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Novità

Strana esperienza con la marijuana

Ciao a tutti mi chiamo Federico e ho 14 anni, sono un fumatore occasionale di cannabis ma ultimamente sto iniziando a fumare di più. Non insultatemi perchè fumo a questa giovane età e no, non lo faccio per sentirmi un "ribelle" e/o "grande", lo faccio solo per provare esperienze sempre più nuove. Ieri un mio amico mi aveva offerto una canna intera divisa in 2 (saranno stai 0,8 g), comprata da suo fratello che a parere mio da roba buona. Chiedendo che erba fosse la risposta fu: "marijuana indica bagnata con olio di canapa". Io davanti a quella risposta rimasi molto perplesso ma fumai comunque. Dopo aver fumato gli effetti sembravano uguali a tutte le altre volte tranne uno strano senso di eco quando parlavo. Dopo 10 minuti gli effetti salirono vertiginosamente fino al punto che mi ritrovai di colpo sul divano disteso con la gamba che tremava ad una velocità pazzesca. Non riuscivo a stare fermo. Quando compivo delle azioni complicate avevo la sensazione di essere seduto al cinema a guardarmi un film e non potevo compiere altre azioni tranne che guardare. invece le azioni ripetitive, come camminare, mi davano un senso di rilassatezza enorme. Gli effetti scomparvero definitivamente 3 ore dopo lasciandomi un senso di confusione misto a mal di testa. Volevo chiedervi se la roba che ho fumato era buona o era mischiata con qualche prodotto chimico. Scusate se non mi sono espresso bene ma è difficile da spiegare. Ciaoo.

Nuggets

Kiwi tastes a golden nugget. It's delicious.Script, direction, animation: Andreas Hykade

Ecco un libro interessante.......L'EROINA E' MERDA CHE SA DI VANIGLIA

 Io domani correrò in edicola a comprarmi questo libro...

comunque un'altr bellissimo è LA COLLINA di ANDREA DELOGU...
 
- L'EROINA E' MERDA CHE SA DI VANIGLIA :
 
Io camminavo per la strada, lui a fianco e sullo sfondo una chiesa vicino,
da tempo un uomo lui ed io poco piu' di un ragazzino.
Aveva fame e freddo dentro agli occhi
aveva l'odio per i ricchi e per le macchine dei poliziotti
entró nel giro da frichino con un paesano,
faceva gli affari con i grossi mentre io giocavo,
e quel campetto era il suo diversivo
ma io gli stavo appiccicato come un muro sta s'un adesivo
"Ma giá la gente ti conosce sai, e quando la gente parla troppo te ne
accorgerai"
gli dicevo, ma non mi ascoltava, era allerta,
e si ritirava come sempre con la sua lambretta.
Non passava giorno senza svolta in mano,
era un mio fratello, ma nemmeno mo' io mi fidavo
c'era molta folla nella via,
quando lasció la sua casa accompagnato dalla polizia.
 
Cinque minuti ancora...
passa veloce come un colpo della sua pistola.
Cinque minuti per una storia...
 
E quella notte non mi passó mai
ma é da quella notte che cominciarono i piú seri guai
le prese perché non ha mai parlato,
il suo silenzio era rispetto e nella strada fu alzato di grado.
Ed i suoi affari si allaraavano anche se fuori
cresceva l'invidia e crescevano i suoi traditori
perché si sa che quando uno sta a ruota non c'é scampo
e per qualche grammo ti fa anche lo scalpo
Dopo il sole il buio, tutto finiva come era iniziato
pera dopo pere e un po' di furti al suo vicinato
l'eroina é merda che sa di vaniglia
non sai piu' chi sei e dove sta la tua vera famiglia,
percio' rubava anche a sua madre e al padre, e anche a suo fratello
che sapeva ma non ha mai provato a trattenerlo
perché negli occhi gli vedeva amore, gli vedeva rabbia
presa da una spada eppoi rinchiusa in gabbia.
 
Cinque minuti ancora...
passa veloce come un colpo della sua pistola.
Cinque minuti per una storia...
 
Oramai affannato come un affamato lo incontravo per la strada
e non so nemmeno se mi riconosceva,
barcollando con la morte che gli stava appresso,
che prima o poi se lo portava ai piedi di un cipresso.
E gli sbirri lo lasciavano stare
perché gli sbirri sanno bene di che cosa si devono occupare
e qualche tossico fa pure bene, dá la forza
a chi usa le leggi dello stato e ingrassa la sua scorza.
E successe un po' di tempo fa,
che per risolvere dei soldi torno' a casa nella sua cittá
rientrava, si, ma con una pistola che stringeva in pugno
suo fratello lí e la madre chiusa in bagno
Davanti, sangue del suo sangue, carne di carne sua
che si guardavano negli occhi pieni di paura
"Qui non porterai via niente finché campo!"
Il silenzio prima, poi si é udito uno sparo dopo l'altro.
 
Io dico quel che so, parlo come sto
prova ad assaporare quello che racconto mo'
perché é cusci', questa é la storia di un dannato,
perché questa é storia di una razza che 'sta societá ha giá condannato.
Se giá lo sai, perché é come ho detto prima,
la mente si controlla quand'é veramente sovversiva.
La svolta d'ero é come un terno al lotto,
ed ogni volta che esce un numero ogni volta pensi che sei morto
e questo pezzo é dedicato a chi lo ha giá pescato
e a chi non mi puo' piú sentire perché é giá crepato.
a chi non guarda se lo guardo in faccia
ad un fratello di un fratello che per questo ha perso la pellaccia.
 
Cinque minuti ancora...
passa veloce come un colpo della sua pistola.
Cinque minuti per una storia...
 

Erba e paranoie esistenziali

Salve, sono un ragazzo di 20 anni appena compiuti, fumo da circa 7-8 mesi quotidianamente (quando si può), ma comunque molto spesso e anche abbastanza. La prima canna l'ho fatta prima quasi un anno fa e ricordo che mi presi subito male, ma non che non mi piacesse l'effetto, il "rincoglionimento" e l'euforia, anzi! Però mi sentivo debole, INDIFESO, nel senso che quando fumo mi sembra di perdere le abilità sociali, non riesco più a fare una battuta a tono alto e simpatico, quando parlo normale mi sembra di avere un tono da funerale.. direte 'sono paranoie tue tranquillo', e invece ho paura di no perchè, in breve, io ho staccato letteralmente col mondo chiudendomi in casa per 3 anni di fila, dai 15 (il cuore dell'adolescenza) ai 18 mi chiusi in casa, lasciai la scuola, gli amici, TUTTO, vedevo solo la mia famiglia. A 18 ripresi gli studi da privatista (quindi niente scuola normale) e l'anno scorso mi sono diplomato. Nello stesso tempo mi iscrissi a basket e conobbi un amico con cui esco tutt'ora e fumo. Ora ho pochissimi amici (4-5 che io ritengo pure parecchio sfigati, passatemi il termine) e molti conoscenti con cui appunto fumo, ma ogni volta sono paranoie esistenziali nel vero senso della parola, la mia giornata è così: mi sveglio, mi specchio per molto tempo poichè mi ritengo brutto, 20 anni e mai una trombata qualcosa vorrà dire (ok che ho la scusante che sono stato 3 anni chiuso, però dai), faccio colazione, mi organizzo con i miei per prendere il fumo, esco il pomeriggio e appena metto piedi fuori casa dio bono è la fine. Faccio due passi e penso: "schiena dritta, sguardo avanti, chissà quella ragazza cosa ha pensato di me, chissà quei tipi se mi hanno visto ridicolo mentre cerco di apparire sicuro", mi vedo con i miei amici e mi rendo conto di quanto cazz* io sia STUPIDO. Sono inibito socialmente dio santo, non prendo mai l'iniziativa di parola, parlo solo accodandomi ai discorsi altrui senza poi aggiungere nulla di importante ma dicendo solo cose scontate e ovvie, quando cerco di fare qualche battuta mi rendo conto di avere sempre quel tono apatico/triste che, e direi pure, di certo può essere la battuta più bella del mondo (e modestamente alcune buone mi escono xD) ma detta con una voce come la dico io si taglierebbe le vene chiunque. Il problema è che nella mia testa suona bene, diciamo che "il mio cervello è ok", il suo lavoro lo fa, poi quando la passa a "me" (seguitemi vi prego) esce fuori una cosa obrobriosa, e me ne rendo conto quando l'ho detta che 8 volte su 10 mi prenderei a schiaffi da solo e mi chiedo perchè gli altri non lo facciano. (E QUI SONO ANCORA SANO)

Quindi mi vedo con i miei amici e andiamo a fumare, ecco bastano 5 tiri (e non sono uno che regge poco, anzi) che mi zittisco più di quanto già faccio, parlo ancora meno per paura di dire cose non interessanti (e infatti pure da sano è così come vi ho detto, infatti non ride mai nessuno alle mie battute proprio per il tono e la "fotta" che manca quando le dico) e penso sempre di avere la faccia e gli occhi tristi. Ho provato a darmi delle spiegazioni, e penso sia colpa appunto di quei 3 anni chiuso davanti a un pc, in cui non ho sperimentato nulla a livello sociale/sentimentale, però boh il passato è passato, ora bene o male due tre amici ce li ho, ho tanti conoscenti con cui fumare, non vedo PERCHE' DIAVOLO NON RIESCA A GODERMI IL PRESENTE E PENSO SEMPRE A COME POTEVO ESSERE SE NON MI FOSSI FERMATO.Certo che poi anche quando sono uscito non è che tutte le tipe mi saltassero addosso eh, anzi il contrario.. probabilmente ora sono così giù perchè ho realizzato di non piacere, ma poi mi rispondo (e sì io mi faccio un sacco di discorsi in testa e questo mi ammazza letteralmente di fatica) che per piacere a tipe e amici devo essere solare, sicuro, quindi cosa faccio? Fingo di dimenticare quei 3 anni e che io sia come gli altri, così sembro sicuro, sembro solare e avrò anche io amici e ragazze. Funziona? Assolutamente no. Non riesco a fingere di avere avuto esperienze che non ho avuto, mi sento inesperto in tutto. Ora direte: prova a resettare tutto e fattele ORA queste esperienze. Beh non ci riesco, perchè vivo 24 ore su 24 triste, depresso proprio perchè a 20 anni un 12enne ha avuto più esperienze e ha più carattere/sicurezza di me.Vabbè inutile dire che quando fumo (anche da solo a casa) il solo e unico pensiero del viaggio è: "MA IO FACCIO DAVVERO COSI' SCHIFO?! INTENDO SIA DI FACCIA (e qui mi specchio ore) CHE DI CARATTERE, mi dico: "Guardati che razza di schifo sei venuto su a 20 anni, insicuro, senza alcuna esperienza, senza nessuna idea di giusto e sbagliato, sei VUOTO."Pensandoci penso molte cattiverie su di me, ma le penserei ugualmente se io fossi un ragazzo normale (e se dio vorrà lo sarò in un'altra vita penso ormai) e vedessi uno nelle mie condizioni, non per niente quando ripenso a me a 15 anni (anno in cui la mia vita si distrusse) non posso che provare odio verso quel ragazzino viziato che per pigrizia preferì abbandonare scuola e ritirarsi a casa.

 

Insomma scusate se sono stato estremamente prolisso ma ci tenevo ad essere il più dettagliato possibile. Se volete cambiate il titolo in "Ritratto di uno schifo" o una roba così.

Grazie ancora per la pazienza e nulla, anche se nessuno risponderà bene o male mi sono un po' sfogato.

Svenimento cannabis

Salve a tutti,sono nuovo nel sito e mi sono registrato appositamente per ricevere aiuto da qualcuno di voi chiarendomi alcune cose.
Ho 17 anni e fumo cannabis quotidianamente da 3 anni ma una cosa del genere non mi era mai successa. Ieri sera ero con amici a casa e abbiamo bevuto un po' di vodka e fumato un po' ma niente di che rispetto ad altre sere in cui abbiamo fumato o bevuto molto di più.A fine serata decidiamo di concederci un personal a testa e rollo una canna con fumo erba tabacco e un po' di resina estratta dal grinder. Dopo averla fumata inizio a sentirmi come mai mi era successo prima d ora. Inizia ad abbassarmi la pressione e girarmi la testa, la voglia di uscire fuori casa mi assale e inizio a sentirmi male,inizio a vedere tutto a pallini blu e chiamo un mio amico che mi da sostegno facendomi appoggiare a lui. Ad un certo punto inizio a non vedere proprio più niente le facce dei miei amici, le cose attorno a me tutto nero sentivo solo le voci e a che ero appoggiato al mio amico a che mi ritrovo a terra con i miei amici che mi alzavano le gambe ed io tutto sudato cerco di rialzarmi tutto sudato inconsapevole di tutto ciò che era successo come se avessi avuto blackout al cervello,non ricordavo come era successo che ero finito a terra.I miei amici mi hanno spiegato che ho avuto una sorta di svenimento e che stavo per avere le crisi epilettiche forse. A me ste cose non sono mai successe ne con l alcool ne con nessun tipo di erba/hashish. A questo punto il quesito che volevo porre e che non so se devo preoccuparmi per la mia salute, secondo voi è stata solamente colpa di un calo di pressione con conseguente bad trip da cannabis? Però non capisco come possa essere stato a provocare questa sorta di svenimento dato che alla sostanza ci sono abituato e non ho mai avuto alcun tipo di problema di questo genere . È successo ad alcuni di voi? Quale potrebbe essere stata la causa e quali sono i consigli che mi date? Potrebbe anche riaccadermi la prossima volta che fumo?

Contenuto Redazionale Stupri nei campus Usa: una proposta per cacciare il lupo

Dietro la scintillante facciata dell’istruzione migliore al mondo, a suon di dollari da risarcire per molti anni ancora dopo la laurea, si nasconde un’insidia – non nuova – di cui si possono solo intuire le proporzioni (non esistono, ad oggi, dati certi). Si tratta delle violenze, molestie o stupri in piena regola, da cui devono difendersi le studentesse all’interno dei campus americani. Secondo le stime, circa il 25% delle donne subisce violenza sessuale durante gli anni del college.

Il fenomeno è complesso e smentisce la tesi secondo cui un’alta istruzione assicura una levatura morale. Uno dei principali fattori scatenanti – oltre al desiderio di conquista e supremazia dell’uomo nei confronti della donna – è il tasso alcolico durante le feste, in particolare, quelle organizzate nelle case delle Confraternite.

E’ di ieri un articolo apparso in prima pagina sul New York Times, dove viene proposto di dislocare le feste nelle case delle Sororities. In molti sostengono che dando alle ragazze il vantaggio di giocare “in casa”, si avrebbe la possibilità di feste più regolamentate.Una delle cause che portano a episodi di violenza durante le feste dai ragazzi, è che in un attimo si può essere condotte ai piani di sopra, direttamente nelle camere degli studenti. E’ più difficile sbattere fuori un compagno troppo insistente da casa sua, che non il contrario.

Si ipotizza che se le feste fossero in mano alle ragazze – bisognerebbe ovviamente cambiare il regolamento che da anni vieta la distribuzione di alcol all’interno delle associazioni femminili – ci sarebbe più senso di protezione; verrebbe garantito un livello di vigilanza messa in atto da soggetti prestabiliti e sobri.

Organizzando l’evento, le ragazze avrebbero inoltre il vantaggio di decidere cosa mettere dentro i punch serviti gratuitamente agli invitati. L’anno scorso alla Brown University (una delle otto facenti parti la Ivy League), una confraternita è stata chiusa dopo che ad una ragazza era stato servito un cocktail contenente Ghb, un sedativo conosciuto come droga da stupro. Nelle confraternite viene servito alcol anche a chi è già visibilmente ubriaco e – come sostiene una studentessa della George Washington – c’è la netta sensazione di entrare in un luogo dove “il leone è seduto in un angolo e osserva la gazzella arrivare”.

Resta innegabile il problema – intrinseco nella società americana, ma di rapida esportazione culturale anche altrove – dell’abuso di alcol.

Negli ultimi mesi, Emma Sulcowicz ha catalizzato l’attenzione sul problema, mettendo in atto un progetto efficace quanto immediato. In qualsiasi parte del campus si trovi, porta con sé il proprio materasso. L’iniziativa nasce come protesta nei confronti dell’università, la Columbia (un’altra della Ivy League), che ha deciso di non punire lo studente accusato di stupro da lei e altre due studentesse.

Sono numerosi, come spesso accade in altri frangenti, i casi che non vengono denunciati alla polizia; le donne dicono di provare un senso di colpa o vergogna e preferiscono affossare l’esperienza dentro una cavità remota della loro memoria.

In Italia, negli ultimi quindici anni, il consumo di alcool tra le adolescenti è raddoppiato, e sono molti gli studi che evidenziano il legame stretto tra alcol e aggressioni sessuali.

Le donne si sono appropriate della libertà di divertirsi come più gli garba, bevendo e allentando quelle briglie a lungo troppo strette, ma il lupo della fiaba se ne rimane a piede libero, sotto le mentite spoglie di un mite compagno di scuola.

 www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/22/stupri-nei-campus-usa-una-proposta-per-cacciare-il-lupo/1360712/

Contenuto Redazionale "Le dipendenze patologiche, Clinica e psicopatologia" di V. Caretti - D. La Barbera, Cortina Editore

Il volume raccoglie i contributi dei principali ricercatori italiani sulle più attuali forme di dipendenza - dalle nuove droghe alle dipendenze sessuali e al cybersesso, dal gioco d'azzardo compulsivo alle dipendenze tecnologiche -, con una particolare attenzione agli aspetti clinici e psicopatologici. I singoli capitoli prendono in esame le varie tipologie della dipendenza, indagate sotto il profilo dei sintomi, del decorso e dei possibili interventi terapeutici. Vengono inoltre approfonditi gli aspetti evolutivi, al fine di chiarire le cause dei differenti disturbi comportamentali.

Gli autori

Vincenzo Caretti insegna Psicopatologia dello sviluppo presso il dipartimento di Psicologia dell'Università di Palermo. Con N. Dazzi e R. Rossi ha curato l'edizione italiana del "DSM-IV. Guida alla diagnosi dei disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza" (Milano, 2000).

Daniele La Barbera insegna Psicologia clinica presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Palermo.

Contenuto Redazionale El observatorio de drogas del ‘Doctor X’

 

El experto en drogas Fernando Caudevilla cerca del centro de salud en que trabaja. / SANTI BURGOS,

El Pais, sociedad.elpais.com/sociedad/2012/08/25/actualidad/1345903587_168033.html

Fernando Caudevilla es un facultativo experto en drogas que navega a contracorriente. Su discurso se aleja del de muchos otros médicos, y por eso recibe consultas de los consumidores de drogas. Hace dos meses una mujer de 57 años con cáncer de pulmón le pidió consejo. La señora había probado con la marihuana para evitar los vómitos que le producía la quimioterapia, le iba bien, pero no sabía si debía seguir consumiendo. Su oncólogo no se pronunciaba. “Quería la opinión de un médico, pero sin juicios morales”, explica Caudevilla cerca del Centro de Salud Puerta Bonita, en Carabanchel, Madrid, donde está realizando una suplencia este verano. El médico madrileño, de 38 años, informó a la mujer de los pros y los contras de su consumo y le dijo que, en caso de que decidiera seguir con la marihuana, usara un vaporizador en vez de fumarla.

A Caudevilla ya se le conoce como el Doctor X . Así le han bautizado en Energy Control, la organización con la que colabora desde hace 12 años. El apelativo, que surgió como una broma —equis es como popularmente se denomina al éxtasis, droga de diseño—, ha acabado dando nombre al consultorio online que mantiene en la web de este colectivo. Allí, los consumidores de drogas le plantean sus dudas.

Energy Control, proyecto de la ONG Asociación Bienestar y Desarrollo, es una plataforma que colabora con el Plan Nacional sobre Drogas y que trabaja en el análisis de las sustancias y en la reducción de riesgos. Su labor se desarrolla en la primera línea, por lo que suelen ser los primeros en enterarse de los cambios que se producen en el mercado. Instalan puestos en fiestas, raves y festivales para que la gente que se dispone a consumir drogas pueda obtener información in situ de qué es lo que va a tomar. En su sede de Barcelona, además, cuentan con un laboratorio en el que analizan muestras que les llevan los consumidores. Energy Control no está a favor ni en contra del consumo; asumen que este se va a producir y, por tanto, procuran ofrecer la máxima información posible al usuario.

El llamado Doctor X es médico de familia y colabora con la Sociedad Española de Medicina Familiar y Comunitaria (Semfyc). Coautor de un estudio sobre la droga 2C-B publicado en la revista científica Journal of Psychopharmacology, ya ha podido comprobar, con sus compañeros de Energy Control, que este verano han vuelto con fuerza las pastillas de éxtasis, un fenómeno que se viene registrando en el último año y medio. “El éxtasis que circula ahora es más potente”, asegura. “Se vuelven a ver pastillas con dosis medias elevadas. Contienen entre 80 y 120 miligramos de MDMA [metilendioximetanfetamina]”. Es decir, si uno consume la misma dosis que hace dos años, tiene más probabilidades de entrar en niveles que implican toxicidad. Tras dos años con gran presencia de cristal (MDMA en polvo), reaparecen las pastis. Entre otras cosas, porque es menos fácil adulterarlas.

Aàrecen nuevas drogas en el mercado como la metoxetamina

Aparecen nuevas legal highs, esas drogas que nadan en el limbo de la alegalidad y que se adquieren por Internet. Sustancias que son fruto de experimentos de laboratorio, no probadas en humanos, y que para cuando son detectadas e ilegalizadas por las autoridades europeas han sido sustituidas por una nueva versión de la que se ha modificado algún componente.

Entre ellas, la metoxetamina, droga similar a la ketamina, que produce, a dosis bajas, una ligera sedación y euforia; y cannabinoides sintéticos como el JWH-250 y el JWH-021. “Potencialmente, estas drogas son mucho más peligrosas que la cocaína, el éxtasis y el cannabis, que conocemos desde hace 80 años. Pasan directamente de la probeta a la pista de baile, y en cualquier momento, aparece una sustancia rara, y mueren cinco personas”, explica. “La solución de siempre, que es ilegalizarlas, no sirve de nada: a la siguiente semana sale otra que es aún más desconocida”.

La otra tendencia que se mantiene es la adulteración de la cocaína con levamisol, un antiparasitario que debilita las defensas y genera un descenso de los glóbulos blancos y problemas en la piel: entre el 50% y el 70% de las cocaínas están adulteradas con esta sustancia (algunas en un 10%; otras, en un 50%), asegura.

Caudevilla, que tiene previsto abrir una consulta en Madrid en otoño, recibe todo tipo de preguntas en su consultorio online de Energy Control. Entre las más frecuentes: compatibilidad de uso cuando se toman otros medicamentos; posibilidades de detección del consumo en análisis rutinarios; e interacciones entre anticonceptivos y drogas.

Contenuto Redazionale "Così cerchiamo di ricostruire le nostre vite devastate dal gioco"

Jacopo Storni, Corriere dell Sera

Monteroni D’Arbia (Siena) - Hanno perso tutto: la casa, la macchina, il lavoro, gli affetti. Hanno perso la fiducia dei familiari, hanno perso mogli e mariti, nessuno crede più a quello che dicono. Qualcuno di loro ha tentato il suicidio. E allora si giocano l’ultima carta. Non certo quella del gioco, che li ha ridotti sul lastrico, ma quella della salvezza. Per molti di loro l’asso nella manica si chiama Orthos, la prima ed unica casa d’accoglienza in Italia per dipendenti da gioco d’azzardo. Si trasferiscono qui per tre settimane, qualcuno per molto di più. Mangiano, vivono, lavorano e dormono qui. C’è chi lo chiama l’albergo dei ludopatici, è una comunità residenziale per giocatori d’azzardo, un podere incantevole fuori dal mondo, incastonato tra i vigneti e gli uliveti della campagna senese, nel Comune di Monteroni d’Arbia. 

Qui i ludopatici tentano di cambiare vita. Via il computer, incubatore di tentazioni, via il telefonino, dove chiamano spesso i debitori, via i collegamenti col mondo esterno. Si ritorna alla terra, alla vita nei campi, al sapore delle cose semplici. “Tentiamo di riscoprire il piacere della natura, di un libro, della musica e della relazione con l’altro, tutte cose che sono state perdute e che hanno comportato la caduta negli abissi del gioco, che spesso è causato da perdite o mancanze affettive ed è portatore di gravi crisi esistenziali”. Lo psichiatra Riccardo Zerbetto è il direttore di Orthos. Ha ristrutturato di sua iniziativa questi casolari grazie al contributo dell’assessorato al sociale della Regione Toscana. Crede molto nell’unicità di questo progetto: “Il trattamento ambulatoriale dei Sert spesso non è sufficiente perché i giocatori non riescono mai a staccarsi completamente dalle tentazioni materiali del gioco”. Il lavoro nei campi comprende potatura delle piante, taglio della legna, raccolta delle olive e produzione di olio. 

 

A tutto questo viene affiancato un intensivo programma terapeutico: sedute psicologiche di gruppo, incontri personalizzati, tecniche di drammatizzazione delle emozioni negative. E poi disegni di gruppo in cui raffigurare le paure inespresse, meditazione, passeggiate nel bosco e letture collettive. E ancora: il pranzo tutti assieme, i turni in cucina e nelle pulizie. Vite da condividere. Nella comunità non ci sono cuochi e non ci sono colf, gli ospiti autogestiscono la loro permanenza e questo, a detta dei responsabili, è assolutamente terapeutico. “Proviamo a riconsiderare e ricostruire l’esistenza dei nostri ospiti, questa esperienza è l’occasione per intervenire su quei fenomeni compulsivi e ossessivi che interferiscono con la capacità di regolare i propri impulsi e di realizzare un soddisfacente progetto di vita”. Gli ospiti sono seguiti da dodici operatori specializzati tra psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. Quando i pazienti arrivano in questo casolare, non hanno più niente da perdere. “Avevo una casa e me la sono giocata, avevo una macchina e me la sono giocata. Mia moglie mi ha messo alla porta”. E allora Andrea, dopo 500mila euro buttati nel vortice dell’azzardo, è arrivato quassù, dove ha incontrato Francesco, 1 milione di debiti con l’ippica, padre di una figlia che neppure conosce: “Non conosco mia figlia, non so quali siano i suoi gusti, quali siano le materie scolastiche che preferisce. Grazie a Orthos ho conosciuto me stesso e anche i miei familiari. Prima ero un fantasma, vivevo soltanto per le corse dei cavalli, non lavoravo, non parlavo con nessuno, non curavo il mio corpo. Adesso finalmente ho una vita sociale”. Storie simili e così diverse. Avvocati e operai, ingegneri e disoccupati. 

 

Tutti possono cadere nella spirale del gioco, chiunque può arrivare a Orthos. Giovani e anziani, uomini e donne, come Angela: “Tutti i week end li trascorrevo alle slot machine. Entravo al casinò all’ora di cena e uscivo alle 5 della mattina successiva. Oppure al bar, la sera e anche la mattina per colazione. Quelle ore davanti alle slot, così piene di colori e false emozioni, erano gli unici momenti della giornata in cui mi sentivo bene. Orthos mi ha permesso di attribuire un valore diverso ai soldi, mi ha insegnato a stare con gli altri, a capire perché sono arrivata a buttare tutti i miei risparmi nel gioco. Mi riempivo la vita di azzardo perché ero vuota in tutto il resto, rifiutavo i sentimenti e su questo ha inciso pesantemente la mia infanzia, quando per due anni di fila sono stata abusata”. Anime alla deriva, stritolate dal gioco, persone che hanno perso qualsiasi etica e razionalità: “Rubavo l’incasso del ristorante a cui lavoravo per andare a giocare alle slot e alle Vlt (Video Lottery Terminal ndr),” racconta Paolo. Gli fa eco Francesco: “Chiedevo prestiti a mia moglie raccontandole che mi servivano per pagare i fornitori della mia azienda. I miei familiari non sapevano che invece mi servivano per giocare. Per nove anni ho fatto una doppia vita”. Nella comunità di Orthos ci si mette a nudo raccontando se stessi, si fanno i conti con il proprio passato, si ride ma soprattutto si piange, ritornano a galla gli scheletri del passato. Si intrecciano storie drammatiche e traumi sotterrati. Dice Lorenzo, uno dei giocatori passato da questa comunità: “Forse dovevo proprio toccare il fondo… quasi morire… per poter rinascere”.

Contenuto Redazionale Cannabis terapeutica: cosa accadrà in futuro

La questione cannabis terapeutica è ormai entrata prepotentemente nel nostro vivere quotidiano; l’anno appena arrivato, il 2015, sarà fondamentale da questo punto di vista.
Lo scorso settembre i ministri della Salute e della Difesa hanno dato l’ok alla produzione di marijuana per finalità terapeutiche; tale produzione sarà appannaggio esclusivo dello Stato e avverrà all’interno dello stabilimento chimico militare di Firenze. Se i tempi di marcia dovessero essere rispettati, e vivendo in Italia il condizionale è più che mai d’obbligo, già nel 2015 potrebbero iniziare a circolare in Italia le prime medicine a base di cannabis autoprodotta.
Si perché ad oggi è già possibile curarsi con farmaci a base di cannabis, ma ci si deve sottoporre ad un lungo e costoso iter. Se la cura con questi farmaci è consentita dal 2007 a seguito di un decreto dell'ex Ministro della Salute Livia Turco che andava a riconosce le proprietà terapeutiche del tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo maggiormente presente nella cannabis, tuttavia la coltivazione della stessa anche solo per uso medico non è consentita.
Quindi, chi ottiene il diritto a curarsi con i medicinali a base di marijuana medica deve importare il farmaco dall’estero, soprattutto dall’Olanda. Con una procedura piuttosto lunga e costosa.

 

 

Accedere alle cure con la cannabis terapeutica:

A seguito di quel decreto del ministero della Salute datato 2007 le Regioni ebbero facoltà, come sempre in materia sanitaria, di agire in modo indipendente dotandosi di una propria legge sull’erogazione della cannabis medica. Si è tuttavia proceduto in modo scomposto e disomogeneo e non tutte lo hanno fatto.
Nelle regioni dove la legge è stata approvata è possibile curarsi con farmaci cannabinoidi i cui oneri sono a carico del sistema sanitario regionale. E gli oneri come detto non sono da poco perché, ad oggi, il farmaco deve essere necessariamente importato dato che ne è ancora vietata la produzione.
Ecco quindi che il medico della Asl deve prescrivere il farmaco a base di cannabis facendo esplicita richiesta di importazione dall’estero. Richiesta che passa anche dal ministero della Salute che può fornire o meno il nullaosta.
Come facile intuire, si tratta di un meccanismo piuttosto farraginoso, lungo e costoso (ad oggi una fiala di farmaco cannabinoide può arriva a costare fino a 900 euro) ed è alla base del fatto che, ad oggi, sono pochissimi i malati che, pur avendone diritto e bisogno, riescono ad accedere alle cure con farmaci a base di cannabis.

Ultime scoperte sulla cannabis:

Con la decisione di produrre il farmaco in Italia, pur se all’interno di un progetto pilota circoscritto, la situazione potrebbe sbloccarsi; la novità non ha nulla a che vedere con la liberalizzazione delle droghe leggere, come lo stesso ministero ha tenuto a precisare, ma sarà circoscritta esclusivamente alle finalità curative che la cannabis ha in alcune patologie.
La produzione inizierà a partire dall’estate del 2015 e potrebbe attestarsi in 1 quintale di cannabis terapeutica prodotta annualmente: questi i numeri forniti dallo stesso Istituto Farmaceutico militare di Firenze.
Intanto, il dibattito sull’utilizzo della cannabis per finalità curative continua a impazzare e, soprattutto a dividere: detto già in passato di quelle che dovrebbero essere le capacità curative del farmaco a base di cannabis (leggi: Cannabis terapeutica: storia di chi assume il farmaco), si continua a studiare la materia per trovare ulteriori supporti scientifici.
E, in taluni casi, nuovi campi d’utilizzo della cannabis e dei suoi derivati; come l’olio di cannabis, il cui uso è da un po’ di tempo sotto la lente di ingrandimento di scienziati e ricercatori.
O come una recente scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università de L’Aquila in collaborazione con i colleghi di Teramo e del Campus Biomedico di Roma che ha fatto emergere come il tartufo contenga grandi quantità di un cannabinoide simile a quello presente nella cannabis (Tartufi come cannabis: ricercatori italiani scoprono la 'molecola del piacere').
In sostanza quello dell'utilizzo della cannabis per finalità curative disparate è un mondo in continua evoluzione e un tema da seguire a fondo dato che, anche in Italia, potrebbe portare novità sostanziali fino a poco tempo fa nemmeno lontanamente immaginabili.

www.laveracronaca.com/sociale/1672-cannabis-terapeutica-novita-2015

Canapa, la riforma che viene dagli Usa

 Il 2014 è stato l’anno della svolta nelle politiche sulla cannabis negli Stati Uniti. Lo riassume bene l’associazione americana NORML che da oltre quaranta anni si batte per la riforma della politica delle droghe statunitense. ll paese promotore del proibizionismo mondiale si ritrova a fare i conti con la depenalizzazione e la legalizzazione della vendita della marijuana in almeno quattro importanti stati della federazione.

L’anno era iniziato con l’apertura dei primi negozi per il commercio della marijuana anche per uso ricreativo in Colorado (gennaio) e poi nello Stato di Washington (luglio). I due stati avevano preso la loro irrevocabile decisione in occasione delle ultime elezioni presidenziali del 2012, grazie alla schiacciante vittoria nei relativi referendum. A novembre 2014, in occasione delle elezioni di metà mandato, anche i cittadini dell’Oregon, dell’Alaska e del distretto federale della Colombia, il distretto della capitale Washington, hanno approvato la depenalizzazione dell’uso della marijuana a scopo ricreativo. Ancora, a febbraio, un importante passo avanti: il Congresso ha riconosciuto l’autonomia degli stati in materia di politica della droga, ponendo fine al conflitto con i poteri centrali, visto che la normativa sulle droghe è di competenza federale. Ed anche il Presidente Barack Obama è intervenuto per limitare la possibilità che il Dipartimento di Giustizia possa adottare misure penali contro coloro che agiscono nel rispetto delle leggi sulla marijuana medica negli stati che le hanno approvate.

Oltre i confini degli stati pionieri, il vento della riforma scuote tutta l’America. In un’indagine del Wall Street Journal e un sondaggio di NBC News,  nel marzo 2014,  gli intervistati dichiarano che il consumo di cannabis comporta meno danni alla salute di quanto non faccia il consumo di tabacco, l’alcol, o l’eccesso di zucchero. Il giudice distrettuale Kimberly Mueller ha avviato in ottobre le procedure per dimostrare l’incostituzionalità della presenza della marijuana nella Tabella I della legge antidroga, supportata dalle evidenze scientifiche che contrastano con la definizione della cannabis come “sostanza che crea una grave dipendenza”, “con alto potenziale di abuso” e “senza usi utili alla medicina”.

Nel frattempo negli stati che hanno legalizzato la marijuana per usi medici, sono diminuiti i morti per overdose da oppiacei  come documentato dallo studio della testata medica Jama Internal Medicine, pubblicato in agosto;  mentre già in aprile, sulla rivista PLOS ONE, si dimostrava come in quegli stessi stati fossero diminuiti omicidi ed aggressioni. Tutto questo senza considerare l’introito che deriva dalla tassazione delle vendite della marijuana liberalizzata, che nel solo Colorado, da gennaio ad agosto, ha reso quarantacinque milioni di dollari: soldi in più a disposizione della comunità che potranno essere investiti in istruzione e progetti sociali.

In Italia, l’accordo fra i ministeri della Salute e della Difesa per l’avvio della coltivazione per uso medico della canapa da parte dell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze sembra già impantanato nel labirinto burocratico. La depenalizzazione della coltivazione ad uso personale, soluzione semplice e razionale, rimane bloccata in Parlamento, mentre il mercato nero che foraggia anche la criminalità cresce costantemente seguendo il trend di consumo della cannabis in aumento in tutta l’Europa.

Il 2014 negli Stati Uniti dimostra che forse l’insensata e fallimentare guerra alla droga volge finalmente al termine ed è tempo anche in Italia di superare l’impostazione proibizionista, trovando soluzione nuove ad una questione che coinvolge migliaia di cittadini.

Hassan Bassi scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto

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