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Novità tutte le sostanze, Articolo

Contenuto Redazionale Ayotzinapa, Iguala e i Sentieri dell’Eroina Messicana

 riceviamo dal giornalista Fabrizio Lorusso e volentieri pubblichiamo questo suo articolo pubblicato su "CARMILLA letteratura, immaginario e cultura d'opposizione“

A oltre 15 mesi dalla mattanza di sei persone e la sparizione forzata di 43 studenti ad Iguala, le vittime di quel crimine di stato e gli altri 26.000 desaparecidos del Messico continuano a chiedere giustizia. Insieme a migliaia di persone “mancanti” la grande assente è la verità, o almeno la ricerca di versioni plausibili sulla drammatica notte della strage di Iguala in cui, conviene ricordarlo, non solo furono fatti sparire brutalmente i normalisti di Ayotzinapa, ma vi furono anche sei morti, tre studenti e altre tre persone uccise in esecuzioni extragiudiziali, più di 40 feriti e 80 vittime di attentati. A Iguala, località di centomila abitanti al centro dello stato meridionale del Guerrero e, ugualmente, crocevia di fiorenti e disputati traffici di stupefacenti, vi fu una vera e propria operazione militare e repressiva, sviluppatasi in nove attacchi e scenari diversi. Orchestrata dalle autorità locali, confuse e colluse con bande di narcotrafficanti, l’azione è stata realizzata tra le ore 21 e mezzanotte e mezza ed è stata “tollerata”, se non proprio supportata, pure dalla polizia federale e dall’esercito.

Ogni 26 del mese per i +43

Messico ayotzi antorchasSabato 26 dicembre 2015, quattro del pomeriggio, ora di Città del Messico. Un migliaio di persone manifesta per le strade della capitale messicana, semivuote per la pausa natalizia, accompagnando in un “pellegrinaggio politico” e simbolico i genitori dei 43 studenti della scuola normale di Ayotzinapa, sequestrati dalla polizia di Iguala e scomparsi nella notte del 26 settembre 2014. Il corteo, con alla testa 43 torce accese a illuminare le fotografie dei ragazzi, è partito dal centro storico e s’è concluso presso la Basilica della Madonna di Guadalupe, l’icona religiosa messicana per eccellenza. La domanda incessante di ritrovare in vita gli studenti, ribadita negli ultimi 15 mesi puntualmente ogni giorno 26 per le strade e le piazze di mezzo di mondo da organizzazioni, attivisti, collettivi e persone solidali con la causa dei desaparecidos messicani, è stata dunque portata anche nel centro cerimoniale cattolico più importante del Paese. Un altro Natale, il secondo, senza i ragazzi della Escuela Normal Rural “Raul Isidro Burgos” ma con la speranza pertinace di ritrovarli. E di ritrovare anche gli altri 26mila desaparecidos, da cifre ufficiali, che invece sono oltre 30mila secondo numerose Ong. Non si dimentica, quindi, che i 43 sono, in realtà, molti di più, sono +43. Il grido e la rivendicazione di ¡Justicia! si moltiplicano.

Vidulfo Rosales, avvocato del Centro dei Diritti Umani della Montagna Tlachinollan y delle famiglie dei giovani, ha sottolineato la volontà di non mollare del movimento che li sostiene, legittimato altresì dall’operato del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (GIEI della CIDH). Il GIEI in settembre ha reso pubblici i risultati dei suoi primi sei mesi di investigazioni, che hanno smontato la “verità storica” della procura messicana con cui si pretendeva di chiudere il “caso Iguala-Ayotzinapa”, e in aprile concluderà le sue indagini. In dicembre il gruppo ha anche confermato, in base a immagini satellitari, l’inesistenza di un incendio nella discarica di Cocula la notte del 26-27 settembre, cioè quando secondo la Procura alcuni membri della delinquenza organizzata locale avrebbero incenerito i corpi degli studenti per tutta la notte e la mattina seguente.

Esercito impermeabile

Messico 43Anche se ripetutamente il governo e le forze armate hanno negato alla stampa, agli inquirenti e, in seguito, agli esperti internazionali l’accesso alle strutture castrensi e gli hanno impedito d’intervistare i militari del 27esimo battaglione di stanza a Iguala, che sono stati presenti in varie fasi della persecuzione contro gli studenti e sono stati più volte segnalati come possibili responsabili o corresponsabili di sparizioni forzate, sono sincere e forti le aspettative riguardanti il lavoro del GIEI che sta provando a dare almeno qualche certezza ai genitori e ad aprire nuove piste, volutamente escluse da governo e procura.

In questo senso le attese per i prossimi mesi sono positive, la speranza di sapere e di trovare vivi i ragazzi resiste. “Non è un atto religioso ma politico”, ha dichiarato Felipe de la Cruz, portavoce dei genitori, parlando della marcia alla Basilica e, in riferimento a questo “periodo festivo”, ha specificato che “non ci sono giorni di pace o di felicità, ma si tratta di giorni in cui non si riposa, non si dimentica che ci sono vittime di sparizione forzata”.

Ad oggi la linea d’investigazione tracciata dall’ex procuratore Jesús Murillo Karam in base a testimonianze di alcuni detenuti estratte con la tortura, la quale centrava l’attenzione sulla discarica del comune di Cocula, sulle polizie municipali e sui narcos del gruppo Guerreros Unidos, non è più quella fondamentale e si sta ampliando il novero delle persone, dei politici e delle autorità a vari livelli che sarebbero potenzialmente coinvolti. La famigerata SEIDO (Subprocuraduría Especializada en Investigación de Delincuencia Organizada) è stata estromessa dalle indagini che sono passate nelle mani di Eber Omar Betanzos, sottosegretario ai diritti umani della Procura Generale della Repubblica (PGR), organo presieduto da Arely Gómez.

Messico ayotzi esercitoIl giornalismo di ricerca messicano, nonostante i rischi, non ha smesso di scavare. Il reportage di Anabel Hernández e Steve Fisher “Inoccultabile la partecipazione dell’esercito” (Rivista Proceso n. 2027) e l’analisi di Gloria Leticia Díaz “La verità di Iguala, tappata con un mantello verde oliva” (Proceso 2040), per esempio, confermano partecipazioni, testimonianze e versioni che legano tra loro le differenti azioni dell’esercito durante “la notte di Iguala” ed evidenziano nettamente i tentativi della PGR di occultare e coprire la presenza, la vigilanza, l’omissione dei soccorsi e le attività repressive dei militari contro gli studenti di Ayotzinapa. Infatti, le testimonianze rese dai 36 ufficiali e soldati del 27esimo battaglione alla procura il 3 e 4 dicembre 2014, ben 67 e 68 giorni dopo i fatti, sono di per sé infestate da imperfezioni tecniche e contraddizioni contenutistiche e rivelano un quadro fosco, cioè indagini intenzionalmente confuse e un ruolo dell’esercito ancora tutto da chiarire. Ed è la necessità di fare chiarezza sul ruolo delle forze armate una delle principali richieste del GIEI che probabilmente non verrà mai esaudita, creando un vuoto inaccettabile nelle investigazioni e nella ricostruzione dell’accaduto.

L’insostenibile nefandezza di Milenio

Portada-Milenio-9-de-noviembre-de-2015Effettivamente grazie a una protesta che non s’è mai fermata, ma che anzi s’è estesa a macchia d’olio globalmente, e alla forza di volontà dei genitori dei 43 il movimento per la giustizia e la verità sul caso Ayotzinapa è riuscito a scardinare la falsa verità offerta dagli inquirenti e far aprire nuove linee di ricerca, portate avanti da tecnici e personale differenti, e a mantenere comunque alto il livello d’attenzione dei mass media.

Un’attenzione che, se da una parte s’è mostrata sensibile alle istanze dei genitori e dei movimenti sociali, soprattutto mediante la copertura di media alternativi e indipendenti nazionali (Desinformémonos, Revolución 3.0, Agencia Subversiones, solo per citare i più noti) e stranieri, così come di alcuni importanti portali web e riviste cartacee (SinEmbargo, Aristegui Noticias, La Jornada, Revista Variopinto, Proceso, tra i più seguiti), dall’altra ha condotto una campagna di discredito e menzogne, capeggiata dal quotidiano Milenio, contro i genitori dei 43 e i loro figli sequestrati dallo stato, contro i portavoce del movimento e della scuola rurale di Ayotzinapa, come Omar García, e infine contro tutte le forme di dissidenza sociale e protesta attive del paese, in particolare quelle dei docenti della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación) in lotta contra la riforma educativa implementata dall’esecutivo di Peña Nieto nell’ambito delle sue “riforme strutturali” neoliberiste (link a reportage di Radio Onda d’Urto sulla campagna diffamatoria di Milenio contro Omar García).

la razonIn un paese che è al 152esimo posto, su 180 paesi, della Classifica Mondiale della Libertà di stampa realizzata da Reporter senza frontiere (RSF) e in cui l’89% dei crimini contro i giornalisti rimane impunita (vedi buona sintesi sulla repressione della libertà di stampa e i movimenti in Messico 2015 QUI LINK), la battaglia mediatica non è mai ad armi pari, visto che i professionisti della comunicazione, i blogger e anche semplici cittadini che usano le reti sociali vivono molteplici attacchi: osteggiati o comunque non tutelati dalle autorità, imbavagliati da leggi liberticide in materia di diritto di manifestazione e d’espressione, sono preda di cacicchi locali e bande della criminalità organizzata oltreché di un clima di violenza e della malafede di gran parte dei media mainstream, duopolio televisivo (Tv Azteca e TeleVisa) in testa.

Annata violenta

La minaccia della violenza risulta ancora più concreta in una società dal tessuto istituzionale sfaldato, minata alla base nei suoi gangli di resistenza e creatività comunitaria e sociale, violentata da un modello economico escludente e da megaprogetti estrattivi irrispettosi di culture e popolazioni. Un Messico che da una parte firma l’accordo segreto TPP (Trans Pacific Partnership) per non perdere “l’aggancio” col socio statunitense, egemone decadente, e dall’altro non può fermare l’emorragia dei desaparecidos e dei morti, con le migliaia di casi irrisolti, visto il tasso d’impunità dei reati del 97%. mapa_GuerreroInfine, come confermano i dati per i primi 11 mesi del 2015, nuovamente si registra un aumento nel numero di omicidi dolosi dopo due anni di discesa (2013-2014) e i picchi (insuperabili?) dell’epoca del presidente Felipe Calderón (2006-2012, col 2011 anno più violento in assoluto: 27.199 omicidi): i dati parlano di 17.055 omicidi contro i 15.907 nello stesso periodo del 2014, per cui per ora l’incremento registrato è del 7% e probabilmente le cifre definitive supereranno i 18.000 assassinii in un anno. La narcoguerra non è affatto finita, il sangue continua a scorrere a sud mentre le correnti di narco-capitali, di armi, di migranti, di schiavi e di droghe illegali fluiscono a nord. Gli stati messicani più violenti, che spiegano il 23% del totale nazionale, sono l’Estado de México, regione che circonda la capitale, e il Guerrero.

Nell’ottobre scorso lo stesso governo statunitense ha dovuto in qualche modo riconoscere come ormai i fondi che stanzia ogni anno per la guerra alle droghe in Messico finiscano nella mani di forze armate e di polizia inaffidabili, che sistematicamente sono al centro di scandali per violazioni ai diritti umani, o in quelle della delinquenza organizzata, provocando di fatto un’inondazione di armi nel paese. Il segnale più chiaro è che per la prima volta dall’inizio del programma di “aiuti” noto come Iniziativa Merida nel 2008, infatti, il Dipartimento di Stato ha deciso di decurtare di 5 milioni di dollari sui 148 previsti per il 2016.

Messico stricione grande ayotzinapa-25-s-2015-mexico-city-203-smallE’ un goccia nell’oceano, considerando pure che dall’inizio dell’operazione il congresso USA ha stanziato qualcosa come 2300 milioni di dollari, ma è pur sempre un segnale. 1300 milioni di queste erogazioni sono andate a finanziare l’acquisto di equipaggiamento bellico da imprese nordamericane e per corsi di formazione. “C’è gente nel governo USA che sa che tutto questo è una farsa e che non può continuare a dare soldi al Messico come se niente fosse successo, sanno che col loro silenzio, col loro sostegno finanziario e militare, con la loro vendita di armi e formazione, forniscono appoggi morali e politici affinché i militari e i poliziotti continuino a violare i diritti umani senza paura d’essere giudicati, per questo hanno preso questa decisione di tagliare i fondi”, ha precisato alla rivista Proceso Arturo Viscarra, coordinatore di SOA Watch, Ong statunitense che da anni lotta per la chiusura della School of the Americas (SOA), storica fucina di dittatori e militari latinoamericani.

L’eroina di Iguala e il mercato mondiale

Messico planta amapolaNel novembre 2015 è uscito nelle librerie messicane il libro Dai la colpa all’eroina: da Iguala a Chicago, inchiesta di un vecchio lupo di mare del giornalismo messicano, José “Pepe” Reveles, già autore de Il cartello scomodo (2010), Sequestri, narcofosse e falsi positivi (2011) e Il Chapo: consegna e tradimento (2014), tra gli altri. La tesi centrale del volume è che i veri responsabili della sparizione dei 43 normalisti di Ayotzinapa sono fondamentalmente i tre presidenti della repubblica che dal 2000 ad oggi sono stati al potere: Vicente Fox, del conservatore PAN (Partido Acción Nacional), tra il 2000 e il 2006, Felipe Calderón, anche lui del PAN, tra il 2006 e il 2012, e infine Enrique Peña Nieto, del PRI (Partido Revolucionario Institucional, partito egemonico di regime per 71 anni nel Novecento).

Sono loro i primi responsabili di non avere attuato una politica antidroga “decisa e sovrana” che non sottostesse ai diktat degli Stati Uniti, il maggiore mercato di consumo mondiale di beni e servizi leciti e illeciti. Tra questi, naturalmente, ci sono anche le droghe per circa 20 milioni di consumatori statunitensi per cui il Messico è (storicamente, come da mappa del 1993…) un gran produttore: la marijuana, l’oppio e i suoi derivati, tra cui morfina ed eroina, e le metanfetamine provenienti dai numerosi laboratori sparsi sul suo territorio. Messico 1993 Amapola MarijuanaMa in terra azteca, ormai da più di due decenni, sono smistati pure i principali flussi di cocaina, bianco petrolio importato da Colombia, Bolivia e Perù e gestito dalle mafie messicane su scala globale.

Negli ultimi 3-4 anni il cartello di Sinaloa, mafia leader del mercato in Messico e negli USA, ha spinto l’offerta di eroina, stupefacente inalato e non solo iniettato, diversificando il prodotto: dalla vecchia black o brown tar, eroina di colore marrone, ottenuta più rapidamente e di minor qualità, in cui erano specializzati i messicani tradizionalmente, è stato fatto il salto nel redditizio mercato della white tar, la bianca, che era dominato dai colombiani. Inoltre dal Sud e dalla west coast, regno della black, Sinaloa s’è spostata verso la east coast, più desiderosa di white tar.

Messico amapola 2Sostiene l’autore, a ragione, che la “guerra alle droghe” ha contribuito a un gran risultato, facendo sì che il Messico diventasse il secondo produttore mondiale di eroina, secondo solo all’Afghanistan e seguito dagli antichi leader, i paesi del “triangolo asiatico” o “dorato”, ossia Myanmar (Birmania), Laos e Tailandia, e la Colombia. Come è stato possibile? Le cause sono sicuramente varie, ma Reveles ne indica una sostanziale che contrasta fortemente con la retorica ufficiale. Alla fine del sessennio presidenziale di Vicente Fox l’esecutivo decide d’interrompere le fumigazioni dal cielo con erbicidi le piantagioni di cannabis e adormidera (papavero da oppio).

Dal “triangolo dorato” al “pentagono dell’oppio” del Guerrero

Il 28 novembre 2006, due settimane prima che Calderón annunciasse la prima offensiva militare della narcoguerra nel suo natale Michoacán il presidente Fox, nel terzultimo giorno del suo mandato, firma un decreto per sospendere i programmi d’estirpazione via area della coltivazioni. Messico Guerrero mapa pentagono de la amapolaNei sei anni successivi il Messico incrementa di quattro-cinque volte il suo output di oppiacei e di due volte quello di marijuana. Intanto anche i morti ammazzati crescono: sono più di 150.000, i due terzi dei quali legati alla narcoguerra. Ancora oggi l’esercito provvede a estirpare manualmente le coltivazioni illecite, ma il ritmo di crescita delle stesse è molto maggiore. Inoltre in questi anni i governi messicani hanno presentato cifre adulterate e contrastanti con quelle di organismi internazionali sulle superfici seminate a papavero realmente “ripulite”.

Il Guerrero, oltre ad essere culla di movimenti popolari e guerriglieri, è un territorio fortemente militarizzato per lo meno dagli anni settanta, epoca della guerra sporca (guerra sucia) e delle prime desapariciones, intese come metodica politica di stato e dirette contro ogni tentativo di organizzazione dal basso o di dissidenza rispetto al regime priista (=del PRI).

Sempre agli ultimi posti negli indici di sviluppo nonostante i suoi ricchi giacimenti auriferi e la proliferazione di località turistiche, la regione si trova al centro dei traffici internazionali della sostanza su cui i cartelli messicani stanno puntando per rimpiazzare nel mercato USA la coca, ormai in stasi, e la marijuana, sempre più legalizzata (per esempio in Oregon, Alaska, Washington e Colorado anche per fini “ricreativi”) e sottratta progressivamente al controllo mafioso. Acapulco, Chilpancingo, Taxco e Iguala sono hub dell’eroina e della marijuana. Le piantagioni di papavero da oppio fioriscono sulla sierra e nella tierra caliente per confluire verso i punti strategici del cosiddetto “pentagono dell’oppio”.

Il potere del cane

black_tar_heroinIl vero potere risiede storicamente nelle forze armate che, quarant’anni dopo l’inizio della lotta ai movimenti guerriglieri e a un quarto di secolo dalla fine della Guerra Fredda, contesto “macro” e geopolitico in cui s’iscrivevano le sue funzioni di controllo sociale a livello “micro” e nazionale, sono gli arbitri dei giochi e dei flussi nel Guerrero. La linea immaginaria del pentagono dell’oppio segue il tracciato delle strade federali della regione, ma corrisponde altresì alle basi militari: in senso orario troviamo le caserme di Iguala, Chilpancingo, Acapulco, Pie de la Cuesta, Atoyac, Petatlán, Pungarabato e, la più vicina a Iguala, Telolopan. Il pentagono dà origine al 42% degli oppiacei prodotti nel paese, occupa circa il 40% del territorio del Guerrero e si estende dalla costa alla sierra, collegando le turistiche Zihuatanejo e Acapulco, e poi in direzione nord-est ha tre vertici: la capitale Chilpancingo, Iguala e Tlapehuala. La frontiera è delimitata dalle strade federali e dalle basi militari. Al suo interno, ma anche oltre i suoi confini, verso Cuernavaca, Oaxaca, il Michoacán e l’Estado de México, la semina del papavero, l’ingovernabilità e lo scannatoio tra gruppi criminali proseguono indisturbati.

white tarLa repressione sociale, compresa l’escalation degli attacchi contro i giornalisti, gli ambientalisti e gli attivisti in generale, è legata a doppio filo, da un lato, alla strategia statale di controllo del territorio, che passa dalla militarizzazione, dalla desaparición forzada, dalla fabbrica dei colpevoli, dall’omicidio politico e dalla delega di poteri sostanziali a forze armate protette e intoccabili, e, dall’altro, alla gestione di patti politici, connivenze giudiziarie e ripartizioni dei benefici di un’economia criminale che, per quanto riguarda l’eroina, genera su scala nazionale guadagni stimati intorno a 17 miliardi di dollari. In questo quadro vanno considerati e collocati anche altri importanti fattori quali lo sfruttamento delle risorse minerarie, la presenza di imprese multinazionali, di agguerriti movimenti organizzati, come quelli dei docenti e delle stesse scuole normali, e di gruppi armati di autodifesa (per esempio le CRAC, ma non solo) e guerriglieri, come l’ERPI e l’EPR.

Il “cartello” e il quinto autobus

narco attivita' messicoL’inferno di Iguala in cui sono incappati gli studenti di Ayotzinapa è dunque l’inferno del traffico di eroina e marijuana, tollerato e cogestito da apparati dello stato e della sicurezza nazionale in combutta con partiti politici e amministratori locali controllati dai narcos o parte essi stessi delle cupole criminali. Gli inferi del narco-stato non si circoscrivono al pentagono oppiaceo del Guerrero, ma riguardano almeno la metà dei comuni messicani dal Sinaloa al Tamaulipas e al Chiapas, dal Michoacán e dal Oaxaca al Durango, Sonora e Chihuahua. Il tour geografico della decomposizione potrebbe continuare. Mi limito a menzionare gli stati dove il fenomeno è tradizionalmente molto radicato, per lo meno dall’epoca dei primi gomeros, coltivatori di oppio, che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno sperimentato uno dei primi boom della morfina, sostanza utilizzata per soddisfare i bisogni narcotici e antidolorifici della macchina bellica statunitense.

señores del narcoSecondo lo scrittore americano Don Winslow, autore di magistrali romanzi sui narcos messicani come Il cartello(2015) e Il potere del cane (2005), il potere del cane rappresenta la capacità d’oppressione dei pochi sui tanti, mentre il cartello significa molto di più che un gruppo di produttori associati o un’organizzazione criminale per il commercio della droga. Il cartello è un sistema d’oppressione sofisticato e articolato che comprende tanto i gruppi della delinquenza organizzata quanto gli apparati dello stato collusi e gli istituti finanziari, tanto la manovalanza criminale quanto funzionari e politici corrotti. Gli anelli della catena del cartello si diramano fino ad includere al suo interno frammenti di tutto il sistema economico, sociale e politico. La tesi di un altro grande libro, l’inchiesta di Anabel Hernández “I signori del narco”, coincide con quella di Winslow, ma assume forza e veridicità in quanto elaborata da una giornalista tra le più rispettate in Messico: i signori del narcotraffico, infatti, non sono solo i boss ma anche (e sprottutto) i politici che li supportano, come per esempio uno dei “protagonisti” del libro, l’ex ministro della pubblica sicurezza di Calderón, Génaro García Luna.

“Tanto i conducenti dei bus come i poliziotti della Federale, gli agenti locali e lo stesso esercito ne erano informati. In altri modi non è possibile praticare nel paese il traffico di droghe”, conferma Pepe Reveles nel suo libro parlando di uno degli autobus, il famigerato “quinto bus”, sequestrato dagli studenti di Ayotzinapa la notte del 26 settembre a Iguala. corrupcion-en-mexicoDi cosa erano informate le autorità? Cosa invece non sapevano i ragazzi? Che quel pullman, di proprietà della compagnia Costa Line o della Estrella Roja del Sur, era molto probabilmente carico di eroina. Milioni di dollari rischiavano di sfumare, ma soprattutto si sarebbero accesi i riflettori sul cartello narco-politico-militare del Guerrero.

Anche il gruppo di esperti della corte interamericana ha messo in evidenza il caso di questo bus che, invece, era stato “trascurato” dalla procura e dalla sua “versione storica” dei fatti. All’interno della massa enorme di fascicoli sulla notte di Iguala le ricerche di giornalisti e periti hanno trovato la pista di quel quinto bus, occupato da 14 normalisti la notte del 26, e dell’eroina. I consumatori statunitensi di questa droga, oggi fornita al 90% dai trafficanti messicani, si sono duplicati tra il 2007 e il 2012. La metà delle esportazioni passa da Iguala e il sistema di trasporto preferito è quello terrestre che sfrutta le compagnie di linea. Il business dell’eroina è privato ma con partecipazione statale e nessuna delle parti vuole che venga scoperto, né che aumentino gli sguardi indiscreti o i testimoni. Perciò, quando le spie dei Guerreros Unidos e della polizia a Iguala hanno lanciato l’allarme, è partito l’ordine di fermare gli studenti “in qualunque modo”.

represionDa decenni insegnanti, giornalisti e studenti, specialmente quelli delle scuole normali e di Ayotzinapa, sono una spina nel fianco per “il cartello”. Sono attivisti sociali, militanti politici o comunicatori che possono mettere in pericolo gli affari della regione, siano essi legati agli stupefacenti o allo sfruttamento delle risorse naturali. Anche per questo sono osservati, infiltrati, minacciati e vigilati. Nel 2011 la polizia uccise con nonchalance due manifestanti della scuola R. Isidro Burgos sull’autostrada del sole, la Città del Messico-Acapulco. Il 26 settembre 2014 il Centro di Controllo, Comando e Computo (C4) li teneva d’occhio dal pomeriggio e ne ha seguito le mosse fino all’epilogo della mattanza e della persecuzione notturna. Per anni le autorità e la popolazione sapevano del saldo tremendo di vittime e desaparecidos nel pentagono dell’oppio, così come di altre zone del Messico, ma l’omertà e la connivenza avevano prevalso. La problematica del narcotraffico viene a convergere con quella della povertà e delle eterne disuguaglianzie socio-economiche, cui s’oppone la parte combattiva e più organizzata della popolazione, ben nota e segnalata alle autorità e schiacciata tra due fuochi: narcos e governo.

La scarsa volontà di risolvere questi casi è palese: per esempio per la strage di Iguala ci sono oltre 100 arrestati, in attesa di giudizio e dispersi in mezza dozzina di prigioni in tutto il paese, e il processo è spezzettato in 13 cause penali e numerosi fascicoli diversi. L’attenzione mediatica, sociale e politica s’è risvegliata anche se a fasi alterne. E resta sempre il rischio di cedere agli attacchi di chi pretende di lasciare tutto com’era prima e punta allo sfiancamento della protesta. La lotta dei genitori dei 43 e del movimento degli “altri desaparecidos”, sorto nell’ultimo anno dalle ceneri delle decine di fosse clandestine piene di resti umani nella zona intorno a Iguala per unire familiari di desaparecidos e vittime del crimine e delle autorità, è trascendente e necessaria per vincere il silenzio, l’oblio e il gattopardismo che all’improvviso, ciclicamente, finiscono per avviluppare e far dimenticare vicende, stragi, crimini di stato e traffici.

l'articolo prosegue www.carmillaonline.com/2015/12/31/ayotzinapa-iguala-e-i-sentieri-delleroina-messicana/

 

Contenuto Redazionale Auguri!


BUON NATALE A TUTTI!

 

''facciamo tutti uso di droghe''

Tutto quello che sappiamo sulla dipendenza dalle droghe è sbagliato

 Il titolo è di quelli che si leggono spessissimo in internet e che rientrano nella categoria: “regazzì, vieni qui che ti insegno io com’è fatto il mondo”. In questo caso si parla di droga e dipendenze e il senso è: “dimenticate tutto quello che vi hanno sempre detto sull’argomento, perché è completamente sbagliato”.

www.dailybest.it/droga/quello-sappiamo-dipendenza-droghe-sbagliato/

 

 

Cosa cambierà con l’introduzione del reato di omicidio stradale

 La camera ha approvato il 28 ottobre la proposta di legge sull’introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali. Sul provvedimento ci sono stati 276 voti favorevoli, 20 contrari e 101 astenuti, tra cui quelli di Forza Italia e del Movimento 5 stelle. Il disegno di legge era già passato al senato e ora deve tornarci perché è stato modificato a Montecitorio. Ecco cosa prevede: 

Omicidio stradale colposo

  1. Per l’omicidio stradale colposo commesso semplicemente violando il codice della strada continua a essere prevista la reclusione da due a sette anni.
  2. Gli anni di detenzione aumentano per chi causa la morte di una persona durante la guida “in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Sono previsti dai cinque ai dieci anni con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro o in caso di condotte di particolare pericolosità (eccesso di velocità sotto certe condizioni, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio), e dagli otto ai dodici anni di reclusione con un tasso alcolemico superiore a 1,5.
  3. Nei casi precedenti, la pena può essere ridotta fino a metà in caso di infrazione del codice stradale da parte della vittima. Aumenta invece se il responsabile dell‘“omicidio” guidava senza patente o con la patente sospesa o revocata, oppure un’auto di sua proprietà priva di assicurazione.
  4. È prevista un’aggravante nel caso in cui il conducente si dia alla fuga dopo l’incidente: la pena può aumentare addirittura di due terzi e non può essere comunque inferiore ai cinque anni di carcere.
  5. In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) sarà automaticamente revocata la patente. Se ne può ottenere una nuova solo dopo quindici anni, o dopo trenta se il conducente è fuggito dopo l’omicidio stradale.prosegue su www.internazionale.it/notizie/2015/10/29/italia-incidenti-stradali-nuova-legge-camera

Contenuto Redazionale "APPROFONDIMENTI STUPEFACENTI"

 

 

 Ciclo di incontri sulle droghe "Approfondimenti stupefacenti" che si terranno dal 5 novembre al 17 dicembre 2015, ogni giovedì alle 18h.00, presso il CentroJava- Infoshop, di Firenze. Un'occasione per esplorare il mondo delle sostanze senza pregiudizi.

 

Aprono la rassegna due autori di libri sulle sostanze, Vanni Santoni (5/11) e Tobia D'Onofrio (12/11), che presenteranno i loro libri, di recente pubblicazione, sul mondo dei rave e dei free party in Italia e in Europa.

 

Salvatore Giancane (19/11) presenterà il libro “Eroina. La malattia da oppioidi nell'era del digitale”, ed. Gruppo Abele. L'autore, medico tossicologo e coordinatore dell'Ambulatorio mobile dei Ser.T di Bologna, nel testo reagisce al negazionismo che da il consumo di eroina come "spacciato", indagando un mercato che vede il prezzo dell'eroina crollare e divenire molto più accessibile e descrivendo i consumatori attuali, molto spesso lontani dagli stereotipi diffusi.

 

Susanna Taccola e Federico Berti (3/12) presenteranno il laboratorio di Qi Gong destinato a consumatori di sostanze realizzato al Centro Java, nel quale si sono sperimentate tecniche e pratiche legate alla medicina tradizionale cinese per trattare l'ansia con armonia e gestire le emozioni attraverso il corpo.

 

Tra gli altri relatori ci sarà Grazia Zuffa (Mercoledì 9/12), che, insieme a Stefano Bertoletti, responsabile area Prevenzione e Dipendenze di C.A.T. Cooperativa Sociale, parlerà di "Cannabis e autoregolazione del consumo". Psicologa e psicoterapeuta, Grazia Zuffa ha insegnato Psicologia delle tossicodipendenze alla Facoltà di Psicologia dell’Università degli studi di Firenze ed è stata direttrice di Fuoriluogo.

 

Piero Coppo (17/12) parteciperà al ciclo di incontri parlando di esperienze di soglia e di stati non ordinari di coscienza, etnopsichiatra, ha insegnato Etnopsichiatria all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha lavorato a lungo in Mali e in Guatemala, in programmi di cooperazione sulla medicina tradizionale come consulente dell’OMS ed esperto del Ministero degli Esteri italiano.

 

Per tutta la durata della rassegna, al Centro Java, verrà ospitata la mostra “Come le droghe si manifestano. Mostra di arte e sostanze”, collezione di manifesti che raccontano l'immaginario suscitato dalle sostanze nel modo delle arti grafiche, del cinema, del fumetto, della musica, realizzata a cura del Servizio Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Forlì, coordinata da Edoardo Polidori.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno al Centro Java di Firenze.

Vi aspettiamo!

 

 

 

Cannabis di Stato: otto miliardi di euro il ricavo di un anno

Michele Bocci, Repubblica.it

TANTI SOLDI che entrano nelle casse dello Stato o fanno respirare i bilanci delle Regioni, e in aggiunta la nascita di un nuovo settore economico che dà lavoro, magari nelle aree del Paese dove il tessuto economico è stato devastato dalla crisi. Alla fine potrebbero non essere il riconoscimento di una libertà individuale e nemmeno riflessioni criminologiche o sanitarie a dare la spinta decisiva alla cannabis di Stato. No, saranno i quattrini: tra i 6 e gli 8 miliardi di euro all'anno di introiti solo di tasse. Tanto per cominciare, nel senso che la stima si basa sulla prima fase di una eventuale legalizzazione. Dove c'è stato il via libera ad hashish e marijuana il giro d'affari sta facedo aumenti di varie decine di punti percentuali ogni anno.

Per poter calcolare il valore dell'introito delle tasse si possono fare solo proiezioni. Alcune sembrano abbastanza credibili, anche se ci sono incognite difficili da valutare. In Italia l'anno scorso sono state sequestrate 145 tonnellate di derivati della cannabis. I dati sono del Viminale, che in varie occasioni ha fatto notare come il mercato sia almeno 6 o 8 volte più ampio di quanto viene intercettato dalle forze dell'ordine. Così le tonnellate che girano nelle piazze, nelle feste, negli appartamenti di operai, avvocati, impiegati e manager sono tra le 870 e le 1.160. A 10 euro al grammo, più o meno quanto vengono fatte pagare le sostanze negli stati Usa che hanno legalizzato, fa un giro d'affari di 8,7-11,6 miliardi. Chi fa le stime, ad esempio Piero David, ricercatore di economia applicata dell'Università di Messina, che scrive di questi temi su lavoce. info, prende come riferimento la tassa sul tabacco, che è al 75%. Applicandola anche ai derivati della cannabis si avrebbe un incasso per lo stato tra 6,5 e 8,7 miliardi. Il dato non è molto distante da quello che si desume ricavando i consumi dalle ricerche di "Aqua drugs" basate sui residui delle sostanze nelle acque delle città (6,6 miliardi). Ed è simile anche alla cifra ottenuta proiettando sull'Italia il consumo dei cittadini del Colorado nel 2014. In questo caso il risultato è 7,3 miliardi di euro di tasse. E quest'anno nello stato Usa il giro di affari è cresciuto della metà. All'inizio infatti c'è stata una certa concorrenza del mercato nero, che non è scomparso con la legalizzazione ma ha provato a combatterla abbassando i prezzi. Piero David ha stimato anche il valore degli interventi di prevenzione e repressione dello spaccio. Si tratta di circa 600milioni di euro che lo Stato non dovrebbe più spendere. "Il beneficio lo sentirebbero il sistema carcerario e le forze dell'ordine, che potranno dedicarsi ad altre cose  -  spiega il ricercatore  -  Peraltro la stessa Direzione nazionale antimafia consiglia la legalizzazione perché la repressione ha fallito e loro non sono in condizioni di investire ulteriori risorse per contrastare il consumo di cannabis".

prosegue su www.repubblica.it/cronaca/2015/10/24/news/cannabis_di_stato_otto_miliardi_di_euro_il_ricavo_di_un_anno-125775906/

SHERLOCK HOLMES E LA COCAINA

Ci sono personaggi della fantasia che per qualche strana alchimia dell’immaginario hanno infranto i limiti della finzione e sono riusciti a penetrare in un ambito che molte persone sentono di riconoscere quasi come realtà. Scherlock Holmes è uno di questi.

Nato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle (1859-1930), un medico che passò alla letteratura, Holmes è una sorta di archetipo dell’investigatore positivista, ma un po’romantico, che ha ottenuto un successo inaspettato e continua ad ottenerlo tra i lettori di tutto i mondo.

Tralasciando il vasto corpus di occasioni di approfondimento che contrassegna la produzione letteraria che ha come protagonista Scherlock Holmes, a cui si aggiunge una bibliografia sconfinata, in questa sede vorremmo soffermarci su un tema particolarmente interessante: l’uso della cocaina da parte del noto investigatore.

“Sherlock Holmes prese il flacone ch'era sulla mensola del camino, tolse la siringa dall'accurato astuccio di marocchino e con le dita lunghe e nervose preparò l'ago. Quindi si rimboccò la manica sinistra della camicia: per qualche attimo fissò affascinato la fitta rete di piccoli punti che le innumerevoli bucature avevano lasciato sul suo braccio pallido. Fissò l'ago nel punto desiderato, premette il piccolo pistone e finalmente si lasciò andare nella poltrona di velluto, traendo un lungo sospiro soddisfatto. Tre volte al giorno, per molti mesi, avevo assistito a questa scena”. 

A parlare, o meglio ma scrivere, è il dottor Watson, compagno inseparabile dell’investigatore e soprattutto, nella finzione letteraria, il suo biografo ufficiale.

Di fatto si tratta dell’incipit de Il segno dei quattro: un riferimento all’uso di stupefacenti che ricorre in un paio di altri casi e che si aggiunge a quella presente anche in un altro romanzo di Doyle con Holmes come protagonista: Uno studio in rosso.

Nel gioco degli specchi messo in atto dalla notevole massa di apocrifi, che sono comunque espressione del grande successo riscosso dall’investigatore inventato da Doyle, la questione sulla cocaina non poteva passare inosservata: nel 1975, Nicholas Meyer ha scritto un libro che ha come tema dominante appunto l’abuso di droghe da parte di Holmes. Il libro, La soluzione sette per cento, intende essere una sorta di diario con le memorie del fido Watson. L’assistente dell’investigatore più famoso del mondo, descrive come l’amico divenne schiavo della cocaina, perdendo via via sempre il contatto con la realtà. Ciò lo condusse a un punto tale di disordine che, nell’aprile 1891, cominciò a considerare un pericoloso criminale il suo antico precettore, il professor Moriaty.

Per inciso ricordiamo che nel Canone – i libri scritti da Conan Doyle e con Holmes come protagonista – il professor Moriaty è effettivamente “il cattivo” e acerrimo nemico dell’investigatore, mentre nell’apocrifo di Mayer il suo ruolo risulta completamente stravolto. Comunque, ritornando a La soluzione sette per cento, troviamo Watson che dopo aver letto un articolo sulla cura della cocaina effettuata da un giovane medico viennese (Sigmund Freud), trova il modo di far incontrare il suo amico con il futuro creatore della psicoanalisi.

Freud sottopone con successo l'investigatore a una terapia ipnotica, durante il periodo di cura, i due trovano anche modo di operare affiancati nell'indagine su un caso di criminalità locale che, naturalmente, sarà risolto felicemente.

continua qua www.duepassinelmistero.com/Holmes.htm

biomasse con canapa inquinata e tentativo di riportare la canapa in tabella I (droghe pesanti)

proposte di legge preoccupanti per la salute pubblica e per il contesto sociale: http://lab57.indivia.net/nuovo-attacco-proibizionista-alla-canapa/

Il viaggio della cocaina dalla Colombia all’Italia, grazie a Farc e ‘ndrangheta

 

Articolo di Piero Innocenti - Limesonline

La battaglia di Bogotá contro il narcotraffico sta dando risultati notevoli, ma il mondo della droga è in costante evoluzione. Il ruolo della guerriglia e gli interessi delle ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria.

 

In Colombia prosegue la lotta contro i narcotrafficanti e la guerriglia delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), che continuano ad avere un ruolo determinante nella coltivazione della coca e nel commercio internazionale della droga – anche se stanno negoziando con Bogotá un accordo di pace che ponga fine a oltre mezzo secolo di violenze. 
Il bilancio dell’attività di contrasto svolta nei primi sei mesi del 2015 dalla Polizia Nazionale, in particolare dalla Diran (Direzione Antinarcotici), con il concorso delle Forze armate, è notevole. Sono state sequestrate oltre 82 tonnellate (ton.) di cloridrato di cocaina, 115 di marijuana, 158 chilogrammi di eroina, oltre una tonnellata di basuco (lo scarto della cocaina), circa 350 ton. di foglie di coca, 1,2 ton. di pasta di coca, 5.228 pasticche di ecstasy, 112.123 dosi di amfetamine.

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Siamo andati a testare le droghe che si fa la gente ai festival

da Vice.com/it 

 Arrivato sull'isola di Wight sono saltato su un taxi con altri due ragazzi di Londra. Eravamo diretti al Bestival, l'ultimo grande festival estivo inglese, e i miei compagni di taxi avevano deciso di prendersi una botta colossale—effettivamente, entrambi avevano già mandato giù un paio di pasticche.

"Ma ne abbiamo ancora un sacco," mi ha detto uno di loro, orgoglioso. "Nascondo le buste attaccandole con lo scotch tra l'uccello e le palle. Lo faccio tutti gli anni. Funziona benissimo."

Era venerdì e il festival era cominciato il giorno prima, perciò mentre mi avvicinavo ai cancelli d'ingresso ho buttato un occhio ai bidoni della droga—che, se buttata, sarebbe stata "condonata". Molti bidoni erano quasi vuoti, o pieni di cartone. Pare che chi aveva deciso di incrementare artificialmente i propri livelli di serotonina nel corso del weekend non si fosse fatto intimorire dalla security e dai cani antidroga.

Anch'io nutrivo un certo interesse per le buste attaccate ai genitali delle persone, ma per motivi diversi da polizia e security. Mi ero portato da casa un bel po' di kit per testare le droghe, quelli che servono per capire quanto pura è una droga e con quali altre sostanze è stata tagliata. Perché? Volevo capire esattamente di cosa si fanno i giovani ai festival, e come reagiscono quando scoprono che le loro sostanze sono piene di agenti chimici usati per sverminare gli animali da allevamento.

Montata la tenda ho iniziato a vagare per il campeggio, pronto a convincere perfetti sconosciuti più o meno fatti a darmi un po' delle loro droghe per testarle.

da "Sei un poliziotto?" è la risposta che mi davano molti. "Perché se sì, col cazzo."

"No," replicavo, e questo sempre—e con un'enorme facilità—rassicurava i miei interlocutori, che da lì in poi si fidavano di me.

La cocaina non era molto diffusa, e solo sei gruppi tra i 35 che ho fermato hanno ammesso di averne. Tre campioni venivano da Londra, e tutti erano della qualità che mi aspettavo—ovvero non particolarmente buona. Ogni campione ha dato come risultato "medio contenuto di cocaina" che, secondo gli esperti che hanno ideato il test, significa che è pura intorno al 40 percento.

L'agente di taglio più presente in questi campioni era la benzocaina, un agente farmaceutico presente negli anestetici odontoiatrici e negli spray per il mal di gola. Si usa molto spesso per tagliare la cocaina perché ti anestetizza le gengive quando ce la sfreghi sopra, e questo—lo sapete tutti perché l'avete visto in tv, no?—è un segno inconfutabile che quella che ti hanno venduto è coca molto buona.

prosegue su www.vice.com/it/read/bestival-abbiamo-provato-droghe-partecipanti-398

Nuova Mappa del Narcotraffico in Messico e negli Stati Uniti

di Fabrizio Lorusso

Periodicamente l’agenzia antidroga americana DEA (Drug Enforcement Administration) traccia la mappa del narcotraffico negli Stati Uniti e in Messico e, in base al lavoro d’intelligence dei suoi uffici distaccati sul territorio, pubblica una relazione sull’evoluzione dei cartelli messicani in America del Nord. Colori e macchie, città conquistate e perse, confini e nomi ormai noti della criminalità organizzata locale e globale non hanno nemmeno bisogno di una legenda per essere compresi. L’impatto visivo è immediato e così l’idea della narcoguerra che insanguina il continente si lega alla geopolitica. I frammenti si ricompongono sullo schermo e, restringendo lo zoom, i pixel scompaiono e la visione globale si fa nitida. La lotta militarizzata alle organizzazioni criminali, che in Messico ha mietuto oltre 130mila vittime in 8 anni e mezzo e ha provocato un aumento drammatico delle violazioni ai diritti umani, viene analizzata dalla DEA in una dimensione internazionale e geografica che, pur offrendo un quadro cognitivo generale, mette in secondo piano le vite quotidiane di milioni di persone che vivono sulla propria pelle le conseguenze della war on drugs e dell’ipocrisia di fondo che la alimenta. Sono i milioni di pixel concentrati nei vari sud del mondo: dal Latinoamerica, o “NarcoAmerica”, secondo il titolo di un interessantissimo libro di giornalismo narrativo “sulle tracce della cocaina” pubblicato da Tusquets (2015), a Gioia Tauro, dall’Afghanistan a Ciudad Juárez o i Balcani.

l'articolo prosegue qua www.carmillaonline.com/2015/09/04/nuova-mappa-del-narcotraffico-in-messico-e-negli-stati-uniti/

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