti poco rischiosi a parità di entrate. La droga si coltiva infatti da un anno all'altro. La sospensione dell'attività non danneggia gli investimenti. Tutto diverso invece per gli alberi da frutta, dove in media per almeno un decennio dalla prima semina non ci sono guadagni.

Nel 2001, l'anno dell'eclissi della teocrazia talebana, la produzione e il commercio della droga costituivano la metà del prodotto nazionale lordo. Oggi quel dato è sceso a un settimo. Ma la situazione resta instabile, l'insicurezza sulle strade, le difficoltà dei trasporti potrebbero aggravarsi danneggiando ulteriormente la già fragile economia locale. E allora l'oppio rischia di tornare il prodotto bandiera afghano.

fonte www.dagospia.com/rubrica-4/business/droghanistan-a-kabul-per-un-chilo-di-oppio-i-contadini-ricevono-203-per-un-57375.htm

Aumentate le morti per overdose: +7%

 

Il capo del Dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni anticipa dati della Relazione al Parlamento 2013 che sarà presentata nelle prossime settimane.

"E' Roma la capitale della coca, non Milano" e lancia un allarme: si è invertita, anche se di poco, la tendenza registrata in Italia dal 1996 di una diminuzione dei decessi per overdose, prevalentemente di eroina: nel 2012 si sono verificati 390 casi a fronte dei 362 del 2011 (+7%).

Umbria e le Marche le regioni più colpite, “probabilmente a causa dell’offerta particolarmente capillare e pesante. Dove c’è offerta si stimola la domanda, aumenta il numero dei consumatori e quindi il numero di morti”.

E’ Roma la capitale dei consumi di cocaina e non Milano come comunemente si pensa: lo ha detto il capo del Dipartimento nazionale politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, rendendo noti alcuni dati della Relazione al Parlamento 2013 che sarà presentata nelle prossime settimane. “I dati dell’analisi delle acque reflue dimostrano che il maggiore consumo di cocaina si ha a Roma - ha spiegato - seguita da Napoli. Poi viene Milano”.

LE MULTINAZIONALI DEL TABACCO DIETRO LE CAMPAGNE DI LEGALIZZAZIONE?  - Le multinazionali del tabacco dietro le campagne per la legalizzazione della cannabis? E’ l’ipotesi avanzata oggi da Giovanni Serpelloni, durante la presentazione dei dati europei sul consumo di droga.

“Le multinazionali del tabacco - ha detto Serpelloni - hanno tutte le capacità e probabilmente anche le convenienze a riconvertire i loro aziende verso la produzione di cannabis legale. Le procedure di coltivazione del tabacco, del trattamento fino alla confezione e alla distribuzione del tabacco sono praticamente identiche. Una grandissima potenza come questa secondo qualcuno potrebbe essere interessata a riconvertire sulla cannabis una produzione che è in calo in tutto il mondo come quella del tabacco, anche a causa del successo delle sigarette elettroniche”.

“Sono state fatte delle ipotesi - ha spiegato - sul fatto che tutta la spinta che c’è in questo momento negli Usa, ma anche in Europa e in Italia, per legalizzare la marijuana, possa essere una attività di macro-marketing sostenuta da una serie di organizzazioni. Se chiedete alle Nazioni Unite se c’è qualcuno che sta finanziando questa cosa, dicono esplicitamente che si chiama Soru. E’ un’ipotesi credibile”. “Il mio vuole essere un invito a riflettere, non voglio lanciare accuse verso nessuno” ha precisato infine.

In arrivo il primo vaccino anti eroina?

 

Un vaccino per l’eroina, messo a punto per combatterne la dipendenza. La notizia sensazionale è apparsa sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti. Realizzato dai ricercatori coordinati dall’Istituto di ricerca Scripps in California, agisce intercettando le sostanze psicoattive nel sangue e impedendone l'afflusso al cervello. Funziona per ora nei ratti, ma a breve potrebbe prendere il via la sperimentazione sull’uomo.

“Siamo riusciti a impedire ai topi di entrare in quel circolo vizioso che porta a desiderare dosi sempre maggiori di droga”, dicono i ricercatori. Anche se a livello farmacologico sono già disponibili sostanze capaci di limitare negli ex tossico dipendenti la probabilità di ricaduta, i ricercatori statunitensi hanno sviluppatouna nuova sostanza capace di legarsi nel sangue all’eroina impedendole così di indurre effetti sul cervello. Un vaccino che annullerebbe di fatto gli effetti dovuti all’assunzione di questa sostanza e che potrebbe quindi servire come strumento da affiancare ai trattamenti farmacologici nelle terapie di disintossicazione.

E’ una speranza o qualcosa di più? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti in materia. E i pareri sono discordanti. “Ritengo questa ricerca una cosa molto seria e già qualche mese fa su un’altra rivista scientifica statunitense era apparso un articolo di una ricerca analoga. Il principio di bloccare con questi anticorpi i recettori dell’eroina è molto importante – dice a Panorama.it Fernando Aiuti , noto immunologo e allergologo -. Non credo che siano grandi differenze ormai tra i ratti e l’uomo e la sperimentazione fatta dai ricercatori statunitensi mi pare sensata e che porterà a risultati importanti nel campo delle dipendenze”.

“I ricercatori confidano in un successo del vaccino anche sull’uomo e dal loro punto di vista è anche comprensibile. La scienza va avanti e scopre sempre più raffinati elementi di ricerca, ma che si possa parlare di soluzioni definitive, soprattutto per la dipendenza da eroina, sarei ancora piuttosto scettica – ci spiega invece Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità (Iss) -. La mia è una diffidenza di tipo soprattutto metodologico: tutto quello che viene sperimentato sugli animali risulta sempre lontano, se non lontanissimo, dall’utilizzo sull’uomo e quando si parla di dipendenze è ancora più difficile. Un vaccino di questo genere mi pare anche prematuro vederlo come unico strumento conservativo per combattere la dipendenza, ma c’è bisogno per questo tipo di persone di un percorso e di un sostegno più articolato e mirato”.

“E’ un’ipotesi interessante i cui sviluppi si spera possano condurre a nuove opportunità terapeutiche – sottolinea a Panorama.it Michele Conversano, residente nazionale della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI) - . La Società italiana di igiene ritiene che i principi fondamentali della vaccinazione si stanno sempre più dimostrando utili non solo per la prevenzione di malattie infettive e patologie oncologiche correlate, come epatocarcinoma e tumore al collo dell’utero, ma anche per la terapia di altre gravi patologie”. Proprio domani, più che di vaccini terapeutici, si parlerà di vaccini preventivi, a  cominciare da quello antinfluenzale con dati nuovi e interessanti, in un convegno organizzato dalla SItI a Roma. Si farà il punto con gli esperti di settore sullo stato dell’arte delle vaccinazioni in Italia, sulle possibili cause di disaffezione nei confronti della vaccinazione da parte dell’opinione pubblica e sul ruolo che la comunicazione e i nuovi media rivestono.

Tornando al vaccino anti eroina, se i test dovessero confermare quanto finora osservato sui topi, spiegano i ricercatori, il nuovo vaccino potrebbe essere utili alla disintossicazione delle oltre 10 milioni di persone nel mondo dipendenti da eroina. Il farmaco messo a punto dai ricercatori è in grado di riconoscere i principi attivi dell'eroina e sequestrarli in maniera selettiva senza bloccare gli effetti di metadone e gli altri farmaci utilizzati per le terapie di disintossicazione. Non influenza il sistema degli oppioidi, quindi in linea di principio “si potrebbe somministrare il vaccino a persone eroina dipendenti e continuare a trattarli con terapie standard, ossia antidolorifici oppiacei come la codeina oppure l’ossicodone”, dicono i ricercatori statunitensi.

“Anche le terapie definite standard si sono notevolmente evolute e modificate in tutti questi anni. Non dimentichiamo che la tipologia stessa del consumatore è profondamente cambiata: da mono consumatori si è passati a pluri consumatori di più sostanze insieme – aggiunge la Pacifici -. Anche le vie di somministrazione sono diverse: non ci saremmo mai aspettati fino a poco tempo fa che un consumatore di eroina lo diventasse anche di cocaina, eppure ci sono sempre più casi che dicono che questo sta avvenendo. Per questo, un vaccino di tal genere, mi pare di difficile applicazione verso chi dipende da queste o più sostanze insieme”.

Concorda Aiuti: “Se dovesse funzionare, risolverebbe soltanto una parte del problema e in caso di seconda somministrazione nessuno ci dice che tipo di anticorpi possono formarsi. Ci sarebbe il rischio di dover bloccare tutto. Però è giusto intanto provarci e avviare i test clinici”.

scienza.panorama.it/salute/In-arrivo-il-primo-vaccino-anti-eroina

 

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ITALIA - Droga. Due morti in due giorni a Orvieto. Indagini su cause


Notiziario ADUC - Una partita di droga, probabilmente eroina, tagliata male: e' l'ipotesi principale seguita dagli inquirenti dopo le due morti sospette (di un un 30enne e un 45enne) avvenute negli ultimi giorni a Orvieto. Per questo il procuratore capo della Repubblica Francesco Novarese rivolge l'appello ai consumatori di droga della zona ''a fare molta attenzione''. Dai primi risultati sull'autopsia e degli esami delle urine svolti sul corpo del 30enne morto domenica (che aveva precedenti alle spalle anche per spaccio) e' emerso infatti che il giovane aveva assunto eroina, cocaina e cannabis, oltre ad alcool. ''Gli esami tossicologici previsti per domani - spiega Novarese - ci diranno la quantita', la qualita' e il periodo di assunzione della droga. Al momento, pero', l'ipotesi seguita maggiormente e' che a causare la morte del giovane si stata una dose di eroina mal tagliata, o in alternativa un'overdose''. Verra' invece svolto domani l'esame autoptico sul corpo del 45enne, sempre orvietano, morto nella tarda serata di ieri dopo essere stato trasportato d'urgenza al Santa Maria della Stella per un malore. Il fatto che l'uomo fosse anche lui conosciuto alle forze dell'ordine come tossicodipendente e che gravitasse nello stesso ambiente del 30enne fa quindi supporre agli inquirenti ''che le due morti siano collegate''. Sono in corso indagini, da parte dei carabinieri, sui tabulati telefonici delle due vittime per ricostruire i rispettivi, ultimi contatti.

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