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Novità psicofarmaci

Crisi, aumenta il consumo di antidepressivi: sarà la soluzione?

Francesca Brusa, SettimoPotere - Il mondo occidentale sta vivendo un periodo di crisi finanziaria molto grave e indice di questa difficoltà è sicuramente una generale diminuzione dei consumi. Tuttavia ci sono dei settori in cui, nonostante il momento in cui ci troviamo, si registra comunque un aumento esponenziale delle vendite.

Non è la prima volta che, in momenti di crisi, gli antidepressivi e in generale gli psicofarmaci diventano prodotti di consumo di massa. Nonostante queste pillole non siano evidentemente un bene di prima necessità, negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento delle vendite del 400% negli Usa e del 76% in Italia.

 

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Meglio la psicologia degli psicofarmaci per superare i traumi

 La tecnica psicologica Emdr – sigla inglese che sta per ‘desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti ocularì – riesce a creare nel cervello dei pazienti vittime di trauma lo stesso effetto degli psicofarmaci, ma in modo permanente e senza effetti indesiderati. Lo ha dimostrato uno studio condotto da Marco Pagani Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, i cui risultati sono stati presentati per la prima volta in Italia oggi a Udine. La tecnica utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata per aiutare il paziente nella rielaborazione del trauma: «Per la prima volta al mondo abbiamo monitorato con alcune tecniche di imaging i cambiamenti nel cervello dei pazienti dalla prima seduta all’ultima – spiega Pagani – e abbiamo osservato che rievocando l’evento si passa da un’attivazione delle aree legate all’emozione a quelle cognitive, segno che il ricordo non genera più emozioni». La prima scuola ad introdurre nel nostro paese la tecnica Emdr è stato l’istituto Naven di Udine, che ha organizzato l’evento, mentre ora sono 4 mila i professionisti formati in tutta Italia: «I cambiamenti cerebrali illustrati da Pagani sono simili a quelli che avvengono per effetto degli psicofarmaci – spiega la fondatrice della scuola Esther Pedone – ma a differenza di quelli sono duraturi e avvengono in poche sedute».

ANSA News

ITALIA - Farmaci contraffatti. Mercato piu' redditizio di 150 volte rispetto a quello droga


Notiziario Aduc - Per ogni euro investito dalle organizzazioni criminali "nel commercio di farmaci contraffatti si genera un guadagno di 2.500 volte. Con la droga, questa proporzione e' di 1 a 16. Quindi, il mercato di medicinali falsi e' circa 150 volte piu' redditizio rispetto a quello delle sostanze stupefacenti e anche punito in maniera meno severa". E' quanto ha evidenziato il comandante dei Nas Cosimo Piccinno, intervenendo oggi a Roma a un evento sul tema organizzato nella sede dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
Per Piccinno, che ha citato dati Europol, si tratta di un fenomeno "in crescita esponenziale, che gia' negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un aumento delle proprie dimensioni di circa 10 volte. L'80% dei sequestri che i Nas operano riguarda farmaci anti-impotenza e spesso a metterli in commercio sono insospettabili impiegati che ordinano quantitativi di medicinali falsi sul web da rivendere ai colleghi di ufficio per 'arrotondare' lo stipendio, anche di 4-5 mila euro al mese". Con il futuro recepimento della convenzione Medicrime del Consiglio d'Europa, che introduce norme di diritto penale nei casi di contraffazione farmaceutica e crimini correlati, "faremo un grande passo avanti - dice il comandante dei Nas - ma a oggi le leggi da applicare contro chi commercia in farmaci contraffatti non sono specifiche e sono abbastanza aleatorie. Le sanzioni sono molto meno efficaci rispetto a quelle applicate nei confronti degli spacciatori".
"Dai dati dell'Agenzia delle Dogane - ha aggiunto Paola Riccio, del ministero dello Sviluppo economico - si registra un decremento dei pezzi sequestrati, ma un aumento dei sequestri (da 43.500 nel 2010 a 79 mila nel 2011). Cio' significa che si effettuano piu' sequestri, ma di quantitativi minori di farmaci. Questo indica uno spostamento del commercio su internet. C'e' inoltre stato un incremento dei sequestri in ambito postale: il 69% di quelli che avvengono in questo campo, riguarda farmaci".

"Prozac" senza ricetta (né benefici) E' allarme per le farmacie online

L'indagine di Altroconsumo e Università di Brescia sul "generico" a base di fluoxetina rivela tutti i pericoli connessi allo shopping medicinale sul web: a parte i costi maggiori, l'analisi chimica sui prodotti acquistati accerta falsificazioni, dosaggi sbagliati e additivi cancerogeni

di LAURA BONASERA, repubblica.it

 

"Prozac" senza ricetta (né benefici)  E' allarme per le farmacie online   Un'immagine rappresentativa di farmaci  

ROMA - Comodo, economico, pratico. E soprattutto senza prescrizione medica. Per questo, l’online batte la realtà. Ma l'acquisto di un farmaco in una farmacia virtuale nel 96% dei casi, o meglio, dei siti internet, è illegale e rischioso. La sirena d'allarme aveva già suonato quando l'Ue ha presentato la ricerca Fake medicines: a global issue (False medicine, un problema globale, 1 ndr). Ora una nuova indagine condotta da Altroconsumo (associazione italiana per la tutela e difesa dei consumatori 2) in collaborazione con il "Q-tech Research and study Centre" dell'Università degli studi di Brescia, riaccende i riflettori sul fenomeno e mette in guardia su un  fenomeno che nasceva con i lifestyle come viagra, ormoni anabolizzanti o anoressizzanti per dimagrire, e ora si espande, arrivando fino ai farmaci salvavita. Patologie cardiache e oncologiche comprese. 

L'inchiesta, a metà tra giornalismo e scienza, è basata 
sull'acquisto e l'analisi successiva di un solo farmaco generico. Quello a base di fluoxetina, principio attivo del Prozac. Un antidepressivo che, agendo prepotentemente sul sistema nervoso centrale, necessita della somministrazione monitorata del medico e della prescrizione per l'acquisto.      

Sul motore di ricerca Google, ad esempio, secondo l'indagine, sono stati 98 i siti di farmacie online che hanno immediatamente palesato disponibilità alla vendita. Di questi, però, 34 sono stati subito scartati dai ricercatori. Erano doppioni, cloni, o addirittura siti "fantasma", scomparsi cioè dalla rete dopo qualche giorno. L'acquisto con carta prepagata è stato tentato, quindi, in 64 farmacie del web. L'acquisto è riuscito in 19 casi. E con successo, ovvero con reperimento del farmaco a un indirizzo di casella postale, solo in 13. Tra questi, si evidenziano anche un caso di doppio rinvio e uno di fermo in dogana.

Oltre ai rischi, acquistare un farmaco online risulta essere spesso una perdita di tempo e denaro. Nel 31% dei casi, infatti, dopo l'acquisto e il pagamento il farmaco non viene recapitato. E non sono previste modalità di rimborso. Il prezzo-affare, fra l'altro, che potrebbe tentare all'acquisto, molto spesso - secondo l'indagine - è un prezzo "civetta" dato che per una pillola che in farmacia costa 30 centesimi si arriva a pagare online anche 1 euro e 70 centesimi con le spese di spedizione.

Se la maggior parte dei siti ha solo la versione in inglese, chi ha anche quella italiana, come Eurodrugstore.eu, mostra un'altra contraddizione: nella prima, è richiesta la prescrizione medica, nella seconda no. Sul sito Valuepharmaceuticals.com, invece, la prescrizione è un requisito necessario. Ma per avere il via libera all'acquisto è sufficiente dichiarare che la prescrizione verrà inviata in seguito.   

I 13 pacchi comprati con successo sono arrivati a destinazione con una media di 30 giorni di tempo dalla data dell'ordine. I ricercatori di Altroconsumo lo hanno aperti in una cappa sterile, in modo da evitare contaminazioni con l'ambiente esterno per non alterare o condizionare il prodotto. Poi si è passati alle analisi microbiologiche e chimiche. Cos'è arrivato a casa in sostanza? Farmaci scadenti se non addirittura falsi o contraffatti, con dosaggi sballati, sostanze tossiche o contaminate, confezioni con date di scadenza false. In sette casi, infatti, è stata attestata la presenza di impurezze oltre che di livelli più alti, rispetto al generico acquistato in farmacia, di metalli. Quantità che, seppur nei limiti della norma, variano pericolosamente da pillola a pillola. 

Ma è con le tracce di solventi, possibili fattori cancerogeni, rinvenute in ben otto farmaci su 13, che la soglia di allarme si fa più bassa. Cinque campioni presentano stirene, tre il cloroformio. Sostanze che nel farmaco generico acquistato in farmacia sono del tutto assenti. In due dei farmaci acquistati online, invece, la presenza del principio attivo è risultata inferiore al 10% rispetto al contenuto dichiarato sulla confezione.

Gli autori sottolineano, inoltre, come disomogeneo il comportamento tenuto dalla dogana sia "un' evidente conseguenza di un vuoto normativo". Zero garanzie, insomma, per l'acquisto di farmaci online. E il rischio di pagare un prezzo alto in salute, oltre che in denaro, è altissimo. Se si tratta di farmaci, conclude l'indagine, è meglio evitare lo shopping online.   

 

Eminem e il suo periodo a un passo dalla morte

Eminem e il suo periodo a un passo dalla morte - Sembra impossibile ma è così: Eminem ha rischiato di morire per abuso di farmaci. 

 

Mauxa.com - Il famoso rapper di Detroit, il quale ha festeggiato ieri, 17 ottobre, i suoi 39 anni e alla rivista Rolling Stone ha concesso un'intervista nella quale ha raccontato alcuni dei suoi momenti più difficili, ha dichiarato di essere arrivato a prendere regolarmente 60 pillole di Valium e 30 di Vicodin al giorno e nel 2007

 

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ITALIA - Serpelloni/Dpa: si abusa piu' di droghe che di farmaci

 

Aduc - In Italia l'abuso di droghe e' ancora superiore a quello dei farmaci. E' quanto emerso oggi al WeFree day a San Patrignano, secondo Giovanni Serpelloni, direttore del dipartimento delle politiche nazionali antidroga della presidenza del Consiglio. "A differenza del Canada e degli Stati Uniti - ha spiegato Serpelloni - dove gli indici segnalano un diffuso abuso di farmaci, in Italia da un punto di vista epidemiologico la situazione e' meno preoccupante. Le ultimissime statistiche ci dicono che il 3,9% dei quindicenni e il 6,3% dei diciannovenni almeno una volta ha provato farmaci al di fuori di una prescrizione terapeutica, in particolare tranquillanti e sedativi che sono spesso assunti insieme ad alcool magari in party appositi. Una situazione che comunque necessita di un attento monitoraggio".
La maggiore preoccupazione del direttore e' invece focalizzata sull'abuso di sostanze stupefacenti. "In Italia il dipartimento - ha spiegato - deve affrontare un uso rilevante di droghe come cocaina, eroina e soprattutto cannabis che e' la piu' diffusa e la piu' pubblicizzata con un'informazione ambigua riguardo i suoi reali effetti. Su questa sostanza in Italia abbiamo una pubblicita' antiproibizionista che crea un marketing ingannevole , mentre i risultati che oggi ci forniscono le neuroscienze - ha continuato Serpelloni - ci parlano di enormi danni prodotti dalla cannabis sul cervello. I segnali comunque in Italia sono confortanti con un consumo in continuo calo. Ad esempio a Milano si registra un calo dell'uso di cocaina tra i giovani; in Veneto assistiamo ad un trend negativo della cannabis tra i quindicenni anche se dall'altra parte si evidenzia, a partire dal Nord Italia, una crescente diffusione di anfetamine e metanfetamine in parte spiegabile come un fenomeno di emulazione alle mode affermate nei paesi del Nord Europa. Per questo - ha concluso - insistiamo che la prevenzione debba partire tra i giovanissimi in quella fascia di eta' che va dai 6 agli 8 anni a cui insegnare gli stili di vita che li portino ad evitare il consumo di qualunque sostanza tossica, non solo le droghe" .

Quei bambini troppo vivaci e 'distratti' che iniziano a far paura all'America

Il deficit d'attenzione e iperattività negli Stati Uniti colpisce un bambino su dieci. Un record perché in dieci anni, secondo l'Istituto superiore di sanità Usa, il disturbo è aumentato del 30 per cento. Ma i malati di oggi sono destinati a diventare adulti "difficili". I sintomi infatti possono ripetersi nel 65 per cento dei casi

di ANGELO AQUARO

 

 LaRepubblica, Salute - NEW YORK - Se i bambini di oggi sono l'America di domani c'è da mettersi le mani nei capelli. Un bambino su dieci soffre del disturbo più temuto dai genitori di tutto il mondo: il deficit di attenzione. Anzi: deficit di attenzione e iperattività. "Attention deficit hyperactivity disorder": come è stata ribattezzata la sindrome più comodamente riassunta nella sigla AdHd.

La notizia lanciata dal Centers for Disease Control and Prevention 1 - l'Istituto superiore di sanità Usa - è pessima. Perché il numero dei malati nella fascia d'età 5-17 anni è aumentato del 30 per cento: nel 1998 era pari al 6,9%, nel 2009 è cresciuta fino al 9% (un incremento relativo pari a circa il 30%). Gli studiosi non sanno spiegarsi nemmeno perché. La dottoressa Lara J. Akinbami del Centro nazionale per le statistiche sanitarie mette le mani avanti: l'aumento potrebbe paradossalmente significare che più famiglie hanno accesso al trattamento medico e più medici si stanno impratichendo nella diagnosi di questo disordine - che solo negli ultimi anni è stato meno meglio definito. Ma che l'aumento sia ancora da dimostrare non toglie che sono sempre di più i bambini ufficialmente colpiti dalla sindrome. Di più: il record americano del 10 per cento costringerà sicuramente a rivedere i dati globali. Finora le statistiche mediche parlavano di una media che andava dal 2 al 6 per cento: ma anche nel resto del mondo ci potrebbe essere lo stesso difetto americano dei conti.

 

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«Pasticche per dimagrire», adolescenti a rischio salute

 Zoom Foto

Pasticche per dimagrire, l'ultima moda tra le adolescenti ossessionate dagli stereotipi della moda.
A lanciare l'allarme è l'Ufficio scolastico territoriale (Ust) dove è attivo un Punto d'ascolto per il disagio giovanile e da cui sono partiti e partiranno, tra gli altri, dei progetti dedicati alla galassia dei disturbi alimentari. Come spiega Anna Lisa Tiberio, responsabile dell'Ufficio interventi educativi dell'Ust, che lavora a stretto contatto di gomito con l'Ulss 20 e le forze di polizia per la prevenzione delle dipendenze, «Verona non è immune da questa moda recente e bisogna fare in modo di avvisare sia i giovani che le famiglie sui rischi causati da queste pillole che provocano astenia, mal di testa e assuefazione».
PILLOLE DIMAGRANTI. Spiega la dottoressa Giuliana Guadagnini, psicologa e collaboratrice dell'Ust per i problemi del disagio giovanile e la prevenzione delle dipendenze: «Innalzare il metabolismo corporeo è il modo più efficace per favorire il dimagrimento. Per questo motivo, ormai da anni, si sono diffuse "pillole dimagranti", spesso a base di caffeina, efedrina o amfetamine. Grazie a queste sostanze il tasso metabolico aumenta ed i chili superflui se ne vanno in fretta, ma non senza effetti collaterali. I più conosciuti farmaci antifame sono i derivati amfetaminici. Molti, come la fenfluramina, fendimezatrina e la dexfenfluramina, non vengono più utilizzati a tale scopo, per il rischio di gravi effetti collaterali a livello cardiaco e polmonare».
Gli effetti collaterali dei farmaci in questione sono nausea, palpitazioni, ansia, nervosismo, euforia, stitichezza e secchezza delle fauci nei casi più lievi, fino ad arrivare alla morte. Le anfetamine (o amfetamine) sono un gruppo di sostanze di sintesi ad azione stimolante sul sistema nervoso centrale: sopprimono il sonno, la stanchezza e l'appetito, incrementando la resistenza fisica e la capacità di concentrazione.
EFFETTI ALLUCINOGENI. «Gli effetti delle anfetamine durano, in genere, diverse ore», precisa la dottoressa Guadagnini, «e spesso dipendono dal set (personalità e aspettative del consumatore) e dal setting (situazione e ambiente in cui si consumano). Le anfetamine stimolanti provocano euforia, eccitazione (si è in grado di ballare tutta la notte e non accusare fatica), sensazione di potenza, facilità di parola, alterazione del ritmo sonno-veglia, aumento della concentrazione e delle prestazioni psico-fisiche. Le anfetamine allucinogene, prese a piccole dosi, hanno moderati effetti stimolanti accompagnati da leggera euforia, e, a dosi elevate, hanno effetti allucinogeni».
FUORILEGGE. Negli anni '60 in Italia e in molti altri paesi le anfetamine erano vendute liberamente in farmacia ed erano molto usate da chi, per studio o per lavoro, aveva necessità di aumentare la capacità di concentrazione e la resistenza alla stanchezza. Oggi, con l'eccezione di alcuni farmaci contro l'obesità, non sono più usate in medicina, ma sono spacciate sul mercato illegale sotto forma di pasticche, capsule o polvere.
«L'uso di anfetamine ad alte dosi, specie se continuato, è in genere seguito da un periodo di crollo psicofisico», aggiunge la psicologa. «Quando l'effetto finisce sono amplificate le sensazioni lenite e ci si sente svuotati, spossati, irritabili, depressi. La tentazione di allontanare da sé questi effetti negativi può spingere ad assumerne ancora, provocando dipendenza psicologica, e a ricercare una maggiore quantità di sostanza per provare nuovamente quelle stesse sensazioni di benessere psichico e fisico legate all'assunzione della droga».
«Da alcune ricerche fatte su internet e parlando con i giovani che arrivano al nostro Punto d'Ascolto o ai CiC, i Centri d'informazione e consulenza attivi nelle scuole superiori, o che incontriamo nei convegni negli istituti superiori su queste tematiche, veniamo spesso a sapere che ci sono purtroppo numerose ragazze ma anche sempre più ragazzi che ricercano consigli sul come dimagrire facilmente e che acquistano "pillole magiche" su internet senza controllo medico ma anche senza controllo di un adulto, o vengono consigliati all'acquisto dall'estetista o dal personal trainer o dalla coetanea o coetaneo che hanno come valore la taglia 38. Stupefacente è stato ascoltarli raccontare l'esperienza di qualcuno di entrare in siti per "shoppare" le pastiglie che più interessano».
«SPACCIO» IN RETE. Da diverse fonti si evince che l'utilizzo tra gli adolescenti di Internet, è cresciuto, dal 2000 al 2011, in modo costante e netto. Dice ancora la dottoressa Guadagnini: «Ad entrare ogni giorno in rete è, oggi, il 42,4% degli adolescenti. I genitori sono sempre più impegnati e i figli si sentono soli: il 63,7% (68,9% delle femmine) degli adolescenti italiani dichiara di soffrire la solitudine. Negli ultimi mesi del 2010, si è notato da parte degli esperti e di studi di settore il moltiplicarsi di accessi ai siti dedicati alla vendita di farmaci e sostanze di vario genere». E.CARD.

www.larena.it/stories/Cronaca/283643__pasticche_per_dimagrire_adolescenti_a_rischio_salute/

 

Il paradiso degli psicofarmaci


Giorgio Bignami, per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 24 agosto, torna sul contrasto fra la demonizzazione della cannabis e l'utilizzo disinvolto di psicofarmaci.

 

Fuoriluogo - Occorre ancora tornare sullo stridente contrasto tra la demonizzazione del consumo anche moderato, non problematico, di droghe illecite – in particolare la cannabis, sulla quale si è da qualche tempo scatenata una versione “scientificamente” ammodernata del famigerato Reefer madness degli anni '30, la follia da canne  – e il disinvolto sconto alle crescenti evidenze di scarsa efficacia e di marcata tossicità degli psicofarmaci di uso medico-psichiatrico. A tale seconda questione sono dedicate varie opere recensite da Marcia Angell, l'ex direttrice del New England Journal of Medicine che se ne andò per insanabili contrasti con la rivista sui conflitti di interesse (New York Review of Books del 23 giugno 2011, n. 11, p. 20-22; e del 14 luglio, n. 12, p. 20—22).
Ci limitiamo qui a due dei principali problemi: la reale efficacia degli antidepressivi e la reale nocività dei neurolettici o tranquillanti maggiori. Una delle opere recensite riassume il lavoro del gruppo di Irving Kirsch, per confrontare i dati sugli antidepressivi pubblicati (in genere dopo prove cliniche sponsorizzate dalle ditte) e quelli rimasti a lungo nascosti negli armadi della statunitense Food and Drug Administration (FDA), ottenuti dai ricercatori dopo una defatigante battaglia in base alla legge sulla libertà di informazione.
Mettendo insieme gli uni e gli altri, Kirsch ha evidenziato una differenza significativa di modesta entità tra farmaci e placebo soltanto  in un numero relativamente limitato di casi di depressione più grave. Andando più oltre, ha poi mostrato che anche questo effetto si dilegua se si usano “placebo attivi”: cioè sostanze (come l'atropina) che non sono antidepressivi, ma che fanno “sentire” al paziente di esser stato trattato con un farmaco anzichè col placebo. Resta ovviamente da spiegare perché il placebo (nei casi meno gravi) insieme alla convinzione di aver ricevuto un farmaco anzichè il placebo (nei casi più gravi) abbiano un tale effetto “antidepressivo” – ma questa è un'altra questione tuttora irrisolta; così com'è un'altra questione il fatto che pur a fronte di tali evidenze gli antidepressivi seguitino a conquistare posizioni in testa alla classifica dei  farmaci più prescritti e venduti.
Ancora più preoccupante è la questione dei neurolettici, somministrati in tutto il mondo a milioni di soggetti psicotici e non - disabili mentali, Alzheimer agitati, ecc. - spesso a dosi elevate e a tempo indeterminato. Sembra infatti che gli andamenti storici della percentuale di psicotici i quali migliorano o addirittura guariscono siano stati significativamente in discesa a partire dalla introduzione dei neurolettici negli anni cinquanta (ovviamente vanno esclusi dai confronti i soggetti che sono comunque gravemente danneggiati dalla istituzionalizzazione prolungata in condizioni spesso disumane). Cioè i neurolettici, producendo pesanti alterazioni funzionali e alla lunga anatomiche in centri importanti del cervello, sarebbero un fattore importante nella produzione di cronicità e defettualità. Del resto già molti anni fa lo psichiatra statunitense Brennan – vox clamantis in deserto - aveva bollato i danni da  neurolettici come “la più grave catastrofe iatrogena di tutta la storia della medicina”.      Insomma, come afferma Humpty Dumpty in “Alice nel paese delle meraviglie”, ciò che conta è l'esser padrone del significato delle parole: cioè  la droga va chiamata inferno, lo psicofarmaco paradiso; “e ssilenzio, sor zomarone”, per dirla col Belli (sonetto “SPQR”).

Record di pillole contro l’infelicità i toscani ne prendono più di tutti

Boom di consumi di antidepressivi e ansiolitici.Nel 2010 a 377mila persone è stato prescritto un medicinale di questo tipo
di MICHELE BOCCI,repubblica.it

Record di pillole contro l’infelicità i toscani ne prendono più di tutti

La Toscana è la regione degli antidepressivi, in nessun’altra realtà italiana questi farmaci vengono usati quanto da noi. Ogni giorno circa 55 persone ogni mille prendono una pasticca, contro una media italiana di 35. Nel 2010 a ben 377mila cittadini (il 10% degli abitanti) è stato prescritto un medicinale di questa famiglia. Anche gli ansiolitici, una categoria di farmaci che non viene passata dal sistema sanitario, sono molto utilizzati, li assumono circa 58 persone ogni mille. 

Siamo più malati degli altri o veniamo curati di più e meglio? Da tempo in Regione si fanno queste domande, a cui non è facile rispondere anche con i dati in mano. Di certo una quota di inappropriatezza, cioè di utilizzo senza che il farmaco sia necessario, c’è. Stando ai dati dell’assessorato, circa il 28% delle persone a cui vengono prescritti gli antidepressivi ne comprano o una o due confezioni in un anno. Significa che la terapia è stata interrotta all’inizio e quindi o non serviva o era sbagliata. Sono le donne le principali consumatrici di questi farmaci: dai 20 ai 74 anni ne prendono il doppio degli uomini, dopo la differenza si assottiglia. Spiega così questo aspetto Sandro Domenichetti, che dirige la psichiatria fiorentina della Asl: «Si sentono meno stigmatizzate se prendono un antidepressivo. Esiste un concetto sbagliato per cui la depressione è un segno di debolezza e le donne accettano più di buon grado di scoprire questo loro lato». 

Per farsi un’idea della curva di consumo, il 5% delle persone tra i 30 e i 34 anni (6,4% delle donne e 3,7 degli uomini) ha avuto la prescrizione di un antidepressivo nel 2010, numeri che salgono al 14,1% (18,4 per le donne e 9,1 per gli uomini) nella fascia di età 6569 e addirittura al 32% dopo gli 85 anni. 

Neanche per gli esperti è facile spiegare i numeri. «Non si può interpretare in modo univoco questo consumo. Spesso però dati così alti riflettono la qualità dei servizi e l’accessibilità alle cure. La popolazione toscana è informata sui servizi, che sono buoni», spiega Andrea Fagiolini, docente di psichiatria a Siena. Qualcosa da correggere però ci sarebbe. «Il consumo dei farmaci potrebbe essere ridotto puntando maggiormente sulla psicoterapia, a cui in Toscana non si accede facilmente». 

L’80% delle prescrizioni dei farmaci per disturbi ansiosodepressivi sono fatte dai medici di famiglia, che sono stati accusati di usare troppo questi medicinali. In realtà molto spesso si limitano a trascrivere sulla ricetta rossa le indicazioni dello specialista. Anche questa lettura non sembra dire tutto sul fenomeno. Lo stesso Giovan Battista Cassano, forse lo psichiatra più noto in Italia che nella sua clinica di Pisa vede pazienti di ogni regione, non punta più il dito sui medici di famiglia come faceva una volta. Del resto lui stesso, che ha dato vita ad una importante scuola di psichiatria è stato indicato tra i “responsabili” di questo alto consumo di antidepressivi. «I nostri dati sono buoni  spiega Cassano  Non dobbiamo guardare al resto d’Italia ma ai paesi europei più evoluti e agli Usa, che hanno numeri più alti dei nostri. E poi gli antidepressivi non si usano solo per la depressione tout court ma in vari campi psichiatria, dalle condotte alimentari al panico a forme ossessive. La Toscana nel campo delle malattie mentali ha fatto un salto in avanti. Infatti abbiamo il tasso più basso di suicidi. E’ giusto usare più antidepressivi e meno benzodiazepine (gli ansiolitici, ndr) che possono dare dipendenza e i nostri medici di famiglia lo sanno. Per questo prescrivono più spesso i primi». 

Prima l'ipnotico, poi la rapina Rivotril, la nuova droga di strada

Il farmaco sarebbe alla base di episodi di delinquenza  

Costa poco e prende piede tra i più emarginati

 

 

La nuova frontiera delle droghe di strada si chiama Rivotril. Ed è uno psicofarmaco. Una banalissima benzodiazepina (la categoria di ansiolitici, antiepilettici etc...) che non costa nulla, si reperisce facilmente e, associata all’alcol, produce effetti molto simili a quelli dell’eroina. La comprano quelli che l’eroina non possono permettersela, spesso insieme a un bel cartone di Tavernello, che poi, ipnotizzati, simili ad automi, delinquono — scippi, rapine, furti — per risvegliarsi qualche ora dopo in carcere o in una cella di sicurezza chiedendosi cosa mai ci facciano lì dentro. I riscontri della larga diffusione dell’uso improprio di questo psicofarmaco si trovano negli archivi delle forze dell’ordine, in quelli del Sert (il servizio per le tossicodipendenze dell’Ausl di Bologna) e, da due giorni, anche in quelli dei giornali locali bolognesi. È di martedì scorso, infatti, la notizia dell’arresto da parte dei carabinieri di un sardo residente a Zola Predosa che spacciava Rivotril in piazza XX Settembre. Ne aveva con sé 37 pasticche. I militari spiegano che non si tratta di un caso isolato.

DROGA E DELINQUENZA - Stando alle informazioni in possesso degli uomini del nucleo operativo dell’Arma, quelli che tutte le notti battono le zone «calde» del centro storico a caccia di spacciatori, il Rivotril ha preso piede negli ambienti delle tossicodipendenze più ai margini. Non perché sia di moda, ma perché costa pochissimo, certamente meno di una dose di eroina. E dal «calarsi» 20-30 pasticche di Rivotril bevendoci su del vino o un altro alcolico a buon mercato al commettere un reato il passo è breve. Lo sanno le «gole profonde» dei carabinieri. E lo sanno gli operatori dell’unità di strada del Sert, che hanno sempre più spesso a che fare con persone — uomini e donne, giovani e meno giovani — «fatte» di benzodiazepine. Salvatore Giancane, coordinatore dell’unità di strada del Sert, è uno dei massimi esperti di tossicodipendenza a Bologna. Soprattutto di quella più disperata, la tossicodipendenza delle persone più povere, come homeless e immigrati. Conosce bene il fenomeno Rivotril, conseguenze penalmente rilevanti comprese. «Ricordo una nostra paziente che, obnubilata dalla benzodiazepina e dall’alcol, scippò un’anziana in via Guerrazzi facendola cadere — racconta — dopo lo scippo scappò per trenta metri e poi si fermò. Si sedette in strada per vedere cosa ci fosse nella borsetta. Naturalmente i cittadini la accerchiarono, qualcuno la picchiò e altri chiamarono i carabinieri. Fu arrestata, crollò in carcere e il giorno dopo non sapeva perché si trovasse lì». Uno dei tanti episodi legati all’assunzione di questa sostanza.

«PRESCRIZIONI FACILI» - Una droga, sì, ma non nuova, precisa Giancane. «Il problema delle benzodiazepine è sempre esistito — spiega — prima c’erano il Roipnol, poi il Tavor e il Minias. Ora c’è il Rivotril, un preparato un po’ diverso di cui si abusa perché è l’unico psicofarmaco esentato di questo tipo». Ecco come funziona: «Viene prescritto con una certa generosità dai medici di base, preso in farmacia a costo zero e poi spacciato per strada», spiega Giancane. Non è un caso, dunque, che i pusher di Rivotril siano soprattutto italiani e molti loro acquirenti siano extracomunitari. Preso con l’alcol questo farmaco diventa una bomba. «Come l’eroina», prosegue Giancane. E allora come contrastare questa piaga? «Le restrizioni su psicofarmaci come il Roipnol in passato hanno solo spostato il consumo su nuovi preparati. Quello che serve è soprattutto una buona informazione e molti controlli, soprattutto da parte dei medici di base».

corrieredibologna.corriere.it

Dipartimento antidroga preoccupato per intervista TG1 a Vasco Rossi

L'intervista a Vasco Rossi mandata in onda ieri sera dal Tg1 non e'piaciuta al capo Dipartimento Antidroga, Giovanni Serpelloni che si dice 'preoccupato' per la scelta fatta dalla rete di 'trasmettere un'intervista chiaramente patologica addirittura durante il Tg1'.

'Non credo che la Tv di Stato abbia reso un servizio pubblico', aggiunge. 'Quale messaggio - si chiede - abbiamo trasmesso ai ragazzini di 14-15 anni sulle scelta di vita da prendere e sull'uso di droga? Tutti i nostri figli comportandosi come lui torneranno 'sani e salvi', diventeranno famosi e ammirati come lui? Non credo proprio che la TV di stato in questo frangente abbia reso un servizio pubblico. Sicuramente pero' avra' contribuito ad aumentare le vendite discografiche e spero solo quelle'.

Il Capo del Dpa ha notato in Vasco 'profonda sofferenza' e 'grave difficolta'' nello sguardo del rocker durante l'intervista. Inoltre 'la confusione di sentimenti, idee e dichiarazioni slogan hanno fatto capire molto chiaramente come le cosiddette 'pericolose abitudini' possano portare a conseguenze tristemente evidenti agli occhi di tutti'. Per Serpelloni 'piu' che della nostra esaltazione molti artisti hanno bisogno della nostra vera e umana compassione, di cure specialistiche e volte di protezione anche da loro stessi: di tutto quello che e' necessario dare a un malato di depressione e di dipendenza da sostanze, se vi fosse, in un contesto privato e non di gossip'.

 

fonte ADUC Droghe

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