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Novità tutte le sostanze, Articolo

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Esame del capello

Salve,
Cerco delle risposte!! Sono un po’ in ansia perché mi hanno chiesto di fare l’esame del capello su sostanze stupefacenti e farmaci!! Ho assunto cocaina la fine di novembre 2018 e a dicembre ho ricevuto una lettera dove mi chiedevano l’esame del capello per una lunghezza di 5 cm!! La sera prima che mi arrivasse la lettera ho assunto anche il lexotan. Dopo la lettera mi sono completamente rasato i peli delle gambe e delle braccia, ora vi chiedo se è meglio dare i peli degli arti o della testa perché non mi piace farmi crescere i capelli ma se proprio devo farò crescere una ciocca!!! L’esame devo farlo non prima di aprile io ho fatto un appuntamento per giugno dite che risulterò positivo? E poi un altra domanda, se prendono i peli degli arti come fanno a calcolare solo gli ultimi sei mesi ?

Contenuto Redazionale Problemi nello scrivere commenti o esperienze

Cari lettori, in quest'ultimo periodo ci sono stati problemi tecnici con diversi nuovi utenti, che rimanevano "in attesa di attivazione", e quindi impossibilitati a partecipare attivamente, per via di un link non funzionante.

Speriamo di aver risolto la situazione, e gli utenti interessati dovrebbero aver ricevuto nuovi link che dovrebbero sbloccare il problema. Scusate il disagio. 

 

Per ogni problema scrivete pure usando il modulo di contatto in fondo alla pagina.

Cerco commissione medica che richieda solo urine ai tossicologici

Sapete quale commissione medica locale vuole solo le urine e non il capello per i tossicologici della patente? A me avevano detto in Piemonte ma non so dove di preciso, voi sapete qualche città ancora “arretrata” in questo campo?!
Grazie!!

Cannabis: in Canada scorte quasi esaurite

Articolo di Leonardo Fiorentini

 In Canada store assediati dalle file e siti presi d’assalto. Le scorte di cannabis scarseggiano in tutte le province, sottovalutata la domanda complessiva. Il rischio è di lasciare spazio al mercato illegale.

Sono bastate le prime 24 ore di vendite legali di cannabis per mettere in crisi il sistema di 

In Quebec, dove gli store fisici erano limitati a poco più di 15, lunghissime file (anche 4 ore di attesa) per poter accedere agli store. Anche sabato, 3 giorni dopo l’inizio delle vendite, il negozio SQDC di Sainte-Catherine a Montreal era presa d’assalto dai clienti con la coda che faceva il giro dell’isolato (vedi foto). In totale nella provincia francofona il primo giorno di vendite sono stati serviti 42.500 clienti, 12.500 negli store e 30.000 on line. Molti hanno dovuto rinunciare agli acquisti, e in un caso la Polizia è stata chiamata a disperdere, pacificamente, la fila che rimaneva alla chiusura del negozio alle 21. Sul sito della SQDC sono ormai esauriti quasi tutti gli oli, introvabili hashish, capsule, spray orali e anche le canne prerollate.

Se è evidente che l’effetto novità (e selfie) del primo giorno può aver avuto la sua influenza, pare anche chiaro che le valutazioni sulle vendite in Quebec e in tutte le altre province siano state ampiamente sottostimate. Sia a livello statale, con licenze autorizzate evidentemente insufficienti a coprire la domanda, che a livello locale, si pensi ai soli 3 negozi per una città da 1.700.000 abitanti come Montreal (in Quebec la prevalenza d’uso negli ultimi 3 mesi è al 10% per i maggiori di 15 anni). In Ontario, che peraltro è la provincia canadese che produce più cannabis, le vendite sul sito internet (al momento unico canale legale di vendita nella provincia) hanno di fatto esaurito molti dei prodotti. Anche Alberta, Nuova Scozia  e British Columbia registrano prodotti esauriti. La società dell’alcol e delle lotterie della Provincia di Manitoba ha annunciato che ci vorranno almeno sei mesi per riallestire il magazzino ed tornare ad offrire tutti i prodotti.

 Continua a leggere su FUORI LUOGO https://bit.ly/2PiId9V

 

EROINA GIALLA

 Si tratta del colore che presenta la mistura di polvere composta da eroina edestrometorfano, e forse anche altre sostanze, tipo paracetamolo, caffeina etc.. La possibilità di contaminare* o di adulterare* il prodotto è ampia; le conseguenze sono altrettanto gravi.

 I lettori hanno saputo di questa associazione per fatti di cronaca connessi a decessi avvenuti.

 I contaminanti sono sostanze chimiche che risultano dalle varie fasi della produzione, lavorazione e trasporto delle droghe o per contaminazione ambientale. Di norma non sono aggiunti intenzionalmente. Gli adulteranti sono sostanze psicoattive che vengono aggiunte per imitare l’effetto della sostanza che viene offerta ma non è quello che il compratore si aspetta.

Nel mercato clandestino o di strada è assolutamente frequente proporre qualsiasi tipo di prodotto al fine di stupire e stimolare il consumatore per gli effetti particolarmente potenti; all’effetto si accompagna il rapido sviluppo di uno stato di dipendenza che in sostanza mantiene il “cliente”, quindi il traffico.
Semplici leggi di mercato.

 Le molto probabili e spesso letali conseguenze sono ovvie.

Entrambi i principi presenti nella polvere gialla sono oppiacei e quindi si moltiplica la pericolosità considerato l’azione inibitoria di entrambi su molte funzioni e soprattutto su quella cardio-respiratoria.

 Il destrometorfano è una sostanza usata soprattutto come antitussivo e presenta, per le dosi terapeutiche, scarsa attività analgesica e scarsa attività psicotropa ( a differenza dell’isomero levogiro….). Come antitosse non opera attraverso i recettori degli oppioidi ma agisce innalzando la soglia al di sopra della quale si presenta la tosse. La sua potenza è comunque molto vicina a quella della codeina. Come riportano Goodman & Gilman…” la sua tossicità è modesta ma dosi estremamente elevate possono produrre depressione del SNC” pag II290.

Tra l’altro il naloxone (o Narcan), efficace antagonista degli oppioidi, non blocca gli effetti del destrometorfano.

 

continua su INSOSTANZA.IT www.insostanza.it/dom 

Contenuto Redazionale Il consumo di cannabis. La ricerca scientifica, le pratiche sociali, le legislazioni.

settembre 27 @ 15:30 - 18:30

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Il consumo di cannabis

La ricerca scientifica, le pratiche sociali, le legislazioni

Giovedì 27 settembre, 15.30-18.30
SCIFOPSI, via Laura 48 Firenze – Aula Magna

Intervengono

Stefano Bertoletti, Forum Droghe/CAT

Leopoldo Grosso, Gruppo Abele

Patrizia Meringolo, Dipartimento Scienze della Formazione e Psicologia, UniFI

Mafalda Pardal, Università di Ghent (B)

Grazia Zuffa, la Società della Ragione

Coordina Susanna Ronconi, Forum Droghe – Progetto NAHRPP

Promosso da Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze e da Forum Droghe nell’ambito del progetto europeo NAHRPP – New Approaches in Harm Reduction Policies and Practices co-finanziato dall’Unione Europea

Info: segreteria@forumdroghe.it – www.fuoriluogo.it

Il rinascimento psichedelico

Mentre la comunità medico-scientifica torna a discutere del controverso potenziale terapeutico di Lsd e sostanze simili, si assiste a un proliferare di titoli — riedizioni e novità — sul tema. Fra tutti spicca «Moksha» di Aldous Huxley La Lettura 19 Aug 2018 di VANNI SANTONI

 

Entrando in libreria in questi mesi si potrebbe avere l’ impressione di essere fini tinella San Francisco degli anni Sessanta: mai in Italia, e certo non in tempi recenti, si era visto un tale proliferare di testi a tema psichedelico.

Con una differenza rispetto ad allora: il piglio di tutti questi libri è lontano, lontanissimo dalla chincaglieria freak dell’epoca, o dalla sua lunga eco. Si nota anzi, fin dalla veste grafica e dagli apparati, una perizia nuova nel distanziare gli psichedelici — nella fattispecie: l’Lsd; la psilocibina dei «funghi magici»; la mescalina del cactus peyote; il Dmt dell’infuso amazzonico ayahuasca — dal calderone delle droghe, cosa non priva di una sua logica, se è vero che tra i più promettenti canali di sviluppo del montante «rinascimento psichedelico» c’è proprio il loro uso nella cura delle dipendenze, oltre che della depressione e di afflizioni anche molto diverse tra loro, dalla cefalea a grappolo all’angoscia da fine-vita nei malati terminali.

Per «rinascimento psichedelico» si intende infatti la riscoperta, da parte della comunità medico-scientifica, del poten- ziale terapeutico di queste sostanze. Un potenziale già intuito dai pionieri del loro primo avvento, e finanche dallo stesso scopritore dell’Lsd, il chimico Albert Hofmann, e tuttavia rimasto congelato, dopo un paio di decenni di incoraggianti, ma per lo più embrionali, ricerche, per via della sopraggiunta proibizione delle molecole in questione. Nell’ America di Nixon, la guerra a pacifisti, hippie e contestatori, di cui l’acido lisergico fu una delle più conclamate bandiere, era senza quartiere, e non ci si fecero troppi problemi a proibirlo nonostante un parere negativo della Foods and Drugs Administration e un’accorata difesa al Congresso da parte di Bobby Kennedy.

Alla proibizione si accodò poco dopo il resto del mondo, e una volta riposizionati a Schedule I Drugs, etichetta che negli Usa designa le droghe pesanti prive di utilizzo medico, divenne molto difficile ottenere quei composti anche per gli scienziati e gli psichiatri che li studiavano o li sperimentavano con i propri pazienti. La ricerca si fermò. In maniera sot- terranea però, in principio per mano di chi quella stagione l’aveva vissuta in prima persona, e poi della generazione di coloro che erano rientrati in contatto con certe idee attraverso la cultura rave, l’idea che quello posto da Nixon non potesse essere un punto fermo, e che quelle sostanze non fossero propriamente droghe ma farmaci — e farmaci molto promettenti — continuò a essere trasmessa.

Così, anche grazie all’azione di alcune organizzazioni — su tutte le americane Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies e Heffter Institute, e l’inglese Beckley Foundation — da una decina di anni gli studi sugli psichedelici sono ripresi, prima in Svizzera, poi negli Usa, nel Regno Unito e nel resto nel mondo, e non passa settimana senza qualche scoperta circa le loro modalità d’azione o il loro uso terapeutico, come è ben raccontato nel recente Lsd. Storia di una sostanza stupefacente (Utet) della farmacologa Agnese Codignola, uno dei più significativi protagonisti di questa inaspettata invasione psichedelica delle nostre librerie (su «la Lettura» #334 del 22 aprile scorso ne hanno scritto Tania Re e Claudio Mencacci). Un’invasione che, ap- punto, non ha odore d’incenso, suono di cimbali o colori batik, per quanto le copertine possano concedersi l’occasionale frattale: il piglio del rinascimento psichedelico — forse anche per non ricadere negli errori del passato, quando tali sostanze finirono anche in mano a guru più o meno improvvisati, e più o meno benintenzionati, come l’ex ricercatore di Harvard Timothy Leary — è improntato a una certa austerità scientifica.

Sembra quasi che si siano scavalcati all’indietro gli anni Sessanta per tornare ai Cinquanta, quando posati intellettuali in tweed come Ernst Jünger, lo stesso Albert Hofmann o Aldous Huxley (o, in Italia, personaggi come Federico Fellini o Elsa Morante) sperimentavano in salotto, con la testa spesso già su un obiettivo: capire quali eventuali benefici avrebbe potuto recare all’umanità il sopraggiungere dell’«era della riproduzione tecnica dell’esperienza mistica».

In questa messe di testi — oltre al libro di Codignola c’è la riedizione in economica Feltrinelli di Lsd: il mio bambino difficile di Hofmann, la versione integrale del suo Lsd. Carteggio 1947-1997 con Jünger (per Giometti&Antonello), The electric kool-aid acid test del da poco scomparso Tom Wolfe (Mondadori), i testi degli psichiatri Rick Strassman e Claudio Naranjo sul Dmt editi da Spazio Interiore, che pubblica anche Frammenti di un insegnamento psichedelico di Julian Palmer, mentre Stampa Alternativa, un tempo unico alfiere del settore con i suoi «mille lire» a tema, propone un Dizionario della psichedelia e la valida panora

mica Rinascimento psichedelico, la riscoperta degli allucinogeni dalle neuroscienze alla Silicon Valley di Bernardo Parrella — spicca la recente uscita, per Mondadori, di Moksha, raccolta degli scritti sul tema proprio di Aldous Huxley.

Il romanziere inglese fu fra i primi ad affrontare la questione, ma per il suo piglio analitico, distintamente filosofico e capace di guardare oltre — anche oltre le semplificazioni, i rapidi entusiasmi e le facili cooptazioni — continua a essere uno dei teoreti di riferimento.

Il suo libro, da leggersi a integramento dei classici (e già disponibili negli Oscar),

Le porte della percezione e Paradiso e inferno, si presenta in un’edizione tradotta da Maria Giulia Castagnone e arricchita da un vero parterre de rois paratestuale: premessa di Humphry Osmond, pioniere della psichedelia in psicoanalisi; prefazione di Albert Hofmann; introduzione di Alexander Shulgin, scopritore di 230 diverse molecole psicoattive; e in apertura un testo originale dello scrittore Edoardo Camurri che riassume in modo efficace la situazione a livello di ricerca e supera la mera questione terapeutica attraverso una ricucitura con la tradizione misterica e il lancio di una suggestione: quella di un mondo che, attraverso un rinnovato rapporto con la metafisica, possa superare la narcosi collettiva da social network e psicofarmaci, condizione peraltro molto somigliante a quella immaginata nel Mondo nuovo, il più noto e amato romanzo di Huxley.

Tutto questo dà quindi forma a una lettura decisiva sia per l’appassionato di Huxley (a proposito: a quando una riedizione dei Diavoli di Loudun?) sia per chi voglia dotarsi di strumenti per inquadrare in modo imparziale il «rinascimento psichedelico» — almeno in attesa di How to Change Your Mind di Michael Pollan.

Il grande divulgatore scientifico, già autore di apprezzatissimi saggi sul cibo come Il dilemma dell’onnivoro o Cotto, si è dedicato stavolta al cosiddetto «cibo degli dei», riuscendo a mantenere per otto settimane in testa alle classifiche del «New York Times» un saggio sugli psichedelici, qualcosa che non era accaduto neanche nel 1967, in piena Summer of Love: vedremo se anche in Italia — l’uscita in traduzione è prevista a inizio 2019 per Adelphi — riuscirà a ripetere il miracolo.

 

Bibliografia

Aldous Huxley, Le porte della percezione. Paradiso e inferno (Mondadori, 2016);

Agnese Codignola, Lsd. Da Albert Hofmann a Steve Jobs, da Timothy Leary a Robin Carhart-Harris (Utet, 2018);

Albert Hofmann, Lsd. Il mio bambino difficile. Riflessioni su droghe sacre, misticismo e scienza (Feltrinelli, 2015);

Albert Hofmann ed Ernst Jünger, Carteggio (Giometti & Antonello, 2017);

Julian Palmer, Frammenti di un insegnamento psichedelico (Spazio Interiore, 2017);

Rick Strassman, Dmt. La molecola dello spirito (Spazio Interiore, 2014)

  

A CARO PREZZO, Carl Hart. Neri Pozza editore.

A caro prezzo

 
Carl Hart è un afroamericano cresciuto in uno dei peggiori sobborghi di Miami. Aveva solo dodici anni la prima volta che ha visto con i suoi occhi la scena di un omicidio «per questioni di droga». Era ancora un ragazzo quando ha perso il suo primo  amico, ucciso in uno scontro a fuoco, ed era poco più di un adolescente quando faceva il DJ, esibendosi con rapper del calibro di Run-DMC e Luther Campbell, e si buttava a terra se qualcuno cominciava a sparare. I suoi cugini Michael e Anthony rubavano alla loro stessa madre e lui pensava che quel gesto fosse una conseguenza diretta della «dipendenza da crack», la droga che aveva invaso le comunità afroamericane più povere di Miami a partire dalla metà degli anni Ottanta.
Poi un giorno è diventato uno studioso di neuroscienze, ha vinto prestigiose borse di studio, ha scritto decine di articoli sui reali effetti delle droghe sulla psiche  umana, ha riscosso diversi riconoscimenti per la sua attività didattica alla Columbia University, ha indossato il camice bianco da laboratorio e, dopo numerosissimi  esperimenti, ha radicalmente mutato opinione sulla questione della «dipendenza» dalle sostanze stupefacenti.
Questo libro nasce dal suo lavoro di neuroscienziato e dalla sua vita di  afroamericano vissuto in un povero sobborgo di Miami. È il magnifico memoir di un giovane uomo che si è sottratto al suo destino di emarginazione e, ad un tempo, un prezioso contributo scientifico che mostra come l’isteria emotiva che aleggia attorno alle droghe illegali oscuri i veri problemi.
Il paradigma per il quale è la sostanza stupefacente stessa a produrre  inevitabilmente «dipendenza», e a interferire a tal punto con le funzioni vitali da indurre comportamenti autodistruttivi, si dimostra in queste pagine, alla luce di molteplici esperimenti scientifici, del tutto errato. La causa della «dipendenza», che concerne il 10-25 per cento di coloro che entrano in contatto con le droghe, anche le più socialmente stigmatizzate come l’eroina e il crack, va ricercata non nella sostanza stessa, ma nelle condizioni della sua assunzione. Emarginazione, alienazione sociale, bisogni relazionali insoddisfatti, assenza di ogni altra possibile «ricompensa» sono le cause reali che conducono alla «dipendenza».
Ultimata la lettura di questo libro, carcere e leggi sempre più severe contro le droghe, assimilate a forze magiche, al «male assoluto», si svelano perciò come le misure più erronee e irragionevoli possibili per cambiare davvero le cose nell’uso delle sostanze stupefacenti tra le fasce marginalizzate della popolazione.

L' "erba della morte", il convegno leghista sulla cannabis fa discutere

 L'evento a Piacenza in scia alla "tolleranza zero" annunciata dal neoministro Fontana fa infuriare gli operatori delle dipendenze: "Così sulla tutela della salute vince la demagogia"

 di VALENTINA AVON Repubblica,it

Consumo e spaccio di droghe sono regolati dal Testo unico, che risale al 1990, noto anche come legge Russo Iervolino, dal cognome dell'allora ministra democristiana agli Affari sociali che la firmò con il collega alla Giustizia Vassalli. Nel 2006 arrivò la Fini-Giovanardi, che equiparava droghe leggere e pesanti, ma è stata abrogata nel 2014 da una sentenza della Corte costituzionale. Il vuoto giudiziario, da allora, fa il paio con quello politico. Ora il dibattito sembra nuovamente vivacizzarsi, con dichiarazioni di ministri  e ripresa dei convegni, come quello del prossimo 24 luglio a Piacenza che fa discutere in questi giorni.

Il neoministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha ripreso in mano il Dipartimento nazionale antidroga, annunciandolo lui stesso prima dell'ufficialità della nomina, proprio dalle pagine del sito del Dpa, e ha anticipato la sua linea: tolleranza zero. Del Dpa, nato per decreto nel 2008, fu responsabile per anni il sottosegretario Giovanardi. Finito il suo regno è stato smantellato, la delega è rimasta per lo più nelle mani del presidente del Consiglio di turno e di politiche sulle droghe si è parlato molto poco. 

La ripresa del dibattito porta ora il titolo del convegno piacentino di martedì prossimo: "L'erba della morte". Il tema è la cannabis, i relatori sono assessori locali, un paio di senatori, quattro parlamentari e la mamma di un ragazzo drogato. I promotori sono Luca Zandonella, assessore leghista con deleghe a Sicurezza, Politiche giovanili, Identità e tradizioni e Partecipazione, e Massimo Polledri: neuropsichiatra infantile, già senatore della Lega che però lo ha espulso nel 2015, perché alla Zanzara disse:continua a leggere su  www.repubblica.it/cronaca/2018/07/19/news/cannabis_erba_della_morte_

il ministro Fontana vuole occuparsi anche di droghe, e sarebbe un altro incubo

 Non sorprendentemente, il principio ispiratore del leghista sarà quello della “tolleranza zero.”

Leonardo Bianchi VICE www.vice.com/it/article/435zm9/ministro-fontana-droghe

Abbiamo imparato a conoscere il ministro della disabilità e della famiglia, il leghista Lorenzo Fontana: ultracattolico, antiabortista, antifemminista, uomo di collegamento della Lega con la Russia, legato all’estrema destra veronese e persino indipendentista veneto.

Come se tutto ciò non fosse già abbastanza, ora potrebbe anche occuparsi didroghe.

La notizia l’ha data lui stesso alla Stampa: “Credo che la delega per la lotta alle tossicodipendenze verrà assegnata a me. E ho già incontrato i funzionari del Dipartimento perle Politiche antidroga.” Nella stessa intervista, Fontana ha anche fornito la sua visione sul fenomeno—di cui, va detto, prima d’oggi non si sapeva assolutamente nulla.

 

Non sorprendentemente, il principio ispiratore sarà quello della “tolleranza zero.” Il leghista ha poi spiegato i primi tre provvedimenti che intende adottare nel caso in cui dovesse ricevere la delega: potenziare al massimo l’azione delle forze dell’ordine; contrastare le droghe “fatte in casa,” quelle che secondo lui “chiunque può prodursi in cucina seguendo le istruzioni su Internet”; importare dall’estero “qualche politica antidroga” che “ha avuto successo” (e a meno che non si riferisca al presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, non si capisce quale “politica antidroga” abbia avuto questo grande “successo”).

Fontana ha poi detto che in Italia “un vero proibizionismo non c’è,” e che “bisogna sottrarre il dibattito all’ideologia.” In più, a sgomberare definitivamente il campo da dubbi il ministro ha assicurato che non ci sarà nessuna “liberalizzazione” della cannabis. “Mi metto nei panni di un padre o di una madre,” ha detto. “Avrebbero piacere che i loro figli fumassero? Non credo proprio.”

Le associazioni di settore e gli operatori hanno duramente criticato questa possibile nominaMaria Stagnitta, presidente di Forum Droghe, ha parlato di “una visione preistorica delle politiche sulle droghe” che peggiorerà “una situazione in cui non solo i consumi aumentano, ma mutano nell’assoluta incapacità dei servizi di saperli interpretare.” 

Marco Perduca, membro dell’Associazione Luca Coscioni, ha giustamente fatto notare che “nel curriculum politico e istituzionale del ministro Fontana non si rintraccia alcun interesse, figuriamoci le competenze, per il fenomeno della ‘Droga’.”

Qualche giorno fa, a fotografare il ritorno in pompa magna della repressione—nonché il sostanziale fallimento del proibizionismo italiano—ci ha pensato ilnono Libro Bianco sulle droghe. Nel 2017 quasi il 30 percento degli ingressi in carcere è stato determinato dalla violazione dell’articolo 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti (la legge Jervolino-Vassalli), mentre il 25,53 percento dei detenuti è tossicodipendente. Gli autori sottolineano con preoccupazione che “si consolida l’aumento dopo che il picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57 percento nel 2007) era stato riassorbito a seguito di una serie di interventi legislativi correttivi.”

Il libro bianco registra anche la crescita delle segnalazioni ai prefetti dei semplici consumatori, “caduti anche loro nelle rete dei maggiori controlli e dell’ossessione securitaria”: sempre nel 2017 ci sono state oltre 40mila segnalazioni (l’80 percento delle quali per possesso di cannabinoidi), 15.581 sanzioni amministrative e appena 86 richieste di programmi terapeutici. Come annotano Franco Corleone e Stefano Anastasia, siamo di fronte ad una “inutile macchina sanzionatoria che in quasi trent’anni ha colpito più di un milione e duecentomila persone.”

Ammesso e non concesso che Fontana abbia la più pallida idea della reale situazione sul campo, in questo quadro non particolarmente edificante non si può fare a meno di notare l’ennesima incongruenza dei Cinque Stelle. Nella scorsa legislatura 12 parlamentari del M5S avevano fatto parte dell’intergruppo Cannabis Legale, la cui proposta è però miseramente naufragata. Due di loro avevano anche partecipato al “4:20 European Psychedelic Hemp Fest” di Lambrate, attirandosi feroci critiche da parte del centrodestra.

continua a leggere si VICE www.vice.com/it/article/435zm9/ministro-fontana-droghe

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