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Novità psicofarmaci

DENNY

Salve a tutti Raga  non vorrei passare per moralista o cosa..o 39 anni e voglio solo raccontare la mia esperienza ammesso che puo servire,,o iniziato a 12 a fumare canne per poi tutta la trafila premetto che sono Siciliano e negl anni 90 girava la migliore eroina non chimica come quella gira al nord che ti prendi una scimmia pazzesca in Sicilia erano i tempi della Bianca un tipo d eroina che appena la scioglievi era come la coca trasparente ,,un bel sballo vi ripeto o provato di tutto tra cui sono stato tossico per parte della mia gioventu mi sono fatto le pere per ben 22 anni ma oggi dopo vari collassamenti e salvato a pelo e dopo 2 programmi in Comunita sono qui a portar la mia esperienza e vi assicuro che ne o passate di tutti i colori dal Carcere alla strada anche in inverno ecc ecc con questo cosa voglio dirvi che nessuna di queste sostanze porta bene anche se oggi sento alcuni e vabe una cannetta che ti fa ...fa proprio questo che alcuni di voi parla attacchicardia paranoie ecc ecc per poi non andar oltre io mi accorgo su di me non posso star piu di qualche secondo concentrato su qualcosa non ricordo piu come prima e ne posso elencare questo e il risultato delle droghe in genere ammesso che rimangono come me ,,perche molti si sono giocati la bussola da noi si dice,,non esistono droghe che fanno piu male o meno male tutte una porcheria ,,,che poi la maria cioe l erba puo metterci piu tempo ok perche oggi e trattata anche quella sapete come con la morfina e poi essiccata e prnde pure meno volume tutto troppo chimico ,,poi fate voi la vita e vostra e proprio per questo godetevela io oggi sono sposato con famiglia o comprato casa o una bella moglie e un buon lavoro  tutto e possibile volonta e calma si ottiene tutto ,,io mi ero dato per spacciato eppur son qui auguroni a tutti...

Prozac, compie 25 anni il farmaco «cult» contro la depressione

È stato fonte di ispirazione di film, libri e persino di uno stile musicale. L'antidepressivo Prozac da semplice farmaco è diventato un fenomeno sociale. E 25 anni dopo la sua entrata nel mercato (nel gennaio 1988 negli Stati Uniti e l'anno dopo in Gran Bretagna) fa parte della cultura e del linguaggio, tanto da comparire anche nell'Oxford English dictionary. Ma la molecola ha anche "sdoganato" la depressione, inducendo una maggiore accettazione a livello sociale dell'assunzione di antidepressivi, al punto da infondere quasi un alone chic alla malattia mentale. Infatti, non sono poche le star che hanno dichiarato di farne uso. Identificandolo come una scorciatoia per la felicità.

Chi non ricorda il film di Carlo Verdone con Margherita Buy "Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992), in cui entrambi si impasticcano di ansiolitici?Prodotto dalla farmaceutica statunitense Eli Lilly, deve la sua fama al di fuori della sfera terapeutica all'autobiografia bestseller di Elizabeth Wurtzel "Prozac Nation", scritto negli anni Ottanta e ristampato nel 2002 vendendo 120mila copie. Il racconto della sua lotta con la depressione, dei suoi tentativi di curarla e di come è riuscita a uscirne è anche diventato un film (uscito nel 2001), interpretato da Christina Ricci ma uscito solo nel paese d'origine del regista, la Norvegia.

Il film affronta il problema dell'assuzione di psicofarmaci in caso di "male oscuro", una malattia difficile da comprendere fino in fondo e che rende tanto la diagnosi quanto la cura piuttosto complicate. Di fatto, però, nella classifica dei farmaci più venduti ai primi posti si trovano proprio gli antidepressivi. E le statistiche dicono che un europeo su 10 li assume, altrettanto vale per gli americani.

E nel 1999 esce un altro best seller di Lou Marinoff "Platone è meglio del Prozac". Il farmaco dal brand vincente, volutamente lontano dagli antidepressivi che lo hanno preceduto, entra così nella cultura pop e nella vita della gente comune. Diventando uno stile di vita. Proprio come il Viagra, segna una svolta.

Ma anche se le persone si sentono meglio, il meccanismo d'azione non è ancora del tutto chiaro. Gli antidepressivi agiscono sui livelli di serotonina cerebrali, che sembrano essere correlati al benessere emotivo. Nonostante questo il rapporto tra questo neurotrasmettitore e la felicità rimane poco chiaro. E non esiste un "modello animale" (un topo depresso) per studiarne gli effetti. «C'è quasi un "atto di fede" quando si assumono questi tipi di farmaci» commenta Joanna Moncrieff, neuroscienziata dell'University College di Londra.

www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-04-10/prozac-compie-anni-161924.shtml

Crisi economica: l’abuso di psicofarmaci diventa fenomeno culturale

 

Massimilla Manetti Ricci, Linkiesta - Il paese reale è allo sbando, i cittadini sono cittadini di uno stato fantasma e lo scollamento tra Stato e Popolo sta estendendosi ad una frattura tra il cittadino e il suo io.

Depressione, disperazione, sconvolgimenti emotivi caratterizzano le cronache nere di questi giorni, e di molti passati.

Un pessimismo diffuso aleggia nella gente incline a vedere un bicchiere ormai vuoto, ma è soprattutto quella sensazione di impotenza e di difficoltà a trovare vie d'uscita che mina la capacità di reagire.

Come se ne viene fuori?

A livello politico dobbiamo ancora vederlo, ma a livello individuale lo si fa bypassando le crisi personali nella scorciatoia degli psicofarmaci.

 

Leggi l'articolo su Linkiesta


 

UNA VITA DI DIPENDENZE

...

Diasturbo d'ansia generalizzato

salve

abbiamo spostato la tua domanda  in DOMANDE AGLI OPERATORI dove a breve potrai leggere la risposta dei nostri operatori. In questa zona del sito vengono pubblicate le notizie.

Grazie

La Redazione

antidolorifici da sballo

 

Negli Usa dilaga la dipendenza dai farmaci “pain killer”. Che anziché l’estasi promettono la calma chimica. Spesso mortale. E ora anche in Europa... di Elisabetta Muritti D Repubblica

 

In America li chiamano painkiller, gli ammazzadolore. Sono gli oppioidi, farmaci potenti prescritti ai malati oncologici, a chi patisce dolori cronici o postoperatori severi. Ma hanno cominciato ad ammazzare anche chi il male lo sente nell’anima, più che nel corpo, diventando droga su misura per questi tempi di disperazione banale, low cost, senza fiori del male da cogliere e orizzonti “altri” da esplorare. Così l’America fa i conti con un dramma finora rimosso, e cioè l’impressionante catena di decessi e dipendenze provocati fondamentalmente da due principi attivi, l’ossicodone, che Oltreoceano miete più vittime di eroina e cocaina insieme, contenuto nei farmaci OxyContin, Percodan (da noi venduto come Depalgos) e Percocet, e l’idrocodone, “amato” dal dottor House e da Eminem, presente nel Vicodin (non si vende in Italia ma si compra in rete). Altrettanto pericoloso il fentanile, somministrato con cerotti transdermici.

 

Dati allarmanti, in più cattiva coscienza: a consentire quella che è definita una pestilenza è stato il connubio di compiacenza e interessi. Dai medici che percepiscono percentuali dalle case farmaceutiche per le ricette, alla prescrizione di analgesici da cavallo pure per il mal di denti; dal business della sofferenza (Purdue Pharma ha riformulato l’OxyContin, dopo una penale di 646 milioni di dollari pagata nel 2007 per aver minimizzato, con marketing e congressi, i rischi di assuefazione) ai pellegrinaggi in Florida (i cosiddetti “OxyContin Express”), Stato costellato di “cliniche del dolore”. I numeri parlano: nell’ultimo decennio 15mila americani ogni anno sono morti di overdose (le pasticche sono frantumate e inalate o iniettate, la polverizzazione è più difficile col neo OxyContin), In 17 Stati i painkiller sono oggi la causa numero uno dei decessi violenti. Il consumo di ossicodone è cresciuto del 152% in 6 anni, e i pusher lo vendono a 50 dollari la pastiglia.Tra 2004 e 2009 i suicidi con antidolorifici sono raddoppiati tra i maschi di 35-49 anni e triplicati tra gli ultracinquantenni... 

E sebbene il gossip ci elenchi i vip morti per antidolorifici, Heath Ledger, Michael Jackson, Anna Nicole Smith, in realtà questa tossicodipendenza ha mutato indirizzo e identikit della vittima tipica, non più il ghetto metropolitano ma i quartieri residenziali, non più il giovane nero ma il bianco di mezz’età. Molti farmacisti, presi di mira da rapine a mano armata, si attrezzano e appendono i cartelli «Non vendiamo painkiller». E si attrezza la Food and Drug Administration, che tira il freno a mano di produzione e distribuzione dei farmaci non autorizzati a base di ossicodone.

Antidolorifici da sballo
 
La peste, intanto - ha scritto il Guardian - comincia a contagiare l’Europa: in Inghilterra in 10 anni le ricette per questi medicinali sono quadruplicate, e i “painkiller” si diffondono fra adolescenti in cerca di sballo “legale”, abituati a frugare nel comodino dei genitori e in farmacie on-line che monitorano le ondivaghe riformulazioni dei farmaci (saldi dei prodotti qua o là non più autorizzati), senza contare l’acquisto sottocosto di flaconi che arrivano da chissà dove, senza etichetta né bugiardino. E in Italia? Dobbiamo far tesoro delle brutte esperienze degli altri. Perché - premesso che la regolamentazione sanitaria in Europa è meno “disinvolta” che negli Usa - anche qui i numeri s’impennano: un italiano su 4 cerca il medico per mitigare il male e, tra 2010 e 2011, il numero delle confezioni di oppioide è salito del 30%.

«Crescita fisiologica, dice Riccardo C. Gatti, medico, psicoterapeuta e specialista in psichiatria, direttore del Dipartimento delle dipendenze della Asl di Milano. «Ma attenzione, non è vero che se il farmaco è prescritto non fa male, come non è vero che se fa male non va prescritto» (il nostro paese vanta solo dal 2010 la legge 38 che garantisce cure palliative e terapia del dolore al malato). «Il punto - prosegue Gatti - è che il dolore esige competenza, e questa manca. Non ripetiamo l’errore commesso con gli ansiolitici». E analizza il panorama italiano, dominato (dati Istat 2011, che raccontano un aumento di appeal degli antidolorifici nella fascia d’età 35-64 anni) da minor tolleranza verso il dolore fisico e da consumi domestici o “nascosti” dei farmaci, anche per sfuggire alla repressione e al giudizio sociale, da adolescenti che cercano lo sballo efficiente ma economico piuttosto che il piacere: «È cambiato l’atteggiamento verso la droga: si è passati dalla fase Ottanta-Novanta, quand’era estraniazione e devianza, ai Novanta-primi anni del millennio, ovvero il doping per far sesso e carriera, alla fase diciamo 2012-2013, in cui è consumata in senso utilitaristico, senza aderire a stili di vita, perché i nativi digitali vogliono facile, subito, gratis, scaricabile. Una vale l’altro, mi serve oggi, domani sarò normale, non faccio il tossico, la cultura dell’illegale non mi piace... ».

Consultare il Prevo.Lab, area previsionale sull’evoluzione dei fenomeni di abuso dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze, di cui Gatti responsabile, è illuminante: vi si racconta di dati ufficiali che, a tutto il 2010, parlavano di diminuzione dei consumatori di droga “tradizionale”, ma anche di nuove sostanze reclamizzate in rete (gli stupefacenti sintetici, le “designer drugs”), e di pochi soldi a disposizione pure per lo sballo. E poi di depressione epocale e ottimismo teen, che spingono a strafarsi non per entrare in una dimensione iperbolica ma per godere di un benessere calmo. È la post-normalizzazione dei consumi, incarnata da una generazione che non ha chiaro il concetto di tossicodipendenza e non ne conosce le implicazioni etiche e sociali: i nativi digitali sono nativi esperienziali. «Una cultura nuova, dove gli antidolorifici entrano sempre di più», dice Gatti. Ma gli oppioidi, spiega una ricerca pubblicata dal magazine online Neuropsychopharmacology, sono anche una “sostanza gateway”: chi ha iniziato con l’ossicodone ha 5 volte più probabilità di passare ad altre dipendenze rispetto a chi debutta con la cannabis. E qui si nasconde un nuovo rischio, anche italiano. Perché le organizzazioni criminali che fanno business con le droghe classiche hanno le stesse preoccupazioni di ogni altro grande mercato, e tentano di “fidelizzare” il cliente. E per fidelizzare i nativi digitali, magari passati per l’abuso di oppioidi legali, la sostanza adatta è l’eroina. «Tra 2012 e 2015, soprattutto tra gli studenti, in Italia è previsto un aumento del consumo di eroina (37% in 3 anni!), fumata e non iniettata, non emarginante, meno cara. Pensiamoci: in Italia oggi tutto l’interesse è rivolto a un’altra dipendenza, l’azzardo; nessuno parla più di droga e, ogni volta che qui si tace, poi arriva l’emergenza».

 

effetti collaterali SSRI

Salve volevo raccontarvi la mia storia: Nel mese di maggio 2012 nel bel mezzo del cambio di stagione primavera/estate ho iniziato ad avere dei forti giramenti di testa come quando ci si abbassa per prendere qlk a terra e ci si rialza di botto. All' inizio pensavo che era la mia amata cervicale perché da radiografia fatta qualche mese prima la curva del collo era praticamente annullata (mi scusi il mio modo di spiegare la mia situazione)...feci fisioterapie per la cervicale e niente, andai dal mio medico di base che mi disse era sinusite così dopo una settimana di infusi e aerosol ancora niente...dopo Un mese ormai questi giuramenti sì collegavano a forte fitte dal tratto cervicale fino alla fronte...decisi di finirla con moment e aspirine e andai da un neurologo. APRITI CIELO! In 20 minuti mi fece la visita col martellino e mi disse cosa avevo....diagnosi: Cefalea tensiva e DAG (a me il dottore non disse NULLA tanto é vero che per capire cosa era il DAG ho dovuto cercare su internet) e quindi cura farmacologica con santo CITALOPRAM (inizio cura 20mg per i primi 8 gg poi a 40mg)...INFERNO totale da qualche ora dopo la prima assunzione (sono andato per il mal di testa e mi ha provocato con i bellissimi antidepressivi depressione e ideazioni di morte)...volevo smettere subito ma lui mi ha fatto continuare....comunque oggi a distanza di una settimana dall' ultima pillola di CITALOPRAM (ssri), dopo preciso 6 mesi scalando ogni mese 10mg mi ritrovo a combattere con i sintomi di dismissione (ansia da paura e pure le ideazioni che ho avuto per tutto il periodo del trattamento mi accorgo che non sono più come prima ma vanno e vengono) quindi spero e voglio che nel giro di qualche mese ritorno il Francesco di prima... Questi SSRI come si chiamano non li auguro nemmeno al mio peggior nemico perché è vero che inducono ideazioni di morte come in più discussioni denunciate (IO NON NE HO MAI AVUTE figuratevi che avevo paura della fine del mondo detto dai Maya ahah)....questo è quello che questi bei farmaci fanno...trasformano persone sane in depressi

SPAGNA - Si consumano piu' sedativi che cannabis


Notiziario Aduc -Il consumo di sonniferi e tranquillanti e' cresciuto notevolmente negli ultimi anni. La percentuale di persone che ha assunto questi farmaci e' passata dal 5,1 del 2005 all'11,4 del 2011. Cosi' fa sapere l'ultima Encuesta sobre Alcohol y Drogas en la Población General en España (EDADES) del Ministerio de Sanidad. Queste sostanze legali -vendute dietro presentazione di ricetta- sono diventatie, insieme ad alcool e tabacco, la droga piu' usata, andando anche oltre le percentuali di consumo della cannabis (9,6). Una modifica che le autorita' non credono sia legata alla situazione economica di crisi. L'1,2% se li procura senza ricetta.
Questi farmaci sono l'unica sostanza il cui consumo e' in crescita. Negli ultimi due anni, alcool, tabacco, cocaina e cannabis sono in calo.


Leggi le tabella su Aduc Droghe

ex tossico.

Ciao sono rudi da venezia e sono un ex tossicomane.Ho appena finito Di leggere per la prima volta su questo sito,che trovo molto interessante.la.mia storia inizia molto giovane non accettando le regole e i paletti che tutti mettono e vogliono, in maniera da risultare il bravo bambino o adolescente che la fam. o società vogliono,ma io avevo bisogno di altre risposte,cercavo qualche risposta al di là di quello che vedevo e sentivo e le istituzioni mi andavano strette perché non cera coerenza.Da li cerca e cerca è arrivata la droga..Ringrazio Dio che non ho mai toccato il metadone.ora oggi dopo aver fatto comunità e 16 anni che non tocco piu niente e impegnato a dare una mano a chi come me ha questi problemi,posso dire a tutti voi cari amici e a voi medici ,non toccate mai il metano che vi ritroverete in un abisso ancora più profondo e sconvolge ancora di più la psiche,è un modo di non toccare mai il fondo e se non tocchi il fondo non arriverai mai a prendere quella decisione di uscirne,anche perché a qualcuno magari va anche bene tenerci li  e che la società così non vede e tutti stanno tranquilli senza pensare alla misera vita che noi stiamo per forza conducendo.Eroina 5,,6 gg e ce la fai metano e 4o,,50 gg e depressione a go go

Mi sono drogato per più di 16 anni e per molti non cera più speranza!!!!!

È possibile uscirne e tutti ce. la possiamo fare,l`importante e non trovare qualcuno che si accontenti che siamo dei vermi,o miserabili ma che cerchino insieme a noi ad essera delle persone vere,perche abbiamo una marcia in più,che messa nel bene,diventiamo quella pietra scartata dai costruttori divenuta testata d`angolo,portante,per la società e le nostre famiglie e di esempio per tutti quelli che hanno ancora questo poblema...

Psicostimolanti anti crimine

Fuoriluogo - La sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) – quella per la quale sono indicati, pur con una serie di limitazioni, i trattamenti con psicostimolanti amfetaminici di bambini e adolescenti – sta allargando passo passo la sua area di influenza. Infatti, numerosi studi tendono a mostrare il rapporto tra Adhd in età scolare e vari disturbi, soprattutto di tipo “sociopatico”, successivi al raggiungimento della maturità. E con le crescenti difficoltà del nostro sistema scolastico e la scarsità di risorse per gli interventi psicologici e di sostegno, che dovrebbero avere la priorità assoluta, il farmaco rischia di assumere un ruolo assai più pesante di quello previsto nel protocollo per la diagnosi e la terapia del disturbo, varato dall’Istituto superiore di sanità e dall’Agenzia del farmaco. Infine, non sappiamo in che misura gli anfetaminici prescritti vadano a finire sul mercato grigio come droghe d’abuso, il che è sempre più frequente negli Usa.

Un ulteriore problema: l’adolescente o il giovane adulto sociopatico (con o senza virgolette), soprattutto se di condizioni socioeconomiche disagiate, è a maggior rischio di violazioni penalmente rilevanti. Da qui l’ampia risonanza di una ricerca svedese recentemente pubblicata sul New England Journal of Medicine (P. Lichtenstein et al, v. 367, p. 2006-2014, 12.11.2012), che ha valutato in oltre 25.000 soggetti con diagnosi di Adhd i rapporti tra trattamenti farmacologici – per lo più, ma non solo, con metilfenidato (Ritalin) – e frequenza di condanne penali. La riduzione di tali condanne, sia tra soggetti trattati e non trattati, sia tra periodi di trattamento e di non trattamento nei primi, è apparentemente notevole (30-40%). Gli autori subito avvertono che i risultati vanno presi con cautela: cioè dopo aver ricordato che il rapporto beneficio-rischio di questi trattamenti resta dopo decenni ancora sub judice (per gli effetti collaterali, per la possibilità di tolleranza, dipendenza e abuso), essi sottolineano che il suddetto effetto si è rivelato transitorio (i trattati nel 2006, per es., non avevano riduzione delle condanne nel 2009). Inoltre, mentre alcuni fattori confondenti si sono potuti controllare (per esempio, nei confronti tra periodi di trattamento e di non trattamento degli stessi soggetti, non possono creare confondimenti i fattori genetici e ambientali precoci), in questo tipo di studi altri fattori almeno altrettanto importanti sfuggono a ogni possibile controllo. Tra questi, i motivi per i quali un dato terapeuta ha deciso di trattare o meno un dato soggetto; gli usi e abusi di altri farmaci e droghe; il tipo di sostegno ricevuto o meno dai servizi o da parenti e conoscenti.

Tuttavia dobbiamo chiederci: che ascolto avranno questi avvertimenti? In molti curanti, insegnanti, famigliari e altre parti in causa, a fronte della scarsa disponibilità di risorse per altre misure, si stimolerà ulteriormente l’aspettativa di una soluzione semplice ed efficace per un problema spinoso, scontando il noto avvertimento di Henry Louis Mencken (“per ogni questione complessa vi è una risposta chiara, semplice e sbagliata”). E così la tendenza alla medicalizzazione rischia di conquistare un’altra fetta consistente dei problemi comportamentali e sociali, magari proponendo le amfetamine per lo sfollamento delle carceri.

Uso cronico di BDZ, quanto può essere lecito?

Gentili operatori, scrivo di nuovo il mio quesito ritenendo che non vi sia pervenuto correttamente.

 

Buongiorno, mi rivolgo ai medici e agli psicologici di Sostanze.info rivolgendo un quesito che secondo me pone in essere anche dei motivi di riflessione morale: -Quanto è lecito assumere Benzodiazepine in maniera cronica se questo si rivela l'unico trattamento in grado di controllare un'ansia altrimenti invalidante? Passiamo alla mia storia. L'ansia scoppia all'età di 13 anni anni a seguito di un evento di salute traumatico. Per anni non viene riconosciuta come tale e in me provoca un senso di vergogna e umiliazione per i sintomi che mi procura. Vengo sottoposto a visite mediche per escludere patologie organiche dato che i sintomi erano di somatizzazione, a livello soprattutto gastrointestinale e urogenitale con compromissione anche del peso e delle condizioni di salute generale. In pratica, assieme ad una tachicardia notevole mi trovavo spesso in situazioni in cui avevo bisogno di avere un bagno per urinare e soprattutto defecare, con sofferenza psicologica che credo sia superfluo sottolineare.  Durante le scuole superiori cresce la mia consapevolezza del problema ma comunque non riesco ad affrontare l'argomento con i miei genitori che mi considerano un fissato, uno che EVITA le situazioni perché timido o codardo invece di pensare che potrei avere un problema (scatenato tra l'altro in massima parte da loro, come è fuoriuscito successivamente dalle mie terapie psicologiche). Passano gli anni del liceo, non faccio uso di sostanze stupefacenti di alcun tipo perché non volevo altri problemi, pur essendone affascinato. Riesco a diplomarmi al Liceo Classico con una votazione piuttosto alta (93/100) nonostante l'ansia infici notevolmente le mie capacità di concentrazione e la mia qualità di vita. Mi iscrivo all'università, scegliendo un ramo super impegnativo, che comunque mi piace ma che forse era troppo per una persona come me. Soffro immensamente per gli esami e lo stress ma nonostante questo vado avanti, cercando di mascherare il più possibile il problema ma avendo di fatto una vita da invalido "nascosto". Riesco pure ad avere relazioni amorose più o meno lunghe e qualche amicizia che tuttora perdura. Ad un certo punto però decido di chiedere aiuto, una prima volta. Mi rivolgo ad un neurologo- psichiatra che mi prescrive SSRI sostenendo che le BDZ in un soggetto così giovane e intellettualmente attivo siano controindicate. Passano i mesi e proviamo quasi tutte le molecole ma niente sembra funzionare. Spendo molti soldi. Dopo un anno circa il medico, che cerca pure di farmi psicoterapia, mi dice che deve ammettere i suoi limiti, che con me queste terapie farmacologiche non danno i risultati sperati e mi consiglia di rivolgermi al centro di igiene mentale. Io (che avevo tenuto in segreto queste mie visite a pagamento ancora per vergogna dei miei genitori) lascio perdere tutto e continuo la mia "vita".  Ad un certo punto, la rottura. Verso il 4 anno dell'università ho un crollo notevole e me la prendo in modo verbalmente violento con i miei a seguito di futili motivi, che vengono a sapere tutto quanto (sebbene avessero sempre avuto dei sospetti come mi hanno poi confessato!). Comincio con un altro psichiatra- psicoterapeuta che stavolta prescrive BDZ e la mia vita migliora sensibilmente. Mi sento rinato. Vado avanti circa 6 mesi, poi scalo il dosaggio, saluto il medico che mi aveva convinto di essere guarito e torno alle mie attività.  Dopo poco si ripresenta tutta la sintomatologia ma vado avanti senza farmaci come sempre. Verso la fine dell'università, un altro crollo immenso che non sto a spiegare nel dettaglio ma che mi ha portato a scontri verbali violenti con i miei genitori, ad un mio atto autolesionista e con l'inizio di una nuova terapia psicologica e farmacologica da una psichiatra e psicoterapeuta esperta. Di nuovo assumo BDZ e SSRI ma stavolta per troppo tempo e ne divento dipendente in maniera straziante (solo delle benzo). Se al mattino non ho la mia dose di BDZ comincio a stare malissimo fisicamente (con crampi, etc.) e ho paura di star male uscendo di casa. Con l'aiuto medico, dopo più di un anno di terapia farmacologica(SSRI) e psicologica scalo il farmaco (Rivotril) e lo elimino completamente e riesco a Laurearmi utilizzando al bisogno solo il Tavor che mi aveva consigliato per episodi particolarmente ansiogeni.Neanche lei riesce a venire però a capo del problema, anche con tutte le terapie con diario, cognitive, etc. mi fa provare molti altri SSRI e persino un antipsicotico che però mi intontiva completamente. Dopo la laurea anche questa psichiatra mi abbandona sostenendo che ho un insight impressionante (siamo risaliti alla "radice del problema" ma senza rimuoverlo) e che sicuramente avrò acquisito molta più sicurezza in me stesso per il traguardo raggiunto e che in caso potrei di nuovo cercare aiuto. Secondo lei sono molto più rafforzato ma in realtà la mia ansia è peggiorata notevolmente rispetto a 15 anni fa. Sto libero da qualunque BDZ per quasi un anno e va bene così perché non ho ancora una vita particolarmente impegnativa o stressante che mi porta ad agorafobia. Da un mese a questa parte però comincio un lavoro importante, impegnativo, a contatto con persone sofferenti, che mi porta anche a muovermi in città in mezzo al traffico e a dover parlare e prendere posizione. Sebbene riesca a mascherare tutto al limite della comicità/tragicità, non ce la faccio e comincio ad assumere nuovamente il Rivotril grazie alla prescrizione di un amico medico. Le mie prestazioni e la mia vita tornano quasi del tutto normali e fino ad oggi riesco a svolgere tutto ciò che mi viene richiesto. Lo assumo già da 3 settimane cercando di sospenderlo nei weekend ma ho già capito che si è instaurata una dipendenza. Il Rivotril non mi da assolutamente sonnolenza ma solo ansiolisi e più apertura di carattere, che si trasforma in più forte e sicuro. Di nuovo il quesito, più approfondito: poiché senza farmaco non riesco a lavorare e vivere normalmente dopo 15 anni di ansia, cosa sarebbe moralmente più accettabile dato che le terapie con ben 3 medici esperti hanno fallito? Dovrei abbandonare tutto e cercare una invalidità (perché si tratta di un'ansia davvero, davvero invalidante) civile rinunciando a tutti i miei sogni e le mie prospettive e ambizioni (ho anche una fidanzata da 4 anni che conosce tutta la situazione) ? cosa è giusto fare, assumere cronicamente le BDZ accettando la dipendenza da farmaco come se fossi un diabetico e vivere praticamente in modo normale o rinunciare a tutto? o magari cercare per l'ennesima volta (ma con quali forze e soldi?!) un aiuto psico-farmacologico che fino ad ora non ha funzionato e che potrebbe portarmi via ulteriori anni e tempo della mia vita? Grazie se vorrete rispondermi e mi scuso per la lunghezza del quesito ma era necessario scrivere la storia (seppure estremamente sintetizzata).Cordiali saluti.

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