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Novità

Contenuto in evidenzaContenuto Redazionale Legislazione sull’ uso personale di sostanze stupefacenti: dai “CONVEGNI IN FUMERIE” ai provvedimenti del Questore

LA STORIA

 

Il primo intervento legislativo italiano in materia di stupefacenti fu la legge n.396/1923Provvedimenti per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente” che puniva, con pene detentive brevi, la vendita, la somministrazione e la detenzione di tali sostanze da parte di persone non autorizzate nonché, con una multa, la partecipazione “a convegni in fumerie” adibite all’uso di stupefacenti. Successivamente, la legge n.1145/1934 contenente “Nuove norme sugli stupefacenti” introdusse il “ricovero coatto” dei tossicomani in “case di salute”. Novità rilevanti furono apportate dalla legge n.1041/1954Disciplina della produzione del commercio e dell’impiego degli stupefacenti” che prevedeva un inasprimento delle sanzioni penali per chiunque detenesse sostanze stupefacenti, senza alcuna distinzione tra commercio e mero uso personale. Il ricorso al ricovero coatto in ospedali psichiatrici fu mantenuto nei confronti “di chi, a causa di grave alterazione psichica per abituale abuso di stupefacenti, si rende comunque pericoloso a sé e agli altri o riesce di pubblico scandalo”. A partire dalla fine degli anni ‘60 vi fu una rapida diffusione delle droghe nel mondo giovanile, alimentata sia da motivi culturali e ideologici che da logiche di mercato particolarmente allettanti per i narcotrafficanti, e apparve sempre più inadeguata una legge che poneva sullo stesso livello spacciatori e consumatori.

 

IERI: non punibilità, uso personale e modica quantità

 

La svolta decisiva si ebbe con la legge n.685 /1975Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, pur vietando la detenzione di sostanze stupefacenti, prevedeva una causa di “non punibilità” se la sostanza era destinata al proprio uso personale e se si trattava di una “modica quantità”, introducendo quindi una distinzione tra spacciatore e consumatore. Accanto agli strumenti repressivi, furono introdotti una serie di interventi di prevenzione sociale e di assistenza socio-sanitaria: chiunque poteva chiedere di sottoporsi volontariamente ad interventi riabilitativi presso presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali localizzati nella regione, mentre permaneva il ricovero coatto nei casi in cui l’autorità giudiziaria ravvisasse la necessità del trattamento medico e assistenziale. La legge del 1975 non fu però in grado di contrastare efficacemente la diffusione del fenomeno e da più parti si reclamarono interventi maggiormente repressivi sia contro gli spacciatori che contro i consumatori di sostanze stupefacenti.

Si arrivò così all’emanazione del D. P. R. 309/90Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, introducendo il principio dell’illiceità della detenzione di sostanze stupefacenti, anche per uso personale, prevedeva, in questi casi, l’attivazione di un particolare procedimento amministrativo di competenza del Prefetto. La sostanza detenuta, per l’attivazione di un procedimento amministrativo (art.75) e non penale (art.73), non doveva essere superiore alla dose media giornaliera, determinata da un apposito decreto del Ministero della Sanità che raggruppava le sostanze stupefacenti in diverse tabelle, a seconda delle loro caratteristiche, ed indicava, per ogni sostanza, i limiti quantitativi massimi di principio attivo per le dosi medie giornaliere. Il D. P. R. 309/90 prevedeva inoltre l’istituzione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze (Ser.T) presso le unità sanitarie locali, con compiti di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, ed aboliva il ricovero coatto disposto dall’autorità giudiziaria. Il referendum del 1993 modificò in parte questa norma, eliminando la dose media giornaliera ed abolendo la competenza dell’autorità giudiziaria nei casi di recidiva nella detenzione di sostanze stupefacenti per il proprio uso personale, che permaneva quindi di esclusiva pertinenza prefettizia.

 

OGGI: durata delle sanzioni e provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica

 

La L.49/2006, attualmente in vigore, ha apportato sostanziali cambiamenti al procedimento amministrativo previsto dall’art.75 D.P.R.309/90, introducendo ulteriori conseguenze. Per una maggiore comprensione delle modifiche introdotte dalla nuova legge riportiamo gli aspetti maggiormente rilevanti delle conseguenze previste per i casi di detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti.

 

Art.75 L.49/2006

Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73 e 72, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:

a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;

b) sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;

c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;

d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.”

 

E’ dunque sempre prevista una sanzione amministrativa per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale, ma le sostanze non sono più suddivise in tabelle ed è aumentata la durata delle sanzioni. Vengono nuovamente introdotti dei limiti quantitativi per distinguere la detenzione per uso personale da quella finalizzata allo spaccio.

 

“Art.75 L.49/2006

Se al momento dell’accertamento la persona ha la diretta ed immediata disponibilità di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono anche all’immediato ritiro della patente di guida. In caso di ciclomotore gli organi di polizia ritirano anche il certificato di idoneità tecnica e sottopongono il veicolo al fermo.

Il ritiro della patente e del certificato di idoneità ed il fermo del ciclomotore hanno la durata di 30 giorni.”

 

Viene introdotto il ritiro immediato della patente di guida, non prevista dalla precedente normativa, nei casi di detenzione di sostanze stupefacenti e di disponibilità di un veicolo.

 

“Art.75 L.49/2006.

Se per i fatti previsti in precedenza, in caso di particolare tenuità della violazione, ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà per il futuro dal commetterli nuovamente, in luogo della sanzione e una volta sola, il prefetto può definire il provvedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stesse, avvertendo l’interessato delle conseguenze.”

 

Tale possibilità non è più limitata ai casi di detenzione di sostanze leggere, ma è estesa a tutti i casi di prima segnalazione.

 

“Art.75 L.49/2006

Il prefetto convoca dinanzi a sé o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l’invito a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo.

Se risulta che l’interessato si sia sottoposto, con esito positivo, al programma terapeutico, il prefetto revoca le sanzioni, dandone comunicazione al questore.”

 

Con la nuova legge il programma terapeutico non è più alternativo alle sanzioni, che vengono comunque irrogate, ma è oggetto di un semplice invito rivolto alla persona convocata.

Nel caso la persona intraprenda e concluda un percorso riabilitativo potrà ottenere la revoca della sanzione che, considerati i tempi di svolgimento del programma, potrebbe già essere stata eseguita.

Si può inoltre supporre che, dovendo comunque scontare la sanzione, non saranno molte le persone che decideranno di intraprendere anche un percorso terapeutico.

 

“Art.75 bis L.49/2006

Il prefetto trasmette copia del decreto con il quale è stata applicata la sanzione amministrativa al questore che può sottoporre l’interessato, che risulti già condannato per alcuni reati o per violazione delle norme sulla circolazione stradale, o già sanzionato ai sensi di questa legge, a una o più delle seguenti misure:

a) obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell'Arma dei Carabinieri territorialmente competente;

b) obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;

c) divieto di frequentare determinati locali pubblici;

d) divieto di allontanarsi dal comune di residenza;

e) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici;

f) divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.

Tali provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica possono avere la durata massima di due anni e possono essere revocati dal questore sulla base del decreto di revoca emesso dal prefetto quando l’interessato risulta essersi sottoposto con esito positivo al programma terapeutico.”

 

I provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica emessi dal questore sono un’altra novità introdotta dalla L.49/2006 nei confronti dei consumatori di sostanze stupefacenti. Si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà della persona e che possono avere ripercussioni negative sulla sua vita lavorativa e sociale. Anche in questo caso una loro eventuale revoca potrebbe giungere tardiva rispetto alla loro esecuzione.

FELLINI E L' LSD

Ho trovato il racconto dell'esperienza con l'Lsd di Federico Fellini e, come avevo promesso, la riporto. Poichè il libro da cui è tartto è bellissimo lo cito: "Fare un film", F. Fellini, einaudi "... i concetti di volume, colore, prospettiva, sono un modo d'intendersi con la realtà, una serie di simboli per definirla, una mappa, ed era proprio questo rapporto intellettuale che veniva a mancare. Come quella volta che per far contenti dei medici amici che stavano studiando gli effetti dell'Lsd, accettai di fare da cavia e bevvi un mezzo bicchiere d'acqua dove dentro era stata lasciata cadere un'infinitesima parte di un milligrammo di acido lisergico. Anche quella volta la realtà degli oggetti, dei colori, della luce, non aveva più alcun senso conosciuto. Le cose erano se stesse, sprofondate in una grande pace luminosa e terrificante. In momenti come quello le cose non ti pesano; non vai a bagnare tutto con la tua persona, come un'ameba. Le cose diventano innocenti perchè togli di mezzo te stesso; una verginale esperienza, come il primo uomo può avere visto vallate, praterie, il mare. Un mondo immacolato che palpita di luce e di colori viventi col ritmo del tuo respiro; tu diventi tutte le cose, non sei più separato da loro, sei tu quella nube vertiginosamente alta nel mezzo del cielo, e anche l'azzurro del cielo sei tu, e il rosso dei gerani sul davanzale della finestra, e le foglie, e la trama fibrillante del tessuto di una tenda. E quello sgabello davanti a te che cos'è? Non sai più dare un nome a quelle linee, a quella sostanza, a quel disegno, che vibra ondulando nell'aria, ma non ti importa, sei felice così. Huxley ha mirabilmente descritto questo stato di coscienza provocato dall'Lsd: la simbologia dei significati perde senso, gli oggetti sono confortanti per la loro gratuità, per la loro assenza-presenza; è la beatitudine. Ma improvvisamente essere tagliato fuori dal ricordo della mediazione concettuale ti fa sprofondare in un abisso d'angoscia insostenibile; di colpo quella che un attimo prima era l'estasi ora è l'inferno. Forme mostruose senza senso nè scopo. Quella nube schifosa, quell'atroce cielo azzurro, quella trama oscenamente respirante, quello sgabello che non sai che cos'è, ti strangolano in un orrore senza fine."

mdma come cura per i traumi

Interessante articolo sull'uso terapeutico dell'mdma o ecstasy.
In inglese.

Ricerca sugli antidepressivi

Segnalo questo studio inglese, da Repubblica.it, sull'inefficacia e la messa in commercio degli antidepressivi

Abruzzo. Mozione per cannabis terapeutica

Il capogruppo di Sinistra Democratica nel consiglio regionale d'Abruzzo, Gianni Melilla, ha presentato una mozione per rappresentare a Governo e Parlamento la necessita' di regolamentare l'uso medico della canapa indiana e suoi derivati. 'E' gia' stata approvata una specifica legge, la n.12/2001 che contiene 'Norme per agevolare l'impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore' e che consente ai medici chirurghi e ai medici veterinari di poter prescrivere detti farmaci nella terapia del dolore severo. L'obiettivo della legge e' quello di garantire un accesso piu' facile ai medicinali oppiacei con lo scopo di offrire un trattamento piu' efficace del dolore e della sofferenza ai malati terminali, o a pazienti affetti da dolore cronico che non rispondono ai comuni trattamenti antalgici, cosi' come previsto dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanita', riguardanti la disponibilita' dei farmaci oppiacei nella terapia del dolore'. Melilla ha precisato che 'data la delicatezza della materia, occorre fugare ogni dubbio per non cadere in eventuali errori interpretativi o banali strumentalizzazioni, poiche' la mozione presentata riguarda solo ed esclusivamente la scelta di approvare l'utilizzo terapeutico della canapa e non rientra affatto nel confronto tra l'approccio proibizionista e quello antiproibizionista sulle droghe'.   

Dipendenza da sesso

DIPENDENZA SESSUALE

Alcuni soggetti, invece di approcciarsi alla sessualità come gioco, relazione, comunicazione, scambio di piacere, momento privilegiato dell'intimità, la vivono in modo ossessivo, divenendone "dipendenti".
Questa disturbo viene comunemente definito "dipendenza sessuale", ma anche ipersessualità; in inglese "sex addiction" o "sex dependence".

Questa dipendenza rientra in quelle che sono state definite "dipendenze senza droga", cioè alcuni comportamenti patologici che coinvolgono oggetti o attività apparentemente innocue, come il cibo, il gioco d'azzardo, il lavoro, il sesso e via dicendo.

La sessodipendenza non rientra nella classificazione delle disfunzioni sessuali DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association) riconosciuto come riferimento per inquadrare le patologie psichiatriche.

La dipendenza da sesso ha conseguenze gravi sia a livello individuale che sociale. I dipendenti da sesso, oltre a vivere un forte disagio psicologico, deteriorano progressivamente i rapporti affettivi e relazionali e compromettono la loro attività lavorativa ed economica. In più, secondo precedenti ricerche, il 55% commette con alta frequenza reati a sfondo sessuale. Pertanto la problematica della Dipendenza da Sesso non ha solo rilevanza clinica individuale, ma anche significativi riflessi sociali.
Su questo fenomeno è stata stata effettuata una ricerca dall'Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia a livello nazionale che ha evidenziato la diffusione del fenomeno e le caratteristiche dei sessodipenti. Vedi Dipendenza da Sesso in Italia.

Sintomi

Invece di gustarsi il sesso in modo naturale, come relazione intima e scambio di piacere, il dipendente sessuale si relaziona al sesso in modo ossessivo e con motivazioni diverse, tra cui: per confortarsi dal disagio, rilassarsi dallo stress o prendersi cura di sé.

ProstituzioneI comportamenti che il dipendente sessuale può mettere in atto sono i più svariati: masturbazione, rapporti sessuali anche con persone anonime o con prostitute, esibizionismo, voyeurismo, pratiche di tipo sadomasochistico, fantasie sessuali ossessionanti, acquisto di materiale pornografico, utilizzo di servizi erotici al telefono, via internet e altro ancora.

Il sesso diviene un'esigenza primaria per il quale tutto il resto può venire sacrificato, inclusi la salute, la famiglia, gli amici e il lavoro.

Come conseguenza diretta il soggetto che soffre di dipendenza sessuale può sviluppare disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce o ritardata, anorgasmia ecc), malattie sessualmente trasmesse o disturbi quali ulcera, pressione alta, calo delle difese immunitarie, esaurimento fisico o disturbi del sonno.

Una buona percentuale dei dipendenti sessuali ha gravi problemi matrimoniali e di rapporto con i figli.

Diagnosi

Come distinguere un comportamento sessuale intenso da una vera e propria dipendenza?
Poiché molti pazienti sono riluttanti a parlare di problemi sessuali, è difficile individuare una dipendenza sessuale a meno di porre le domande giuste.
Sono stati elaborati perciò dei test specifici, il più famoso dei quali è il SAST (Sexual Addiction Screening Test) elaborato dal Dott. Carnes, noto studioso di tale disturbo, autore di numerose pubblicazioni e direttore del Sexual Disorder Service all'Istituto Meadows in Arizona (USA).

 

Terapia

La patologia viene curata con psicoterapia individuale o di gruppo.
A differenza di una dipendenza da droghe dove l'obiettivo della cura è l'astinenza definitiva dall'uso di tali droghe, nella dipendenza sessuale l'obiettivo è il ritorno ad una sessualità sana, attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno causato la dipendenza.
In alcuni casi, accanto alla psicoterapia, vengono anche utilizzati psicofarmaci.
I programmi di trattamento possono suggerire che il paziente si astenga da tutte le attività sessuali , inclusa la masturbazione per un periodo da 30 a 90 giorni per dimostrare di poter vivere senza sesso. La partecipazione della partner è altamente desiderabile per il successo della cura.

Conclusioni

Nonostante non sia codificata nel DSM IV come disfunzione sessuale, la "dipendenza sessuale" è un disturbo che può arrecare gravi disagi a chi ne soffre, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dei rapporti sociali e familiari.
E' importante non confondere un un'intensa attività sessuale con questo disturbo del comportamento e a questo fine sono stati elaborati test specifici.
Poiché tuttavia si tratta di un disturbo che si può sviluppare progressivamente, è bene conoscerlo per essere in grado di coglierne i primi sintomi e prevenirne lo sviluppo attraverso la consapevolezza dei pericoli che può comportare.

Ritalin ai figli

E' di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio che sottolinea la crescita esponenziale dell'utilizzo di psicofarmaci tra adolescenti e anche bambini. Ieri ho letto che i  test utilizzati oggigiorno per la diagnosi di ADHD ( Disturbo da Deficit dell'Attenzione con Iperattitvità, quello per cui si dà il Ritalin ai bambini) si basano su domande a genitori e insegnanti tipo queste:

Disattenzione

    * spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro, o in altre attività;
    * spesso ha difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti e sulle attività di gioco;
    * spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente;
    * spesso perde gli oggetti necessari per i compiti scolastici o per le attività (per esempio i giochi, compiti di scuola, matite, libri e strumenti);
    * spesso è distratto da stimoli esterni;
    * spesso è sbadato nelle attività quotidiane

Iperattività

    * spesso muove con irrequietezza mani o piedi o di dimena sulla sedia;
    * spesso lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che resti seduto;
    * spesso corre e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui ciò è fuori luogo;
    * spesso "parla troppo"

Impulsività

    * spesso "spara" le risposte prima che le domande siano state completate;
    * spesso ha difficoltà ad attendere il proprio turno;
    * speso interrompe gli altri od é invadente nei loro confronti (per esempio si intromette nelle conversazioni o nei giochi)

Tutto è basato sull'idea che esista una base neuroglogica della disattenzione: ma  esistono potenti ragioni sociali per cui genitori ed educatori hanno bisogno di pensare che i sintomi ADHD vadano attribuiti a un sistema nervoso deficitario: per i genitori i sensi di colpa e l'evitamento delle responsabilità educative; per la scuola la difficoltà di attuare un sistema flessibile e adattivo; per la medicina il bisogno di difendere il proprio ruolo.

Quando l'ho letto non ci potevo credere: se davvero i test sono questi è una cosa veramente CRIMINALE!

Cannabis, l'oro verde del Sud - L'autoproduzione diventa business

di SALVO PALAZZOLO http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/cannabis-oro-verde/cannabis-oro-verde/cannabis-oro-verde.html

PALERMO - Lo chiamano l'oro verde del Sud. Centinaia di ettari perfettamente curati, decine di serre sparse tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, un numero imprecisato di vivai che lavorano a pieno ritmo per rifornire di piantine - che poi diventeranno arbusti alti due metri - una nuova e molto particolare generazione di agricoltori. L'oro verde del Sud è la cannabis, da cui si producono marijuana e hashish.

Chi coltiva la cannabis non è in realtà un vero contadino, ma neppure un criminale incaricato da chissà quale organizzazione di trafficanti. I nuovi produttori di cannabis hanno 25-30 anni, al massimo 40. Sono studenti, impiegati, imprenditori e commercianti. Spesso con qualche insuccesso professionale alle spalle, quasi sempre senza precedenti penali.

Sono un vero esercito, a leggere l'ultima relazione semestrale della Direzione centrale dei servizi antidroga. Un esercito che si ingrossa ogni giorno. L'anno scorso, la Cassazione aveva stabilito: "Non commette reato solo chi coltiva in casa, e per uso personale". Ma quest'anno, è arrivato il dietrofront degli ermellini: "È penalmente rilevante la coltivazione anche di una sola piantina".

Qualche cifra. Nel 2006, da Bolzano a Ragusa, sono stati pescati 150 neo-coltivatori di cannabis. Nei primi sei mesi del 2007 la quota era già salita a 228. Vuol dire che in un anno il numero si è quasi quadruplicato. E per l'intelligence antidroga si è aperta ufficialmente la stagione di un'inedita guerra contro l'esercito dei produttori fantasma. Dice ancora il rapporto della Direzione centrale dei servizi antidroga che il bilancio degli ultimi sequestri di carabinieri, polizia e finanza è stato da record nel 2007. Al primo posto c'è la Sicilia, con 1.426.974 piante di cannabis. Segue la Calabria, con 7.250 esemplari, che restano da record nazionale, perché l'acqua dell'Aspromonte ha fatto germogliare piante alte fino a tre metri. In Campania e in Puglia ne sono state trovate un migliaio.

Applicando l'antica regola della Dea americana - "In materia di droga il sequestrato è poco meno del 20% del circolante" - si arriva a cifre stratosferiche. È come se nel Mezzogiorno ci fosse un'unica enorme piantagione di cannabis, grande quanto un parco nazionale. Con tutto ciò che ne deriva: la cosiddetta "filiera", che dal produttore al trafficante al consumatore coinvolge migliaia di persone.

Ma chi sono veramente i protagonisti dell'ultimo business agricolo italiano? Eccoli, gli insospettabili. Lo studente Pasquale F., 24 anni, da Siracusa, si mise in posa davanti all'ultima pianta di cannabis nascosta nel giardino del nonno e si immortalò col videotelefonino. Però, aveva fretta di tornare a casa e perse per strada il marsupio con il telefonino e le foto. Quando i carabinieri lo convocarono, Pasquale F. offrì subito una ricompensa all'onesto cittadino che aveva ritrovato quanto gli apparteneva: qualche minuto dopo, confessava in lacrime. Il giardiniere Alessio Abbate, da Palermo, era invece sicuro di aver fatto le cose per bene, dopo anni di letture collezionate in una vera e propria biblioteca casalinga. Ma una serra fra le ville liberty di Mondello non poteva passare inosservata.
Davvero tanti insospettabili hanno cominciato con il vaso in balcone e poi, prendendo gusto al business che vale 400 euro a pianta, hanno iniziato a lavorare su grandi numeri.

L'oro alto due metri cresce soprattutto nelle vallate ben nascoste attorno a Partinico, un tempo capitale del vino, oggi laboratorio dei nuovi assetti della mafia palermitana. Cresce lungo la costa sud della Sicilia, da Castelvetrano a Gela, dove le serre della droga confinano con quelle delle melanzane. L'oro verde cresce ancora fra i ruscelli che scorrono dentro il cuore dell'Aspromonte, in mezzo a Cardeto e Bagaladi. Sulle terrazze della costiera Amalfitana il gran caldo dello scorso luglio ha invece anticipato il periodo di maturazione. A Brindisi, i nuovi agricoltori fanno concorrenza ai trafficanti albanesi. Dicono gli 007 dell'Antidroga che gli insospettabili preferiscono però restare nei campi. Alla commercializzazione ci pensano gli altri della filiera.

I produttori più grandi di Sicilia avevano scelto un ettaro a San Cipirello, nel regno un tempo dei boss Brusca. "Quello era un investimento per la criminalità organizzata", spiega il colonnello Teo Luzi, comandante provinciale di Palermo. I proprietari di quella piantagione da un milione di arbusti erano due imprenditori che cercavano di farsi strada nei vuoti di mafia del dopo Provenzano. Le indagini proseguono, per comprendere meglio il loro ruolo. "Al momento - dicono i carabinieri di Monreale - abbiamo fermato il finanziamento che dalla piantagione poteva arrivare ad altri affari".

Uno degli ultimi pentiti di mafia, Emanuele Andronico, aveva avvertito: "Dietro il boom dei vivai di cannabis c'è Cosa nostra". Così, sempre più spesso, gli insospettabili cercatori dell'oro verde si ritrovano a incrociare qualche "strano signore", come l'ha chiamato qualcuno. Il signore delle mafie. Per acquistare semi o piante. Per pagare la "tassa" del territorio. Ma questi sono solo problemi successivi.
Cominciare non è difficile.

Il decalogo del perfetto coltivatore è su Internet. Il sito più gettonato (dall'inequivocabile titolo freecannabis, sede in Svizzera) continua a lanciare proclami antimafia prima di offrire le istruzioni per la semina: "Bisogna autoprodurre per non doversi affidare agli spacciatori". I cercatori dell'oro verde vantano una visione della società. "Si fanno forti del fatto che l'uso di eroina e cocaina è disapprovato oltre che percepito come rischioso per la salute", spiegano gli esperti del ministero della Solidarietà sociale nel rapporto al Parlamento: "Maggiore tolleranza si rileva rispetto alla cannabis".

Un'indagine di Ipsad-Italia spiega che "il 35-40 per cento della popolazione scolarizzata tra i 15 e i 19 anni approva l'uso di cannabis e lo stima come comportamento non a rischio per la salute". Estendendo l'indagine ai più grandi, emerge che in Italia i "sì" alla cannabis sono ormai quasi 10 milioni.

(15 febbraio 2008)

pill test

OLANDA - I laboratori di strada per l'analisi delle pillole di ecstasy: un caso estremamente concreto

Ti sanno dire se la pastiglia che prendi e' Adam, Eve, Tnt, X Press o cos'altro e quanto di principio attivo c'e' dentro ogni singola "chicca" di ecstasy che compare sul mercato (Mdma 90 milligrammi piuttosto che Mdea 120 mg o Mda 120 mg) o anche se quello che ti hanno venduto e' un "pacco", una truffa e hai speso i tuoi 25 fiorini per uno sballo che poi e' molto diverso da come te lo aspetti. A volte capita: si cerca l'estasi chimica e si trova un po' poco, come quando la chicca e' composta in gran parte di farina, o un po' troppo, grazie al ricorrente costume degli street chemist assoldati all'uopo di utilizzare nel processo di sintesi stricnina o veleno per topi come additivo. Sono i chimici e gli esperti che operano in laboratori ad Amsterdam, a Rotterdam, a Utrecht dove analizzano le pastiglie di ecstasy ed ecstasy like che sono presenti sul mercato dei Paesi Bassi.

Giuggiola: so chi sei
Chiunque acquisti una o piu' "giuggiole" ha infatti la possibilita' di portarle - senza per questo rischiare di essere arrestato con le mani nel sacco sulla soglia - al Cad di zona (Consultatieburo voor Alchool en Drugs, una specie di Sert locale). Il Cad la invia a questi laboratori che le analizzano e rilasciano un piccolo "referto" dove vengono registrati, nell'ordine: il nome "volgare", quello chimico, composizione, caratteristiche, dimensione, peso, diametro, spessore. Dopo una settimana la si puo' ritirare - sempre al Cad - al costo di, appunto, due fiorini e mezzo. La cifra comprende la giuggiola sana e salva - forse appena un po' grattata in superficie, con buona pace del consumatore - e questa sua "carta di identita'" che nel frattempo e' stata registrata in un archivio computerizzato e centralizzato, una sorta di anagrafe dell'Mdma al quale possono accedere gli altri CAD nonche' naturalmente le forze di Polizia. Quando il consumatore o chi per lui presenta al Cad una pastiglia gia' nota, gia' registrata, non c'e' nemmeno bisogno di aspettare una settimana. La si confronta con i dati che si hanno a disposizione e il responso viene dato immediatamente. L'intera operazione e' sostenuta dal Ministero della Sanita' Olandese attraverso un ampio progetto nazionale di monitoraggio sulle droghe, partito gia' nel 1993: il Dims (Drug Information Monitoring System), di cui i Cad sono uno dei tanti bracci operativi.

Non nascondiamoci dietro un dito!
"Il nostro obbiettivo e' ridurre i rischi correlati all'uso dell'ecstasy" dice Roel Kessemakers, responsabile del centro Jellinek di Amsterdam, il piu' grande e piu' importante della città': "E' inutile nascondersi dietro un dito, e' vero che in Olanda c'e' un numero di consumatori di Xtc molto elevato, ed e' per questo che e' stato pensato un progetto specifico di intervento, articolato in tre punti." In primo luogo, un'informazione capillare e precisa: "Abbiamo stampato migliaia di flyers, di volantini e di depliants distribuiti nelle scuole e davanti alle discoteche dove c'e' tutto quello che si deve sapere sull'ecstasy. Che cos'e', che cosa fa, cosa fare per evitare di stare male sul serio. Naturalmente, sottolineando che evitare l'uso di sostanze stupefacenti non fa mai male". Kessemakers ci tiene a ribadire l'ultimo concetto.

Si muore di meno
In secondo luogo, appunto, il monitoraggio del mercato attraverso i test delle pillole, in modo tale che la presenza di pastiglie ad alto rischio - ma anche semplicemente rischiose e basta - sulla piazza venga immediatamente  rilevata e se ne dia avviso allo sprovveduto consumatore. "Tanto piu' che  i produttori sanno perfettamente che l'ecstasy verra' analizzata e stanno piu' attenti a cosa immettono nel mercato". Il risultato, secondo Kessemakers, e' una "piazza" piu' pulita e un minor rischio-decessi collegato alla composizione della pastiglia: "In Olanda, all'incirca dal 1990, i casi di persone decedute per motivi connessi all'assunzione di ecstasy falsa, contenente veleni invece della sostanza, ammontano a nove. In Inghilterra a sessanta. Forse allora la nostra politica di prevenzione da' dei buoni risultati".

Test on line
L'analisi delle pillole e' possibile anche, per cosi' dire, "on line", in presa diretta durante i celebratissimi House Party olandesi, avanguardia del divertimento europeo. "Si mette un banchetto dentro la discoteca e si sta in tre o quattro a testare pillole fino al mattino" spiega Herman Matser, dell'Adviesburo August De Loor di Amsterdam, un centro messo in piedi appositamente con questo fine. "Durante la settimana i clienti ci possono trovare qui in sede" aggiunge " ma nei week-end siamo in giro per tutta l'Olanda passando da un Party all'altro".
Grazie alla sua attivita', non c'e' praticamente nulla sull'ecstasy e i suoi movimenti per tutta l'Europa, che Herman non sappia. "Chi viene a far analizzare l'Mdma in sede o nei Cad in genere e' il piccolo spacciatore. Vuole controllare la partita di pillole che gli e' stata venduta e capire se sia buona e non sia una truffa o quasi" spiega Herman "Chi ti porta la pillola alle feste e' invece il consumatore che l'ha comprata la sera stessa e vuole sapere che cosa prende.". "Sai" puntualizza "il consumatore olandese non e' come quello tedesco o inglese, che pur di sballare prenderebbe qualsiasi cosa, purche' stupefacente. Il consumatore olandese e' attento, non prende roba con troppo bassi contenuti di principio attivo o potenzialmente pericolosa. E quello che colpisce di piu' e' che anche gli spacciatori, sapendo che e' cosi', non accettano partite di roba cattiva, in genere infatti destinata dai produttori all'esportazione".

L'ecstasy e' blu
Alle feste danzanti la cosa funziona piu' o meno cosi'. Chi fa l'analisi gratta un piccolo quantitativo dalla superficie della pastiglia e ci versa sopra qualche goccia di uno speciale liquido di contrasto ideato appositamente a questo fine. Se la polverina diventa blu, si ha a che fare con una pillola che contiene una sostanza ecstasy luke, e dunque almeno Mdma, ma e' anche possibile Mdea, Mda o qualcuna delle piu' esotiche variazioni sul tema, tipo Mdoh, Mbdb, o anche se meno di frequentem 2cb.
Se la polvere diventa arancione, senza dubbio alcuno la pastiglia venduta per ecstasy, cioe' per anfetamina psichedelica e' invece soltanto speed, anfetamina pura. Se il liquido non prende alcuna colorazione, allora o non c'e' niente dietro la giuggiola, oppure c'e' qualcosa che non e' possibile rilevare, una sostanza non nota. Dopodiche' viene misurata con esattezza la dimensione della pastiglia e, sulla base del colore e del simbolo, puo' essere confrontata con la lista di tutte quelle fino ad oggi gia' analizzate. Se sulla lista c'e' gia', puo' essere identificata con facilita'.

Un make-up difficile
Il test in loco non puo' dire piu' di tanto circa il preciso make-up della giuggiola, con che cosa e' tagliata ed esattamente quanto principio attivo contenga. Per un'analisi dettagliata ci vogliono strumenti piu' precisi e piu' tempo e allora bisogna rivolgersi ai laboratori "stanziali", ma questo e' un primo, essenziale passo per la tutela del consumatore che puo' sempre decidere di non prendere niente, se Herman gli restituisce una pastiglia che non risulta essere ne' Mdma, ne' una sostanza ecstasy like, ne' un'anfetamina. E dunque nulla di quello per cui e' stata acquistata. E dunque sospetta e rischiosa a priori. I membri dell'August De Loor restituiscono la pastiglia con il responso. Non smettono mai di dire, fino alla nausea, dalla mezzanotte alle sette del mattino, che non si deve prendere droga, che la droga fa male. E' il pedaggio che il consumatore deve pagare perche' la sua pillola venga analizzata. Anche in questo caso sborsa due fiorini e mezzo.
"Ci sono almeno tre vantaggi nell'attivita' di analisi delle pastiglie" spiega ancora Kessemakers "Intanto si tiene l'immondizia fuori dal mercato, perche' il dealer sa che il prodotto verra' analizzato, poi si entra in contatto diretto con gli users, con chi l'Xtc la prende, e gli si parla, lo si conosce, lo si individua, e infine proprio da li' si puo' cominciare ad avvisare la gente se e quando ci sono pillole particolarmente pericolose sul mercato".

Attenzione alle licenze!
Il terzo aspetto dell'intervento preventivo sull'uso di ecstasy ha a che fare con la concessione delle autorizzazioni per gli House Party. La municipalita' ha facolta' di rilasciare licenze a chi voglia organizzarne uno. Il Ministero della Sanita' ha avvisato le municipalita' che le licenze possono essere rilasciate soltanto se l'organizzazione della festa risponde a  determinati requisiti. "Gli House Party devono essere messi a punto nel modo piu' sicuro possibile" sostiene Kessemakers " Ci sono dei rischi per la salute connessi all'uso di Mdma. I decessi  sono in genere dovuti ad una  combinazione di fattori, di cui l'assunzione di Mdma e' la componente fondamentale, ma c'entra anche, e non poco, l'ambiente caldo e umido e l'idratazione corporea". Da qui, alcuni punti fermi stabiliti dalle guide - lines del Ministero, che riguarda, come recita il documento: "I meeting di larga scala che sono una parte essenziale della cultura giovanile e in cui la musica e la danza giocano un ruolo centrale, ma anche quegli eventi che si verificano in luoghi alternativi, come fabbriche abbandonate, hangar, palazzetti dello sport e altro. Entrano nel novero altre manifestazioni della cultura giovanile come i concerti pop, purche' abbiano piu' di mille partecipanti, nonche' qualsiasi nuovo sviluppo nel circuito delle feste house e dei party in genere".

Non troppo caldo, per favore
In tutti i casi sopra indicati, deve innanzitutto essere sempre e comunque possibile regolare la temperatura e l'umidita' dei locali in cui si sta svolgendo la festa, deve essere poi presente personale sanitario di primo intervento, con unita' mobili (ambulanze) predisposte appositamente, devono esserci stanze in cui  la gente deve decomprimersi, "raffreddarsi", ridurre la propria temperatura corporea. Sempre, ma proprio sempre, ci deve essere acqua in abbondanza da bere. "Questo, si sa, perche' l'assunzione di Mdma provoca un immediato ed automatico aumento della temperatura corporea e disidratazione" dice Kessemakers "Molti dei decessi verificatisi in Inghilterra negli anni scorsi sono dovuti proprio alla mancanza di acqua. I gestori dei locali chiudevano i rubinetti dei bagni per incentivare le consumazioni al bar" aggiunge con una smorfia "Praticamente omicidio colposo. Tutto questo per noi significa aver accettato che l'uso di droghe esiste, indipendentemente dal fatto che non sia legale. Allora, oltre alla repressione si lavora sulla prevenzione e sulla riduzione del danno" concluse Kessemakers. "Sta funzionando, i dati ci danno ragione, sia per quanto riguarda il consumo di eroina, sia per quanto riguarda l'Xtc. Nel primo caso il numero dei tossicodipendenti non e' certo maggiore di quello di altri paesi, anzi, nel secondo il numero dei decessi e' molto, molto basso, cosi' come i rischi legati a un mercato abbandonato totalmente alla legge della domanda e dell'offerta, abbandonato a se stesso.

 

(da www.exodus.it )

eroina in galera

Eroina. Sollicciano/Firenze. 38% di tossicodipendenti, oltre un terzo dei detenuti
 
Italia. Sollicciano/Firenze. Garante: 38% di tossicodipendenti Il 66% della popolazione detenuta a Sollicciano e' costituita da stranieri, in maggioranza extracomunitari, i tossicodipendenti sono il 38%, dei quali il 23% in trattamento metadonico e il numero delle detenute donne e' in media intorno alle 70-80 unita'. Sono alcuni dei dati che fotografano la situazione del carcere fiorentino, contenuti nella relazione annuale che Franco Corleone, Garante per i diritti dei detenuti, presentata oggi in Consiglio comunale.
Le presenze a Sollicciano si sono stabilizzate su circa 700 unita', cifra che si situa a meta' tra il livello dei 1.000, prima dell'indulto, e i 500 immediatamente dopo la sua approvazione. Dalla relazione emerge che, dall'emanazione del provvedimento di indulto al 3 dicembre 2007, sono stati 'dimessi' 582 detenuti, dei quali 400 con procedimento definitivo (157 italiani, 243 stranieri e 182 per revoca della custodia cautelare). Sono invece 137, quelli che hanno fatto rientro dal febbraio 2006 al dicembre 2007.
'Dopo un anno e mezzo dall'indulto - si legge nella relazione - constatiamo una recidiva del 22,12% degli indultati usciti dal carcere, rispetto a quella del 68,5% di chi sconta la pena fino all'ultimo giorno. La previsione dei 'corvi' che giuravano che in poco tempo tutti i detenuti usciti sarebbero rientrati, si e' rivelata fallace'.

   
 

Tre esperienze da un utilizzatore molto casuale

Mi ci e' voluto un po' per capire che anche i visitatori possono scrivere articoli.....vi ringrazio per lo spazio concesso, ho pensato di sfruttarlo per raccontare tre mie esperienze, credo che possano essere interessanti visto che sono un utilizzatore diciamo atipico. Ho 26 anni, non uso droghe leggere o pesanti, legali o illegali, salvo il vino, ma quasi esclusivamente a tavola, e il caffe', ne' frequento discoteche o altri posti dove si consumano.

1) Cocaina: mi trovavo con amici dell'universita' in settimana bianca, i nostri compagni di stanza (tre eravamo noi, tre loro) avevano della coca. Una sera, dopo cena e prima di recarci in un locale, questi preparano sei "piste" e poi altre sei. L'effetto e' di far sparire immediatamente l'ebbrezza del vino, e dare energia, voglia di chiacchierare, entusiasmo. Questo nei primi venti minuti, poi uscendo, forse anche per il freddo, l'etusiasmo cala e ammutoliamo un po'. La serata non e' un granche', dopo non molto torniamo in camera e i tipi mettono in campo anche il resto. Anche se non aveva troppo senso visto che non saremmo andati da nessuna parte, sniffiamo pure quella e ci mettiamo a giocare a risiko. Ovviamente non dormiamo fino alle sette col risultato di buttare la giornata successiva (se ti alzi alle tre, ormai non scii). Il giorno dopo ero nervoso e stanco. Uno di noi che durante il risiko avea bevuto ossessivamente della grappa (sostenendo che non ne sentiva gli effetti) si senti' male durante la serata.

2) Lsd: mi trovavo in una festa casalinga. Benche' come ho detto non frequenti discoteche o festival con musica alta e folla, mi era capitato di sperimentare l'mdma, altrimenti nota come ecstasy, due volte prima di quel giorno, sempre in ambiti similari. Anche a quella festa un'amica aveva delle compresse cosi' ne assunsi meta', gli effetti furono i soliti delle due volte precedenti (empatia, amore verso il prossimo, felicita' diffusa) e la festa era quieta e carine, sensazioni avvolgenti. Un amico aveva dei "trip" (cartoncini con lsd): da tempo mi ero ripromesso di sperimentarlo in quanto avevo letto dell'uso che ne avevano fatto Stanley Kubrick e Cronenberg, ma non frequentando certi ambienti non avevo idea di come reperirlo. A quel punto colsi l'occasione al volo, anche perche' sapevo che l'mdma mi stava tenendo di ottimo umore e mi ci avrebbe tenuto per ore. L'amico disse che se non avevo mai provato non dovevo prenderne piu' di meta', ma io, sapendo che probabilmente non l'avrei piu' voluto fare, volevo un'esperienza completa e lo presi intero (altri due amici, piu quello che li aveva portati, ne presero mezzo).
All'inizio nessun effetto, poi dopo un'ora e mezzo circa iniziamo a ridere come pazzi. Questa fase duro' non piu' di mezz'ora, poi una mezz'ora di quiete, poi ancora risate (non piu di dieci minuti) a quel punto inizio a sentire i primi cambi nella percezione, i colori si fanno piu vividi, la musica e' tanto chiara da essere commovente, e duro fatica a fissare le cose. Parliamo e ridiamo, il momento e' molto intenso, privato, ci divertiamo a fare i pi' assurdi ragionamenti. Dopo un'altra ora vado in bagno. Appena esco dalla sala della festa ed entro in bagno (bianco, pulito, silenzioso) e' come essere in una bolla, sento l'eco della festa come se fosse lontanissima. Sensazioni piacevoli addosso, grande consapevolezza del corpo. Rietro alla festa e partono altri scrosci di risate, ma finiti quelli nulla e' come prima. E' difficile spiegare come erano le cose, ma era come vederle per quello che realmente erano, prive dei significati che diamo loro in base all'esperienza (non so se mi sono spiegato). Se chiudevo gli occhi, invece, un arabesco colorato in movimento, tipo caleidoscopio ma di una bellezza inconcepibile, mi si srotolava davanti. La festa, il rumore, il fumo di sigaretta cominciano a darmi noia: un altro amico condivide questo e cosi' usciamo. La citta' (era ormai quasi mattina) era deserta, ogni particolare si stagliava con una precisione mai vista prima, per un po' vaghiamo meravigliati. Dopo circa un'ora le visioni iniziano ad essere veramente costanti (nel senso che ovunque posassimo lo sguardo comparivano arabeschi, senza contare che i suoni e gli odori erano visibili!) quindi rientriamo a casa. La maggior parte della gente aveva sfollato cosi', insieme ad altre 5-6 persone, ci piazziamo sui divani, ogni tanto parliamo ma io ero entrato in una fase introspettiva, in cui ho riconsiderato tutta la mia esistenza fino a quel punto. Nei momenti di distrazione da queste intropezioni era sufficiente chiudere gli occhi per avere visioni simili ai quadri di Bosch, panorami fiamminghi iperparticolareggiati. Tutto questo per due ore o giu di li',non sto a raccontare le mille introspezioni nello specifico. Dopo questa fase siamo andati a fare colazione (era mattina), la tempesta era passata ma le cose brillavano ancora di una luce particolare, era come vederle (specie cose naturali, come fiori, foglie, alberi) in tutta la loro bellezza, una bellezza che normalmente siamo abituati a non considerare a meno di starci davvero attenti. Al rientro e' sopraggiunto il sonno. Non mi vergogno a dire che e' stata una delle esperienze piu' significative della mia vita.

3) Ketamina: esperienza recente (le altre due sono accadute circa 3 anni fa quando ero ancora all'universita). Le coinquiline della mia ragazza (tipiche "fattone") si presentano a casa sua con quella roba. Era molto tardi e quelle venivano da una festa, noi eravamo alzati perche' guardavamo un film. Insomma, si mettono a preparare delle righe. A quel punto la mia curiosita' scientifica prende il sopravvento e chiedo di provare. Quelle si sorprendono molto (diciamo che mi consideravano "il fidanzato dottore" della mia ragazza, super serio, etcetera) ma mi lasciano sniffare una riga grossa (per quel che ne so, diciamo grossa rispetto alle uniche piste che avevo visto in vita mia, quelle in 1) ), . La povere brucia abbastanza, il sapore e' farmacologico. Sul momento nessun effetto, poi mi sento acquoso, come se il corpo si sciogliesse. Mi stendo per terra, mi siedo appoggiando la schiena alla parete. Le ragazze ridono, le vedo piccole, lontane. Ho come la totale percezione dei limiti della mia carne rispetto allo spazio vuoto, e mi sento distaccato. Non propirio "fuori dal corpo" ma quasi, come spettatore esterno. Dopo un po' pero' la cosa finisce (in realta' vedo poi che era passata quasi un'ora ma per me erano 3 minuti). Le ragazze mi chiedono se voglio farne un' altra, ma e' sopraggiunta della nausea (tipo mal di mare) cosi' non la faccio. Per una decina di minuti provo una sensazione di estrema lucidita', nonostante la nausea, poi sopraggiunge il sonno.

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