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L’alcool etilico o etanolo è il risultato della fermentazione di zuccheri semplici, o di altri procedimenti chimici (distillazione). Ogni bevanda alcolica ha una sua gradazione (cioè percentuale d’alcool) diversa che per legge deve essere indicata sul contenitore.

Alcolici e superalcolici sono consumati frequentemente da giovani e adulti; sono legali e per questo nell’immaginario collettivo non vengono considerati come “droghe”. In realtà, l’alcool è una sostanza che agisce sul Sistema Nervoso Centrale.

Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l’altro sesso, divertirsi con gli amici.

L’effetto dipende dalla quantità di alcolici assunti, dalla loro gradazione e dalla capacità di...

La viticoltura appare nelle montagne tra il mar Nero e il mar Caspio (attuale Armenia) intorno al 6000 avanti Cristo. La produzione di birra emerge invece tra i sumeri intorno al 3000 avanti Cristo. Il primo report scritto sugli alcolici è una tavoletta cuneiforme risalente al 2200 avanti cristo. Intorno al 1500 avanti Cristo si hanno le prime produzioni di vino nella zona dell'Egeo. Seicento anni più tardi, intorno al 900 avanti Cristo, gli assiri producono già vino su larga scala. Il vino si diffonde in mesopotamia ed Europa mediterranea.

Dioniso di...

L’alcol è la sostanza psicotropa maggiormente diffusa nel nostro paese. In particolare l’uso di vino durante i pasti è retaggio di una antica tradizione culturale, legata anche alla cultura cattolica nella quale il vino assume un’importanza evidente.

Ad utilizzare l’alcol almeno una volta l’anno è oltre il 70%* della popolazione, ovvero oltre 36 milioni di persone. La differenza di genere è particolarmente forte, poiché a consumare alcol sono l’82% dei maschi e il 59% delle donne. Ad essere correlato con l...

Novità alcol

Alcolpops, quelle bibite gassate che piacciono tanto alle quindicenni

ROMA - Servono a reclutare le nuove leve di un esercito che già di suo è fin troppo numeroso. E non è un caso che siano state inventate una decina di anni fa in Australia, Paese dove si comincia presto e l' alcolismo è il problema numero uno. Alcolpops, bevande gassate che si presentano come una limonata o giù di lì. Vanno servite ghiacciate, nascondono il gusto di alcol e invece hanno una gradazione fra i 4 e i 7 gradi. Più di una birra e non è una sorpresa: insieme alla frutta e alle bollicine dentro quelle bottiglie così trendy ci sono rum e vodka. Niente di male? Certo, se non fosse che Bacardi breezer e Campari mixx, tanto per fare due nomi fra i più conosciuti, sono la bibita preferita dai giovanissimi. Dodicenni e tredicenni, che a quell' età semplicemente non dovrebbero bere perché il loro organismo non è in grado di metabolizzare l' alcol. «Gusto dolce, pubblicità giusta - dice Emanuele Scafato, direttore dell' Osservatorio nazionale alcol dell' Istituto superiore di sanità - sono state pensate appositamente per coltivare i consumatori più giovani». Per avvicinare all' alcol chi non beve ancora. E magari, una volta fatta la bocca, con gli anni comincerà a salire di gradazione. Secondo una ricerca del National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism, istituto inglese, il pericolo della dipendenza è inversamente proporzionale all' età: chi inizia a bere sotto i 15 anni è quattro volte più a rischio di chi lo fa dopo i 21 anni. Dal punto di vista commerciale è stato un successone: il mercato cresce del 15/20 per cento l' anno, in tv uno spot tira l' altro, le sponsorizzazioni di concerti si moltiplicano, da Vasco Rossi in giù. Ma gli effetti sui piccoli bevitori? Le avvertenze ci sono. Campari mixx, addirittura, lo scrive anche nella sua home page: «Entra subito nel sito internet solo se hai compiuto l' età legale per il consumo di bevande alcoliche». Ma i ready to drink, altro nome per gli addetti ai lavori, vanno forte proprio tra i più piccoli. Considerando solo la classe d' età fra i 14 e i 16 anni i dati dell' Osservatorio nazionale alcol ci dicono che i consumi di birra e vino sono sostanzialmente stabili. Nel 2003, rispetto al 1998, i consumi di superalcolici sono cresciuti del 24,4 per cento, quelli di alcolpops addirittura del 46,1 per cento. In una serata in discoteca rappresentano la metà di quello che c' è nei bicchieri degli under 15. Qualcosa in più per le ragazzine, quasi fossero l' evoluzione di quelli che un tempo si chiamavano vini da signora. Nell' ultimo anno scolastico il dipartimento dipendenze del Friuli Venezia Giulia ha distribuito un questionario sulle bevande alcoliche tra gli studenti delle scuole medie e superiori: Bacardi breezer e Campari Mixx erano quelle preferite dalle ragazzine, tre volte in più rispetto ai loro compagni. Oltre all' effetto reclutamento c' è un altro pericolo: «Intorno ai 14-15 anni - dice ancora il direttore dell' Osservatorio alcol - sono lo strumento preferito per il binge drinking, il bere al solo scopo di ubriacarsi». Quel gusto fresco inganna, come un vino bianco fresco per gli adulti: ci si ubriaca quasi senza accorgersene. Cinque o sei bottiglie di fila nel giro di un' ora e il gioco è fatto (insieme al danno). La sbornia consapevole è più diffusa nel Nord Est. Non è forse un caso se tra le regioni dove gli alcolpops si vendono meglio sono Veneto e Friuli Venezia
Giulia.

Salvia Lorenzo
(3 luglio 2008) - Corriere della Sera

Libro su giovani e sostanze

 

   A proposito del tema giovani e sostanze, segnalo l'uscita di questo libro

  Vanni Santoni, Gli interessi in comune, Feltrinelli

(qui l'indirizzo Ibs http://www.ibs.it/code/9788807017629/santoni-vanni/interessi-comune.html)

  Riporto anche una recensione dal blog   http://insipienzaastrale.blogspot.com

Gente che si droga. Ragazzi, anzi, ragazzi che si drogano. Parecchio. Ragazzi della provincia di Firenze (d’Italia?) che, dal novantacinque al 2006, più o meno, si drogano. Se non si drogano scompaiono. Se non si drogano non succede nulla. Se non si drogano non sta insieme niente.
Non è che vogliono buttare la vita nel cesso, è che proprio non sanno che farci.
Aprire con un manifesto deridendolo per tutto il romanzo (un romanzo pure generazionale nel suo non cercare di esserlo). Volendo tracciare una linea che va da Tondelli, passa per le scritture giovanili dei primi anni novanta… no, non si può fare. Allora Yates (Richard). Quella fermezza che non concede troppo ai localismi (e, nonostante l’oggetto, ai provincialismi) senza diventare pesantezza. Leggerezza.
Malinconia a pacchi. 

ilpaura

Il consumo di bevande alcoliche in Italia

Da  http://www.gruppoabele.org

Il “binge drinking”, l’abitudine di consumare eccessive quantità di alcolici in una stessa serata, fenomeno presente soprattutto nei Paesi del Nord Europa, si sta radicando tra i giovani italiani. Lo ha rilevato il Rapporto Istat “L’uso e l’abuso di alcool in Italia” nell’ambito dell’indagine multiscopo dal titolo “Aspetti della vita quotidiana” sulla popolazione italiana maggiore di 11 anni. I dati si riferiscono al febbraio 2007.
Nel 2007, secondo il Rapporto, il 68,2% degli italiani di 11 anni e più, ovvero quasi 36 milioni di persone, hanno dichiarato di aver consumato una o più bevande alcoliche nel corso dell’anno. A livello geografico, il consumo di alcool è più diffuso nelle regioni del Nord-Est (73%), in particolare in Veneto (74,9%) e Trentino Alto Adige (72,2%), anche se proprio le regioni del Nord-Est sono quelle che hanno registrato una leggera diminuzione (dal 75% al 73%), in particolare il Trentino Alto Adige (la percentuale dei consumatori era del 75,1% nel 2006) e l’Emilia Romagna (dal 76,1% al 71,5%). Per quanto riguarda gli uomini, oltre al Veneto (84,8%), ai primi posti si trovano anche le regioni del Nord-Ovest (82,4%), mentre per le donne le percentuali più alte si sono registrate in tutte le regioni del Nord-Est (63,7%). A livello nazionale il Rapporto ha registrato una forte differenza di genere: devono alcolici l’81% degli uomini, contro il 56,3% delle donne. Le donne più istruite sono quelle che fanno più uso di bevande alcoliche. Tra le meno istruite infatti il consumo di alcool si attesta al 43%, mentre sale al 73,7% tra le laureate.
Secondo Istat, il consumo di alcool in Italia rimane moderato, se confrontato ai dati di altri Paesi europei.
L’8% della popolazione italiana ha dichiarato di essersi ubriacata almeno una volta nell’ultimo anno. La percentuale è in aumento rispetto alla fine del 2003 (7,1%), anno in cui l’Istat aveva rilevato per la prima volta il fenomeno. Il bere per ubriacarsi è un modello di consumo che caratterizza prevalentemente i giovani: il Rapporto ha registrato un picco nelle fasce 20-24 anni (17,2%) e 25-29 anni (15,5%). Anche qui, le differenze di genere sono rilevanti, con una netta prevalenza maschile (gli uomini che si ubriacano sono in media quattro volte le donne) in tutte le fasce di età, anche se questa prevalenza è minore tra i giovani. Tra i minori dichiarano di essersi ubriacati almeno una volta nell’anno l’1,9% dei ragazzi di 11-15 anni (2,3% dei maschi e 1,5% delle femmine). Tra i 16-17 anni la quota sale all’11,4% (16,9% dei maschi e 5,6% delle femmine), e raggiunge il 15,3% (22,2% dei maschi e 8,8% delle femmine) tra i 18 e i 19 anni. Dopo i 25 anni il fenomeno ha poi un andamento gradualmente decrescente e si accentuano le differenze di genere.
Per quanto riguarda la ripartizione geografica, il “binge drinking” è un’abitudine più diffusa nell’Italia settentrionale (10,6% Nord-Est e 8,6% Nord-Ovest). In particolare, tra gli uomini del Nord-Est questa quota raggiunge il 17,1%.
“I consumi – ha detto Sante Orsini, ricercatore dell’Istat – stanno cambiando significativamente tra i giovani”. Se infatti in età adulta il vino è la bevanda alcolica per eccellenza (54,4%), seguito da birra (44,9%) e altri alcolici (39,4%), con il calare dell’età le cose cambiano. Nella fascia tra gli 11 e i 17, infatti, il consumo di vino si ferma all’11,7%, meno della birra (18,6%) e degli altri alcolici (15,2%). Per quanto riguarda i ragazzi tra i 18 e i 24 anni, il vino è sempre ultimo in classifica (40,1%), superato da altri drink (54,6%) e dal consumo di birra (53,4%). Il consumo di alcol quindi “si slega dal pasto – ha detto Orsini – e si connette ai modelli di socializzazione. Diventa simbolico, un mezzo attraverso il quale dar vita all’omologazione al gruppo. Ma quel che preoccupa – prosegue Orsini – è che il consumo in questo modo dà vita ad abitudini scorrette, aprendo la strada all’uso smodato, al bere tanto solo per divertirsi”.

 

Guerra a Scientology

roba e alcol

Ciao mi chiamo Sara, ho 20 anni e abito in provincia di Siena...

Da 8 mesi ho smesso con la roba.. Anche se dall'età di 13 anni non ho mai passato una serata senza alcool..

Probabilmente la mia, è una storia come tante altre, dove ad un certo punto della vita incominci a cercare cose o qualcosa che non c'è..

Io ho sempre creduto nell'amicizia e forze speravo di trovarne delle buone.. All'età di 14 anni ho perso un mio carissimo amico in un incidente stradale... Era più grande di me, aveva 21 anni, e anche lui non aveva avuto una situazione facile in famiglia..

Mia madre all'età di 12 anni ha scoperto che mio padre aveva un'altra donna...Così ho viisto e provato il dolore che affliggeva mia madre ogni giorno che vivevo.. Cercando un pò di sollievo e tranquillità come se da un fratello, ne parlavo con lui... mi sapeva consigliare... mi seguiva in ogni momento perchè forze si vedeva in me, piccola, sola e con tante domande..

Lui faceva parte del gruppo del fratello di una mia amica conosciuta fin da piccola, con cui ho incominciato a girare fino al maledetto giorno (2003)... Poi dopo la sua scomparsa ho incomincato a sbattermi della mia vita e soprattutto della mia famiglia.. Frequentando un altro gruppo nuovo ho scoperto altre droghe ( perchè fino ad allora fumavo solo canne)...

Poi  il 30 dicembre 2004 insieme ad un'altra ragazza non ho provato l'eroina e da li è inziata quella strada che   non finiva mai per arrivare fino  ad oggi, dove prendo psicofarmaci per andare avanti, per nn avere paura e per essere più forte,,so che ce la farò anche se ancora la situazione nella mia famiglia non è ancora  risolta...

 

500'000 schedati, pochi risultati

Schedatura di massa. Mezzo milione di italiani segnalati alle prefetture in quindici anni
 
di Giulio Manfredi
 
Capisco che le traversie giudiziarie di Lady Mastella o il delitto di Erba siano più eccitanti ma la notizia ufficiale (fonte Ministero degli Interni) che dal 1992 ad oggi ben mezzo milione di cittadini italiani sono stati segnalati alle Prefetture per detenzione di quantitativi minimi di sostanze stupefacenti mi pare degna di qualche considerazione e non del silenzio con cui è stata accolta.

Intanto, dobbiamo constatare che il sistema burocratico-repressivo messo in piedi da Rosa Russo Iervolino (all’epoca ministro degli Affari Sociali) e da Giuliano Vassalli (all’epoca ministro di Grazia e Giustizia) ha lavorato sodo; è un vero peccato che a farne le spese siano stati (siano e saranno) cittadini che, ricordiamolo, non hanno compiuto alcuna violenza nei confronti di altri, non hanno leso alcuna libertà o alcun bene altrui, ma volevano solamente ingerire, fumare, sniffare, iniettarsi sostanze che hanno dovuto procurarsi – tranne i pochi casi di autocoltivazione e scambio – nel mercato criminale creato dal proibizionismo.

In realtà, il sistema creato dalla legge "Iervolino-Vassalli" è servito a perseguitare i consumatori dei derivati della cannabis (l’80% delle segnalazioni), senza incidere minimamente sulle dimensioni del narcotraffico: rispetto alla situazione del 1992, oggi in Italia ci sono dieci volte più droghe e dieci volte più consumatori. Le narcomafie ringraziano.

Se la mole di denaro e di strutture impegnata nel segnalare e nello schedare mezzo milione di italiani fosse stata utilizzata per informare correttamente tutti i cittadini sulle sostanze stupefacenti illegali e legali, sui pericoli alla salute derivanti dal loro uso e abuso, sicuramente il risultato in termini di salute personale e collettiva sarebbe stato migliore.

Usa. Candidato presidenziale: la marijuana è meno dannosa dell'alcol

L'ex senatore dell'Alaska Mike Gravel, durante la campagna elettorale per le primarie presidenziali per il partito democratico, ha dichiarato che "la guerra alle droghe e' fallita".
Nel suo intervento alla Phillips Exeter Academy rivolgendosi agli studenti ha dichiarato: "Sono sicuro che vi siete ubriacati con l'alcol, ma e' molto piu' innocuo consumare la marijuana. Con lo Scotch o il gin si perde piu' rapidamente la lucidita' che fumando la marijuana". Il senatore ha poi aggiunto che l'abuso delle droghe e' un problema di salute pubblica, non criminale, auspicando la regolamentazione delle droghe non il proibizionismo.

Diario di un rave

2 giorni fa ero ad un rave.. una fabbrica enorme, mille stanzoni grandissimi, corridoi, camere e cortili abbandonati... e in mezzo lui, il sound, muro di casse alto 3 metri e lungo 15.. ovunque per il sito ci sono campers e macchine "special", gente che ti chiama per chiederti se vuoi prendere qualcosa per rendere l'atmosfera più viva..
quella sera sono arrivato lì sapendo già che avrei voluto provare un beverone di acqua e cristalli... mi aveva sempre attirato l'idea e nella mia gamma di "esperimenti" mancava ancora quella componente.. ebbene, la prima bottiglia da 33cl se ne va in 5 minuti, divisa tra noi 5 o 6 amici.... poi, dopo circa mezz'ora, arrivato l'ultimo di noi alla festa, si festeggia con una bottiglia da 1 litro.. per farla breve 1,5 g di cristalli se ne vanno in 45 minuti, contando che su 6 eravamo 3 maschi molto "assetati" e 3 ragazze relativamente più tranquille... dopo un tempo non precisato, cmq poco dopo la seconda bottiglia, tutti vengono attirati dalla musica e partono in massa verso il sound, mentre uno di noi aveva iniziato a fare dei disegni sui muri... capite le nostre intenzioni si gira verso di me e mi dice "voi andate, tranquilli io resto un pò qua a disegnare"...
a quel punto, capito l'andazzo (lui è sempre stato quello che mi ha fatto viaggiare mentalemente ad ogni occasione "psicoattiva") ho deciso di seguirlo e rimandare la danza... e dopo un pò, in concomitanza con il picco dell'effetto, ho capito di aver fatto la cosa giusta: abbiamo cominciato a parlare dei disegni, ed io ho iniziato a fare discorsi molto profondi (o almeno così mi sembrava) su ciò che secondo me significa disegnare per lui... evidentemente sarò stato troppo profondo (o più probabilmente era salita anche a lui) fatto sta che all'improvviso smette di disegnare, si gira con la bocca aperta e gli occhi da cucciolo di cane, mi abbraccia e mi dice "dopo quello che hai detto devo dedicarti un disegno"... troviamo una parete abbastanza grande e lì tocchiamo il momento di feeling più intenso: lui disegna e io gli parlo, il tutto sempre più velocemente... le parole si mischiano con i tocchi di colore, le sfumature con i silenzi... in quel momento sento un senso favoloso senso di felicità, una felicità pura, mai provata.. dopo un pò però succede una cosa che ci lascia molto tristi: si avvicina una ragazza che ci chiede cosa facciamo, di dove siamo... insomma un'altra che come noi aveva un'intensa voglia di comunicare.. noi siamo felici di questo, parliamo e sorridiamo, lontani dall'essere maliziosi o aggressivi.. però all'improvviso da dietro spunta un ragazzo dall'aria evidentemente alterata dal fatto che stessimo parlando con la sua amica.. la porta via subito mentre un terzo ragazzo lo calma..
questa scena mi ha fatto male, ma evidentemente ha fatto ancor più star male il mio amico: lo vedo girarsi verso di me con una faccia da bambino offeso... faceva sinceramente tenerezza.. ritorna al suo disegno, ma questa volta muovendosi a scatti, dicendomi "questo disegno te lo sto finendo proprio con cattiveria... il mondo è brutto"... questa cosa mi ha fatto pensare...
passato questo momento intenso torniamo dagli altri... ora non sto a raccontare precisamente tutto ciò che è successo: dico solo che dopo un pò ho chiesto a un mio amico di accompagnarmi in un posto, ho sgomiato in tutta tranquillità un pò din birra e da lì sono stato di nuovo meglio.. ho passato tutta la notte e la mattina a ballare 15 minuti e poi a girare trotterellando per 10 minuti salutando la gente, aiutando quelli che non stavano bene e parlando con altri come me.. poi il pomeriggio a casa, cena veloce alle 5 e poi a nanna... stamattina? fresco come una rosa..

 

so che fa male, so che è illegale, ma non posso negare che prenderlo sia una delle esperienze più ricche di sensazioni che abbia mai provato... la parola d'ordine in queste cose è sempre LIMITE: io stavo bene, ma vedevo gente davvero in stati pietosi, piegati da altre sostanze a cui evidentemente non possono più rinunciare.. sostanze che ho provato anch'io, ma solo per un istinto di esplorazione che mi spinge a testare una e una sola volta le cose per capire cosa mi danno... tutto ciò a volte mi fa paura, ma posso dire che finchè si conserva un minimo di amor proprio, un minimo di speranza per il proprio futuro, va da se che il limite viene autoimposto..

non sono nessuno per dirlo, ma mi raccomando: quella non è la vera vita, è solo una percezione alterata da un processo di inibizione chimica.. facciamo sempre in modo che il cervello funzioni, che di questi tempi ce n'è bisogno...
 
ciao
 
adreno.chrome Tedo

Cocaina e alcol favoriscono comportamenti violenti

 

Cocaina e alcol favoriscono comportamenti violenti. Il consumo di cannabis, invece, non è associabile a comportamenti aggressivi. Tutto questo secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Addictive Behaviors, dedicata alle dipendenze.

I ricercatori del Centro studi sulle dipendenze dell'Universita' di Victoria hanno studiato la frequenza con cui coloro che commettono atti di violenza hanno in precedenza consumato cocaina, alcol e/o cannabis. Nella loro analisi, gli studiosi hanno tenuto conto anche del carattere individuale dei soggetti (covariabili come la tendenza alla irascibilita', alla violenza, al rischio, al non rispetto della legge).
I ricercatori sono giunti alla seguente conclusione: "Una volta prese in considerazioni le covariabili, il frequente uso di alcol e cocaina e' connesso in maniera significativa alla violenza; questo suggerisce un effetto farmacologico che potrebbe stimolare la violenza. La frequenza del consumo di cannabis, invece, non e' legato in maniera significativa alla violenza quando si prendono in considerazione le covariabili".
Lo studio conferma due indagini in cui si confuta ogni legame fra l'uso di cannabis ed il comportamento violento. La prima, condotta dal Senato canadese nel 2002, ha riscontrato che "l'uso della cannabis non induce i consumatori a commettere altre forme di reato. Il consumo di cannabis non aumenta l'aggressivita' ed il comportamento antisociale".
Il secondo studio, pubblicato dalla commissione del Governo britannico sull'abuso di droghe, riporta: "La cannabis differisce dall'alcol in maniera significativa. Essa non incentiva i comportamenti a rischio. Questo significa che la cannabis raramente contribuisce alla violenza verso altri o se' stessi, mentre il consumo di alcol e' un fattore importante negli episodi di autolesionismo, incidenti domestici e violenti".
Piu' recentemente, uno studio su un migliaio di ricoverati per traumi pubblicato sulla rivista scientifica Journal of TRAUMA Injury, Infection, and Critical Care ha rivelato che l'uso di cocaina è spesso associabile ad infortuni derivati da atti di violenza.

 

Dati ISTAT sull'abuso di alcol in Italia

 

Da qui si può scaricare il .pdf del più recente studio statistico (dati relativi al 2005) su uso e abuso di alcolici in Italia, con particolare riguardo al mondo giovanile.

giovani e alcol

Nel 2002, tra gli under 16, si contano 723mila consumatori di bevande alcoliche. Rispetto al 2001 si registra un calo pari al 3,6 %, sostenuto dalle teen-agers (-12,6 %). Fanno però da contraltare le tendenze di medio periodo 1998-2002, mentre per i 15enni e i 16enni si registrano diminuzioni nel numero di consumatori, sono proprio i più giovani, i 14enni, a registrare un incremento del 9,2%. Dati che confermano alcuni studi in cui il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi 3 volte la settimana. Si continua a registrare uno stato d'attenzione anche nel mondo del lavoro, dove ogni anno l'INAIL riceve circa 940.000 denunce di infortuni, con una percentuale dovuta al consumo di alcolici compresa tra il 4 e il 20%, pari a 37.000-188.000 incidenti.

Le "Linee Guida per una sana alimentazione" sono concordi nel definire un limite massimo di consumo giornaliero di bevande alcoliche durante i pasti (mai fuori dai pasti!) che non superi 2-3 bicchieri per gli uomini (20-40 g di alcol) e 1-2 per le donne (10-20 g). Sempre Scafato precisa: "Quantità che vanno ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. Oltre tale limite gli effetti negativi dell'alcol sulla salute prevalgono". Contrariamente alla tradizione mediterranea, si registra poi tra i giovani dai 14 ai 24 anni un'internazionalizzazione dei consumi, con un costante incremento dei consumatori e soprattutto delle consumatrici, al di fuori dei pasti.

Nonostante il consumo medio pro-capite di alcol puro tra i giovani sia diminuito del 37% negli ultimi 20 anni (1981-2003), da circa quattro anni sembra essersi stabilizzato e aver raggiunto un sostanziale plateau a 7,4 litri pro-capite per anno a cui hanno contribuito il forte calo delle vendite (e relativo consumo) del vino (-41,4 %) bilanciato da un incremento nei consumi di birra (+68,1 %). Ciò ha comportato un notevole calo nella mortalità alcol-correlata per le patologie croniche (cirrosi epatica ad es.) ma ha scarsamente influenzato quella relativa agli incidenti stradali o domestici e, in genere, quella relativa alle patologie acute. In base ai dati, si stima che gli alcolisti siano circa un milione, prevalentemente maschi, con un rapporto maschi/femmine di 3 a 1 circa e moltissimi giovani. Gli astemi, infine, nel 2002 presentano per la prima volta nel corso degli ultimi anni un lieve incremento che li riporta ai livelli del 1998, rappresentando il 27,2 % della popolazione (il 39,9 % delle femmine, il 13,4 % dei maschi). 

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