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Novità

la questione carcere

Salve. Vorrei approfittare di questo spazio di libera discussione per aprire un dibattito.

Oggi, stando ai dati più recenti, in Italia ci sono circa due milioni di consumatori abituali di canapa. La legislazione in merito, con le sue "quote minime" del tutto fuori dalla realtà, se applicata a tappeto, porterebbe in carcere due milioni di persone. Di fatto il paese, incarcerando il 3% della popolazione, il 10% di quella adulta e produttiva, collasserebbe. Da questo credo si possa desumere che la legge in vigore è inadeguata. Paradossalmente però questo porta a un fatto ancora più ingiusto: essendo inapplicabile, viene applicata a caso, colpendo "nel mucchio", raramente andando a cercare chi porta le tonnellate di droga (eh certo prendere il disgraziato, magari immigrato, che ne vende un grammo in piazzetta è più facile che arrestare un boss mafioso...). La stessa cosa avviene per le altre sostanze, anche per quelle come l'eroina che, dando dipendenza, sono veri e propri problemi sanitari!

Ora, senza entrare nell'annosa diatriba legalizzazione si/legalizzazione no, mi chiedo: come è possibile che gli operatori sanitari si siano fatti scavalcare in silenzio, nella gestione di quello che è a tutti gli effetti un problema sociale/sanitario, e non penale? E poi: non si può parlare di vera e propria "carcerazione sociale"? Leggo che il 30% dei detenuti è tossicodipendente (da EROINA); leggo che quasi metà dei detenuti è "dentro" per reati legati al possesso di sostanze illecite. Che effetti può avere il carcere su un tossicodipendente, se non quello di peggiorarne le condizioni? Quali effetti su un giovane arrestato per cannabis, se non quello di avvicinarlo ad altre e più pericolose sostanze, e di marchiarlo con uno stigma sociale che non potrà che renderlo più a rischio di comportamenti devianti e criminali? Quali effetti su una persona malata, che avrebbe bisogno di uno psicologo e non certo di un secondino? Quali effetti su un padre di famiglia che lavora e vive tranquillo la cui unica colpa è avere un vizio che, nel peggiore dei casi, danneggerà - e meno di altri - la SUA salute? Quali effetti su un immigrato, che probabilmente spacciava perchè disoccupato o vittima di un racket, se non di trasformarlo in un delinquente "fatto e finito"?

Bruno

LSD in terapia, il via libera della Svizzera

Il 5 dicembre 2007 il Dr. Peter Gasser ha ricevuto il permesso governativo per il suo studio sull'utilizzo dell'LSD nella psicoterapia, specificamente per la cura dell'ansia. Il permesso governativo segue l'approvazione da parte di Swissmedic e della commissione etica svizzera. Secondo la MAPS (multidisciplinary association for psychedelic studies), "questo via libera segna un punto importante nella ripresa della ricerca medica sugli psichedelici, che negli ultimi dieci anni sta lentamente superando le resistenze che ci sono, legate ai pregiudizi riguardo medicine che nella percezione di molti sono considerate droghe benché non diano dipendenza e non si prestino troppo a situazioni di abuso o uso cronico."

 

E' la prima volta dal 1972, quando il bando mise fine ai promettenti studi dei medici Richards, Grof, Goodman e Kurland, che per un medico è legale effettuare psicoterapia con l'ausilio dell'acido lisergico.

Il dottor Gasser ha dichiarato: "Sono molto orgoglioso e felice dell'opportunità che viene data a me e alla dottoressa Speich, la psichiatra e psicoterapeuta mia collaboratrice. Voglio dedicare fin da ora questo progetto ad Albert Hofmann, scopritore dell'LSD, che da sempre si batte contro il pregiudizio che avvolge questo farmaco. E' una nuova occasione per provare che l'LSD, nelle mani giuste e in condizioni di sperimentazione scientifica, ha un valore medico e psichiatrico inestimabile."

giovani e dipendenze

Un sondaggio su oltre 13.000 ragazzi tra i 13 e 18 anni su vecchie e nuove forme di dipendenza. Sotto accusa cellulari, videogiochi e computer. Poco temuti tabagismo, anoressia/bulimia e tossicodipendenza. Sconosciuto il doping, anche se ben il 7% dei ragazzi che fa sport intensivamente dichiara di fare uso di sostanze dopanti.

Le risposte di 13.360 ragazzi tra i 13 e 18 anni hanno messo in luce la consapevolezza dei giovani rispetto alle nuove forme di dipendenza, prime fra tutte tecnologia e doping.

I giovani riconoscono nelle tecnologie la prima causa alla base di comportamenti di abuso, non correlati a sostanze: sono infatti ben 88 ragazzi su 100 a pensarla in questo modo.
Questa la classifica: al primo posto i videogames (49%) indicati soprattutto dai più giovani (il 52% tra i ragazzi di 13-15 anni), seguiti da computer (44%); TV e cellulare, indicati nella stessa percentuale (37% circa). Nel 54% dei casi le nuove tecnologie sono anche ritenute quelle più diffuse tra i giovani.
Sono le nuove forme di dipendenza, quindi, quelle che più minacciano il mondo giovanile: un pericolo riconosciuto anche dagli insegnanti che non solo denunciano la scarsa conoscenza da parte dei ragazzi dei problemi di dipendenza in generale (il 58% ne sarebbe poco consapevole), ma confermano che telefono cellulare, TV (50%) e computer (48%) sono le dipendenze più sottovalutate.

Le malattie causate da dipendenze

E' stato chiesto, inoltre, ai ragazzi di indicare quali sono le malattie più diffuse nel mondo giovanile: tabagismo (55%), anoressia /bulimia (30%), tossicodipendenza (27%) ed alcool (26%) sono risultate le patologie più indicate dai ragazzi. Si tratta di patologie connesse a forme di dipendenza che i ragazzi evidentemente considerano diffuse, ma controllabili, visto che successivamente le indicano tra quelle che temono di meno.
Su 100 ragazzi, infatti, solo 4 temono il tabagismo, 9 l'anoressia/bulimia, 11 la tossicodipendenza.

Il rischio è che i ragazzi, percependo queste patologie come controllabili, tendano a sottovalutarle a scapito della prevenzione e di un precoce intervento.

I dati sulla diffusione del fumo sembrerebbero confermare, in effetti, una minore attenzione ai problemi collegati alle dipendenze: ben il 40% dei ragazzi di 18 anni dichiara di fumare, percentuale addirittura al di sopra della media nazionale in base alla quale il 32% della popolazione adulta tra 18 e 64 anni si dichiara fumatore.

Il doping

L'indagine ha dedicato, inoltre, un focus al tema del doping, grazie ad una iniziativa lanciata da Società Italiana di Farmacologia, Federazione Italiana Giuoco Calcio e Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.
Ciò che emerge è una scarsa conoscenza da parte dei ragazzi di questo problema : ben il 35% non sa cos'è il doping e il 47% non conosce quali danni per la salute comporta. Un ulteriore dato ribadisce quanto i ragazzi siano poco consapevoli dei problemi connessi al doping: le sostanze dopanti sono indicate all'ultimo posto tra quelle ritenute capaci di portare a gravi conseguenze. Pur non conoscendo a fondo il problema, i ragazzi hanno in ogni caso una percezione negativa del doping, definito rischioso per la salute, scorretto sul piano sportivo e comunque illegale.
Ma se da un lato i giovani riconoscono un pericolo nel doping, dei 10.000 ragazzi che hanno dichiarato di praticare almeno un tipo di sport (il 75% degli intervistati), il 7% ha ammesso di assumere sostanze dopanti e di averle utilizzate dietro consiglio dell'allenatore o di amici.

videodipendenza

Spagna. Studio: passione per videogiochi puo' evitare dipendenze

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Essere patiti della Playstation e dei videogiochi, o passare tante ore al pc cercando di vincere i mondiali puo' mantenerti sobrio. E' quanto emerge da uno studio realizzato de un professore dell'Università Complutense di Madrid e pubblicato dal quotidiano spagnolo El Mundo. Lo studio, "Abitudini nel consumo di droga, alcool e tabacco tra i videogiocatori e i non videogiocatori", arriva sostanzialmente alla conclusione che chi gioca spesso al pc consuma meno droghe, in particolare meno tabacco.

Topi stonati!

Molto divertente l'animazione grafica del sito, potete trovare informazioni sulle droghe (in inglese però).

Test antidroga obbligatori per conducenti: intesa pubblicata in Gazzetta Ufficiale

(Notiziario Aduc) E' stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'intesa della conferenza unificata Stato Regioni che rende obbligatori i test antidroga ai lavoratori del settore dei trasporti, conducenti di autobus, treni, navi, piloti di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci,ecc, o per quanti si trovano a maneggiare sostanze pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d'artificio.
La Conferenza Unificata ha ratificato l'intesa lo scorso 30 ottobre. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (il 15 novembre) entro 90 giorni dovranno essere emanate le norme sulle procedure dei test (compresa la garanzia di privacy).
Ma nel frattempo i datori di lavoro, di fronte al dubbio che un proprio dipendente possa usare droghe, possono gia' rivolgersi da ora ad un medico competente (quelli per la sicurezza sul lavoro) e chiedere un controllo sulla base di quanto previsto dal Dm 186 del 1990.
Previsto l'arresto da due a quattro mesi o un ammenda fino a quasi 26 mila euro per il datore di lavoro che non rimuove il lavoratore dalle mansioni pericolose in caso di accertata tossicodipendenza. Il lavoratore che rifiuta il controllo rischia l'arresto fino a 15 giorni e l'ammenda da 103 euro fino a 309 oltre al licenziamento I controlli, i cui costi sono a carico del datore di lavoro, prevedono visite mediche ed esami di laboratorio. L'obiettivo e' quello prevenire gli infortuni e degli incidenti, sospendendo il lavoratore che risulta positivo ai test, ma anche favorire il recupero della tossicodipendenza, avviandolo verso programmi di riabilitazione, dopo i quali potra' tornare alle sue mansioni.
L'intesa non prevede il licenziamento se si accetta il percorso di riabilitazione. Qualora sia accertato un uso solo occasionale, il medico competente puo' riconsiderare l'inidoneita' del lavoratore, dopo parere favorevole in tal senso del Sert, ma saranno previsti ulteriori controlli.
E' prevista anche la possibilita' per il lavoratore di essere adibito a mansioni diverse. Per la natura sperimentale dell'accordo stesso e' stato opportunamente previsto che sulla base delle esperienze acquisite e dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche le disposizioni possano essere aggiornate.

Malati di web

di Richard Fisher; D web

 

Ricerche compulsive con Google. Eccessi di Wikipedia e di Tunes. Nuove patologie, qui raccontate dalle 'vittime'

 

Salve, mi chiamo Richard e sono un ego-navigatore. È iniziato tutto cinque anni fa - e ora ho bisogno di aiuto. Come la maggior parte dei giornalisti, non posso negare che vedere la mia firma sulla carta stampata mi dia una gioia segreta. Ora Internet mi permette di soddisfare questa vanità su una scala molto più vasta. Scrivo il mio nome nel box di ricerca di Google e controllo la sua posizione. Ormai è diventata un'ossessione. Soffro di un'abitudine disfunzionale e non sono certo il solo: le nuove tecnologie hanno fatto emergere un'ampia serie di insospettabili disturbi della personalità.

Molti, invece di parlare con il collega seduto a pochi metri, gli scrivono un'email. Altri cercano online notizie di vecchi amici. C'è chi rivela un alto livello di conoscenza dei blog e chi finge di essere un'altra persona.
Ma si tratta di nuove versioni di vecchi problemi, o stiamo sviluppando "bachi" mentali finora inediti? La scienza ha già dimostrato che il meccanismo della dipendenza, si tratti di droga come di altro, segue gli stessi tracciati neurali. L'esistenza della rete ha solo creato nuove occasioni. Wikipedia, per esempio, è diventata una mania per almeno 2.400 persone, ciascuna delle quali vanta l'edizione di quattromila pagine dell'enciclopedia online aperta ai contributi degli utenti.

 

Dan Cosley studia le community in rete alla Cornell University di New York. "Per certe persone", spiega, "è esattamente come farsi di crack". Haliyana Khalid e Alan Dix, invece, alla Lancaster University, Gran Bretagna, studiano gli spioni di foto: appassionati di siti con immagini di persone mai viste che le hanno messe in rete. C'è chi "sfoglia" gli album di vite altrui almeno una volta al giorno.

Secondo i due studiosi, cerca di ritrovare le proprie emozioni usando le immagini degli stessi momenti chiave della vita, le nozze ad esempio, vissuti dagli altri.

L'email è un altro territorio pericoloso: finalmente si scrive di nuovo, è vero, ma non si valuta la facilità con cui il testo può essere letto da chiunque.
In più, secondo Pam Briggs, specialista in interazione umana via computer della Northumbria University, il mezzo è così "asettico" che si tende a reagire componendo messaggi più emozionali o più intimi del dovuto. Stesso discorso per i blog, dove molti esibiscono informazioni private che non darebbero mai al pubblico in carne e ossa di una sala affollata.

Non basta. Secondo Jeff Hankock, che alla Cornell University studia la comunicazione mediata dal computer, il modo in cui agiamo e ci emozioniamo in rete modifica anche il nostro comportamento "off line".

Hankock sta confrontando la maniera di esprimersi su un blog con quella che si usa su un normale file di Word. Ha sottoposto a un test due gruppi di persone, chiedendo a tutti di essere il più estroversi possibile. Quelli che hanno scritto sui blog lo sono stati molto di più. E i loro comportamenti nella vita quotidiana, secondo Hankock, ne vengono modificati. Il tutto, fa immaginare un circuito in cui il nostro io virtuale e la nostra vita pubblica si influenzano sempre più a vicenda, rendendoci più indulgenti, più indiscreti, forse più egocentrici. Quanto a me, spero che questo articolo migliori la mia posizione su Google.

Cocaina a basso costo e piu' eroina sul mercato italiano

RAINEWS 24 - Prezzi ridotti fino a dieci euro per una dose di cocaina, uso massiccio dell'eroina, boom delle droghe sintetiche tra i giovanissimi. L'eroina, in particolare, torna ad essere in Italia una droga di largo consumo, insieme a ecstasy e cannabis. E questo grazie anche a un'oculata politica di prezzo operata dalla criminalità organizzata. L'allarme viene lanciato a Napoli dalla Direzione centrale dei servizi Antidroga del ministero degli Interni.

Una proiezione a fine d'anno sui sequestri eseguiti tra ottobre 2006 e 2007, segnala un aumento del 64,5% per l' eroina, oggi più pura e meglio raffinata, del 214% per l' ecstasy, e del 1517% della cannabis.

"In Italia è tornata l'eroina - ha spiegato Carlo Gualdi, direttore dei servizi antidroga - e il suo consumo è concorrenziale a quello della cocaina, anche perché ne sono cambiate le modalità di assunzione ed è venduta a prezzi più bassi. Ora è una grande minaccia".

Grazie al crollo dei prezzi, la cocaina non è più una droga di nicchia, ma uno stupefacente di largo consumo. In Europa l'Italia è al quarto posto per il suo consumo, al primo si piazza la Spagna, principale porta d'ingresso.

Intorno al mercato degli stupefacenti, 'ndrangheta e camorra hanno ormai costituito network internazionali che arrivano fino all'Australia e all'Africa occidentale. Il potenziamento dell'attività investigativa è ormai una priorità.

Animali che vanno a caccia di sballo

Bacche, funghi e radici: quanta droga in natura
(...) Gli elefanti seguono con attenzione lo sviluppo dei frutti delle palme del genere Borassus. Quando sono maturi, cadono a terra e fermentano. A quel punto diventano alcolici, i pachidermi lo sanno e ne approfittano per colossali sbronze. Non succede per caso: "Cercano proprio l'alcol", spiega Giorgio Samorini, etnobotanico e autore del libro "Animali che si drogano", edizioni Telesterion. "Qualche anno fa, in Bangladesh, paese musulmano dove l'alcol è proibito, alcuni elefanti hanno scovato, attirati dall'odore, una distilleria clandestina. Per arrivarci, hanno abbattuto anche i muri di mattoni del laboratorio. Poi, ubriachi, hanno quasi distrutto il paese". Quello degli elefanti è un caso noto, ma sono quasi cento le specie animali che si drogano.

Nel Kansas, ogni anno circa 5000 bovini vengono soppressi perché "tossicomani". Sono mucche che scoprono le erbe che procurano effetti inebrianti e finiscono per mangiare solo quelle. Trasmettono questo loro comportamento ai piccoli e agli altri animali del gruppo, la mandria dimagrisce e gli allevatori la eliminano perché poco produttiva. I pettirossi americani a febbraio migrano migliaia dal Canada in California. Arrivati, si ingozzano delle bacche del caprifoglio fino a stordirsi. Poi hanno il comportamento irrazionale degli ubriachi, aggrediscono i gatti, girano la testa di qua e di là, finiscono investiti dalle automobili. "Con gli stessi frutti gli indigeni preparano un sidro, che, bevuto in eccesso, diventa allucinogeno", racconta Samorini. E spesso il comportamento passa dagli animali agli esseri umani. I pigmei hanno visto i gorilla consumare le radici dell'iboga, dal potere allucinogeno, e li hanno imitati. Il caffé è stato individuato osservando le capre che ne vanno pazze. Alcune popolazioni siberiane hanno scoperto dalle renne le proprietà inebrianti dell'urina di chi aveva mangiato il fungo Amanita muscaria.

Le sostanze attive sulla psiche sono cercate da mammiferi, uccelli e persino insetti. Esiste dunque una componente naturale che spinge a questo comportamento? (...)

gioco d'azzardo: problemi nel mondo

ZI07120905 - 09/12/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-12827?l=italian

I costi nascosti del gioco d'azzardo

Problemi sociali ed economici per i cittadini

 

Di Padre John Flynn, LC

ROMA, domenica, 9 dicembre 2007 (ZENIT.org).- Nell'ultimo decennio, in molti Paesi, il gioco d'azzardo ha visto una grande diffusione. I Governi, attratti dall'idea di poter aumentare le proprie entrate, hanno ampiamente ignorato le proteste e le preoccupazioni relative all'impatto sociale derivante dal gioco d'azzardo.

Qualche segnale, sebbene flebile, di un'inversione di tendenza nella politica sul gioco d'azzardo esiste. La provincia canadese del New Brunswick ha annunciato di voler ridurre il numero dei videoterminali delle lotterie, secondo quanto riportato dal quotidiano Globe and Mail del 9 novembre.

Il premier della Provincia, Shawn Graham, ha affermato che tale riduzione fa parte di un programma diretto al contenimento dei costi sociali derivanti dai videoterminali. In totale saranno eliminati 650 terminali su 2650. La provincia ha anche annunciato di voler raddoppiare, portandoli a 1,5 milioni di dollari (1 milione di euro), gli stanziamenti destinati al trattamento della dipendenza e ai programmi per l'educazione e la sensibilizzazione del pubblico.

La provincia, tuttavia, ha anche annunciato l'intenzione di dare il via libera all'apertura di nuovi casinò, destinati ad attrarre nuovi soldi dei turisti del gioco.

Secondo un editoriale del Globe and Mail del 26 novembre, il New Brunswick, così come altre province, "è dipendente dalle entrate provenienti dal gioco d'azzardo".

L'editoriale commenta poi che anche il Dipartimento per la salute della provincia di Nova Scotia ha sollevato l'attenzione sui problemi generati dalla dipendenza dai videopoker. Secondo uno studio del 2005, il 70% del ricavato del gioco d'azzardo proviene dai videoterminali e la metà dei ricavati di questi ultimi proviene da giocatori con problemi. La Nova Scotia ha ridotto in seguito il numero dei videoterminali per il gioco d'azzardo.

Tendenza al suicidio

Poco prima della decisione del New Brunswick, uno studio aveva evidenziato il nesso fra il tasso di suicidio e la dipendenza dal gioco, secondo quanto riportato dal quotidiano National Post del 29 ottobre. I giocatori con problemi hanno una tendenza al suicidio quattro volte superiore rispetto al canadese medio, secondo uno studio pubblicato dal Canadian Journal of Psychiatry e basato su un sondaggio su 36.000 canadesi.

Il mese successivo, la stessa rivista ha pubblicato uno studio che documenta un aumento del 50% nelle visite d'urgenza di persone con problemi psicologici derivanti dal gioco nel Québec rispetto alla fine degli anni '90, quando il gioco d'azzardo si è diffuso.

Secondo uno studio pubblicato il 20 luglio dal CanWest News Service, le entrate nette delle lotterie, dei videoterminali e dei casinò, per le casse dello Stato, hanno raggiunto i 13,3 miliardi di dollari (9 miliardi di euro) nel 2006, rispetto ai 2,7 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) del 1992. I dati sono contenuti in un recente rapporto di Statistics Canada, da cui risulta che, in media, ogni canadese spende 513 dollari (347 euro) nel gioco d'azzardo. In media, gli uomini spendono nel gioco tre volte tanto rispetto alle donne: 1396 dollari (945 euro) rispetto ai 434 dollari (294 euro) delle donne.

Segnali contrastanti in Inghilterra

Qualche mese fa, il Governo inglese ha fatto marcia indietro nel progetto di avviare ciò che era stato definito un "supercasinò". La Camera dei Lord ha votato contro la proposta, come riportato dal quotidiano Telegraph del 29 marzo, e poi il nuovo Governo guidato dal Primo Ministro Gordon Brown ha liquidato l'intera idea dei supercasinò, secondo il Telegraph del 12 luglio.

Successivamente, tuttavia, nel contesto del progetto di riforma della normativa sono state previste nuove opportunità per il gioco d'azzardo. Secondo quanto riferito dalla BBC il 1° settembre, il progetto di legge sul gioco d'azzardo consente la creazione di casinò regionali e maggiori ricavati dagli slot-machine. Anche l'attuale divieto di pubblicità radiotelevisiva del gioco d'azzardo dovrebbe essere eliminato.

Nel tentativo di placare i critici, il presidente della Commissione per il gioco d'azzardo Peter Dean ha spiegato che la legge mira a restringere la normativa del settore e tutelare maggiormente i giovani e i vulnerabili. Per esempio, circa 6000 videopoker presenti nei negozi, a cui i bambini possono avere accesso senza supervisione, saranno eliminati entro il 2009.

Secondo un articolo pubblicato sul quotidiano Guardian del 29 settembre, il patrimonio perso annualmente dai giocatori britannici supererà i 10 miliardi di sterline (13,8 miliardi di euro) nel 2008. Si tratta di un aumento del 50% in soli nove anni.

In base a uno studio pubblicato dalla società di revisione contabile PricewaterhouseCoopers, i ricavati del gioco d'azzardo in tutto il mondo dovrebbero raggiungere i 144 miliardi di dollari (98 miliardi di euro) nel 2011, riporta l'Associated Press il 21 giugno.

Gli incassi hanno raggiungo i 101,6 miliardi di dollari (69,3 miliardi di euro) nel 2006. Negli Stati Uniti si prevede una crescita del 6,7% l'anno, passando da 57,5 miliardi di dollari (39,2 miliardi di euro) a 79,6 miliardi (54,3 miliardi). Nella regione dell'Estremo Oriente si stima un aumento del 15,7% annuo, per passare da 14,6 miliardi di dollari (10 miliardi di euro) a 30,3 miliardi (20,6 miliardi), facendo della regione il secondo mercato del gioco d'azzardo più grande al mondo.

La proposta del Massachusetts

Parte della maggiore diffusione del gioco negli Stati Uniti avverrà nel Massachusetts, se il governatore Deval Patrick riuscirà nel suo intento di aprire tre casinò, in base alla motivazione secondo cui le maggiori entrate consentiranno di creare quei posti di lavoro necessari allacollettività, oltre ad assicurare notevoli entrate per lo Stato, secondo il Boston Globe del 18 settembre.

La decisione finale su questa proposta deve ancora essere presa dal Parlamento. Intanto gli oppositori si fanno sentire. Il Massachusetts Family Institute, un'organizzazione contraria al gioco d'azzardo, ha definito la proposta "un approccio miope e pericoloso alla crescita economica", secondo il Boston Globe.

"Deludente e motivo di grande preoccupazione", è il commento della Conferenza episcopale cattolica del Massachusetts, espresso in un comunicato stampa del 17 settembre. "Il Governo dovrebbe promuovere il bene comune cercando di salvaguardare l'interesse di tutti i cittadini", secondo i Vescovi. "Non è una ‘buona politica economica' quella di aumentare le entrate nel Commonwealth a danno dei propri cittadini".

Anche la validità delle motivazioni economiche a favore del gioco d'azzardo vengono poste in questione. I Governi degli Stati spesso sostengono che le maggiori entrate provenienti dal gioco consentono di migliorare l'istruzione pubblica la sanità e altri servizi essenziali, ma secondo uno studio pubblicato il 7 ottobre dal New York Times la maggior parte dei soldi provenienti dalle lotterie viene utilizzata semplicemente per mantenere lo stesso sistema dei giochi d'azzardo.

L'istruzione, per esempio, riceve solo una quantità minima dei suoi finanziamenti dalle lotterie, e la porzione destinata ai programmi di istruzione pubblica statale è peraltro in diminuzione.

Costi e benefici

Anche il Wall Street Journal ha posto in questione i benefici economici derivanti dal gioco d'azzardo, in un articolo pubblicato l'11 giugno. Dodici Stati attualmente hanno casinò propri, mentre nel 1987 erano solo in due. L'impatto di questi casinò è tutt'altro che pacifico. Spesso attingono ai ricavi di altre forme di intrattenimento e, secondo gli economisti citati nell'articolo, gli effetti sul mercato del lavoro potrebbero in realtà essere negativi, perché molti casinò moderni hanno bisogno di meno personale rispetto alle attività economiche che vanno a sostituire.

Dal gioco d'azzardo, inoltre, derivano notevoli costi. Uno di questi è legato all'aumento della criminalità. Il Wall Street Journal ha riferito di uno studio pubblicato lo scorso anno sul Review of Economics and Statistics da cui risulta che circa l'8% dei delitti commessi in Paesi in cui sono presenti casinò è legato all'attività del gioco. Considerando tutti i costi e i benefici derivanti dai casinò, lo studio conclude che il saldo in realtà consiste in un costo netto per la comunità locale.

Nonostante tali informazioni, i Governi continuano a lasciarsi tentare dai proventi delle scommesse. Un esempio recente è quello dello Stato australiano del New South Wales, che ha recentemente annunciato un'estensione del Keno, una variante delle lotterie.

Il Governo è incurabilmente dipendente dai proventi del gioco d'azzardo, secondo un editoriale pubblicato dal quotidiano Sydney Morning Herald il 20 settembre, dopo la misura presa da tale Stato australiano. Le scommesse nello Stato hanno raggiunto i 7 miliardi di dollari australiani (4,2miliardi di euro) l'anno, di cui più del 20% è destinato alle casse dello Stato.

"La nostra è un'epoca di dipendenze", e tra queste quelle del gioco d'azzardo, ha commentato il Vescovo ausiliario di Sydney Anthony Fisher alla Messa per la festa del Ringraziamento celebrata per il personale e i volontari del Matt Talbot Homeless Services.

Durante la funzione, che si è svolta il 17 novembre nella cripta della St. Mary's Cathedral di Sydney, ha affermato: "Noi siamo consapevoli dell'importanza di dover risvegliare un mondo intorpidito che rischia di perdere la sua anima a causa della sua dipendenza dal consumismo, dalla violenza, dalle ideologie, dall'autoindulgenza". Un torpore che, tuttavia, molti Governi tentano di mantenere, mentre cercano di arricchirsi sulla pelle dei giocatori.

crack babies

Cocaina prenatale, adolescenti iperattivi
Marco Malagutti

Si chiamano crack babies e sono i neonati con difetti congeniti nati da madri esposte in periodo prenatale alla cocaina. Un fenomeno in crescita. I dati parlano, infatti, di un aumento del consumo di cocaina in gravidanza, per lo meno negli Stati Uniti dove circa un milione di bambini, a partire dalla metà degli anni ’80, è nato da madri che consumavano cocaina durante la gravidanza. I numeri italiani sono, invece, scarsi e, con ogni probabilità, sottostimati. Ma anche alle nostre latitudini, benché la percentuale di uso di sostanze stimolanti in gravidanza sia inferiore a quella statunitense, il fenomeno sta registrando una crescita esponenziale. Al di là dei numeri quello che è certo è che l’abuso di cocaina in gravidanza è pericoloso per le madri e per il feto. La gravità dei problemi varia ma, va detto, spesso le donne in gravidanza che usano cocaina fanno ricorso anche ad altre droghe, alcol e tabacco per esempio, così risulta difficile stabilire quanto il problema derivi dal singolo stupefacente. Un articolo apparso sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics, sostiene, dal canto suo, che la persistente esposizione a cocaina a livello uterino sia associata a un aumentato rischio di iperattività e altri problemi comportamentali negli adolescenti maschi nei primi anni di scuola.

Lo studio statunitense
Non si sa per certo se l’esposizione materna alla cocaina condizioni l’intelligenza del bambino, non sempre è semplice, infatti, tenere sotto controllo i piccoli esposti nel corso della loro infanzia. I risultati degli studi disponibili, poi, sono contrastanti. Alcuni sembrerebbero suggerire che l’esposizione alla droga prenatale non influisca sullo sviluppo intellettuale. Un dato incoraggiante ma fortemente contrastato da altre ricerche, secondo le quali la cocaina avrebbe effetti deleteri sullo sviluppo mentale del nascituro e in particolare sul quoziente intellettivo. Va in questa direzione lo studio statunitense secondo il quale i bambini le cui madri sono risultate positive alla cocaina al momento del parto, sono a rischio di problemi comportamentali. Verrebbero così confermati precedenti studi animali che avevano ipotizzato come il sesso del concepito potesse influenzare gli esiti dell’esposizione alla cocaina. I ricercatori hanno preso in esame 473 bambini dell’area di Detroit, di età compresa tra i 6 e i 7 anni, e hanno raccolto informazioni sul loro comportamento dagli insegnanti. Duecento di questi bambini erano stati esposti alla cocaina a livello uterino. Dai risultati è emerso come i maschi di questo gruppo abbiano evidenziato problemi comportamentali e psicomotori.

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