Back to top

Per chi ha vicino una persona tossicodipendente e non sa cosa fare

Voto 
+
-441
-

Sono uscita da una relazione con una persona tossicodipendente ormai 3 anni fa ma torno sul forum con costanza settimanale e leggo quasi tutto, sicuramente tutto quello che riguarda l'eroina, la cocaina, il metadone. Se qualcuno sa intuire meglio di me perché lo faccio sono felice di sapere cosa ci vedete. Sono stata una crocerossina, ho sperimentato con le sostanze molto più dopo aver chiuso con il mio ex e oggi mi sento più o meno libera, ma ho paura, e credo di venire qui così spesso per non sentirmi sola.

6 anni fa ho iniziato una relazione con una persona dipendente da eroina e cocaina, in vena, spesso fatte insieme, e l'ho conclusa dopo quasi 3 anni. Mi dispiace, dovrò fare una lunga premessa personale, ma poi arrivo al sodo. Il punto di questo post è che vorrei parlare alle persone che come me sono finite qui sul sito perché sono legate emotivamente a una persona tossicodipendente e per mettere insieme tutti i pezzi per dire: LASCIA STARE SUBITO, O MEGLIO, IL PRIMA POSSIBILE, OGNI VOLTA CHE HAI UN DUBBIO LA VERITÀ È LA PEGGIORE DELLE POSSIBILITÀ (e questo voglio ribadirlo mille volte, perché io qui sul forum cercavo questo, una risposta ai miei dubbi: no, non è possibile che quella motivazione un po' bislacca sia una motivazione, ti sta mentendo, e sticazzi se lo fa per se stesso o per proteggere te, il punto è che tu in quella situazione non puoi fare nulla. e dopo anni e anni di lettura del forum sono abbastanza sicura che le persone che lottano con la tossicodipendenza non si offenderanno per le mie parole e riconosceranno invece che i tentativi maldestri e ingenui di persone comuni, come me, per aiutare chi si fa di eroina e cocaina non servono assolutamente a un cazzo, anzi, magari protraggono l'alibi che qualcosa sta andando meglio e c'è della gioia, ma non saranno MAI i piccoli momenti "sani" a risolvere un problema così grande).

Penso di dover condividere la mia storia perché se mai qualcuno che sta passando quello che ho passato io cerca una risposta possa trovare nel mio racconto un qualche appiglio.

Dopo un lungo periodo all'estero, dove mi sono inventata lavori vari legati ai miei interessi ma che mi davano la sussistenza minima, sono tornata a vivere in Italia, nella città dove ho fatto l'università e con la possibilità di lavorare nell'azienda familiare facendo un lavoro legato ai miei interessi (tanto lavoro, anche 50/60 ore alla settimana, pagato una miseria, ma era una fortuna unica poterlo fare considerata la situazione del 2015 per una trentenne). Questo lo dico perché credo sia la mia premessa di frustrazione personale che ha portato a tutto il resto.

Immediatamente mi lego a un ragazzo palesemente problematico, non c'erano dubbi, non stava bene, ma alla fine anche io non vedevo chiaramente il confine tra svago, responsabilità di lavoro, relax, sfascio, blackout. Ho sempre sofferto tantissimo la mia dipendenza dall'alcol, iniziata più o meno verso i 15 anni, ma nel tempo nonostante i casini e i tentativi di "smettere" avevo deciso di prendere per buono il fatto che riuscivo a bere come una disperata (all'inizio per aiutare la mia timidezza e violare le regole dei miei genitori, poi come routine relazionale) e "gestire" molto bene il rapporto con le richieste del mondo (università, lavoretti per avere un po' di soldi extra oltre all'aiuto che mi davano i miei per studiare, tentativi vari di crescita professionale, poi con il lavoro vero e proprio). Sapevo perfettamente di avere un problema e negli anni ho chiesto aiuto a fidanzati, amici e una psicoterapeuta ma nessuno mi prendeva sul serio. Pareva essere parte della mia personalità. Super voti, super idee, super iniziative, super risultati al lavoro, qual è il problema se sei sempre ubriaca la sera? Onestamente è strano. Penso di essere capitata in una congiuntura in cui essere un po' sopra le righe era rispettato e sono sicura che tutti vedessero che non ero ok, ma tuttora le stesse persone hanno una tale fiducia in me che questo "problemino" rimane collaterale. Sei fatta così! La mia dipendenza è un tratto caratteriale.

Ho conosciuto il mio ex ragazzo a una serata, eravamo tutti su di giri, ma non c'era stato esplicito riferimento o consumo di sostanze. Poi mano a mano che tra noi nasceva qualcosa notavo che beveva Tennents alle 5 del pomeriggio, usava il telefono istericamente e cambiava programmi in continuazione, ma a me quell'inaffidabilità sembrava leggerezza. Le cose vanno avanti finché una sera si alza dal letto, va in un'altra stanza, fa dei versi strani e torna con un buco sul braccio. Mi veniva da vomitare ed ero terrorizzata, ma anche troppo ubriaca e stanca per fare nulla. Il giorno dopo fuggo da casa sua in preda all'ansia e penso sia finita. Lì inizia la "storia d'amore". Per quasi tre anni l'ho accompagnato, supportato in mille modi: ho smesso di usare qualsiasi sostanza, ho ridotto drasticamente l'uso di alcol, l'ho incoraggiato a entrare in un programma per farsi aiutare, in parte al Sert in parte in un centro privato con incontri privati e di gruppo con psicoterapeute, partecipavo a incontri privati con le sue psicologhe, regali costosi per supportare le sue passioni, rapporti con la famiglia, traslochi vari, viaggi, ecc. Mille tentativi per aiutarlo a uscirne, ma lui in ogni modo e a ogni costo ha sempre continuato a farsi e io l'ho capito veramente solo anni dopo la fine della nostra relazione. Quando le psicologhe mi dissero "è una situazione veramente estrema, rifletti sul fatto che una persona che decide di accompagnare qualcuno in questo percorso ha qualcosa da esaminare in sé" io sapevo di aver bisogno di aiuto ma tutta la mia energia era riservata a mantenere la mia vita in piedi (lavorare) e sostenere lui.

Ci sono stati episodi di violenza, come essere sbattuta fuori da una macchina e perdere sangue dal naso o vedere le mie cose buttate giù dalle scale, questi i casi più estremi, ma io pensavo che "cazzo è fuori di lui, non è lui, sono ferita, ma non è lui" e quindi continuavo a dargli fiducia perché volevo aiutarlo. La verità è che, al di là di tutte le giustificazioni che lui portava a questa condizione di disagio "affrontato" con queste modalità estreme, lui non traeva nessun giovamento dalla mia presenza, non era aiutato dai miei perdoni, dai miei ragionamenti, dalle mille occasioni gioiose e positive che gli offrivo, perché non sarà mai una fidanzata-compagna ben intenzionata che ti tira fuori una persona da 1) una dipendenza fisica e psicologica da sostanze mega-invasive 2) un trascorso personale che ti porta ad abusare.

Io persisto nel mio abuso di alcol, anche se nel tempo è cambiato perché la mia vita ha una prospettiva sempre più complessa a livello lavorativo e familiare (ho un compagno e una bambina), ma vedo una psicoterapeuta ogni lunedì da 6 mesi ormai e non parliamo mai di questa storia (solo la volta in cui uscito dalla comunità è tornato a scrivermi con toni passivo-aggressivi che mi hanno fatta impazzire di risentimento e rabbia), ma lavoriamo sulle mie ansie e, a volte, sul perché bevo così tanto, sul perché ho "paura" di andare a dormire e bevo per allontanare sempre più quel momento.

Ho tantissimi racconti tremendi sulla cocaina e sull'eroina, fumata, in vena, comprata, arrangiata, sulle ricerche del fidanzato "disperso", su cose che mi sono sparite ed ero sicura di averle perse io, su scuse che ho cercato di giustificare in ogni modo. Se qualcuno ha bisogno di capire in che situazione è penso questo forum possa aiutare a rispondere a un sacco di dubbi (perché tantissime delle persone che combattono con la propria tossicodipendenza qui possono veramente dare il punto di vista del tuo compagno/della tua compagna) e ci sono professionisti che sanno come funzioniamo e come tentare di aiutarci.

 

 

Commenti

Ciao,

Ciao,

tendenzialmente sono d'accordo con te, ma con le dovute eccezioni.

Non tutti i iTD rubano, non tutti sono violenti e non tutti sono indifferenti ad una motivazione come una famiglia per smettere.

Tu ne sei un esempio, essere alcoolizzati o TD non cambia molto, eppure tu lavori e tieni contatti con la vita "normale", hai una famiglia e dei figli.

Io credo che chiunque meriti di essere aiutato, ma che al tempo stesso chiunque meriti di più di una persona che ne approfitti e non voglia smettere. Bisogna saper rendersi conto di chi si ha davanti.

Un saluto

Ciao, grazie della risposta,

Ciao, grazie della risposta, mi hai fatto pensare. Solo poco tempo fa sono riuscita a dirmi che lui non era una bella persona di suo e che il perenne vittimismo era forse la sua personalità, più che una conseguenza della tossicodipendenza. Prima invece per me il meccanismo era "persona fragile" --> abuso --> "persona distorta non per responsabilità sua", quindi alla fine andava bene tutto, perché non dipendeva da lui. Ma tirandomi in mezzo come esempio, come giustamente fai, vedo in effetti più chiaramente la differenza. Sono stata sicuramente sgradevole tante volte nella mia ubriachezza ma forse considerato che nessuno ha mai pensato che dovessi affrontare questa cosa seriamente vuol dire che non ho fatto tanto male agli altri? Sono sempre molto severa con me stessa e mi sento a disagio a scrivere pubblicamente che forse non sono stata così pessima con gli altri, ma mi chiedo se in fondo la paura di cui ho scritto l'altro giorno non sia la paura di essere come il mio ex e di essere a un certo punto smascherata. Allo stesso tempo io so di essere affidabile. Mi rincuora in un certo senso quindi quello che scrivi, che non è la dipendenza in sé e per sé che ti rende peggio di quello che potresti essere sobrio, che sei sempre tu. Mi rimane la domanda su quale sarebbe stato quindi il consiglio giusto (quale il consiglio che sarei stata in grado di ascoltare e capire) per farmi allontanare da quella persona prima che mi devastasse così tanto mentalmente e fisicamente. Qual è il consiglio giusto per chi si trova in una situazione simile e prende la tossicodipendenza per "il problema", quando è la persona che ha di fronte che non va bene per lei (e quindi sicuramente non può fare nulla per aiutarla).

 

Certo, da come racconti credo

Certo, da come racconti credo che tu sia una persona onesta, che non ha mai danneggiato (direttamente) gli altri.

Dico direttamente perché, anche io ho avuto problemi di tossicodipendenza, e anche io come te ho sempre studiato, lavorato, avuto una seconda vita rispettabilissima. Ero addirittura sposato e sono riuscito per tanti anni a nascondere persino a lei la mia dipendenza (almeno in parte).

Però indirettamente, indipendentemente da come ci comportiamo, tenendo un comportamente autolesionista, danneggiamo, creando dolore e sofferenza, le persone che ci vogliono bene. 

Pensa ad una madre, come può essere felice sapendo che il proprio figlio/a, anche se perfettamente inserito nella società ed onesto, rischia di morire ogni volta che si droga, o che esce dopo essersi drogato?

Al di là di questo, per rispondere alla tua domanda sul come comportarsi con un partner tossicodipendente, io credo che l'unica cosa giusta da fare è metterlo alle strette, deve decidere se smettere, ed in questo caso ricevere tutto l'aiuto e la comprensione possibili, purché la volontà di smettere sia ferrea, oppure di continuare, ma da solo.

Mi è successa la stessa cosa,

Mi è successa la stessa cosa, ma con amici, carissimi amici. Ci sto malissimo ancora adesso però non ci puoi fare nulla, e quando scrivo nulla, intendo davvero nulla. Quelli che si fanno i cavoli loro senza coinvolgere nessuno, va benissimo, quelli che risultano poi dannosi causano problemi li ho allontanati tutti, anche se erano persone a cui ero molto affezionato. La verità in tasca non ce l'ho, però purtroppo se una persona ti danneggia, perchè continuare a farsi danneggiare? Tanto vale allontanarla. Tutto lì. 

Sì certo anch'io ho pensato

Sì certo anch'io ho pensato per un periodo che la tossicodipendenza e la persona fossero due cose separate. La tossicodipendenza e la persona invece sono una cosa sola, e la tossicodipendenza si adatta alla personalità della persona in questione.

Non tutte le persone sono

Non tutte le persone sono uguali, io per mantenere relazioni stabili ho smesso, ho anche incontrato persone socialmente definite "normali" che hanno un lavoro, però appunto bevono fino a ubriacarsi tutte le sere, e pensa che la stessa ragazza che mi aveva dato motivazione per smettere mi fece ricominciare a bere, e quindi, a drogarmi, alcool ed eroina vanno a pari passo sono entrambi sedativi sul corpo, rilassano, danno una sensazione di euforia e benessere. I casi possono essere infiniti. Ci sono moltissime persone che come me smettono per una relazione, per stare bene con un'altra persona, e io non ho mai rivelato a nessuna ragazza dei miei problemi con gli oppiacei, anzi, semplicemente smettevo. Poi però la ragazza in questione magari beve e ti porta a bere, oppure, ti causa problemi, ci litighi, vi lasciate e uno torna a brutte abitudini. Io credo che uno debba smettere per se stesso, non per un lavoro che anche quello può rendere infelici, talvolta, non per una ragazza, anche quella la puoi perdere così come il lavoro, non per una macchina o dei soldi o qualsiasi cosa, bisogna smettere per se stessi. Perchè è l'unica persona che ha davvero importanza, non per egoismo, ma perchè senza l'esistenza di noi stessi non possono anche esistere tutte le motivazioni che vengono presentate tali dalla società. Innanzi tutto bisogna rendersi conto che il corpo è un tempio, la custodia di qualcosa chiamata anima. Molte persone che finiscono nella tossicodipendenza hanno qualcosa che non va con la loro parte immateriale, con la loro parte creativa, o con le loro emozioni, oppure semplicemente con il "fuori", non ci vogliono stare in mezzo alla società, punto, gli fa schifo tutto, e come dargli torto. Però non conta niente di tutto ciò, conta soltanto l'esistenza istante per istante del "sè", e poi, pian pianino, si trascende anche quello, ma le persone tossicodipendenti gravi come il tuo ex ragazzo si identificano talmente tanto con le sostanze da aver perso la coscienza di chi sono, poi bisogna rendersi conto che anche identificarsi con il proprio ego diventa dannoso alla lunga, è l'identificarsi con qualcosa che è dannoso, quante persone sono "drogate" dal loro ego, per esempio? Dalla loro immagine? E' pur sempre una droga, un'ossessione, è l'ossessione e l'identificazione con la sostanza il vero problema. Poi, c'è da aggiungere una cosa, l'effetto di droghe pesanti come l'eroina le primissime volte che la usi, o le volte che la usi davvero buona, è una scorciatoia per un benessere interiore assoluto. Si può essere così anche senza sostanze, ci sono le pratiche spirituali da attuare e da praticare, e il cervello produce le stesse sostanze di cui stimolano la produzione gli oppiacei, pari pari, ci vogliono anni e anni di pratica. Il fatto è che una volta che sai che c'è una scorciatoia...Anche se ti dico ho vissuto momenti di benessere assoluto da lucido che non scambierei mai con quelli da eroina o da oppio, è solo che se hai già tanti turbamenti interiori e non riesci a calmarli da solo, ricorri a qualche sostanza, come credo sia la ragione per cui tu bevi, perchè hai "paura" di andare a dormire, tutto lì, il meccanismo è lo stesso. In realtà le risposte che cerchi in questo forum le possiedi già, sono più ovvie e semplici di quanto pensi. Spero di averti risposto e di averti dato degli spunti di riflessione utili! 

Aggiungi un nuovo commento