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Novità tutte le sostanze, Esperienza

INFORMAZIONE

RAGAZZI DEVO ANDARE AL GOT PER LE ANALISI MI è APPENA ARRIVATA LA LETTERA.... E TRA UNA SETTIMANA.... VORREI SAPERE IO FUMO UNA CANNA OGNI SERA CE LA FACCIO A SMALTILRA.....

cocaina

mi hanno detto che se si fa uso di cocaina dopo 3 5 giorni nelle urine non esce piu, io conosco un mio amico che mi ha detto che l'ultima volta la presa 20 giorni fa , ha fatto il drag test ed e uscito positivo 300mg dopo 20 giorni che ha fatto uso, mi ha giurato che non ne ha preso piu dal quel giorno, mi potete dare una risposta per favore

domanda analisi thc

ciao a tutti, si ho letto le innumerevoli domande sul thc e sulle sue analisi. ma ho ancora alcune lacune sul caso.

 

sul sito viene più volte ripetuto che dalle analisi del sangue, il thc non viene trovato. invece il mio avvocato mi ha specificamente detto che avendomi fatto solo il test delle urine e non del sangue, la presenza del thc viene riconosciuta solo come positiva e non si riscontra anche la percentuale, che è con essa che vedono se al momnento della guida ero sotto l'effetto o no di tale sostanza, ed è su quello che stiamo facendo ricorso. mi ha detto, al momento del secondo esame (quello entro 60 giorni) di richiedere di sottopormi anche all'esme del sangue, mi chiedo:

 

1)è vero che nel sangue si rileva il thc o no? 

2)la durata del thc nel sangue, e uguale alla durata delle urine (fino a 30/40 giorni) o superiore?

3)io sono trenta giorni che non faccio uso di tale sostanza, ora che farò le analisi saranno anche 40 giorni, posso stare tranquillo o no?

Abuso di Potere

Buongiorno a tutti,

leggevo ora un articolo di un ragazzo di 18 anni che fu malmenato da un carabiniere.

Racconto un aneddoto personale.

Avevo 19 anni ed uno spinello in mano assieme a 2 amiche..

Mi fermano i Carabinieri di Parona (Verona),mi aprono completamente la macchina.Lo consegno(lo spinello) previa minaccia di denunce varie e carcere.

Vengo portato alla caserma locale, dove vengo riempito di schiaffoni, denudato, percuisito in toto, deriso e lasciato nel giardino nudo tutta la notte (era fine novembre). Giusto x gradire il Maresciallo mi ha gettato dalla finestra un secchio d'acqua gelata.

Ora mi domando, fino a che punto un giovane (come tutti quelli che vengono fermati) devono subire cio'.

Il Carabiniere in questione è successivamente stato sospeso,dopo oltre 25 anni di servizio e abusi, e cosi come me a tantissime altri ragazzi Veronesi è successa la stessa cosa.

Fino a che punto, saremo ricattabili in quanto possesori di patente?

Fino a che punto dobbiamo tacere all'evidente uso di sostanze stupefacenti da chi ci comanda?

Perche non colpire gli Spacciatori che conoscono tutti benissimo?

 

mah!

informazioni

vorrei sapere delle informazioni sicure. non fumo più (proprio niente)da un mese e mezzo e avevo rallentato anche nel mese precedente. Prima ero costante ma non eccessiva (nemmeno uno spinello al giorno) per un paio di anni. Ho fatto lo stick delle urine che si compra in farnmacia una decina di giorni fa ed è risultato negativo. e ora ho saputo che mi faranno le analisi tossicologiche al lavoro.

Secondo voi c'è ancora pericolo?differiscono dallo stick che si compra in farmacia, cioè son più approfondite?

HANNO TROVATO 1.7 GRAMMI DI HASHISH E HANNO FATTO UN CASINO

Ieri notte io e un mio amico stavamo fermi in makkina in un parcheggio.. avevamo 1.7 grammi di hashish.. all improvviso sono arrivati i carabinieri uno dei quali, una volta sceso dalla macchina, mi ha preso a schiaffi mentre io ero seduto in macchina e senza aver fatto ne detto nulla e con tono sgarbato mi ha riempito di domande nel giro di 10 secondi e continuava a schiaffeggiarmi senza alcun motivo! io nn ho reagito ovviamente e ho solo detto " comunque nn serve che mi mette le mani addosso, puo benissimo parlare da persona civile"... prima ke scendessero i carabinieri dall' auto, io ho preso il pezzetto di fumo che era sul cruscotto e me lo sono messo in tasca x istinto... ci hanno perquisito e mi hanno kiesto di dare il fumo a loro perchè se l avessero trovato loro sarebbe stato peggio.. io gliel ho consegnato senza fiatare... hanno controllato l intera automobile x vedere se c era qualcos altro..e nn hanno trobato nient altro e il mio amico sinceramente gli ha detto ke ci volevamo fare solo una canna e ke la quantita era minima... gli hanno fatto fare il test del palloncino ed è risultato negativo!! ci hanno portato in caserma... ci hanno fatto spogliare NUDI (senza slip) e ci hanno fatto fare una flessione.. dopo di ke hanno cominciato a fare il verbale (con molti errori grammaticali e cn date e orari sbagliati.. un carabiniere ha addirittura scritto ke la quantita di hashish trovata era di 7.6 grammi ma x fortuna prima di firmare me ne ero accorto e gliel ho fatto correggere con 1.7) nn hanno verbalizzato ke all'alchol test il mio amico è risultato negativo e visto gli sgorbutici soggetti ed essendo intimorito dalla situazione nn gliel ho fatto notare..hanno tolto la patente al mio amico ke era il proprietario dell auto e hanno kiamato i parenti x venirsela a prendere in caserma.. io 18 anni, lui 24. lui ha detto sinceramente ke il fumo era tutto il suo e ke io non c'entravo nulla... e ha dichiarato che il fumo era nella mia tasca perche (come ho scritto prima) x istinto l'ho preso da sopra il cruscotto e l ho messo in tasca alla vista dei carabinieri. Hanno contestato tutti e 2 sia me ke lui... ora lui si ritrova senza patente... NON eravamo ubriachi ne avevamo bevuto... NON eravamo sotto effetto di hashish perche nn avevamo ancora fumato.. eravamo nell auto fermi parcheggiati con le chiavi sopra al cruscotto.. le mie domande sono: 1) un carabiniere puo' mettere le mani addosso a un ragazzo senza alcun motivo?io nn ho opposto resistenza a nulla ho collaborato e ho risposto a tutto cio ke avevano chiesto... 2) se stavamo fermi e il guidatore nn era ne ubriaco ne sotto effetto di stupefacenti xke gli hanno tolto la patente di guida? 3)se il mio amico ha dichiarato ke io nn c'entro nulla e ke il fumo era tutto suo, cosa mi aspetta a me? anke io devo fare analisi controlli ecc ecc?? io nn ho la patente...4)cè una sanzione da pagare?una multa? 5) arriva qualcosa a casa?una notifica una raccomandata da firmare? .. sono da poco diventato maggiorenne... nn mi è mai capitata una cosa simile... la quantita di fumo era minima davvero e cmq sia x uso personale.. stavamo fermi.. non so cosa m aspetta e non so come informarmi... vi prego di aiutarmi e di darmi qualche consiglio perche non so davvero come devo comportarmi e sono spaventato.E vorrei soprattutto che i miei genitori non venissero a conoscenza dell accaduto... grazie in anticipo.. è veramente importante.. (ALE, da ROMA)

mollate la cocaina!!!!

A 18anni cominciai a far uso di cocaina con amici consumavamo circa 1 grammo in 3\4 persone al giorno da li a breve iniziai ad assumere quel quantitativo da solo,cominciai a sentire il bisogno della stessa dopo qualche mese e fù la mia DISTRUZIONE ,cominciai a prosciugare il mio conto in banca ke si aggirava intorno ai 13miliono di lire ,frutto di 5 anni di lavoro autonomo (elettricista),continui con quello della mia fidanzata non consapevole di quello ke facevo,oramai assumevo un quantitativo di 5\6 grammi al giorno iniziai a brave ad avere tanti debiti e iniziarono i veri problemi ,feci piccoli furti ,passai ben presto ad assaltare banche per circa 2 anni......poi fui giustamente arrestato e condannato alla pena di anni 15 mesi 8..(non mai fatto del male a persone)
oggi sono passati 8 anni (grazie all'indulto e come se ne o scontati 11) mi trovo in una comunità teraupetica quasi a fine programma e continuerò come operatore portando le mie esperienze ......
ragazzi non toccate la cocaina perchè a lungo vi fotte quaindi fottetela voi ragazzi....

DURATA ALCOOL NEL SANGUE

ciao a tutti,
pochi giorni fa mi hanno fermato e ritirato la patente x guida in stato di ebrezza. Lasciando perdere che l'auto non era mia ma di una ragazza che si era sentita male e che stavo portando al P.S. ... ora mi è arrivata la lettera dalla prefettura dove mi dicono di sottopormi a visita medica presso la commissione medica di Venezia. Amici mi hanno detto che costano queste visite e soprattutto gli esami che fanno fare.. Ma QUANTO COSTANO?? Mi hanno ritirato la patente per 6 mesi.. significa che devo sottopormi a queste visite più volte nell'arco dei 6 mesi?? Io non bevo tutti i giorni: a casa niente alcoolici, se è bevo una birra al sabato mangiando la pizza o 1 superalcolico in discoteca, ma non tutte le settimane.. L'ultimo alcoolico l'ho bevuto appunto quella sera (20 gg fa). Se ad agosto mi fanno gli esami rischio qualcosa bavendo queste quantità (1 birra o 1 prosecco alla settimana). PER QUANTO TEMPO RIMANE PRESENTE L'ALCOOL NEL SANGUE? Poi, sempre amici, mi parlavano di probabile esame del capello.. ma perché? Sbaglio o l'esame del capello lo si fa per uso di stupefacenti?? Se a me hanno ritirato la patente per guida in stato di ebrezza (=alcool)cosa centrano gli stupefacenti? Se qualcuno mi risponde chiarendomi un pò questa situazione ringrazio molto

l`uso di cannabis

ciao non fate i falsoni voi che rispondete a ste rubriche...lavoro presso la neuro di pavia e nove ragazzi su 10 in cura per depressione...hanno fumato cannabis ...quindi non dite che non e` provato che l`uso di questa non ha brutti effetti sulla psiche...non illudete..che non e` vero una mazza di cio che dite.............

non so ke fare....

ciao,a me é stata ritirata la patente per guida sotto l'effetto di sostanze (oppiacei) qualke mese fa e sto frequentando il sert x le analisi solo ke ora a seguito d ulteriori casini la patente m é stata revocata...ora come m devo comportare?come interagiscono tra d loro i 2 provvedimenti?sapete aiutarmi?v ringrazio molto!

IL PROIBIZIONISMO SULLE DROGHE: 100 ANNI DI FALLIMENTI

di Mario Braconi

Nel giugno del 1998, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenne una sessione speciale dedicata alla lotta contro la produzione illegale, la vendita, la domanda, il traffico e la distribuzione dei narcotici e delle sostanze psicotrope: in quell’occasione, i rappresentanti dei Paesi membri firmarono una dichiarazione con la quale impegnavano formalmente i rispettivi governi a conseguire l’ambizioso traguardo di un mondo “libero dalla droga” entro il 2008. L’11 marzo è stata convocata a Vienna la Commissione delle Nazioni Unite sui Narcotici (United Nations Commission on Narcotic Drugs), con l’obiettivo di valutare i risultati conseguiti in dieci anni di politiche anti-droga e per discutere gli obiettivi del prossimo decennio.
“Eliminare o ridurre sensibilmente la produzione e la distribuzione di sostanze nel giro di dieci anni”: quanto fosse ridicolo questo obiettivo si vede dalle statistiche sul fenomeno “guerra alla droga” nel mondo. Negli Stati Uniti, uno dei paladini della “tolleranza zero” sugli stupefacenti, ogni anno si spendono 40 miliardi di dollari per tentare di contrastare l’offerta di narcotici; 1,5 milioni di persone vengono arrestate e mezzo milione detenute per reati connessi al traffico o al consumo di droga; se un nero americano su cinque si ritrova prima o poi dietro le sbarre, lo si deve alle leggi proibizioniste via via più severe.

Victor Ivanov, capo del servizio anti-narcotici russo, in un convegno tenutosi poco prima della riunione ONU di Vienna, ha dichiarato che il suo Paese è diventato il leader assoluto nel traffico degli oppiacei e il numero uno nel consumo di eroina: secondo il Ministro della Sanità russo, infatti, nel suo Paese si contano circa due milioni e mezzo di tossicodipendenti su una popolazione di 140 milioni di persone.

La situazione in Messico è talmente preoccupante da costituire una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America, preoccupato di trovarsi un “narco-stato” come vicino di casa. Da quando ha assunto l’incarico nel dicembre del 2006, il presidente messicano Felipe Calderòn ha ingaggiato una vera e propria guerra contro le gang di trafficanti, scatenando loro addosso, oltre alla polizia, ben 45.000 militari. Poiché le bande criminali messicane sono equipaggiate con lanciarazzi, granate, armi automatiche e fucili in grado di perforare lamiere corazzate, più che di un’operazione di polizia, si tratta di una vera e propria guerra, nella quale, in poco più di due anni hanno perduto la vita circa 10.000 persone, di cui 6.268 nel 2008 (nel 2009 ne sono già morte 1.000 per la stessa ragione). Il tentativo di controllare l’offerta genera un fiorente mercato clandestino, il quale a sua volta crea un humus favorevole alla corruzione: il caso più clamoroso si è verificato a novembre, quando Noe Ramírez, capo dell’Antidroga messicano, è stato arrestato con l’accusa di ricevere una “commissione” di 450.000 dollari al mese dal Cartello di Sinaloa in cambio della fornitura di informazioni riservate. Quello di Ramirez è forse il caso più eclatante, ma non l’unico: almeno altri sei alti funzionari dell’Antidroga messicano, sembra, sono stati messi a libro paga dai cartelli della droga.
La Colombia, campione mondiale di esportazione di “neve”, è stato il teatro di uno dei progetti di contrasto alla droga più fallimentari della storia. Il cosiddetto Plan Colombia nasce nel 1999 come un programma governativo finalizzato a dimezzare, in sei anni, la produzione di droghe illegali (principalmente cocaina) e a migliorare la sicurezza nel Paese strappando ai gruppi armati criminali il controllo del territorio. Il Piano ottenne un entusiastico supporto da parte degli Stati Uniti, che dal 2000 al 2006 vi hanno profuso 6 miliardi di dollari in aiuti militari. César Gaviria, ex presidente della Colombia e condirettore della Commissione Latino-Americana sulla Droghe e la Democrazia, boccia l’esperimento: “Le politiche proibizioniste basate sulla distruzione delle colture, sulla proibizione e sulla criminalizzazione non hanno condotto ai risultati sperati.” Sulla medesima lunghezza d’onda un recente rapporto dello US GAO (General Accounting Office, braccio investigativo del Congresso USA), pur sottolineando il dimezzamento della produzione di oppio e di eroina e il maggior livello di sicurezza conseguito nel paese (minor numero di omicidi e di rapimenti. Nonostante si siano sottoposti a fumigazione 1,15 milioni di ettari quadrati di piantagioni di coca, la produzione del suo famoso derivato è aumentata del 27%. Inoltre, il governo colombiano di Alvaro Uribe si è avvalso della collaborazione di personaggi quali Mario Montoya, noto alle cronache anche per essere la “mente” dietro la liberazione di Ingrid Bétancourt. A Montoya e ad altri 27 militari colombiani (tra cui tre generali) viene contestata (per lo meno) una grave negligenza nel controllare i propri soldati, a quanto pare, resisi responsabili delle uccisioni extragiudiziali di centinaia di persone innocenti (ma c’è chi dice che le vittime civili di questa sporca ed inutile guerra potrebbe essere addirittura un migliaio). La scoperta di 11 cadaveri in una fossa comune al confine con il Venezuela ha fatto sorgere il dubbio che fosse invalsa la pratica di assassinare civili, sostenendo in seguito che si trattava di vittime delle milizie marxiste o addirittura di guerriglieri - in quest’ultimo caso, le uccisioni sarebbero servite a “gonfiare” le statistiche sul numero dei nemici uccisi. Inoltre, Diego Fernando Murillo, capo di una milizia paramilitare colombiana, arrestato a New York, ha recentemente testimoniato che nel 2002 i suoi uomini sono entrati nello slum Comuna 13 (nei pressi di Medellin), controllato dalle milizie marxiste, al fianco delle truppe regolari ai comandi del generale Montoya.
Insomma, è difficile, per non dire temerario, credere ad Antonio Maria Costa, Direttore Esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e il Crimine (United Nations Office on Drugs and Crime o UNODC) quando, nel comunicato stampa in cui si annuncia l’apertura dei lavori di Vienna, dichiara: “Il problema della droga nel mondo è stato contenuto, ma non risolto.” Sembra invece che le politiche di contrasto alla droga orientate all’offerta siano state, come sostiene il settimanale The Economist, “illiberali, assassine ed inutili”; inoltre esse hanno contribuito alla creazione di “stati falliti” (si pensi alla Guinea Bissau, il paese attraverso cui i cartelli latino-americani adesso fanno transitare un quantitativo di cocaina del valore di dieci volte il suo prodotto interno lordo: destinazione, Europa).

Non a caso l’organizzazione umanitaria HRW (Human Rights Watch), poco prima della riunione di Vienna, ha presentato un documento nel quale evidenzia i danni che la “guerra alla droga” ha prodotto, senza peraltro riuscire minimamente a reprimerne il consumo: pena di morte per reati di droga, incarcerazione di tossicodipendenti, abusi e violenze da parte di poliziotti e militari, privazioni di trattamenti per la riduzione del danno in carcere.
Secondo il periodico inglese, il fallimento delle politiche di controllo dell’offerta di stupefacenti dovrebbe spingere i politici a modificare il proprio atteggiamento, considerando il problema non più dal punto di vista dell’ordine pubblico ma da quello della salute pubblica: ci si dovrebbe insomma concentrare più sulle politiche di riduzione del danno che su quelle di repressione ed incarcerazione. Una liberalizzazione delle droghe porterebbe a notevoli benefici: non solo strapperebbe alle mafie gli extraprofitti derivanti dalla distribuzione di un prodotto proibito, ma consentirebbe agli stati di ricevere importanti flussi di denaro in tasse, che potrebbero essere usati per informare in modo completo gli utilizzatori sui rischi che corrono consumando stupefacenti e per alleviare il dramma della dipendenza.
Resta il tema degli effetti che la liberalizzazione avrebbe sul tasso di consumo. In effetti, non sembrerebbe esistere una relazione diretta tra livelli di proibizione e utilizzo di sostanze; al contrario, può essere interessante notare che Gran Bretagna e Stati Uniti, tra gli stati più rigorosi nella lotta contro la droga, registrano tassi di consumo tra i più elevati in tutte le categorie di droghe (oppiacei, cocaina, cannabis ed amfetamine). E’ però difficile escludere con certezza che la disponibilità libera di droghe più sicure e meno costose potrebbe avere come effetto (almeno inizialmente) un aumento del loro utilizzo.
La legalizzazione delle droghe costituirebbe un rischio, certo, ma non mancano le ragioni per fare un tentativo; innanzitutto, perché uno stato non dovrebbe impedire i cosiddetti delitti senza vittima (assunzione di stupefacenti, pornografia ecc…); e poi perché esso potrebbe informare i cittadini sui rischi e tentare di orientarli, attraverso la modulazione delle tasse, verso le sostanze meno dannose. Nonostante le insistenze di medici, avvocati e ONG “dissidenti”, orientati verso la liberalizzazione delle droghe, UNODC, forse anche per l’ovvio motivo che intende perpetuare la sua stessa esistenza, sembra non voler abbandonare il suo credo proibizionista: “I delitti e la corruzione associate al narcotraffico forniscono evidenza a una minoranza rumorosa pro-droga per sostenere che la cura è peggiore della malattia” ha detto Antonio Maria Costa. Sembra dunque che siamo destinati ad altri dieci anni di fallimenti e di inutili morti.

 

www.altrenotizie.org/

LETTERA DAL CARCERE -di J Incandenza (pseudonimo)

E' in inglese: per i non anglofoni un estratto qui su fuoriluogo

LETTER FROM PRISON

An Inmate Dispels Misconceptions About America's Brutal Incarceration System

There are more than two million people behind bars in the United States. One of every four black men between the ages of 20 and 30 is incarcerated. Millions are on probation or parole. In fact, one of every 32 Americans is currently caught up in the criminal justice system. In the District of Columbia, one in every three adult men is under some kind of penal supervision.

[Editor's note: As of June 16, 2003, the state of Hawai'i has 3,063 inmates here and on the Mainland. Of Hawai'i's prisoners, 21 percent are locked up for serious drug offenses and 29 percent are in jail for misdemeanor or felony drug-related crimes.]

Despite our vast numbers, we are, except for an occasional cartoon in The New Yorker, largely ignored and completely voiceless. We exist for the popular culture mostly as the punch line of a joke.

I am one of the incarcerated millions, a prisoner in what has become this country's endless War on Drugs.

Despite having spent many years in prison, I am not really representative of the average convict: I am white, middle-aged, educated and a federal prisoner. Many or most convicts are black or brown, have never finished high school and are states' inmates. But, I have at one time or another, been held in nine federal facilities ranging from Pennsylvania's Lewisburg Penitentiary to the camp where I am now and every sort of place in between.

I also have personal knowledge of a handful of county jails thanks entirely to the Feds' miserly attitude toward bail. (County jails are the worst; no other lockup even compares to their capacities to inflict misery. Guys celebrate the day they get transferred to a pen.) And from what I've seen in all of these stops, prison is prison and convicts are convicts.

I'd like to say I'm innocent, a victim of circumstance, unjustly held by a vengeful and misguided system. I'd like to, but I can't, because I'm guilty as charged. Everybody used to think it was cool when I got all those A's in Chemistry, but instead, I'll just say that not many people in jail claim to be innocent anymore. The standard line is more like, "Sure, I did it, but this sentence isn't fair."

Maybe you didn't know that. Maybe you think you know what it's like in here, but you're just plain wrong. Allow me to help separate you from some widely held misconceptions.

Misconception 1: Courts Are Manned By Soft-As-A-Grape Judges Who Dole Out Slaps On The Wrist

Some shrewd PR guy in some prosecutor's office somewhere must have come up with this one. It really doesn't work that way. Fifteen of my last 30 years have been spent in prison, the last 10 in a row. This is the result of two arrests, one in the late '70s and another on Groundhog Day, Feb. 2, 1993. I am the norm, not the exception. Don't believe all that stuff about second chances. Today it's one strike and you're out.

This is especially true of drug guys. All the places I've been are full of kids doing decades or more for a few hundred dollars' worth of dope. The kid who bunks next to me - he's not a kid anymore, is halfway through a 15-year sentence he caught from a D.C. judge for $600 worth. The judge even apologized when he handed out the sentence. It was the federal sentencing guidelines. He said there was nothing he could do.

Misconception 2: Prison Is Some Sort Of Sodomite Bacchanalia

This one is getting old. Mention prison and the next thing you are likely to hear is some wisecrack about anal penetration. Both Letterman and Leno seem to be contractually obligated to mention it at least once a month.

I've come to accept that, like fart jokes and bathroom humor in general, there must be something funny about anal penetration. I also understand that we have brought a large part of this upon ourselves. But enough already.

Sexual orientation is not a matter of convenience, and sodomy inside is not more likely than you would find in a big city nightclub. As far as rape is concerned, in 15 years behind bars, I've yet to see one.

As in any sizable population, there is a sufficiently large gay segment. There are plenty of volunteers and prison administrators usually accommodate their needs.

In one prison where I was a resident, the psychology department made women's underwear available to those who were so inclined. I'm talking about federal prisons, men's federal prisons. I have no idea what happens in women's prisons, though I like to imagine it sometimes. Which brings us to what sex in prison is really all about. To quote Woody Allen, "Sex is like bridge: If you don't have a good partner, you need a good hand."

The medical department even recommends a good hand as a prophylactic against prostate problems. Most prisons today are built with individual shower stalls as opposed to the type of shower rooms you may remember from gym class. (Lewisburg still has shower rooms, but it is considered bad form there to shower nude. The custom is to shower wearing boxer shorts.) These shower stalls are virtual masturbatoria, and you would be well advised to scrub one out before using it, especially if you find a page from the Victoria's Secret catalog stuck to the wall inside. There is even, among certain strangely twisted (and usually younger) convicts, a market for prosthetic devices known as fifis. I will say no more.

Please, lighten up on the sodomy jokes.

Misconception 3: Federal Prisons Are Country Clubs

This one really ticks me off. There is no such thing as a country-club prison. I can only assume that whoever coined this phrase has either never been to a country club, or has never been to a prison. I have spent time in both. There is no similarity.

Can you imagine a country club where 130 snoring, stinking, farting guys sleep stacked on bunk beds arranged not even two feet apart in a tiny little dormitory, and then stand in line in the morning to use one of six toilets, which are only rarely in working order at the same time.

American prisons are, for the most part, overcrowded, dirty and dangerous places. Having always been a federal prisoner, I cannot speak with authority about conditions in state prisons, though people tell me that they are, in the main, abysmal.

I've spent more than a little time in county lockups. I would have spent none if that stuff the Eighth Amendment says about bond was more than just words on paper.

Speaking of the Third World, I once asked an erudite Nigerian convict, who supported himself in prison by writing habeas corpus appeals and habeas corpus petitions - he averaged two to three a month at about $1,000 a pop, what prison conditions are like in his native land.

"Absolutely horrific," he assured me. He didn't believe that the average American could survive even a short stay. But, for the kind of money a convict spends to get by in an American prison, someone could probably bribe his way out of a Nigerian prison, or at the very least hire someone to do his time for him.

You tell me where you'd rather be.

Misconception 4: All Prisoners Are Stupid

This is the converse of a belief widely held in prison: That everyone out there is gutless. This is not to suggest that prison is some kind of graduate seminar, except maybe of crime. Nor am I referring to "street smarts," which I have found to be nothing more than a high level of paranoia combined with incredible baseness and selfishness and a willingness to do things that most people would consider beneath them.

All of this aside, it has been my experience that IQ distribution mirrors the usual bell curve, even if we get more than our fair share of guys who have been failed by the big-city school system.

My guess is that the idea that everyone in prison is stupid is based on the line of thinking that goes: They got caught. Ergo they must be stupid because there are some things that one just cannot do.

I suggest, however, that the way the world is really set up is with few exceptions, you can literally do any damn thing you want to do, anything that you can think of.

Of course, you may have to deal with the consequences. I say "may" because TV cop shows aside, people do get away with things once in a while. Machiavelli observed it is not the severity of the punishment that deters one from pursuing a particular course of action, but the certainty of being caught. Machiavelli was no dolt.

Misconception 5: All Prison Guards Are Misanthropic Sadists Like The Ones Portrayed In The Movies

This is true. Not all of the guards. Maybe there are 2 or 3 percent who aren't.

The question I have never been able to answer to my satisfaction is whether working in prison turns people into officious petty dictators, or people with those traits are the ones attracted to prison work in the first place.

Many of the guards we see here are former (or failed) military who arrive with bad haircuts and affected, tortured syntax and a love of acronyms while they double-dip their government pensions and strut around like Patton clones, shouting orders in what is known as "command voice."

I'd be willing to wager that given the choice between tossing a few back at the corner pub with a group of convicts or a group of prison guards, most of you who looked into it would opt for the convicts.

Misconception 6: Everything Someone Needs To Survive In Prison Is Supplied By The Prison

If bare survival is the goal, that might possibly be true. But over the course of a 10-year sentence - about average for a small to mid-level dope dealer, anyone who hoped to treat himself to a few luxury items like dental floss, or coffee, or a phone call home, or postage stamps, or even aspirin or cold pills, which are mainly available through the prison commissary, that person would have a problem.

It's a problem that will soon be getting worse, because the Bureau of Prisons has recently announced its intention to begin charging convicts a nominal fee for sick-call visits. If a $4 fee for someone who makes $5 a month can truly be called nominal. (We all have jobs in prison, but it's like the old Soviet system under Communism: We pretend to work, and they pretend to pay us.)

For the fortunate in the prison population for whom crime did pay, the $200 to $400 a month required in order to comfortably do his time does not represent a serious burden. However, for the person who is more accustomed to scores than to paychecks, who typically is not the sort of person who had put a little something away for a rainy day, comfort is something one strives for.

Misconception 7: Prison Has A Rehabilitative Effect

By removing us from the pressures and temptations of the money economy, prison supposedly affords convicts the opportunity and inclination to reflect on our evil ways and do penance. Hence the name "penitentiary."

Given that most convicts hit the door under pressure to earn, about 80 percent of the prison population is on a 24/7 hustle. Some hustles are even tacitly encouraged.

Sanitation, for instance, is a high-priority item with all prison administrators. New arrivals are commonly told that their areas have to be cleaned every day, regardless of how that is accomplished. In a higher-security joint, enterprising types take this as authorization to seize all the mops, buckets and other cleaning supplies and establish a monopoly on cleaning that hardly anyone is inclined to break. After all, the crowd who needs to hustle and the crowd who needs, for reasons largely associated with perceived status, to have their cells professionally cleaned, are symbiotic, and two bucks a week is a cheap way to feel like a Mafia don.

Laundry service is similarly tolerated by staff, who have come to accept that maximum usage of the limited laundry facilities in woefully overcrowded prisons is best achieved by people who are motivated by profit.

Along these lines, a convict who is willing and able to pay can hire another convict to perform his assigned job. The cost of this is, naturally, many times what the prison pays. No one would really work for that.

All of this contributes to what is known as "the orderly running of the institution," and there isn't anyone on either side of the bars who would argue that turning a blind eye to certain indiscretions is anything but sound management policy.

Most hustles, however, are not so benignly regarded. Stealing, for instance, is frowned upon by everyone, though the sanctions imposed by the convict population are so much worse than anything the administration is allowed to employ that this is not as much of a problem as you might expect.

Such is not the case with gambling, which is ubiquitous. Many a bookmaker has arrived in prison already feeling unfairly persecuted while the society he has just been exiled from is rife with church's bingo games, volunteer fire departments' Monte Carlo night and the NCAA Tournament pool that was hanging on the wall of the police station where he was taken after he was arrested. He finds himself in prison, immediately solicited to place bets or buy squares in pools for football games, basketball games, NASCAR races and the Daily Number.

The first advice a newly arrived convict usually receives is to mind his own business, always pay his bills on time, and never get involved with gambling, dope or punks. The first piece of advice he usually ignores is the part about gambling. In the higher-security institutions, more convicts PC (check into protective custody) over gambling debts than for any other reason.

There is plenty of dope in prison, which begs the question: If they can't keep drugs out of a penitentiary with 30-foot walls, eight gun towers and a full-time security staff of 500, how do they expect to keep them from crossing the Mexican border?

In most prisons, one can obtain the full array of intoxicants available on the street corner. In maximum-security joints, tastes run toward heroin, exorbitantly priced reefer (about $40/gram), and jailhouse wine made from either orange or tomato juice or, for the connoisseur, a very fine grape juice vintage aged 21 days in a plastic trash bag that most convicts say tastes almost as good as anything that can be had in a bottle with a twist-off cap.

At a medium security facility, you'll find less heroin and wine but more reefer. A minimum-security facility is about the same. Coke and hallucinogens are rare everywhere - there's no sense getting too wound up with nowhere to go.

At a camp where it is easiest to get things from the street there is, paradoxically, practically nothing to be had except for some occasional vodka, the drink of choice because of its mild smell. Convicts get transferred to camps, after all, for good behavior.

Besides the dope biz, other hustles you find everywhere include extortion, prostitution, selling chow-hall food (your own and others'), making and selling greeting cards and other hobby-craft items (including fifis), selling loosies (single cigarettes), operating a 2-for-1 store with commissary items (take 1 now, pay for 2 later), doing legal work, really anything you can think of.

In here it is still all about the money, and we don't have much time for rehabilitating or reflecting.

Misconception 8: Politicians Are Sending A Message To Potential Criminals With Harsh Sentencing Laws

There is a consistent refrain among the John Ashcrofts and Donald Rumsfelds of the world that that person, or group of people, needs to be sent a message, usually in the form of some draconian punishment. Every week on the evening news you are likely to see some politician advocating the bastinado or drawing and quartering to send a message to jaywalkers or mopes.

Hello out there.

No one in here is listening. Do you really think that with the time and effort one must devote to a career in crime, not to mention staying out half the night carousing and sleeping 'til mid-afternoon, that any of us actually has time to watch the news or read the paper, let alone the Congressional Record or the Federal Register?

These messages are spam, or junk mail, and ignored. Few of us will ever learn the penalty for anything until we get caught, at which point the message is useless unless, of course, the message really is a wink and a nod in the direction of you, the voter, to let you know that the government is going to continue to do its best to punish the people who do things that you don't want them to do; so please continue to vote for me and, by all means, don't think that this pat on the back is only a diversion to disguise a grab for your wallet. But that is too cynical for even a criminal like me to believe.

Implicit in these messages is a misunderstanding of exactly what goes on in here. A criminal-defense lawyer who has defended hundreds of clients once told me that no one who goes to prison is ever the same again. I didn't believe him. Convicts never believe anything anybody tells them. We are archetypal show-me guys.

But it turns out that he was right, and I'm not talking about an increased tendency to dress in dark colors, wear sunglasses at inappropriate times, or believe that Vegas and Sinatra and Wayne Newton are really, really cool. Prison leaves an indelible mark on the soul. The results, however, are not what I believe the people who advocate it most are hoping for.

So if we're not rehabilitating, whatever that means, what are we doing? Everybody's main activity, even more than hustling, is scheming.

It makes perfect sense if you think about it. Take a large group of people largely motivated by money and remove them from the economy during their prime earning years. The longer you do this, the more it increases their anxiety. Then, stigmatize them with a label that makes the possibility of a secure future via traditional means unlikely. Finally, when you set them free, place them under the thumb of a supervisory system designed to hassle them. What do you expect to happen? It is so obvious to me that I can't see how anyone could believe that we are doing anything else in here but hatching schemes.

The message we get by the time we're paying attention is: You're really screwed, so you'd better figure out what you're going to do about it.

Soon a lot more people will be getting that message. The feds are so happy about how the drug thing is working out that they are in the process of upping the ante for everyone. Just this year they doubled, and in some cases quadrupled, the sentencing guidelines for a bunch of white-collar offenses. I'll leave a light on for you.

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