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Novità psicofarmaci

Morta Amy Winehouse "Un cocktail di alcol e farmaci"

 

Il corpo della cantante 27enne è stato trovato verso le 4 di pomeriggio nell'appartamento londinese di Camden Square. Era nota per il talento, ma anche per la vita spericolata: depressione, alcolismo e abuso di stupefacenti avevano portato alla cancellazione del suo ultimo tour

Morta Amy Winehouse  "Un cocktail  di alcol e farmaci"

LONDRA - La cantante 27enne Amy Winehouse è stata trovata morta nella sua casa di Londra. La notizia, anticipata da Sky News è stata confermata dalla polizia. Il decesso, secondo i media britannici, sarebbe stato causato da un cocktail di alcol e farmaci, mentre fonti citate ancora da Sky News la attribuiscono genericamente a un'overdose. La cantante e cantautrice aveva del resto un trascorso personale fatto di abuso e dipendenza dall'alcol e dalla droga. La polizia non si sbilancia e dice solo che le circostanze della morte sono "ancora da chiarire" e rimanda a lunedì, quando si terrà l'autopsia. Amy Winehouse è stata soccorsa nel suo appartamento di Camden Square dopo che una chiamata al centro di soccorso, alle 15,54, aveva fatto inviare sul posto due ambulanze.

Quando medico e paramedici sono arrivati in casa, la cantante "era al di là di ogni possibile aiuto", secondo quanto riferito dalle fonti citate da Skynews. Folle di fan in queste ora si stanno radunando sotto la sua casa. A giugno era tornata sul palco dopo un periodo in cui sembrava aver superato le crisi, droghe e alcol, invece poi era stata invece costretta ad abbandonare la tournee. L'unica attesissima data italiana, il 16 luglio al Summer Festival di Lucca, era saltata. In un successivo comunicato il management aveva annunciato che l'intero tour era stato cancellato. "Tutte le persone che le sono vicine", recitava la nota, "intendono fare il possibile per aiutarla a tornare al suo meglio e le sarà dato il tempo necessario perché questo avvenga".

Invece ad Amy il tempo non è bastato. Il suo ultimo concerto resterà quello del 18 giugno a Belgrado, davanti a ventimila persone accorse a sentirla ai piedi della fortezza Kalemegdan. "Tutte le persone vicine a Amy sono sotto shock, devastate. I nostri pensieri sono con la famiglia e gli amici. La famiglia farà una dichiarazione quando sarà pronta", ha detto il suo portavoce della Winehouse. Il padre di Amy, Mitch, è stato informato della morte della figlia mentre volava verso New York per partecipare a un festival jazz al Blue Note. Il sito del celebre locale ha messo un annuncio: "Siamo tristi di annunciare che la performance di Mitch Winehouse il 25 luglio è cancellata per la morte inattesa di sua figlia Amy".

Sul palco barcollava ed era sembrata troppo ubriaca per cantare, aveva balbettato alcuni dei suoi pezzi, a tratti non riuscendo a stare dietro ai musicisti. Nel corso del concerto aveva abbandonato la scena per ben due volte tra i fischi dei suoi fan. Subito dopo era arrivata la cancellazione dell'intero ciclo di concerti. La sua ultima apparizione in pubblico risale a mercoledì quand'era salita sul palco dell'iTunes festival di Londra accanto alla figlioccia 14enne Dionne Bromfield, accompagnandola in qualche passo di danza.

Voce inconfondibile, icona della fusione fra rhythm and blues, soul, jazz e rock, Amy Winehouse in questi anni si è fatta conoscere sia per il suo talento e la sua voce, la sua eccentricità (aveva numerosi tatuaggi di pin-up sul corpo), ma anche per la sua vita spericolata e convulsa che le ha fatto attraversare dipendenza dalla droga, depressione, bulimia e anoressia. Il resto è stato conseguente: arresti, denunce, processi, l'ultimo per stalking nei confronti del suo ex, e condanne.

Nata il 14 settembre del 1983 a Enfield, in Inghilterra, da una famiglia ebraica (il padre un tassista, la madre un'infermiera), Amy cresce a Southgate, riuscendo a fondare, già all'età di 10 anni, un gruppo rap amatoriale chiamato Sweet 'n' Sour, as Sour da lei stessa definito la versione bianca ed ebraica delle Salt 'n' Pepa. Tre anni dopo arriva la prima chitarra. La musica corre dentro di lei ed Amy a 16 anni canta già come professionista. Complice la scelta del suo amico e cantante soul Tyler James di inviare una sua demo ad un talent scout. Arriva così la firma per la sua etichetta discografica, la Island/Universal. Il disco di debutto, Frank, è del 2003. Anche se il successo arriva con Back to Black del 2006, quello di Rehab, che diventa tormentone planetario due anni dopo.

Il 10 febbraio 2008 le vengono assegnati ben 5 Grammy Award: tre per Rehab nelle categorie Record of the Year, Song of the Year e Best Female Pop Vocal Performance; uno nella categoria Best New Artist e uno per l'album Back to Black nella categoria Best Pop Vocal Album. La cantante si aggiudica così tre dei quattro premi più importanti della manifestazione, eguagliando interpreti del calibro di Lauryn Hill, Alicia Keys, Norah Jones e Beyoncè.

Già da un mese però circolava un video in cui la Amy fumava crack ammettendo di aver preso "sei valium per calmarsi". A giugno dello stesso anno, due giorni dopo l'uscita da una clinica nella quale era entrata per un enfisema polmonare, riesce ad incantare ancora: oltre 46mila spettatori giungono per lei ad Hyde Park per festeggiare i 90 anni di Nelson Mandela. Poco dopo, nel luglio 2009, il divorzio dal marito e i nuovi problemi di alcool e droga che la tengono fuori dalle scene. Nel novembre 2010 annuncia il suo ritorno sui palchi, ma dal concerto di Belgrado comincia una nuova caduta libera che le sarà fatale.

repubblica.it

Psicofarmaci, in Italia il consumo è in netto aumento

Giornal.it - Il consumo di psicofarmaci è in netto aumento anche in Italia. Se negli Stati Uniti i numeri parlano di un +250% dal 1987 al 2007 (+3500% addirittura per quanto riguarda i bambini), nel Bel Paese le cifre risultano più basse anche se il trend è in crescita sia per quanto riguarda i consumi sia relativamente al numero di pazienti trattati.

Considerando solo un periodo di 6 anni (dal 2003 al 2008), da un’analisi sulle Asl italiane emerge che il consumo degli antipsicotici è più che raddoppiato e le prescrizioni annue hanno avuto un incremento del 63%. I dati di consumo italiani non sembrano contraddire quanto emerso a livello internazionale, dunque, e ciò preoccupa i consumatori, soprattutto perché sono in netto aumento le prescrizioni e i consumi di farmaci antipsicotici nei bambini.

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Una donna su 3 per vedere “rosa” assume antidepressivi

Un sondaggio condotto nel Regno Unito mette in luce una realtà nascosta e, al contempo, inquietante: le donne fanno sempre più uso di psicofarmaci

 
 

«Queste cifre scioccanti rivelano una crescente crisi nelle donne che fanno ricorso agli antidepressivi», commenta Rebecca Gill –  Policy chief –  analizzando i numeri evidenziati dal sondaggio condotto in Inghilterra e Galles dalla dall'organizzazione britannica Platform 51 (ex YWCA).

Gli antidepressivi possono svolgere il loro ruolo, ma sono prescritti un po’ troppo facilmente, anche come rimedio primo e unico, aggiunge Gill sulle pagine del Sun. E così, si scopre che una donna su tre ha assunto antidepressivi almeno una volta nella sua vita. Lo si è scoperto intervistando 2.000 soggetti di cui il 48% fa uso di psicofarmaci e li assume da almeno cinque anni. E se cinque anni sembrano tanti, basti sapere che il 24% delle donne li assume addirittura da 10 anni.

L’utilizzo di farmaci potenti come gli psicofarmaci dovrebbe essere seguito costantemente, eppure ben il 24% delle donne intervistate aspetta almeno un anno, durante il quale continua ad assumerli, prima di rivolgersi al medico per rivedere la terapia. Questo anche perché al 57% delle pazienti non è stata presentata un’alternativa all’uso degli psicofarmaci.
Infine, il 18% non ha rivelato alla famiglia di fare uso di antidepressivi. Così come il 10% non lo ha confidato al proprio partner. Una situazione che denuncia un disagio che va oltre alla mera depressione.

Tutto questo potrebbe offrire degli spunti di riflessione. La diffusione sempre più evidente di disturbi dell’umore, forse denuncia qualcosa di più che non un semplice stato di stress o momento “nero”. Forse, dietro a tutto questo c’è una mancanza di equilibrio sempre più marcata che si mostra a livello psico-fisico con dei sintomi depressivi. Non sarebbe quindi il caso di cercare di comprendere il perché la vita a un certo punto diventa invivibile e difficile da condurre, anziché mettere a tacere la coscienza con una pillola? Proviamo a pensarci, chissà che non arrivi la risposta giusta.

La Stampa

Allarme per un nuovo psicofarmaco per bambini in arrivo in Italia.

L’organizzazione “Giù le mani dai bambini” denuncia il pericolo per l’imminente arrivo in Italia di un nuovo psicofarmaco indirizzato ai bambini. Presentata un’interrogazione urgente in parlamento

Il comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica, Giù le mani dai bambini(GMdB), denuncia quelle che definisce le “relazioni pericolose” tra la Sanità e le multinazionali del farmaco. Oggetto dell’allarme sarebbe un nuovo psicofarmaco destinato ai bambini.

La denuncia è partita in occasione della consegna dei prestigiosi “Public Affaire Awards 2011” al Senato: “campagne di marketing aggressive di case farmaceutiche per gonfiare di 300mila unità il bacino di bambini cosiddetti “iperattivi” nel nostro Paese”, riporta un comunicato di GMdB.
«L’occasione è buona per smascherare chi ha come priorità non l’etica ma i business miliardari», commenta il portavoce, ed eccellenza proprio ai Public Affaire Awards 2011, Luca Poma.
Ci troviamo di fronte a un «episodio increscioso che deve essere chiarito», sottolinea Muzi Falconi (esperto internazionale di PR e docente alla NY University). E l’On. Paola Binetti presenta un’interrogazione urgente in Parlamento al Ministro per la Salute Ferruccio Fazio sui tagli ingiustificati ai sistemi di controllo e monitoraggio, commentando: «Un nuovo psicofarmaco in Italia, tagliando i fondi per tutelare i bambini e con meno controlli: nell’interesse di chi sta lavorando il Ministero Salute?».

Il nuovo psicofarmaco dovrebbe essere distribuito in Italia dalla Shire, una nota azienda farmaceutica. Ma qualcuno non è d’accordo e, tra questi, GmdB, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica, che da anni promuove l’omonima campagna di sensibilizzazione sui rischi della somministrazione di psicofarmaci ai minori segnalata dalla PAA come “campagna nazionale d’eccellenza”.

Luca Poma ha voluto chiarire la questione, a margine della cerimonia. Di fronte ai colleghi giornalisti presenti all’evento, ha inteso rilanciare il dibattito sul tema dell’etica nel mondo della lobby e del public affairs, che ha così commentato: «La Public Affairs Association vuole essere a mio avviso anche un luogo di riflessione e dibattito su un modello di lobby rispettosa dei requisiti etici essenziali, come raccomandato dai codici di comportamento della stessa PAA (1), della Ferpi (1) e internazionali (3): dichiarare sempre chi è il proprio mandante, avere una relazione trasparente con i mezzi d’informazione e con tutti i pubblici coinvolti dalla propria azione, presentarsi con informazioni corrette e ottenere decisioni in maniera onesta, questi sono i pilastri di una corretta azione di lobby. Purtroppo ciò non sempre accade, l’ho sperimentato personalmente, avendo recentemente ricevuto un’offerta di collaborazione da un’agenzia di RP di fama internazionale, la quale collabora con una multinazionale farmaceutica che sta introducendo uno psicofarmaco per bambini in Italia, la Guanfacina, un vecchio anti-ipertensivo che ora si vuole riciclare per la disattenzione dei bambini, una specie di molecola apolide, un brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. Peccato che a mia precisa domanda avessero negato di avere rapporti, ma così non pare. Immagino volessero nella migliore delle ipotesi sondare il terreno e capire quale sarebbe stato il nostro atteggiamento, e nella peggiore ipotesi ‘sterilizzare’ la nostra azione di vigilanza mettendoci a libro paga». (4)
«Se questa è etica nelle relazioni pubbliche – prosegue Poma – occorre avviare una riflessione seria in seno alla FERPI, la Federazione nazionale di categoria: una norma senza una ‘sanzione’ è una norma debole, che chiunque può infrangere impunemente. A mio avviso è ora di passare dalle parole ai fatti e capire come prendere posizione in casi come questi».

Su questo punto è stato altrettanto esaustivo l’intervento di Toni Muzi Falconi, uno dei “padri” delle relazioni pubbliche in Italia e Docente alla New York University (5), che ha così sottolineato: «L'episodio come viene raccontato dal collega Poma è increscioso in sé, anche perché coinvolge una delle più reputate e conosciute società di relazioni pubbliche internazionali, che mi auguro voglia repentinamente e pubblicamente chiarire la sua posizione. Anche l'Assorel, Associazione delle società di relazioni pubbliche a servizio completo – di cui l'agenzia in questione fa parte – dovrebbe assumere iniziative in merito all’episodio. Sono convinto che – in attesa di una regolamentazione della nostra attività, che impatta sempre di più sull'interesse pubblico, e che invoco fin dal 1976 – la sanzione più efficace sia quella della “pubblicità” da parte delle associazioni professionali degli atti contrari ai principi base della nostra professione, che prevedono innanzitutto che il professionista di relazioni pubbliche dichiari sempre quali interessi rappresenta, quale reale obiettivo si propone, e quale processo intende perseguire per raggiungerlo».

L’On. Paola Binetti, dopo aver preso atto del dossier, ha presentato un’Interrogazione Parlamentare (6) al Ministro della Salute Ferruccio Fazio: «Mi chiedo – ha dichiarato l’Onorevole nell’atto ispettivo – se siano vere le voci che parlano di una riduzione del budget a disposizione dell’Istituto Superiore di Sanità per gestire gli strumenti di controllo anti-abuso come il Registro ADHD, che permette di monitorare le prescrizioni di psicofarmaci ai bambini al fine di evitare utilizzi arbitrari e disinvolti di queste discusse molecole, fondi tagliati da 150.000 euro all’anno – già pochi – a miseri 30.000 euro all’anno per tutta Italia. Da un lato si assiste all’immissione in Italia di un terzo psicofarmaco per bambini iperattivi, come se non fossero sufficienti quelli già esistenti, dall’altro lato si demoliscono gli strumenti di controllo a tutela delle famiglie: a che gioco giochiamo, Onorevole Ministro? Nell’interesse di chi sta lavorando il Suo Ministero?».

l'articolo segue qui

www3.lastampa.it/benessere/sezioni/gravidanza-parto-pediatria/articolo/lstp/410252/

 

Medicina Moksha

documentazione su stati altri di coscienza

USA - Musicisti e sballo. Una ricerca

Notiziario Aduc - Energy drink e musica, legame 'da sballo'. Secondo uno studio americano sui musicisti, infatti, il consumo frequente di bevande energetiche e' associato a binge drinking, problemi con l'alcol e abuso di farmaci, almeno secondo i ricercatori del Research Institute on Addictions dell'Universita' di Buffalo.
Nel lavoro, pubblicato sul 'Journal of Caffeine Research', il team di Kathleen E. Miller e Brian M. Quigley ha esaminato l'uso di sostanze fra 226 musicisti professionisti e dilettanti dai 18 ai 45 anni. Ebbene, il 94% degli intervistati consumava bevande con caffeina e il 57%, in particolare, energy drink. Si e' visto che il 68% dei musicisti ha 'confessato' un pesante binge drinking almeno una o due volte l'anno, e il 74% problemi generici legati all'alcol, come sbornie, discussioni pesanti con altre persone o azioni compiute sotto gli effetti degli alcolici di cui poi - a mente fredda - ci si e' pentiti.
Il 23% inoltre ha confessato di assumere farmaci per sballarsi, il 52% cannabis, il 25% pasticche e il 21% cocaina. Ebbene, i musicisti che consumavano energy drink erano anche piu' inclini ad abusare di alcol e sostanze legali (farmaci da prescrizione) rispetti ai colleghi.

Pillole per dimagrire on line "Pericolose nel 90% dei casi"

Gli esiti allarmanti di uno studio di Swissmedic, istituto svizzero per gli agenti terapeutici. Su internet vengono venduti finti prodotti naturali e principi attivi dannosi per la salute e ritirati dal commercio in tutto il mondo. Le avvertenze di Silvio Garattini dell'Istituto Mario Negri

di VALERIA PINI, repubblica.it

Pillole per dimagrire on line "Pericolose nel 90% dei casi"

ROMA - Quelle pillole colorate che aiutano a perdere i chili di troppo, così facili da comprare via internet e così pericolose. Scatole colorate che promettono di "bruciare i grassi" e di regalare "una linea perfetta". Confezioni pubblicizzate on line che però dietro la promessa del dimagrimento facile nascondo pericoli anche gravi per la salute. Secondo una ricerca di Swissmedic 1, Istituto svizzero per gli agenti terapeutici, su 10 confezioni vendute in rete nove contengono sostanze dannose. Gli esperti hanno analizzato in laboratorio 122 campioni di dimagranti sequestrati dalle autorità doganali elvetiche. I risultati sono preoccupanti: la maggior parte delle pillole contiene fattori di rischio.  Principi attivi vietati. Le analisi di questa merce importata illegalmente dimostrano che più della metà dei prodotti presenta gravi difetti di qualità. Inoltre, quasi il 90 per cento dei dimagranti contiene principi attivi che mettono in serio pericolo la salute. Diverse le sostanze trovate che possono danneggiare gli organi come, ad esempio, la sibutramina che è stata ritirata dal mercato più di un anno fa in tutto il mondo. "Non si tratta di sostanze che possono portare alla morte - spiega Silvio Garattini, direttore dell' Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano - , ma certamente possono procurare danni a vari organi e in particolare al

 

sistema cardiovascolare. La sibutramina è stata infatti ritirata dal commercio con grande ritardo perché era noto da tempo il rischio di danno cardiovascolare". Fra le sostanze proibite gli studiosi svizzeri hanno trovato anche il rimonabant, un altro principio attivo per favorire la perdita di peso. "E' un prodotto che agisce su vari aspetti del metabolismo, ma purtroppo non dà luogo a benefici terapeutici. Il prodotto è stato infatti ritirato dal commercio", spiega Garattini.Nonostante ciò, il rimonabant è ancora prodotto ed è venduto su internet in modo illegale. Siccome i principi attivi vengono venduti a prezzi stracciati, chi produce farmaci illegali non si fa scrupoli a eccedere con le dosi.Finti prodotti naturali. Analizzando i campioni si è scoperto inoltre che pur dichiarato come puramente vegetale, un terzo delle confezioni conteneva eccipienti chimici. In poche parole si trattava di finti prodotti naturali. Su Internet, le ordinazioni di simili capsule sono sempre più numerose, e non solo dalla Svizzera. L'anno scorso Swissmedic ha ricevuto la segnalazione della presenza di sibutramina in 74 dimagranti presunti vegetali, la maggior parte con dosi pericolose. Le confezioni hanno spesso nomi asiatici e le capsule sono all'interno di scatole con scritte ingannevoli. Fra gli altri prodotti proibiti segnalati da Swissmedic c'è anche il dimagrante "LiDa Dai Dai Hua", reperibile facilmente on line. Da tempo le autorità svizzere mettono in guardia i consumatori. Per proteggere la popolazione, le spedizioni di medicamenti illegali vengono bloccate alla frontiera. Numerose anche le operazioni internazionali di sorveglianza del mercato anche all'interno dell'Unione europea. I controlli della Ue. Per arginare questo mercato clandestino, l'Unione Europea ha adottato una serie di nuive regole di sicurezza per le medicine in generale e in particolare per le vendite on line. Il progetto di legge, già approvato dal Parlamento europeo lo scorso febbraio ha avuto il via libera dai rappresentanti degli Stati membri. Ora i Paesi dell'Ue hanno 18 mesi di tempo per trasporre le norma comunitaria nel loro ordinamento nazionale. La legge europea prevede verifiche severe sulla sicurezza dei prodotti, una disciplina del commercio di farmaci su internet e sanzioni pesanti contro i trafficanti. Inoltre, instaura un sistema di monitoraggio e controllo che permetterà di identificare le sostanze pericolose prima che arrivino nelle case degli acquirenti.

Calcioscommesse: Paoloni drogò i compagni col Minias

Il portiere Paoloni drogò i compagni con un calmante e il club denunciò

 

CREMONA, 1 giugno - Nasce dalla partita di calcio di Prima Divisione Cremonese-Paganese disputata il 14 novembre 2010 l'inchiesta chiamata Ultima Scommessa che ha portato in carcere 7 persone e costretto ai domiciliari altre 9 tra cui l'ex giocatore della Nazionale Beppe Signori. Gli indagati sono 28 tra cui calciatori ancora in attività come Cristiano Doni. Durante l'incontro di calcio Paganese-Cremonese, è stato spiegato oggi in conferenza dal procuratore Roberto di Martino, dal questore Antonio Bufano e dal capo della Squadra mobile Sergio Lo Presti, si sentirono male cinque giocatori della Cremonese e un collaboratore. Dalle analisi decise dalla società Cremonese ed eseguite al Policlinico San Matteo di Pavia, si rilevarono nelle urine tracce di Lormetazepam che rientra tra i farmaci contenenti benzodiazepine. Il direttore generale Sandro Turotti della Cremonese portò i risultati delle analisi in questura a Cremona e denunciò l'episodio. Turotti mise la polizia al corrente di voci su totonero proprio in occasione della partita Cremonese-Paganese che avrebbe avuto una quotazione da 1 a 6. Da allora partirono le indagini e vennero disposte intercettazioni telefoniche che rivelarono "l'accanita propensione del portiere Paoloni - a quel tempo fuori rosa e in prestito al Benevento - a fare scommesse sportive con particolare riguardo agli incontri di calcio e attività che venivano realizzate con la intermediazione di Massimo Erodiani, organizzatore di scommesse insieme con Marco Pirani, medico odontoiatra di Ancona". Erodiani e Pirani erano in collegamento con i gruppi di scommettitori milanesi, bolognesi (con a capo Beppe Signori) e gruppi di stranieri (slavi e zingari). Il portiere della Cremonese e poi del Benevento Paoloni a un certo punto non riiuscì più a controllare i risultati delle partite truccate, fece perdere molto denaro ai gruppi di scommettitori e diventò oggetto di una tentata estorsione. Nelle intercettazioni compaiono frasi con minacce di morte nei suoi confronti.

PAOLONI MISE UN CALMANTE NELL'ACQUA DEI COMPAGNI - Alcuni giocatori, prima o durante la partita Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010, avrebbero ingerito Minias, un farmaco "appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, utilizzate contro i disturbi di ansia e del sonno". Uno di loro, dopo il match, ebbe anche un malore e perse "il controllo della propria vettura". Lo si legge nell'ordinanza del gip di Cremona, Guido Salvini, a carico di 16 persone per la vicenda delle calcioscommesse. L'inchiesta, come si legge nella misura, è nata proprio "da un evento inusuale avvenuto dopo la partita Cremonese -Paganese". Un responsabile della Cremonese, infatti, denunciò che "durante e dopo la partita ben cinque giocatori", tra cui il capitano della Cremonese Andrea Zanchetta "ed un collaboratore dello staff avevano contemporaneamente accusato seri malesseri ed una situazione di 'annebbiamentò, tali da pregiudicare sensibilmente il rendimento sul campo". Emergeva, scrive il gip, "già dai primi accertamenti che la sostanza poteva essere stata ingerita dai giocatori solo attraverso l' acqua o il the a loro disposizione negli spogliatoi e durante la partita". E dalle intercettazioni veniva alla luce "il coinvolgimento in tale specifico episodio del portiere della Cremonese Marco Paoloni". Addirittura, si legge ancora, "uno dei giocatori, Gervasoni Carlo, nel rientrare a casa dopo la partita aveva, a Casei Gerola, proprio in ragione di tale stato di malessere, perso il controllo della propria vettura, tamponato quella che lo precedeva ed era uscito di strada provocando fortunatamente solo danni al proprio mezzo e ad altri". 

LE DICIOTTO GARE SOTTO INCHIESTA - Sono diciotto le gare sotto inchiesta nello scandalo scommesse emerso questa mattina. Si tratta per la maggior parte di partite di Lega Pro Prima Divisione (girone A e B), ma anche di serie B e un incontro di serie A (Inter-Lecce). Come rende noto Agipronews, l’elenco (tra parentesi il risultato finale del match) comprende Cremonese-Spezia del 17 ottobre 2010 (2-2), Monza-Cremonese del 21 novembre 2010 (2-2), Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010 (2-0), Spal-Cremonese del 16 gennaio 2011 (1-1), Benevento-Viareggio del 13 febbraio 2011 (2-2), Livorno-Ascoli del 25 febbraio 2011 (1-1), Verona-Ravenna del 27 febbraio 2011 (4-2), Benevento-Cosenza del 28 febbraio 2011 (3-1), Reggiana-Ravenna del 10 aprile 2011 (3-0), Ascoli-Atalanta del 12 marzo 2011 (1-1), Taranto-Benevento del 13 marzo 2011 (3-1), Atalanta-Piacenza del 19 marzo 2011 (3-0), Inter-Lecce del 20 marzo 2011 (1-0), Alessandria-Ravenna del 20 marzo 2011 (2-1), Benevento-Pisa del 21 marzo 2011 (1-0), Padova-Atalanta del 26 marzo 2011 (1-1), Siena-Sassuolo del 27 marzo 2011 (4-0), Ravenna-Spezia del 27 marzo 2011 (0-1). Oltre a queste partite, sotto la lente degli inquirenti ci sono almeno un’altra quindicina di incontri sospetti.

Usa: aumentano i decessi legati ad avvelenamento da droghe e farmaci

Dronet - Nonostante gli incidenti automobilistici rappresentino la prima causa di morte accidentale negli Stati Uniti, le morti causate da overdose da farmaci e/o droghe stanno rapidamente aumentando tanto che, secondo il Center for Disease Control and Prevention, nel 2007 i decessi per overdose sono stati oltre 27 mila: il doppio rispetto alle 11mila registrate per la stessa causa nel 1999.
Al momento attuale le morti per overdose di droghe ammontano al 24% delle cause di morte accidentale e superano le cadute, la seconda causa più frequente di morte non intenzionale. Con morte per overdose si intendono anche tutte quelle assunzioni di farmaci senza avere la necessaria prescrizione medica, le assunzioni di sostanze illegali oppure il sovradosaggio e l’ingestione accidentale di farmaci. Le categorie più comuni di sostanze coinvolte nelle overdosi sono gli oppiacei, la cocaina e l’eroina. I farmaci oppiacei vengono utilizzati nella terapia del dolore ma possono anche causare insufficienza respiratoria se assunti in eccesso.
Secondo il Center for Disease Control negli ultimi 20 anni l’aumento dell’uso di antidolorifici a base oppiacea è decuplicato in quanto si è passati a strategie più aggressive di gestione del dolore. Dal momento che gli oppiacei causano euforia essi vengono però assunti in quantità spesso superiori al consentito e soprattutto usati e abusati anche per solo scopo ricreazionale. La loro ampia disponibilità sul mercato illecito dei farmaci negli Stati Uniti inoltre li rende ancora più pericolosi tanto che nel 2007, il numero di decessi registrati negli USA correlati all’assunzione di analgesici oppiacei ha superato il numero di overdosi da cocaina ed eroina.

"La bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di psicofarmaci

L'iniziativa del movimento Pensare oltre: "La sindrome del deficit dell'attenzione non si cura con le medicine". "Se un bimbo è vivace, non vuol dire che sia anche malato". A sostenere questa rete ci sono oltre 70 associazioni, federazioni, accademie e aziende, e più di 60 personaggi del mondo della cultura, dello sport e della politica

di VALERIA PINI

 

LaRepubblica - Se il bimbo svuota i cuscini del divano del salotto buono di casa da tutte le piume, forse da grande diventerà un grande ricercatore. Se la piccola di sei anni strilla fino a far tremare i muri di casa, potrebbe avre un futuro da soprano. E' provocatoria la campagna dell'associazione Pensare oltre 1 per combattere l'uso degli psicofarmaci nella cura dei bambini affetti dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Un'iniziativa che è stata lanciata in questi giorni al Salone del Libro di Torino con uno spot e una serie di manifesti. A sostenere il movimento ci sono oltre 70 associazioni, federazioni, accademie e aziende, e più di 60 personaggi del mondo della cultura, dello sport e della politica: Mariangela Melato, Alex Zanardi, Ennio Morricone, Mogol, Bruno Bozzetto, Lina Wertmuller, l'étoile della Scala di Milano Elisabetta Armiato, il creatore delle Winx Iginio Straffi. Sono adulti di successo che ammettono tranquillamente di essere stati "bambini terribili".

L'associazione lancia la sua campagna chiedendosi se i bambini di oggi siano più irrequieti, capricciosi, distratti, aggressivi, di quelli di 20, 30, 40, 50 anni fa. Cerca di verificare se siano tutti colpiti da Adhd e meritino un'attenzione medica, o se la gran parte di loro avrebbe solo bisogno di ritmi di vita più rilassati, famiglie più presenti e affettuose, e genitori più autorevoli.

A volte un disagio passeggero. A volte i bambini fanno fatica a stare fermi, hanno reazioni aggressive e dormono poco.  Ma come fare a capire se si tratta di un periodo passeggero, causato da uno stile di vita poco regolare, o se ci si trova di fronte a una patologia? Non sempre l'eccessiva vivacità o la disattenzione è una malattia da curare. Il movimento Pensare oltre si contrappone a coloro che vedono nei ragazzini di oggi una maggiore criticità rispetto a quelli di ieri. "Non accettare un bambino perché è eccessivamente vivace è come rifiutare un fiore perché troppo colorato", dice Bruno Bozzetto, uno dei protagonisti della campagna di Pensare oltre. "I bambini sono il futuro, ma sono anche la parte più fragile della società e dobbiamo proteggerli. La loro unica forza è costituita dalla fantasia, dall'entusiasmo, dalla vitalità che non devono essere soffocate mai", spiega a sua volta la regista Lina Wertmuller.

Cosa fare. Secondo Pensare oltre è necessario aiutare i più piccoli a crescere in modo sano e spontaneo, favorendone il contatto con la natura e avviandoli alla pratica di attività sportive, all'espressione della creatività artistica, alla formazione e alla cultura attraverso una migliore didattica. Solo così i ragazzi possono allontanarsi da situazioni stressanti e da comportamenti a rischio.

I dati. E' comunque importante valutare con attenzione, insieme all'aiuto di un medico competente se si è in presenza di sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Nel nostro paese i ragazzini e adolescenti colpiti da Adhd sono 2024. Nell'80 per cento di casi il problema coesiste con un'altra patologia e questo rende più complicata la diagnosi.

Il registro. La sindrome 2 si cura con farmaci specifici, ma per tutelare i bambini da false diagnosi in Italia è stato istituito un registro 3. E' l'unico al mondo e permette di monitorare la reale situazione ed evitare di dare psicofarmaci a minori, se non strettamente necessari. Ad oggi si contano 2024 bambini e adolescenti iperattivi  iscritti nel database, di questi  1600 stanno seguendo una terapia farmacologica, gli altri hanno già interrotto la cura. La prescrizione può avvenire solo nei  Centri di riferimento (120 in tutto il Paese) e la durata della terapia in media è di 14 mesi.  Le ricerche hanno dimostrato che l'1% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni ha questa sindrome e di questi solo il 4% arriva a dover assumere farmaci. In America invece la malattia è diagnosticata nell'8% dei casi.

USA: abuso di farmaci, arriva un piano di governo

 

 Dronet - Gli Stati Uniti preparano un piano d’azione per contrastare la diffusione di farmaci che richiedono una prescrizione medica ma che vengono assunti per scopo non medico.
È l’iniziativa elaborata dall’attuale amministrazione americana per fermare un fenomeno preoccupante negli Stati Uniti al quale hanno deciso di porre rimedio attraverso un sistema che limiti l’accesso incontrollato a questi prodotti.
Secondo il Sondaggio Nazionale sull’abuso di sostanze negli Stati Uniti circa un terzo delle persone dai 12 anni in su che hanno fatto uso di droghe nel 2009 ha cominciato assumendo farmaci senza prescrizione medica. Lo stesso studio indica che circa il 70% delle persone che hanno assunto farmaci per un uso non medico li hanno ottenuti da amici o parenti oppure tramite Internet. La ricerca Monitoring the Future, uno dei sondaggi più ampi condotti negli Stati Uniti supportato dal NIDA (National Institute for Drug Abuse), indica i farmaci come la seconda categoria di sostanze più abusate in America dopo la marijuana.
Le tipologie di farmaci abusati sono diverse: dagli ansiolitici, agli antidepressivi, ai sedativi ai barbiturici. Ma quelli che preoccupano maggiormente sono i farmaci a base di oppiacei. Confrontando i milligrammi consumati per persona negli Stati Uniti si vede che, tra il ’97 e il 2007, sono cresciuti del 402% passando da 74 a 369 milligrammi, mentre il totale delle prescrizioni mediche è passato da 174 milioni del 2000 a 257 milioni nel 2009.
Il piano di prevenzione per i farmaci con prescrizione elaborato dal governo rientra nella Piano Nazionale di Controllo della Droga e copre 4 macroaree. La formazione, per aumentare la conoscenza del problema da parte degli operatori di settore; il monitoraggio, per capire come avviene l’acquisto dei prodotti senza l’autorizzazione medica; l’approntamento di programmi che aiutino i consumatori a limitare l’abuso di farmaci ed infine la messa a punto di norme più severe per frenare il mercato delle false prescrizioni e il traffico di farmaci.

Psicofarmaci Diagnosi facili e tante pillole così cambia la cura

 

ELENA DUSI, La Repubblica.

Ma ci resterà qualcuno di normale?: è la reazione di Til Wykes, psichiatra del King' s College London, alla lettura delle bozze del nuovo "manuale della psichiatria", quel Dsm-V che detterà ai medici di tutto il mondo i criteri per le diagnosie il trattamento dei loro pazienti.

La quinta versione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders ( Dsm-V appunto) è attesa per il 2013. «Ma osservando i lavori preparatori, già si capisce che i criteri per diagnosticare le malattie mentali saranno ulteriormente allargati, dando modo ai medici di prescrivere ancora più farmaci», commenta Paolo Cioni, ex responsabile del servizio di salute mentale nella Asl di Firenze, attuale docente della scuola di specializzazione in Psichiatria dell' università del capoluogo toscano e autore di Neuroschiavi (Macro Edizioni). Le preoccupazioni di Cioni si concentrano sulla prescrizione di farmaci antidepressivi: «Negli Usa i casi trattati tra il 1987 e il 1997 sono triplicati. Ormai dal lettino non passa quasi più nessuno. È molto più semplice prescrivere un farmaco; ci sono anche meno rischi per i medici». Il National Center for Health Statistics americano racconta che negli Usa undici persone su cento seguono una terapia con farmaci antidepressivi (le donne sono quasi il triplo degli uomini). In Italia i dati (Rapporto Osmed 2010) sul consumo di medicinali segnalano che per ogni mille abitanti si consumano 27,2 pillole "della felicità". Il loro uso è triplicato tra il 1988 e il 2000 (Osservasalute 2010, università Cattolica) e la maggior parte delle prescrizioni arriva dai medici di famiglia. Ma che questi farmaci restituiscano la gioia perduta è vero solo a metà: secondo l' Organizzazione mondiale della sanità l' efficacia degli antidepressivi si ferma al 60 per cento dei pazienti che li assumono regolarmente. «Il consumo di questi farmaci diventerà sempre più facile» prevede Cioni. «Il nuovo Dsm, che viene redatto dall' American Psychiatrical Association ma è adottato anche negli altri paesi, crea molta confusione sui sintomi. La normale demoralizzazione destinata a passare da sé non viene più distinta dalla depressione maggiore che invece va trattata dal medico. Nelle versioni precedenti, l' aver subito un lutto era considerato un criterio di esclusione per la diagnosi di depressione. Non c' è nulla di strano infatti nell' essere tristi dopo aver perso una persona cara. Ora invece il lutto stesso è diventato una causa di depressione». Le bozze della nuova versione del Dsm in effetti hanno una malattia per tutti. Basta un' arrabbiatura per cadere nel "disordine da disregolazione del temperamento". Un familiare non torna a casa per l' ora di cena e ci si trova affetti da "moderata depressione ansiosa". Sognando troppo si rischia una diagnosi di "sindrome da rischio psicosi". La "pandemia" delle malattie mentali ha una causa di fondo: la mancanza di criteri oggettivi per la diagnosi. Ma per Cioni, che ha parlato recentemente al convegno "Ai confini della mente e oltre", la neurofisiologia può venire incontro ai medici. «Esistono indicatori fisiologici che possono essere usati, come la misurazione dell' attività elettrodermica, che è ridotta nella depressione, le alterazioni del ritmo cardiaco e del tono simpatico, l' alterazione dell' elettroencefalogramma nel sonno o il fenomeno per cui, osservando scene spiacevoli, gli individui depressi non hanno reazioni normali come il trasalimento, che si misura tra l' altro con l' aumento del battito delle palpebre. Questi criteri vanno sicuramente approfonditi prima di essere considerati validi in assoluto. Ma hanno il vantaggio di togliere al medico la piena discrezionalità della diagnosi». Il rischio è che la depressione finisca ancora di più negli ingranaggi del marketing delle aziende farmaceutiche. Nel libro Storia segreta del male oscuro (ne parliamo nell' articolo accanto, ndr ), lo psicoterapeuta Gary Greenberg cita un esperimento del 2005 di Richard Kravitz, psichiatra dell' università della California. Kravitz prese alcuni attori e li mandò da 300 medici con l' obiettivo di simulare i sintomi di una depressione e farsi prescrivere un farmaco. Missione compiuta per il 53% di chi aveva domandato un prodotto ben preciso e per il 76% di chi si era limitato a chiedere un antidepressivo qualsiasi. 

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