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Dal fumo si smette così

di Ignazio Marino, L'Espresso

Dopo anni di calo, il consumo di sigarette torna a crescere in Italia. Aumentano le malattie e le spese. Il professor Marino propone una nuova strategia. Di divieti, prevenzione e informazione

E facile smettere di fumare, se sai come farlo: è il titolo del libro di Allen Carr, nove milioni di copie vendute in tutto il mondo, 200 mila solo in Italia, tradotto in 25 lingue. Funziona il metodo Carr? Chissà. Certo è che pochi riescono a smettere e milioni di persone continuano ad ammalarsi e morire per cause collegate al fumo di sigaretta. Il fumo fa male, non è una novità. Ma la tentazione è troppo forte, la dipendenza è difficile da curare e la consapevolezza dei danni alla salute, forse, non è ancora abbastanza diffusa. E così il numero dei fumatori continua inesorabilmente ad aumentare: anche in Italia. Non sono bastate le campagne di informazione basate su messaggi terrorizzanti, le giornate dedicate alla lotta contro il fumo, le fiction in cui l'eroe non fuma mai. Non sono servite a sconfiggere la dipendenza dalle sigarette nemmeno le restrizioni formali, sebbene in Italia dal 2005, da quando è entrata in vigore la legge Sirchia che vieta il fumo nei locali pubblici, siano cambiate, in meglio, le abitudini degli italiani e il rispetto per le esigenze dei non-fumatori. Per questo, in Italia, da cinque anni a questa parte il numero dei fumatori era stato in lenta ma costante diminuzione: quest'anno, invece, per la prima volta le rilevazioni dell'Istituto superiore di sanità hanno mostrato un aumento dei fumatori di 3,4 punti percentuali, soprattutto tra le donne. Attualmente i fumatori sono circa 13 milioni, considerando i cittadini al di sopra dei 15 anni, dato che corrisponde al 25,4 per cento della popolazione adulta: una persona su quattro fuma e di queste, 80 mila muoiono ogni anno. Ma c'è un altro dato che preoccupa: un milione e 700 mila sono i fumatori di età compresa tra i 15 e i 24 anni e la percentuale è cresciuta del 5 per cento negli ultimi 12 mesi. A fare registrare l'aumento maggiore sono state le ragazze che si dichiarano fumatrici occasionali o 'da fine settimana'.

Va segnalato un ultimo dato insolito: aumentano i fumatori, ma non cresce la vendita. Come è possibile? Stanno cambiando i canali di acquisto con una ripresa del contrabbando che si associa alle vendite su Internet, dove fioriscono gli sconti e si riescono a fare importanti risparmi acquistando on line, mentre si assiste a una significativa crescita delle vendite oltre frontiera: basti pensare che per un pacchetto da 20 sigarette, che in Italia costa 4 euro e 30 centesimi, in Slovenia si spendono 2 euro e 60 e in Romania appena 1 euro e 50. Un esempio: in Friuli Venezia Giulia dal 2004 al 2008 il mercato delle sigarette si è ridotto del 34 per cento, mentre non è diminuito il numero dei fumatori.Se vi è una consapevolezza generica sui danni del fumo, non si può dire che la conoscenza sia approfondita su quanto siano gravi questi danni. Ma partiamo dai numeri: secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, i fumatori nel mondo sono 1,2 miliardi e ogni giorno si fumano 15 miliardi di sigarette. Le persone che in un anno muoiono per motivi riconducibili al fumo sono circa 5 milioni e, se si continuerà di questo passo, nel 2030 moriranno 8,3 milioni di persone. Questo significa che le sigarette causano molte più morti della malaria e dell'Aids messe insieme, considerate come due delle principali emergenze sanitarie del pianeta. Solo in Europa si registrano ogni anno 1,2 milioni di decessi attribuibili al fumo da tabacco e si calcola che il 20 per cento di tutte le cause di morte siano collegabili alle sigarette, in particolare il 35 per cento dei tumori e il 56 delle malattie cardiovascolari e respiratorie. E va sottolineato con chiarezza che sono tutte morti evitabili. Oltre alle malattie che rappresentano un rischio per la vita, ci sono molti altri disturbi che ne peggiorano la qualità: dalla perdita progressiva del gusto e dell'olfatto, alla diminuzione delle difese naturali, all'impotenza.I numeri si commentano da soli, eppure la tolleranza verso chi fuma è ancora molto ampia e certamente nessuno si spinge a parlare di un fumatore come di un 'malato', sebbene chiunque fumi soffra per qualche disturbo alla salute. E il nostro Paese spenda circa 6 miliardi di euro l'anno, pari al 6,7 per cento della spesa sanitaria, per curare patologie legate ai danni causati dalle sigarette.

A conti fatti, lo Stato spende di più per curare le malattie legate al fumo rispetto a quanto guadagna attraverso le tasse ricavate dalla vendita dei pacchetti di sigarette. Mentre gli unici che ci guadagnano davvero sono le multinazionali del tabacco, con il loro giro d'affari di decine di miliardi di dollari l'anno. Se è vero che tutto sommato ciascuno è libero di scegliere se fumare o meno, tuttavia non è scontato che le conseguenze di questa libera scelta debbano ricadere sulla collettività: proprio per questo alcuni paesi hanno stabilito la regola per cui nel momento in cui un fumatore si sottopone a una terapia, per esempio per la cura del tumore al polmone oppure per essere iscritto in lista d'attesa per un trapianto di cuore, si deve sottoporre anche a un serio programma per smettere di fumare. In Italia, visto che il numero dei fumatori ha ripreso ad aumentare, è essenziale pensare a nuovi strumenti per contrastare il fenomeno agendo sulla prevenzione e attuando tutte le politiche possibili volte a dissuadere i più giovani dal consumo dei prodotti da tabacco. Al Senato si sta lavorando a una nuova legge, che ho proposto ed è stata sottoscritta anche dall'opposizione, dal senatore Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità di Palazzo Madama. Un disegno di legge bipartisan, frutto di un rigoroso approccio scientifico, scritto in un'ottica di tutela della salute delle generazioni più giovani. La prima delle norme contenute nella legge prevede di innalzare a 18 anni l'età minima per l'acquisto e il consumo di sigarette. Attualmente la legge, che si rifà a un regio decreto del 1934, stabilisce ildivieto di fumo per i minori di 16 anni nei luoghi pubblici. Aumentare il divieto fino a 18 anni, associando anche multe salate, tra i mille e i 2 mila euro, oltre al rischio della sospensione della licenza per chi vende sigarette ai minori, può rappresentare un primo elemento deterrente, come ampiamente dimostrato dall'esperienza di altri paesi europei. Inoltre, per rendere efficace questa norma è necessario modificare i distributori automatici, che dovranno essere adeguati con un sistema di rilevamento dell'età dell'acquirente attraverso un documento d'identità a banda magnetica. La legge prevede anche un foglietto illustrativo, una sorta di bugiardino da inserire nei pacchetti dove indicare tutte le sostanze che si sprigionano quando si accende una sigaretta e non solo il livello di nicotina, catrame, monossido di carbonio. È giusto che chi fuma sappia che con la combustione della sigaretta assume anche ammoniaca, acetone, cadmio, mercurio, piombo, monossido di azoto e almeno 30 altre sostanze ritenute cancerogene. Le frasi intimidatorie scritte sui pacchetti, così come le immagini di tumori, di malati terminali, di organi devastati dall'effetto del fumo, non hanno dimostrato risultati significativi nello scoraggiare i fumatori. Può darsi che il bugiardino non modifichi le abitudini, ma almeno potrà aumentare la consapevolezza dei rischi che si corrono e delle malattie a cui si va incontro. Infine, la regola che concretamente può incidere sulle abitudini dei ragazzi riguarda il divieto tassativo di fumare negli edifici scolastici, comprese le aree esterne, giardini e cortili. È risaputo che gli studenti fumano durante le pause: a chi non è capitato di varcare il cancello di un istituto superiore e trovare i mozziconi di sigarette accumulati in un angolo del cortile, per non parlare dei bagni e a volte anche dei corridoi?Per essere davvero efficace la legge deve poi anche pensare alla prevenzione attiva e agli aspetti culturali che possono influenzare i potenziali fumatori, non solo ai divieti: per questo sarebbe utile l'istituzione di un fondo ad hoc per finanziare campagne di informazione e corsi sui danni causati dal fumo nelle scuole, vero canale dove la prevenzione può avere effetto. Inoltre bisognerebbe inserire i farmaci e le terapie per smettere di fumare tra i Livelli Essenziali di Assistenza e garantire la gratuità di questi servizi e prodotti a tutti coloro che ne fanno richiesta. Del resto alla sanità costerebbe molto meno pagare i cerotti alla nicotina per aiutare un fumatore a smettere, piuttosto che curarlo per un cancro al polmone. Immaginare di eliminare completamente il fumo non è ragionevole, ma ciò che dobbiamo fare è agire costantemente per la riduzione del danno. Alcuni studi scientifici, condotti nel Nord Europa e negli Stati Uniti, hanno dimostrato l'efficacia di misure restrittive per contribuire a limitare il numero dei nuovi fumatori, soprattutto tra i giovani. Innalzare l'età in cui viene considerato lecito fumare, limitare i luoghi dove è possibile accendere la sigaretta, tenere alti i prezzi, informare meglio e di più, sono tutti mezzi che contribuiscono a scoraggiare chi non ha assunto il vizio e fuma solo per imitare gli amici.

 

Articolo di Aduc Droghe. Una delle tesi più sovente addotte dai sostenitori del proibizionismo è che la cannabis aprirebbe la porta all'abuso di droghe pesanti (la cosiddetta teoria della "gateway drug"). Ebbene, uno studio ora suggerisce che l'alcool e il tabacco a loro volta aprirebbero la porta all'uso di cannabis.

Sondaggio della John Hopkins University

 

I ricercatori della John Hopkins University di Baltimora hanno riscontrato l'esistenza di un cospicuo numero di persone che sono riuscite a smettere di fumare tabacco dopo una singola esperienza con sostanze psichedeliche, come LSD, funghi psilocibinici o mescalina.

Onde studiare il potenziale degli psichedelici nella lotta alle dipendenze, hanno indetto un sondaggio tra coloro a cui è capitato di smettere di fumare a causa di un'esperienza psichedelica. Il sondaggio può essere compilato qui: http://t.co/AgJahZjR08

Quitline: un metodo efficace per smettere di fumare

Dronet - Smettere di fumare è possibile e non necessariamente con l’ausilio di farmaci. Il sostegno di consulenti specializzati può, infatti, fare la differenza. Un metodo che si è dimostrato molto efficace negli Stati Uniti, anche se ancora poco sfruttato, è quello delle “quitlines” (dall’inglese “linee per smettere”) ovvero consulenze telefoniche gratuite a sostegno dei fumatori che vogliono abbandonare la sigaretta.

Solitudine peggio del fumo o l’alcol

La solitudine fa male quanto, se non peggio, del fumo o dell’alcol. Lo studio

La Stampa - Essere soli, l’isolamento sociale, pare nuoccia gravemente alla salute, al pari di fumo e alcol. Ecco quanto suggerito da uno studio condotto dallo psicologo americano John Cacioppo, secondo il quale l’essere isolati dal contesto sociale, a lungo temine, è dannoso al pari di fumarsi almeno 15 sigarette al giorno o essere alcolizzati.

Per far desistere i fumatori dal loro vizio (o dal troppo cibo coloro che sono in sovrappeso) conviene puntare sui soldi. In Usa, l'IBM paga un premio in contanti ai collaboratori che si disfano dei chili in eccesso, che fanno sport o che smettono di fumare. Alla fine l'azienda ci guadagna. La lezione da trarre e' che lo stimolo economico e' piu' efficace di tanti buoni consigli.

Il ritorno del fumo: aumentato del 3,4%

Cresce in Italia il numero dei fumatori, per la prima volta dopo sei anni, forse per colpa della crisi. Se fino allo scorso anno, infatti, si assisteva ad un declino costante, seppur lieve, dei fumatori quest'anno si registra un aumento di 3,4 punti percentuali. In entrambi i sessi, ma piu' marcatamente in quello femminile. Aumento a cui corrisponde una diminuzione degli ex fumatori, passati dal 18,4 del 2008 al 14,6% del 2009.

Aduc Droghe - La legge 3/2003 "Tutela della salute dei non fumatori", ribattezzata come 'legge anti-fumo' e voluta dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, compie sei anni e vanta risultati importanti: sono calate significativamente (-12%) le vendite di sigarette, anche se il numero dei fumatori si mantiene sostanzialmente stabile oscillando tra il 22% e il 23%.