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Novità

La cannabis terapeutica made in Puglia è legge

La norma approvata all'unanimità dal consiglio regionale: via ai progetti pilota per la produzione locale dei farmaci


La Repubblica - Sì alla coltivazione della cannabis terapeutica e alla produzione dei farmaci a base di cannabinoidi in Puglia. All'unanimità il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge che consente l'avvio di progetti pilota per la sperimentazione, in collaborazione con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, di procedure per produzione dei medicinali. Oggi acquistare il farmaco dall'estero costa tra i 15 e i 20 euro al grammo contro un costo di produzione in loco stimato in 1,55. Obiettivo della legge è dunque fare in modo che anche qui come nei paesi del Nord Europa, la cannabis possa essere prodotta e venduta per fini terapeutici con un risparmio sul prezzo del medicinale per il sistema sanitario di circa dieci volte.


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chat

Salve. Volevo sapere se la chat con gli operatori avviene in modo anonimo. Grazie

Droga e soprusi quando l'Utopia diventa incubo

ANDREA Delogu è nata trent'anni fa a San Patrignano, dove ha vissuto i suoi primi dieci anni e dove entrambi i suoi genitori (si erano conosciuti là) si erano disintossicati. Negli ultimi tre anni lei e lo sceneggiatore Andrea Cedrola hanno intervistato ex ospiti della comunità fondata da Vincenzo Muccioli, hanno ricostruito storie belle e bruttissime e le hanno scritte. Il libro dei due Andrea si intitola La collina ( Fandango) ed è un romanzo in parte autobiografico e in parte corale. A narrare in prima persona è la bambina Valentina, o in qualche capitolo il padre Ivan; altre parti sono in terza persona, a narrare è la sintesi impersonale delle voci intervistate dai due autori prima della stesura del libro. È un libro potente, scritto quasi tutto al tempo presente, in un'alternanza cinematografica di scene, grande ritmo e secchezza.

La storia di tutti, nella Collina, è la trafila di dipendenza, redenzione e infine (per chi ci arriva) libertà. È la storia degli ex tossicodipendenti che in qualche modo passano l'astinenza e lavorano in comunità sino a che Riccardo Mannoni, il fondatore e capo — paterno e brusco — della Collina non li lascerà andare (chi prova a fuggire viene ripreso e punito, come la magistratura ha acconsentito si facesse). Ma anche per lo stesso Mannoni fondare la Collina ha costituito il riscatto da un periodo di lavori umilianti e rapporti famigliari frustranti.

Non è certo questa, però, la storia di Valentina, la bambina per la quale la Collina è un Eden in cui può muoversi senza rischi, allevare animali, non avere preoccupazioni materiali di alcun tipo e che solo col tempo si renderà conto della follia utopistica che regge la vita comunitaria, all'ombra del dispotico carisma di Mannoni.

Per un verso il purgatorio della Collina si scambia con il paradiso: verde, natura, animali, non manca niente, non si usa denaro e la dipendenza dalle sostanze viene sostituita dalla dipendenza dalla Collina stessa («La Collina, non ne potrai fare più a meno», dicono alcuni personaggi, prima di accorgersi che non è uno solo un possibile e scherzoso slogan pubblicitario): il vero purgatorio è la vita reale, con le sue tentazioni e la necessità di guadagnarsi da vivere. Per un altro verso, la Collina è un inferno, fatto di soprusi, regole oppressive, violenze psicologiche e fisiche, giustificate dalla necessità terapeutica. Nel libro le violenze ci sono: ma viste con gli occhi ingenui di Valentina o con quelli neutri di una sorta di narratore-cinepresa si ammantano di un'apparente normalità, che sgomenta il lettore più di un'eventuale resa narrativa esclamativa e splatter. La Collina è un libro potente perché elude ogni tentazione di cedere alla morbosità della rappresentazione o a quella, non meno ambigua, dell'indignazione.

L'inchiesta di Delogu e Cedrola non ha portato al romanzo-denuncia ma al più serrato degli storytelling . Del resto dipendenza e carisma sono gli argomenti di molta letteratura degli ultimi anni. Vuole dire che a San Patrignano erano presenti i prodromi di una contemporaneità di cui avremmo tutti imparato a preoccuparci. Contro la totale impotenza di politica e cultura, solo il carisma individuale si seppe allora opporre all'eroina. Non era un'eccezione, ma un modello in cui la comunità carismatica sostituisce la società. Peccato che, come spiega Umberto Eco nella sua Storia delle terre e dei luoghi leggendari (e la Collina, come anche San Patrignano, è per molti versi una terra leggendaria), ogni città di Utopia non può che configurarsi come tirannia e assolutismo, perché richiede obbedienza supina a regole date per sempre.

 

Il romanzo è in parte autobiografico in parte corale. A raccontare sono una bambina nata nella comunità di recupero e suo padre

Andrea Delogu e Andrea Cedrola, La Collina ( Fandango, pagg. 345, euro 18)

La Repubblica ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/07/19/droga-e-soprusi-quando-lutopia-diventa-incubo42.html

Il consumo di cannabis può indurre ansia e depressione

Fumare cannabis aumenta il rischio di depressione e ansia. I cervelli dei consumatori sono meno reattivi alla dopamina, sostanza cerebrale che provoca un senso di benessere. Lo studio, che si aggiunge ai precedenti che collegano la marijuana a letargia e apatia, è stato condotto dal National Institute on Drug Abuse e dall'Imperial College London e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio - E' stato usato lo stimolante Ritalin per verificare l'effetto della cannabis sul cervello. Come la cocaina, il Ritalin alza i livelli di dopamina, sostanza intermedia nella biosintesi dell'adrenalina che serve come neurotrasmettitore e gioca un ruolo rilevante in diverse malattie nervose. Tra le 48 persone dello studio, la metà ha ricevuto la droga, mentre l'altra metà è stata usata come gruppo di controllo. L'atteggiamento e le scannerizzazioni cerebrali hanno mostrato che in coloro che avevano assunto la cannabis le risposte alla alla dopamina risultavano molto smussate rispetto a coloro che non avevano assunto la droga.

Porta all'apatia - Ciò potrebbe contribuire al desiderio di assumere droga e alle emozioni negative, una tendenza verso la depressione e l'ansia che sono distintivi della dipendenza da cannabis. Per gli esperti, ciò non è attribuibile inequivocabilmente alle riduzioni nel rilascio di dopamina. Ciò che credono, invece, è che ci sia un effetto successivo, nell'area del cervello chiamata striatum, l'area della ricompensa e della motivazione.

Michael Bloomfield, dell'Imperial College London, ha detto: "La dopamina dice al cervello sta per succedere qualcosa di eccitante, che sia sesso, droga o rock 'n roll. Le nostre scoperte spiegano perché la cannabis fa sì che le perone stiano sedute senza fare nulla".

Uscire da una situazione difficile, in cui sono entrato a causa della canapa

Ho incominciato a fumare circa un anno fa, appena iniziata la seconda superiore, ho 15, all' inizio era bello, ed ora le cose sono cambiate. all'inizio fumavo di sera con 4-5-6 amici, ma un pomeriggio, di domenica, sono uscito con un amico, pioveva e non stavo molto bene a causa di un voto brutto preso il giorno prima, nei primi 5 minuti niente, poi mentre stavo camminando, boom un flash bianco, e incominciai a vedere tutto muoversi, tachicardia, non riuscivo a leggere, e poi in circa 4-5 ore passò tutto. Nei mesi successivi tutto è andato bene, bei voti, per me molto importanti dato che faccio il liceo scientifico, continuai a fumare di sera e stavo bene, poi però sempre di pomerigio, mi sentì come la prima volta, ma molto meno, non mi preocuppai. Negli ultimi giorni di scuola fumai per due giorni di fila e sempre di pomeriggio senza pensare alle conseguenze; entrambi i due giorni ebbi quelle brutte sensazioni; i giorni dopo, niente,stavo bene, ma poi...mentre stavo in classe, circa giovedì riebbi le stesse sensazioni, ma molto, molto, molto meno intense. Da bambino ero molto timido, ma col tempo ciò passò, oggi al 21 luglio ogni volta che mi trovo in situazioni che mi rendono teso o questa sensazioni, pensavo che in un mese le cose sarebbero cambiate ma non sembrano cambiare. O notato comunque che queste sensazioni non le percepisco se non ci penso, ergo ci sono, credo solo perchè io glielo permetto. Ho parlato con mio padre e stranamente è stato molto rassicurante stranamente, da parte di mio padre la mia famiglia è molto ricca e ha paura che non diventi chi voglio essere.

Ormai però non ho molta piu paura di sembrare strano dato che ormai credo di riuscire comunque a controllare le senzasioni anche se continuano nei momenti in cui sono più insicuro, però la mia paura piu grande è che ogni volta che mi vengono questi attachi,credo di timidezza, io abbia dei danni celebrali, che la memoria diminuisca o l capacità di comprensione. O anche notato che prima di leggere diversi commenti di persone dilagnate(forse un pò esagerato) da problemi simili ai miei o di leggere di schizzofrenia e cazzate varie, su questo sito non stavo malissimo, ma poi sono stato peggio, perchè avevo paura che quelle cose che ho letto accadessero anche a me, quindi credo sia solo una cosa psicologica e di autosuggestione. Le mie domanda alla fine per cui ho scritto tutto questo noiosissimo articolo sono:

Quanto durerà questa situazione ,oppure è permanente??

Ogni volta che mi vengono questi, chiamiamoli, attachi, ho delle ripercussioni tragiche a livello di memoria o della capacità di comprensione?? Domanda piu importante dato che ho intenzione di contiunuare a studiare.

Le regioni e la cannabis terapeutica: troppe leggi, pochi pazienti

 

Fai Notizia
Antonella Soldo
La legge italiana consente l’uso di medicinali a base di cannabis già dal 2007, con un decreto del ministro della Salute Livia Turco, legittimità ribadita nel 2013 da un decreto firmato dal ministro Balduzzi. A questi provvedimenti negli ultimi anni si sono affiancati delle specifiche norme regionali. Attualmente le regioni che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l’erogazione di medicinali a base di cannabis sono undici: Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria, Basilicata ed Emilia Romagna. Le normative regionali convergono tutte nel disciplinare l’erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi sanitari regionali (Ssr), ma sotto altri aspetti presentano una notevole disomogeneità: in alcuni casi i provvedimenti si limitano semplicemente a recepire quanto già stabilito dalla normativa nazionale, altrove sono previste specifiche campagne di informazione per il personale medico, oppure sono previsti degli appositi capitoli di spesa nei bilanci regionali per garantire le disposizioni dei testi, mentre in altri casi ancora le regioni hanno stabilito l’avvio di progetti pilota per la coltivazione a scopi terapeutici.

Il rischio maggiore comunque è che tutte queste leggi restino dei “provvedimenti bandiera”, visto che spesso all'approvazione delle delibere non segue l'attuazione. Basti pensare che lo scorso anno solo 40 pazienti in tutta Italia sono riusciti ad accedere a questa terapia: insomma la strada da fare per la conoscenza e l’affermazione dei farmaci cannabinoidi è ancora tanta.

- See more at: http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/le-regioni-e-la-cannabis-terapeutica-troppe-leggi-pochi-pazienti#sthash.IAtKcssx.dpufLe pioniere: Puglia e Toscana

La prima regione ad intervenire è stata la Puglia, nel 2010,  con una delibera di giunta approvata su proposta di Andrea Trisciuoglio, storico attivista per la cannabis terapeutica, attualmente segretario dell’associazione Lapiantiamo. Il provvedimento è stato poi integrato e sviluppato in una legge regionale emanata il 12 febbraio del 2014 e sancisce che i farmaci siano acquistati, o preparati e forniti, dalla farmacia ospedaliera e posti a carico del Servizio sanitario regionale, anche dopo la dimissione del paziente nel caso in cui si ravvisi un’esigenza di continuità terapeutica. Analoghe disposizioni sono contenute nella legge regionale Toscana, approvata a maggio del 2012. 

 

Le leggi impugnate dal governo: Veneto e Liguria

Sempre nel 2012, a settembre, è stata varata una legge in Veneto, che ha subito però un iter più travagliato. Inizialmente il testo prevedeva, all’articolo 5, la possibilità per la giunta regionale di “avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota con il Centro per la ricerca per lecolture industriali di Rovigo, con lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, a produrre medicinali cannabinoidi”.

Il governo impugnò però la legge regionale innanzi alla Corte costituzionale sostenendo che  l'articolo in questione avrebbe costituito un'autorizzazione ex lege alla produzione delle sostanze cannabinoidi. La Consulta respinse il ricorso osservando come nella disposizione fosse già chiaro che qualsiasi iniziativa di avvio di sperimentazione o coltivazione da parte della regione sarebbe avvenuta “secondo la normativa vigente” e che il rilascio delle autorizzazioni alla produzione di principi attivi stupefacenti sia comunque competenza del ministero della Salute e non delle regioni

Anche la legge varata in Liguria nell’agosto del 2012 è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale, che in questo caso ha dichiarato il provvedimento parzialmente illegittimo. Per recepire il pronunciamento della Consulta nell’agosto del 2013 il Consiglio regionale ha approvato una nuova legge: come in Veneto, il testo prevede la possibilità per la Giunta regionale di stipulare convenzioni con centri e istituti autorizzati ai sensi della normativa statale alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi.

 Il Friuli e la disinformazione dei medici

La legge della regione Friuli Venezia Giulia, approvata a febbraio 2013, affronta uno dei problemi più gravi nell’affermazione della cura con cannabinoidi: la disinformazione del personale sanitario. Al fine di favorire la conoscenza tra i medici degli ambiti e degli effetti della cura con farmaci cannabinoidi, il testo dispone all’articolo 5 la promozione di “iniziative di informazione dirette ai medici e ai farmacisti operanti nella Regione” e a tal fine ha autorizzato la spesa di 10mila euro per l'anno 2013 a carico del bilancio regionale.

 Abruzzo, il governo prima impugna e poi ci ripensa

A gennaio del 2014 ha fatto molto discutere la rinuncia all’impugnazione del governo della legge approvata in Abruzzo. Come in Veneto, oggetto del ricorso era il fatto che il provvedimento aprisse alla possibilità per la Giunta regionale di “stipulare convenzioni con i centri e gli istituti autorizzati ai sensi della normativa statale alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi” e ad avviare “azioni sperimentali o specifici progetti pilota con altri soggetti autorizzati, secondo la normativa vigente, a produrre medicinali cannabinoidi”. Ma, proprio perché il precedente della sentenza sulla legge veneta aveva stabilito la liceità del provvedimento e che esso non fosse in conflitto con la legge nazionale, il governo ha deciso di ritirare il ricorso.

La legge abruzzese va poi segnalata per un’altra peculiarità: l’istituzione di un apposito capitolo di spesa nel bilancio regionale di 50mila euro annui denominato "Fornitura farmaci cannabinoidi ad uso terapeutico", al fine di assicurare la copertura finanziaria.

 Sicilia, i dati sui pazienti

L’unico provvedimento approvato su iniziativa di un assessore regionale alla sanità è quello approvato in Sicilia che, facendo propria una nota dell’assessoreLucia Borsellino, ha emanato a marzo scorso una delibera. La delibera prevede l’onere di pubblicare periodicamente sul sito istituzionale dell’Assessorato alla Salute i dati relativi al numero di pazienti trattati e alla spesa. Infine anche la Giunta siciliana si impegna a valutare la possibilità di contenimento dei costi attivando convenzioni o specifici progetti pilota con centri e istituti nazionali autorizzati, ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi.

 Le altre: Umbria, Marche, Basilicata, Emilia Romagna.

Il consiglio regionale dell’Umbria nel testo approvato il 7 aprile scorso dispone l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico. Tale organo, oltre a definire i protocolli attuativi della legge, ha il compito di promuovere campagne informative rivolte ai pazienti umbri e corsi di aggiornamento e formazione per gli operatori sanitari.

Il testo della regione Marche è in tutto simile a quello della regione Toscana e, a parte per il riconoscimento della rimborsabilità dei farmaci a carico del Ssr, per il resto recepisce quanto già stabilito dalla legge nazionale. Analogo impianto presentano le disposizioni della legge della regione Basilicata, emanata l'11 luglio scorso.

L’ultimo provvedimento in ordine di approvazione è quello emanato dal consiglio regionale dell’Emilia Romagna il 15 luglio scorso. Il testo non risulta ancora disponibile online.

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Aereo abbattuto, morti esperti di Hiv: "Un colpo a lotta contro Aids"

 Un centinaio fra volontari e ricercatori dovevano partecipare alla 20esima Conferenza internazionale contro la malattia. "Fatto devastante per la ricerca". Fra le vittime Joep Lange, uno dei pionieri della lotta all'Hiv

 
 
 "Un colpo a lotta contro Aids"Joep Lange, ricercatore olandese fra i pionieri della lotta all'Hiv, morto sul volo malese abbattuto in Ucraina
 GRABOVO - L'aereo malese abbattuto in Ucraina  cancella 289 vite. Ma la notizia che da ore rimbalza sui notiziari di tutto il mondo nasconde un altro dramma. Su quel volo viaggiavano 108 esperti di fama mondiale per la lotta all'Aids. Fra loro c'erano ricercatori, rappresentanti delle Ong e volontari. Dovevano partecipare alla 20esima Conferenza internazionale contro la malattia, che si apre domenica a Melbourne, in Australia. Un lutto definito "devastante per la ricerca contro l'Aids" dai rappresentanti dell'International Aids Society,che organizza l'incontro di Melbourne. Sul Boeing c'era Joep Lange, ricercatore olandese fra i pionieri della lotta all'Hiv ed ex presidente dellaInternational Aids Society. Nel 2001 Lange aveva fondato la Ong internazionale Pharmaccess per l'accesso alle cure. 

Il pioniere degli studi sull'Hiv. Era partito da Amsterdam con la moglie per condividere con altri colleghi gli studi che seguiva da una vita. Lascia quattro figli. "Il  professor Lange è stato uno degli artefici dello studio dell'Aids e dell'impatto sociale che questa malattia ha comportato a livello mondiale - afferma Umberto Tirelli, direttore scientifico del Cro di Aviano - ed è stato il paladino dei pazienti con Hiv, spesso penalizzati e senza voce in capitolo almeno nelle prime fasi della epidemia". Viaggiava con la moglie, aveva più di 350 pubblicazioni nel campo delle terapie antiretrovirali. "Per me Joep era come un fratello - ricorda da Melbourne Stefano Vella, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità e fra gli estensori delle linee guida Oms sull'Aids - abbiamo collaborato per molti anni, e lui era diventato presidente della società subito dopo di me, ci conoscevamo bene. Era un paladino dell'accesso alle cure e del riconoscimento dei diritti umani, paradossalmente non garantiti in Russia e Ucraina". Per Vella la tragedia non fermerà la ricerca, pur avendo posto fine alla vita "di tante persone impegnate in una battaglia che finora ha avuto molti successi. Il movimento e l'impegno a livello mondiale sull'Aids è grandissimo, e forse quanto è accaduto servirà a dare nuovo vigore a chi resta".

Il portavoce dell'Oms. Tra le vittime c'è anche un portavoce dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il 49enne britannico Glenn Thomas. Vite spezzate. Fra gli esperti in lutto c'è chi dice che forse fra i ricercatori in viaggio, c'era qualcuno che portava alla Conferenza il risultato di uno studio. Dati e analisi, che potrebbero essere andati distrutti su quell'aereo precipitato nell'est dell'Ucraina. Speranze che si cancellano. Una cosa è certa, con loro spariscono anni di studi sul tema. Sul  volo MH17 della Malaysia Airlines diretto a Kuala Lumpur, c'erano volontari, attivisti delle Ong, ma soprattutto molti studiosi di Hiv. Saranno ricordati in queste ore da diverse istituzioni scientifiche internazionali, dall'Ecdc all'Oms, che su twitter saluta Thomas. "Spariscono anni di conoscenza". "C'è un enorme sentimento di tristezza qui, le persone sono in un mare di lacrime nei corridoi - spiega Clive Aspin, uno dei ricercatori australiani della conferenza - . Queste persone erano le migliori e le più brillanti, gente che ha dedicato gran parte della propria carriera a combattere questo virus terribile. Tutto questo è devastante". Per molti colleghi che si preparano alla conferenza "la conoscenza andata perduta è insostituibile". "Su quel volo c'erano degli scienziati che guidavano la ricerca mondiale", dicono.  "La cura per l'Aids poteva essere su quell'aereo, semplicemente non lo sappiamo", ha detto al network Abc, Trevor Stratton, da anni impegnato nella lotta alla malattia. La conferenza si terrà regolarmente, con la partecipazione anche di Bill Clinton e Bob Geldof.

Milano, parroco arrestato a un droga-party: è accusato anche di spaccio di cocaina

Un parroco di un paese vicino a Stresa, località sul Lago Maggiore in provincia di Verbania, è stato arrestato nei giorni scorsi a Milano in flagranza di reato per spaccio e detenzione di cocaina. Il sacerdote, 45 anni e originario di Monza, che ha confessato, si trovava a un 'coca-party' a casa di amici.

Don Stefano Maria Cavalletti, parroco a Carciano di Stresa, in provincia di Verbania, è stato arrestato. Lo rende noto la Diocesi di Novara, di cui il prete fa parte, «in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso necessario il grave provvedimento a carico del sacerdote».

Secondo la ricostruzione della polizia e del pm milanese Cristiana Roveda, di turno quel giorno, il sacerdote si trovava a casa di conoscenti in Piazza Anghilberto a Milano. Durante la serata in cui si è fatto uso di cocaina, uno degli invitati, sotto gli effetti della droga, si è sentito male al punto da dare in escandescenza. I vicini, allarmati per il gran rumore e le urla, attorno alle 23, hanno così chiamato il 113. Gli agenti della volante entrati nell'appartamento hanno trovato gran parte della polvere bianca nel wc e altre tracce sparse per casa.

Inoltre nel gabinetto hanno rinvenuto il passaporto del sacerdote, poi arrestato, fatto a pezzi. Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori il parroco, che poi ha ammesso, così come gli altri ospiti sentiti come testimoni, avrebbe tentato di sbarazzarsi della 'polvere bianca' e, temendo di essere identificato, anche del documento di identità. Il pm Roveda ha quindi chiesto la convalida dell'arresto al gip Paolo Guidi che ha disposto il carcere.

Don Stefano Cavalletti, interrogato, ha spiegato di aver cominciato ad assumere droga come forma di «autoterapia» in quanto perchè depresso per via dei suoi guai con la giustizia: nel settembre del 2013 è stato condannato per una truffa nei confronti di un'anziana signora che aveva convinto, grazie alla tonaca che indossava, a versare, tramite bonifico, 22 mila euro sul suo conto corrente.

Il prete mancava dalla parrocchia da domenica scorsa, quando non ha celebrato Messa. Un anno fa era già stato condannato in primo grado per truffa dal tribunale di Verbania per una vicenda legata ad una eredità. L'inchiesta che ha portato al suo arresto, secondo quanto appreso, è coordinata dalla procura di Milano. La diocesi di Novara, si legge ancora nel comunicato, affida don Stefano «nella preghiera al Signore e attende che si faccia chiarezza sull'accaduto».

Smartphone e dipendenza, uno studio cinese

 

CesDop - In Cina, é stato condotto uno studio con l'obiettivo di sviluppare e validare una scala auto-somministrabile per la valutazione della dipendenza da smartphone, la Smartphone Addiction Inventory (SPAI). Due esperti nel campo delle dipendenze, hanno infatti modificato la Chen Internet Addiction Scale (CIAS), un questionario per la dipendenza da internet, adattandola alla dipendenza da smartphone. La SPAI é stata strutturata con l'obiettivo di indagare quattro aspetti relativi alla dipendenza: il comportamento compulsivo, la compromissione funzionale, il ritiro sociale e la tolleranza. Sono state inoltre aggiunte domande per valutare la sindrome della vibrazione fantasma e la sindrome da suoneria. Nello studio sono stati coinvolti 283 giovani adulti (260 maschi e 23 femmine, studenti di due università di Taiwan e utilizzatori di smartphone. L'analisi fattoriale esplorativa, il test per la coerenza interna, il test-retest e l'analisi di correlazione sono stati condotti per verificare l'affidabilità e la validità della SPAI. Inoltre, le correlazioni tra ogni sottoscala, vibrazioni fantasma e suoneria suono sono stati esplorati. Dai risultati é emerso che i sintomi della dipendenza da smartphone possono differire da quelli della dipendenza da Internet. Inoltre, data la bassa correlazione emersa, la vibrazione fantasma e sindrome da suoneria sembrerebbero essere entità indipendenti dalla dipendenza smartphone. E' stata infine dimostrata l'affidabilità e la validità della SPAI che può essere considerato uno valido e affidabile strumento di screening auto-somministrato per identificare la dipendenza da smartphone.

(Plosone)

terapia del Disturbo da Stress Post-Traumatico tramite MDMA

Veterano racconta di come sta curando il Disturbo da Stress Post-Traumatico tramite sessioni psicoterapia coadiuvata da MDMA: http://www.charlestoncitypaper.com/charleston/iraq-nearly-broke-james-ha...

Due morti in tre giorni a Firenze. Aspettiamo i prossimi? Appello al Comune per una narcosala

   Due morti a Firenze per overdose di eroina nel giro di tre giorni, un uomo di 43 anni trovato in casa dalla moglie l'11 luglio e, il 13 luglio, un altro di 23 anni trovato da un amico che lo ospitava. Inutile per entrambi la corsa in ospedale, mentre tra le ipotesi degli investigatori anche quella di una partita di droga troppo pura Un “déjà-vu” che, con molta probabilita', rivedremo anche in prossimi periodi. Nel frattempo? Niente! Si puo' solo sperare che i regolamentatori del mercato clandestino, illegale e criminale -l'unico mercato oggi esistente- siano magnanimi e non inseriscano in questo mercato prodotti sempre piu' puri e, teoricamente, piu' letali. I due tossicodipendenti morti sono, a nostro avviso, due malati che come tali andrebbero trattati. Ma, nonostante i servizi sanitari in merito a Firenze -e non solo- ci sono (SerT), queste due persone sono morte. Un incidente o un servizio sanitario insufficiente? Non lo sappiamo, ma sta di fatto che queste due persone malate sono morte perche' non hanno fatto riferimento alle strutture sanitarie pubbliche esistenti, ma hanno cercato un rimedio alla loro malattia andando a cercarsi altrove il proprio “farmaco”. Cosa dobbiamo fare di fronte a questa realta'? Allo stato dei fatti possiamo solo sperare che l'autorita' di polizia individui i trafficanti di morte che hanno immesso nel mercato questa eroina piu' potente, e riporre altrettanta speranza che questo possa servire a qualche cosa.... cioe', aspettiamo le prossime vittime, perche' i trafficanti di morte non si faranno certo intimidire da qualche ipotetico arresto, cosi' come i malati non si prenderanno paura per cio' che e' capitato ad altri come loro. 
Noi pero' non ci rassegniamo e, pur auspicando che le normative in materia di droga cambino radicalmente cosi' come anche impostoci da una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge che ci siamo tenuti per otto anni (la Fini-Giovanardi), non possiamo attendere oltre. Il legislatore e' lento e deve far fronte a numerosi veti incrociati di spocchia culturale e medica. Il Comune di Firenze potrebbe intanto intervenire e per questo gli rivolgiamo un appello. Non si tratta di sostituire la normativa comunale con quella nazionale (che, al momento, non c'e'), ma di prendere un'iniziativa, forzando un po' le norme attuali, cosi' come sta facendo il Comune di Parigi, come ha fatto il Comune di Madrid, quello di Zurigo, di Liverpool e diversi Comuni tedeschi e canadesi: stiamo parlando delle cosiddette narcosale, cioe' presidi sanitari sotto il controllo del SSN dove, chi vuole iniettarsi il proprio veleno lo puo' fare, in un ambiente sanitariamente protetto e sorvegliato e dopo aver fatto analizzare la sostanza a degli esperti presenti nella stessa narcosala, esperti che, ovviamente, non hanno niente a che fare con chi ha venduto la droga al malato. Un rimedio che automaticamente salvera' alcuni di questi malati? Non lo sappiamo, ma sicuramente e' una opportunita' a cui non dovremmo rinunciare. Un gesto di civilta' sanitaria, giuridica e umana per avvicinare il servizio sanitario a chi ne ha piu' bisogno. Aspettiamo fiduciosi una reazione da parte delle nostre autorita' sanitarie comunali.

ADUC Droghe

ketamina da rivalutare?

Già ampiamente usata come anestetico in chirurgia d'urgenza, la ketamina mostrerebbe sorprendenti potenzialità nella cura della depressione bipolare.Definita nel 2012 da "Science" "il più grosso passo avanti nella ricerca sulla depressione nell'ultimo mezzo secolo" e al centro del prossimo congresso dell'American Psychiatric Association, la sostanza, spesso al centro di hype giornalistici e demonizzazioni legate al suo stato di illegalità fuori dai circuiti medici, potrebbe avere in sé un ulteriore potenziale medico tutto da esplorare: http://stichtingopen.nl/en/home/website/ketamine-reconsidered?utm_conten...

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