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Novità

la campagna "pro-coca"

La campagna pro- coca da Fini in poi

Come negli anni '70 è partita la campagna di criminalizzazione dell'erba. Per spianare la strada all'eroina allora, come alla cocaina oggi

di Guido Blumir

Alcol, Italia: 30.000 morti all'anno, 3.000 in incidenti stradali (molti, lavoratori). Tabacco, sigarette: 90.000 morti. Decessi totali alcol e tabacco: 120.000 morti. Due stadi olimpici di morti. Marijuana, Italia: zero morti l'anno. Totale morti alcol e tabacco Italia in 40 anni: 4 milioni e 800 mila. Totale morti marijuana: zero. Morti in Italia di eroina, negli ultimi 30 anni: 20.000. Erano 15.000 dieci anni fa, quando l'allora vice-presidente del Consiglio Walter Veltroni disse, di fronte a questa cifra: è il nostro Vietnam. Ma se l'eroina era/è il nostro Vietnam (15.000 morti), alcol e tabacco - quattro milioni di morti - cosa sono? La terza guerra mondiale?
E' criminale la tesi di chi dice che la cannabis è una droga come le altre: tra la marijuana e l'eroina c'è un abisso. Tra le droghe leggere e le droghe pesanti come alcol e tabacco c'è una voragine. All'inizio degli anni '70, una colossale campagna di stampa promosse la confusione fra droghe leggere e pesanti, aprendo la porta all'eroina, che stava arrivando, ma il cui consumo era limitato a poche centinaia di persone. Con un enorme lavoro di comunicazione siamo riusciti a contenere l'abuso di eroina: se non si fosse fatto quel lavoro, gli eroinomani oggi sarebbero un milione, invece da vent'anni sono fermi a 300 mila.

Da 5 anni è scattata una campagna per ricriminalizzare la marijuana in Italia, presentandola come una droga diventata pesante, come eroina e cocaina. Va detto che questa operazione è stata condotta in prima persona da uno dei massimi leader del centrodestra Gianfranco Fini. E anche Casini gli ha dato un assoluto appoggio. E va detto che invece non sono scesi in campo, con forza comparabile, i principali leader del centrosinistra. Per 5 anni, Fini e i suoi, hanno bombardato in centinaia di ore di trasmissioni radio e tv, con il concetto «la marijuana è diventata una droga pesante». Questo mentre, strutturalmente, per esigenze di consumo e mercato andava allargandosi l'uso di cocaina. La campagna anti-cannabis spalanca la porta (come verso l'eroina negli anni '70) all'imporsi della coca: 4 milioni di persone usano marijuana, altri milioni l'assaggiano e l'assaggeranno. Può piacergli o non piacergli, ma certo verificano di persona che non succede niente di grave. Mezza Italia dà credibilità alle idee di Fini. Dunque, per questi consumatori o potenziali assaggiatori influenzati da questa campagna, anche la cocaina apparirà come qualcosa di poco pericoloso. «No coca, no party». Ed ecco il boom.

Il cavallo di troia della campagna anti-marijuana è stato la teoria della nuova cannabis «pesante», a cui ho dedicato un intero capitolo del mio ultimo libro «Marihuana. Uno scandalo internazionale» (Einaudi). Per l'Osservatorio Europeo nei 25 paesi membri solo il 5% della canapa circolante ha una potenza un po' superiore a quella normale. L'Independent on Sunday di domenica scorsa era disinformato. Dunque, ancora una volta, a distanza di 60 anni dalla geniale campagna del Direttore del Narcotic Bureau Usa sulla «marijuana assassina» (sesso e delitti), c'è ancora nei media chi cade nella diabolica trappola. E' il proibizionismo. Una macchina che continua a funzionare. Per un oscuro farmacologo del Sussex la fama è assicurata se sforna uno studiolino, per quanto abborracciato, da cui emerge che la canapa rende ciechi. Tv a gò gò all'esperto improvvisato che sposa tesi finiane. Un posticino all'Onu, una ricerchina da 200.000 (euro) al prof. Sulla base anche degli ultimi dati siamo pronti, da subito, per una grande campagna di comunicazione e prevenzione che faccia piazza pulita di tutte le sciocchezze e dia a giovani e adulti iinformazioni pulite (non drogate) su tutto: skunk e coca, smart drugs e canne. Jack Daniel's e Marlboro.

sentenza cassazione

Il pronunciamento della Cassazione: la mini coltivazione domestica non costituisce reato se non è a livello imprenditoriale. Respinto il ricorso del procuratore generale di Genova: chiedeva di annullare l'assoluzione accordata a un genovese che aveva alcune piantine sul balcone di casa

Canapa, coltivarla ''a scopo ornamentale'' si può

Roma, 31 ott. (Adnkronos/Ign) - La Cassazione ribadisce che la mini coltivazione domestica di canapa non costituisce reato se essa "non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico-agrario ovvero imprenditoriale". E questo, ricorda piazza Cavour, "per l'assenza di alcuni presupposti, quali la disponibilità del terreno, la sua preparazione, la semina, il governo dello sviluppo delle piante, la disponibilità di locali per la raccolta dei prodotti''.

In questo modo la Sesta sezione penale, con la sentenza 40362, ha respinto il ricorso del procuratore generale di Genova che chiedeva di annullare l'assoluzione accordata a Luciano M., un genovese che sul balcone di casa coltivava alcune piantine di canapa indiana "a scopo ornamentale".

Secondo la Procura genovese, l'uomo doveva essere condannato perché "il legislatore considera pericolosa per la salute pubblica ogni forma di diffusione della droga, e inoltre, non è mai possibile, nel momento in cui la coltivazione è in atto, individuare l'effettiva futura destinazione delle piante in coltivazione". Piazza Cavour ha respinto il ricorso, affermando che "la conforme decisione dei due gradi di merito non lascia dubbi sull'accertamento e sulla valutazione del fatto, né sull'assenza della destinazione all'uso di terzi".

mafie e cocaina

Italia. Lumia: 'Ndrangheta attiva in Colombia (notiziario droghe)
 
La 'ndrangheta non si limita piu' a fare da intermediario per conto dei cartelli colombiani riciclando i proventi della cocaina, ma ha cominciato a produrre direttamente, comprando terreni nei quali agisce fianco a fianco ai cartelli. Lo ha denunciato il vice presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, intervenendo alla seconda giornata del congresso di Federserd, la federazione nazionale dei servizi pubblici per le dipendenze, in corso a Sorrento (Napoli).
'Le organizzazioni mafiose non mollano il loro rapporto forte con le sostanze stupefacenti. E la 'ndrangheta ha la grande capacita' di essere uno dei soggetti piu' forti, affidabili, delle intermediazioni nel campo della cocaina. La 'ndrangheta e' in condizione di offrire al cartello dei colombiani un servizio importante, quello dell'affidabilita' del mercato europeo. Nello stesso tempo sono in grado di mettere a disposizione delle organizzazioni colombiane il grande servizio del riciclaggio'.

Gb. Consumo diminuito del 21% dopo declassificazione cannabis

Il consumo di cannabis tra i giovani in Gran Bretagna e' diminuito in maniera significativa da quando la sostanza e' stata declassata nel 2004. Secondo gli ultimi dati del ministero dell'Interno infatti, la percentuale di ragazzi tra 16 e 24 anni che ha fatto uso della droga e' scesa al 21% nel 2006/2007 rispetto al 25% nel 2004. (...)

http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=17194

 

coka

Cocaina
     
La cocaina è una sostanza stimolante, estratta dalle foglie della pianta erytroxylon coca, comunemente nota come coca. Si trova in genere sotto forma di polvere bianca, che può essere sniffata o iniettata.

Se la assumi, è perché vuoi sentirti efficiente, euforico, pieno di energia mentale e fisica, o ricerchi una forte dose di stimolazione sessuale. In genere, gli effetti sull'organismo sono piuttosto ridotti nel consumo occasionale; nonostante ciò, subito dopo l'assunzione, la cocaina può anche provocare ansia, attacchi di panico, irritabilità, allucinazioni, paranoia, collassi e depressione respiratoria. Causa aumento del battito cardiaco e della temperatura corporea ed accelerazione del respiro. Dopo averla assunta, tendi a sopravvalutare le tue capacità e a sottovalutare le conseguenze, magari rischiose, di ciò che fai. Il tuo comportamento ed il tuo linguaggio possono diventare, in un attimo, violenti... potresti finire per rovinare i tuoi progetti per la serata!

La cocaina iniettata agisce dopo 8-14 secondi, quella sniffata dopo 30-60 secondi e quella ingerita dopo 5 minuti. Quando l'effetto finisce, dopo circa 30-90 minuti, c'è il "down": ti senti stanco, depresso, senza energie... e così potresti sentirti spinto a cercare di nuovo la "polvere bianca".

La cocaina è una sostanza subdola: chi la prende, non si considera drogato, perché all'inizio l'uso della sostanza non impedisce di fare le cose e, al contrario, fa sentire più efficiente. Per questo motivo, si ha facilmente voglia di prenderne ancora. Provoca una forte dipendenza fisica e psicologica.

LA COCAINA SI COMBINA MALE CON L'ECSTASY:
chi sniffa uccide l'effetto dell'ecstasy e ottiene invece colpi di calore e problemi di circolazione.

ucciso in carcere per due piante di canapa (da "Carta")

E' morto in carcere un uomo di 54 anni, arrestato per il possesso di due piantine di canapa, secondo quanto riporta Carta.org. Nella notte tra il 13 ed il 14 ottobre, l'uomo, Aldo Bianzino, e' stato trovato morto nella propria cella. L'autopsia ha riscontrato quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte, segni evidenti di una brutale aggressione.

[b]Italia. Morire per due piante di canapa[/b]

E’ morto tra le mura di un carcere, dov’era finito perché possedeva due piantine di marijuana per uso personale. È questa la sorte toccata ad Aldo Bianzino, cinquantaquattrenne di Pietralunga, nel nord dell’Umbria, morto in una cella del carcere di Capanne, a Perugia, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre scorsi. Nessuna traccia apparente di violenza sul suo corpo, ma «lesioni compatibili con l’omicidio» dice l’autopsia, che rivela quattro emorragie cerebrali, traumi al fegato e due costole rotte. Sembrano i segni di un pestaggio.

Aldo Branzino era stato portato nel commissariato di Città di Castello e poi trasferito nel carcere di Capanne, nel pomeriggio del 13 ottobre, insieme alla sua compagna Roberta, dopo una perquisizione della polizia nel loro casale immerso nella campagna umbra. E fino al suo ingresso in carcere, Aldo stava bene. Separati al momento di entrare in prigione, Aldo e Roberta sono stati visitati dall’avvocato d’ufficio che ha registrato il loro normale stato di salute, e la preoccupazione di Aldo per Roberta.

Falegname di professione, incensurato, Aldo si era trasferito dal Piemonte in Umbria, passando dall’India, alla ricerca di una vita più vicina alla natura, armoniosa, che aveva trovato nel rapporto con una piccola comunità spirituale vicina agli Hare Krishna. Dai suoi conoscenti e amici i commenti sono di incredulità assoluta. Aldo viene descritto come «la mitezza in persona» e il suo credo nonviolento di stampo gandhiano esclude qualsiasi lite con altri detenuti. Peraltro, l’unico giorno in carcere di tutta la sua vita, Aldo l’avrebbe passato in isolamento.

Al senato, Giovanni Russo Spena e Erminia Emprin Gilardini hanno chiesto martedì 23 ottobre in una interrogazione parlamentare urgente al ministro della giustizia Clemente Mastella, di avviare una procedura immediata per fare chiarezza sulla vicenda.
«Il decesso di Aldo Branzino – si legge – deve essere chiarito. Dalle notizie apprese dalla stampa, risulta che le lesioni riscontrate sul corpo di Aldo Branzino, dopo il suo decesso, configurerebbero la compatibilità con l’omicidio, in quanto il medico legale escluderebbe la morte per infarto, riscontrando quattro commozioni cerebrali, lesioni al fegato, due costole rotte. Branzino sarebbe stato ristretto in cella da solo, dato che la prassi prevede l’isolamento dell’arrestato prima dell’incontro con il giudice preliminare». Un’altra interrogazione, presentata dal senatore Mauro Bulgarelli [Insieme con l’Unione], denuncia «un fatto di inaudita gravità, se fossero accertate le gravissime lesioni che sarebbero state riscontrate sul corpo di Aldo Bianzino». «E’ sconcertante – dice Bulgarelli – che a 24 ore dall’arresto, le cui circostanze sono peraltro da chiarire, un uomo muoia per cause che potrebbero essere non accidentali e fare addirittura ipotizzare un pestaggio».

La procura di Perugia ha aperto un’indagine «sulle cause del decesso del detenuto».
Dieci giorni dopo la morte di Aldo, né la sua compagna, né i suoi tre figli, né i suoi familiari hanno potuto vedere il suo corpo.
Nel moderno carcere di Capanne, inaugurato da Roberto Castelli quando era ministro della giustizia del governo Berlusconi, non è la prima volta che un detenuto muore. Nel rapporto «Morire di carcere», pubblicato dall’associazione Ristretti orizzonti del giugno 2006, sono segnalate due altre vicende. Quella di una detenuta italiana di 44 anni, che si era suicidata nel centro clinico penitenziario del carcere di Perugia e quella di un detenuto straniero, morto dopo un intervento chirurgico alle emorroidi, per mancanza di assistenza notturna.
I movimenti antiproibizionisti di Perugia e di tutta Italia, assieme alle associazioni di tutela dei detenuti, stanno pensando a un’iniziativa da tenere nel capoluogo umbro nei prossimi giorni. Per protestare contro il carcere che uccide.

curiosità

OTTAWA (Reuters)

le truppe canadesi che combattono i militanti talebani in afghanistan si sono imbattute in un inaspettato e potente nemico - una semi-impenetrabile foresta di piante di cannabis alte 10 piedi.

il generale Rick Hillier, capo del personale della difesa canadese, ha detto giovedi' che i guerrieri talebani stavano usando la foresta come copertura. come risposta, l'equipaggio di almeno un automezzo corazzato ha cammuffato il proprio veicolo con la canapa.

"La questione � che le pe piante di canapa assorbono energia, calore molto rapidamente E' estremamente difficile penetrare con strumenti termici ... e quindi si deve essere molto attenti che i talebani non escano e rientrano da quelle vere e proprie foreste di canapa," ha detto in una conferenza a Ottawa.

"Abbiamo provato a bruciarle con fosforo bianco -- non ha funzionato. Abbiamo provato a bruciarle con il diesel -- non ha funzionato. Le piante sono così piene d'acqua al momento che semplcaimente non possono essere bruciate", ha affermato.

Persino quando un incenerimento ha successo ci sono degli svantaggi. Un paio di piante marroni ai lati di queste (foreste) ha preso fuoco. Ma una sezione di soldati che si trovava sottovento ha risentito di disturbi e ilarità e si e' deciso che non si trattava del giusto metodo d'azione", ha detto Hillier seccamente 

alcolismo

Danni dell'abuso da alcool
Secondo i dati della ricerca Eurispes, il numero di morti in Italia per ragioni legate all'alcol sono ventinovemila l'anno, di cui 15000 per cirrosi epatica, 3000 per incidenti stradali e ed altre 11.000 per altre malattie. L'alcool provoca danni sulla capacità di funzionamento del fegato, riduce la capacità dei polmoni di filtrare e bloccare le sostanze estranee inalate con il respiro, altera il numero delle pulsazioni del cuore e la vasodilatazione delle vene e delle arterie. È stato ampiamente dimostrato anche l'effetto dannoso dell'alcool sul feto: ritardi nella crescita, malformazioni congenite e riduzione del peso del bambino appena nato.

Particolarmente pericolosa è l'associazione alcool-sedativi ed alcool-sonniferi, in quanto gli effetti dannosi dell'alcool sono potenziati da questo tipo di farmaci. Inoltre, poichè le vie metaboliche per l'eliminazione di molti farmaci sono le stesse di quelle per l'alcool, si ha una più lenta eliminazione delle sostanze tossiche.

ricerca

Ricerca: Con Funghi Magici Visioni Mistiche Ma Anche 'Pensieri Positivi'

AdnKronos - Dossier e approfondimenti

Milano, (Adnkronos Salute) - Non solo visioni ed esperienze mistiche da scorpacciate di funghi psichedelici. Ma, a sorpresa, anche un effetto positivo sullumore, che dura nel tempo.

 

A dimostrare per la prima volta con rigore scientifico gli effetti di quella che per alcuni era una leggenda metropolitana, è uno studio condotto dai ricercatori della Johns Hopkins University, pubblicato sulla rivista Psychopharmacology. In pratica, lagente attivo presente in questi funghi sacri può davvero indurre esperienze mistico-spirituali, identiche a quelle spontanee che milioni di persone hanno riferito nel corso dei secoli.

Non solo: queste esperienze apparentemente si associano a cambiamenti positivi nel comportamento, nellumore e nellattitudine mentale, che perdurano per alcuni mesi. E che hanno portato gli stessi ricercatori a pianificare uno studio sui malati di cancro che soffrono di depressione. Chiave di tutto, un alcaloide vegetale detto psilocibina, che mima leffetto della serotonina (lormone del piacere) sui recettori del cervello. Esiste un vasto gap tra quello che già sappiamo di queste sostanze e ciò che possiamo capire usando tecniche della moderna farmacologia clinica, spiega il ricercatore Roland Griffiths, docente di neuroscienze e psichiatria alla Johns Hopkins. Un gap vasto perchè, in reazione agli eccessi degli anni 60, la ricerca sugli allucinogeni nelluomo è stata congelata per 40 anni. Gli stessi ricercatori si dicono stupiti nellaver registrato simili picchi di esperienze mistiche, che possono produrre cambiamenti positivi in chi le ha sperimentate.

Si tratta, spiegano i ricercatori, di un primo passo nella direzione di un lavoro scientifico che speriamo possa alla fine aiutare le persone. Nella ricerca in doppio cieco contro placebo, che ha coinvolto 36 volontari sani, più del 60% dei soggetti ha descritto leffetto della psilocibina come unesperienza mistica, misurata in base a una scala psicologica ben definita. In particolare, un terzo delle cavie umane ha giudicato la sensazione provata come la più significativa (spiritualmente) della propria vita, per la stragrande maggioranza importante come la nascita del primo figlio o la morte di una persona cara. Non solo: due mesi più tardi il 79% delle persone coinvolte nello studio riferiva un miglioramento (medio o notevole) del benessere o della soddisfazione personale, rispetto a chi aveva sperimentato un placebo attivo al posto della sostanza.

In pratica dopo il test, umore, comportamento e attitudine nei confronti della vita erano cambiati in meglio. Unimpressione confermata dalle interviste a componenti della famiglia, amici e colleghi. Losservazione non ha rilevato, invece, importanti effetti collaterali dopo lassunzione della sostanza, se si esclude un senso di ansia in alcuni casi, nelle ore immediatamente successive alla cura. Non solo, la sostanza attiva non sembra dare dipendenza o provocare effetti tossici, al contrario di quanto accade con ecstasy, alcol e anfetamine. Ora i ricercatori stanno pianificando un trial che coinvolgerà pazienti con depressione o ansia da tumore, per valutare i benefici della sostanza.

(Adnkronos Salute)

Interessante articolo di Enrico Pietrangeli

Nobile e sacrosanto occuparsi degli adolescenti e tutelarli al meglio, ma perché addossare ogni colpa alla canapa? Perché basarsi su ricerche che, di fatto, risultano controvertibili ed inefficaci? Molti adolescenti, infatti, fanno un uso promiscuo dei più svariati intrugli chimici insieme allo spinello a causa di una politica ancora non in grado di compiere un adeguato distinguo. Altrettanto non marginale, anzi associato, è lo strisciante fenomeno dell’alcolismo giovanile, come Risè stesso non può fare a meno di rilevare. L’equilibrio psico-fisico dei nostri ragazzi è minato a partire da additivi ed inquinamento piuttosto che dal solo uso pregresso di spinelli. Semmai il consumo di cannabis si sovrappone a comportamenti già connaturati nelle psicosi della nostra società. “Disturbi della personalità e dell’umore” sono rilevabili in qualsiasi uso continuativo di sostanze, inclusi farmaci, alcol, tabacco e caffeina, ma anche in condizioni di stress come pure nella carenza di riferimenti. Va da sé poi che alla guida, come durante la gravidanza e, più in generale, negli stadi di crescita, l’uso di sostanze alteranti è non solo altamente sconsigliabile ma anche da interdire in quanto rappresenta un più accertato pericolo per sé e la vita altrui.

A partire dalla dichiarazione ONU tanto ostentata nel libro: “nel mondo attuale la cannabis è la droga illecita più prodotta e consumata”, si deduce l’esistenza di droghe lecite; dopo l’esperienza del proibizionismo americano, nessuno pretenderebbe ancora di vietare l’alcol, tanto meno Risè, allora perché lasciare l’erba in mano alla criminalità? Scorrendo la lunga bibliografia riportata a tergo dell’opera, risalta subito il primo testo elencato: “Fecondazione, aborto, droga, eutanasia”. Trovo comprensibile un non appiattimento su questioni laiche da parte dei cattolici, ma ostinarsi contro la canapa è fuori luogo, tanto più in una religione che prevede l’uso simbolico del vino nell’eucaristia. Anche i cattolici, per lo meno una parte, hanno attraversato il ’68 che, a mio giudizio, non è un’esclusiva di sinistra, e, perché no, sarebbero ben disposti a trattare diversamente l’argomento.

Sebbene frutto di opinabili statistiche, s’insiste ancora sul concetto che dallo spinello si passi all’eroina, convinzione vecchia oltre quarant’anni e suffragata dal solo nefasto esito proibizionista di lasciare liberi gli spacciatori di manipolare il mercato a loro piacimento. Nelle tematiche di fondo addotte, emerge l’incremento di THC nella canapa sino a toccare punte del 20% rispetto al 3% degli anni Settanta. Una concentrazione del principio attivo tutta a vantaggio degli spacciatori, consente loro, nella diminuzione di massa, d’incorrere in rischi più calcolati incrementandone penetrazione e competitività. Questa è l’evidente conseguenza di “alterne politiche” comunque unidirezionali nel loro intento proibizionistico. Certo è che la droga in mano a talebani e consimili non può che essere alterata a loro piacimento quale ennesima arma da rivolgere contro gli occidentali. Non dimentichiamo, quindi, il terrorismo; i finanziamenti prodotti dalla droga illegale aumentano il rischio dei nostri soldati e le spese per mantenere la pace nel mondo, nonché espongono la nostra sicurezza in prima persona.

I recenti dati rilevati con la Giovanardi-Fini, scampolo di fine legislatura della destra messo sotto la naftalina dalla sinistra, sollecitano l’emergenza. Il proibizionismo sancisce la deriva di un popolo, tanto lo fu un tempo nella trasgressione di tossici distillati clandestini quanto lo è ora nel perseguire una politica che anziché smitizzare ed arginare la droga, di fatto, la favorisce. La questione droga, non dimentichiamolo, va articolata e affrontata su più fronti: regolamentazione, prevenzione e repressione dell’illecito. Se viene meno una di queste componenti, siamo comunque destinati ad un inevitabile fallimento. Impossibile poi non fare i conti con una spesa sanitaria che aumenta e grava su tutti noi. Una sanità costretta a sopravvivere tra la droga illegale è una sanità destinata a spendere sull’imprevedibile e non curare con quanto possibile. La dedica del libro al compianto Muccioli, conduce ad una tradizione che, ai giorni nostri, riporta alla ribalta delle cronache Don Gelmini. Di fatto, purtroppo, continuare ad elargire soldi dei contribuenti a comunità inneggianti all’integralismo proibizionista e che, forse non del tutto a caso, finiscono poi inquisite, non ha portato ad altro che ad estendere il fenomeno e arricchire i trafficanti rendendo il cittadino sempre più povero e in pericolo.

E il cittadino comune vuole ordine, non solo una gratuita ed inefficace repressione. Vuole regolamentazione, perché ognuno svolga le sue attività nel luogo più appropriato e nelle modalità predisposte, senza offendere il pudore altrui e, soprattutto, nella legalità e con opportune tasse pagate da tutti, perché è stanco del pusher e della meretrice esentasse! Dopo la lettura di questo libro, non resta che sperare in un dibattito più consapevole. L’augurio è che anche l’antiproibizionismo sia sempre più moderato e meno integralista nell’esigere un altrettanto nociva generica liberalizzazione. Ma la depenalizzazione e la regolamentazione sono vie percorribili, le sole in grado di riportare alla legalità, vista l’entità del fenomeno. Se riusciremo ad attuarle, tutelando tanto gli interessi sociali quanto il libero arbitrio dell’individuo adulto e consapevole, saremo ancora in grado di tramandare una civiltà e di offrire un futuro.

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