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Novità tutte le sostanze, Esperienza

l`uso di cannabis

ciao non fate i falsoni voi che rispondete a ste rubriche...lavoro presso la neuro di pavia e nove ragazzi su 10 in cura per depressione...hanno fumato cannabis ...quindi non dite che non e` provato che l`uso di questa non ha brutti effetti sulla psiche...non illudete..che non e` vero una mazza di cio che dite.............

non so ke fare....

ciao,a me é stata ritirata la patente per guida sotto l'effetto di sostanze (oppiacei) qualke mese fa e sto frequentando il sert x le analisi solo ke ora a seguito d ulteriori casini la patente m é stata revocata...ora come m devo comportare?come interagiscono tra d loro i 2 provvedimenti?sapete aiutarmi?v ringrazio molto!

IL PROIBIZIONISMO SULLE DROGHE: 100 ANNI DI FALLIMENTI

di Mario Braconi

Nel giugno del 1998, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenne una sessione speciale dedicata alla lotta contro la produzione illegale, la vendita, la domanda, il traffico e la distribuzione dei narcotici e delle sostanze psicotrope: in quell’occasione, i rappresentanti dei Paesi membri firmarono una dichiarazione con la quale impegnavano formalmente i rispettivi governi a conseguire l’ambizioso traguardo di un mondo “libero dalla droga” entro il 2008. L’11 marzo è stata convocata a Vienna la Commissione delle Nazioni Unite sui Narcotici (United Nations Commission on Narcotic Drugs), con l’obiettivo di valutare i risultati conseguiti in dieci anni di politiche anti-droga e per discutere gli obiettivi del prossimo decennio.
“Eliminare o ridurre sensibilmente la produzione e la distribuzione di sostanze nel giro di dieci anni”: quanto fosse ridicolo questo obiettivo si vede dalle statistiche sul fenomeno “guerra alla droga” nel mondo. Negli Stati Uniti, uno dei paladini della “tolleranza zero” sugli stupefacenti, ogni anno si spendono 40 miliardi di dollari per tentare di contrastare l’offerta di narcotici; 1,5 milioni di persone vengono arrestate e mezzo milione detenute per reati connessi al traffico o al consumo di droga; se un nero americano su cinque si ritrova prima o poi dietro le sbarre, lo si deve alle leggi proibizioniste via via più severe.

Victor Ivanov, capo del servizio anti-narcotici russo, in un convegno tenutosi poco prima della riunione ONU di Vienna, ha dichiarato che il suo Paese è diventato il leader assoluto nel traffico degli oppiacei e il numero uno nel consumo di eroina: secondo il Ministro della Sanità russo, infatti, nel suo Paese si contano circa due milioni e mezzo di tossicodipendenti su una popolazione di 140 milioni di persone.

La situazione in Messico è talmente preoccupante da costituire una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America, preoccupato di trovarsi un “narco-stato” come vicino di casa. Da quando ha assunto l’incarico nel dicembre del 2006, il presidente messicano Felipe Calderòn ha ingaggiato una vera e propria guerra contro le gang di trafficanti, scatenando loro addosso, oltre alla polizia, ben 45.000 militari. Poiché le bande criminali messicane sono equipaggiate con lanciarazzi, granate, armi automatiche e fucili in grado di perforare lamiere corazzate, più che di un’operazione di polizia, si tratta di una vera e propria guerra, nella quale, in poco più di due anni hanno perduto la vita circa 10.000 persone, di cui 6.268 nel 2008 (nel 2009 ne sono già morte 1.000 per la stessa ragione). Il tentativo di controllare l’offerta genera un fiorente mercato clandestino, il quale a sua volta crea un humus favorevole alla corruzione: il caso più clamoroso si è verificato a novembre, quando Noe Ramírez, capo dell’Antidroga messicano, è stato arrestato con l’accusa di ricevere una “commissione” di 450.000 dollari al mese dal Cartello di Sinaloa in cambio della fornitura di informazioni riservate. Quello di Ramirez è forse il caso più eclatante, ma non l’unico: almeno altri sei alti funzionari dell’Antidroga messicano, sembra, sono stati messi a libro paga dai cartelli della droga.
La Colombia, campione mondiale di esportazione di “neve”, è stato il teatro di uno dei progetti di contrasto alla droga più fallimentari della storia. Il cosiddetto Plan Colombia nasce nel 1999 come un programma governativo finalizzato a dimezzare, in sei anni, la produzione di droghe illegali (principalmente cocaina) e a migliorare la sicurezza nel Paese strappando ai gruppi armati criminali il controllo del territorio. Il Piano ottenne un entusiastico supporto da parte degli Stati Uniti, che dal 2000 al 2006 vi hanno profuso 6 miliardi di dollari in aiuti militari. César Gaviria, ex presidente della Colombia e condirettore della Commissione Latino-Americana sulla Droghe e la Democrazia, boccia l’esperimento: “Le politiche proibizioniste basate sulla distruzione delle colture, sulla proibizione e sulla criminalizzazione non hanno condotto ai risultati sperati.” Sulla medesima lunghezza d’onda un recente rapporto dello US GAO (General Accounting Office, braccio investigativo del Congresso USA), pur sottolineando il dimezzamento della produzione di oppio e di eroina e il maggior livello di sicurezza conseguito nel paese (minor numero di omicidi e di rapimenti. Nonostante si siano sottoposti a fumigazione 1,15 milioni di ettari quadrati di piantagioni di coca, la produzione del suo famoso derivato è aumentata del 27%. Inoltre, il governo colombiano di Alvaro Uribe si è avvalso della collaborazione di personaggi quali Mario Montoya, noto alle cronache anche per essere la “mente” dietro la liberazione di Ingrid Bétancourt. A Montoya e ad altri 27 militari colombiani (tra cui tre generali) viene contestata (per lo meno) una grave negligenza nel controllare i propri soldati, a quanto pare, resisi responsabili delle uccisioni extragiudiziali di centinaia di persone innocenti (ma c’è chi dice che le vittime civili di questa sporca ed inutile guerra potrebbe essere addirittura un migliaio). La scoperta di 11 cadaveri in una fossa comune al confine con il Venezuela ha fatto sorgere il dubbio che fosse invalsa la pratica di assassinare civili, sostenendo in seguito che si trattava di vittime delle milizie marxiste o addirittura di guerriglieri - in quest’ultimo caso, le uccisioni sarebbero servite a “gonfiare” le statistiche sul numero dei nemici uccisi. Inoltre, Diego Fernando Murillo, capo di una milizia paramilitare colombiana, arrestato a New York, ha recentemente testimoniato che nel 2002 i suoi uomini sono entrati nello slum Comuna 13 (nei pressi di Medellin), controllato dalle milizie marxiste, al fianco delle truppe regolari ai comandi del generale Montoya.
Insomma, è difficile, per non dire temerario, credere ad Antonio Maria Costa, Direttore Esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e il Crimine (United Nations Office on Drugs and Crime o UNODC) quando, nel comunicato stampa in cui si annuncia l’apertura dei lavori di Vienna, dichiara: “Il problema della droga nel mondo è stato contenuto, ma non risolto.” Sembra invece che le politiche di contrasto alla droga orientate all’offerta siano state, come sostiene il settimanale The Economist, “illiberali, assassine ed inutili”; inoltre esse hanno contribuito alla creazione di “stati falliti” (si pensi alla Guinea Bissau, il paese attraverso cui i cartelli latino-americani adesso fanno transitare un quantitativo di cocaina del valore di dieci volte il suo prodotto interno lordo: destinazione, Europa).

Non a caso l’organizzazione umanitaria HRW (Human Rights Watch), poco prima della riunione di Vienna, ha presentato un documento nel quale evidenzia i danni che la “guerra alla droga” ha prodotto, senza peraltro riuscire minimamente a reprimerne il consumo: pena di morte per reati di droga, incarcerazione di tossicodipendenti, abusi e violenze da parte di poliziotti e militari, privazioni di trattamenti per la riduzione del danno in carcere.
Secondo il periodico inglese, il fallimento delle politiche di controllo dell’offerta di stupefacenti dovrebbe spingere i politici a modificare il proprio atteggiamento, considerando il problema non più dal punto di vista dell’ordine pubblico ma da quello della salute pubblica: ci si dovrebbe insomma concentrare più sulle politiche di riduzione del danno che su quelle di repressione ed incarcerazione. Una liberalizzazione delle droghe porterebbe a notevoli benefici: non solo strapperebbe alle mafie gli extraprofitti derivanti dalla distribuzione di un prodotto proibito, ma consentirebbe agli stati di ricevere importanti flussi di denaro in tasse, che potrebbero essere usati per informare in modo completo gli utilizzatori sui rischi che corrono consumando stupefacenti e per alleviare il dramma della dipendenza.
Resta il tema degli effetti che la liberalizzazione avrebbe sul tasso di consumo. In effetti, non sembrerebbe esistere una relazione diretta tra livelli di proibizione e utilizzo di sostanze; al contrario, può essere interessante notare che Gran Bretagna e Stati Uniti, tra gli stati più rigorosi nella lotta contro la droga, registrano tassi di consumo tra i più elevati in tutte le categorie di droghe (oppiacei, cocaina, cannabis ed amfetamine). E’ però difficile escludere con certezza che la disponibilità libera di droghe più sicure e meno costose potrebbe avere come effetto (almeno inizialmente) un aumento del loro utilizzo.
La legalizzazione delle droghe costituirebbe un rischio, certo, ma non mancano le ragioni per fare un tentativo; innanzitutto, perché uno stato non dovrebbe impedire i cosiddetti delitti senza vittima (assunzione di stupefacenti, pornografia ecc…); e poi perché esso potrebbe informare i cittadini sui rischi e tentare di orientarli, attraverso la modulazione delle tasse, verso le sostanze meno dannose. Nonostante le insistenze di medici, avvocati e ONG “dissidenti”, orientati verso la liberalizzazione delle droghe, UNODC, forse anche per l’ovvio motivo che intende perpetuare la sua stessa esistenza, sembra non voler abbandonare il suo credo proibizionista: “I delitti e la corruzione associate al narcotraffico forniscono evidenza a una minoranza rumorosa pro-droga per sostenere che la cura è peggiore della malattia” ha detto Antonio Maria Costa. Sembra dunque che siamo destinati ad altri dieci anni di fallimenti e di inutili morti.

 

www.altrenotizie.org/

LETTERA DAL CARCERE -di J Incandenza (pseudonimo)

E' in inglese: per i non anglofoni un estratto qui su fuoriluogo

LETTER FROM PRISON

An Inmate Dispels Misconceptions About America's Brutal Incarceration System

There are more than two million people behind bars in the United States. One of every four black men between the ages of 20 and 30 is incarcerated. Millions are on probation or parole. In fact, one of every 32 Americans is currently caught up in the criminal justice system. In the District of Columbia, one in every three adult men is under some kind of penal supervision.

[Editor's note: As of June 16, 2003, the state of Hawai'i has 3,063 inmates here and on the Mainland. Of Hawai'i's prisoners, 21 percent are locked up for serious drug offenses and 29 percent are in jail for misdemeanor or felony drug-related crimes.]

Despite our vast numbers, we are, except for an occasional cartoon in The New Yorker, largely ignored and completely voiceless. We exist for the popular culture mostly as the punch line of a joke.

I am one of the incarcerated millions, a prisoner in what has become this country's endless War on Drugs.

Despite having spent many years in prison, I am not really representative of the average convict: I am white, middle-aged, educated and a federal prisoner. Many or most convicts are black or brown, have never finished high school and are states' inmates. But, I have at one time or another, been held in nine federal facilities ranging from Pennsylvania's Lewisburg Penitentiary to the camp where I am now and every sort of place in between.

I also have personal knowledge of a handful of county jails thanks entirely to the Feds' miserly attitude toward bail. (County jails are the worst; no other lockup even compares to their capacities to inflict misery. Guys celebrate the day they get transferred to a pen.) And from what I've seen in all of these stops, prison is prison and convicts are convicts.

I'd like to say I'm innocent, a victim of circumstance, unjustly held by a vengeful and misguided system. I'd like to, but I can't, because I'm guilty as charged. Everybody used to think it was cool when I got all those A's in Chemistry, but instead, I'll just say that not many people in jail claim to be innocent anymore. The standard line is more like, "Sure, I did it, but this sentence isn't fair."

Maybe you didn't know that. Maybe you think you know what it's like in here, but you're just plain wrong. Allow me to help separate you from some widely held misconceptions.

Misconception 1: Courts Are Manned By Soft-As-A-Grape Judges Who Dole Out Slaps On The Wrist

Some shrewd PR guy in some prosecutor's office somewhere must have come up with this one. It really doesn't work that way. Fifteen of my last 30 years have been spent in prison, the last 10 in a row. This is the result of two arrests, one in the late '70s and another on Groundhog Day, Feb. 2, 1993. I am the norm, not the exception. Don't believe all that stuff about second chances. Today it's one strike and you're out.

This is especially true of drug guys. All the places I've been are full of kids doing decades or more for a few hundred dollars' worth of dope. The kid who bunks next to me - he's not a kid anymore, is halfway through a 15-year sentence he caught from a D.C. judge for $600 worth. The judge even apologized when he handed out the sentence. It was the federal sentencing guidelines. He said there was nothing he could do.

Misconception 2: Prison Is Some Sort Of Sodomite Bacchanalia

This one is getting old. Mention prison and the next thing you are likely to hear is some wisecrack about anal penetration. Both Letterman and Leno seem to be contractually obligated to mention it at least once a month.

I've come to accept that, like fart jokes and bathroom humor in general, there must be something funny about anal penetration. I also understand that we have brought a large part of this upon ourselves. But enough already.

Sexual orientation is not a matter of convenience, and sodomy inside is not more likely than you would find in a big city nightclub. As far as rape is concerned, in 15 years behind bars, I've yet to see one.

As in any sizable population, there is a sufficiently large gay segment. There are plenty of volunteers and prison administrators usually accommodate their needs.

In one prison where I was a resident, the psychology department made women's underwear available to those who were so inclined. I'm talking about federal prisons, men's federal prisons. I have no idea what happens in women's prisons, though I like to imagine it sometimes. Which brings us to what sex in prison is really all about. To quote Woody Allen, "Sex is like bridge: If you don't have a good partner, you need a good hand."

The medical department even recommends a good hand as a prophylactic against prostate problems. Most prisons today are built with individual shower stalls as opposed to the type of shower rooms you may remember from gym class. (Lewisburg still has shower rooms, but it is considered bad form there to shower nude. The custom is to shower wearing boxer shorts.) These shower stalls are virtual masturbatoria, and you would be well advised to scrub one out before using it, especially if you find a page from the Victoria's Secret catalog stuck to the wall inside. There is even, among certain strangely twisted (and usually younger) convicts, a market for prosthetic devices known as fifis. I will say no more.

Please, lighten up on the sodomy jokes.

Misconception 3: Federal Prisons Are Country Clubs

This one really ticks me off. There is no such thing as a country-club prison. I can only assume that whoever coined this phrase has either never been to a country club, or has never been to a prison. I have spent time in both. There is no similarity.

Can you imagine a country club where 130 snoring, stinking, farting guys sleep stacked on bunk beds arranged not even two feet apart in a tiny little dormitory, and then stand in line in the morning to use one of six toilets, which are only rarely in working order at the same time.

American prisons are, for the most part, overcrowded, dirty and dangerous places. Having always been a federal prisoner, I cannot speak with authority about conditions in state prisons, though people tell me that they are, in the main, abysmal.

I've spent more than a little time in county lockups. I would have spent none if that stuff the Eighth Amendment says about bond was more than just words on paper.

Speaking of the Third World, I once asked an erudite Nigerian convict, who supported himself in prison by writing habeas corpus appeals and habeas corpus petitions - he averaged two to three a month at about $1,000 a pop, what prison conditions are like in his native land.

"Absolutely horrific," he assured me. He didn't believe that the average American could survive even a short stay. But, for the kind of money a convict spends to get by in an American prison, someone could probably bribe his way out of a Nigerian prison, or at the very least hire someone to do his time for him.

You tell me where you'd rather be.

Misconception 4: All Prisoners Are Stupid

This is the converse of a belief widely held in prison: That everyone out there is gutless. This is not to suggest that prison is some kind of graduate seminar, except maybe of crime. Nor am I referring to "street smarts," which I have found to be nothing more than a high level of paranoia combined with incredible baseness and selfishness and a willingness to do things that most people would consider beneath them.

All of this aside, it has been my experience that IQ distribution mirrors the usual bell curve, even if we get more than our fair share of guys who have been failed by the big-city school system.

My guess is that the idea that everyone in prison is stupid is based on the line of thinking that goes: They got caught. Ergo they must be stupid because there are some things that one just cannot do.

I suggest, however, that the way the world is really set up is with few exceptions, you can literally do any damn thing you want to do, anything that you can think of.

Of course, you may have to deal with the consequences. I say "may" because TV cop shows aside, people do get away with things once in a while. Machiavelli observed it is not the severity of the punishment that deters one from pursuing a particular course of action, but the certainty of being caught. Machiavelli was no dolt.

Misconception 5: All Prison Guards Are Misanthropic Sadists Like The Ones Portrayed In The Movies

This is true. Not all of the guards. Maybe there are 2 or 3 percent who aren't.

The question I have never been able to answer to my satisfaction is whether working in prison turns people into officious petty dictators, or people with those traits are the ones attracted to prison work in the first place.

Many of the guards we see here are former (or failed) military who arrive with bad haircuts and affected, tortured syntax and a love of acronyms while they double-dip their government pensions and strut around like Patton clones, shouting orders in what is known as "command voice."

I'd be willing to wager that given the choice between tossing a few back at the corner pub with a group of convicts or a group of prison guards, most of you who looked into it would opt for the convicts.

Misconception 6: Everything Someone Needs To Survive In Prison Is Supplied By The Prison

If bare survival is the goal, that might possibly be true. But over the course of a 10-year sentence - about average for a small to mid-level dope dealer, anyone who hoped to treat himself to a few luxury items like dental floss, or coffee, or a phone call home, or postage stamps, or even aspirin or cold pills, which are mainly available through the prison commissary, that person would have a problem.

It's a problem that will soon be getting worse, because the Bureau of Prisons has recently announced its intention to begin charging convicts a nominal fee for sick-call visits. If a $4 fee for someone who makes $5 a month can truly be called nominal. (We all have jobs in prison, but it's like the old Soviet system under Communism: We pretend to work, and they pretend to pay us.)

For the fortunate in the prison population for whom crime did pay, the $200 to $400 a month required in order to comfortably do his time does not represent a serious burden. However, for the person who is more accustomed to scores than to paychecks, who typically is not the sort of person who had put a little something away for a rainy day, comfort is something one strives for.

Misconception 7: Prison Has A Rehabilitative Effect

By removing us from the pressures and temptations of the money economy, prison supposedly affords convicts the opportunity and inclination to reflect on our evil ways and do penance. Hence the name "penitentiary."

Given that most convicts hit the door under pressure to earn, about 80 percent of the prison population is on a 24/7 hustle. Some hustles are even tacitly encouraged.

Sanitation, for instance, is a high-priority item with all prison administrators. New arrivals are commonly told that their areas have to be cleaned every day, regardless of how that is accomplished. In a higher-security joint, enterprising types take this as authorization to seize all the mops, buckets and other cleaning supplies and establish a monopoly on cleaning that hardly anyone is inclined to break. After all, the crowd who needs to hustle and the crowd who needs, for reasons largely associated with perceived status, to have their cells professionally cleaned, are symbiotic, and two bucks a week is a cheap way to feel like a Mafia don.

Laundry service is similarly tolerated by staff, who have come to accept that maximum usage of the limited laundry facilities in woefully overcrowded prisons is best achieved by people who are motivated by profit.

Along these lines, a convict who is willing and able to pay can hire another convict to perform his assigned job. The cost of this is, naturally, many times what the prison pays. No one would really work for that.

All of this contributes to what is known as "the orderly running of the institution," and there isn't anyone on either side of the bars who would argue that turning a blind eye to certain indiscretions is anything but sound management policy.

Most hustles, however, are not so benignly regarded. Stealing, for instance, is frowned upon by everyone, though the sanctions imposed by the convict population are so much worse than anything the administration is allowed to employ that this is not as much of a problem as you might expect.

Such is not the case with gambling, which is ubiquitous. Many a bookmaker has arrived in prison already feeling unfairly persecuted while the society he has just been exiled from is rife with church's bingo games, volunteer fire departments' Monte Carlo night and the NCAA Tournament pool that was hanging on the wall of the police station where he was taken after he was arrested. He finds himself in prison, immediately solicited to place bets or buy squares in pools for football games, basketball games, NASCAR races and the Daily Number.

The first advice a newly arrived convict usually receives is to mind his own business, always pay his bills on time, and never get involved with gambling, dope or punks. The first piece of advice he usually ignores is the part about gambling. In the higher-security institutions, more convicts PC (check into protective custody) over gambling debts than for any other reason.

There is plenty of dope in prison, which begs the question: If they can't keep drugs out of a penitentiary with 30-foot walls, eight gun towers and a full-time security staff of 500, how do they expect to keep them from crossing the Mexican border?

In most prisons, one can obtain the full array of intoxicants available on the street corner. In maximum-security joints, tastes run toward heroin, exorbitantly priced reefer (about $40/gram), and jailhouse wine made from either orange or tomato juice or, for the connoisseur, a very fine grape juice vintage aged 21 days in a plastic trash bag that most convicts say tastes almost as good as anything that can be had in a bottle with a twist-off cap.

At a medium security facility, you'll find less heroin and wine but more reefer. A minimum-security facility is about the same. Coke and hallucinogens are rare everywhere - there's no sense getting too wound up with nowhere to go.

At a camp where it is easiest to get things from the street there is, paradoxically, practically nothing to be had except for some occasional vodka, the drink of choice because of its mild smell. Convicts get transferred to camps, after all, for good behavior.

Besides the dope biz, other hustles you find everywhere include extortion, prostitution, selling chow-hall food (your own and others'), making and selling greeting cards and other hobby-craft items (including fifis), selling loosies (single cigarettes), operating a 2-for-1 store with commissary items (take 1 now, pay for 2 later), doing legal work, really anything you can think of.

In here it is still all about the money, and we don't have much time for rehabilitating or reflecting.

Misconception 8: Politicians Are Sending A Message To Potential Criminals With Harsh Sentencing Laws

There is a consistent refrain among the John Ashcrofts and Donald Rumsfelds of the world that that person, or group of people, needs to be sent a message, usually in the form of some draconian punishment. Every week on the evening news you are likely to see some politician advocating the bastinado or drawing and quartering to send a message to jaywalkers or mopes.

Hello out there.

No one in here is listening. Do you really think that with the time and effort one must devote to a career in crime, not to mention staying out half the night carousing and sleeping 'til mid-afternoon, that any of us actually has time to watch the news or read the paper, let alone the Congressional Record or the Federal Register?

These messages are spam, or junk mail, and ignored. Few of us will ever learn the penalty for anything until we get caught, at which point the message is useless unless, of course, the message really is a wink and a nod in the direction of you, the voter, to let you know that the government is going to continue to do its best to punish the people who do things that you don't want them to do; so please continue to vote for me and, by all means, don't think that this pat on the back is only a diversion to disguise a grab for your wallet. But that is too cynical for even a criminal like me to believe.

Implicit in these messages is a misunderstanding of exactly what goes on in here. A criminal-defense lawyer who has defended hundreds of clients once told me that no one who goes to prison is ever the same again. I didn't believe him. Convicts never believe anything anybody tells them. We are archetypal show-me guys.

But it turns out that he was right, and I'm not talking about an increased tendency to dress in dark colors, wear sunglasses at inappropriate times, or believe that Vegas and Sinatra and Wayne Newton are really, really cool. Prison leaves an indelible mark on the soul. The results, however, are not what I believe the people who advocate it most are hoping for.

So if we're not rehabilitating, whatever that means, what are we doing? Everybody's main activity, even more than hustling, is scheming.

It makes perfect sense if you think about it. Take a large group of people largely motivated by money and remove them from the economy during their prime earning years. The longer you do this, the more it increases their anxiety. Then, stigmatize them with a label that makes the possibility of a secure future via traditional means unlikely. Finally, when you set them free, place them under the thumb of a supervisory system designed to hassle them. What do you expect to happen? It is so obvious to me that I can't see how anyone could believe that we are doing anything else in here but hatching schemes.

The message we get by the time we're paying attention is: You're really screwed, so you'd better figure out what you're going to do about it.

Soon a lot more people will be getting that message. The feds are so happy about how the drug thing is working out that they are in the process of upping the ante for everyone. Just this year they doubled, and in some cases quadrupled, the sentencing guidelines for a bunch of white-collar offenses. I'll leave a light on for you.

funghetti

Non mi era mai capitato di trovare  e provare dei funghetti allucinogeni, pur essendo sempre stato molto incuriosito da ciò.Qualche anno fa decido con un amico di andare in vacanza ad amsterdam e cosi durante il secondo giorno di vacanza li compro.Per le cinque di sera andiamo a mangiare un panino in modo che verso tarda serata abbiamo lo stomaco vuoto( i funghi è meglio prenderli a stomaco vuoto) Essendo la prima volta decidiamo di dividerci una scatola (30g freschi) in due, qualita messicano, quindi non dei piu forti.Alle ore  otto e mezzo nove mangiamo i funghi in albergo e poi usciamo; nelle istruzioni che ti danno negli smart shop è consigliato non bere alcol e non fumare hashish o maria, ma noi tra un coffeeshop e un pub beviamo e fumiamo tranquillamente.Entrima in un pub dove si puo fumare, un locale molto carino, psichedelico, ricco di acquari e strane luci e io mi accorgo che non riesco a girare uno spinello, cosi lo faccio girare al mio amico; fumiamo finiamo la birra e decidiamo di uscire, nonappena mettiamo piede fuori dal locale incomincia il viaggio. Entriamo come in un tunnel, un  sogno, colori nitidi ma visione della realtà distorta, cammianiamo tra la gente e ci sembra  che le persone ci scorrano affianco come se fossimo in un fiume,l'impressione è quella di camminare velocissimo, per un attimo mi è sembrato di essere alex di Arancia Meccanica che cammina con i suoi 3 drughi.Siamo nella zona a luci rosse e camminando tra fiumi di gente e prostitute dietro alle vetrine decidimo di avvicinarci verso casa.Tra un viaggio e l'altro arrivano  le 2 di notte e i locali stanno chiudendo, incomincia a prenderci un attacco di ridarella allucinante, isterica el punto che diventa fastidioso il fatto di non riuscire a stare seri.Continuamo a camminare e a viaggiare( allucinante quello è in grado di creare il nostro cervello), si aternano momenti di lucidità a momenti in cui entri nel viaggio,in un sogno in cui "non sogni".Non riusciamo più a tornare a casa, siamo senza mappa, decidiamo allora di mangiare qualcosa( sostanza zuccherine) per farci scendere un po la botta, entro in un locale e compro due ciambelle  e riesco no so come perche non ricordo a parlare al tipo e a pagarle( scondo me in quel momento devo avergli dato tutto quello che avevo nel portafoglio), mangiamo e nel frattempo sempre viaggiando troviamo la strada del nostro albergo,una via lunga 10 km che decidiamo di percorrere tutta per essere sicuri che prima o poi avremmo raggiunto il nostro hotel.La  strada è dritta deserta e anche un po brutta a un certo punto in terra vedo una miriade di vetri rotti e sangue dappertutto, io e il mio amico ci spaventiamo e incominciamo ad allungare il passo, probabilmente era semplicemente una bottiglia rotta e il sangue erano schizzi di birra.Gli effetti dei funghetti incominciano a calare e finalmente arriviamo in albergo.Entriamo  in stanza e ci addormentiamo quasi subito.Al mattino ci svegliamo benissimo.E' strano come quasi tutta la serata si sia concentrata sul trovare la strada di casa, io ricordo che per tutta la sera domandavo al mio amico:" è questa la strada di casa?"Un esperienza spettacolare e significativa, asssolutamente positiva con sensazioni  piacevoli.Insomma un esperienza che non dimenticherò  mai più per il resto della  mia  vita.

Davide  da Genova

 

'Canne' e depressione, scoperto un legame

ROMA - Il 25% degli adolescenti con depressione ha fatto uso di marijuana durante l'ultimo anno, rispetto al 12% dei teen-ager non depressi, secondo un rapporto della Casa Bianca reso noto da WebMD Medical News. Da tempo è nota, in ambito medico-scientifico, la relazione tra alcool, droga e malattie mentali, dovuta in parte al fatto che le persone in situazione di disagio psichico tendono a "curarsi " con sostanze stupefacenti, ma in questo caso viene messa in risalto la possibilità che la marijuana possa peggiorare i sintomi della depressione negli adolescenti.

In altre parole, la relazione desume da diversi studi sull'argomento, che ragazzi che già soffrono di depressione hanno una maggiore probabilità di precipitare in condizioni psicotiche gravi e possono elaborare pensieri di suicidio. "La marijuana non è sicura e non è una soluzione per la depressione", dichiara John P. Walters, Direttore del White House Office of Drug Control Policy. I funzionari riferiscono, inoltre, di aver incontrato non poche difficoltà nel convincere i genitori, che avevano fumato marijuana come un rituale negli anni '60 e '70, che oggi quest'ultima può rappresentare per gli adolescenti un pericolo ben piu' grande rispetto ad allora.

Nora Volkow, capo del National Institute on Drug Abuse, afferma che sono in aumento le prove del fatto che i recettori per la cannabis siano gli stessi che regolano, nel cervello la risposta allo stress. Un uso massiccio di marijuana potrebbe pertanto rendere i recettori meno sensibili causando una ridotta capacità di affrontare le situazioni stress e maggiore vulnerabilità verso la depressione. Il rapporto della Casa Bianca si conclude citando gli studi che attribuiscono all'uso della marijuana tra i giovanissimi il 40% di possibilità in più di sviluppare più tardi depressione e altri disordini psichici.

 

http://www.diregiovani.it/

FELLINI E L' LSD

Ho trovato il racconto dell'esperienza con l'Lsd di Federico Fellini e, come avevo promesso, la riporto. Poichè il libro da cui è tartto è bellissimo lo cito: "Fare un film", F. Fellini, einaudi "... i concetti di volume, colore, prospettiva, sono un modo d'intendersi con la realtà, una serie di simboli per definirla, una mappa, ed era proprio questo rapporto intellettuale che veniva a mancare. Come quella volta che per far contenti dei medici amici che stavano studiando gli effetti dell'Lsd, accettai di fare da cavia e bevvi un mezzo bicchiere d'acqua dove dentro era stata lasciata cadere un'infinitesima parte di un milligrammo di acido lisergico. Anche quella volta la realtà degli oggetti, dei colori, della luce, non aveva più alcun senso conosciuto. Le cose erano se stesse, sprofondate in una grande pace luminosa e terrificante. In momenti come quello le cose non ti pesano; non vai a bagnare tutto con la tua persona, come un'ameba. Le cose diventano innocenti perchè togli di mezzo te stesso; una verginale esperienza, come il primo uomo può avere visto vallate, praterie, il mare. Un mondo immacolato che palpita di luce e di colori viventi col ritmo del tuo respiro; tu diventi tutte le cose, non sei più separato da loro, sei tu quella nube vertiginosamente alta nel mezzo del cielo, e anche l'azzurro del cielo sei tu, e il rosso dei gerani sul davanzale della finestra, e le foglie, e la trama fibrillante del tessuto di una tenda. E quello sgabello davanti a te che cos'è? Non sai più dare un nome a quelle linee, a quella sostanza, a quel disegno, che vibra ondulando nell'aria, ma non ti importa, sei felice così. Huxley ha mirabilmente descritto questo stato di coscienza provocato dall'Lsd: la simbologia dei significati perde senso, gli oggetti sono confortanti per la loro gratuità, per la loro assenza-presenza; è la beatitudine. Ma improvvisamente essere tagliato fuori dal ricordo della mediazione concettuale ti fa sprofondare in un abisso d'angoscia insostenibile; di colpo quella che un attimo prima era l'estasi ora è l'inferno. Forme mostruose senza senso nè scopo. Quella nube schifosa, quell'atroce cielo azzurro, quella trama oscenamente respirante, quello sgabello che non sai che cos'è, ti strangolano in un orrore senza fine."

Tre esperienze da un utilizzatore molto casuale

Mi ci e' voluto un po' per capire che anche i visitatori possono scrivere articoli.....vi ringrazio per lo spazio concesso, ho pensato di sfruttarlo per raccontare tre mie esperienze, credo che possano essere interessanti visto che sono un utilizzatore diciamo atipico. Ho 26 anni, non uso droghe leggere o pesanti, legali o illegali, salvo il vino, ma quasi esclusivamente a tavola, e il caffe', ne' frequento discoteche o altri posti dove si consumano.

1) Cocaina: mi trovavo con amici dell'universita' in settimana bianca, i nostri compagni di stanza (tre eravamo noi, tre loro) avevano della coca. Una sera, dopo cena e prima di recarci in un locale, questi preparano sei "piste" e poi altre sei. L'effetto e' di far sparire immediatamente l'ebbrezza del vino, e dare energia, voglia di chiacchierare, entusiasmo. Questo nei primi venti minuti, poi uscendo, forse anche per il freddo, l'etusiasmo cala e ammutoliamo un po'. La serata non e' un granche', dopo non molto torniamo in camera e i tipi mettono in campo anche il resto. Anche se non aveva troppo senso visto che non saremmo andati da nessuna parte, sniffiamo pure quella e ci mettiamo a giocare a risiko. Ovviamente non dormiamo fino alle sette col risultato di buttare la giornata successiva (se ti alzi alle tre, ormai non scii). Il giorno dopo ero nervoso e stanco. Uno di noi che durante il risiko avea bevuto ossessivamente della grappa (sostenendo che non ne sentiva gli effetti) si senti' male durante la serata.

2) Lsd: mi trovavo in una festa casalinga. Benche' come ho detto non frequenti discoteche o festival con musica alta e folla, mi era capitato di sperimentare l'mdma, altrimenti nota come ecstasy, due volte prima di quel giorno, sempre in ambiti similari. Anche a quella festa un'amica aveva delle compresse cosi' ne assunsi meta', gli effetti furono i soliti delle due volte precedenti (empatia, amore verso il prossimo, felicita' diffusa) e la festa era quieta e carine, sensazioni avvolgenti. Un amico aveva dei "trip" (cartoncini con lsd): da tempo mi ero ripromesso di sperimentarlo in quanto avevo letto dell'uso che ne avevano fatto Stanley Kubrick e Cronenberg, ma non frequentando certi ambienti non avevo idea di come reperirlo. A quel punto colsi l'occasione al volo, anche perche' sapevo che l'mdma mi stava tenendo di ottimo umore e mi ci avrebbe tenuto per ore. L'amico disse che se non avevo mai provato non dovevo prenderne piu' di meta', ma io, sapendo che probabilmente non l'avrei piu' voluto fare, volevo un'esperienza completa e lo presi intero (altri due amici, piu quello che li aveva portati, ne presero mezzo).
All'inizio nessun effetto, poi dopo un'ora e mezzo circa iniziamo a ridere come pazzi. Questa fase duro' non piu' di mezz'ora, poi una mezz'ora di quiete, poi ancora risate (non piu di dieci minuti) a quel punto inizio a sentire i primi cambi nella percezione, i colori si fanno piu vividi, la musica e' tanto chiara da essere commovente, e duro fatica a fissare le cose. Parliamo e ridiamo, il momento e' molto intenso, privato, ci divertiamo a fare i pi' assurdi ragionamenti. Dopo un'altra ora vado in bagno. Appena esco dalla sala della festa ed entro in bagno (bianco, pulito, silenzioso) e' come essere in una bolla, sento l'eco della festa come se fosse lontanissima. Sensazioni piacevoli addosso, grande consapevolezza del corpo. Rietro alla festa e partono altri scrosci di risate, ma finiti quelli nulla e' come prima. E' difficile spiegare come erano le cose, ma era come vederle per quello che realmente erano, prive dei significati che diamo loro in base all'esperienza (non so se mi sono spiegato). Se chiudevo gli occhi, invece, un arabesco colorato in movimento, tipo caleidoscopio ma di una bellezza inconcepibile, mi si srotolava davanti. La festa, il rumore, il fumo di sigaretta cominciano a darmi noia: un altro amico condivide questo e cosi' usciamo. La citta' (era ormai quasi mattina) era deserta, ogni particolare si stagliava con una precisione mai vista prima, per un po' vaghiamo meravigliati. Dopo circa un'ora le visioni iniziano ad essere veramente costanti (nel senso che ovunque posassimo lo sguardo comparivano arabeschi, senza contare che i suoni e gli odori erano visibili!) quindi rientriamo a casa. La maggior parte della gente aveva sfollato cosi', insieme ad altre 5-6 persone, ci piazziamo sui divani, ogni tanto parliamo ma io ero entrato in una fase introspettiva, in cui ho riconsiderato tutta la mia esistenza fino a quel punto. Nei momenti di distrazione da queste intropezioni era sufficiente chiudere gli occhi per avere visioni simili ai quadri di Bosch, panorami fiamminghi iperparticolareggiati. Tutto questo per due ore o giu di li',non sto a raccontare le mille introspezioni nello specifico. Dopo questa fase siamo andati a fare colazione (era mattina), la tempesta era passata ma le cose brillavano ancora di una luce particolare, era come vederle (specie cose naturali, come fiori, foglie, alberi) in tutta la loro bellezza, una bellezza che normalmente siamo abituati a non considerare a meno di starci davvero attenti. Al rientro e' sopraggiunto il sonno. Non mi vergogno a dire che e' stata una delle esperienze piu' significative della mia vita.

3) Ketamina: esperienza recente (le altre due sono accadute circa 3 anni fa quando ero ancora all'universita). Le coinquiline della mia ragazza (tipiche "fattone") si presentano a casa sua con quella roba. Era molto tardi e quelle venivano da una festa, noi eravamo alzati perche' guardavamo un film. Insomma, si mettono a preparare delle righe. A quel punto la mia curiosita' scientifica prende il sopravvento e chiedo di provare. Quelle si sorprendono molto (diciamo che mi consideravano "il fidanzato dottore" della mia ragazza, super serio, etcetera) ma mi lasciano sniffare una riga grossa (per quel che ne so, diciamo grossa rispetto alle uniche piste che avevo visto in vita mia, quelle in 1) ), . La povere brucia abbastanza, il sapore e' farmacologico. Sul momento nessun effetto, poi mi sento acquoso, come se il corpo si sciogliesse. Mi stendo per terra, mi siedo appoggiando la schiena alla parete. Le ragazze ridono, le vedo piccole, lontane. Ho come la totale percezione dei limiti della mia carne rispetto allo spazio vuoto, e mi sento distaccato. Non propirio "fuori dal corpo" ma quasi, come spettatore esterno. Dopo un po' pero' la cosa finisce (in realta' vedo poi che era passata quasi un'ora ma per me erano 3 minuti). Le ragazze mi chiedono se voglio farne un' altra, ma e' sopraggiunta della nausea (tipo mal di mare) cosi' non la faccio. Per una decina di minuti provo una sensazione di estrema lucidita', nonostante la nausea, poi sopraggiunge il sonno.

roba e alcol

Ciao mi chiamo Sara, ho 20 anni e abito in provincia di Siena...

Da 8 mesi ho smesso con la roba.. Anche se dall'età di 13 anni non ho mai passato una serata senza alcool..

Probabilmente la mia, è una storia come tante altre, dove ad un certo punto della vita incominci a cercare cose o qualcosa che non c'è..

Io ho sempre creduto nell'amicizia e forze speravo di trovarne delle buone.. All'età di 14 anni ho perso un mio carissimo amico in un incidente stradale... Era più grande di me, aveva 21 anni, e anche lui non aveva avuto una situazione facile in famiglia..

Mia madre all'età di 12 anni ha scoperto che mio padre aveva un'altra donna...Così ho viisto e provato il dolore che affliggeva mia madre ogni giorno che vivevo.. Cercando un pò di sollievo e tranquillità come se da un fratello, ne parlavo con lui... mi sapeva consigliare... mi seguiva in ogni momento perchè forze si vedeva in me, piccola, sola e con tante domande..

Lui faceva parte del gruppo del fratello di una mia amica conosciuta fin da piccola, con cui ho incominciato a girare fino al maledetto giorno (2003)... Poi dopo la sua scomparsa ho incomincato a sbattermi della mia vita e soprattutto della mia famiglia.. Frequentando un altro gruppo nuovo ho scoperto altre droghe ( perchè fino ad allora fumavo solo canne)...

Poi  il 30 dicembre 2004 insieme ad un'altra ragazza non ho provato l'eroina e da li è inziata quella strada che   non finiva mai per arrivare fino  ad oggi, dove prendo psicofarmaci per andare avanti, per nn avere paura e per essere più forte,,so che ce la farò anche se ancora la situazione nella mia famiglia non è ancora  risolta...

 

Diario di un rave

2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..

 

so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..

non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
 
ciao
 
adreno.chrome Tedo

Aiuto Tabacco!!!

sono uno ragazzo non italiano inizialmente colpito dal vostro sito e credo che spazi così generici sono utili per raccontare delle nostre esperienze della vita.
adesso abito alle sieci un paesino vicino a firenze ma del tempo mi ritrovavo a bologna e con degli amici non italiani del mio paESE FESTEGGIAVAMO IL COMPLEANNO DI UNO DI NOI. AD UN CERTO PUNTO UN RAGAZZO MI HA OFFERTO UNA SIGARETTA. MI ERA GIA0 SUCCESSO ALTRE VOLTE MA QUELLA VOLTA NON RIRUSCITO A DIRE NO. MA QUESTO TUTTA LA SERA E ANCHE IL GIORNO DOPO. ADESSO SONO TANTI GIORNI E MESI ED IO MI SONO TRASFERITO ALLE SIECI. HO ANCHE CAMBIATO NUMERO DI TELEFNO ma lui contnua a chiamare e io non so più come fare a chi chiedere. a chi chiedre auto? sono passati 1 anno  quasi.  lui continua  a chiamare e chiede. forse pensa che sia una spacciatrote vuole qualcosa in ricambio. non ho mai fumato e non mi era mai successo che uno italiano mi chiamava così tanto. volevo chedere al vostro aiuto se devo accettare la sua risposta. non ho mai fumato niente. lui vuole farmi fumare. perche'? rispondere al suo telefono e chiaro non lo devo fareé?se lui vuole continuare a chiedere mi delude. come posso spiegare una cosa?sono stanco e deluso egli atteggiamenti dlel vosro paese che credo anche il mio paese. grazie del tempo che vi faccio perede,
ciao

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