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Novità psicofarmaci

Liguria - Disagio. Preoccupa il rapporti sui minori dell´Università

Genovaogginotizie - Liguria - Aumenta il disagio familiare e l´abbandono tra i minori. I giovani consumano più psicofarmaci e aumentano i ragazzi che commettono reati.
Gli esperti dell’università di Genova hanno presentato questa mattina un dossier, commissionato dall’Unicef, che rivela le nuove a allarmati abitudini dei giovani. Le iniziative delle istituzioni per arginare il fenomeno della devianza e del disagio
Sono sempre più computer-dipendenti; almeno uno su tre, fra i 15 e i 19 anni, ha provato almeno una sostanza psicoattiva (droghe, psicofarmaci, alcool e tabacco); cresce il numero di segnalazioni alla Procura dei minori di casi di disagio in cui si verificano anche situazioni di abbandono o di potestà genitoriale male esercitata; aumenta, infatti, il numero di minori fuori famiglia: la Liguria presenta la più alta percentuale in Italia. Si riducono, invece, le notizie di reato iscritte nel registro e la maggioranza degli autori non sono più stranieri..
E’ il quadro a tinte forti che emerge dal dossier realizzato dal dottorato in “Democrazia e diritti umani” dell’Università di Genova (Facoltà di Scienze Politiche-Dipartimento di Ricerche Europee) su incarico del Comitato ligure dell’Unicef: l’indagine è stata presentata questa mattina al presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone in occasione della Giornata per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza.
La ricerca si sviluppa in quindici capitoli, analizzando ed elaborando i dati forniti dalla Procura dei minori di Genova, dal Tribunale dei minori, dai ministeri, ed è stata condotta dai dottorandi di ricerca del dottorato in “Democrazia e diritti umani”, coordinato da Maria Grazia Bottaro Palumbo, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche.


Disagio e devianza: in crescita gli italiani

Dall’esame della statistica giudiziaria, condotto dalla dottoressa Patrizia Palermo sui dati della Procura e del Tribunale dei minori (che ha competenza fino a Massa), emerge che il numero di informative o segnalazioni pervenute e definite dalla Procura per i Minorenni di Genova per stimolare interventi sulla potestà genitoriale o di valutazione dello stato di abbandono del minore, ha subito un notevole incremento nell’arco degli ultimi anni: erano 891 nel 2001 e sono saliti a 1243 nel 2008 (tabella 1.1. pagina 3 testo Devianza e disagio).
«Tale fenomeno - spiega Patrizia Palermo – è il sintomo di un aumento del disagio sia minorile, in cui il minore è vittima, sia familiare, considerate anche le situazioni sempre più accentuate di povertà ed emarginazione in cui vivono soprattutto le famiglie immigrate, ma, forse, anche di una maggiore sensibilità dei soggetti che provvedono alle segnalazioni. Il reato commesso da un minorenne, le cui iscrizioni nel registro delle notizie di reato della Procura per i minorenni di Genova sono in calo, è l’ultima manifestazione di una catena di disagio che si trasforma in devianza, sulla quale riflettere per avere un quadro preciso della realtà da cui partire e degli interventi da operare. In tali frangenti un sostegno competente dei servizi minorili e sociali e l’assistenza, soprattutto dopo la pena, diventano fondamentali per il recupero e il reinserimento del giovane».
Restano predominanti i reati contro il patrimonio (furti, rapine, truffe ecc ), che sono il 40% del totale dei reati registrati in Procura nel 2008, ma con una percentuale che negli anni precedenti variava dal 40% al 58% . Crescono lievemente in percentuale i reati contro la persona (violenza, lesioni, rissa ecc) che passano dal 21 al 23% e quelli legati alla produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 73 DPR 309/1990), dal 5 al 9%. (slide 13-18)
E’ significativa una inversione di tendenza: mentre nel 2002 il numero dei minori italiani indagati era inferiore agli stranieri, due anni fa la situazione risultava decisamente ribaltata: gli stranieri indagati scendono dal 53% al 42,1% (slide 9). Dal 2002 al 2008, infatti, gli stranieri registrati alla Procura per i Minorenni di Genova sono diminuiti (da 972 a 670), al contrario a livello nazionale si è avuto un notevole incremento con una decisiva crescita percentuale. In Liguria la componente straniera di devianza è comunque molto elevata: era circa il 42% nel 2008 rispetto a una media nazionale del 27%, ma in linea con i dati delle altre Procure del Centro e del Nord. Dalle statistiche nazionali del Ministero della Giustizia relative agli anni 2005, 2006 e 2007 emerge che la Liguria (o meglio il Distretto di Corte di Appello di Genova) riveste, rispetto al fenomeno complessivo nazionale, una percentuale di devianza che varia dal 4 al 4,5%.
«L’analisi della devianza giovanile straniera – conclude Patrizia Palermo - non può prescindere da un’indagine sull’inclusione sociale degli stranieri nel territorio ligure e nel 2006 il potenziale indice di inserimento sociale in Liguria era tra i più bassi d’Italia (l’indice del potenziale di integrazione è diventato medio nel 2008 in base al VII° Rapporto del CNEL). Tale dato è stato rilevato proprio dalle ricerche eseguite dal CNEL ed è significativo per l’esame anche dei tassi di devianza “adulta”: infatti la Liguria nel VI° rapporto del CNEL chiude la graduatoria con il valore più alto (9,2%) e detiene un tasso di devianza tra gli immigrati 3 volte superiore rispetto a quello della vicina Lombardia».

I giovani e il computer: il 93% è in rete

A livello locale sono stati recentemente resi noti i dati sull’utilizzo dei media da parte dei fanciulli da un’indagine effettuata dall’istituto di ricerca Demoskopea. Secondo la ricerca, il 93% degli intervistati accede a Internet e oltre l’84% possiede un cellulare. Rispetto al web, in particolare, sono pochissimi coloro che ne richiamano caratteri negativi mentre risulta apprezzata la varietà di contenuti e la possibilità di tenersi in contatto con gli amici. Non a caso l’utilizzo della rete è soprattutto rivolto alla frequenza di social network (57,2%) e alla ricerca di informazione (67%). Il maggior numero di intervistati trascorre il tempo navigando in rete da casa seguendo molto spesso le regole imposte dagli adulti sull’utilizzo della rete.
«I dati qui segnalati non sorprendono - spiega il dottor Carmelo Danisi - Proprio rispetto al web, molti dei rapporti sull’infanzia finora pubblicati sottolineano quanto esso sia importante per aver concesso ai bambini la possibilità di sperimentare forme di partecipazione e di libertà di espressione che difficilmente il mondo adulto garantisce loro quotidianamente. Ciò è dimostrato, ad esempio, dai dati forniti a livello nazionale sull’enorme successo dei social network tra i più giovani. Gli stessi report, però, mettono in evidenza quanto la rete sia pericolosa se si considerano la scarsa attenzione dei più giovani alla tutela dei propri dati personali oppure la loro propensione a incontrare persone conosciute nel mondo virtuale». Preoccupante è il fenomeno del cyberbullismo: in Liguria aumentano i casi di diffamazione tra minori segnalati alla Polizia Postale. Crescono anche gli adescamenti online.
Accanto alle normative internazionali e nazionali, primo fra tutti il “Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici”, che estende la tutela dei più piccoli dalle emittenti televisive ai servizi media audiovisivi e di radiofonia, la legge regionale n. 6/2009 stabilisce che è il Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a svolgere azioni di sensibilizzazione degli operatori dei mass media per promuovere una cultura rispettosa dei diritti dell’infanzia. Il Garante collabora con il Comitato Regionale per le Comunicazioni, il quale è chiamato a controllare il rispetto delle norme stampa, radio, tv, cellulari per la tutela dei fanciulli. Dai monitoraggi effettuati i media locali non sembrano prestare la dovuta attenzione all’infanzia.


I giovani e l’abuso di sostanze: uno su tre ha provato

In una pubblicazione dell’agosto 2010, redatta dalla Regione Liguria, dal MIUR e dall’ARS Liguria, Scuola e Salute- La Liguria promuove la salute a scuola, sono emersi dati preoccupanti: in Liguria circa un terzo degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha sperimentato una sostanza stupefacente illegale; il 63% ha utilizzato tabacco ed il 91% ha consumato alcolici. Tra le sostanze droghe, la cannabis è quella maggiormente sperimentata (32%). Il consumo sperimentale di eroina riguarda il 2% degli studenti, quello di cocaina circa il 6%, quello di sostanze stimolanti e/o al-lucinogeni il 5%. Il 12,5% del campione ha utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica. I consumatori occasionali di sostanze illecite sono prevalentemente maschi, mentre la spe¬rimentazione di tabacco e di psicofarmaci è più consistente tra le femmine (tabacco: 67% femmine e 60% dei ma¬schi; psicofarmaci: 16,2% femmine e 9% maschi).
Nel genere femminile si evidenzia una maggiore precocità: spesso hanno anche solo 15-16 anni le studentesse che consumano “una tantum” tabacco e psicofarmaci. La contiguità con le droghe risulta più rile¬vante nel genere maschile e tende ad aumentare in corrispondenza dell’età. Anche il consumo nell’anno di tabacco e di psicofarmaci coinvolge in particolar modo il genere femminile anche se per la maggior parte degli studenti fa un uso combinato di alcolici e tabacco.
Fra il 2005 e il 2008 il consumo annuale di droghe è aumentato progressivamente fino al 2007 e tende a rimanere invariato nel corso del 2008, ma c’è un progressivo incremento del consumo di psicofarmaci, da 3,5% a 6,4% e la stabilizzazione del consumo di eroina (intorno a 1,3-1,5% nel corso degli anni).

 


La tutela della salute dei bimbi stranieri: uno su cinque è minorenne

In Liguria l’accesso alle strutture sanitarie sul territorio regionale è previsto per tutti i cittadini stranieri, indipendentemente dal loro status giuridico, almeno per le cure urgenti e essenziali.
L’alta percentuale di immigrati, come emerge dalle rilevazioni Istat, impone interventi adeguati: tra il 2007 e il 2008 la crescita di residenti stranieri è stata del 15,5%, rispetto alla media nazionale del 13,4%. In Liguria la percentuale di immigrati residenti al 1° gennaio 2010 è stata del 7,1% (114.347) della popolazione complessivamente residente, in aumento rispetto alla percentuale del 2008, che era del 6,5%. Le donne rappresentano circa il 53% delle presenze straniere e i minori il 21%: uno straniero su 5 è minorenne.


Cosa fa la Liguria…

 

«Nel complesso dall’indagine, al di là dei dati – dichiara la professoressa Maria Grazia Palumbo - sono emersi alcuni dati positivi sulla realtà ligure che dimostrano un’attenzione particolare al problema della tutela dei minori nel loro complesso, sia italiani che stranieri. In questo momento di grave crisi della famiglia sono previsti interventi a sostegno dei genitori separati e in condizioni di difficoltà riconoscendo il diritto dei bambini di crescere in ambito familiare sperimentando forme di affido temporaneo che rispondono a nuovi bisogni: significativa è l’esperienza dell’affido omoculturale che coinvolge famiglie straniere immigrate in qualità di affidatarie.


Il docente genovese ricorda, inoltre, l’istituzione da parte della Regione del Garante dei diritti per l’infanzia (legge 9 del 16/03/2007). Il Dipartimento di Ricerche Europee – sulla base di apposita convenzione con UNICEF Liguria e Direzione scolastica regionale del 2004 – forma inoltre la figura dell’esperto-garante dei diritti dei bambini nelle scuole con corsi destinati a insegnanti e dirigenti scolastici per offrire loro le conoscenze e i riferimenti necessari a riconoscere e affrontare delicate situazioni di difficoltà e disagio. «Al riguardo la Liguria – aggiunge Maria Grazia Palombo - è la prima regione in Italia a promuovere questa esperienza che si è rivelata molto utile su tutto il territorio».


Attraverso la legge regionale 6 del 2009, inoltre, sono promossi progetti per attuare il diritto alla partecipazione e al gioco, anche come prevenzione del disagio sociale e mezzo di inclusione. Nell’ambito della promozione della socializzazione un ruolo fondamentale è riconosciuto agli oratori e al Terzo settore. «Resta – ammette l’esperto - il problema della mancanza di spazi nelle grandi città, meno nei piccoli centri dove il gioco libero è ancora una realtà e sono stati istituiti servizi educativi domiciliari. Nelle grandi città notevole sforzo è stato profuso per garantire sicurezza». Rileva, infine, l’attenzione al fenomeno della tratta di minori con la predisposizione di interventi di recupero sociale delle vittime.


«La circolare regionale del dicembre 2009 sulla dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti inviata ad asl e ospedali contribuisce, infine, a escludere il drammatico fenomeno dei “bambini fantasma” - aggiunge il docente - cioè di quei bambini che, figli di immigrati irregolari, rischiavano di non essere registrati all’anagrafe italiana a seguito delle modifiche apportate dalla legge 94/2009 (c.d. “Pacchetto sicurezza”)».


Molto positivo, infine è il dato della messa alla prova: la Liguria è la Regione dove è stata applicata più spesso tale sospensione del processo minorile, per la realizzazione di un progetto con il coinvolgimento della famiglia e dei servizi minorili, consentendo, in caso di esito positivo, l’estinzione del reato. La messa alla prova, però, a livello nazionale è applicata con meno frequenza ai giovani immigrati perché molti di loro sono presenti in Italia senza un solido supporto parentale.

cannabis

Caro lettore, abbiamo spostato la tua richiesta da questa zona del sito che è dedicata alle notizie, all'area DOMANDE AGLI OPERATORI dove nei prossimi giorni potrai leggere anche la nostra risposta.

Grazie,

La Redazione

risposta ad anonimo 77 riguardo alla esperienza raccontata.

Buon giorno,vi racconto brevemente ciò che mi è accaduto .A febbraio del 2010 ho avuto un incidente stradale,andando fuori srtrada dopo che uno stronzo,mi tagliò la strada ad alta velocità che scappò,ma io non coinvolsi nessun altro veicolo.I miei trasportati ebbero come me una prognosi di una settimana di collarino,fortunatamente.Quando arrivò l'ambulanza anticipata dai carabinieri del posto che avendo capito che dalla dinamica non guidavo io mi consigliarono di di dire che ero io alla guida della mia auto,e così ho dichiarato.All'ospedale ovviamente non rifiutandomi di essere sottoposta agli esami,fui trovata positiva all'alcol,alla cocaina e alle benzodiazepine,il risultato,ritiro di patente per un anno,con processo che avverrà non so ancora quando ma l'obbligo dell'esame del capello a marzo 2011. Ci tengo a precisare che se io avessi detto la verità tutto coò non sarebbe accaduto,ma visto che mi son accollata io la colpa dell'incidente ora ne sto pagando le innumerevoli conseguenze,compresa la perdita del lavoro esendo all'epoca un agente assicurativo.La cosa più importante che vorrei chiarire è che le benzodiazepine continuo a prenderle per curarmi l'esauimento nervoso che mi è venuto in seguito,prima le prendevo solo quando mi veniva un attacco di panico,ne soffro da molti anni,per quello che riguarda l'alcol,diciamo che ogni tanto sbevacchio ma non è un vizio,la cocaina è comparsa nella mia vita da poco,l'uso è stato neanche sporadico ma ancora meno perchè non va molto d'accordo con gli attacchi di panico...l'ultima assunzione se così si può chiamare è stata a maggio 2010,e a settembre ma non inalandola,semplicemente puciando il filtro della sigaretta.Con questo vi chiedo se quest'asunzione,se così si può chiamare andràa influire sull'esame del capello che se non erro va indietro di sei mesi.Io ho i capelli lunghi e non intendo tagliarmeli,penso che ci sia un modo per capire se uno è un abitudinario o no?Attendo con urgenza una risposta dalla vostra redazione.Graie

Anonimo 77

 

medicamenti e droghe – cocktails pericolosi

medicamenti e droghe – cocktails pericolosi Pdf stampa

L’uso combinato di medicine e droghe può risultare nocivo e pericoloso per la salute.

Sia i medicamenti che le droghe hanno effetti a livello cerebrale e vengono scomposti nel fegato. È per questo motivo che l’uso combinato di medicamenti e droghe può avere ripercussioni sull’efficacia della cura. Il corpo non è in grado di distinguere tra medicina o droga. Nel caso in cui si assuma un medicamento e una droga che hanno entrambi effetti sul cervello, c’è il pericolo che portino ad un’intensificazione o un indebolimento del medicamento. Questa interferenza delle droghe sui medicamenti può inevitabilmente influire sul tuo stato di salute e risulta spesso un cocktail pericoloso.

Il fegato scompone le sostanze di cui sono formati medicamenti e droghe. Queste sostanze lasciano il corpo attraverso urine e feci. Visto che il fegato è in grado di scomporre una sola sostanza alla volta, c’è il rischio che, qualora più sostanze vengono assunte, altre sostanze non vengano scomposte rimanendo troppo a lungo nel corpo. Talvolta succede invece che il fegato risponde a tale sovraccarico scomponendo le sostanze in modo troppo veloce. Alcune delle sostanze presenti nei medicamenti possano quindi essere espulse prima che abbiano il tempo d’agire.

Qualora prendessi dei medicamenti, chiedi al tuo medico curante quali possono essere gli effetti se assunti con sostanze stupefacenti. Non dimenticare che il tuo medico è tenuto al segreto professionale!  

Antiepilettici

L’epilessia è una malattia che si manifesta sotto forma di convulsioni. Tali convulsioni sono originate da un improvviso e temporaneo disturbo dell’attività elettrica del cervello. La maggior parte degli individui affetti da epilessia viene curata per mezzo di medicamenti. I trattamenti farmacologici utilizzati per la cura di tale affezione durano anni e, in alcuni casi, possono protrarsi per tutta la durata della vita. I medicamenti antiepilettici non possono tuttavia guarire questa malattia.

Antiepilettici e alcol

Sia l’alcol che i medicamenti antiepilettici sono scomposti nel fegato. L’assunzione sporadica di alcol può portare a una momentanea riduzione della funzionalità epatica, facendo sì che le sostanze attive degli antiepilettici rimangano troppo a lungo in circolo nel corpo. Ciò porta ad un’intensificazione degli effetti del medicamento a livello del sistema nervoso centrale.

Un consumo eccessivo di alcol porta il fegato a un sovraccarico funzionale causando una scomposizione troppo rapida delle sostanze attive degli antiepilettici, riducendone così l’efficacia farmacologica. L’abuso di alcol può quindi favorire il verificarsi di attacchi epilettici.

Antiepilettici e cocaina

È altamente sconsigliato fare uso di cocaina per pazienti affetti da epilessia. La cocaina ha un effetto attivante sul cervello, mentre gli antiepilettici hanno un effetto contrario. Tale sostanza può quindi essere la causa del verificarsi attacchi epilettici ed il suo uso è quindi da evitare

Antiepilettici e eroina

L’eroina ha gli stessi effetti attenuanti sul sistema nervoso centrale degli antiepilettici. Un’intensificazione di tali effetti può causare gravi disturbi soprattutto a livello di pressione sanguigna nonché portare a problemi respiratori.

Antiepilettici e canapa

Sia i medicamenti antiepilettici che la canapa hanno impatto sul sistema nervoso centrale. Nel XIX secolo si pensava che la canapa avesse proprietà antiepilettiche. Le ricerche a riguardo non hanno ancora portato a risultati soddisfacenti in grado di sostenere questa tesi.

Antiepilettici e ecstasy

Il consumo di ecstasy può avere gravi conseguenze su soggetti epilettici. L’ecstasy ha infatti l’effetto contrario degli antiepilettici in quanto favorisce la stimolazione cerebrale. È di conseguenza sconsigliabile l’uso di tale droga con medicamenti antiepilettici.

Antiepilettici e speed

Lo stesso discorso fatto per l’ecstasy vale per lo speed. Anche in questo caso, il consumo di speed è da evitare in soggetti affetti da tale malattia.

Antiepilettici e GHB

L’uso di GHB può aumentare l’incidenza di attacchi epilettici in quanto, come l’ecstasy e lo speed, agisce sul sistema nervoso centrale. L’uso di questa droga è quindi sconsigliato in caso di epilessia.

 

Antidepressivi

Una depressione è uno stato di tristezza marcata che può persistere a lungo e che può avere ripercussioni sulla conduzione della vita quotidiana. Gli antidepressivi sono medicamenti che riducono i disturbi causati da uno stato depressivo. La serotonina è una sostanza prodotta dal cervello che ha un ruolo chiave nel controllo delle emozioni, in particolar modo della tristezza. Una delle cause più ricorrenti di una depressione è un livello troppo basso di serotonina nel cervello. I medicamenti antidepressivi agiscono sul livello di serotonina facendolo aumentare. Tra gli antidepressivi più famosi si possono citare gli antidepressivi triciclici che agiscono sul livello di serotonina e gli antidepressivi anti-MAO che intervengono nel controllo della quantità di serotonina e noradrenalina.

Gli antidepressivi sono disponibili in commercio a partire dall’inizio degli anni sessanta. Da allora, la psicofarmacologia ha abbandonato le corsie dei cosiddetti “manicomi” e la chimica per la mente non è più solo appannaggio degli hippies , dei bohémiens e dei tossicodipendenti.

Antidepressivi e alcol

L’uso combinato di antidepressivi e alcol può portare a disturbi di tipo comportamentale. Gli antidepressivi dell’ultima generazione non sembrano tuttavia presentare tali effetti collaterali in combinazione con l’alcol.

Antidepressivi e cocaina

La cocaina blocca il rilascio di serotonina, dopamina e noradrenalina nel cervello. Si possono verificare inoltre un innalzamento della pressione sanguigna nonché un aumento della frequenza cardiaca. Gli antidepressivi anti-MAO hanno lo stesso effetto. L’uso combinato di cocaina e antidepressivi può causare un pericoloso innalzamento della pressione sanguigna e disfunzioni cardiache che possono essere letali, si possono infatti verificare stati di incoscienza che possono portare alla morte.

Antidepressivi ed eroina

L’uso combinato di antidepressivi e eroina è sconsigliato in quanto le sostanze attive presenti nei medicamenti antidepressivi intensificano gli effetti dell’eroina con conseguenze che vanno dalla perdita di conoscenza, al coma, ai problemi respiratori e persino alla morte.

Antidepressivi e canapa

L’uso di canapa durante una cura con antidepressivi può avere varie conseguenze che cambiano da soggetto a soggetto. Alcuni parlano infatti di un indebolimento dell’efficacia degli antidepressivi, altri invece di un’intensificazione. Non si è ancora in grado tuttavia di dare un quadro preciso degli effetti che si hanno dall’uso combinato di canapa e antidepressivi.

Antidepressivi e ecstasy

Nell’uso combinato di antidepressivi ed ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di affezione può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre, gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dell’ecstasy nel fegato. Nei casi in cui vengano ingerite più pillole di ecstasy, si possono verificare delle overdose.

Antidepressivi e speed

L’uso combinato di antidepressivi e speed può essere estremamente pericoloso. Come per l’ecstasy si corre il rischio di avere livelli di serotonina troppo alti. Questo può causare un avvelenamento da serotonina che ha pericolose ripercussioni sul corpo tra cui perdita di conoscenza, formazione di coaguli nel sangue e aritmia. A sua volta questo genere di disturbo può portare ad infarti cardiaci e cerebrali. Inoltre gli antidepressivi possono rallentare la scomposizione dello speed nel fegato. Nell’eventualità in cui vengano prese quantità ingenti di speed si possono verificare casi di overdose.

Antidepressivi e GHB

Purtroppo sono poche le conoscenze che si hanno sull’interazione di queste due sostanze.

 

Pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale o contraccettiva (comunemente chiamata “pillola”) è un medicamento ormonale che permette di evitare la gravidanza. Tra le tecniche anticoncezionali, la pillola è attualmente considerato il metodo più sicuro anche se non ti protegge dall’AIDS o da altre malattie sessualmente trasmissibili.

Pillola anticoncezionale e alcol

Non c’è nessuna interazione tra alcol e pillola. Solo nei casi di abuso eccessivo di alcol si possono verificare interferenze sull’efficacia della pillola.

Pillola anticoncezionale e cocaina

Non sono conosciute interazioni tra cocaina e pillola anticoncezionale.

Pillola anticoncezionale e eroina

L’eroina può diminuire la peristalsi dell’intestino e di conseguenza far variare la quantità di anticoncezionale nel corpo. La pillola può inoltre rallentare la funzionalità del fegato facendo sì che l’eroina resti più a lungo nel corpo. In entrambi i casi, tuttavia, le conseguenze non sono da considerare pericolose.

Pillola anticoncezionale e canapa

La canapa agisce sul fegato rallentandone la funzionalità. Questo può portare ad avere una quantità alta di estrogeni nel corpo (l’ormone di cui è composta la pillola concezionale).

 

Viagra

Il Viagra un medicamento indicato per trattare problemi di erezione (impotenza). È disponibile sul mercato dal 1998. Il principio attivo del Viagra è il citrato di sildenafil, preparato nella forma di pastiglie blu a forma di rombo con punte arrotondate. Il Viagra non è una droga ricreativa. Al contrario è un potente medicamento che deve essere consumato solo su prescrizione medica.

Viagra e poppers, cocaina, LSD, ecstasy

In certi ambienti, il Viagra sta diventando una droga ricreativa spesso associata con altre sostanze come poppers, cocaina, LSD e ecstasy. L’uso combinato di queste sostanze comporta forti abbassamenti di pressione che possono portare a uno stato di choc e addirittura provocare la morte.

 

Sonniferi

I sonniferi sono medicamenti impiegati per curare i disturbi del sonno. I più diffusi sono le benzodiazepine. Questi farmaci non andrebbero consumati più di 4 volte alla settimana perché esiste una tolleranza e una dipendenza rapida a questo genere di prodotti.

Sonniferi e alcol

L’uso combinato di alcol e sonniferi può portare a un’intensificazione degli effetti dei sonniferi per due ragioni. Innanzitutto, entrambe queste sostanze vengono scomposte nel fegato. L’alcol può ridurre la funzionalità del fegato facendo sì che le sostanze attive dei sonniferi restino nel corpo più a lungo. In secondo luogo, sia l’alcol che i sonniferi agiscono sulla stessa area del cervello e possono di conseguenza intensificare l’effetto a vicenda.

L’intensificazione degli effetti di alcol e sonniferi non è priva di conseguenze. Oltre a problemi di orientamento, stanchezza e senso generale di letargia, si possono verificare problemi respiratori e, talvolta, il coma.

Sonniferi e cocaina

La cocaina ha un effetto attivante sul corpo. La pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno l’effetto opposto e portano il corpo a uno stato di calma generale. È di conseguenza illogico combinare queste due sostanze.

Sonniferi e eroina

L’uso combinato di oppiacei (eroina, morfina) e benzodiazepine può avere conseguenze mortali. Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul sistema nervoso centrale e in combinazione intensificano l’effetto di una o dell’altra sostanza. Questo può causare un drastico rialzo della pressione sanguigna e dei problemi respiratori.

Sonniferi e canapa

La canapa rafforza l’effetto dei sonniferi. L’uso combinato di queste sostanze può causare perdite della memoria e stati di incoscienza.

Sonniferi e ecstasy

L’ecstasy attiva il corpo, la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e speed

Lo speedattiva il corpo la pressione sanguigna aumenta, le pupille si dilatano e il cuore aumenta la frequenza del battito. I sonniferi hanno un effetto calmante. L’uso di queste due sostanze in combinazione è da evitare.

Sonniferi e GHB

Entrambe queste sostanze hanno un effetto calmante sul corpo. L’uso combinato di sonniferi con GHB può portare ad un sonno lungo e profondo.

 

http://www.danno.ch/danno/medicamenti_droghe.htm

Le balle di giovanardi sul consumo di droga in Italia

il rapporto dell'Osservatorio europeo droghe del 2010 mostra l'ennesimo fallimento della legge fini-giovanardi:Prevalenza del consumo di cannabis nella popolazione generale: sintesi dei datiPaesi con la prevalenza più alta 15-64 anni Ultimo annoRepubblica ceca (15,2 %)Italia (14,3 %)Spagna (10,1 %)Francia (8,6 %)Prevalenza del consumo di cocaina nella popolazione generale: sintesi dei datiPaesi con la prevalenza più alta 15-64 anni Ultimo annoSpagna (3,1 %)Regno Unito (3,0 %)Italia (2,1 %)Irlanda (1,7 %)per gli oppiacei non è riportata la tabellail dipartimento politiche antidroga ha pensato bene di pubblicare su youtube questo video trionfale di giovanardi...e se gli fate notare che il senatore sta facendo solo disinformazione, il commento viene rimosso

USA: energy drink e consumo di stimolanti tra gli studenti

Dronet - Gli studenti universitari che consumano molti energy drink hanno il doppio delle possibilità di iniziare ad assumere stimolanti senza prescrizione medica rispetto a chi non ne fa uso e di passare successivamente al consumo di analgesici. Lo sostiene uno studio longitudinale attualmente in corso nel Centro per l’Abuso di Sostanze (Center for Substance Abuse Research, CESAR), dell’Università del Maryland condotto su una coorte di 1.060 studenti universitari. Ai ricercatori oltre1/3 degli intervistati iscritti al terzo anno di college (36,5%) ha dichiarato di aver consumato energy drink nel 2006. Proprio il consumo degli energy drink risulterebbe essere significativamente correlato ad alti livelli di consumo di alcol e droghe. Inoltre dalla ricerca emergerebbe che i consumatori di energy drink sarebbero significativamente più esposti alla probabilità di assumere successivamente sostanze stimolanti e analgesici, senza alcuna prescrizione medica. Dalle risposte fornite si è appreso che, il 18,8% dei consumatori di energy drink che dichiarava di non aver consumato stimolanti senza prescrizione medica durante il secondo anno di college aveva poi cominciato ad assumerli al terzo anno. Mentre per coloro che non avevano consumato energy drink lo stesso dato scendeva all’8,2%. Risultati simili sono stati riscontrati per l’assunzione di analgesici senza prescrizione medica: l’8,5% dei consumatori di energy drink contro il 4,0% per coloro che non li consumavano. Nel febbraio del 2010, l’American Journal of Medicine, ha pubblicato uno studio circa gli effetti del consumo di energy drink, evidenziando come, l’abuso di tali bevande, comporti gravi alterazioni dei circuiti dei neurotrasmettitori chimici del Sistema Nervoso Centrale, alterando lo stato di vigilanza, della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa. Il consumo di energy drink, spesso associato alla contestuale assunzione di alcolici e superalcolici, espone i bevitori ad importanti rischi sanitari, tanto che in Italia, nel marzo 2010, il Sistema di Allerta Precoce del Dipartimento Politiche Antidroga ha lanciato una Informativa sull’abuso di energy drink ai Centri Collaborativi del Sistema, agli assessorati alla Sanità e alle Politiche sociali e a numerose associazioni di Genitori per informare la popolazione sui rischi connessi all’abuso di tali bevande.

Contenuto Redazionale Droga: Consiglio dei Ministri vara nuovo Piano di azione nazionale

Roma (Adnkronos Salute) - Il Consiglio dei ministri vara il nuovo Piano di azione nazionale antidroga, presentato dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Il 'Pan', questo l'acronimo, deriva dalle indicazioni europee e delle Nazioni Unite in materia, adattate alla realtà italiana, e si rivolge alle Regioni e alle Province autonome. Cinque i campi di interventi prioritari individuati: la prevenzione selettiva; la cura e la prevenzione delle patologie correlate; la riabilitazione e il reinserimento lavorativo delle persone tossicodipendenti; la tempestiva e precoce osservazione del fenomeno, compresa la valutazione costante dei risultati dei trattamenti; il contrasto del traffico e dello spaccio, ma contemporaneamente la riformulazione e il riadattamento della legislazione per renderla più adatta alle odierne esigenze e problematiche.

 

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Per quanto riguarda la cura, in particolare, si sottolinea la necessità di studiare e attivare un vera e profonda riforma dei servizi, sia pubblici che del privato sociale, evitando quindi la possibile cronicizzazione delle persone in trattamento e riqualificando l'intera rete dell'offerta, senza pregiudizi rispetto a tutte le terapie e trattamenti che sarà necessario vengano costantemente valutate nella loro efficacia e selezionate sulla base di evidenze scientifiche.

 

 

Riabilitazione e reinserimento: questo è il pilastro centrale e portante del piano nelle intenzioni del Dipartimento, a sottolineare il fatto che si ritiene possibile e fondamentale recuperare sempre e totalmente la persona tossicodipendente e reinserirla a pieno titolo nella società. Per fare questo, il Pan propone varie soluzioni che prevedono l'attivazione di vere e proprie unità dedicate al solo reinserimento.

 

 

Per quanto riguarda monitoraggio e valutazione, sono attivi, e verranno sempre più incentivati, i sistemi di allerta nazionali per contrastare l'introduzione di nuove droghe sul mercato. Lotta agli smart shop e al traffico di sostanze via Internet. Sistemi avanzati di monitoraggio dei consumi attraverso il controllo dei metaboliti nelle acque reflue e nell'aria. Attivazione di un sistema informativo (Sind) che permetterà una lettura più tempestiva delle variazione del fenomeno. Introduzione, come criterio di finanziabilità degli interventi, della presenza di sistemi di valutazione dei risultati e dell'efficacia degli interventi, nei servizi e nelle comunità.

 

 

Sul fronte della legislazione e del contrasto, molte le novità. In particolare la possibilità di iniziare un percorso di riadattamento della normativa di settore. La revisione funzionale dell'art. 75 Dpr 309/90 e la possibilità di incentivare l'accesso al Sert in alternativa alla sanzione amministrativa, un piano per aumentare l'uscita dal carcere delle persone tossicodipendenti (art. 94) verso le comunità terapeutiche, e i trattamenti ambulatoriali condizionati e strettamente monitorati. Lo studio di una nuova norma che permetta addirittura di evitare l'entrata in carcere, mediante l'accettazione di una alternativa terapeutica presso le comunità. L'incentivazione dei controlli stradali anche per l'uso di sostanze stupefacenti e non solo per l'alcol.

 

 

Una pillola al giorno (forse non fa così bene)

Dweb.repubblica.it - DENUNCIA MADE IN U.S.A. Farmaci dannosi, patologie inesistenti, fondi destinati al marketing anziché alla ricerca. Il libro-inchiesta di Melody Petersen ci apre gli occhi di Daniela Condorelli

La pasticca è di quelle amare. Secondo Melody Petersen, pluripremiata giornalista del New York Times, non solo i farmaci sono inutili nella maggior parte dei casi, ma spesso anche dannosi. Talvolta mortali. Appena pubblicato dal coraggioso editore Nuovi Mondi, Dacci oggi le nostre medicine quotidiane è un saggio-denuncia che apre gli occhi a chi crede che non ci sia nulla di male ad autorizzare le case farmaceutiche a pubblicizzare i prodotti. Petersen analizza in dettaglio ciò che scienza medica e farmaceutica sono diventate negli ultimi decenni. E invoca un cambiamento di rotta. Le medicine possono salvare vite, ma solo se sono quelle giuste al momento giusto. Com'è cambiata l'industria del farmaco negli ultimi 25 anni? Chi decide come orientare la ricerca? "Prima di tutto: il modello di business dell'industria farmaceutica è stato completamente stravolto. Le compagnie che un tempo focalizzavano gli sforzi sulla ricerca di nuovi medicinali salvavita, ora investono in marketing e promozione. Addirittura, parecchie hanno messo uomini di marketing a capo dei laboratori. Nel 2000 la Novartis assunse il responsabile marketing della Pepsi Thomas Ebeling, affidandogli la gestione totale dell'azienda. E mentre le assunzioni nel marketing crescevano del 59 per cento, quelle dei ricercatori calavano del 2. Sono i responsabili commerciali a indirizzare la ricerca, per ideare prodotti campioni di vendite. Ecco perché abbiamo un'infinità di medicine per condizioni croniche come il diabete, l'ipertensione e la depressione, che affliggono pazienti di nazioni opulente, e poco e nulla contro le malattie rare. I progetti considerati poco redditizi sono stati accantonati. Le case farmaceutiche si sono trasformate in imperi commerciali, capaci di vendere antidepressivi come il Paxil, antidolorifici come il Celebrex o anticolesterolo come il Lipitor con gli stessi metodi usati da Coca Cola o Procter & Gamble. Per ogni dollaro speso in ricerca (di cui 70 centesimi vengono usati per finalità che esulano dall'innovazione), due dollari sono destinati alla promozione. L'obiettivo è mettere a punto farmaci-fotocopia, paragonabili a quelli già esistenti, costruiti per aggirare la scadenza dei brevetti". Si direbbe che il marketing funzioni. Il consumo di medicinali è salito alle stelle, soprattutto in America, ma anche in Europa. "L'impiego di farmaci per cui è necessaria una ricetta è aumentato in tutto il mondo occidentale. Nel 2008 gli americani hanno speso 230 miliardi di dollari in medicinali da prescrizione, circa sei volte i 40 miliardi spesi nel 1990 e più del prodotto interno lordo di Perù e Argentina messi insieme. Anche più di quanto abbiano speso in benzina o nei fast food, e addirittura il doppio di quanto destinato all'educazione superiore. Gli imbonitori hanno imparato a venderci speranze e sogni: una pillola per ogni desiderio. E sono in pochi a rendersi conto di quanto sia pericoloso". È possibile quantificare il rischio e mettere in guardia i consumatori? "Oltre centomila americani muoiono ogni anno per gli effetti collaterali di medicinali inutili: più del doppio che negli incidenti stradali. Sono decessi che non suscitano scalpore, che avvengono quasi senza lasciare traccia, ma fanno dell'assunzione di farmaci una delle prime cause di morte. Uno dei maggiori problemi consiste nel fatto che i medici non sono allenati a individuare gli effetti collaterali. Un esempio: se un prodotto dà perdita di memoria, il medico che l'ha prescritto è più portato a diagnosticare una demenza senile e dare un altro farmaco piuttosto che togliere quello che ha causato il problema. Si innesta così un circolo vizioso: molte prescrizioni creano nuovi problemi di salute, a loro volta trattabili con altri farmaci. Chi ha l'artrite prende antidolorifici che alzano la pressione. Alla visita successiva si vedrà prescrivere un farmaco antipertensione". A volte la pasticca viene immessa sul mercato prima ancora che esista la condizione che dovrebbe trattare. "Le case farmaceutiche sanno come convincerci di essere malati. Una volta ho sentito un dirigente farmaceutico raccontare di avere inventato la sindrome della vescica iperattiva: ne soffrirebbero tutti coloro che hanno bisogno di andare in bagno nove o più volte al giorno. Insomma: basta bere molta acqua per sentirsi definire malato! Le aziende hanno anche ampliato la definizione di molte patologie. Trent'anni fa erano in pochi ad avere una diagnosi di depressione, ora un americano su dieci prende un antidepressivo. Ben pochi avevano sentito parlare di attacchi di panico prima che Upjohn cominciasse a promuovere una medicina chiamata Xanax. E ancor meno sapevano che eccessive preoccupazioni potevano causare il "disturbo da ansia generalizzata", finché una nota multinazionale non ha annunciato che una pillola ne avrebbe alleviato i sintomi. E ancora: nel 2000 milioni di donne furono messe in guardia contro il "disturbo disforico premestruale". I media cominciarono a occuparsene non appena Eli Lilly lanciò sul mercato il Prozac in un nuovo formato di color rosa e lavanda, con il nome di Sarafem". Questo è tanto più vero in Usa, dove la pubblicità diretta ai consumatori dei farmaci da prescrizione è lecita. In Europa non è così, anche se ci sono correnti che vorrebbero autorizzarla. Con quali rischi? "Le pubblicità sono molto pericolose. I canali televisivi Usa sono affollati di messaggi sui farmaci che ne esagerano i benefici: mostrano persone felici che passeggiano in spiaggia o ballano a una festa, convincendoci che la vita sarà migliore se prendiamo la pillola pubblicizzata. Lo scopo di ogni pubblicità è lasciare un senso di insoddisfazione ripetto alla propria esistenza, offrire un'alternativa migliore a ciò che si è. "Torna a essere te stesso", recita lo slogan di un prodotto per il colon irritabile. "Resta in gioco", è il claim di uno per la disfunzione erettile. E le strategie si moltiplicano quando si tratta di catturare l'attenzione di bambini e adolescenti. I pubblicitari creano personaggi di cartoni animati e animali di peluche come il bulldog Bix per sponsorizzare un antibiotico, o il cucciolo Max per promuovere un ormone della crescita; regalano suonerie personalizzate da scaricare dai siti di pillole anticoncezionali. La Pfizer ha reclutato Elmo, popolare protagonista di Sesame Street: in un video, il pupazzo va dal dottore per farsi curare l'otite e gli viene consigliato lo Zithromax. Così passa il messaggio - falso - che, per curare l'otite, ci vuole sempre l'antibiotico. Il risultato è che i bambini Usa costituiscono la fetta di mercato in maggior crescita e che i loro genitori spendono di più per curarli con psicofarmaci che con antibiotici o medicine per l'asma. Tra gli adolescenti, poi, l'abuso di medicinali sta aumentando a ritmi vertiginosi. La pubblicità inganna i pazienti, persino quando un farmaco ha dimostrato di essere letale. Volete davvero che questo capiti anche in Europa?". Cosa succede se un prodotto ha dimostrato di essere pericoloso? "La maggior parte delle case farmaceutiche ha nascosto effetti collaterali importanti. Difficile ammettere che un prodotto che sta vendendo per miliardi di dollari possa uccidere. Succede così che l'antidolorifico Vioxx venga assunto da milioni di persone prima che il suo produttore riveli che può raddoppiare il rischio di attacco cardiaco. Sono morti 50mila americani prima che fosse ritirato dal mercato. La casa farmaceutica era a conoscenza del problema, ma ha continuato a promuovere il suo campione di incassi. Nel 2000 Merck ha reso ancora più aggressiva la campagna promozionale del Vioxx, spendendo 160 milioni di dollari per pubblicizzarlo. In un solo anno l'azienda ha organizzato 7.600 tra cene, conferenze ed eventi per parlare del suo nuovo antidolorifico alla classe medica. Ha persino istruito i rappresentanti su come rispondere a imbarazzanti domande dei medici, e mettendo a punto una Guida al superamento degli ostacoli. Nel programma di formazione della forza vendite, esisteva un esercizio dal titolo: "Vioxx: come schivare il colpo", in cui l'informatore imparava ad aggirare le domande inerenti gli effetti collaterali. E questo perché la multa da pagare per un farmaco che può uccidere è irrisoria rispetto al guadagno ottenuto continuando a venderlo per qualche mese in più". Come possiamo difenderci? "Cosa fareste se sapeste che una certa medicina ha prodotto qualche effetto benefico solo sul 40 per cento dei pazienti, e che lo stesso risultato si ottiene prendendo una compressa di zucchero? Il discorso è valido per un gran numero di farmaci venduti a milioni di persone. Uno dei problemi maggiori è l'immenso ammontare di soldi e regali che le case farmaceutiche elargiscono ai medici. Sia in America sia in Italia. La maggior parte di ciò che un medico sa su un farmaco, lo viene a sapere dal produttore. Quindi, conosce ben poco gli effetti collaterali. Scegliete il medico con attenzione. Osservate ciò che accade nella sala d'attesa per capire quanto sia ben disposto verso i rappresentanti dell'industria. Nel suo studio ci sono opuscoli e poster pubblicitari? Come pazienti dobbiamo essere molto cauti, e non aver paura di fare domande. Quali sono gli effetti collaterali di questa medicina? Ne ho davvero bisogno? Non c'è un modo per risolvere i miei problemi di salute senza l'uso di un farmaco? Nonostante il 15 per cento dei decessi nei paesi occidentali sia dovuto alla sedentarietà o a una dieta sbagliata, si fa ben poco per incoraggiare stili di vita più salutari. Infine, votate per quei politici che promettono di cambiare il sistema per riaffermare la centralità del paziente. La posta in gioco è troppo alta". La sindrome italiana Anche gli italiani hanno la loro medicina quotidiana, come documentato da Malati di farmaci ( (Edizioni per la decrescita felice, Gruppo GEI), scritto da Mauro Di Leo, medico del pronto soccorso del Policlinico Gemelli di Roma. Il saggio offre una serie di indicazioni: quali medicinali evitare e perché, quali è possibile sostituire con stili di vita e regimi alimentari più sani, come non lasciarsi influenzare da una propaganda che ci vuole tutti malati. Di Leo, che fa parte del gruppo che non accetta alcunché dalle case farmaceutiche (www.nograziepagoio.it), entra nel dettaglio dei farmaci generici e dell'eccesso di ospedalizzazione, per terminare con un elenco dei prodotti potenzialmente pericolosi. "Malati di farmaci significa malati di profitto", spiega l'autore. "Quello racchiuso in una pillola, i cui effetti indesiderati, talvolta, possono essere maggiori del beneficio". E continua con esempi eloquenti: "Per contrastare l'ipertensione lieve e moderata basterebbero una dieta povera di grassi animali e soprattutto un'attività fisica costante. Lo stesso vale per il diabete, l'asma, l'artrosi, la colite spastica, l'aumento del colesterolo". Sale il ricorso alle medicine anche in Italia: "Nei primi nove mesi del 2008, la spesa per i soli farmaci rimborsabili dal Sistema Sanitario è stata di circa 9,5 milioni di euro, con un incremento annuo del 5-6 per cento. A questa si deve aggiungere un ulteriore 30 per cento per i farmaci che non vengono rimborsati. Eppure, secondo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, solo cento farmaci su 8.500 sono efficaci. "Esistono per esempio ben sei statine per ridurre il colesterolo, tutte fotocopia l'una dell'altra, mentre ne basterebbe una. E dei 487 nuovi farmaci lanciati sul mercato americano dal 1998 al 2003, il 78 per cento non ha apportato miglioramenti e il 68 per cento non conteneva nuove formulazioni". Non è solo una questione di spreco, ma di rischi: il prestigioso New Scientist scrive che l'80 per cento delle procedure usate dall'industria farmaceutica per verificare l'efficacia e la sicurezza dei prodotti non sono state testate in modo appropriato. Tant'è che i farmaci ritirati dal commercio dopo essere stati giudicati pericolosi sono quasi 30 all'anno. "La maggior parte della ricerca è finanziata dall'industria farmaceutica", dice Di Leo. "In Italia, gli investimenti pubblici e privati costituiscono un misero 1,1 per cento del Pil, mentre la Svezia punta al 4 per cento. Le università italiane compaiono agli ultimi posti nelle graduatorie di qualità stilate ogni anno dalla Shanghai Jiao Tong University. Nel 2008 la prima facoltà di Medicina, quella di Milano, era solo al 47 posto".

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

 

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

 

La Repubblica - Inchiesta del dipartimento di giustizia. "Dalle industrie farmaceutiche mazzette a politici, funzionari e medici di tutto il mondo"

NEW YORK - Pagavano governanti, medici, agenti di commercio. Pagavano e forse continuano a pagare ancora per vedersi autorizzare un farmaco, riuscire a fare approvare una medicina, costringere a scegliere un prodotto invece di un altro. Le pratiche della malasanità, si sa, non sono confinate negli angusti confini d'Italia. Ma in Italia possono avere trovato terreno sicuramente fertile i boss di Big Pharma a cui adesso l'amministrazione degli Stati Uniti sta finalmente cominciando a presentare il conto.Dalla Merck (la Merck & Co nordamericana, Merck Sharp & Dohme in Europa) alla Bristol-Myers Squibb, dalla GlaxoSmithKline all'AstraZeneca i grandi nomi dell'industria farmaceutica per una volta ci sono tutti nell'inchiesta del Dipartimento di giustizia e della Sec, la Consob americana. Obiettivo: scoprire se e come le Quattro Sorelle dei farmaci ungevano i governi di mezzo mondo per inondare il mercato con i loro prodotti.L'inchiesta è davvero globale. Tra i paesi sotto esame ci sarebbero Brasile, Cina, Germania, Polonia, Russia, perfino Arabia Saudita. E l'Italia, appunto. I contenuti del blitz rivelato dal "Wall Street Journal" non sono noti e al momento non è ancora chiaro a che livello nei vari paesi si sia spinta la corruzione. Ma l'indagine individua almeno quattro tipi di possibili violazioni. Mazzette ai medici dipendenti dal governo per spingerli a comprare farmaci. Pagamento agli agenti di commercio di "commissioni" da passare a medici dipendenti dai governi. Mazzette a cliniche e ospedali per spingere l'acquisto di farmaci particolari. Mazzette ai politici e alle commissioni sanitarie per far approvare l'uso dei farmaci.L'indagine per ora non ha nessun aspetto penale ma gli investigatori non escludono di aprire nuovi fascicoli. Il governo si è mosso sulla base di una legge del 1977 che vieta alle compagnie quotate in Borsa negli Usa (ecco quindi l'intervento congiunto della Sec) di pagare funzionari degli altri paesi per fare business: è il cosiddetto Foreign Corrupt Pratices Act. Ma un'inchiesta potrebbe conseguentemente essere stata aperta anche nei paesi coinvolti in queste contrattazioni: e quindi anche in Italia.Le compagnie sotto accusa hanno ricevuto una lettera del Dipartimento di Giustizia che chiede di giustificare i movimenti di denaro. Gli uomini di Big Pharma replicano che stanno già collaborando. Ma è fuori di dubbio che la mossa rientra nella battaglia con cui il governo di Barack Obama, già odiato dalle grandi compagnie per la riforma sanitaria che cancella decenni di privilegi e sprechi, ha promesso di fare pulizia di certe pratiche. Qualche tempo fa un'indagine simile ha portato alla luce i metodi di corruzione per la vendita in mezzo mondo di apparecchi medici. E nello sforzo di moralizzazione i funzionari Usa minacciano di passare alla denuncia degli stessi manager invece che delle sole aziende. L'industria farmaceutica è particolarmente esposta ala tentazione delle mazzette internazionali, spiegano gli esperti, perché a differenza che negli Usa all'estero - come in Italia - i governi hanno molta più voce in capitolo nella regolazione dei farmaci. Il giro d'affari della corruzione, invece, non è ancora stato quantificato. Ma basta considerare che il business di Big Pharma all'estero è un terzo del suo totale: più di 103 miliardi di dollari.

ma quando finirà

come prima cosa volevo congratularmi x il sito che sembra ottimo, scusate x il "sembra" ma un pò di diffidenza e mentalità tossica mi sono rimaste, cmq oggi ho preso una bella mazzata e cioè 600 euro x la revisione della patente x un fatto del 2000 (mi sembra cannabis, ma chi si ricorda?), cmq ero riuscito a farla franca x 10 anni ma poi alla revisione mi hanno stangato, propio in un momento alquanto difficile xchè dopo oltre 10 anni di tossicodipendenza, 3 anni di comunità dove ho finito il programma con successo e imparando un buon lavoro, adesso mi ritrovo a casa con mia mamma che e pultroppo psichiatrica e mi rende la vita impossibile rivangando sempre il passato, disoccupato e con 600 bombe da pagare.
dunque morale della favola sono alquanto nn sò esaurito oppure incazzato xchè io sto veramente bene e ne vale la pena uscire dal giro, però mi sembra che qualcosa nn quadri trovo solo cose da pagare e porte chiuse.

Un psicofarmaco al giorno leva il medico di torno?

 

Le industrie farmaceutiche inventano ex nihilo nuove sindromi psichiatriche pur di vendere le loro droghe.

Un psicofarmaco al giorno leva il medico di torno? Agoravox.it - Sull’ultimo numero della rivista left in edicola un articolo di Federico Tulli tuonava così: La grande truffa degli psicofarmaci. Anche su AgoraVox, giorni fa un articolo, La "bibbia" degli psichiatri sotto attacco, metteva in guardia dallo strapotere delle case farmaceutiche che inquinano i controlli sanitari pilotando di fatto le scelte della "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” in sintesi il famigerato DSM.

Nonostante molti illustri psichiatri, da tempo, su giornali e riviste, Terra, left, Il sogno della Farfalla, pubblicano da anni denunce circostanziate sulla questione DSM, non solo dal punto di vista della farmacologia ma anche sulle molte negazioni scientifiche, presenti nel manuale diagnostico dei disturbi mentali, il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, continua come se nulla fosse ad avvalersi di tale modello. L’ultima denuncia è su left della scorsa settimana, dove lo psichiatra Massimo Fagioli parla del “fallimento dei molti farmaci tradizionali contro le malattie psichiatriche”.

All’università di Chieti, da ben nove anni, un nutrito gruppo di psicologi e psichiatri tenta di arginare la marea dilagante della psichiatria organica la quale invece pare trovarsi assolutamente a suo agio con il credo dogmatico che viene inalato con totale criticità quasi fosse una dottrina alla quale non ci si può sottrarre.

Le lezioni si possono trovare sul sito: http://video.associazioneamorepsiche.org/

Il DSM come denunciano alcuni psicoterapeuti, e pochi giornalisti, è ormai divenuto una specie di bibbia del settore dove vengono redatte, come leggi mosaiche, istruzioni sui “disturbi del comportamento”. Disturbi del comportamento, così vengono chiamati nel manuale le malattie psichiatriche annullando almeno 150 anni di una ricerca che, se non aveva stabilito le cause, almeno aveva tentato di definire le varie malattie della psiche. Con il DSM le malattie vengono accuratamente nascoste sotto eufemismi che di psichiatrico hanno ben poco. Per fare un esempio è sparito il termine schizofrenia che si è convertito in “Disturbo bipolare”.

Ma c’è ben altro: il DSM è surrettiziamente complice di una tragedia che si sta svolgendo sotto gli occhi di insegnanti e genitori “ignari”. Su criteri stabiliti dal manuale americano ansia, depressione, Adhl (Sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) bambini ed adolescenti vengono “curati” in tenera età da farmaci che negano e sopprimono i loro problemi di rapporto interpersonali e/o la loro gioia di vivere. I bambini vengono “svegliati” dal torpore di una tristezza passeggera (magari perché la ragazzetta che gli piaceva si nega al rapporto) o “calmati” dalla loro vitalità, a suon di vere e proprie droghe calmanti o narcotizzanti. E tutto questo nonostante alcuni studi psichiatrici abbiano constatato che la sindrome Adhd non esiste.

I numeri sono talmente allarmanti, si parla di circa il 9 per cento della popolazione scolastica, che alcuni senatori del Pdl hanno presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Salute, dove viene ventilato il sospetto che le case farmaceutiche inventino vere e proprie patologie, come la “sindrome infantile” o la “sindrome premestruale” per vendere farmaci già pronti per essere distribuiti. Una vera e propria filiera: preparazione di un farmaco, creatio ex nihilo di una patologia, pubblicizzazione della panacea, distribuzione e vendita.

Vedremo come andrà a finire. Le case farmaceutiche sono molto potenti e non lesinano certo regalie ad amici complici di questi veri e propri crimini che minano la psiche dei nostri figli.

Come difenderci: innanzitutto avendo un rapporto affettivo ed empatico con i nostri figli; non lasciarli mai nelle mani di psichiatri che credono in modo dogmatico e antiscientifico che i disturbi della psiche siano da ascriversi alla fisiologia del corpo; affidarsi ai psicoterapeuti, “della cura con le parole”, che mettano l’umano al primo posto nella cura dei nostri figli; mettersi in crisi guardandosi dentro e aprire gli occhi sulle cause di rapporto che possono aver provocato la patologia nei nostri ragazzi.

In secondo luogo tenendosi aggiornati. Melody Petersen ha scritto un libro molto interessante: Dacci oggi le nostre medicine quotidiane (Nuovi Mondi), che apre uno squarcio sui crimini delle aziende produttrici di psicofarmaci che falsificano i test pur di vendere le loro droghe che devastano fisicamente e psichicamente milioni di esseri umani.

Varie istituzioni tra cui l’ACLI hanno istituito un blog http://www.giulemanidaibambini.org/ per denunciare questi abusi.

La maggioranza dei psicofarmaci fanno bene solo alle aziende farmaceutiche che si rimpinguano rovinando a volte per sempre pazienti ignari della reale qualità farmacologica dei cosiddetti psicofarmaci. In effetti la dizione “psicofarmaco” già induce in errore perché questi medicinali non hanno mai avuto il potere di guarire la psiche umana in quanto si dividono in due fondamentali categorie: eccitanti e calmanti. Possono tutt’al più coadiuvare la cura nel senso che se un paziente è catatonico per fare una psicoterapia lo si deve svegliare; e se un paziente psicotico è troppo agitato per fare psicoterapia lo si deve sedare … punto.

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