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Novità psicofarmaci

Psicofarmaci Diagnosi facili e tante pillole così cambia la cura

 

ELENA DUSI, La Repubblica.

Ma ci resterà qualcuno di normale?: è la reazione di Til Wykes, psichiatra del King' s College London, alla lettura delle bozze del nuovo "manuale della psichiatria", quel Dsm-V che detterà ai medici di tutto il mondo i criteri per le diagnosie il trattamento dei loro pazienti.

La quinta versione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders ( Dsm-V appunto) è attesa per il 2013. «Ma osservando i lavori preparatori, già si capisce che i criteri per diagnosticare le malattie mentali saranno ulteriormente allargati, dando modo ai medici di prescrivere ancora più farmaci», commenta Paolo Cioni, ex responsabile del servizio di salute mentale nella Asl di Firenze, attuale docente della scuola di specializzazione in Psichiatria dell' università del capoluogo toscano e autore di Neuroschiavi (Macro Edizioni). Le preoccupazioni di Cioni si concentrano sulla prescrizione di farmaci antidepressivi: «Negli Usa i casi trattati tra il 1987 e il 1997 sono triplicati. Ormai dal lettino non passa quasi più nessuno. È molto più semplice prescrivere un farmaco; ci sono anche meno rischi per i medici». Il National Center for Health Statistics americano racconta che negli Usa undici persone su cento seguono una terapia con farmaci antidepressivi (le donne sono quasi il triplo degli uomini). In Italia i dati (Rapporto Osmed 2010) sul consumo di medicinali segnalano che per ogni mille abitanti si consumano 27,2 pillole "della felicità". Il loro uso è triplicato tra il 1988 e il 2000 (Osservasalute 2010, università Cattolica) e la maggior parte delle prescrizioni arriva dai medici di famiglia. Ma che questi farmaci restituiscano la gioia perduta è vero solo a metà: secondo l' Organizzazione mondiale della sanità l' efficacia degli antidepressivi si ferma al 60 per cento dei pazienti che li assumono regolarmente. «Il consumo di questi farmaci diventerà sempre più facile» prevede Cioni. «Il nuovo Dsm, che viene redatto dall' American Psychiatrical Association ma è adottato anche negli altri paesi, crea molta confusione sui sintomi. La normale demoralizzazione destinata a passare da sé non viene più distinta dalla depressione maggiore che invece va trattata dal medico. Nelle versioni precedenti, l' aver subito un lutto era considerato un criterio di esclusione per la diagnosi di depressione. Non c' è nulla di strano infatti nell' essere tristi dopo aver perso una persona cara. Ora invece il lutto stesso è diventato una causa di depressione». Le bozze della nuova versione del Dsm in effetti hanno una malattia per tutti. Basta un' arrabbiatura per cadere nel "disordine da disregolazione del temperamento". Un familiare non torna a casa per l' ora di cena e ci si trova affetti da "moderata depressione ansiosa". Sognando troppo si rischia una diagnosi di "sindrome da rischio psicosi". La "pandemia" delle malattie mentali ha una causa di fondo: la mancanza di criteri oggettivi per la diagnosi. Ma per Cioni, che ha parlato recentemente al convegno "Ai confini della mente e oltre", la neurofisiologia può venire incontro ai medici. «Esistono indicatori fisiologici che possono essere usati, come la misurazione dell' attività elettrodermica, che è ridotta nella depressione, le alterazioni del ritmo cardiaco e del tono simpatico, l' alterazione dell' elettroencefalogramma nel sonno o il fenomeno per cui, osservando scene spiacevoli, gli individui depressi non hanno reazioni normali come il trasalimento, che si misura tra l' altro con l' aumento del battito delle palpebre. Questi criteri vanno sicuramente approfonditi prima di essere considerati validi in assoluto. Ma hanno il vantaggio di togliere al medico la piena discrezionalità della diagnosi». Il rischio è che la depressione finisca ancora di più negli ingranaggi del marketing delle aziende farmaceutiche. Nel libro Storia segreta del male oscuro (ne parliamo nell' articolo accanto, ndr ), lo psicoterapeuta Gary Greenberg cita un esperimento del 2005 di Richard Kravitz, psichiatra dell' università della California. Kravitz prese alcuni attori e li mandò da 300 medici con l' obiettivo di simulare i sintomi di una depressione e farsi prescrivere un farmaco. Missione compiuta per il 53% di chi aveva domandato un prodotto ben preciso e per il 76% di chi si era limitato a chiedere un antidepressivo qualsiasi. 

"La malinconia è un diritto"

 

 

 

La denuncia dello studioso: ora smettete di divorare antidepressivi
MASSIMILIANO PANARARI

 

LaStampa - La società della competizione estrema ha rimosso il «diritto alla malinconia», trasformandola nel «male oscuro», da eliminare a tutti i costi; o, per meglio dire, costringendoci a pagare i costi sempre più salati di un'enorme gamma di farmaci antidepressivi che hanno reso sempre più ricche le multinazionali farmaceutiche e hanno trasfigurato l'esistenza di una parte di noi.

Questo «j'accuse» è contenuto in un saggio che descrive (non senza essere, a volte, persino ironico) passato, presente e futuro della depressione: «La storia segreta del male oscuro» è stata scritta dallo psicoterapeuta e scrittore statunitense Gary Greenberg, che è una firma anche di una serie di riviste prestigiose come «New Yorker», «Harper's» e «Wired». Uno che di depressione se ne intende, avendola vissuta nella duplice veste di paziente che ne ha sofferto e di psicologo «vecchio stile» che la cura.

Dottor Greenberg, quali sono le origini di questa specie di «ideologia della felicità» a tutti costi che governa le nostre società?
«La felicità è stata concepita come un obiettivo dell'esistenza almeno a partire dall'Età dell’Oro di Atene, ma l'idea che questo scopo sia sempre giusto, e il dovere di perseguirlo da parte di ogni cittadino, si rivela relativamente nuova. Si tratta di uno sviluppo dell'Illuminismo, che sposta l'attenzione dalla Chiesa all'individuo, e dal paradiso alla Terra. E, naturalmente, qui in America, è stata custodita all'interno della Costituzione come uno dei diritti inalienabili dell'uomo».

Che cosa non la convince degli psicofarmaci? Perché è così critico?
«Una delle cose più strane nella rivoluzione degli antidepressivi - e un indizio del fatto che non si tratta di pura biochimica - è negli stessi farmaci che l'hanno scatenata, vale a dire gli SSRI, gli “inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina” che fecero la loro prima apparizione negli Usa nel 1988: questi non sono più efficaci di quanto lo fossero quelli appartenenti alla generazione di medicine inventate all'indomani della scoperta della serotonina stessa da parte di Betty Twarog nel lontano 1952. Il più delle volte, anzi, negli esperimenti clinici non danno risultati migliori dei placebo. E allora viene da pensare che, se la depressione fosse davvero un fatto biochimico e se i farmaci fossero realmente mirati sulle cause responsabili, funzionerebbero molto meglio».

Qual è il ruolo di «Big Pharma» in questa abolizione della tristezza dalla vita quotidiana di noi occidentali? C'è qualcuno che ne parla addirittura in termini di un «Grande complotto».
«Non so di un complotto, né posso dire nulla a riguardo, ma, una volta stabilito che la ricerca della felicità rappresenta lo scopo principale della vita, risulta piuttosto facile vendere alla gente prodotti destinati ad aiutarli in questo obiettivo. E il fondamento della vendita di un prodotto - non importa di che genere o di quale natura sia - consiste, come si sa, nel convincere le persone di tre cose: che sono scontente, che i loro problemi derivano da certe mancanze e che il prodotto in questione sopperirà a tali carenze».

 

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SALUTE: IN ITALIA AUMENTA CONSUMO ANTIDEPRESSIVI E COCAINA

(AGI) Roma - Continua in Italia il trend di aumento del consumo di farmaci antidepressivi e cocaina. Lo afferma l'ottava edizione del Rapporto Osservasalute (2010), pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che conferma un dato gi� visto nel precedente Rapporto. L'aumento dell'utilizzo degli antidepressivi interessa, indistintamente, tutte le regioni, ma quelle del Centro-Nord (in particolare, PA di Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria) risultano avere maggiori consumi rispetto a quelle del Sud, nelle quali si registra comunque un trend in aumento .

ITALIA - Si consumano piu' antidepressivi e cocaina

 

Notiziario Aduc - Dopo un periodo piuttosto lungo, dal 2002 al 2008, in cui era costantemente calato il consumo di farmaci antipsicotici in Italia, nel 2009 si e' registrato un nuovo aumento che puo' essere parzialmente giustificato dall'utilizzo degli antipsicotici atipici per i disturbi comportamentali nei pazienti anziani affetti da demenza. Dal 2005 al 2007, poi, e' aumentato a livello nazionale il consumo di antidepressivi e l'accesso ai SerT per consumo di cocaina. E' il quadro fornito dal rapporto Osservasalute presentato all'universita' Cattolica, a Roma, secondo cui dal 2003 e' in diminuzione il tasso di dimissione ospedaliera per disturbi psichici.
Il crescente utilizzo di farmaci antidepressivi puo' essere spiegato 'con i cambiamenti culturali che stanno interessando il Paese - si legge nel rapporto - . Patologie come ansia e depressione 'sono meno stigmatizzate dalla popolazione e poi questi farmaci sono usati anche per patologie non strettamente psichiatriche, come la terapia del dolore'.
Le regioni del Centro-Nord hanno livelli di consumo piu' alti rispetto al Sud ma in queste regioni, l'uso e' in aumento.
L'accesso ai SerT per consumo di cocaina e' aumentato dal 2003 al 2007, anno in cui piu' di 4 abitanti su 10mila sono risultati in cura, mentre e' diminuito quello per consumo di eroina. Le regioni che hanno livelli di accesso sopra la media sono Lombardia e Campania, mentre il Lazio mostra un trend in discesa. L'utilizzo di cannabinoidi, infine, resta su valori stabili.

SER.T - Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

Progetto in collaborazione con ASL di Prato, comune di Poggio a Caiano e Consulta per le politiche giovanili

http://www.usl4.toscana.it/

Adhd, in Italia circa 2 mila bambini e ragazzi trattati con psicofarmaci

I dati del Registro italiano: la durata media dei trattamenti con Ritalin o Strattera è di 15 mesi: rispetto all'estero, numeri contenuti e diagnosi appropriate. Segnalati effetti collaterali "ma non a livelli allarmanti". Le prescrizioni sono arrivate solo in seconda battuta, dopo la psicoterapia

 

Superabile.it - ROMA - Sono poco più di 2 mila i bambini e gli adolescenti tra i 6 e i 18 anni trattati in Italia con Ritalin e Strattera, i due psicofarmaci commercializzati nel nostro paese per il trattamento dell'Adhd, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. I dati sono stati raccolti in tre anni di attività del Registro italiano dell'Adhd dell'Istituto superiore di sanità, lo strumento di farmacovigilanza che ha monitorato le prescrizioni due farmaci.

Secondo i dati raccolti dal registro - che sono stati presentati a Roma nell'ambito del convegno "Le molte facce dell'Adhd", organizzato da Aifa onlus in collaborazione con Adhd Europe, in media i trattamenti farmacologici hanno avuto la durata di 15 mesi, e dalle rilevazioni risulta che la terapia farmacologica è stata prescritta in seconda battuta, quando cioè è risultato evidente che la psicoterapia da sola non era sufficiente. Dopo un primo periodo in cui è stato prescritto di più lo Strattera, in seguito i due farmaci sono stati prescritti indicativamente nella stessa quantità.

Un punto di criticità è stato individuato nella mancanza di formulazioni a rilascio prolungato dei farmaci in questione, utili per diminuire il numero delle somministrazioni durante il giorno. Altro aspetto critico è l'uso ‘off-label' dei due psicofarmaci quando i soggetti trattati superano i 18 anni d'età: "I due farmaci, al contrario di quanto avviene in altri paesi, sono prescrivibili sono fino ai 18 anni - spiega Pietro Panei, dell'Istituto superiore di sanità - ma in alcuni casi in cui sarebbe stato utile prolungare l'assunzione, si è visto il ricorso ad escamotage". Un altro problema evidenziato è che i trattamenti non farmacologici non sono ovunque accessibili: a livello geografico ci sono grandi differenze nell'offerta di servizi di assistenza psicologica. Inoltre il registro ha rilevato alcune segnalazioni di effetti collaterali causati dai due psicofarmaci, "ma non in quantità tali da costituire motivo di allarme", precisa Panei. Inoltre dall'analisi risulta che "le diagnosi sono state effettuate accuratamente e perciò le terapie farmacologiche somministrate sono state ritenute appropriate".

Confrontando invece il numero di bambini e adolescenti trattati con altri paesi, risulta che il dato italiano non è particolarmente elevato "non solo se ci paragoniamo a paesi come gli Stati Uniti, dove in pratica si può parlare di prescrizione selvaggia, ma nemmeno se pensiamo ad altri stati europei che applicano controlli stretti, come la Francia, in cui invece le prescrizioni risultano circa 11-12mila". Panei inoltre sottolinea che i circa 2000 casi trattati farmacologicamente, risultano i casi più gravi, "quelli per cui non si poteva fare a meno di ricorrere al farmaco". (Gina Pavone)

(26 febbraio 2011)

test antidroga dai datori di lavoro per l uso di carrello elevatore

gia dall anno scorso ho dovuto fare l' esame delle urine per il test antidroga per il lavoro e ho scoperto che il mio medico del lavoro lo ha evoluto in ( test della riceca delle tossico dipendenze ) ricercando oltre al metanfetamine morfinurie cannabinoidi anche benzoatepine metadone e buprenorfina . considerato che i medici del lavoro non hanno le basi per giudicare le terapie sostitutive per la cura delle tossico dipendenze in caso di test positivi alle terapie del sert cosa faranno segnaleranno gli stessi utenti alle loro strutture ?? siccome quello che e in vigore non è nemmeno una legge ma un accordo regionale e non è seguito nemmeno da tutte le regioni ed e valido solo se uno è un lavoratore dipendente tutto questo è regolare ???? possibile che per qualsiasi nostro dato ci devono chiedere l autorizzazzione e invece su dei test privati sulle nostre persone ci possono rivoltare come dei calzini e devo anche dichiarare se ho preso anche un semplice antidolorifico tipo aulin o generici . ma è possibile che lo stato prima da una possibilita di curarsi a tanta gente che vuole uscire dalle droghe e poi lavoro , patente e chissa cos' altro si inventera per dannarci la vita ? io ho letto il testo ma non ho trovato nessun accenno di fare un drugtest a che usa armi per lavoro forse è piu pericoloso un carrello elevatore che una pistola o una mitraglietta . penso che non so se è meglio il male o la cura comunque meditate gente meditate la storia insegna

I bambini in pillole

Otto bambini su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione all´anno
"Bisognerebbe intervenire sullo stile di vita dei piccoli, come l´alimentazione"



Michele Bocci, LaRepubblica -La prima volta è successo a settembre, con l´inizio della scuola materna. A Pietro, 5 anni, è venuta la febbre con mal di gola e placche e il pediatra gli ha dato l´antibiotico. Quattro settimane dopo la guarigione, è arrivato il mal di orecchie. Questa volta ci ha pensato la mamma. Aveva ancora mezza scatola di amoxicillina in casa, ha visto il figlio con la febbre alta e ha rotto gli indugi. E Pietro, che vive a Firenze, ha fatto di nuovo l´antibiotico. Poi, prima di Natale, è stata la volta di un´influenza che ha coinvolto i polmoni spingendo il medico alla cautela: altra prescrizione, altro "derivato"
della penicillina. Quattro mesi, tre antibiotici. E durante e dopo mucolitici, farmaci contro la febbre, integratori per rinforzare il sistema immunitario.
I bambini italiani prendono un sacco di medicine, con o senza la ricetta del pediatra. Soprattutto ne prendono di più di un tempo. Aumenta il consumo e aumenta il consumo scorretto, di chi usa un farmaco purchessia alla ricerca della guarigione immediata: magari sbagliando principio attivo e senza rispettare i tempi della cura.
Nel nostro paese, dice il rapporto Osmed sull´uso dei farmaci, tra il 2004 e il 2009 il numero medio di dosi giornaliere di medicinali rimborsabili (cioè di classe A) assunte tra 0 e 4 anni è aumentato del 29% e tra 5 e 14 anni del 19%. Soprattutto il primo dei due dati è molto alto. Nello stesso periodo nessun´altra classe di età ha avuto un incremento percentuale maggiore, anche se ovviamente quando si considerano gli anziani i numeri assoluti sono enormemente superiori, e trascinano la crescita media di consumo e spesa farmaceutica. C´è però un dato su cui i più giovani sono a livello dei più vecchi anche in termini assoluti: le ricette. Si calcola che nel 2004, 7 bambini da 0 a 4 anni su 10 ricevessero almeno la prescrizione di un farmaco all´anno, nel 2009 si passa a 8
su 10 (da 6 a 7 su 10 per la classe di età superiore). «Del resto le famiglie tollerano sempre meno i sintomi, che ci vengono descritti sempre come abnormi, e non vedono l´ora di rimandare il figlio a scuola. Con lui a casa sballa l´organizzazione familiare. Così molti malati non hanno tempo di guarire». A parlare è Paolo Sarti, il pediatra di Pietro (un nome inventato) e di decine di altri bambini come lui, che ha scritto per Giunti "Neonati maleducati - imparare ad essere genitori e riconoscere i propri errori".
La situazione è seria, anche se da noi non si toccano i livelli degli Usa dove, secondo una ricerca pubblicata dal Wall Street Journal, un quarto dei giovani prenderebbe medicine per problemi cronici. «L´aumento di consumo può essere anche dovuto allo spostamento in classe A di farmaci che un tempo non erano rimborsati, come gli antistaminici», tranquillizza Maurizio Bonati che dirige il laboratorio per la salute materno infantile del Mario Negri di Milano. «Certo i fenomeni preoccupanti ci sono, come l´uso di  antidepressivi. In Italia stimiamo che li prendano almeno 30mia adolescenti». E i prodotti da banco o non rimborsabili? «È presumibile che questi medicinali segnino una crescita anche più accentuata ma è difficile calcolarla perché la spesa è a carico delle famiglie». Le medicine che si comprano senza ricetta, come i mucolitici o certi antinfiammatori e antipiretici, sono al centro della partita dell´inappropriatezza, cioè dell´uso di prodotti che non servono per un determinato caso e addirittura potrebbero essere dannosi. Insieme a queste ci sono gli antibiotici (per cui è necessaria la prescrizione) spesso usati anche quando non si è certi dell´origine batterica del problema. Sul punto dell´appropriatezza e sull´aumento dei consumi la Fimp, federazione italiana dei pediatri e, l´Aifa, agenzia per il farmaco, stanno per avviare una campagna informativa con l´obiettivo di ridurre l´uso delle medicine e spingere medici e famiglie a scegliere le molecole giuste. «Stiamo notando un abuso di farmaci - dice Giuseppe Mele, responsabile nazionale Fimp -


C´è una richiesta esagerata da parte delle famiglie e invece bisognerebbe intervenire di più sullo stile di vita dei bambini, ad esempio sull´alimentazione da 0 a 3 anni, fondamentale per lo sviluppo successivo. Il farmaco va dato esclusivamente quando serve, bisogna creare cure sempre più personalizzate: è inutile far prendere a un bambino una pasticca per 7 giorni perché va bene a un altro, quando nel suo caso basta una terapia di 3». Per raggiungere questi obiettivi una maggiore presenza dei pediatri con le famiglie non guasterebbe. «Ma noi ci siamo, al di là della visita domiciliare che ormai è una questione risolta dal nostro contratto: si fa solo se il medico ritiene che
serva - dice sempre Mele - I nostri ambulatori sono tutti di alto livello, in grado di fare diagnosi con strumenti come il tampone faringeo, l´esame dell´emocromo o delle urine».
Secondo Bonati oltre alle campagne di informazione bisognerebbe fare qualcos´altro. «Siamo il paese con più antibiotici, e non solo, autorizzati. Abbiamo addirittura 29 cefalosporine. L´Aifa
dovrebbe pensare soprattutto a ridurre il numero dei farmaci in commercio. E magari realizzare un prontuario nazionale di quelli pediatrici: l´Italia è tra i pochi a non averlo. Così si ridurrebbero consumi e inappropriatezza». Il Mario Negri ha tenuto sotto controllo per anni le prescrizioni dei pediatri. Sono circa 650 i farmaci usati da questi professionisti. «Abbiamo presentato uno studio in cui si dimostra che al medico basterebbe una borsa con 20 principi attivi - prosegue Bonati - per curare il 95% dei bambini suoi pazienti». Quali sono i medicinali usati di più? «Intanto un antibiotico, l´amoxicillina con clavulanico, ma anche il beclometasone, che sarebbe un antiasmatico che si prescrive per fare l´aerosol contro raffreddore e naso che cola. Poi abbiamo le cefalosporine e
altri antibiotici come la claritromicina». Non ritiene che in Italia ci siano troppi principi attivi la professoressa Adriana Ceci, componente del comitato pediatrico dell´Emea (agenzia europea del farmaco) e docente a Bari. «La situazione non è dissimile da quella di altri paesi. Le differenze che c´erano tra i mercati si sono molto attenuate. Certo, ad esempio in Olanda c´è un picco di utilizzo di ormoni per le bambine perché si inizia a dare la pillola presto, mentre in Italia lo vediamo tra i bambini piccoli perché si prescrive molto il cortisone per problemi respiratori e comunque banali». La professoressa Ceci ha fatto una classificazione dei farmaci pediatrici: i principi attivi in fascia A sono 248, per 1.727 prodotti commercializzati. «Oggi - spiega - è imposto che si scriva nel foglio
illustrativo se quel medicinale è pediatrico. Il fatto che venga ricordato sulla confezione non
significa niente». Il particolare non è irrilevante. Secondo la stessa Aifa, l´80% e il 60% dei farmaci usati rispettivamente sui neonati e sui bambini più grandi sono off label. «Vuol dire - spiega Ettore Napoleone, responsabile del settore farmaci per la Fimp - che magari si è fatto un dosaggio ad hoc, ma non sono stati controllati i loro risultati sui più piccoli». Per questo l´Aifa promuove la ricerca nel settore. Nel 2010 sono partite in Italia 70 sperimentazioni (su 3mila in tutta Europa) per chiarire come funzionano certi medicinali dal punto di vista pediatrico. «È giusto fare questi lavori solo se servono davvero - ammonisce Bonati - Smettiamo di controllare l´efficacia degli antibatterici sull´otite, è già stato fatto decine di volte. I soldi vanno spesi per ricerche utili». Così che Pietro con tutti quegli antibiotici guarisca davvero.

Tossica per tutta la vita?

 Una volta che si diventa tossici si ha l'etichetta per tutta la vita. Una volta che ci passi,è finità, vieni schedato,discriminato,rovinato dalle stesse figure quali anche i medici che dovrebbero porti un aiuto.

e invece quando al loro computer leggono "esenzione 14 per tossicodipendenza" ecc ecc..basta,l'aiuto che ti dovevano te lo puoi scordare. anzi sei fortunato se non ti combinano qualche danno.

questo è ciò che è successo a me. Sono Micaela,per gli amici Mika o Miki,è indifferente =). ho 23 anni e ho fatto uso di eroina per un anno e mezzo, per via endovenosa..mi bucavo. In media al giorno meno di 2 grammi non mi facevo,perchè non mi bastavano. i finesettimana erano peggio,senza patente e assieme a qualche " amico" di turno si pigliava la macchina e via a Padova o Mestre o Vicenza alla ricerca di 10 gr.che duravano forse 2 giorni. 

ogni giorno era la stessa storia,mi lasciavo mezzo grammo per la prima pera della mattina per essere sicura di arrivare a combinarne prima di arrivare in astinenza. e girovagavo per la città a cercare la prossima dose,quando mi andava bene la trovavo e niente asti, quando andava male mi chiudevo in camera e prendevo il Minias (sempre via endovena) .

quando proprio non trovavo nulla provavo a fumare maria o fumo,fino a rincoglionirmi del tutto,ma cmq i dolori non sparivano.

un anno e poco più fa mi sono iscritta al Ser.T e dopo molti sforzi ora sono pulita da Maggio 2010.

il 25 Novembre 2010 mi dovevo operare per un banale intervento ad una ghiandola che si era infiammata provocandomi 11 ascessi in 3 anni, la dovevo asportare.

entrata in sala operatoria,mi danno prima il valium,che mi fa ben poco,dopo penso mi abbiano dato della morfina credo,visto che l'effetto sembrava quello di una pera, in due dosaggi, dopo di che mi mettono la mascherina e bam,mi addormento. mi risveglio ancora in sala operatoria, lucida, dopo una ventina di minuti.

solo al pm scopro che non hanno fatto l'intervento che era stato programmato ma hanno solo pulito intorno a questa ghiandola e creato un foro poi suturato in modo che rimanga aperto per drenare. sono incazzata,so cosa mi hanno fatto e so che non dovevano farlo,ma cmq spero vada tutto bene.

dopo 2 settimane ho dolori fortissimi e la ghiandola è di nuovo gonfia e esce di nuovo del liquido,vado al pronto soccorso e mi dicono che 2 punti di sutura hanno fatto infezione. il perchè? perchè i medici hanno suturato sopra a delle lesioni.

delle lesioni che avrebbero dovuto riconoscere subito e repentinamente visto la gravità..erano dei condilomi provocati da un infezione da HPV, che non mi è mai stata diagnosticata e grazie alla loro bravata,ora è presente anche a livello di cervice e utero. rischio grosso,un cancro all'utero, se tale infezione si evolverà. e per di più, grazie sempre alla cazzata che mi hanno fatto,le lesioni si sono infiltrate all'interno del foro che mi hanno fatto e si sono propagate fino alla ghiandola che dovevo già togliere,facendo si che ora stia marcendo dentro il mio corpo e non solo devo asportarla (nb doveva già essere stato fatto il 25/11/2010 e oggi è il 25/1/2011) ma ora mi asporteranno gran parte del grande labbro e in più non sono sicura di riuscire più ad avere una vita sessuale normale nè tantomeno in un futuro a poter pensare di diventare madre.

tutto per la mia etichetta 14 .

grazie per avermi dato la possibilità di sfogarmi..spero che leggendo questa esperienza chi è ancora in tempo ci pensi non 2,ma 10 000 volte prima di fare quello che ho fatto io!

SVIZZERA - Ritalin: farmaco e droga legale

 

Notiziario ADUC -  Ritalin è il nome commerciale del metilfenidato (MPH). Viene somministrato ai bambini deconcentrati e iperattivi, affetti da Attention Deficit Hyperactivity Disorder -in sigla ADHD-, per aiutarli a concentrasi meglio e a non "uscire dai binari".
Nell'ultimo decennio l'uso di Ritalin è pressoché decuplicato in Svizzera, constata l'Istituto per i prodotti terapeutici Swissmedic. L'incremento non corrisponde però a un aumento significativo dell'iperattività nei bambini, ma piuttosto al perfezionamento della sua diagnosi, a una maggiore conoscenza del fenomeno, forse a un abuso e, da qualche tempo, al fatto che sia prescritto anche agli adulti; infatti, talvolta l'ADHD non si normalizza con l'adolescenza, bensì prosegue in età adulta sottoforma di disattenzione.
Ma all'aumento del consumo di Ritalin contribuiscono anche persone sane, come gli studenti, che lo considerano uno stimolante per affrontare meglio le difficoltà dello studio. Effetti collaterali? Non risultano ricerche al riguardo. C'è poi un genere di persone che assume il Ritalin come droga da party. Per lo più lo inalano, raramente viene fumato o iniettato in vena. Va detto che il Ritalin non è un gran che come droga "ricreativa": poco eccitante, è una droga fredda che fa stare svegli più o meno come il caffè o una bevanda energetica. Però ha il merito di essere legale.

Psicofarmaci, la ricerca e i conflitti d’interesse

Fonte: Il Manifesto, di Giorgio Bignami

"Disturbo disfonico premestruale" (PMDD): la imminente quinta edizione (DSM V) della Bibbia degli psichiatri - il Manuale diagnostico-statistico della Associazione degli psichiatri americani - propone questa diagnosi per la donna che avvicinandosi il periodo mestruale, magari stremata dal doppio lavoro (in ufficio o in fabbrica e come casalinga), si lascia scappare qualche battuta "sopra il rigo". Particolarmente interessata è la Lilly di Big Pharma, a causa della scadenza del brevetto del Prozac. Trovando per il medesimo un’indicazione diversa da quella originariamente approvata (antidepressivo), la ditta potrebbe ottenere un rinnovo dell'esclusiva. Basta ribattezzare il prodotto  Sarafem, termine al quale si accompagna una pubblicità che mostra  una signora la quale blatera contro un carrello del supermercato che non si vuole disincastrare dalla fila. Tutto questo, con un sentito grazie ai comitati preparatori del DSM V, nei quali sino al 70% degli esperti è legato a doppio filo a Big Pharma.

La novità PMDD è solo uno dei tanti casi illustrati in un articolo di Lisa Cosgrove, docente all'Università del Massachusetts, nel fascicolo dedicato ai conflitti di interesse da "Academe", l'organo della Associazione dei professori universitari americani. Cosgrove illustra anche come gli esperti seguitino a scontare gli effetti collaterali dei neurolettici (antipsicotici), non dando il dovuto peso ai rischi creati dai prodotti delle generazioni più recenti. Questi causano sintomi parkinsoniani meno vistosi rispetto ai predecessori, ma producono turbe metaboliche (obesità, diabete e altro) suscettibili di danneggiare gravemente la salute e di accorciare la vita dei pazienti.

Un altro articolo, del noto giornalista scientifico di Washington Daniel Greenberg, illustra le manipolazioni nei finanziamenti della ricerca biomedica: l'autore infatti documenta come una parte sostanziale della comunità scientifica non rispetti le regole nominalmente rigorose sui conflitti di interesse. Ciò vale per i singoli ricercatori, per le istituzioni di appartenenza che dovrebbero vigilarne l'operato, per le riviste più accreditate che dovrebbero verificare le dichiarazioni (spesso omissive o false) degli autori; infine per gli enti finanziatori, soprattutto ma non soltanto gli Istituti nazionali di sanità (NIH). Questi, una volta veri e propri gioielli nella corona della Statua della libertà, si sono sempre più inchinati alle politiche neoliliberiste-affaristiche di Reagan, di Clinton, dei Bush padre e figlio.

Nature del 10 novembre dedica molti articoli alla ricerca sulla schizofrenia. Vi si trovano alcune analisi documentate e sostanzialmente equilibrate sia sulle possibili interazioni tra fattori biologici e influenze ambientali (J. van Oos et al.), soprattutto durante lo sviluppo (T.R. Insel), sia sulle terapie psicologiche (T. Wykes), sia sull'esigenza di combattere più efficacemente lo stigma (N. Sartorius), che è non solo disumano e incivile ma anche patogeno. Altri pezzi, invece, non evitano di ricadere nei vecchi vizi bio-riduzionisti: inflazionando il valore dei metodi di indagine biochimici, biomolecolari e di imaging (A. Meyer-Lindenberg). E questo, quasi a controbilanciare le consistenti evidenze della ricerca psicologica, sociologica, antropologica ed epidemiologica che mostrano come la "partita" del sofferente (ricadute e cronicizzazione, ovvero miglioramento sin talvolta alla guarigione) si giuochi soprattutto sul piano dell'assistenza e del sostegno, dell'empowerment (lavoro, casa, vita sociale...), degli atteggiamenti dei circostanti.

Infine troviamo un’analisi spietata di Alison Abbot sui fallimenti della ricerca farmacologica. Non è vero, per esempio, che gli antipsicotici delle successive generazioni, coi quali Big Pharma ha riprodotto e ampliato i suoi margini di profitto, siano mediamente più efficaci dei loro antenati ormai a bassissimo costo (comunque si tratta sempre e soltanto di contenitori sintomatici, mai di vere e proprie terapie). Anzi, come già accennato, il rapporto beneficio-rischio dei nuovi prodotti potrebbe essere assai meno favorevole.

E allora: chi tiene in vita quegli stereotipi (e quelle normative) che contrappongono l'inferno della droga malefica al paradiso dello psicofarmaco salvifico? Ai posteri, eccetera.

Dipendenze da droga, alcol, gioco d'azzardo: sempre più giovani seguiti dal Sert

Gazzetta di Parma - Aumenta il numero di persone che si rivolgono ai Sert in provincia di Parma per affrontare problemi di dipendenza da droga, alcol, gioco d'azzardo. Nello stesso tempo, queste persone sono sempre più giovani. È quanto emerge, in sintesi, dal rapporto annuale presentato dall'Osservatorio sulle dipendenze dell'Azienda Usl. Nel 2009 (anno cui si riferiscono i dati) sono state prese in cura dai Sert parmensi 1.697 persone: erano 1.640 nel 2008, 1.755 nel 2007 e 1.662 nel 2006. Insomma, il numero di persone con gravi dipendenze sembra tornare a crescere. Su cento pazienti, 83 sono uomini. Per quanto riguarda l'età media di chi affronta percorsi di cura è 34,6 anni, per quanto riguarda gli stupefacenti. Gli «ultimi arrivati» però non arrivano a trent'anni: l'età media quindi si sta abbassando. In particolare Paolo Volta, direttore del programma dipendente patologiche dell'Ausl, sottolinea che l'eroina è ancora diffusa. «Si è registrato un incremento della richiesta d’aiuto per dipendenza di eroina del 4.9%», dice Volta, che aggiunge: «Molti sono anche i dipendenti da cocaina».

DIPENDENZE A PARMA: I DATI IN SINTESI (Comunicato dell'Azienda Usl) Dalla lettura del documento, emerge che nella provincia di Parma: gli utenti seguiti dai Ser.T. aziendali sono stati 1.662 (nell’anno 2006), 1.755 (nell’anno 2007), 1.640 (nell’anno 2008) e 1.697 (nell’anno 2009). Di questi, tossicodipendenti:  1.171 (anno 2006), 1.245 (anno 2007), 1.210 (anno 2008) e 1.220 (anno 2009); alcoldipendenti: 481 (anno 2006), 496 (anno 2007), 409 (anno 2008), 453 (anno 2009); giocatori d’azzardo: 10 (anno 2006), 14 (anno 2007), 21 (anno 2008), 24 (anno 2009). Nel 2009, considerando complessivamente le tre tipologie di utenti, riconducibili alle aree problematiche droghe e/o farmaci, alcol e gioco d’azzardo, si rileva un incremento percentuale del numero di assistiti rispetto al 2008 dell’11,2%, dovuto principalmente all’aumento di nuovi casi per uso di droghe e/o farmaci (+ 34.7%) e uso di alcol (+30.8%). Tra gli utenti “già conosciuti” si registra una lieve diminuzione dei tossicodipendenti (-3.9%) e un discreto incremento degli alcoldipendenti (+6%). In crescita anche il numero dei giocatori d’azzardo (+14.3%). In generale l’utenza maschile è più numerosa rispetto a quella femminile (M=83.3%, F=17.7%), ma il divario tra i due sessi non appare uniforme tra le aree problematiche. Le donne rappresentano rispettivamente il 13.9% degli utenti in carico per problemi connessi al consumo di sostanze, il 26.9% degli alcoldipendenti e il 33.3% dei giocatori d’azzardo.

STUPEFACENTI Nell’anno 2009, i tossicodipendenti in carico ai Ser.T aziendali (compresi nuovi utenti 198 e detenuti in carcere 116) sono stati: 1.336, di cui il 68.3% seguiti dai Ser.T. del distretto di Parma (sedi ambulatoriali di Parma e Colorno). L’età media degli assistiti è di 34.6 anni, ma la media dei nuovi utenti (29.2 anni) risulta nettamente più bassa rispetto agli utenti già in carico (35.7 anni). Nei Ser.T di Parma e provincia, compresa l’Equipe Carcere, più del 5% delle persone in carico ha superato i 50 anni d’età. Tra le persone assistite le sostanze d’abuso prevalenti rimangono complessivamente l’eroina e la cocaina, responsabili rispettivamente del 77.6% e del 12.1% delle richieste di trattamento. La variazione percentuale degli assistiti per eroina, come stanza d’abuso primaria, ha registrato, rispetto al 2008, un incremento del 4.9%, si è osservata una riduzione del 28.4% per la cocaina, e un incremento del 2.4% per gli utenti con sostanza primaria i cannabinoidi. Alcune differenze rispetto alla sostanza d’abuso primaria emergono mettendo a confronto i “nuovi” utenti con quelli “già conosciuti”. Sebbene in entrambe le categorie prevalga nettamente l’uso di eroina come sostanza primaria, tra i nuovi utenti, rispetto a quelli “già in carico”, vi è in percentuale un numero maggior di soggetti consumatori di cocaina (17.9% vs. 11.0%) e cannabinoidi (22.6% vs. 5.9%). Il tipo di trattamento maggiormente impiegato per la cura è quello di tipo farmacologico, in particolare l’utilizzo di metadone e buprenorfina. I Ser.T sono anche predisposti per una serie di trattamenti di tipo psicologico (23.4%), sociale (4.8%), ricoveri in ospedale (6.3%), inserimenti in strutture riabilitative (10.2%), che possono essere integrativi o alternativi alle terapie di tipo farmacologico. I percorsi in comunità terapeutica costituiscono una preziosa risorsa, sul nostro territorio, le strutture private accreditate sono: Comunità di accoglienza e servizio Betania (Parma), Onlus Centro di Solidarietà l’Orizzonte (Parma) e Associazioni Amici per la Liberazione delle Droghe (Fidenza).

ALCOL Nell’anno 2009, gli utenti alcoldipendenti in carico ai servizi dell’AUSL (compresi nuovi utenti 102 e detenuti in carcere 5) sono stati: 453, contro i  422 del 2008. Si tratta di un’utenza prevalentemente maschile, attestandosi su un rapporto di 2.17. Sono attive e di fondamentale importanza per i servizi le collaborazioni esterne con ACAT, AA, AIAnon.

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