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Scheda Informativa: cocaina

Generalmente la cocaina si trova sotto forma di polvere bianca, cristallina e inodore, dal sapore amaro. Non è mai pura, è sempre tagliata con altre sostanze: una dose presenta mediamente non più del 50-60% di cocaina, per cui gli effetti e la tossicità (sempre maggiore nelle droghe spacciate) variano a seconda delle sostanze di taglio. Vista la facilità di tagliare una semplice polvere bianca, esistono report di casi in cui la presenza effettiva di cocaina non andava oltre il 10%.

Effetti: 

Gli effetti della cocaina sono molto soggettivi, variano secondo la purezza della dose, dallo stato psico-fisico della persona e dal contesto. Sono condizionati inoltre dalla modalità di assunzione, dalla velocità d’assorbimento della sostanza. La cocaina, agendo come stimolante del Sistema Nervoso Centrale, determina principalmente un aumento della lucidità mentale, una riduzione della sensazione di fatica, una diminuzione dell’appetito ed ha spesso un’azione complessiva di tipo euforizzante. Sensazione di benessere, aumento di sicurezza e di fiducia nelle proprie possibilità, voglia di parlare, di muoversi e camminare, aumento del desiderio sessuale, dell'attenzione si accompagnano però ad una tendenza all'aggressività ed alla paranoia. Gli effetti piacevoli svaniscono velocemente (dopo circa 30-40 minuti) e spesso lasciano il posto alla così detta fase down, che consiste in uno stato di depressione, malumore e ansia, insonnia.

L'assunzione di cocaina può determinare: battito cardiaco irregolare e accelerato, gastriti, stitichezza, nausea, vomito e inappetenza, aumento della temperatura e dell'attività muscolare, tremori, mal di testa, sudorazione, brividi, inibizione dell'eiaculazione, ritenzione urinaria.

Gli effetti della cocaina sul Sistema Nervoso Centrale sono dovuti all'azione che essa esercita sulla dopamina, il neurotrasmettitore fondamentale del sistema di ricompensa cerebrale ed entra in azione in tutte le situazioni in cui si sperimentano sensazioni gratificanti e piacevoli. La cocaina impedisce il riassorbimento della dopamina da parte delle terminazioni nervose, determinando nei neuroni che la contengono, un rilascio maggiore. L'iperfunzionamento cronico dei sistemi cerebrali del piacere e della ricompensa indotto dalla cocaina porta ad un deficit della dopamina. Tale carenza provoca - quando viene a mancare la stimolazione della cocaina - il blocco della trasmissione nei sistemi di ricompensa e del piacere nel cervello. Questo fenomeno è alla base della depressione e dell'esaurimento psicofisico che compaiono durante l'astinenza da cocaina.

 

Rischi:

- La cocaina è una sostanza con cui è facilissimo rimanere invischiati. La dipendenza - che può rafforzarsi velocemente - possiede una forte componente psichica, strettamente legata all'impellente desiderio della sostanza (Craving). Nell'uso cronico l'astinenza produce una depressione psicofisica, che determina il costante aumento dei dosaggi e della frequenza d’assunzione. 

- Quando appaiono i sintomi di intossicazione (senso di tensione, irritabilità, ansia...) occorre sospendere immediatamente l'uso della cocaina e socializzare i problemi con persone qualificate.

- Possono manifestarsi o acutizzarsi problemi psichiatrici quali ansia, allucinazioni, idee deliranti, fobie persecutorie.

- Col progredire dell'intossicazione cronica, contrariamente a quanto succede con l’eroina, il fenomeno della tolleranza inversa espone a un rischio maggiore di overdose (sindrome da sovradosaggio) proprio coloro che assumono abitualmente tale sostanza.

Parecchi sono i sintomi che indicano che si sta raggiungendo il livello di iperdosaggio, con rischi anche mortali, (sudore freddo, pallore, ansia, aggressività, insonnia, eccessiva irritabilità). E’ indispensabile prestare estrema attenzione a questi sintomi: essi infatti indicano che l'organismo non è più in grado di tollerare ulteriori dosi di cocaina.

 

Occhio ai mix:

Abusi di cocaina (soprattutto in combinazione con l’assunzione di bevande alcoliche) possono allentare i freni inibitori e facilitare comportamenti aggressivi, anche violenti.

In generale l'uso combinato di cocaina con altre sostanze illegali o legali (alcool, psicofarmaci), è estremamente pericoloso.

 

Tieni presente che:

> Se decidi di consumare sostanze non ti isolare e comunque evita  luoghi pericolosi o appartati (anche se sei in gruppo).  

> E’ consigliabile non usare sostanze se si devono intraprendere attività dov’è necessaria una completa lucidità, prontezza di riflessi e integrità delle percezioni, come la guida di veicoli. 

 > Presta particolare attenzione alle sostanze che non conosci e che utilizzi per la prima volta:  la scarsa conoscenza o la sottovalutazione degli effetti e dei rischi potrebbero rendere più difficile la gestione di un’eventuale  situazione problematica.

 > In caso di necessità o d’incertezza, non aver paura e chiedi aiuto: se è presente uno spazio Chill Out rivolgiti agli operatori (la struttura è organizzata per accogliere e gestire i casi di malore)  o chiama il 118.

 > I MIX: usare più sostanze insieme è sempre un rischio. Le diverse combinazioni di sostanze assunte non permettono di conoscere tutti gli effetti che ne derivano: il mix può avere conseguenze inaspettate, sgradevoli e di difficile gestione: in alcuni casi esse possono essere estremamente pericolose.

 > In generale i diversi livelli d’alterazione delle sostanze, la durata degli effetti ed i rischi annessi, sono fortemente condizionati da fattori come: le caratteristiche personali (fisiche, psicologiche ed emotive che possono essere diverse nella stessa persona da momento a momento), le aspettative legate all’esperienza ricercata, il contesto d’uso, la qualità e quantità di sostanza assunta, la concentrazione di principio attivo ed - in ultimo, ma non meno importante - la modalità d’uso (assunzione per via orale, inalazione, sniffo,  pratiche iniettive).

 > Rispetto alle sostanze illegali, va tenuto presente che  il circuito del mercato nero  non permette di conoscere la reale composizione della sostanza e le caratteristiche delle sostanze con cui  è stata “tagliata”.

 > È credenza comune ma errata che le droghe naturali (es: cannabis, funghetti allucinogeni, oppio ..) non abbiano effetti nocivi e pericolosi come le sostanze chimiche di sintesi.

Cenni Storici: 

I metodi di datazione applicati su reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, testimoniano come l'uomo abbia cominciato a masticare le foglie di coca, da cui si estrae la cocaina, in epoche precedenti al 2500 a.C. La pianta della coca ha avuto un'importanza enorme per tutte le civiltà andine. Ciò è testimoniato dal fatto che essa era protagonista principale di tutti i moltissimi miti d'origine con i quali si raccontavano le vicende leggendarie della fondazione delle varie civiltà andine. La coca costituiva inoltre la pianta per eccellenza, come attestavano i significati stessi della parola. Nel linguaggio della civiltà Tiahuanaca, ad esempio, la parola coca significava semplicemente pianta o albero.

 

Tra i  reperti archeologici scoperti nelle Ande centrali, venuti alla luce ad Huaca Prieta, sulla costa settentrionale del Perù, sono stati  scoperti sacchetti di corda contenenti foglie e fiori di coca, e addirittura foglie di coca tra i denti dei teschi dei defunti.

 

La coca aveva un posto particolare nell'olimpo Incaico. Essa era il dono che il dio Sole aveva fatto a suo figlio, Manco Capac, mitico fondatore dell'impero Inca, per alleviare le sofferenze umane ed infondere vigore alla nuova civiltà. Furono gli Incas a fare della coca il fulcro del sistema socio-politico e religioso: una leggenda Incas narra dell’origine divina della pianta, che il primo imperatore Manco Capac condusse con sé dai domini celesti fin sulle sponde del lago Titicaca, per offrirla al suo popolo. L’uso della coca tuttavia non era concesso a tutti gli abitanti dell’Impero, ma solo all’aristocrazia. Il dono di poter masticare le foglie della pianta corrispondeva alla completa accettazione dell’individuo nell’aristocrazia e alla conversione alle religione Incas. Attraverso questa ritualità, l’aristocrazia imponeva un limite al consumo della pianta e giustificava al resto della popolazione la propria discendenza divina.

 

Nel 1532, con la caduta dell'impero Incaico per mano degli eserciti spagnoli guidati da Francisco Pizarro,, gli indios dell'impero cominciarono a fare libero uso della coca, tanto che, sin dai primi resoconti che gli storici e i cronisti spagnoli pubblicavano sulla nuova provincia, è costante il riferimento all'estrema diffusione del consumo di coca e al fatto che gli indigeni considerassero la coca una ricchezza inestimabile, tanto da preferirla all'oro. Gli spagnoli usarono dunque la coca come compenso e stimolo per il massacrante lavoro degli schiavi nelle miniere e nelle piantagioni. Le complicanze sull'organismo prodotte dall'abuso generalizzato di coca amplificarono l’azione delle armi e dei virus europei per i quali gli indigeni non avevano alcuna resistenza immunitaria, accelerando l’olocausto degli indios da parte degli spagnoli.

 

Trecento anni più tardi, cominciarono i primi seri studi di tossicologia e sull'uso della coca in clinica, con la pubblicazione di un'opera di Paolo Mantegazza, un eclettico professore italiano di patologia generale ed antropologia, intitolata “Sulle virtu' igieniche e medicinali della coca e degli alimenti nervosi in genere.” Il saggio di Mantegazza conobbe un successo straordinario in tutta Europa e divenne il maggiore veicolo di promozione del potere stimolante della coca nella società occidentale, fino ad allora passato del tutto inosservato.

 

Ispirandosi all'opera di Mantegazza, un chimico farmacista corso, Angelo Mariani, ideò nel 1863 una bevanda preparata con coca sciolta nel vino bianco: il Vin Mariani.

 

La bevanda, che si inseriva nel filone delle “bevande miracolose” del diciannovesimo secolo con un importante vantaggio ‐ funzionava - acquistò immediatamente una popolarità clamorosa, annoverando tra i suoi acquirenti personalità famose del mondo dell'arte e della cultura, come Emile Zola, August Rodin, Charles Gounod, Alexandre Dumas figlio, Paul Verlaine, Jules Verne, Heinrik Ibsen, Thomas Alva Edison, e della politica, come Ulysses Grant, presidente degli Stati Uniti, lo zar di Russia, papa Leone XIII e il Principe di Galles. Mariani era ritenuto un benefattore dell'umanità, tanto che papa Leone XIII premiò il chimico corso con una medaglia d'oro in segno di riconoscenza vaticana.

 

Il successo mondiale del Vin Mariani spingeva l'industria chimico-farmaceutica a mettere a punto un preparato capace di fargli concorrenza. Fu un farmacista americano di Atlanta, John Styh Pemberton, a commercializzare nel 1885 la prima bevanda in concorrenza con il Vin Mariani, il French Wine Coca.

 

L'anno successivo Pemberton modificava il suo preparato eliminando del tutto l'alcool e aggiungendo estratto di noce Kola ‐ ricca di caffeina - oli di agrumi e dolcificanti. Il nome commerciale del nuovo analcolico fu Coca Cola. Sino al 1903, anno in cui il governo federale statunitense impose la decocainizzazione delle foglie di coca usate per la preparazione, la cocaina fu un ingrediente base della Coca Cola.

 

Nel frattempo, a partire dal 1860, Albert Nieman, un chimico di Göttingen, era riuscito ad isolare l'alcaloide principale delle foglie di coca, la cocaina. La disponibilità della cocaina in forma pura facilitava anche le ricerche medico-scientifiche e l'impiego in clinica, soprattutto nel settore delle malattie mentali. Fiorirono così una serie di bizzarre proposte per l'utilizzo "razionale" della coca. In Francia, alla fine degli anni settanta del diciannovesimo secolo, si arrivò a consigliare la somministrazione della cocaina agli operai per l'aumento della produzione nelle fabbriche.

 

Negli Stati Uniti era diventato uso comune curare l'esaurimento nervoso e persino la timidezza con dosi di cocaina. Agli inizi degli anni '80 del diciannovesimo secolo, in Germania furono condotti studi sulle proprieta' stimolanti ed anoressizzanti della cocaina somministrandola di nascosto ai soldati. Lo Stato Maggiore tedesco sperava di trovare una sostanza in grado di migliorare il morale, l'efficienza e la resistenza delle truppe alla fatica e alla fame, in modo facile, sicuro e relativamente economico.

 

Tali teorie erano ben conosciute e condivise da Sigmund Freud e lo spingevano a sperimentare, entusiasmandosene, gli effetti della cocaina su se stesso.

 

Nel suo famoso saggio Sulla cocaina, pubblicato nel 1884, il padre della psicanalisi raccontava come dal 1864 avesse cominicato a fare uso di cocaina per combattere i suoi ricorrenti stati depressivi. L'ingenua fiducia nel nuovo farmaco era tale da indurlo a regalare la cocaina alla sua fidanzata, Marthe Bernays e a consigliare il suo uso come farmaco disintossicante a un caro amico, il patologo Ernst Fleischl. Dopo aver trovato iniziale giovamento, Fleischl sviluppò una fortissima dipendenza alla cocaina, sino ad aver bisogno di dosi eccezionali, cento volte superiori a quelle usate nei normali trattamenti: un grammo al giorno che si autosomministrava per iniezione sottocutanea. Fleischl cominciò ad avere spaventosi episodi paranoidei: allucinazioni e deliri che aveva sperimentato talvolta anche Freud, nei quali terrorizzato ed impotente doveva lottare contro i morsi e le aggressioni di miriadi di insetti e ragni sopra e sotto la pelle.

 

I racconti delle angoscianti allucinazioni sensoriali di Fleischl costituiscono il primo resoconto di un sintomo classico dell’abuso di cocaina, la zoopsia, la famigerata “sindrome degli insetti e delle bestioline.” I deliri di Fleischl divennero sempre più frequenti, sino a renderlo vittima di una delle prime forme documentate di psicosi cocainica.

 

L'epidemia dell'abuso si diffuse quindi tra gli intellettuali, dato che la cocaina veniva ritenuta una sostanza capace di amplificare le capacità critiche e creative. Scritto in tre giorni e tre notti da un autore dedito all'uso dei piu' diversi farmaci, Robert L. Stevenson, Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mr Hyde, è l'opera letteraria più famosa redatta sotto l'effetto di cocaina (e che sostanzialmente descrive simbolicamente gli effetti del suo abuso).

 

Numerose furono le ricerche che seguirono, condotte da prestigiosi studiosi. Carl Koller, un oculista amico di Freud, sperimentò l’alcaloide come anestetico per diversi interventi chirurgici all’occhio, campo in cui è usata tuttora.

 

Tra fine Ottocento e inizio Novecento, la moda della cocaina guadagnò consensi sempre più vasti anche al di fuori delle elite intellettuali, soprattutto negli Stati Uniti. Nelle grandi metropoli europee e americane si inauguravano ritrovi per il consumo di cocaina. La cocaina, come la morfina, si consumava poi durante le feste private e nel buio delle platee dei teatri.

 

Negli stati meridionali dell'unione americana la cocaina costituiva una parte del compenso elargito ai raccoglitori di cotone. In Europa l'abuso di cocaina trovava in Francia la sua patria adottiva. Nel 1924 nella sola Parigi si contavano almeno 80.000 cocainomani. Nel 1914, un'indagine epidemiologica pubblicata sul Journal de Médicine Française rivelava che circa il 45% delle prostitute di Monmarte era dipendente dalla cocaina.

 

La cocaina stava diventando un grande affare commerciale e, attirando conseguentemente gli interessi della malavita, si era trasformata in una grave minaccia per l'ordine pubblico. A partire dagli inizi del Novecento, le autorità dei vari stati americani cominciarono a prendere seri provvedimenti restrittivi.

 

L'atteggiamento degli Stati Uniti venne presto imitato a livello internazionale. Il documento elaborato per la «Convenzione dell'oppio» all'Aja dalla Società delle Nazioni, nel 1912 e nel 1914, sanciva infatti la messa al bando della cocaina e restringeva la liceità del suo uso esclusivamente alle applicazioni mediche e alla ricerca.

 

Nel 1924 l’opera di Sajous, “Analytic Cyclopaedia of Practical Medicine", oltre ad indicare le numerose indicazioni mediche al trattamento con la cocaina, dedicò ampio spazio alla descrizione dei rischi legati al suo abuso.

 

L’opera di Lewis Lewin “Phantastica. Narotic and stimulating drug, treir use and abuse”, del 1931, rappresenta un altro caposaldo rispetto alla valutazione scientifica dei pericoli dell’abuso. In questo testo l’autore ha descritto alcuni aspetti clinici quali: “Fragilità mentale, irritabilità, pensiero paranoide, sospetto, rancore e diffidenze per gli altri, interpretazione falsate della realtà, gelosie infondate, … “

 

Nonostante queste informazioni relative agli effetti “rischiosi” la sostanza non era ancora destinata ad uscire di scena. Nel luglio del 1921, James Joyce, revisionando l’ultimo capitolo dell’Ulysses, iniziò la stesura sotto l’effetto della cocaina che gli era stata prescritta per curare una fastidiosa forma di irite.

 

Più di altre sostanze, la cocaina ha subito un’alternanza di immagine sociale. Fino agli anni ’60, la cocaina, sniffata, era la droga dei “quartieri alti,” ma vent’anni dopo, con l’epidemia di crack nei ghetti delle città del Nord America tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, la coca torna ad essere emergenza sociale, non senza molte ombre sul suo “ritorno in scena:” la «guerra alle droghe», proclamata da Ronald Reagan all’inizio degli anni Ottanta, si giustificava alla luce della tragedia del crack. In realtà a sponsorizzare il crack era allora la CIA. Già si sapeva, fin dallo scandalo dell’Irangate, che la CIA, e più particolarmente la cellula di Oliver North, direttamente connessa alla Casa Bianca, aveva finanziato i ribelli anticomunisti affidando loro una parte del flusso della cocaina che, dalla Colombia, irrigava gli Stati Uniti.

 

Gary Webb e Michael Levine, un giornalista investigativo e un ex poliziotto della «narcotici», hanno contribuito con le loro testimonianze e ricerche a rendere pubblico il coinvolgimento degli apparati di intelligence americani nel traffico di cocaina dal Sudamerica. Il rapporto della commissione Kerry (1989) non lascia alcun dubbio al riguardo. Nel 1996, Gary Webb pubblicò su un quotidiano della Silicon Valley, il «San José Mercury News», una serie di articoli che riferivano dei risultati di un anno di ricerche: The Dark Alliance. Per portare a termine questa inchiesta, realizzata con la collaborazione del corrispondente del suo giornale in Nicaragua, Webb aveva viaggiato e intervistato molti personaggi, ma si era basato soprattutto sulle carte giudiziarie pubblicate a proposito di affari in corso o recenti. Fu così che si apprese come la CIA proteggesse una rete di trafficanti nicaraguensi che faceva arrivare la cocaina dalla Colombia a South-Central, Los Angeles. L’ondata di crack aveva inoltre lo scopo di smaltire rapidamente grossi quantitativi di coca di bassa qualità, destinandola non più ai ricchi, ma ai poveri, un enorme mercato conquistato a passo di carica. Ciò coincise con gli anni in cui Reagan era alle prese con il veto del Congresso usa, che gli proibiva di sovvenzionare i Contras in Nicaragua.

 

Oggi interi stati del Sudamerica son controllati da cartelli criminali che fondano la propria economia sul traffico di cocaina. Negli ultimi dieci anni la coca è tornata prepotentemente sulla scena a tutti i livelli sociali. Si calcola che in USA sia utilizzata da 15-25 milioni di persone, dei quali circa un milione ne fanno uso tutti i giorni, mentre in Italia, secondo le più recenti ricerche dell’Eurispes sono oltre 2.130.000 gli individui che hanno sperimentato la cocaina almeno una volta, mentre i consumatori abituali sono raddoppiati passando dai 350.000 stimati nel 2001 ai 700.000 stimati nel 2005.

 

Approfondimenti: 

La cocaina sta conoscendo una peculiare quanto rapida diffusione. Nel nostro paese rispetto al 2001, secondo le stime del Ministero*, il numero di coloro che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno è raddoppiato, raggiungendo il 6,7% della popolazione, con la concentrazione più elevata nella fascia 25-34 anni di età. Il fare uso di cocaina ha perso un po’ di quell’alone distintivo che ne faceva un esclusivo divertissment d’elite, una sostanza da ricchi, penetrando nella vita di migliaia di persone, in fasce di popolazione spesso non “sospettate”, lontane dalla marginalità e dalla devianza. Essa non ha perso quindi il suo charme. Nota particolare, quella per la cocaina sembra essere essenzialmente una passione maschile, se è vero che ben il 9,9% dei 19enni maschi ne  ha fatto un utilizzo negli ultimi dodici mesi, mentre solo il 4,7% delle donne.

 

Questo aumento del consumo di cocaina non si presta ad essere spiegato semplicemente con il consistente calo del prezzo degli anni recenti (dai 99 euro del 2001 agli 87 del 2005 al grammo di media, secondo le stime).
Esso si accompagna ad un deciso aumento, nelle società contemporanee, del consumo di quasi tutte le altre sostanze psicotrope, legali e illegali, che vengono usate alternativamente, in sovrapposizione e in supporto l’una dell’altra. Come accade per molte altre sostanze illegali, chi la assume è abitualmente un consumatore di altre sostanze, spesso legali, e tra i suoi acquirenti il 90% ha un utilizzo pregresso di alcol e tabacco, mentre l’85% di cannabis e un buon 11% ha un utilizzo pregresso di psicofarmaci.

 

L’aumento da parte della popolazione dell’assunzione di sostanze dovrebbe portare a rileggerne  le motivazioni. Se consideriamo lo stile di vita di una persona come l’insieme complesso di comportamenti e di consumi scelti tra i tanti possibili a partire da un panorama interno di credenze e valori vedremo che l’uso di sostanze psicotrope sta assumendo forme variegate che mal si prestano ad una lettura legata esclusivamente al fenomeno dell’emarginazione sociale: le modalità di avvicinamento ad esse e del loro utilizzo tende a somigliare alla fruizione di un bene di consumo, per quanto illegale. Colui che va a ricercare la cocaina, come ogni altra sostanza, come ogni altro bene di consumo, non è alla ricerca di  una semplice soddisfazione sul piano materiale, ma sta cercando di vivere un’esperienza che va ad arricchire il suo mondo emotivo-immaginativo. In quanto “bene”, comprendere l’utilizzo di cocaina significa comprendere i luoghi in cui questa esperienza va ad acquisire significato, quali sono i “rituali” che glielo conferiscono, che la inseriscono nella pletora delle scelte possibili, rendendola percepita non solo come una scelta di devianza, come viene vista ancora dalla maggior pare della popolazione, ma una scelta coerente rispetto ad un panorama di valori. 

Da questa prospettiva è possibile dare una lettura dell’aumento del consumo di questa sostanza oggi: in una società dominata dal criterio della prestazione la cocaina acquista il suo particolare significato, andando a inserirsi in ambiti e contesti differenti: sia come sostanza “ricreazionale” – poiché anche nelle relazioni sociali quello che si cerca è la prestazione perfetta- sia, cosa che la rende differente da molte altre sostanze, come coadiuvante sul lavoro o nei luoghi della vita quotidiana.

 

La cocaina rappresenta da questo punto di vista la droga “perfetta”.  Nella società del “dare il meglio di sé” essa consente di mettere a tacere ogni insicurezza, accenno di imbarazzo o anche malinconia latente (proprietà quanto mai squalificate dal rombante appeal della contemporaneità).  
È stato fatto notare che oggi la felicità non sembra essere qualcosa da sognare né tanto meno da possedere, ma qualcosa da esibire: il felice ha successo. La cocaina risponde esattamente a questo input, producendo una personalità da sfoggiare, fatto che la differenzia da molte altre sostanze. Ad esempio l’alcol -pur abbassando le inibizioni- presenta un eccesso che produce , dopo un certo lasso di tempo, un declino delle prestazioni sociali, un lento offuscamento delle capacità motorie e relazionali. Raramente una “sbronza” consentirà di apparire magnifico, e l’ubriacone è spesso socialmente stigmatizzato. Al contrario la “grinta” della cocaina non conosce né le stesso abbassamento delle prestazioni, né lo stessa evidenza d’uso. Proprio il mix –ormai sempre più comune- di coca e alcol sembra garantire invece il prolungamento degli effetti voluti dell’alcol.

 

È inoltre una sostanza pulita, non presenta “scorie visibili” e sembra molto meno dannosa di altre sostanze. Il danno non  è avvertito dal corpo né percepito dalla mente: difficilmente si fa caso al danno neuro-cerebrale durante una serata in discoteca. Le altre sostanze pesanti sembrano necessitare maggiormente di “contesto”, mentre la cocaina è in grado di insinuarsi in ogni circostanza dando all’apparenza effetti lievi. Persino il rituale della sua assunzione, con tanto di strumenti specifici estremamente raffinati, è verosimilmente legato nell’immaginario a un’idea limpida e vincente della vita: niente a vedere con lo strazio del tossico agli angoli di una strada, ma la faccia esaltata di scarface.
Emerge così l’idea di un consumo di sostanze stupefacenti non più limitato all’universo giovanile e alle loro sub-culture, o agli ambienti dove prevale l’emarginazione e l’esclusione sociale, ma esteso anche tra i professionisti, i lavoratori e aree di popolazione genericamente considerate estranee al fenomeno, in quella che è considerata la “normalità”.
Questi elementi, che la rendono particolare nel quadro delle sostanze pesanti, la rendono apprezzata anche al di fuori del mondo giovanile, ne favoriscono una incontrollabile diffusione e la sua incursione in ambiti che esulano anche dalla socialità e dal loisir, da qui la sua grande pericolosità.