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L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.

L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.

Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...

Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà  euforizzanti ed anestetizzanti  procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.

L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti.  ...

L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.

Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...

Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.  
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...

Novità eroina

uscire dal metadone SI PUO'

Mi chiamo Marzia, ho 29 anni, un passato da tossicodipendente di eroina e farmaci (minias, rivotril), un passato tra Sert e qualche mese di comunità... e poi una bruttissima ricaduta durante l'anno appena trascorso.

Ho ricominciato a usare roba (in vena, 1 gr, al giorno, prima brown poi thailandese) il settembre scorso dopo un aborto non troppo volontario, un fidanzato che ha scelto di scappare via dalle responsabilità, un lavoro che non rispecchiava i miei interessi e le mie capacità, una vita in una città che non sentivo mia.

la SOLITUDINE ci porta a fare scelte sbagliate, consapevoli della sofferenza tendiamo a scegliere la strada più facile, infondo chiunque ha usato o usa sostanze psicoattive è consapevole del potere che hanno, "la medicina a tutti i mali" così parlavo dell'eroina.

La scelta seria e profonda di smettere è un passaggio fondamentale: dopo diverse overdose (la thai che gira adesso ricorda pericolosamente la purezza di quella che distrusse varie vite diversi anni fa. basta cercare su google e le notizie dei ragazzi morti nell'ultimo anno sono troppe), dopo aver perso gli amici che mi erano rimasti, dopo gli ultimatum dalla famiglia e la desolazione intorno ho maturato la DECISIONE PROFONDA di smettere.

Conoscendo fin troppo bene la dinamica dei Sert (alzare la terapia fino all'inverosimile, trattarti come un numero, non prendere minimamente in considerazione lo scalaggio veloce e definitivo, trattare il metadone addirittura come un farmaco salva vita: almeno se usi sia met che ero non vai in overdose (SIC!)) ho deciso di affidarmi al 'mercato nero': ho comprato 150 ml di metadone concentrato (750 mg) e me ne sono andata in un posto protetto (cambiato sim al cellulare, con poche persone attorno ma super fidate) ho cominciato la mia guarigione: sono partita da 10 ml (50 mg) e ho scalato 1 ml al giorno per la prima settimana; a 5 ml (25 mg) mi sono fermata qualche giorno, poi ho ricominciato scalando anche solo una tacca della siringa (insulina) con cui misuravo la quantità giornaliera (unico metodo che mi permettesse di tenere sotto controllo la reale quantità).

Insomma, senza tirarla per le lunghe, sono arrivata, una settimana fa, a togliere COMPLETAMENTE la terapia. E adesso, ragazzi, STO BENE, STO MERAVIGLIOSAMENTE BENE: la notte dormo come un ghiro (assumo solo una medicina omeopatica a base di serotonina e melatonina, niente benzodiazepine!), di giorno sono attiva, non accuso dolori (solo le gambe ogni tanto si stancano e i reni fanno un pò male), non sono esageratamente irrascibile nè tantomeno sento il bisogno irrefrenabile di bere o di fumare o di stonarmi in qualsiasi modo (insomma anticraving sì ma fino a un certo punto!)

Il motivo, unico e semplice, x cui non sto male è perchè ho deciso profondamente, nel mio cervello e nella mia coscienza, che NON VOLEVO STARE MALE! Il cervello è tutto! Finchè sei nella merda, ti svegli sudato e dolorante, senti gli amici che ti dicono che non ce la fanno a smettere (con la roba sì, ma col metadone è impossibile) non smetterai mai! SMETTERE SENZA SOFFERENZA E' POSSIBILE, basta volerlo con tutto il cuore e l'anima! (ci sono milioni di testimonianze in tutto il mondo sull'effetto placebo delle sostanze, sia in positivo che in negativo... non vi è capitato neanche una volta di assumere quantità di ero da cavallo e dire 'non mi ha coperto'? bhè, quello è il cervello, il pensiero in negativo... consapevole di questo meccanismo provavo a usarlo in positivo: non posso stare male se sto facendo uno scalaggio 'delicato'!!)

Concludendo ragazzi spero solo che queste mie parole incoraggino qualcuno a fare la stessa scelta: DIFFIDATE DI CHI VI DICE CHE A SMETTERE SI STA MALE, che i DOLORI CONTINUANO X SETTIMANE, che poi magari ti vai a rifare e allora meglio il meta che la roba... CAZZATE! C'è un interesse infinito dietro la nostra sofferenza, c'è una forma mentis occidentale e medicalizzante che ci vuole perfetti e senza nessun tipo di problema: se non ho dormito qualche notte durante lo scalaggio pensavo a tutte quelle persone che ogni tanto accusano insonnia senza aver mai toccato niente.. se avevo dolori alle gambe, ai reni e sudavo pensavo che mi era venuta un pò di febbre... se ero insofferente e pensavo di volermi rifare pensavo che una vita così di merda come quella da tossicodipendente non l'avrei augurata neanche al mio peggior nemico... e allora perchè dovrei auto infliggerla a me stessa?

tutto dura poco, neanche te ne accorgi e sei pulito... e la sensazione che provo adesso, ad aver scalato tutto, ad essere pulita, a poter decidere della mia vita e a sentirmi veramente LIBERA non vale tutti i flash che la merda mi ha portato a provare.

TIRATE FUORI LE PALLE E AFFRONTATE I VOSTRI MOSTRI.

forza e coraggio.

Marzia 

d. è morto

Il 28 giugno è morto l'amico piu caro che avessi al mondo. 7 settimane fa. Lui ha assunto coca e ero insieme per endovena....Io solo eroina, non so specificare la quantità ma era la solita dose, quella di una volta ogni tanto. Entrambi andiamo al sert in cura di suboxone. Abbiamo assunto verso le 11 di sera e poi di nuovo alle 5 tornati a casa , lui ha anche bevuto parecchio. Siamo andati a dormire e la mattina successiva quando volevo svegliarlo l'ho trovato morto. Ci conoscevamo da17 anni ....
Non riuscivo a capire come fosse potuto succedere, adesso leggendo tra le vostre pagine ho capito che quando l' effetto della coca è scemato è subentrata l' overdose di eroina. Stava anche cercando di smettere il subxne ne prendeva meno di 1mg al di'.
Ecco di droga si muore..,.succede sempre agli altri ma è successo a me ed è un dolore immenso x ki resta. X me x sua madre x tutti gli amici.
Mai più non tocchero' più niente mai piu!
Basta una sola volta x morire e io devo vivere per me e x lui. Fare e godere di tutto quello che a lui non è più concesso...

Spero possa servire a qualcuno questa storia....

Un amica

Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard

Il fondatore del team di skater Z-Boys rivoluzionò la specialità negli anni Settanta, e fu protagonista di un documentario sulla trasformazione dello skate, "Dogtown and Z-Boys

 
 
Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard
 

E’ stato stroncato da un infarto improvviso a 53 anni. Jay Adams, pioniere californiano dello skateboard, si trovava in Messico, dove stava trascorrendo una vacanza con la famiglia, la moglie Tracy e i suoi due figli. A dare la notizia la sua manager Susan Ferris, che ha precisato che Jay non aveva mai avuto problemi cardiaci, aggiungendo di “essere sotto choc”. Nato nel 1961 a Venice,California, fondò il team di skater Z-Boys, che rivoluzionò negli anni settanta lo sport, soprattutto nelle acrobazie e nell’estetica, superando i vecchi “trucchi” del decennio precedente e avvicinandone i movimenti a quelli del surf. Adams e gli Z-Boys inaugurarono l’era dell’half-pipe acrobatico.

La leggenda californiana fu protagonista anche di un documentario del 2001, “Dogtown and Z-Boys“, diretto da Stacy Peralta, uno degli ex componenti del gruppo di skater.  Sempre Peralta, quattro anni dopo fu tra gli sceneggiatori del film hollywoodiano “Lords of Dogtown“, diretto da Catherine Hardwicke. Nel film si racconta la rivoluzione del mondo dello skateboard fatta negli anni Settanta dagli Z-Boys, che in quel periodo hanno contaminato la disciplina con le acrobazie del surf. “Lords of Dowtown” ricorda anche le spettacolari discese del gruppo di amici nelle piscine dei ricchi diBeverly Hills, svuotate dalla siccità del 1975.

Adams ha avuto gravi problemi legali e fu accusato di istigazione all’omicidio per l’aggressione a un ragazzo omosessuale, Dan Bradbury, che morì per un pestaggio nel 1982 a Los Angeles. Non sono mancati neppure problemi di droga: negli anni novanta Jay Adams attraversò il lungo tunnel dell’eroina, dopo la morte violenta del fratello e, nello stesso anno, il decesso di entrambi i genitori.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/16/usa-muore-a-53-anni-jay-adams-pioniere-e-leggenda-mondiale-dello-skateboard/1092161/

Detenuti tossicodipendenti in comunita' d'accoglienza. Regione Toscana

 I detenuti con diagnosi di tossico-alcoldipendenza potranno accedere alle misure alternative al carcere ed essere accolti nelle strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana). Un intervento straordinario che coinvolgerà tra 50 e 60 detenuti toscani, e per il quale la Regione destina un finanziamento di 1 milione e 500mila euro per il biennio 2014-2015. L'intervento è previsto da una delibera approvata recentemente dalla giunta su proposta dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni. Nel dicembre 2013, Regione Toscana, Ministero della giustizia, Tribunale di sorveglianza di Firenze e Anci Toscana avevano siglato un protocollo tematico per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione detenuta: tra le varie azioni previste dal protocollo, anche la messa in atto di misure finalizzate al recupero e al reinserimento di detenuti con problemi legati alla dipendenza da sostanze.
Alle misure alternative, riconosciute dalla competente autorità giudiziaria, potranno accedere quei detenuti per i quali sia stata formulata la diagnosi di tossico-alcoldipendenza e il relativo piano terapeutico-assistenziale da parte dei Servizi per le dipendenze delle Asl toscane. Ad accogliere i detenuti, in regime residenziale, saranno le strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana), che realizzeranno il programma terapeutico-assistenziale finalizzato al loro reinserimento. Un gruppo di lavoro, costituito da esperti del Tribunale di sorveglianza di Firenze, del Prap (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e dei competenti settori dell'assessorato, definirà le procedure per l'attivazione di questi percorsi; individuerà la lista dei detenuti da inserire in questi percorsi (50-60 persone); definirà la ripartizione delle risorse da destinare alle Asl; monitorerà il corretto svolgimento degli interventi e ne rileverà i risultati.

ADUC Droghe

Ero: no grazie!!

Buongiorno, stamattina devo dire che mi sento ispirata e vorrei brevemente raccontare la mia esperienza, che ormai risale al lontano 2008. Vacanza al mare con la famiglia, con molta fatica riesco a conoscere un gruppo di amici con cui mi trovo parecchio bene. Giá a quei tempi consumavo hashish e marijuana quasi regolarmente. Un pomeriggio ci si mette d'accordo per mettere insieme i soldi e acquistar da fumare. D'accordo, metto i miei 10 € e attendo il ritorno del nostro amico, il quale poco dopo si ripresenta con bag di eroina!! Tutti felici e d'accordo....tranne me! Ho protestato per riavere indietro i soldi indietro e si è presto creata una pesante discussione che ha portato al mio allontanamento dal gruppo. Ho passato il resto dell'estate in casa, tuttavia oggi se mi guardo indietro penso che sia stata una scelta che mi ha salvato la vita, considerando come si sono ridotti alcuni di loro col passare degli anni....!!!

Morale della storia: mai fare qualcosa che non ci si sente di fare per seguire il gruppo degli amici.... l'eroina non è un gioco, basta leggere le storie che sono su questo sito per capirne la pericolositá !!!

- J

Consumo eroina tra giovani. +37% a Roma

 Nella Capitale, soprattutto nel periodo estivo, è allarme per la crescita significativa del consumo di eroina tra la popolazione giovanile. I dati del CEIS di Don Picchi parlano di una crescita netta in tre anni del consumo di eroina pari al37%, che vedrebbe oltre 50.000 persone a Roma tra i 13 e i 48 anni cadere nell'utilizzo di questa sostanza, a dispetto di una diminuzione del numero di consumatori di cocaina -7%.
Sono questi i dati allarmanti lanciati dal Ceis di Don Picchi che emergono da un'indagine realizzata sul tema delle dipendenze da sostanze stupefacenti. I dati raccolti dal 2011 ad oggi, intervistando più di 9.500 adolescenti, con età compresa tra 12 i 18 anni, mostrano come il primo contatto con la droga avvenga in età sempre più precoce, poiché è venuto completamente a mancare un orientamento alla prevenzione.
All’uso dell’eroina occorre aggiungere che tre ragazzi su cinque hanno provato almeno una volta le nuove droghe sintetiche, che rappresentano oggi il 70% del consumo nel mercato italiano percentuale in costante aumento con 108 nuove sostanze psicoattive introdotte in Europa nel 2012 e non riconosciute illegali.
"I ragazzi, non trovando nelle istituzioni come la scuola e la famiglia un interlocutore adatto, ci hanno manifestato la loro difficoltà a trovare un qualcuno con cui affrontare questa tipologia di problematiche - spiega Roberto Mineo, presidente del CEIS Don Picchi - e questo senso di smarrimento legato a un generalizzato e progressivo abbandono delle regole e la mancanza di ideali e valori, li porta ad avvicinarsi a questo tipo di trasgressione sempre più presto".
"Un milione di sequestri di droghe illecite in Europa - continua Mineo - mostrano come questo business sia ancora fortissimamente diffuso e metta in pericolo i nostri giovani. La nostra vita frenetica, legata alla difficoltà di trovare momenti in cui realizzarsi, porterà a riutilizzare la madre di tutte le droghe, l'eroina, che, a differenza di altre sostanze fa cadere in uno stato di torpore dei sensi e di rilassamento, ma crea dipendenza sin dal primo utilizzo. Questa nuova tendenza andrà a colpire in particolare i giovani privi di ogni tipo d'informazione e tutela, ma già da tempo il Centro Italiano di Solidarietà don Mario Picchi si è allertato, e abbiamo messo in atto degli strumenti di prevenzione".

Metadone e barbiturici, così i malati cronici diventano soci dei mercanti di droga

Il tossicodipendente esce dal Sert con i suoi flaconi di metadone, ma non li utilizza per disintossicarsi. Li rivende, due euro il pezzo, al pusher georgiano, che ne farà componente per le nuove droghe sulla piazza barese. Combinato con la cocaina, proprio come prima si faceva per l'eroina, o ancor meglio con le pillole di tranquillanti, che arrivano da un altro canale. Piazza Umberto, coacervo di nazionalità, in gran parte extracomunitari, ma anche georgiani e romeni: nei giardini, tra le panchine e i giochini dei bambini, fiorisce lo spaccio di vecchie e nuove sostanze stupefacenti. Per qualsiasi richiesta ed esigenza, dalla marijuana per i giovanissimi all'eroina degli incalliti, fino alla cocaina delle serate, il mercato è molto fornito. Ma soprattutto in continua evoluzione in termini di offerta.

Ed è qui che i georgiani incontrano chi fornisce loro il metadone o i farmaci calmanti: nel secondo caso, si tratta di insospettabili baresi, muniti di regolare ricetta, che finiscono per diventare soci in affari dei mercanti di morte. Sono cittadini normali, pazienti di medici che regolarmente prescrivono terapie a base di benzodiazepine o di oppiacei, ben lontani dal sospetto che i medicinali possano diventare fonte di guadagno. E così, ritirano più scatole in farmacia, pagando solo il ticket. Rivendono poi le singole pillole, seguendo un doppio tariffario, a seconda della giornata: 2 euro ciascuna, il lunedì e martedì, per poi passare a 5 euro dal mercoledì alla domenica.

Il mix così ottenuto viene assunto dagli stessi georgiani o rivenduto ai frequentatori del nuovo market della droga. Una piazza, quella a pochi passi dalla stazione, dove anche i più giovani trovano la "novità": marijuana, di varia qualità e costi, "bagnata" col metadone. Il farmaco, in sostanza, potenzia l'effetto dello stupefacente, annullandone le conseguenze più fastidiose.

Non mancano hashish e cocaina, il cui mercato è affidato agli africani, componenti di una ramificata organizzazione di spacciatori, che hanno all'interno del Cara (il centro richiedenti asilo politico di Bari Palese) la loro base operativa. È lì che, secondo alcune indagini, arriva da Napoli il carico di marijuana e cocaina (in misura minore), per poi essere spacchettato e suddiviso in dosi da spacciare nelle piazze baresi. La vendita di sostanza stupefacente sul territorio, finora esclusivo appannaggio dei clan baresi, è stata infatti parzialmente ceduta in subappalto agli immigrati, che in cambio pagano alle organizzazioni una tangente per ogni piazza occupata. Incluso
piazza Umberto.

Ma lo spaccio a Bari è la parte terminale di molteplici rotte, non solo quella italiana che viaggia su gomma. Come evidenziano i numerosi sequestri effettuati dalle forze dell'ordine al porto di Bari. E come conferma l'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (i dati si riferiscono al periodo compreso fra luglio 2012 e giugno 2013), "nel settore del traffico dell'eroina e della cannabis i sodalizi pugliesi continuano ad assicurarsi l'accesso ai canali di rifornimento della droga, grazie ai consolidati rapporti con organizzazioni per lo più di matrice albanese". E conferma: "Per le forniture di cocaina, i gruppi pugliesi sono certamente in posizione sottordinata, tanto che sono i clan camorristici a rappresentare il loro principale canale di approvvigionamento".

Tanta droga, di vario tipo, che intossica la regione intera: "Mentre i sequestri di marijuana avvenuti in Puglia, tra Manfredonia, Bari e il Salento, sono in senso assoluto i più rilevanti avvenuti in Italia - si legge ancora nella relazione anche quelli di eroina sono ai primi posti a livello nazionale, insieme a quelli marchigiani e veneti". Trafficanti senza l'ombra di uno scrupolo, i cui volti si confondono nei numeri: 210 quelli scoperti nell'ultimo anno dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari (che comprende anche parte del foggiano), 302 quelli indagati dalla Dda di Lecce, storico territorio di azione della Sacra corona unita.

bari.repubblica.it/cronaca/2014/07/14/news/droga-91517325/

Due morti in tre giorni a Firenze. Aspettiamo i prossimi? Appello al Comune per una narcosala

   Due morti a Firenze per overdose di eroina nel giro di tre giorni, un uomo di 43 anni trovato in casa dalla moglie l'11 luglio e, il 13 luglio, un altro di 23 anni trovato da un amico che lo ospitava. Inutile per entrambi la corsa in ospedale, mentre tra le ipotesi degli investigatori anche quella di una partita di droga troppo pura Un “déjà-vu” che, con molta probabilita', rivedremo anche in prossimi periodi. Nel frattempo? Niente! Si puo' solo sperare che i regolamentatori del mercato clandestino, illegale e criminale -l'unico mercato oggi esistente- siano magnanimi e non inseriscano in questo mercato prodotti sempre piu' puri e, teoricamente, piu' letali. I due tossicodipendenti morti sono, a nostro avviso, due malati che come tali andrebbero trattati. Ma, nonostante i servizi sanitari in merito a Firenze -e non solo- ci sono (SerT), queste due persone sono morte. Un incidente o un servizio sanitario insufficiente? Non lo sappiamo, ma sta di fatto che queste due persone malate sono morte perche' non hanno fatto riferimento alle strutture sanitarie pubbliche esistenti, ma hanno cercato un rimedio alla loro malattia andando a cercarsi altrove il proprio “farmaco”. Cosa dobbiamo fare di fronte a questa realta'? Allo stato dei fatti possiamo solo sperare che l'autorita' di polizia individui i trafficanti di morte che hanno immesso nel mercato questa eroina piu' potente, e riporre altrettanta speranza che questo possa servire a qualche cosa.... cioe', aspettiamo le prossime vittime, perche' i trafficanti di morte non si faranno certo intimidire da qualche ipotetico arresto, cosi' come i malati non si prenderanno paura per cio' che e' capitato ad altri come loro. 
Noi pero' non ci rassegniamo e, pur auspicando che le normative in materia di droga cambino radicalmente cosi' come anche impostoci da una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge che ci siamo tenuti per otto anni (la Fini-Giovanardi), non possiamo attendere oltre. Il legislatore e' lento e deve far fronte a numerosi veti incrociati di spocchia culturale e medica. Il Comune di Firenze potrebbe intanto intervenire e per questo gli rivolgiamo un appello. Non si tratta di sostituire la normativa comunale con quella nazionale (che, al momento, non c'e'), ma di prendere un'iniziativa, forzando un po' le norme attuali, cosi' come sta facendo il Comune di Parigi, come ha fatto il Comune di Madrid, quello di Zurigo, di Liverpool e diversi Comuni tedeschi e canadesi: stiamo parlando delle cosiddette narcosale, cioe' presidi sanitari sotto il controllo del SSN dove, chi vuole iniettarsi il proprio veleno lo puo' fare, in un ambiente sanitariamente protetto e sorvegliato e dopo aver fatto analizzare la sostanza a degli esperti presenti nella stessa narcosala, esperti che, ovviamente, non hanno niente a che fare con chi ha venduto la droga al malato. Un rimedio che automaticamente salvera' alcuni di questi malati? Non lo sappiamo, ma sicuramente e' una opportunita' a cui non dovremmo rinunciare. Un gesto di civilta' sanitaria, giuridica e umana per avvicinare il servizio sanitario a chi ne ha piu' bisogno. Aspettiamo fiduciosi una reazione da parte delle nostre autorita' sanitarie comunali.

ADUC Droghe

La mia esperienza

Ciao a tutti,

sono utente di questo sito ormai da un po', lo leggevo da tempo in quanto mi sono sempre preoccupato di informarmi scientificamente su ciò che assumevo o curiosando a confrontare le mie esperienze con quelle di tanti altri giovani o non qui.

Sono un ragazzo di quasi 27 anni.

Ho un padre che ha un serio problema di gioco d'azzardo patologico, fino da quando ero bambino. che ha causato seri problemi in famiglia sia economici che relazionali.

In qualche maniera sono stato sempre un tossicodipendente. In adolescenza mi facevo di me stesso, attento com'ero a curare il mio narcisismo, sempre vestito alla perfezione con le migliori firme, mai un dettaglio fuori posto. 

Finita la scuola con alcuni dei miei amici cominciai a fumare Cannabis e ne fui un assiduo consumatore (Anche 1-2 gr al giorno di marijuana o hashish) per molti anni fino a che il piacevole effetto che mi dava non si tramutò in uno spiacevole stato d'ansia con tachicardia. Da lì non smisi totalmente di fumare ma il mio consumo si è ridotto a qualche tiro una tantum quando qualcuno me "la passa". In concomitanza con questo cambiamento avevo cominciato a conoscere il mondo degli stimolanti, la cocaina, l'mdma.. 

La cocaina non è mi è mai piaciuta in quanto mi rendeva troppo nervoso.

Quando provai l'mdma credevo d'aver trovato la sostanza migliore del mondo, la droga della felicità.. Ricordo che le prime assunzioni mi rimasero così piacevolmente impresse nella mente che dopo un po', complice l'essermi findanzato con una ragazza di bologna che poteva rimediarla più facilmente di me, cominciai ad usarla molto frequentemente fino a 1-2 volte alla settimana.

Anche i piacevoli effetti di questa sostanza cominciavano però (ma più rapidamente rispetto alla cannabis) a sortire sempre meno l'effetto desiderato e a lasciare postumi sempre più pesanti. Ne ridussi l'uso, continuai comunque la mia vita di viveur tra alcool, feste e qualche sostanza una tantum.. finchè un giorno non mi venne presentata lei, colei che viene definita la regina di tutte le droghe. La roba. L'eroina.

La sniffai e si mostrò perfettamente compatibile con ciò che stavo cercando, rispetto agli stimolanti o alla cannabis, essa era in grado di equilibrare tutto allo stato di normalità, tutto andava bene con lei in corpo, non c'era ansia, non c'era agitazione, tutto ciò che la mia vita pesante e incompleta comportava sembrava messo in secondo.. anzi che secondo.. terzo piano.. sembrava tutto così risolvibile e avevo in me una serenità tale da farmi sentire dopo tempo. BENE.

E continuai. 1-2 volte a settimana. Poi 3. poi 4. poi tutti i giorni. Nel frattempo s'affacciavano anche i primi sintomi più ch'altro psicologici di quanto non c'era. Aumentata ansia, irritabilità. E quando l'assumevo anche gli effetti spiacevoli svanivano.. Sta di fatto che m'impaurii, entrai volontario al sert. Mi diedero il metadone e mi scordai l'eroina per qualche giorno.. nel frattempo divenni dipendente dal metadone...

E' passato un anno e mezzo. Sono stato lunghi periodi senza toccarla minimamente e da 40 mg di metadone sono passato ad assumerne 10 finchè non ho fatto induzione con il suboxone. Purtroppo a differenza di tanti altri interventi qui: io non sono affatto pronto a smettere.. seppur non sono in una situazione grave..  4-6 mg di buprenorfina mi coprono alla perfezione, la voglia di andare a comprare la roba per sballarmi è sempre dietro l'angolo.. e so perfettamente che non riesco ad immaginare una serata al top senza di lei..

non sò come evolverà la mia storia.. ma se a qualcuno può essere stata utile per capire o prevenire magari.. se volete potete contattarmi anche in privato. ;) grazie

astinenza

sudorazione,ansia,dolori muscolari,sindrome psichiatrica,noia,paranoia,irrequietezza,a tratti sonnolenza,erezione protratta,eiaculazioni spontanee,senso di abbandono solitudine impotenza oddio come sto' non mi ripiglio piu',nozione sballata del tempo un minuto non passa mai come possono passare 40 giorni,stitichezza e diarrea inappetenza crampi allo stomaco,sensazione di vomito nausea etc etc.                                                                  povero diavolo che pena mi fa' avanti il prossimo ti lascio il posto mio                               

Onu, coltivazione oppio ai massimi livelli dal 1998

 (ASCA) – Roma, – La produzione di oppio ha raggiunto i livelli piu’ alti da 16 anni a questa parte, in particolare in Afghanistan, dove l’area utilizzata per la coltivazione del papavero e’ cresciuta del 36%. In Myanmar, che insieme all’Afghanistan copre il 90% della produzione mondiale, le zone dove si coltiva l’oppio sono cresciute del 13,5%.

I dati sono contenuti nel rapporto annuale dell’UNODC, l’agenzia dell’Onu contro la droga e la criminalita’ organizzata, secondo la quale la coltivazione del papavero interessa oggi oltre 296 mila ettari, “l’area piu’ grande dal 1998, l’anno in cui sono iniziate le stime”.

Con i militari americani e della Nato che lasceranno il paese alla fine dell’anno, i contadini afgani hanno cominciato a coltivare nuovamente il papavero. Come conseguenza, ha spiegato il capo dell’UNODC Yury Fedotov, anche la produzione di eroina e’ tornata ai livelli piu’ alti visti nel 2008 e nel 2011. (fonte AFP).

Questa è una notizia dell’agenzia Asca.

USA: evoluzione nell’uso dell’eroina negli ultimi 50 anni

 

  Fonte: JAMA Psychiatry 
Titolo originale e autori: TJ Cicero, MS Ellis, HL Surratt et al, The Changing Face of Heroin Use in the United States.-JAMA Psychiatry, 2014; DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2014.366 Negli ultimi cinquant’anni, l’epidemiologia relativa all’uso di eroina negli USA ha subito alcuni cambiamenti rispetto all’età media d’inizio d’uso, la provenienza di chi ne fa uso, e le abitudini di consumo. 
Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis e pubblicato su JAMA Psychiatry il 28 maggio scorso. 
La ricerca è stata condotta negli USA su un campione di 9000 soggetti adulti, con problematiche di dipendenza da eroina, antidolorifici oppioidi o da narcotici analgesici, in cura presso 150 centri per il trattamento delle dipendenze sparsi per tutto il Paese. Ai soggetti sono stati somministrati vari questionari tra il 2010 e il 2013, tesi ad identificare le relative abitudini di consumo, il sesso, la provenienza e l’età di inizio d’uso di tali sostanze. I risultati sono stati poi messi a confronto con dati epidemiologici disponibili relativi agli anni ’60 e ’70. 
In generale, 2800 pazienti hanno dichiarato di usare l’eroina come principale sostanza stupefacente e di prediligerla data la sua facile reperibilità, il suo prezzo relativamente basso rispetto ad altre droghe (o medicinali), lo sballo che può dare e la facilità con cui può essere assunta. Inoltre, il 75% di chi consuma oggi eroina ha detto di aver provato come prima droga, farmaci oppiacei con obbligo di ricetta. 
Altri dati emersi dalla ricerca hanno evidenziato che l’età media di inizio d’uso dell’eroina è aumentata rispetto agli anni ’60 e 70, 23 anni oggi rispetto ai 16 anni di quaranta/cinquant’ anni fa. 
Infine, chi usa eroina oggi viene soprattutto da aree suburbane o rurali mentre prima gli eroinomani erano soprattutto persone che vivevano in aree metropolitane. 
Questa evoluzione nell’epidemiologia e nelle abitudini d’uso, concludono i ricercatori, evidenzia l’importanza che vengano elaborate nuove strategie di lotta all’uso di oppiacei, obiettivo che si potrà raggiungere solo attraverso lo studio di pazienti dipendenti inseriti in programmi di riabilitazione. 
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