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Novità

smetto di fumare cannabinoidi e tabacco,ma con l'alcol?

Salve,

sono al terzo tentativo di disintossicarmi dal THC e dal tabacco e credo di essere sulla giusta strada.

Ma il problema e' che ho trovato un sostituto:l'alcol.

So come afrontare il problema fumo perche' in questi 15 anni di consumo ho avuto la possibilita' di conoscere il vizio e la dipendenza in tutte le sue sfumature.

L'alcol e' una novita', si tratta di un consumo moderato  e per il momento non influisce nella mia vita ma  mi rendo conto che e' un surrogato,un sostituto,un mezzo per raggiungere uno stato lievemente alterato;addirittura un sostegno alla mia lotta.

Il mio timore credo provenga dal fatto che non conosco questa droga dal punto di vista pscicosociale ne' biochimico .

sicuramente so che l'associazione alcool fumo e' stata importante ed e' per questo che prima di intraprendere il cammino verso la liberazione da marijuana,hashish e tabacco avevo smesso di associarvi "la birretta".

Purtroppo ora ho sostituito il mio"Rituale" con uno stato lievemente annebbiato dall'alcol.

avete qualche consiglio da darmi?

 

 

Cannabis, da consumatori a produttori. Così l’Italia sta diventando leader europeo

Raphael Zanotti, La Stampa
Su un fronte gli ulivi, sull'altro piantagioni di mais, infine un muro di balle di fieno alto tre metri. Protetta da sguardi indiscreti, la piantagione di cannabis di Salvatore Li Bassi, allevatore di 56 anni di Calatafimi Segesta, cresceva rigogliosa: un ettaro e mezzo coltivato con cura, 15.000 piante di cannabis, valore sul mercato 35 milioni di euro. Quando i carabinieri di Alcamo si sono presentati alla sua porta, Li Bassi ha mosso il suo baffone guardando un punto morto e ha detto: «Pensavo fossero piante aromatiche». Arrestato. 

La foresta di canapa indiana di Salvatore Li Bassi è solo l’ultima delle piantagioni che si moltiplicano nel Sud, dove avviene il 71% dei sequestri. Ma c’è da star sicuri, ce ne saranno altri. 

A Tor De’ Cenci (vicino a Roma), il 14 agosto, un elicottero del reparto operativo aeronavale della Finanza di Civitavecchia individua dall’alto un altro campo abusivo: mezzo ettaro, 170 chili di marijuana biologica. Il 28enne romano che la coltivava l’aveva pensata bene: ricavata tra i rovi, collegata a una cisterna d’acqua nascosta nelle vegetazione. Per evitare di essere scoperto, si era scavato un tunnel tra i rovi e raggiungeva la sua piantagione con il passo del leopardo, pancia a terra. 

E un anno fa, nelle campagne dell’Ogliastra in Sardegna, la polizia si è trovata di fronte a uno scenario colombiano: una piantagione da 1100 piante con tre postazioni per vedette armate dotate di elettricità e materasso. 

In Italia, la cannabis, si è sempre coltivata, ma mai con piantagioni di queste estensioni. Qualcosa è cambiato. Lo dicono i dati dell’Unodc, l’agenzia dell’Onu sulla droga e il crimine. L’Italia nel 2012 è stato il primo Paese al mondo per sequestri: 4.122.617 di piante. Più degli Stati Uniti, che seguono. E dire che solo due anni prima erano state 71.988, cinquantasette volte di meno. 

Non è più economia di sussistenza. I piccoli spacciatori che si mettevano in proprio e producevano per la ristretta cerchia dei propri clienti cominciano a entrare in conflitto con la criminalità organizzata. Nel Napoletano anche la Camorra ha deciso di investire nell’«oro verde», che offre scarso rischio e grandi guadagni. Agricoltori e allevatori del golfo di Castellamare, Casola e Monti Lattari ricevono i propri semi direttamente dai capibastone. E coltivano. 

Sono le leggi del mercato. Le grandi piantagioni dell’Est europeo, dell’Ucraina e dell’Urss, dell’Afghanistan e del Pakistan si sono da tempo riconvertite all’oppio, più remunerativo. Il prezzo è salito, ma la domanda resta alta. E così è iniziata l’autoproduzione. I sequestri di piante hanno superato così quelli di erba essiccata, che a sua volta ha superato le resine nordafricane. Oggi un grammo di erba nostrana costa 7 euro e mezzo, l’hashish marocchino viaggia invece sugli 8-9 euro. E così è possibile trovare, in pieno centro di Roma, accanto alla stazione Casilina, la più grande serra di cannabis mai scoperta: una galleria di un chilometro per 5000 metri quadri di piante coltivate. 

L’area di produzione resta il Sud. «Qui ci sono le condizioni climatiche, ci sono grandi aree scarsamente abitate e a coltivare bisogna essere capaci - spiega il colonnello Giuseppe Campobasso, comandante del Gruppo operativo antidroga della Finanza di Palermo -. Il sistema migliore è ancora quello di individuare le piantagioni dall’alto». Ma i sistemi si fanno più sofisticati: finti campi di granturco per nascondere le piantagioni, serre custodite da cani, sistemi di irrigazione a goccia per evitarne l’individuazione. A Esino Lario, nel Lecchese, l’11 agosto i carabinieri hanno trovato 130 piante in un bosco, su terreno demaniale. Come i narcos colombiani che per sfuggire ai diserbanti degli aerei governativi, si rifugiano nel fitto della foresta amazzonica. Ma questa è l’Italia. 

 

troppa speed, a qualcuno è capitato?

ciao abbiamo già ricevuto la tua domanda in DOMANDE AGLI OPERATORI, dove a breve potrai leggere la nostra risposta

La Redazione

Veronesi, danni marijuana praticamente inesistenti

 Milano, (AdnKronos Salute) - "La marijuana non fa male" e "i danni da 'spinello' sono praticamente inesistenti". Parola dell'oncologo Umberto Veronesi, da sempre a favore della liberalizzazione delle cosiddette 'droghe leggere', che interviene così sul tema sul numero del settimanale 'Oggi' in edicola domani.

"La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l'incarico anni or sono, mi posi anch'io questa domanda - ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti 'danni da spinello' sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l'Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l'uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l'uso di spinelli non fa male".

Nella sua rubrica lo scienziato definisce "infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all'uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?".

Ansia paranoia e paura

Salve a tutti sono un ragazzo di 19 anni, ho fatto uso regolare di gannabis per due mesi , ho smesso dopo un attacco di panico e per una settimana sono stato male quindi decisi di fumare di nuovo ma sono stato ancora piu male e continua cosi da 38 giorni in questi giorni sono stato anche bene ma non sono piú io mi sento malissimo. Ho tantissima paura di avere qualche psicosi e ho paura di impazzire

la cannabis è meglio del grafene per la creazione di super condensatori

 Il mondo scientifico riesce sempre a sorprenderci con qualche scoperta bizzarra e, come avrete già intuito dal titolo, anche in questo caso gli scienziati non sono venuti meno alla propria fama. Alcune recenti ricerche hanno rivelato infatti che la cannabis può rappresentare una soluzione alternativa (ma più economica) al grafene per la realizzazione di super condensatori. Le fibre di canapa vengono già ampiamente utilizzate per costruire una moltitudine di oggetti (sostituendo spesso i prodotti derivati dal petrolio) ma finora non si era mai pensato di utilizzarla in un ambito prettamente tecnologico come questo. Stando agli studi e ai test eseguiti finora con l’utilizzo della cannabis è possibile produrre un condensatore mille volte più economico ma dotato di prestazioni paragonabili (o addirittura superiori) rispetto al grafene. Proprio quest’ultimo, il grafene, rappresenta la soluzione per il futuro sulla quale i grandi costruttori hanno deciso di puntare già da diverso tempo e sarà dunque interessante capire se le opportunità offerte dall’utilizzo della canapa verranno semplicemente ignorate o se invece porteranno a dei significativi cambiamenti nei piani industriali. Prima di concludere vale la pena di precisare che la coltivazione delle fibre destinate alla produzione di super-condensatori sono da considerarsi legali in quanto non contengono THC (principio attivo psicotropo) e non possono essere utilizzate per “altri scopi”.

Approfondisci su www.tuttoandroid.net/news/la-cannabis-e-meglio-del-grafene-per-la-creazione-di-super-condensatori-211283/

L’industria del tabacco ogm ci salverà dal virus ebola

Non si sa ancora se sarà davvero un’azienda di soli nove dipendenti con base a San Diego a salvare il mondo – ma soprattutto l’Africa occidentale – dal virus ebola. Eppure Kent Brantly, il medico americano trentatreenne che aveva contratto il virus letale mentre prestava servizio in Liberia e trasferito all’ospedale di Atlanta il 2 agosto scorso, è stato il primo paziente a essere sottoposto alle cure con il farmaco sperimentale ZMapp, e ha dato subito segni di miglioramento. E ha iniziato le stesse cure anche Nancy Writebol, una missionaria cristiana in Liberia, anche lei atterrata ieri ad Atlanta.

Non esiste un vaccino o un trattamento specifico per il virus ebola, ma molti farmaci sono in fase di sviluppo. Per esempio quello della Mapp Biopharmaceutical Inc., fondata nel 2003, una piccola azienda che si occupa del trattamento di malattie infettive diretta da Larry Zeitlin, biologo. Sul suo sito internet gli unici comunicati stampa si riferiscono ad alcuni studi sul virus ebola, e di un trattamento sperimentato dal 2012 su alcune scimmie. I risultati sui primati, all’epoca, erano stati “sorprendenti”, come aveva dichiarato il virologo Gene Olinger dell’Istituto per la ricerca delle malattie infettive dell’esercito americano (UsaMriid). Gli studi alla MappBio sono infatti una collaborazione tra il governo americano e altri istituti di ricerca. Nessun “siero segreto” è stato iniettato ai pazienti americani, ma un farmaco che ha avuto una “via preferenziale” rispetto al protocollo di sperimentazione umana visti gli ottimi risultati ottenuti precedentemente. L’ebola è considerato una minaccia in caso di guerra biologica e bioterrorismo, per questo il governo americano (assieme a quello canadese) se ne occupa da almeno dieci anni.

Ma a essere sorprendente in questa storia è piuttosto il ruolo della Reynolds American Inc., la seconda compagnia di tabacco americana. Che c’entra il tabacco con l’ebola? Gli anticorpi alla base del farmaco ZMapp sono prodotti da un ceppo australiano della pianta di tabacco (la Nicotiana benthamiana). Le piante di tabacco modificate geneticamente sono coltivate in una serra di 23 ettari della Kentucky Bioprocessing di Owensboro, società acquistata nel gennaio scorso dalla Reynolds American, a sua volta affiliata al mostro americano R. J. Reynolds Tobacco. Lo stesso ceppo di tabacco è stato usato per alcuni farmaci sperimentali contro virus influenzali pandemici. Se la Nicotiana benthamiana attualmente coltivata con i soldi della R. J. Reynolds Tobacco fosse davvero alla base di un farmaco contro la diffusione del virus ebola, sarebbe un gran colpo per il colosso americano, simbolo (negativo) della nuova cultura ultrasalutista americana.

Scene di panico
L’ebola è un virus particolarmente aggressivo che causa una febbre emorragica e ha un tasso di mortalità tra il 60 e il 90 per cento. Da febbraio ha già ucciso quasi 900 persone in Africa occidentale. Oltre a evocare nell’immaginario collettivo l’incubo delle calamità raccontate nei film catastrofici di Hollywood, le epidemie hanno delle conseguenze sulla stabilità della regione in cui si diffondono, dal punto di vista sociale, ma anche economico – basti pensare al settore del turismo. E’ per questo che ogni focolaio diventa immediatamente una questione di sicurezza nazionale. Negli ultimi giorni in Corea del sud, per esempio, la notizia della diffusione del virus ebola era in apertura su tutti i giornali e il governo di Seul ha attivato un protocollo di screening da Grande fratello epidemico: negli aeroporti sono stati attivati dei monitor che controllano la temperatura corporea di ogni singolo passeggero. La psicosi sudcoreana è probabilmente legata al numero di pellegrini che sta raggiungendo la Corea in vista della visita di Papa Francesco a Seul, che inizia ufficialmente il 14 agosto. L’aspetto sociale è altrettanto destabilizzante: l’altroieri decine di persone hanno protestato bloccando alcune strade della capitale della Liberia, Monrovia, perché nessuno ha ancora spiegato loro cosa fare dei morti che si ritrovano in casa. Il governo liberiano ha messo in quarantena alcune zone del paese, le frontiere sono chiuse, i servizi sanitari al collasso. Le autorità hanno vietato il contatto con i cadaveri – principale veicolo del virus – ma intanto “in questo quartiere quattro persone sono morte” ha detto all’Afp un manifestante, “e nessuno di loro è stato sepolto”, aggiungendo che i tentativi di contattare il numero d’emergenza del ministero della Salute liberiano sono stati vani.

www.ilfoglio.it/articoli/v/119802/rubriche/industria-del-tabacco-ogm-ci-salvera-dal-virus-ebola.htm

d. è morto

Il 28 giugno è morto l'amico piu caro che avessi al mondo. 7 settimane fa. Lui ha assunto coca e ero insieme per endovena....Io solo eroina, non so specificare la quantità ma era la solita dose, quella di una volta ogni tanto. Entrambi andiamo al sert in cura di suboxone. Abbiamo assunto verso le 11 di sera e poi di nuovo alle 5 tornati a casa , lui ha anche bevuto parecchio. Siamo andati a dormire e la mattina successiva quando volevo svegliarlo l'ho trovato morto. Ci conoscevamo da17 anni ....
Non riuscivo a capire come fosse potuto succedere, adesso leggendo tra le vostre pagine ho capito che quando l' effetto della coca è scemato è subentrata l' overdose di eroina. Stava anche cercando di smettere il subxne ne prendeva meno di 1mg al di'.
Ecco di droga si muore..,.succede sempre agli altri ma è successo a me ed è un dolore immenso x ki resta. X me x sua madre x tutti gli amici.
Mai più non tocchero' più niente mai piu!
Basta una sola volta x morire e io devo vivere per me e x lui. Fare e godere di tutto quello che a lui non è più concesso...

Spero possa servire a qualcuno questa storia....

Un amica

Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard

Il fondatore del team di skater Z-Boys rivoluzionò la specialità negli anni Settanta, e fu protagonista di un documentario sulla trasformazione dello skate, "Dogtown and Z-Boys

 
 
Usa, muore a 53 anni Jay Adams, pioniere e leggenda mondiale dello skateboard
 

E’ stato stroncato da un infarto improvviso a 53 anni. Jay Adams, pioniere californiano dello skateboard, si trovava in Messico, dove stava trascorrendo una vacanza con la famiglia, la moglie Tracy e i suoi due figli. A dare la notizia la sua manager Susan Ferris, che ha precisato che Jay non aveva mai avuto problemi cardiaci, aggiungendo di “essere sotto choc”. Nato nel 1961 a Venice,California, fondò il team di skater Z-Boys, che rivoluzionò negli anni settanta lo sport, soprattutto nelle acrobazie e nell’estetica, superando i vecchi “trucchi” del decennio precedente e avvicinandone i movimenti a quelli del surf. Adams e gli Z-Boys inaugurarono l’era dell’half-pipe acrobatico.

La leggenda californiana fu protagonista anche di un documentario del 2001, “Dogtown and Z-Boys“, diretto da Stacy Peralta, uno degli ex componenti del gruppo di skater.  Sempre Peralta, quattro anni dopo fu tra gli sceneggiatori del film hollywoodiano “Lords of Dogtown“, diretto da Catherine Hardwicke. Nel film si racconta la rivoluzione del mondo dello skateboard fatta negli anni Settanta dagli Z-Boys, che in quel periodo hanno contaminato la disciplina con le acrobazie del surf. “Lords of Dowtown” ricorda anche le spettacolari discese del gruppo di amici nelle piscine dei ricchi diBeverly Hills, svuotate dalla siccità del 1975.

Adams ha avuto gravi problemi legali e fu accusato di istigazione all’omicidio per l’aggressione a un ragazzo omosessuale, Dan Bradbury, che morì per un pestaggio nel 1982 a Los Angeles. Non sono mancati neppure problemi di droga: negli anni novanta Jay Adams attraversò il lungo tunnel dell’eroina, dopo la morte violenta del fratello e, nello stesso anno, il decesso di entrambi i genitori.

www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/16/usa-muore-a-53-anni-jay-adams-pioniere-e-leggenda-mondiale-dello-skateboard/1092161/

"In cella chi incita all'anoressia", è polemica

Proposta di legge bipartisan per introdurre un nuovo reato: agli istigatori fino due anni di carcere e centomila euro di multa. Nel mirino blog e pagine web  che consigliano come mangiare sempre meno. Ma piovono i no: inutile proibizionismo 

ROMA - In carcere chi incita all'anoressia. Pene altissime per chi gestisce, o pubblicizza, quei siti che spingono le ragazzine ad entrare nel tunnel della magrezza senza ritorno. Fa discutere e divide la proposta di legge scritta dalla deputata Pd Michela Marzano, ma firmata "bipartisan" da esponenti di tutte le forze politiche (Carfagna, Vezzali, Binetti) sulla lotta ai disturbi alimentari. Un testo approdato da poche settimane in Parlamento ma già diventato un "caso". Il primo articolo prevede infatti l'estensione del reato di "istigazione al suicidio", articolo 580 del codice penale, per quei siti (centinaia, ma i più famosi si chiamano "pro-Ana" e "pro-Mia") dove giovanissime e spesso gravi anoressiche si scambiano consigli per mangiare sempre meno. Con "tecniche" che prevedono farmaci, vomito, digiuni. Esaltando un ideale di magrezza sempre più estremo, un controllo del cibo così ossessivo, che non di rado porta ragazzine giovanissime sulla soglia dell'addio alla vita. Il testo si compone di tre articoli: il primo ipotizza appunto l'istigazione al suicidio, gli altri due chiedono misure e fondi per la prevenzione e la cura dei disturbi alimentari. Un'epidemia, una vera e propria piaga sociale, oltre due milioni gli adolescenti che ne soffrono (molti in modo passeggero per fortuna), ma anoressia e bulimia stanno iniziando a contagiare anche bambine tra i 9 e i 10 anni. 


Ma si può colpire chi ospita e gestisce un sito Internet, con l'accusa di istigazione al suicidio, ritenendolo responsabile di un fenomeno giovanile così radicato e diffuso? In Rete la polemica è esplosa, tra chi difende la legge Marzano, e chiede provvedimenti simili a quelli della Polizia Postale contro la pedopornografia. C'è chi invece la definisce figlia di un "inutile proibizionismo" come tutti i tentativi di imbavagliare Internet. Una polemica nota. Ma a sorpresa, a favore della legge Marzano, si schierano alcuni medici in prima linea nella cura di giovanissime e giovanissimi pazienti. Armando Cotugno, psichiatra, dirige il centro sui disturbi alimentari della Asl Roma E. Un centro di eccellenza nella spesso dissestata sanità romana. Mille adolescenti in cura, uno staff di 13 persone, e un approccio quasi tutto basato sulla terapia familiare. "Il messaggio della legge può sembrare estremo, ma da psichiatra lo appoggio pienamente, anzi ho raccolto le firme a favore. È chiaro che non sono questi siti ad indurre la malattia - spiega Cotugno - ma ho visto quanto è difficile curare chi li frequenta. Rinforzate ed esaltate dal gruppo le ragazzine anoressiche diventano più aggressive, spesso impermeabili alle cure". 

Nel centro della Asl RomaE le adolescenti (pochissimi i maschi) vengono prese in carico insieme a tutta la famiglia. "E il metodo funziona. Una volta che hanno recuperato il peso, che il loro quadro clinico è migliorato, inizia il percorso psicologico vero e proprio. Ebbene, se in questo delicato momento il loro cammino si intreccia con i gruppi pro-Ana noi vediamo delle gravissime regressioni". Conclude Armando Cotugno: "Quindi ben vengano misure così forti. Nessuno di noi si illude: non è certo chiudendo un sito Internet che risolveremo il dramma dei disturbi alimentari, ma almeno il nostro lavoro non sarà vanificato". Maria Novella De Luca, Repubblica.it www.repubblica.it/cronaca/2014/08/07/news/reato_incitamento_a_anoressia-93292889/
 

Contenuto Redazionale BUON FERRAGOSTO!

 

Detenuti tossicodipendenti in comunita' d'accoglienza. Regione Toscana

 I detenuti con diagnosi di tossico-alcoldipendenza potranno accedere alle misure alternative al carcere ed essere accolti nelle strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana). Un intervento straordinario che coinvolgerà tra 50 e 60 detenuti toscani, e per il quale la Regione destina un finanziamento di 1 milione e 500mila euro per il biennio 2014-2015. L'intervento è previsto da una delibera approvata recentemente dalla giunta su proposta dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni. Nel dicembre 2013, Regione Toscana, Ministero della giustizia, Tribunale di sorveglianza di Firenze e Anci Toscana avevano siglato un protocollo tematico per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione detenuta: tra le varie azioni previste dal protocollo, anche la messa in atto di misure finalizzate al recupero e al reinserimento di detenuti con problemi legati alla dipendenza da sostanze.
Alle misure alternative, riconosciute dalla competente autorità giudiziaria, potranno accedere quei detenuti per i quali sia stata formulata la diagnosi di tossico-alcoldipendenza e il relativo piano terapeutico-assistenziale da parte dei Servizi per le dipendenze delle Asl toscane. Ad accogliere i detenuti, in regime residenziale, saranno le strutture gestite dagli enti aderenti al Ceart (Coordinamento degli Enti Ausiliari della Regione Toscana), che realizzeranno il programma terapeutico-assistenziale finalizzato al loro reinserimento. Un gruppo di lavoro, costituito da esperti del Tribunale di sorveglianza di Firenze, del Prap (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) e dei competenti settori dell'assessorato, definirà le procedure per l'attivazione di questi percorsi; individuerà la lista dei detenuti da inserire in questi percorsi (50-60 persone); definirà la ripartizione delle risorse da destinare alle Asl; monitorerà il corretto svolgimento degli interventi e ne rileverà i risultati.

ADUC Droghe

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