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Novità psicofarmaci

Quei bambini vivaci che disturbano troppo

Il Film "ADHD- Rush Hour" di Stella Savino

In programma per il 27 marzo al festival del cinema di Bari, il lungometraggio sull'ADHD (Attention Deficit Hyperctivity Disorder), il tanto discusso disturbo tipico dell'infanzia invita a riflettere sulle questioni controverse: le cause, la diagnosi,  il trattamento farmacologico e i suoi effetti collaterali di GIOVANNA DALL'ONGARO


Repubblica.it
- LA PARLATA è quella tipica dei suoi coetanei romani, ma lo sguardo è già disincantato come quello di un adulto segnato dagli eventi della vita. E con la forzata saggezza dei suoi 19 anni, Armando riesce anche a sorridere mentre ripercorre di fronte alla macchina da presa i nove anni di terapia farmacologica per curarsi dall'ADHD (Attention Deficit Hyperctivity Disorder).
A partire da quando alle elementari aveva ottenuto il privilegio di poter masticare gomme americane per evitare quel tic sonoro che lo aiutava a concentrarsi, distraendo però gli altri compagni, fino ai primi tentativi di emanciparsi dalle medicine: niente pasticche nei week-end e durante le vacanze.

 

Continua a leggere sul sito de La Repubblica

Farmaci: boom di quelli 'taroccati' venduti online

(AGI) - Roma, 24 mar. - Il caso della donna morta a Barletta dopo aver assunto un farmaco acquistato online non fa che confermare i dati allarmanti forniti dai Nas e dall'Aifa: i farmaci acquistati via internet hanno conosciuto negli ultimi anni un vero boom: costi bassi, anonimato e scarsi controlli, e molto spesso il rischio di imbattersi in prodotti contraffatti.
  Basti pensare che per ogni euro investito dalle organizzazioni criminali nel commercio di farmaci contraffatti, si genera un guadagno di 2.500 euro. Con la droga, questa proporzione e' di 1 a 16. Quindi, il mercato di medicinali falsi e' circa 150 volte piu' redditizio rispetto a quello delle sostanze stupefacenti e anche punito in maniera meno severa. Un fenomeno in crescita esponenziale, che gia' negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un aumento di circa 10 volte. Al top della classifica contraffazione, i farmaci anti-impotenza, che i Nas reputano un 80% circa dei sequestri totali e che generano un mercato importante. Con il futuro recepimento della convenzione Medicrime del Consiglio d'Europa, che introduce norme di diritto penale nei casi di contraffazione farmaceutica e crimini correlati, sicuramente ci sara' un passo avanti, ma oggi, denunciano i Nas, le leggi non sono specifiche e le sanzioni sono molto meno efficaci rispetto a quelle applicate nei confronti degli spacciatori.
  Che sia un fenomeno di massa lo dimostra un'indagine della fine del 2010 da parte della Commissione Igiene e Sanita' del Senato: oltre un italiano su tre acquista medicinali su internet (e le pillole contro le disfunzioni sessuali sono solo la punta dell'iceberg), ma il 50% dei farmaci acquistati sul web e' contraffatto. D'altra parte l'85% dei siti non richiede prescrizione, anche quando e' obbligatoria per legge, mentre per l'8% dei siti e' sufficiente una ricetta inviata via fax.

Farmaci da maneggiare con cura


Spesso risolutivi se prescritti da chi li conosce. Per una scelta oculata è fondamentale una diagnosi corretta

 

Corriere.it - Prima della Seconda Guerra Mondiale l’unica depressione nota era la «Grande Depressione» successiva al crollo di Wall Street del 1929: a quei tempi si parlava di esaurimento nervoso o, peggio, di pazzia. Dopo decenni e innumerevoli ricerche sull’argomento, oggi la depressione si conosce bene ma tuttora la diagnosi arriva tardi o non arriva mai: meno del 50 per cento dei casi vengono effettivamente riconosciuti. Perché i pazienti hanno ancora difficoltà a parlarne col medico, devono superare la vergogna (per fortuna diminuita rispetto al passato) e anche l’idea che nessuna terapia possa funzionare. «Il numero di persone che si rivolgono ai servizi psichiatrici specialistici cresce ogni anno, per cui la situazione sta migliorando — riferisce Angelo Barbato, del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale del Mario Negri di Milano —. Lo psichiatra è però una "seconda scelta" per il paziente, che all’inizio preferisce parlare con il medico di base. Ma questo purtroppo ha pochi strumenti per intervenire, di fatto può prescrivere i farmaci ma difficilmente ad esempio può garantire un reale accesso alla psicoterapia nelle sue varie forme.

 

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Un giovane su dieci usa ansiolitici. Il mercato nero in Rete

 Sabrina Molinaro, CNR: "Troppa facilità per reperirli, anche illegalmente. Le liberalizzazioni? Se aumenta l'offerta cresce anche il consumo".

I genitori andavano in farmacia, ordinavano il Plegine, anfetamina, e tiravano avanti per un po' . Studio, lavoro o chissà cos' altro. Niente ricetta, tutto in regola. I ventenni di oggi, invece, usano altri psicostimolanti. E se in farmacia non te li danno, meglio comprarli online , per strada, a scuola oppure a casa di amici. Pillole per dormire, gocce per calmarsi, anoressizzanti, ansiolitici. Stessa storia: l' uso è diffuso, il ventaglio di scelta è spalancato, così come quello dei rischi connessi. Gli ultimi dati sul consumo degli psicofarmaci in Italia sono inquietanti: quasi il 5% dei giovani under 30 ne fa un uso regolare; il 15,4% lo ha fatto almeno una volta nella vita; l' 11,9% solo nell' ultimo anno. Le fragilità dei giovani sembrano essere combattute così. Da soli, a suon di farmaci. E senza prescrizione, come nel 7,5% dei casi. Un dato che sale all' 11,7% nei ragazzini tra i 15 e i 19 anni, che se li prendono in discoteca al posto delle pasticche. Uno su tre dei giovanissimi consumatori ci spende più di 90 euro al mese. È lo spaccato di una gioventù imbottita di medicinali. I numeri parlano di un 16,7% di utilizzatori tra le prime generazioni di figli di divorziati e il 15,3% tra chi vive con un solo genitore contro l' 11,2% delle famiglie tradizionali. In generale, sono le donne le maggiori consumatrici, con il 5,8% di acquirenti abituali, quasi il doppio rispetto agli uomini. L' esatto opposto di ciò che accade con le droghe, dove sono gli uomini i più assidui. È il risultato che emerge da due studi tra i più importanti del settore, in anteprima per il Corriere e Solferino 28/anni : Espad (campione di 50 mila giovani scolarizzati) e Ipsad (su altri 11 mila casi). Ricerche declinate in tutta Europa e in Italia affidate all' Istituto di Fisiologia clinica del Cnr. Gli anni scorsi, lo scenario era meno allarmante: 3,6% di consumatori abituali. I ventenni d' Italia che comprano sonniferi, dal 2007 al 2011, sono passati dal 3,1 al 5,8%, ansiolitici dal 5,9% al 9,8%, antidepressivi dal 2,4% al 3%. Solo l' 80% dei farmaci, tuttavia, viene comprato legalmente. Il 7,5% dei giovani acquista medicinali senza prescrizione, mentre un altro 7,7% compra da un generico «conoscente». Il restante 5% se li procura nell' ombra, in «altro modo». Sabrina Molinaro, si occupa di Ipsad e Espad dal 2000, «li ho visti crescere» dice, con al fianco una giovane ricercatrice, Valeria Siciliano. «Ciò che preoccupa - afferma Molinaro - è la facilità con cui si riesce a procurarsi i farmaci, soprattutto via Internet». Sono giorni di crisi e di liberalizzazioni. Tempi in cui, a Milano, un farmacista, il dottor Paolo Gradnik, promuove il Tavor al 3x2 per contestare il governo. Tema delicato: come cambia l' accesso agli psicofarmaci in deregulation ? «Aumenti dell' offerta - conclude Molinaro - fanno registrare incrementi del consumo: è l' economia di mercato».

Corrieredellasera.it

Social media e farmacie online, nuovo allarme dell’INCB


Cesdop - Le farmacie illegali online utilizzano i social media per conquistare nuovi potenziali clienti tra le fila dei giovanissimi. A evidenziare questo nuovo fenomeno è l'International Narcotics Control Board (INCB) nella nuova relazione annuale per il 2011, organismo indipendente delle Nazioni Unite incaricato di monitorare l'attuazione dei trattati internazionali per il controllo delle droghe.Le farmacie illegali sul web, pubblicizzando i propri siti sui social media, espongono un vasto pubblico di giovani a prodotti potenzialmente pericolosi. Infatti oltre la metà dei farmaci venduti online risultano contraffatti secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2010 le Forze dell'Ordine hanno sequestrato a livello internazionale 12.000 farmaci inviati tramite servizio postale, di cui 5.500 di provenienza illecita. L'india è il principale paese produttore da cui proviene il 58% dei prodotti sequestrati, seguito da Stati Uniti, Cina e Polonia.Le attività chiave delle farmacie illegali online consistono nel contrabbando di prodotti e nel convincere i consumatori che le loro attività sono legali. L'INCB lancia un appello ai governi per un maggiore controllo delle farmacie online che porti alla chiusura di quelle illegali e alla confisca delle sostanze ordinate illecitamente su Internet e contrabbandate attraverso la posta.Il progetto Droga & Internet del Dipartimento Politiche Antidroga, attivato nell'ambito del Sistema Nazionale di allerta precoce e risposta rapida per le droghe, ha l'obiettivo di monitorare e prevenire il traffico di sostanze stupefacenti sul web. Dal 2010 sono state segnalate oltre 200 pagine web dove venivano commercializzate illecitamente sostanze stupefacenti, molte delle quali chiuse grazie all'intervento delle Forze dell'Ordine. Attraverso il monitoraggio della rete web sono state individuate altre 100 nuove sostanze pericolose, la maggior parte delle quali rese illegali grazie anche alla collaborazione con il Ministero della Salute.

Info sulle droghe

MI sembra carino

LTO3 (L-Teanina&Omega3)

Ciao ragazzi mi chiamo Denis ******* e ho ben 12 anni e volevo descrivervi uno psicofarmaco simile al metilifendato ( piu comune come Ritalin o Prozak ) che ho provato a prendere per i seguenti motivi che vi spieghero man mano scrivo ( Ah negli asterischi c'e nascosto il mio cognome ) .

La mia storia un pò complicata e questa :

Sono nato nel 2000 e all'asilo si lamentavano un pochino di me per i miei atteggiamenti ''diversi'' dagli altri semplicemente perche ero un pò piu sveglio dagli altri .

Poi dopo finito l'asilo nel 2006 ( iniziato nel 2003 ) sono andato alla scuola statale elementare e facevo un pò di casino in classe per esempio strisciavo sotto i banchi ... insomma facevo casotto ! Vabbe era l'eta io ero sempre euforico a quell ' eta .

Allora le mie carissime (e B*******e) maestre mi hanno chiamato le seguente lista di persone :

- Insegnante di sostegno

- Psicologa dell ''eta evolutiva''

- Assistente sociale

- + educatrice in 3rza elementare ( vi spiego il perche in terza seguendo il testo)

------------------------

Ma io dico , tutte queste persone perche sono sveglio e facevo un pò di casino in classe ?

Ok proseguo con la mia storia .

Io di tutta quella gente a 6 anni ero praticamente terrorizzato , e mi hanno sottoposto in un distretto sanitario ( ke non voglio specificare ) a fare test psicologici a me e test a mi mamma . Per un anno andavo da una psicologa che qui chiameremo Miss.Scirussi.

Andavo da miss scirussi dalle 16.00 alle 17.00 a fare test ( di merda ) .

Dopo che mi hanno studiato per bene , mandato da una psicomotricista a fare cosa?

Altri test! alla fine hanno ipotizzato che io fossi ''iperattivo'' ma poi il discorso si era chiuso li . Dopo da r***a sono andato ad a*****s come scuola e li sono iniziati un pò di problemi . Ad a.....s ci sono andato dalla 2 alla 3rza elementare . Li c'era un mio compagno che chiameremo renito che mi rompeva l'anima . Mi dicevano che era schizofrenico e di lasciarlo stare ma lui mi rendeva isterico e andavo a casa che praticamente piangevo . Allora le maestre davano la colpa a me solo perche ero piu sveglio e a i miei genitori l'assistente sociale gli dicevano che io disturbavo e che non era lui . Allora di nuovo test su test . Cosi in terza elementare mi hanno mandato un educatrice che chiameremo miss.tuti . Me l'hanno mandata dicendo che io avevo problemi di capacita cognitive ( kazzi falsi dato ke quel pirla era ke mi disturbava ) cosi sta qua veniva sia a scuola sia a casa a far compiti ed esercizi ( insomma ... mi scervellavano ! ) . Dopo un pò che miss renito mi rompeva i coglioni mia mamma diceva  alle maestre di mettermi lontano da lui . Per un mese e stato cosi invece dopo no! Stavamo facendo delle operazioni di matematica e la maestra dice a renzi di mettersi dietro di me col banco cosi io mi incazzo e gli dico che se non me lo tolgono dietro io mi rifiuto assolutamente di lavorare. Lui dato che era isterico a iniziato a dirmi che era un coglione e si era attaccato un etichetta con scritto ''coglione'' in faccia . Allora la maestra mi chiede pensando che io prenda paura se vado fuori e io gli rispondo di si cosi mi manda fuori e dopo insisteva perche io tornassi dentro . Vabbe dai poi di positivo in quella scuola era che almeno c'era una cuoca che si chiamava olga ( scrivo il nome perche a lei non darebbe fastidio ) .

Poi la quarta elementare l'ho passata in un altra scuola a tri.....o . Nella quarta elementare c'era sempre l'educatrice che mi rompeva . In pratica anche se avevo ragione volevano azzittirmi dicendo ai miei che ero ''straffottente'' . Allora visto che non ci sono riusciti la psicologa a iniziato a rompere ai miei genitori e hanno mandato mia mamma a fare un corso per come ci si comporta con i figli sperando di ottenere qualcosa . Invece non hanno ottenuto un cazzo perche io lasciavo perdere mia mamma per il comportamento diverso che aveva e l'unico che mi tengo ancora stretto e mio papa che si comporta come si e sempre comportato con me . Cosi in casa sono venute fuori regole assurde e mia mamma si comportava come una bambina. Loro cosi pensavano che io cosi dopo da un IQ alto diventasse un IQ piu basso in modo da ''Adeguarmi'' agli altri . Invece non hanno ottenuto niente . Cosi in quinta elementare con la mia forza logica di ragionare sono riuscito a escogitare una specie di idea per mandarla via . Cosi insistendo me l'hanno mandata via . Cosi in quinta elementare diciamo che in classe ho iniziato a divertirmi facendo ''casino'' con dei miei amici che erano intelligeti quasi come me . Cosi le maestre mi allontanavano da loro pensando che io non facessi niente e ai miei genitori raccontavano un sacco di balle su come mi comportavo solo per la mia intelligenza . Cosi andato in prima media (cioe quest'anno ) ho cambiato compagni cosi la preside pensava che mi ''comportassi meglio'' invece non e successo niente. In classe parlo lostesso e i miei vecchi amici li vedo lostesso . Praticamente la preside ha convinto mia mamma a cambiarmi di classe dicendomi che mi sarei piu concentrato cosi mi seguivano e non facevo il sabato . Ma che . Non mi seguono . Anzi . Per non seguirmi adesso sono costretto ad avere :

3 educatrici e delle insegnanti che rompono il cazzo .

Ecco come mi stanno dietro quelle ''bravissime insegnanti'' .

Ma cosi perche io non abbia ragione mi volevano prescrivere un farmaco chiamato Ritalin dicendo che non aveva effetti collaterali e di provarlo per 3 mesi . Appena hano chiesto questa cosa mia madre era praticamente convinta dicendo che se non l'avrei presa mi sarei trasferito da mio papa ( si sono separati nel 2000 ) . Cosi andando su internet e facendo molte ricerche approfondite sono riuscito a trovare siti dove vendono droga in forma di metilifendato . E poi ci ho trovato tutti gli effetti collaterali possibili .

Cosi mio papà ha convinto mia madre a non farmi prendere quella porcheria e siamo ancora qui nel 2012 che litighiamo con la psicologa . Praticamente loro non sono riusciti ad abbassarmi di mente e ci vorrebbero provare con uno psicofarmaco . Ma di uno psicofarmaco ne ho provato uno contenente : Dopamina , Teanina , e omega 3 e altri calmanti . Questi psicofarmaci mi toglievano le percezioni e non mi permettevano di far niente. Ero come un cane addormentato . Vedevo la gente come in un videogioco e avevo istinti suicidi . Poi se uno mi rimproverava gli davo ragione . E poi  ero come sperduto . Non avevo la minima idea di che fare. L'unica idea che avevo era di dormire.

Cosi dopo che ho raccontato un pò di effetti a mio papà ho smesso e ho iniziato a prendere robe omeopatiche . La prima e stata l'Homogene46 che faceva un pò l'effetto dell ' lto3 cosi ho smesso di prendere anche quello e glielo davo al cane ( poverino :(  )

Cosi poi ho iniziato con lo zincoval . Io lo chiamavo lo storditore .

Poi un altra roba in palline .

Adesso a scuola si stanno arrampicando ad ogni cosa. Per esempio hanno detto che io non so mangiare cosi mangio con la preside a costo di star lontano con le insegnanti .  Poi con le 3 educatrici ci sto 14 ore alla settimana cosi ci sto 2 ore in classe. Insomma mi hanno privato di tutto a scuola . Se sentono casino sono sempre io . Cosi ogni volta che mi buttano fuori vado in bidelleria e mangio qualcosa col bidello . Purtroppo per adesso la mia storia e finita . Voi che ne pensate. Terrò in continuo aggiornamento il sito . Anzi devo aggiungere una cosa :

I miei carissimi nonni hanno chiamamìto un primario per incastrare il neurologo e dirgli che il ritalin non mi serve.

                      

Contenuto Redazionale CHI CURA I CURANTI? Forlì 27 e 28 gennaio

 


 
Drugs, Drink, Depression.
Ovvero farmaci, droghe, alcol, depressione: chi esercita la professione medica è maggiormente interessato da una o più delle 3D.
Alcuni dati.
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, progetto “Medico cura te stesso”:
il 30% di medici con più di 50 anni ha una sindrome da burn out; le categorie a rischio: anestesisti, chirurghi, medici del pronto soccorso, ginecologi.
In tutto il mondo il tasso dei suicidi tra i medici è doppio rispetto a quello della popolazione generale tra i maschi e 4 volte tra le donne.
 
Il 99% dei medici in difficoltà non vuole o non sa a chi rivolgersi. Il 45% si autocura e resta al lavoro.
La quasi totalità di chi usa droghe (cocaina e alcol) cerca di conciliare abuso e attività lavorativa.
A San Paolo del Brasile il Consiglio regionale di medicina ha promosso un’indagine sul “Profilo del medico con tossicodipendenza”. Sintesi su 206 medici Tossicodipendenti analizzati: uomini, sposati, età media 39 anni, 20% con problemi con la giustizia, 30% ha perso il lavoro, il 21% ha problemi di depressione.
Le sostanze più usate: alcol, cocaina, anfetamine, calmanti, oppiacei.
Come per i pazienti, anche per i medici in esame c’è la convinzione di poter governare la propria tossicodipendenza.
 
Ipotesi sulle pratiche suicidarie tra i medici secondo il British Medical Journal:
La disponibilità di droghe/veleni, lo stress professionale, l’infelicità familiare, la solitudine, l’ambivalenza odio-amore per la morte, severe malattie fisiche.
 
Perché i medici depressi non si sottopongono al trattamento? Perché temono che se ammettono di essere affetti da un disturbo mentale perderanno credibilità professionale e rischieranno di mettere in pericolo il loro posto di lavoro.
Si calcola che un medico su dieci, durante la vita professionale, possa andare incontro ad episodi di sofferenza psichica o a condotte di abuso/dipendenza. Tali problematiche influenzano ovviamente l’attività lavorativa, portando ad episodi di malpractice, a negligenze ed errori.
Patologie che influenzano pesantemente la vita quotidiana, sia a livello familiare sia a livello professionale, nel luogo di lavoro e nelle relazioni con i pazienti. Consapevole del pregiudizio e della stigmatizzazione che riguardano tali patologie, il medico tende sostanzialmente a negarle o a cercare di occultarle il più possibile. Questo atteggiamento, che sostanzialmente si traduce in una estrema riluttanza a chiedere aiuto, comporta inevitabilmente un peggioramento della prognosi. Va inoltre considerato con attenzione il fatto che quando un medico rinuncia a cercare soluzioni efficaci ad un suo problema, questa condotta supera l’ambito strettamente personale e diventa un comportamento che riguarda il benessere pubblico e di una comunità, per le conseguenze che possono determinarsi sulla salute dei pazienti.
I medici, inoltre, sono una delle categorie più trascurate dal nostro sistema di cura: questo dipende dalle abitudini a chiedere pareri a colleghi piuttosto che a farsi seguire regolarmente, dalla negazione della patologia, dal particolare rapporto terapeuta paziente che si instaura quando entrambi sono medici, e così
via.
 
Queste considerazioni sulla professione medica, hanno spinto la Regione Emilia-Romagna a predisporre un primo incontro per valutare la fattibilità di un progetto che offra percorsi terapeutici, per le problematiche
indicate, ai professionisti che, a vario titolo, sono coinvolti in processi di cura:
medici, psicologi, farmacisti, educatori professionali, infermieri, assistenti sociali.
Il progetto ha lo scopo si superare le barriere che attualmente impediscono ai professionisti della salute di “concepirsi come pazienti”, per facilitare l’accesso ad un sistema di cura qualificato in caso di patologie psichiatriche o comportamenti di addiction.
 
A Forlì nei due giorni del convegno è stata presentata un’esperienza spagnola: il Progetto Galatea, i cui operatori da oltre dieci anni gestiscono una clinica che offre percorsi terapeutici altamente specializzati ai medici spagnoli con queste tipo di problemi.
Nel modello spagnolo, il paziente viene identificato con uno pseudonimo e in nessun momento il suo nome viene a conoscenza dei curanti o di altri colleghi.
Solo il direttore del programma e la persona addetta all’accoglienza conoscono il vero nome del paziente.
Il progetto ha anche una consulenza medico-legale.
Il paziente è successivamente visitato dallo psichiatra del progetto e, a seguire, dallo psicologo che imposterà la psicoterapia individuale o di gruppo.
In caso di necessità è prevista, anche per il paziente, la possibilità di una consulenza legale.
 
 
Il PAIMM si occupa dei medici che soffrono di disturbi mentali o dipendenze da alcool e/o ad altre droghe, compresi gli psicofarmaci.
Il programma esiste perché questi medici ammalati nascondono le loro malattie, non cercano l'aiuto, non accedono al sistema sanitario come il resto della popolazione, e possono compromettere facilmente la salute dei loro pazienti.
 
Tutto questo avviene nel progetto spagnolo ma è realmente fattibile anche in Italia?
Le due giornate di discussione, non sono state un Convegno nel senso tradizionale del termine ma una discussione sulla fattibilità, i problemi aperti, gli eventuali snodi critici, il reale fabbisogno e quanto altro possa essere utile al fine di comprendere maggiormente il problema e i percorsi di cura opportuni.
 
Si ringrazia il dr. C. Renzetti per averci fornito i dati riportati nell’articolo.
 
 
 
 
 

 

Farmaci e psicoterapia

Fino a qualche anno fa gli ansiolitici erano ai primi posti fra i farmaci più venduti, venivano prescritti con facilità e assunti a dir poco con disinvoltura. Ora si usano molto meno. «Oggi i farmaci di prima scelta sono gli antidepressivi serotoninergici: ne esistono molti, con caratteristiche diverse e per ogni paziente il medico può scegliere il più adatto — spiega Liliana Dell'Osso, di cui sta per essere pubblicata una sintesi che fa il punto sulle terapie più efficaci nei disturbi d'ansia —. Si tratta di farmaci efficaci, e più maneggevoli rispetto alle benzodiazepine, i classici ansiolitici. In alcuni casi possono dare «tolleranza», ovvero la necessità di aumentare le dosi per avere lo stesso effetto, o perfino dipendenza. Si possono usare in alcune fasi della terapia, ma non a lungo termine. Per di più spesso non sono risolutive, ad esempio in caso di attacchi di panico: attenuano ma non eliminano le crisi di panico, per cui il paziente continuerà a vivere nell'ansia che possano capitargli di nuovo e non guarirà». Purtroppo, molti ansiosi patologici ricorrono al fai da te, scegliendo l'ansiolitico più a portata di mano, l'alcol: «L’alcol rilassa, perciò molti lo considerano una panacea per superare momenti difficili — interviene Laura Bellodi del San Raffaele —. Ma è una bomba a orologeria. Sono tanti gli alcolisti che hanno iniziato a bere per curare da soli un disturbo d'ansia e poi non sono riusciti più a fermarsi». Il primo passo per un trattamento adeguato è chiedere aiuto: oggi i pazienti lo fanno più spesso rispetto al passato, ma in alcuni casi, ad esempio in coloro che soffrono di fobia sociale, è la malattia stessa a rendere difficile rivolgersi al medico. L'unico, peraltro, che può fare la diagnosi. «I test fai da te sono sconsigliabili, i pazienti hanno ossessioni e difficoltà che possono perfino essere acuite da domande non mediate da un professionista, che sa come porgerle e interpretarle» sottolinea a questo proposito Liliana Dell’Osso. Il medico, anche quello di medicina generale, può capire di che disturbo si tratta e soprattutto se dipende da un problema organico. «Esistono infatti malattie, come il decadimento cognitivo nell'anziano e alcune patologie endocrine o della tiroide, che possono presentarsi con i sintomi di un disturbo d'ansia» avverte Bellodi. «Una volta certi della diagnosi, — prosegue la specialista — spesso è utile associare agli antidepressivi una terapia cognitivo-comportamentale. È fondamentale chiedere che tipo di psicoterapia sarà impostata, perché nei disturbi d'ansia la classica psicanalisi, ad esempio, non è molto utile». «Quel che conta, infatti, — spiega Laura Bellodi — non è indagare la personalità, ma fornire al paziente gli strumenti cognitivi e "pratici" per tornare in una logica di comportamenti sani, che non siano dettati dall'ansia. Una psicoterapia ben fatta garantisce risultati in breve tempo: entro sei, otto mesi si deve vedere un cambiamento, altrimenti vuol dire che quella psicoterapia non è quella giusta». Ma qual è il disturbo più difficile da affrontare? «Di certo il disturbo ossessivo-compulsivo — risponde Bellodi, che presiede il comitato scientifico dell'Associazione Fuori dalla Rete per aiutare i pazienti ossessivo-compulsivi —. Ha caratteristiche un po' diverse dagli altri e si è anche ipotizzata una reale compromissione di alcune strutture cerebrali. Tuttora non riusciamo a risolvere quattro casi su dieci. Ma in tutti gli altri disturbi le cure sono quasi sempre risolutive: purtroppo, non tutti i pazienti l'hanno ancora capito. E questo è forse l'equivoco peggiore sui disturbi d'ansia». Elena Meli, corriere.it

Gravidanza e antidepressivi: quali sono i rischi? Ricerca svedese

 

Assumere antidepressivi in gravidanza può rappresentare un grave rischio per il bambino?

Uno studio recentemente pubblicato sul British Medical Journal, ha riportato che prendere antidepressivi può raddoppiare il rischio d’insufficienza cardiaca nel neonato, detta anche Persistent Pulmunary Hypertension Newborn (PPHN).

I farmaci antidepressivi presi in considerazione fanno parte della famiglia SSRIs e contengono principi attivi nella “ricaptazione” della serotonina, come la fluoxetina (Prozac), la paroxetina (Paxil) e la sertralina (Zoloft). Questi studi sono stati ulteriormente sostenuti dall’allarme lanciato dalla FDA, che nel 2006 metteva in guardia le donne che seguivano trattamenti a base di SSRIs, poiché il rischio di avere un bambino con difetti polmonari e cardiaci era 6 volte superiore, rispetto ai bambini delle donne che non ne facevano uso (APPROFONDIMENTO).

Soffrire di PPHN per un neonato, quindi, vuol dire che a causa dell’elevata pressione nelle arterie dei polmoni, il ventricolo destro delcuore può ulteriormente affaticarsi, in quanto costretto a compiere maggiore sforzo per pompare il sangue, indebolendosi e provocandone un grave scompenso.

A questo proposito, la sperimentazione svedese, condotta dai ricercatori svedesi del Karolinska Institutet ha mostrato che nel decennio compreso tra il 1996 e il 2006, oltre 1,5milioni di madri considerate, avevano dato alla luce solo nel 2% dei casi bambini malati e affetti da scompensi cardiaci e difficoltà respiratorie e problemi polmonari.

Una percentuale molto esigua, ma che presuppone comunque che le donne in gravidanza che seguono trattamenti farmacologici contro la depressione, siano attentamente monitorate e seguite dal proprio ginecologo e da un medico specialista.

Psicofarmaco per bimbi agitati: cuore e pressione a rischio

 Sanihelp.it - È di questi giorni la decisione dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di indicare nuovi e più stringenti parametri per l'utilizzo dell'atomoxetina (nome commerciale Strattera), il farmaco utilizzato anche in Italia per la cura dei bambini affetti dalla cosiddetta ADHD, la sindrome della disattenzione e eccessiva vivacità. 

In una circolare dell'Agenzia si riportano i dati di recenti studi clinici che dimostrano come i piccoli pazienti trattati con questa molecola presentano aumenti clinicamente importanti (dal 6 a 12%) o clinicamente rilevanti (ulteriore 15 - 32%) di pressione sanguigna e di ritmo cardiaco. 
Quasi la metà dei bambini riscontrano variazioni in questi parametri, tali da causare un rischio grave per la salute in presenza di pregresse patologie o anomalie del sistema circolatorio. 

A tal fine, l'AIFA impone maggiore accuratezza nell'anamnesi prima della somministrazione del farmaco, e la compilazione di una check list per valutare la presenza di problemi cardiaci. 

Secondo Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato per la farmacovigilanza pediatrica nel nostro paese, si tratta dell'ennesima dimostrazione del profilo di rischio di queste molecole psicoattive. 

Lo Strattera è epatotossico - continua l'associazione - espone al rischio di ideazioni suicidarie in bambi e adolescenti e si scopre ora che può anche pregiudicare l'equilibrio cardiaco. Questi prodotti - conclude il comitato - agiscono solo sui sintomi migliorando il comportamento del bambino nelle sue interazioni con la scuola e con il mondo adulto, ma a quale prezzo sul medio-lungo periodo?.

www.sanihelp.it/news/14182/psicofarmaco-bimbi-agitati-cuore-pressione-rischio/1.html

Crisi, aumenta il consumo di antidepressivi: sarà la soluzione?

Francesca Brusa, SettimoPotere - Il mondo occidentale sta vivendo un periodo di crisi finanziaria molto grave e indice di questa difficoltà è sicuramente una generale diminuzione dei consumi. Tuttavia ci sono dei settori in cui, nonostante il momento in cui ci troviamo, si registra comunque un aumento esponenziale delle vendite.

Non è la prima volta che, in momenti di crisi, gli antidepressivi e in generale gli psicofarmaci diventano prodotti di consumo di massa. Nonostante queste pillole non siano evidentemente un bene di prima necessità, negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento delle vendite del 400% negli Usa e del 76% in Italia.

 

Continua a leggere l'articolo sul sito settimo potere

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