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Novità

Contenuto Redazionale Firmate la petizione "Il Triangolo Nero - Nessun popolo è illegale"

Contro la discriminazione a la persecuzione degli stranieri.

di cosa si muore in italia?

Secondo i dati diffusi dal Ministero della salute, in occasione della presentazione del programma "Guadagnare salute", la principale causa degli anni di vita persi in disabilità è la droga legale tabacco, che occupa anche la seconda posizione come causa di morte prematura nel nostro paese. Seguono dunque le patologie legate all'errata alimentazione e alla mancanza di attività sportiva, quindi l'abuso della droga legale alcol.

MORTI
1) Ipertensione arteriosa 21,7%
2) Fumo di tabacco 18,8%
3) Ipercolesterolemia 11,1%
4) Sovrappeso/obesità 10%
5) Inattività fisica 5%
6) Basso consumo di frutta e verdura 3,5%
7) Comportamenti sessuali a rischio
8) Abuso di alcol

ANNI DI VITA PERSI IN DISABILITA'
1) Fumo di tabacco 12%
2) Ipertensione arteriosa 8,9%
3) Sovrappeso/obesità 8,4%
4) Abuso di alcol 5,9%
5) Ipercolesterolomia 5,7%
6) Inattività fisica 3,1%
7) Abuso di droghe 2,2%
8) Basso consumo di frutta e verdura 2%

Ricordiamo altresì che secondo la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia

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, nel 2006 in Italia si sono registrati 24.000 decessi per alcol e appena 517 per l'uso di tutte le droghe illegali messe assieme (chiaramente per cannabis ZERO). I morti per tabagismo sono stati invece 80.000.
Si obietterà che l'enorme disparità in termini numerici sia imputabile alle diverse % di utilizzo, però secondo l'ultimo Rapporto dell'Osservatorio epidemiologico sulle tossicodipendenze, a Bologna, a livello giovanile, il consumo di cannabis è addirittura del 5% superiore a quello di alcol.
Nel 2005 i pedoni deceduti in Italia a causa di incidenti stradali sono stati invece 703, ovvero più delle persone morte in conseguenza dell'uso di droghe illegali.

Quella che segue è la prima tabella basata su dati di fatto scientifici relativi al danno causato agli individui e alla società dalle diverse droghe. Elaborata da consulenti del governo inglese, è stata poi ignorata dai ministri per via dei suoi risultati controversi:

1: Eroina
2: Cocaina
3: Barbiturici
4: Metadone di strada
5: Alcol
6: Ketamina
7: Benzodiazepine
8: Amfetamine
9: Tabacco
10: Buprenorfina
11: Cannabis
12: Solventi
13: 4-MTA
14: LSD
15: Metilfenidato
16: Steroidi anabolizzanti
17: GHB
18: Ecstasy
19: Nitrito di alchile
20: Khat

Scarica il testo integrale dello studio in italiano!

fonti:
Droghe: la realtà dei fatti - The Indipendent
Droghe, la hit dei rischi. Legge da rivedere? - Guido Blumir
Alcol e tabacco più pericolosi di cannabis - ANSA

giovani e alcol

Nel 2002, tra gli under 16, si contano 723mila consumatori di bevande alcoliche. Rispetto al 2001 si registra un calo pari al 3,6 %, sostenuto dalle teen-agers (-12,6 %). Fanno però da contraltare le tendenze di medio periodo 1998-2002, mentre per i 15enni e i 16enni si registrano diminuzioni nel numero di consumatori, sono proprio i più giovani, i 14enni, a registrare un incremento del 9,2%. Dati che confermano alcuni studi in cui il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi 3 volte la settimana. Si continua a registrare uno stato d'attenzione anche nel mondo del lavoro, dove ogni anno l'INAIL riceve circa 940.000 denunce di infortuni, con una percentuale dovuta al consumo di alcolici compresa tra il 4 e il 20%, pari a 37.000-188.000 incidenti.

Le "Linee Guida per una sana alimentazione" sono concordi nel definire un limite massimo di consumo giornaliero di bevande alcoliche durante i pasti (mai fuori dai pasti!) che non superi 2-3 bicchieri per gli uomini (20-40 g di alcol) e 1-2 per le donne (10-20 g). Sempre Scafato precisa: "Quantità che vanno ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. Oltre tale limite gli effetti negativi dell'alcol sulla salute prevalgono". Contrariamente alla tradizione mediterranea, si registra poi tra i giovani dai 14 ai 24 anni un'internazionalizzazione dei consumi, con un costante incremento dei consumatori e soprattutto delle consumatrici, al di fuori dei pasti.

Nonostante il consumo medio pro-capite di alcol puro tra i giovani sia diminuito del 37% negli ultimi 20 anni (1981-2003), da circa quattro anni sembra essersi stabilizzato e aver raggiunto un sostanziale plateau a 7,4 litri pro-capite per anno a cui hanno contribuito il forte calo delle vendite (e relativo consumo) del vino (-41,4 %) bilanciato da un incremento nei consumi di birra (+68,1 %). Ciò ha comportato un notevole calo nella mortalità alcol-correlata per le patologie croniche (cirrosi epatica ad es.) ma ha scarsamente influenzato quella relativa agli incidenti stradali o domestici e, in genere, quella relativa alle patologie acute. In base ai dati, si stima che gli alcolisti siano circa un milione, prevalentemente maschi, con un rapporto maschi/femmine di 3 a 1 circa e moltissimi giovani. Gli astemi, infine, nel 2002 presentano per la prima volta nel corso degli ultimi anni un lieve incremento che li riporta ai livelli del 1998, rappresentando il 27,2 % della popolazione (il 39,9 % delle femmine, il 13,4 % dei maschi). 

narcosale & co.

Ultimamente assistiamo all'ennesimo teatrino politico sull'eventualità o meno di creare delle narcosale anche in questo disgraziato paese. Personalmente credo che le opinioni soggettive dei vari Fini, Giovanardi, Mele, Binetti ecc. servano a ben a poco.
Le leggi su queste tematiche dovrebbero a mio giudizio basarsi unicamente sui dati di fatto scientifici, e non sui (pre)giudizi ideologici.
Le narcosale sono una realtà in tutti i paesi civili europei (quindi non in Italia) ed ovunque hanno permesso di ridurre anche del 90% il numero di morti per eroina; per esempio a Francoforte il numero dei morti dopo l'apertura di 5 safe injection rooms si è ridotto da 147 a 28.
Quello che infatti caratterizza l'eroina rispetto ad altre droghe è che questa sostanza ha un antidoto, il naloxone, che se somministrato fa riemergere immediatamente dall'overdose: per cui le persone che si recano nelle narcosale possono contare sulla presenza di personale medico pronto ad intervenire con questo ausilio farmacologico.
Inoltre in tali luoghi viene fornito anche materiale sanitario pulito, evitando quindi lo scambio di siringhe e la conseguente trasmissione di malattie, risparmiando ulteriori drammi ed ulteriori costi sanitari.
Per altro i tossicodipendenti che si recano in queste strutture, anzichè essere criminalizzati ed emarginati, possono contare sulla presenza di psicologi ed assistenti sociali che possono indirizzarli verso programmi di recupero e disintossicazione.
Teniamo inoltre conto del fatto che nei paesi in cui sono state allestite narcosale non si vedono più le scene deprimenti degli anni '80 in cui interi parchi erano cosparsi di siringhe lasciate per terra.
R.A. Wilson, in Sex Drugs & Magick, affronta l'argomento riportando anche alcune statistiche sugli USA: visto che lì vi sono circa 1.600.000 eroinomani, di cui una certa parte è costretta a rubare per procurarsi le dosi, egli stima che il costo per la collettività sia di circa un trilione di dollari all'anno (fra furti, operazioni di polizia, lotta al narcotraffico ecc.).
Ebbene, se a queste persone fosse fornita eroina farmaceutica gratis (che ha dimostrato di essere pure più efficace del metadone nei programmi di disintossicazione), il costo sociale si abbasserebbe ad appena 292 milioni di dollari l'anno! Che potrebbero essere totalmente coperti facendo lavorare i tossicomani iscritti ai programmi di recupero per 2 sole ore al mese per coprire i 15 dollari mensili della dose (i prezzi dell'eroina sono alti solo perchè illegale)!
Esistono ormai narcosale in Australia, Canada, Germania, Inghilterra, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Alcune funzionano a regime, altre solo in via sperimentale.
Il dibattito sulla loro efficacia è tuttora aperto: nonostante i riscontri scientifici appaiano sicuramente positivi, l'incomprensibile avversione morale ed etica di parte dell'opinione pubblica e degli esponenti politici ne frena purtoppo la diffusione.

p.s.
A chi obietterà che la creazione di narcosale provocherebbe la banalizzazione del consumo di eroina, segnalo questa breve lettura, in cui si dimostra come in Svizzera, da quando sono presenti le stanze del consumo, il numero di nuovi eroinomani si è ridotto dell'82%.

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Albert Hoffman sugli psichedelici

“I peculiari effetti psichici delle sostanze psichedeliche consistono in una radicale modificazione di coscienza, in cui il mondo esterno e lo sperimentatore subiscono una profonda trasformazione che può colmare di gioia ma anche di sgomento. (…) I pericoli connessi ad un impiego incontrollato e sconsiderato di queste sostanze consistono nel fatto che l’esperienza profondamente trasformata del mondo interiore ed esterno non può essere assimilata e integrata nel contesto della realtà ordinaria; ciò può causare uno shock psichico fino al crollo psicotico con perdita del senso di realtà, con i rischi connessi di incidenti, e nel peggiore dei casi un danno psichico permanente. Gli indiani hanno ben presto compreso questi pericoli, per cui hanno inserito l’uso di questo tipo di droghe entro un contesto religioso cerimoniale, in cui l’esperienza straordinaria è raccolta e utilizzata in modo sensato. Per costoro gli psichedelici sono droghe sacre.
Chiunque le prenda senza preparazione interna o esterna, senza devozione e digiuno, senza sorveglianza dello sciamano, del curandero, come viene chiamato il sacerdote-guaritore, sarà reso pazzo dalle stesse sostanze, o addirittura verrà ucciso; così pensano gli indiani. Il saggio impiego che gli indiani, basandosi su un’esperienza millenaria, fanno di queste sostanze per loro sacre, dovrebbe servirci da modello per l’uso delle droghe psichedeliche nella nostra società. Con queste non c’è permesso giocare; debbono essere prese sul serio.”

Albert Hoffman, Novembre 1991

Aiuto Tabacco!!!

sono uno ragazzo non italiano inizialmente colpito dal vostro sito e credo che spazi così generici sono utili per raccontare delle nostre esperienze della vita.
adesso abito alle sieci un paesino vicino a firenze ma del tempo mi ritrovavo a bologna e con degli amici non italiani del mio paESE FESTEGGIAVAMO IL COMPLEANNO DI UNO DI NOI. AD UN CERTO PUNTO UN RAGAZZO MI HA OFFERTO UNA SIGARETTA. MI ERA GIA0 SUCCESSO ALTRE VOLTE MA QUELLA VOLTA NON RIRUSCITO A DIRE NO. MA QUESTO TUTTA LA SERA E ANCHE IL GIORNO DOPO. ADESSO SONO TANTI GIORNI E MESI ED IO MI SONO TRASFERITO ALLE SIECI. HO ANCHE CAMBIATO NUMERO DI TELEFNO ma lui contnua a chiamare e io non so più come fare a chi chiedere. a chi chiedre auto? sono passati 1 anno  quasi.  lui continua  a chiamare e chiede. forse pensa che sia una spacciatrote vuole qualcosa in ricambio. non ho mai fumato e non mi era mai successo che uno italiano mi chiamava così tanto. volevo chedere al vostro aiuto se devo accettare la sua risposta. non ho mai fumato niente. lui vuole farmi fumare. perche'? rispondere al suo telefono e chiaro non lo devo fareé?se lui vuole continuare a chiedere mi delude. come posso spiegare una cosa?sono stanco e deluso egli atteggiamenti dlel vosro paese che credo anche il mio paese. grazie del tempo che vi faccio perede,
ciao

psichedelici contro le droghe

Diversi studi hanno dimostrato le potenzialità degli psichedelici nella lotta alle tossicodipendenze... qui sotto espongo in maniera riassuntiva gli esiti della mia ricerca personale

ibogaina--> dipendenza da oppiacei, cocaina, alcol, tabacco
cannabinoidi--> craving da cocaina
lsd--> alcolismo
mescalina--> alcolismo
ketamina--> alcolismo
salvia divinorum--> alcolismo
ayahuasca--> varie forme di tossicodipendenza

fonti:
LA DROGA CONTRO LE DROGHE
IBOGA: COME USCIRE DALLE TOSSICODIPENDENZE IN "SCIOLTEZZA"
TRATTAMENTO DELL'ASTINENZA ACUTA DA OPIODI CON L'IBOGAINA
SEMINARIO IBOGA: Testimonianza metadone + eroina
SEMINARIO IBOGA: Testimonianza alcool + sigarette
RELAZIONE SULL'IBOGAINA
INTERRUZIONE DELLA TOSSICODIPENDENZA CON l'IBOGAINA: 4 STORIE CLINICHE; in ALTROVE n°4
USO MODERATO DI CANNABIS HA UN EFFETTO POSITIVO SUL TRATTAMENTO DELLA DIPENDENZA DA COCAINA
I CANNABINOIDI POTREBBERO RISOLVERE IL CRAVING DA COCAINA
LSD, ALCOOLISMO E TRASCENDENZA
L'LSD NELLA RICERCA E NELLA TERAPIA
L'LSD COME AUSILIARE PER LA PSICOTERAPIA DI ORIENTAMENTO PSICOANALITICO
PEYOTE
TERAPIA PSICHEDELIA CON KETAMINA DELL'ALCOLISMO: EFFICACIA CLINICA E MECCANISMI DI BASE
SALVIA DIVINORUM, UNA PIANTA SACRA POCO NOTA; in ALTROVE n° 8
AYAHUASCA E SCIAMANISMO NELLA TERAPIA DELLA TOSSICODIPENDENZA
AYAHUASCA: LA MEDICINA DELL'ANIMA
L'IMMAGINAZIONE TERAPEUTICA NELLO SCIAMANESIMO AMAZZONICO
TERAPIA PSICHEDELICA
ALLUCINOGENI COME TERAPIA
LE POTENZIALITA' TERAPEUTICHE DEGLI STATI NON ORDINARI DI COSCIENZA
APPLICAZIONI TERAPEUTICHE DEGLI STATI MODIFICATI DI COSCIENZA
LA NUOVA PSICOTERAPIA: MDMA E L'OMBRA

Contenuto Redazionale CAMPAGNA PRO-COCA??

CAMPAGNA PRO-COCA??
Caro Blumir,  sono d'accordo solo in parte con tutto quello che scrivi nel tuo articolo. La distinzione tout court tra droghe leggere e pesanti non è valida sul piano farmacologico. Come d'altra parte (e qui ti do’ pienamente ragione) nulla di scientifico ha lo stralcio fini-giovanardi quando non solo mette tutte le "droghe" nello stesso calderone (come da tantissimi da subito messo in evidenza) ma anche quando considera "droghe", e quindi da prendere in considerazione nella legge stessa, solo quelle sostanze che  la legge stessa considera tali e che semplicemente corrispondono a quelle illegali. Lo stralcio quindi contiene in se stesso un assurdo logico: elenca (nelle tabelle) delle sostanze già "vietate", ne ribadisce l'essenza di droghe e ne ribadisce il divieto. Non tiene quindi minimamente in considerazione quelle sostanze, che "droghe" invece sono, e opus legis le spoglia di fatto di questa essenza.  Queste poi sono le sostanze che, come tu fai notare, e come è noto a tutti, creano dei danni enormi in termini di morti. Di gran lunga più di tutte le altre. In sintesi: dove sono le evidenze scientifiche nella legge?
Purtroppo nella discussione sulle droghe domina il pregiudizio. Certo questo non è l’unico a comandare. Comandano anche gli interessi economici, la ricerca di vantaggi elettorali, la voglia di repressione, la voglia di potere: politico, economico, ideologico, religioso. Ma il pregiudizio fa da padrone. Da tutte le parti. Sia a destra che a sinistra. Sia tra i proibizionisti che tra gli antiproibizionisti. Sia tra i religiosi che tra i laici.  Anche nel mondo, quello scientifico, che dovrebbe esserne esente. Questo dovrebbe solo studiare e osservare. E poi comunicare onestamente il risultato.
Ma torniamo alla prima delle mie osservazioni: non è corretta (tenendo conto della osservazione scientifica) la distinzione tout court tra droghe leggere e pesanti.
Cosa è una droga? Penso che siamo d’accordo sulla definizione che una droga è una sostanza chimica che ha una psicoattività, che da’ dipendenza, che è tossica, che provoca tolleranza. Questa affermazione naturalmente è estremamente grossolana. Per essere un po’ più precisi dovremmo dire che queste caratteristiche sono molto diverse da l’una all’altra, che la tossicità va distinta tra acuta e cronica, che la tossicità varia moltissimo in relazione a tantissimi fattori come la dose, la via di somministrazione, la sensibilità della singola persona, la presenza contemporanea di altre sostanze e tante altre, che la dipendenza varia tanto tra droga e droga, ma anche in base alla motivazione dell’uso, che la tolleranza non sempre c’è, anzi in certi casi è addirittura inversa. Questi sono solo una piccola parte dei fattori di cui dobbiamo tenere conto se vogliamo tentare di fare una classifica di “pericolosità” tra le sostanze che abbia un minimo di veridicità. Cosa ci consente di tagliare grossolanamente il panorama in due: leggere e pesanti? Proviamo a fare una piccola analisi, solo per fare un esempio. Prendiamo in considerazione tre droghe e valutiamone la “pesantezza” e “leggerezza” punto per punto.  Confrontiamo eroina, nicotina e thc. Come è la psicoattività? Sicuramente alta per l’eroina, molto variabile per il thc, molto bassa per la nicotina. La dipendenza? Alta per tutte e tre. Forse su questo punto potremmo mettere in testa alla classifica la nicotina (fino a 40-50 e più autosomministrazioni al giorno!). La tossicità acuta? Altissima per l’eroina, bassa, in termini di mortalità per il thc, bassa nelle normali condizioni di uso, ma in teoria alta per la nicotina. La tossicità cronica? Bassa per l’eroina, alta per la nicotina, alta per il thc (pensiamo ai danni provocati dal fumo che non sono inferiori a quelli che si rischiano fumando le sigarette). Questo giochino lo possiamo fare per tutte le droghe e divertirci a guardare i risultati. Certamente le caratteristiche della cocaina ce la rendono molto facile da classificare! E l’alcool? Parliamone.
So che anche il ragionamento appena fatto resta incompleto e non vuole avere alcuna valenza scientifica anche perché non ha molto senso fare delle classifiche tra gli effetti di sostanze diverse, ma ci aiuta ad avvicinarci un po’ alla realtà. E’ un ragionamento che quindi vuole solo essere un modello diverso rispetto alla grossolana classificazione tra leggere e pesanti. Classificazione che invece da molti è data per scontata. E sa molto di luogo comune.

Mi lascia perplesso quanto dice Blumir rispetto alla campagna condotta da Gianfranco Fini allo scopo di “demonizzare” la cannabis. Mi lascia perplesso per due motivi. Nel mondo dei possibili o attivi utilizzatori di cannabis o cocaina credo che quella campagna non abbia avuto particolari effetti. In buona parte gli utilizzatori di thc non coincidono con quelli di cocaina. Inoltre tale campagna era più spinta alla demonizzazione delle droghe illegali, salvando del tutto quelle legali, almeno dal punto di vista dello stigma sociale. Non dobbiamo infatti dimenticarci della diffusione del divieto del fumo  delle sigarette in quegli anni. Ben più gravi mi sembrano le colpe della “politica” per quanto riguarda l’alcool e il gioco d’azzardo. Mi riferisco alle campagne pubblicitarie martellanti ed ingannevoli che riempiono i mass media. Ma per tornare al tema  centrale di questa riflessione penso che la informazione corretta e completa sia l’arma migliore per non fare campagne pro-coca ma nemmeno pro tutte le altre droghe.

Beppe Grillo sull'omocidio di Aldo Bianzino

Cristo si è fermato a Capanne

Le droghe sono vietate ovunque in Italia tranne che in Parlamento. Il cittadino non parlamentare che fa uso di hashish è un delinquente da punire. Aldo Bianzino è stato arrestato per coltivazione di canapa indiana nel suo orto. Era un falegname. Viveva con la famiglia a Pietralunga, sulle colline vicino a Città di Castello. Nel carcere di Capanne è stato pestato a morte. Il medico legale ha riscontrato 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate. Lascia una moglie e un figlio, aveva 44 anni e non aveva mai fatto male a nessuno. Un fisico esile, capelli biondi come quelli di un altro falegname finito in croce. Aldo è invece finito prima in cella di isolamento e poi al cimitero. E’ stata aperta un’inchiesta per omicidio volontario dal giudice Petrazzini. Il blog seguirà attentamente i prossimi avvenimenti e si recherà a Pietralunga.
La morte di Aldo ha due cause. La prima è la detenzione per chi fa uso di canapa indiana. La seconda l’impunità di chi disonora la divisa e si comporta peggio dei criminali.
La prima ragione è assurda, riempie le carceri di tossicodipendenti e di consumatori occasionali. Giovanardi, compagno di partito di Mele donne-coca-champagne, su questo non è d’accordo, lui vuole quattro anni di carcere per un grammo di hashish (leggi l’intervista).
L’uso di canapa indiana va liberalizzato. Ci sarebbero meno pusher, meno finanziamenti alla criminalità organizzata, non più carceri che scoppiano.
La stessa Cassazione ha ribadito che la mini coltivazione domestica di canapa non costituisce reato se essa “non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico-agrario ovvero imprenditoriale”.
Siamo al ridicolo.
La violenza istituzionale sta diventando un vizio mortale, dopo Aldrovandi, Bolzaneto e Scuola Diaz.
Riporto dal sito Il Pane e le Rose:
“Dunque Aldo è stato sottoposto ad un pestaggio mortale da parte di guardie carcerarie, mentre si trovava in isolamento, probabilmente in conseguenza del fatto di aver dato in escandescenze. Il pestaggio da parte di personale dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia emerge, ancora una volta, essere una pratica corrente all’interno del Carcere per i detenuti che creano problemi. Esso è praticato da personale specializzato che utilizza tecniche professionali finalizzate ad evitare denunce sulla base di superficiali riscontri medico legali. Dobbiamo immaginare nella loro compiutezza formale i dispositivi che stanno dietro questa pratica:
vi sarà un manuale – riservato - dove viene descritta la procedura da seguire nel pestaggio; vi saranno percorsi di formazione con esperti che insegnano la tecnica ed i gesti più opportuni e ne supervisionano la messa a regime, un percorso di training, una valutazione attenta delle attitudini e delle capacità di chi è chiamato ad applicare materialmente, nel lavoro di tutti i giorni, la tecnica..”.
Se quanto riportato fosse vero, suggerisco che il massaggio carcerario sia praticato anche alla popolazione parlamentare che fa uso di droga in aula, in ufficio o negli alberghi della capitale.

Invito tutti a partecipare alla Manifestazione nazionale per Aldo Bianzino a Perugia sabato 10 novembre 2007.

Blog di Beppe Grillo

Nasi e cocaina

Da tuttOggi.info:

 

Rifarsi il naso distrutto dalle sniffate di cocaina, gratis in ospedale o con diecimila euro in una struttura privata oggi  è davvero l'ultima tendenza per i consumatori della polvere bianca, e si sta diffondendo in misura tale che i chirurghi hanno ormai delle vere e proprie liste d'attesa. La segnalazione giunge dal Congresso di Federserd, la federazione degli operatori pubblici delle dipendenze, in corso a Sorrento. Fino a poco tempo fa, i casi di ricostruzione del naso - dicono gli esperti di Federserd - erano rarissimi, uno su cento cocainomani, quasi nessuna donna. E riguardavano per la quasi totalità vip dello spettacolo o manager. Ora la richiesta di questo intervento si è ampliata. Ci sono liste di attesa di cinque mesi in cliniche private e più di un anno e mezzo in ospedale, quasi quanto per una Tac. Non sono più rare le donne, e sono sempre più numerose le persone di tutti i ceti sociali. "Si sniffa cocaina, si vede il naso danneggiato con grande difficoltà nella respirazione - dice Claudio Leonardi, coordinatore del Comitato scientifico di Federserd - si va dal chirurgo plastico per un intervento, si soffre un po' e poi se non si è imparata la lezione e non ci si è curati, si torna a sniffare". (...) "C'é una valvola nel naso - commenta da Roma il professore Ezio Maria Nicodemi, specialista in chirurgia plastica a Tor Vergata - che recita un ruolo cruciale nelle fasi di ispirazione e di espirazione. Quando una persona prende cocaina provoca prima un danno ai tessuti della mucosa nasale e poi, se continua a sniffare, al tessuto cartilagineo che è la componente, anche se in parte, del cosiddetto setto nasale. Con il tempo la cocaina provoca la perforazione della mucosa e della cartilagine".

 

C'è del pulp in tutto questo...

la campagna "pro-coca"

La campagna pro- coca da Fini in poi

Come negli anni '70 è partita la campagna di criminalizzazione dell'erba. Per spianare la strada all'eroina allora, come alla cocaina oggi

di Guido Blumir

Alcol, Italia: 30.000 morti all'anno, 3.000 in incidenti stradali (molti, lavoratori). Tabacco, sigarette: 90.000 morti. Decessi totali alcol e tabacco: 120.000 morti. Due stadi olimpici di morti. Marijuana, Italia: zero morti l'anno. Totale morti alcol e tabacco Italia in 40 anni: 4 milioni e 800 mila. Totale morti marijuana: zero. Morti in Italia di eroina, negli ultimi 30 anni: 20.000. Erano 15.000 dieci anni fa, quando l'allora vice-presidente del Consiglio Walter Veltroni disse, di fronte a questa cifra: è il nostro Vietnam. Ma se l'eroina era/è il nostro Vietnam (15.000 morti), alcol e tabacco - quattro milioni di morti - cosa sono? La terza guerra mondiale?
E' criminale la tesi di chi dice che la cannabis è una droga come le altre: tra la marijuana e l'eroina c'è un abisso. Tra le droghe leggere e le droghe pesanti come alcol e tabacco c'è una voragine. All'inizio degli anni '70, una colossale campagna di stampa promosse la confusione fra droghe leggere e pesanti, aprendo la porta all'eroina, che stava arrivando, ma il cui consumo era limitato a poche centinaia di persone. Con un enorme lavoro di comunicazione siamo riusciti a contenere l'abuso di eroina: se non si fosse fatto quel lavoro, gli eroinomani oggi sarebbero un milione, invece da vent'anni sono fermi a 300 mila.

Da 5 anni è scattata una campagna per ricriminalizzare la marijuana in Italia, presentandola come una droga diventata pesante, come eroina e cocaina. Va detto che questa operazione è stata condotta in prima persona da uno dei massimi leader del centrodestra Gianfranco Fini. E anche Casini gli ha dato un assoluto appoggio. E va detto che invece non sono scesi in campo, con forza comparabile, i principali leader del centrosinistra. Per 5 anni, Fini e i suoi, hanno bombardato in centinaia di ore di trasmissioni radio e tv, con il concetto «la marijuana è diventata una droga pesante». Questo mentre, strutturalmente, per esigenze di consumo e mercato andava allargandosi l'uso di cocaina. La campagna anti-cannabis spalanca la porta (come verso l'eroina negli anni '70) all'imporsi della coca: 4 milioni di persone usano marijuana, altri milioni l'assaggiano e l'assaggeranno. Può piacergli o non piacergli, ma certo verificano di persona che non succede niente di grave. Mezza Italia dà credibilità alle idee di Fini. Dunque, per questi consumatori o potenziali assaggiatori influenzati da questa campagna, anche la cocaina apparirà come qualcosa di poco pericoloso. «No coca, no party». Ed ecco il boom.

Il cavallo di troia della campagna anti-marijuana è stato la teoria della nuova cannabis «pesante», a cui ho dedicato un intero capitolo del mio ultimo libro «Marihuana. Uno scandalo internazionale» (Einaudi). Per l'Osservatorio Europeo nei 25 paesi membri solo il 5% della canapa circolante ha una potenza un po' superiore a quella normale. L'Independent on Sunday di domenica scorsa era disinformato. Dunque, ancora una volta, a distanza di 60 anni dalla geniale campagna del Direttore del Narcotic Bureau Usa sulla «marijuana assassina» (sesso e delitti), c'è ancora nei media chi cade nella diabolica trappola. E' il proibizionismo. Una macchina che continua a funzionare. Per un oscuro farmacologo del Sussex la fama è assicurata se sforna uno studiolino, per quanto abborracciato, da cui emerge che la canapa rende ciechi. Tv a gò gò all'esperto improvvisato che sposa tesi finiane. Un posticino all'Onu, una ricerchina da 200.000 (euro) al prof. Sulla base anche degli ultimi dati siamo pronti, da subito, per una grande campagna di comunicazione e prevenzione che faccia piazza pulita di tutte le sciocchezze e dia a giovani e adulti iinformazioni pulite (non drogate) su tutto: skunk e coca, smart drugs e canne. Jack Daniel's e Marlboro.

sentenza cassazione

Il pronunciamento della Cassazione: la mini coltivazione domestica non costituisce reato se non è a livello imprenditoriale. Respinto il ricorso del procuratore generale di Genova: chiedeva di annullare l'assoluzione accordata a un genovese che aveva alcune piantine sul balcone di casa

Canapa, coltivarla ''a scopo ornamentale'' si può

Roma, 31 ott. (Adnkronos/Ign) - La Cassazione ribadisce che la mini coltivazione domestica di canapa non costituisce reato se essa "non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico-agrario ovvero imprenditoriale". E questo, ricorda piazza Cavour, "per l'assenza di alcuni presupposti, quali la disponibilità del terreno, la sua preparazione, la semina, il governo dello sviluppo delle piante, la disponibilità di locali per la raccolta dei prodotti''.

In questo modo la Sesta sezione penale, con la sentenza 40362, ha respinto il ricorso del procuratore generale di Genova che chiedeva di annullare l'assoluzione accordata a Luciano M., un genovese che sul balcone di casa coltivava alcune piantine di canapa indiana "a scopo ornamentale".

Secondo la Procura genovese, l'uomo doveva essere condannato perché "il legislatore considera pericolosa per la salute pubblica ogni forma di diffusione della droga, e inoltre, non è mai possibile, nel momento in cui la coltivazione è in atto, individuare l'effettiva futura destinazione delle piante in coltivazione". Piazza Cavour ha respinto il ricorso, affermando che "la conforme decisione dei due gradi di merito non lascia dubbi sull'accertamento e sulla valutazione del fatto, né sull'assenza della destinazione all'uso di terzi".

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