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Novità psicofarmaci, Articolo

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Utili nell'insonnia e nella gestione dell'ansia, ma anche in caso di irrequietezza motoria. Per chi ne fa uso occasionale, non superare le due settimane di assunzione

ANGELA NANNI26 Agosto 2019

 

Più psicofarmaci, meno crimini

Coloro che prendono antipsicotici nell’ambito di un programma terapeutico hanno meno probabilità di commettere atti violenti e reati. È ciò che sottolineano i ricercatori in un articolo pubblicato su The Lancet, che hanno analizzato i dati di circa 80.000 pazienti svedesi sottoposti a terapie farmacologiche a base di antipsicotici e stabilizzatori dell’umore. Rispetto ai periodi in cui la terapia veniva sospesa, il tasso di criminalità si riduceva del 45% con l’assunzione di antipsicotici e del 24% con la somministrazione degli stabilizzatori.

VORREI ESSERE FELICE. SUBITO

Gli antidepressivi? Prescritti a tutti. Non sempre efficaci. Caricati di troppe aspettative di Elisabetta Muritti DRepubblica

Circa il 10% della popolazione mondiale soffre di depressione. In Europa il malessere cresce del 20% all'anno Quante volte è definita depressiva una situazione che in realtà  è un'altra patologia. L'intervallo tra la prima assunzione del farmaco e l'inizio dei suoi effetti rappresenta il momento più difficile della cura, un intervallo in cui non si sa come intervenire.

 Se si analizzano le diverse teorie internazionali su come la recessione influenza le abitudini degli abitanti di un Paese in crisi, si rischia di perdersi in un marasma totale. Si finisce per soffocare, fra teorie di economisti e manuali pieni zeppi di profezie più o meno referenziate, ma senza dubbio soggettive.

“I cognitive enhancers (CE) sono un gruppo eterogeneo di farmaci utilizzati per aumentare le normali capacità cognitive. (…) I CE più gettonati, le amfetamine, il metilfenidato e il modafinil, migliorano l’efficienza cognitiva indirettamente, agendo su processi non cognitivi, come il tono dell’umore, l’impulsività, la motivazione, lo stato di allerta. Per questo motivo, i CE non aumentano le facoltà cognitive individuali normali. Ne migliorano l’efficienza solo se ridotta da fattori estrinseci, come la fatica, la mancanza di sonno, la scarsa motivazione o il basso tono dell’umore.