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Novità

La marijuana fa meno male di tabacco e alcool. Studio

 La marijuana e' la droga illegale piu' consumata al mondo con forti consumi in crescita negli ultimi anni. Per capire i suoi effetti sulla salute, il ricercatore Wayne Hall dell'Universita' del Queensland in Australia, ha analizzato i risultati di vari studi sul consumo di cannabis negli ultimi venti anni.
Tra i risultati di questo riassunto delle ricerche sulla cannabis, pubblicato sulla rivista “Addiction”, ce ne sono alcuni che sono evidenti. Per esempio, guidare dopo aver fumato marijuana raddoppia il rischio di incidente stradale. Nonostante questo, Hall evidenzia che in “molti di questi studi, una sostanziale percentuale di conducenti con cannabis nel proprio sangue aveva anche elevati livelli di alcool, rendendo difficile la distinzione, per il rischio incidente, tra gli effetti della cannabis e quello dell'alcool”.
Un altro degli effetti negativi della marijuana riguarda le donne incinte. Vari studi epidemiologici hanno individuato una relazione tra il consumo di questa sostanza e un ridotto peso dei bimbi al momento della nascita. Nello stesso ambito, anche se alcuni studi hanno riscontrato anomalie nello sviluppo dei bimbi quando le madri fumavano cannabis durante la gravidanza, studi successivi non hanno riscontrato uno stretto legame tra fumo e peso.
Come con qualunque altra droga, una delle principali preoccupazioni sul suo uso e' la dipendenza. Nel caso della cannabis, si calcola che il 10% delle persone che la consumano sviluppano una dipendenza. Questa cifra si incrementa al 16,5% per chi comincia a consumarla durante l'adolescenza. Questi dati indicano che la cannabis provoca meno dipendenza rispetto ad altre sostanze di uso frequente, come la nicotina, che ha un tasso di dipendenza del 32%, l'eroina, che ne ha un 23%, la cocaina, un 17% e l'alcool un 15%. A differenza di molte altre droghe, la cannabis non produce overdose mortale.
Rispetto al trattamento della dipendenza, i consumatori di cannabis che chiedono aiuto per venirne fuori, mostrano meno effetti negativi sociali e per la salute, anche se il risultato del processo di disintossicazione e' simile a quello degli alcolisti.
Nella sua indagine Hall si occupa anche della relazione tra il consumo di marijuana e il rischio di psicosi. L'uso abituale di cannabis raddoppia questo rischio, specialmente se si hanno dei familiari con trascorsi psicotici e si comincia a fumare marijuana durante l'adolescenza. Inoltre, l'uso abituale di cannabis durante l'adolescenza puo' portare ad un rischio doppio di schizofrenia. Anche se Hall riconosce che per alcuni autori degli studi non e' chiaro se ci sia una relazione causa-effetto.
Questa difficolta' per determinare se il consumo di cannabis sia la causa diretta di cio' che succede ad una persona, e' la stessa di alcuni studi sul cancro. Hall ricorda alcuni studi che mostrano uomini che fumano cannabis con un maggiore rischio di cancro alla prostata. Comunque, ci sono altri fattori legati allo stile di vita che si possono associare a questa abitudine, per esempio che i consumatori di marijuana non muoiono mai di Aids o di una malattia causata da un virus.
Relazione causa-effetto
Per questo stesso motivo, siccome gli studenti che consumano marijuana hanno peggiori risultati accademici ed hanno piu' probabilita' di consumare altre droghe illegali, non si puo' affermare che questi ultimi effetti siano causati dalla sostanza. Altri effetti del consumo abituale di marijuana durante l'adolescenza e la gioventu' sono i disturbi cognitivi, anche se non e' chiaro se i meccanismi che causano questi disturbi e la possibilita' che siano reversibili si debba addebitare alla droga.
Manuel Guzman, professore di Biochimica e Biologia Molecolare all'Universita' Complutense di Madrid e presidente della Societa' spagnola di indagini sui cannabinoidi, sostiene che il principale rischio del consumo di cannabis, “soprattutto durante l'adolescenza, sono alcuni disturbi psichiatrici e in particolari quelli psicotici”. Ma nello stesso tempo precisa che gli effetti della marijuana dipendono dalla sua composizione. “La piu' forte, che ha maggiore THC (tetraidrocannabinolo, il principale componente psicoattivo della cannabis), che e' piu' psicotico ed ha meno CBD (cannabidiolo), che e' anti-psicotico, e' quello con maggiore rischio”.
Sulla dipendenza, Guzman sostiene che chi lo e' dalla cannabis “sta peggio rispetto ad altre sostanze e spesso e' piu' reversibile rispetto ad altre droghe”. Rispetto al rapporto con il cancro, si tratta di una cosa non ben definita, perche' molte volte, quando si fuma marijuana si consuma anche tabacco, ed e' difficile individuare quali effetti ci siano rispetto ad una o all'altra sostanza. Nello stesso tempo, i cannabinoidi possono avere un effetto inibitorio nello sviluppo del cancro, contrastando l'effetto del fumo. Guzman rileva la differenza tra il modo di consumare tabacco e quello di consumare marijuana, per spiegare perche' la relazione con il cancro sia indubbia nel primo caso ma non nel secondo. “Quando parliamo di un fumatore cronico, ci riferiamo a qualcuno che possa fumare anche quaranta sigarette al giorno, una quantita' impossibile per chi fuma spinelli”.

(articolo di Daniel Mediavilla, pubblicato sul quotidiano El Pais del 07/10/2014)

ADUC Droghe

l'uomo che si batte per la canapa terapeutica in Svezia

A differenza degli altri paesi scandinavi, la Svezia ha una legislazione ultraproibizionista. Un uomo che aveva cominciato a disintossicarsi dagli psicofarmaci grazie alla cannabis, e che dopo l'arresto è stato costretto a tornare alla dipendenza, si sta battendo per la legalizzazione dell'uso terapeutico di canapa.

Craving Triggers. Grilletti che scatenano lo sparo.

La punta di uno spillo, un ago, un compact disc, un libro, una rivista, l’angolo della copertina di una rivista, un tavolo, una scrivania, un qualsiasi ripiano, un qualsiasi piano non ondulato, il contenitore dello sciacquone ad altezza uomo nei bagni di certi bar, le banconote arrotolate, le banconote non arrotolate, una certa canzone, un’altra canzone e un’altra ancora, un intero disco e un altro disco ancora, una sola melodia, un programma radiofonico, la voce di quello speaker, gli effetti sonori di una pubblicità ricorrente, il paesaggio industriale misto a file di alberi che ti scorre lungo la superstrada, il sole in una certa posizione e la luce che fa di pastello le nuvole. Un accendino, la carta stagnola, l’alluminio, una cannuccia per succhi di frutta, uno scontrino arrotolato, uno scontrino, un parcheggio in ombra, un parcheggio tra due macchine, un parcheggio poco in vista, un parcheggio coperto, un parcheggio sotterraneo, un parcheggio libero in una via alberata. Un odore, un sapore, un suono, un sogno, una fantasia, una paura, una preoccupazione, una vergogna, una festa, una felicità, un campetto, un parcheggio accostato al campetto. Un bar, una lavanderia, un supermercato, un parco, una panchina, un ospedale, il parcheggio dell’ospedale, il centro commerciale e il suo enorme parcheggio, il cinema, il multisala, la discesa stretta dopo la curva o la curva stretta dopo la salita. Le scalette, la casa rossa, la casa gialla, il semaforo, la rotatoria, il campo da basket, la piazza, il parcheggio dietro la piazza, la panchina nella piazza, la cabina telefonica, le schede telefoniche, le ricariche telefoniche, le schede dei supermercati, le carte di credito, le schede sconti, le schede punti delle stazioni di servizio, i biglietti da visita, i biglietti di qualsiasi natura. Il portafogli e il suo odore, le piazzole di sosta in superstrada o autostrada, gli autogrill e i loro parcheggi, le farmacie e il loro odore d’antipasto medicale che senti fino in fondo solo te, i luoghi isolati, le montagne, le belle panoramiche, le chiese, i palazzi, gli schiamazzi dei bambini, i richiami, i sapori, la forza pre-cognitiva dei sapori. Girare le chiavi per spegnere o accendere il quadro, la luce della macchina quando ti cade qualcosa. Tornare a casa vuoto e desiderare di essere pieno. Trovare un posto dove stare ed essere vuoto. Sentire l’eco d’una promessa di calore… l’eco, lontano. Della promessa eterna di un calore…. La promessa del brivido caldo che tutto sopisce e ristora, che rende la realtà a misura d’essere umano… aiuto...

"L'Italia (potenziale) leader della marijuana terapeutica. Un business da 1,4 miliardi all'anno"

Secondo uno studio della Coldiretti, il nostro Paese potrebbe diventare uno dei leader nella coltivazione della cannabis per uso medico e generare 10mila posti di lavoro

MILANO - Forse è ancora presto per dire di aver scoperto un nuovo settore anticiclico. Ma per uscire dalla crisi, varrebbe la pena provarci. Secondo la Coldiretti, la principale associazione per la difesa degli interessi degli agricoltori, il nostro Paese sta sottovalutando uno dei business che avranno in futuro - ma nemmeno troppo lontano - grandi potenzialità di crescita: la coltivazione, trasformazione e commercio in italia della cannabis a scopo terapeutico."Per i bisogni dei pazienti in italia e all'estero è un business da 1,4 miliardi e può garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi ai flaconi". E' quanto sostiene uno studio redatto da Coldiretti/Ixè che è statp presentato al forum internazionale di Cernobbio dell'agricoltura e dell'alimentazione.Attualmente, rileva lo studio, il principio attivo viene importato dal ministero della sanità con un costo di circa 15 euro al grammo. "Una prima sperimentazione - afferma il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo - potrebbe aprire potenzialità enormi".Lo Studio, tra l'altro, rivela particolari poco conosciuti al grande pubblico. Negli anni Quaranta, per esempio, con  100mila ettari coltivati, l'italia era il primo produttore mondiale di cannabis sativa, simile alla varietà usata per scopi terapeutici. I decenni successivi, con una legislazione più repressiva, ha poi interrotto questa tradizione."L'agricoltura italiana - sottolinea Moncalvo - è pronta a recepire le disposizioni del governo e a collaborare per la creazione di una filiera capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia".Lo studio, inoltre, ricorda come secondo una recente statistica quasi due italiani su tre (64%) sono favorevoli a coltivare la cannabis per uso terapeutico. Il che potrebbe essere un primo passo per riaprire la discussione sulle politiche sulla lotta alle droghe, visto il fallimento delle legge più repressive.

anche in italia ora si sniffa oki

E' un farmaco, un antidolorifico: in moltissime case è disponibile, lì nel cassetto dei medicinali di mamma e papà. Ma anche se non ci fosse, è semplicissimo procurarselo fuori, dal momento che l'Oki si trova facilmente in commercio sia in farmacia sia nei "mercati paralleli" degli adolescenti. E sono proprio loro ad essere diventati consumatori, a volte anche abituali, di questo medicinale, che viene "sniffato", per procurarsi un po' di sballo. "Sempre più giovani mi confermano l'abitudine ad usare questi medicinali come sostituti a buon mercato di droghe, seguendo un trend diffuso negli Usa" spiega a Panorama.itEnrico Comi, esperto di prevenzione, che gira per le scuole a informare i ragazzi sui rischi che si corrono.

Qualche settimana fa aveva fatto scalpore la notizia di una scuola di Martellago, in provincia di Venezia, dove alcuni studenti dell'Istituto Matteotti erano stati colti in flagranza a "sniffare" l'Oki. Ma non si tratta di un episodio isolato, perché nella vicina scuola media ragazzini poco più che 12enni hanno confermato questa "moda". Anche dalla Puglia arrivano conferme, con segnalazioni da parte di genitori, che hanno scoperto che le bustine di antidolorifico custodite in casa erano sparite. "Anche nella provincia di Milano questa nuova tendenza è diffusissima: solo un anno fa, quando ne parlavo coi ragazzi delle scuole dove faccio prevenzione, mi sentivo rispondere che ne avevano sentito solo accennare. Ora, invece, mi confermano di conoscere molto bene questa nuova frontiera dello "sniffo", con cenni di consenso" racconta ancora Comi.

Eppure l'Oki non è l'unica "droga da strada" a cui ormai fanno ricorso i ragazzi per procurarsi lo "sballo". Enrico Comi, 47 anni, padre di tre figli, lascia infatti intendere che di "polvere bianca" da inalare ne esiste anche altra, a portata di mano, anche in casa dei genitori. Ma i ragazzi sono consapevoli dei rischi che corrono?

No, per niente. Sono invece convinti di poter smettere in qualsiasi momento. Quando però chiedo loro se conoscono qualcuno che ha smesso, rimangono spiazzati.  

Pensa che questa nuova "moda" sia l'anticamera dell'uso di droghe vere e proprie?

Non proprio, nel senso che ormai i ragazzi si accontentano di qualsiasi cosa trovino in circolazione: se trovano la marijuanafumano quella, se c'è cocaina a disposizione ne assumono, altrimenti si accontentano delle bustine di Oki. Non esiste più una droga prevalente, si adattano a qualunque sostanza sia reperibile e si abituano a un po' di tutto.

L'importante è trovare un po' di "sballo"?

Sì e proprio questo è l'aspetto più preoccupante: i ragazzi si stanno abituando (e in alcuni casi si sono già abituati) a vivere usando qualcosa per avere delle emozioni, che altrimenti non sono in grado di provare. E questo nonostante lo "sballo" provocato, ad esempio, dall'Oki sia relativo: gli studenti mi raccontano che dura poco, dà un po' di ebrezza, ma niente di più.

Eppure gli effetti collaterali possono essere anche molto gravi, dalle irritazioni alla mucosa ai disturbi gastrici, ecc. Si tratta comunque di una "moda" importata dall'estero, dagli Usa?

Sì, i primi casi sono stati segnalati lì e, tramite internet, è stato facile fare lo stesso anche qui.

Comi, dopo un passato da tossicodipendente e la riabilitazione in comunità, è riuscito a cambiare vita. Di sé dice di "aver riaconquistato la capacità di amare se stesso" e "la volontà di amare gli altrie la vita". E' padre di tre figli e co-autore dell'opera teatrale StupeFatto,premiata nel 2013 dal Presidente della Repubblica con la medaglia per l'impegno civile e sociale . Nel 2008 è stato nominato ambasciatore di Pace dalla Universal Peace Federation e nel 2006 ha ricevuto il premio della Fundation for Grug Free Europe di Bruxelles.

Cosa dice ai suoi tre figli e ai ragazzi che incontra quotidianamente?

Ai ragazzi parlo dei rischi per la salute, con un taglio scientifico, ma cerco anche e soprattutto di stimolarli e di farli ragionare.

Cosa ne pensa della liberalizzazione della marijuana?

Molti ritengono che si possa smettere di "farsi le canne" quando si vuole, ma non è così. Non sono contrario alla legalizzazione in se stessa, ma penso che ci siano dei forti interessi che spingono in questa direzione. La quantità ad uso personale già consentita oggi non è affatto bassa, al contrario è importante. Vede, se viene approvato l'uso di cannabis a livello terapeutico, è poi più semplice approvarne anche l'uso ricreativo. In quasi tutti i Paesi dove è consentito l'uso terapeutico, si è poi arrivati alla legalizzazione anche ad uso personale. Penso che ci sia una strategia ben precisa da parte di qualcuno che ha forti interessi a che ciò avvenga.

Panorama www.panorama.it/scienza/salute/droga-anche-in-italia-si-sniffa-oki/

Diagnosticata per la prima volta la dipendenza da Google Glass

Il paziente è un 31enne della marina militare americana con precedenti disturbi dell'umore. Dopo aver smesso di indossare il dispositivo per 18 al giorno per molto tempo, ha presentato i primi sintomi

 MENTRE IL DOTTORE gli parlava per capire come aiutarlo, lui si toccava continuamente la tempia con la mano destra come ad attivare le funzioni degli occhiali di Google. È così che il suo medico ha potuto diagnosticare la sua dipendenza da Google Glass. Il protagonista della storia è un 31enne americano in servizio nella marina militare. L'uomo, che in passato aveva presentato disturbi dell'umore, si trovava dal medico per curarsi da un'altra dipendenza: quella da alcol. Ma lo specialista si è accorto che nel giovane militare c'erano segni di un altro disagio: dopo l'uso intensivo del dispositivo, 18 ore al giorno, infatti, aveva iniziato a presentare dei disturbi.

Il suo caso ora è esaminato in uno studio condotto dal ricercatore Kathryn Yung e da un gruppo di colleghi. Ed è stato pubblicato su Addictive Behaviors: racconta l'esperienza di un uomo "con precedenti di disturbi dell'umore". Un quadro clinico un po' complesso, quindi, non solo imputabile all'uso intensivo del dispositivo indossabile. Quando l'uomo si è presentato nel centro che lo aveva in cura per i problemi già manifestati, i dottori hanno notato atteggiamenti un po' anomali: nel parlare si toccava spesso la tempia con la mano destra riproducendo lo stesso movimento che serve ad attivare alcune funzioni dei Glass. L'uomo è poi entrato in cura per 35 giorni e il dispositivo gli è stato vietato. "L'astinenza è stata peggiore di quando ho smesso con l'alcool", ha spiegato il 31enne che ha raccontato anche di aver visto i suoi sogni come filtrati dalla piccola lente a destra del dispositivo. L'uomo ha visto diminuire la sua irritabilità e migliorare la memoria. Fatta la premessa che i disturbi possono essere la somma del complesso dei problemi presentati dal paziente, secondo i ricercatori "questo può essere considerato il primo caso di dipendenza da Internet legato all'uso dei Google Glass".

Repubblica www.repubblica.it/tecnologia/2014/10/15/news/diagnosticata_per_la_prima_volta_la_dipendenza_da_google_glass-98186532/

USA, le prime 5 lobby anti-legalizzazione della cannabis per entità di investimento

1) Compagnie farmaceutiche

2) Produttori di alcolici

3) Sindacati di polizia

4) Prigioni private

5) Sindacati di guardie penitenziarie

capita a Savona

SAVONA - Lo scontro frontale, tremendo. Nicolino Squillaci, 78enne di Savona, resta a terra sull'asfalto colpito dalla moto, senza assicurazione, di Fulvio B., un carabiniere 47enne. Il pensionato, che stava attraversando lontano dalle strisce in via Boselli, viene immediatamente trasportato al pronto soccorso, ma per lui non c'è niente da fare. Muore sabato sera dopo cinque ore di disperati tentativi da parte dei medici per salvargli la vita.

  L'agente, fuori servizio al momento dell'incidente, dopo qualche momento di tensione, si rifiuta di sottoporsi all'alcoltest e viene accompagnato anche lui in ospedale dai carabinieri, con i testimoni presenti che protestano temendo un trattamento di favore.   Al pronto soccorso l'uomo da ancora in escandescenza e viene calmato solo grazie all'intervento dei colleghi. I medici gli forniscono le cure necessarie e lo sottopongono agli esami del sangue. Esami, che nella giornata di domenica, hanno dato i loro risultati: il carabiniere è risultato positivo alla cocaina  e con un tasso alcolemico superiore a tre.    Subito dopo l'incidente, Orlando Pilutti, comandante della compagnia dei Carabinieri di Savona, a "Il Vostro Giornale", aveva chiarito: "Non vogliamo che ci siano equivoci. Abbiamo bisogno che le indagini siano complete e corrette per capire la dinamica dei fatti e le responsabilità del militare. Se ciò che si è detto dovesse essere corretto - aveva concluso - prenderemo i provvedimenti del caso, dal momento che si tratterebbe di comportamenti assolutamente condannabili e per nulla conciliabili con l'essere un carabiniere".

Infarto tra i giovani, la colpa spesso è della cocaina

 Cuore giovane a rischio per colpa della cocaina.

Secondo la Società italiana di prevenzione cardiovascolare se da un lato è diminuita la mortalità per infarto, dall'altro è aumentata la frequenza nei giovani a causa dell'uso sempre più frequente di sostanze stupefacenti come la cocaina. "La mortalità da infarto oggi è in riduzione - osservano gli esperti - siamo arrivati al di sotto del 5%, ma a preoccupare è l'aumento di incidenza di questa patologia tra i giovani che consumano cocaina".  

La cocaina è un potente vasocostrittore coronaricp. Secondo Bruno Trimarco, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) "la cocaina è un potente vasocostrittore coronarico, è per questo che può creare l'infarto del miocardio e aritmie gravi, come - aggiunge - la fibrillazione ventricolare. Tra le varie sostanze è quella che in assoluto ha l'effetto vasocostrittivo più intenso. I soggetti che usano questa droga per inalazione, oltre ad essere come tutti esposti all'infarto, hanno frequentemente problemi legati anche al naso. L'uso di questo potente vasocostrittore, infatti, determina zone di necrosi proprio a livello delle narici nasali".

Rischio infiammazione coronarie per adolescenti non vaccinati  "Spesso - prosegue Trimarco - negli adolescenti l'infarto è legato anche a fenomeni infiammatori delle coronarie, come può accadere in corso di influenza per una coronarite virale. In realtà questo discorso va collegato a quello del vaccino: nel corso degli anni si è sviluppata nei suoi confronti una certa diffidenza, dunque si è ridotta la percentuale di soggetti che vi si sottoponevano. Di conseguenza, questo ha portato più spesso gli adolescenti a influenze e complicanze gravi come l'infarto".

Aumento casi tra i 30 e i 50 anni  "Piu' in generale - sottolinea il presidente della Siprec - si è abbassata l'età tipica dell'infarto. Un tempo si attestava poco al di sopra dei 50 anni, mentre oggi si verificano sempre più spesso casi di infarto tra i 30 e i 50 anni. Una vita più stressante, l'impiego di sostanze stupefacenti, il cambiamento delle abitudini igienico-dietetiche con prevalenza di cibi 'spazzatura' (ricchi di colesterolo e acidi grassi), ma anche la riduzione dell'attività fisica, sono tra le principali cause che hanno comportato un abbassamento della soglia di infarto".  

La crisi economica ha influito sugli infarti Secondo Trimarco, tra la cause del picco di infarti tra i più giovani ha influito anche la crisi economica. "Quest'anno come Siprec abbiamo pubblicato uno studio in cui si vede chiaramente come la crisi abbia portato ad una maggiore preoccupazione per gli aspetti economici - ricorda l'esperto - facendo ridurre l'attenzione nei confronti del proprio benessere fisico. Naturalmente chi ha perso il lavoro non pensa ad iscriversi in palestra, sia per una questione materiale legata ai soldi sia per una psicologica legata ad una sorta di depressione".  

Come preverire un arresto cardiaco Infine l'esperto suggerisce come prevenire l'infarto: "Bisogna fare molta attenzione al cibo - osserva - La regola, semplice, è sempre la stessa: l'apporto calorico deve essere proporzionato al consumo. Un importante determinante del rischio cardiovascolare, infatti, è l'obesitaà: oggi purtroppo sta aumentando soprattutto nei giovani, i quali - conclude -mangiano peggio e fanno meno attività fisica. Dunque quello che consiglio è dieta sana e una sana corsetta".

www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Infarto-tra-i-giovani-la-colpa-spesso-della-cocaina-767a6b5f-a87c-4e9f-a300-966b0bff4b14.html

SIGARETTE: QUANTO MI COSTATE IN €URO E IN SALUTE PERSA?

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La Redazione

 

Dalla “droga da discoteca” una cura per la depressione

I ricercatori scoprono nella Ketamima – uno stupefacente illegale utilizzato per lo sballo dai frequentatori di discoteche – una sostanza capace di curare con successo la depressione, anche nelle forme gravi

 Chi frequenta i locali come le discoteche sa che cos’è la Ketamina, dato che vi sono persone che la utilizzano come mezzo per sballare. E’ una sostanza utilizzata sia in medicina veterinaria che per uso umano, ed è un anestetico dissociativo. Tuttavia, assunta in dosi particolari (in genere inferiori a quelle mediche) ha degli effetti paragonabili a psichedelici come LSD. Per questo motivo è purtroppo illegalmente diffusa in certi ambienti.

Ora, i ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Oxford hanno scoperto che la Ketamina può curare con un certo successo la depressione, anche nelle forme gravi e nei pazienti che non rispondono alle cure standard. L’effetto, che differisce dagli antidepressivi tradizionali, è rapido ed efficace, riportano gli scienziati.
Lo studio, condotto dal dott. Rupert McShane e colleghi è stato pubblicato sulJournal of Psychopharmacology, e suggerisce che la Ketamina possa essere considerata un nuovo promettente antidepressivo che funziona in modo diverso dagli antidepressivi esistenti.

Come accennato, l’effetto si mostra particolarmente evidente nei pazienti chesoffrono di depressione grave, che dura da anni nonostante le molteplici terapie cui sono stati sottoposti.
Il team di ricerca ha sottoposto a trattamento con la Ketamina un primo gruppo di 45 pazienti affetti da depressione grave. In tutto sono state fornite circa 400 infusioni.
Sebbene molti pazienti così trattati abbiano sofferto di una ricaduta entro un giorno o due, il 29% ha sperimentato un beneficio che è durato almeno tre settimane, mentre per il 15% i benefici sono durati oltre due mesi, prima di avere una eventuale ricaduta.

I risultati si sono mostrati subito promettenti, e i ricercatori ora stanno valutando il modo di riuscire a mantenere l’effetto antidepressivo il più a lungo possibile, in modo da evitare ricadute.
Anche gli effetti collaterali pare siano minimi, dato che non vi sono stati effetti negativi sulle facoltà cognitive o sulla vescica. Alcuni pazienti hanno tuttavia sperimentato sintomi d’ansia o di malessere.
Ecco dunque come un farmaco, utilizzato anche in modo indiscriminato e pericoloso da certe persone, possa essere un aiuto per chi davvero ne avrebbe bisogno.
 La Stampa www.lastampa.it/2014/04/03/scienza/benessere/medicina/dalla-droga-da-discoteca-una-cura-per-la-depressione-TREmhjHSwyuKYDGamFCt4M/pagina.html

La ketamina causa gravi danni al fegato

Una ricerca pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology dimostra come l’utilizzo e l’abuso di ketamina, il noto anestetico, possa causare gravi danni al fegato

Attenzione all’uso della ketamina. Il noto anestetico dissociativo, utilizzato sia in ambito umano che veterinario, può essere causa di gravi danni al fegato.Questo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università Cinese di Hong Kong con uno studio i cui risultati sono stati pubblicati su Clinical Gastroenterology and Hepatology.

La dott.ssa Grace Lai-Hung Wong e collleghi della CU hanno valutato gli effetti della ketamina su 297 soggetti che utilizzavano questa sostanza in modo continuativo e a causa di disfunzioni del tratto urinario. Per far ciò, i ricercatori hanno impiegato esami istologici e radiologici. La definizione di danno epatico è stata poi stimata basandosi su parametri quali un aumento e superamento di oltre due volte il limite del valore normale in un pannello biochimico epatico.
Sette pazienti con enzimi significativamente anormali sono stati sottoposti a biopsia epatica percutanea, mentre 6 pazienti sono stati invece sottoposti a risonanza magnetica colangiopancreatografia retrograda endoscopica (ERCP).

Dai risultati degli esami, i ricercatori hanno scoperto che la prevalenza di danno epatico è stata del 9,8% (colestatica in tutti i casi). In tutti i sette pazienti valutati dalla biopsia epatica si sono osservate lesioni del dotto biliare. Nonostante la giovane età, due pazienti presentavano una fibrosi a ponte. Infine, sono stati trovati dotti biliari dilatati o prominenti o senza ostruzioni o compressione estrinseca in tre dei 6 pazienti sottoposti a risonanza magnetica ERCP.
«L’abuso di ketamina sembra dunque portare a una dilatazione comune del dotto biliare, lesioni del dotto biliare e anche una significativa fibrosi del fegato», scrivono gli autori.

Ecco pertanto come l’uso non controllato o l’abuso di questa sostanza può essere assai dannoso per la salute in generale e del fegato – come suggerito in particolare da questo studio.
La ketamina è una sostanza che, se utilizzata in dosi inferiori a quelle terapeutiche, può avere effetti pari e superiori agli allucinogeni. Un uso sconsiderato può dare molti e pericolosi effetti collaterali. Per saperne di più si può visitare la pagina web dell’ASL di Casale Monferrato (AL) a questo indirizzo:www.aslal.it/Sezione.jsp?idSezione=1679.
 La Stampa www.lastampa.it/2014/10/10/scienza/benessere/medicina/la-ketamina-causa-gravi-danni-al-fegato-7zTeBAU9akPCrUNd7v7V2L/pagina.html

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