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Novità

cospirazionisti e negazionisti: l’invasione delle bufale online le falsificazioni su AIDS, vaccini, effetto serra. Idee per introdurre un controllo di qualità.

All’inizio il Web era visto come una specie di magazzino globale — un nuovo tipo di biblioteca che metteva a disposizione la summa completa della conoscenza umana. In effetti è questa la forma che è andato assumendo — ma con una differenza: oltre a prendere in prestito quel che troviamo nelle sue ampie raccolte, noi utenti possiamo anche depositarvi i nostri libri, opuscoli e altri scritti — in una pressoché totale assenza di verifiche qualitative.

Questa democratizzazione della raccolta di informazioni — ove accompagnata da accordi istituzionali e tecnologici intelligenti — è stata estremamente utile: ha permesso, ad esempio, la creazione di Wikipedia e di Twitter. Ma ha anche generato migliaia di siti che mettono in discussione dati scientifici, rigettano fatti dimostrati e promuovono teorie della cospirazione. È giunto il momento di introdurre un sistema di controllo della qualità?

Le persone che negano che si stia verificando un riscaldamento globale, che si oppongono alla teoria dell’evoluzione di Darwin, che si rifiutano di vedere il collegamento tra il virus Hiv e l’Aids, o pensano che l’attacco dell’ 11 settembre sia stato frutto di trame interne, hanno ampiamente utilizzato Internet a loro vantaggio. All’inizio il Web permetteva loro di trovare e reclutare chi la pensava allo stesso modo, di promuovere incontri e petizioni per le loro cause. Ora che tanta parte della vita pubblica si è spostata online, sono giunti a manipolare i motori di ricerca, a modificare le voci di Wikipedia, a molestare gli scienziati che si oppongono alle loro teorie e a raccogliere una gran quantità di «prove» digitali che offrono baldanzosamente ai potenziali simpatizzanti.

Un articolo uscito di recente sulla rivista medica «Vaccine» illustra bene il modo di utilizzare la Rete di uno di questi gruppi, il movimento mondiale contro le vaccinazioni, un coacervo di scienziati senza scrupoli, giornalisti, genitori, e personalità note, che pensano che i vaccini possano provocare disturbi come l’autismo, una tesi che la scienza ha dimostrato essere del tutto infondata. Il movimento anti-vaccinazione non è una novità (già nel XVIII secolo vennero sollevate obiezioni di ordine religioso sulle vaccinazioni), ma la facilità di rendersi visibili offerta da Internet, assieme al crescente scetticismo che circonda il sapere scientifico, ha dato a questo movimento grande risonanza. Jenny McCarthy, l’attrice Usa che ne è diventata il volto pubblico, ha ammesso apertamente di aver ricavato «dall’università di Google» gran parte delle sue informazioni sui danni della vaccinazione; e condivide regolarmente queste sue «conoscenze» con il mezzo milione circa di seguaci che ha su Twitter. Scienziati che hanno vinto il Nobel possono solo sognare una platea online di questa portata; Richard Dawkins, forse lo scienziato attualmente più famoso, ha su Twitter solo 300.000 seguaci.

Le comunità che abbracciano teorie pseudoscientifiche o del complotto non sono influenzabili neanche da esperti indipendenti che vogliano aderirvi — la tanto dibattuta «infiltrazione cognitiva» proposta da Cass Sunstein (che ora dirige l’Office of Information and Regulatory Affairs della Casa Bianca). Lo studio di «Vaccine» mostra che i blog e i forum gestiti dal movimento contro la vaccinazione sono aggressivamente censori, ed eliminano tutti i commenti che sostengono i benefici della vaccinazione.

Cosa fare allora? Beh, forse è arrivato il momento di accettare il fatto che molte di queste comunità non perderanno i loro membri più convinti, neanche se verranno bombardate da dimostrazioni scientifiche che provano l’infondatezza delle loro teorie. Per contrastare la loro crescita bisognerebbe rivolgere gli sforzi agli aderenti potenziali, piuttosto che ai militanti.

Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il riscaldamento globale è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice degli attacchi dell’11 settembre» è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità. Dato che la censura dei motori di ricerca non è un’idea attraente, che cosa si può fare per garantire che gli utenti sappiano che le informazioni che riceveranno sono probabilmente pseudoscientifiche, non provate dalla scienza?

Le possibilità non sono molte. Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni sospette. In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la vaccinazione porta all’autismo» appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari accompagnata da un avviso che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a questo fine, compilare un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero opposte le ultime opinioni della scienza — un obiettivo impegnativo che progetti come «Dispute Finder» stanno perseguendo con determinazione.

Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è quella di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori responsabilità nei confronti degli indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo editoriale maggiore nel presentare i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale» o «vaccinazione». Google ha già un elenco di temi ricercando i quali si ottengono soprattutto siti che propongono tesi pseudoscientifiche e teorie del complotto: perché non trattarli in maniera diversa dalle normali ricerche? In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da indirizzare gli utenti a siti gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google potrebbe far apparire un banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco di risorse autorevoli prima di trarre conclusioni. In più di una dozzina di Paesi, Google fa già qualcosa di simile per gli utenti che fanno ricerche su «come morire» o su «suicidio», inserendo una nota rossa ben evidente che invita a chiamare la National Suicide Prevention Hotline. Può sembrare un metodo paternalistico, ma è un paternalismo poco invadente che potrebbe salvare delle vite.

Purtroppo, con la recente adozione del social search — in cui i link condivisi dai nostri amici sui social network di Google sono ai primi posti nei risultati della ricerca — Google si muove in direzione opposta. È ragionevole pensare che chi nega l’esistenza del riscaldamento globale o i benefici della vaccinazione sia «amico online» di chi ha idee simili. In questo modo trovare informazioni che contraddicano le proprie opinioni diventa ancora più difficile. Questo è un motivo in più perché Google faccia ammenda dei suoi peccati e garantisca che agli argomenti dominati dalla pseudoscienza e dalle teorie del complotto venga rivolto un trattamento responsabile.
Twitter @evgenymorozov
(Traduzione di Maria Sepa)

Evgeny Morozov

Corriere della sera.it 

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Psilocibina contro la depressione?

Le immagini geometriche e la vivida immaginazione sperimentate sotto l'influsso dei funghi psicoattivi non sono, come gli scienziati avevano sospettato, il risultato di un aumento dell'attività cerebrale, ma bensì di una riduzione dell'attività e della connettività cerebrale, secondo un rapporto pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.Secondo i ricercatori, la riduzione della connettività cerebrale potrebbe spiegare la liberazione della mente dai vicoli abituali."E' stato spesso ipotizzato che questi classici allucinogeni debbano aumentare la funzionalità cerebrale, visto che vengono associati all'espansione della consapevolezza e della coscienza, ma in realtà ciò che vediamo è una riduzione dell'attività cerebrale", ha riferito Roland Griffiths, del Johns Hopkins Bayview Medical Center."Devo dire che questo era del tutto inaspettato", ha ribadito David Nutt dell'Imperial College di Londra, che ha condotto lo studio. Ma, ha aggiunto, "quando si ottiene esattamente il risultato opposto a quello che si prevedeva, sai che è giusto, perché non c'è parzialità".Anche se gli esseri umani hanno utilizzato i funghi magici per millenni, molto poco si sa su come realmente agiscono. Poco dopo la popolarità guadagnata negli anni '50 e '60, "sono stati criminalizzati e la ricerca sulle loro applicazioni terapeutiche è stata soppressa", ha spiegato Rick Doblin, della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, che in parte ha finanziato lo studio.A causa della illegalità della psilocibina, l'organizzazione e l'esecuzione del nuovo studio è stato un calvario normativo, ha detto Nutt.C'era anche la preoccupazione etica che i volontari potessero sperimentare il cosiddetto bad trip. Anche se la psilocibina è generalmente associata a sentimenti di euforia e connessione umana, a volte può causare ansia. Se ciò fosse accaduto, ha spiegato Nutt, la persona sarebbe stata al sicuro e calmata se necessario con Valium. E per ridurre il rischio di una brutta esperienza, tutti i 30 volontari sono stati scelti in base al fatto di aver già assunto allucinogeni almeno una volta nella propria vita.

Nutt e il suo team hanno somministrato psilocibina in vena ai volontari, mentre i loro cervelli sono stati scannerizzati mediante risonanza magnetica funzionale. "Volevamo sapere esattamente cosa succede quando si effettua questa transizione dallo stato ordinario allo stato psichedelico", ha spiegato.Il flusso di sangue e l'attività cerebrale dei volontari hanno subito una particolare diminuzione nella corteccia prefrontale mediale, un'area coinvolta nelle emozioni, l'apprendimento, la memoria e la funzione esecutiva, e la corteccia cingolata posteriore, la cui funzione è meno chiara.Il team ha anche utilizzato i dati per valutare come la connettività funzionale tra queste due regioni cerebrali variasse nel corso del tempo, e ha scoperto che la loro disattivazione risulta essere legata.Le due regioni sono connesse da una rete di connessioni chiamata Default-mode network (DMN), che integra le funzioni cerebrali tra cui sensazioni, ricordi e ambizioni. "E' un po chi sei e come vedi il mondo", ha detto Nutt. Il DMN potrebbe anche funzionare da meccanico cognitivo vincolante, capace di filtrare e dare un senso alle informazioni. Una riduzione dell'attività del DMN potrebbe quindi consentire una modalità di conoscenza senza vincoli, come quella vissuta durante un viaggio con i funghi magici.

E' interessante notare che l'attività DMN è iperattiva nelle persone soggette a depressione, suggerendo che la psilocibina possa essere efficace contro questa patologia.

"La psilocibina potrebbe essere somministrata solo un paio di volte sotto la supervisione di un terapista ... con la speranza che alla fine del processo non si sia più dipendente dai farmaci", ha spiegato Doblin. "Sarebbe come aprire una porta e mostrare che c'è un altro modo di essere", ha detto Nutt.

hò fatto il test e sono positivo

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I falsi miti da sfatare sui diversi disturbi che chiamiamo ansia

Dalla vera soglia patologica alle possibili cause. 
Un documento Usa fa chiarezza su uno dei disagi 
più emblematici della nostra epoca

Viviamo tempi ansiogeni. E tutti, prima o poi, abbiamo detto di avere l'ansia. Usando il termine con un po' di leggerezza, tanto che secondo l'Anxiety Disorder Association of America oggi sono molti i malintesi e le errate convinzioni che circondano i disturbi d'ansia, quelli veri. Una confusione sul tema che gli esperti statunitensi hanno provato a chiarire con un documento sui falsi miti che circondano l'ansia, corredato con informazioni sulla realtà dei fatti. Primo punto da chiarire è quando si possa parlare di vero disturbo e quando invece l'ansia sia da considerare normale, se non addirittura positiva. «Purtroppo diamo lo stesso nome a due manifestazioni ben diverse — spiega Laura Bellodi, direttore del Centro disturbi d'ansia all’ospedale San Raffaele di Milano —. L'ansia "buona" è quella che ci consente di stare in allerta, per elaborare le risposte più appropriate a novità come un esame, un colloquio di lavoro, o anche solo la preparazione della valigia per le vacanze. In questi casi è del tutto fisiologico provare inquietudine o sentirsi un po' diversi dal solito. L'ansia diventa invece patologica quando scatena un disagio profondo, costante e soprattutto un "malfunzionamento" dell'individuo, un'alterazione dei comportamenti. La "soglia" oltre cui si parla di una vera patologia può perciò variare da una persona all'altra e anche a seconda dell'ambiente».

«Oggi una persona con fobia sociale che vorrebbe stare con gli altri ma non ci riesce per la paura di non essere allaltezza, di fare una brutta figura o di apparire goffa o ridicola sente di avere un problema; cinquant'anni fa, invece, poteva essere il prototipo della casalinga conferma Liliana Dell'Osso, direttore della Clinica psichiatrica dell'Università di Pisa . Vivere o meno in città, la classe sociale di appartenenza, il tipo di lavoro sono tutti elementi che possono incidere sulla percezione della "disabilità" che deriva da un disturbo d'ansia. Che spesso incide sulle scelte esistenziali: quante donne hanno rinunciato a studiare, a guidare, o hanno vissuto a metà perché non riuscivano a superare attacchi di panico o una fobia sociale? Con i disturbi dansia non trattati adeguatamente si finisce per fare i conti tutta la vita».

Anche sulle cause dell'ansia è bene sgombrare il campo dagli equivoci: esiste una predisposizione genetica, tanto che avere familiari con disturbi d'ansia accresce il rischio fino a dieci volte. Conta poi il carattere: chi è perfezionista, rigido, chi ha una personalità evitante o dipendente ha una maggiore probabilità di avere disturbi. Ma, anche se esperienze negative precoci possono avere un ruolo nei disagi emotivi futuri, non sempre le "radici" dell'ansia vanno cercate nell'infanzia. Come sottolinea il documento degli esperti americani: si tratta di un falso mito ed è poco costruttivo ostinarsi a cercare motivi lontani piuttosto che intervenire eliminando i disturbi presenti. Anche perché "chi cerca trova", ma non è affatto detto che un insuccesso scolastico o il rifiuto di un amico siano la vera molla che ha fatto scatenare il problema. Anzi, può darsi sia vero il contrario, cioè che sia stata la nevrosi a condizionare gli eventi. Altra leggenda da sfatare, il fatto che il disturbo di panico possa portare a perdere il controllo, oppure a svenire: non accade mai (nei pazienti che finiscono al Pronto soccorso per un attacco di panico, si rileva al massimo una lieve tachicardia o un aumento temporaneo della pressione arteriosa, il contrario quindi del crollo di pressione che porta allo svenimento). E, ancora: non è vero che la strategia migliore per controllare l'ansia sia evitare le fonti di stress ed essere continuamente rassicurati da parenti e amici. «Le condotte di evitamento magari riducono frequenza e intensità degli episodi, ma compromettono le condizioni del paziente che si demoralizza, prova sensi di colpa e di inadeguatezza, diventa dipendente da figure di riferimento che lo rassicurano, con il risultato che l'autonomia si riduce ulteriormente e che ci si auto-svaluta sempre più spiega Dell'Osso . Altrettanto inutile è consigliare ai pazienti di portare con sé un sacchetto per ridurre l'iperventilazione in caso di attacco di panico, o di "distrarsi" adottando un trucco qualsiasi, magari con un gesto "scaramantico" (come schioccare un elastico o simili): avere sempre con sé un oggetto ritenuto "magico" è solo l'espressione dellipersensibilità di questi pazienti alla rassicurazione; adottare azioni o atti mentali per neutralizzare l'ansia dà un sollievo solo momentaneo e può perfino diventare una compulsione».

«Tutti questi "trucchi anti-ansia" in realtà sono la soluzione patologica al problema, manifestazioni che sono diretta espressione e conseguenza del disturbo d'ansia. Per questo vanno combattuti ed è importante chiarire gli equivoci», conferma Bellodi. Il documento americano invita anche a non credere alle soluzioni facili o all'effetto miracoloso di dieta, esercizio fisico, limitazione della caffeina: l'educazione a uno stile di vita sano aiuta, ma da sola non basta. E c'è poi il falso mito forse più duro a morire, ovvero la convinzione che i tratti d'ansia siano caratteristiche intrinseche della persona, impossibili da cambiare, perché hanno spesso un esordio precoce: il timido che diventa sempre più chiuso e isolato, il nevrotico che accumula comportamenti ossessivi, l'apprensivo che pian piano teme tutto. «Sono sempre stati così, è nella loro natura» è il pensiero di molti. Invece, questi disturbi si possono (e si devono) curare.

Elena Meli, Corriere della Sera. Salute

 

 

Guido in stati di ebrezza

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La chimica psichedelica: un principio attivo dei “funghi magici” controlla (in qualche modo) l'attività del cervello.

 

Alfredo Orrico - inSostanza.it

Nonostante una lunga storia di utilizzo nelle cerimonie di guarigione, in riti tesi all’espansione della mente ed “all’apertura di porte della percezione”, le sostanze allucinogene presenti nei “funghi magici” sembrano provocare al contrario diffuse diminuzioni dell’attività cerebrale, secondo quanto riportato da alcuni ricercatori e pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences USA (Carhart-Harris RL et al. 2012).


La psilocibina, la cui azione è dovuta all’attivazione dei recettori della serotonina, è stata apprezzata per secoli per la capacità di indurre esperienze mistiche ma essa presenta anche un potenziale valore terapeutico in varie patologie psichiatriche. In uno dei pochi studi di questo tipo, David Nutt, un neuropsicofarmacologo che lavora presso l'Imperial College di Londra, insieme ai suoi collaboratori ha usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per monitorare i cambiamenti nell'attività cerebrale che si registrano durante la transizione dalla coscienza normale allo stato psichedelico indotto dalla psilocibina. Lo studio è stato effettuato reclutando 30 volontari, tutti individui esperti nell’uso di sostanze allucinogene, e scansionato il loro cervello due volte: una volta dopo che ai partecipanti era stato somministrato un placebo (solo acqua e sali) ed un’altra volta dopo iniezione di una piccola dose di psilocibina, che, in pochi secondi, ha innescato un breve “viaggio”. E’ stato quindi osservato che, nonostante si ritenga comunemente che le sostanza psichedeliche “aumentino l'attività cerebrale”, la psilocibina causa in effetti un rallentamento di attività in aree dotate di connessioni più dense, soprattutto a livello della corteccia mediale pre-frontale (mPFC) e la corteccia cingolata anteriore e posteriore (ACC e PCC, rispettivamente). Le scansioni hanno mostrato una riduzione delle connessioni funzionali tra il mPFC e PCC, in modo che la loro attività, normalmente sincrona, è risultata “de-sincronizzata”.

 

Nel 1954, lo scrittore Aldous Huxley (che aveva notoriamente sperimentato sostanze psichedeliche) nel suo libro “Le porte della percezione”, suggeriva che le droghe producessero un diluvio sensoriale attraverso l'apertura di una sorta di "valvola di riduzione" nel cervello, deputata in condizioni normali alla limitazione delle nostre percezioni. In accordo, Karl Friston del University College di Londra sosteneva che il cervello, per permettere una migliore rappresentazione del mondo, funzionasse attraverso una limitazione delle nostre esperienze percettive. Le nuove scoperte sembrano in accordo quindi con l’idea che queste sostanze abbiano una qualche attività modulante su queste funzioni di repressione.
Nutt e collaboratori suggeriscono che i loro risultati potrebbero spiegare alcuni degli effetti terapeutici della psilocibina. La depressione comporta iperattività nei mPFC, che porta alla visione pessimistica ed al rimuginare patologico caratteristico della condizione, così la disattivazione della mPFC potrebbe alleviarne i sintomi. Gli autori hanno anche osservato una riduzione del flusso di sangue a livello ipotalamico, suggerendo che questo potrebbe spiegare alcuni resoconti aneddotici secondo i quali le sostanze psichedeliche allevino i sintomi della cefalea a grappolo, che è associata ad una aumentata attività ipotalamica.

Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questi risultati e con la loro interpretazione, a segnalare quanto le argomentazioni in questo campo siano ancora fluttuanti e contraddittorie.
Franz Vollenweider presso l'Università di Zurigo in Svizzera riferisce, infatti, di avere completato studi simili e di avere sempre visto, al contrario, l'attivazione di quelle stesse aree che lo studio di Nutt e coll. riferisce depresse. Alcune differenze potrebbero essere associate a tempi differenti di scansione nei due studi o alla differente via di somministrazione (nello studio di Vollenweider, la somministrazione era per via orale) e/o al dosaggio delle sostanze.
Secondo Keith Laws, invece, un neuropsicologo cognitivo dell'Università di Hertfordshire, i risultati potrebbero essere spiegati in altro modo. "La disattivazione di mPFC e PCC è legata all’ansia e alla anticipazione di esperienze piacevoli e spiacevoli," dice. "Quella era una situazione stressante, anche per tossicodipendenti con esperienza e ho il sospetto che gli autori di quello studio abbiano piuttosto misurato delle variazioni funzionali correlate a quell’ansia."

BINGE DRINKING : DANNI AL CUORE E AL CERVELLO

CeSDA - L’alcol, in dosi elevate, può compromettere seriamente la salute cardiaca dei giovani. Antonio Raviele, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, lancia l’allarme, spiegando che per gli under 20 ubriacarsi, tra i tanti effetti nocivi, può portare ad un attacco di fibrillazione atriale per i soggetti predisposti.
Tali soggetti, «spesso non sanno di esserlo; può capitare, dopo una forte bevuta, che il sangue non circoli correttamente. Potrebbe scatenarsi, di conseguenza, un incidente cardiaco o dei danni al cervello per il mancato afflusso di sangue», spiega Emanuele Scafato, presidente della Società italiana di algologia. Un’eventualità da non sottovalutare, dato che il “binge drinking” sta assumendo sempre più i connotati del fenomeno di massa. Riguarda circa 450mila ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 16 anni che, in sostanza, si danno appuntamento e ingurgitano 4 o 5 cocktail con l’unico obiettivo di ubriacarsi. «Alcuni ragazzi – continua Scafato – non sanno di avere un disturbo della conduzione dello stimolo cardiaco, il quale determina il battito normale. Bevendo molto, l’ipertensione, successiva alla prima fase di vasodilatazione, può svelare un aritmia. Può accadere che l’impulso cardiaco vanga a mancare e che il cuore inizi a fibrillare, cioè a contrarsi in maniera inefficiente». In ogni caso, «che l’alcol, in quantità elevate, sia nocivo e non solo per il cuore ma per il sistema cardiovascolare in genere è un dato appurato e noto. Sappiamo, ad esempio, che quantità percepite come moderate possono condurre – dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità – ad un incremento del rischio di insorgenza di 60 patologie e 12 tipi di cancro». La quantità massima di alcol che il nostro organismo può assumere è stata stabilita da linee guida accettate a livello internazionale: «un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica (corrispondente ad una quantità di circa 12 grammi di alcol) per le donne; due per gli uomini; uno per i ragazzi di età compresa tra i 17 e i 20 anni; 0 per quelli sotto i 16».
E’ necessario, in ogni caso, fare alcune distinzioni. «Le tabelle presenti nei pub o nei bar sono esplicative ma, in genere, non vengono lette. La quantità di alcol assumibile senza correre rischi varia a seconda di diversi fattori: il peso, il sesso, e il fatto di essere a stomaco vuoto o a stomaco pieno». Anche la modalità con la quale si beve può influire sull’insorgenza di rischi. «Siamo in grado di metabolizzare 12 grammi di alcol in minimo due ore, massimo tre. Il nostro fegato, infatti, ha la capacità di distruggere 6 grammi l’ora. La dose eccedente circola liberamente e immodificata per il nostro organismo, perché questo viene bypassato». Tornando ai giovani, i danni al sistema cardiovascolare possono esserci, certo; «ma il binge drinking ci preoccupa molto di più per i danni che può provocare al cervello dei ragazzi. Le risonanze magnetiche, infatti, hanno dimostrato che se i ragazzi si ubriacano almeno una volta alla settimana, dopo solo 2 o 3 mesi l’ippocampo, la zona del cervello che serve per orientarsi e memorizzare, riduce significativamente il proprio volume, con una conseguente perdita di neuron».Tale perdita, purtroppo, è permanente. «Il cervello non è in grado di ricreare queste cellule specializzate. Tra l’altro, nei ragazzi, avviene un fenomeno molto particolare, chiamato “pruning”: il loro cervello è in via di evoluzione, si completa attorno ai vent’anni. Normalmente, quindi, in questa fase, alcuni sinapsi, i collegamenti tra i neuroni, vengono distrutte per dare all’organo la possibilità di evolversi verso la fase adulta. Se vado a introdurre una sostanza che altera questo meccanismo, impedendo alle cellule di essere sostituite durante questa evoluzione, creo un danno enorme».

Bolivia, Brasile e Stati Uniti di nuovo d’accordo sulla lotta al narcotraffico di cocaina

L'intesa è arrivata venerdì scorso e non mette a rischio l'uso tradizionale delle foglie di coca. Prevista la creazione di un Progetto Pilota: gli Usa forniranno equipaggiamento e addestramento al personale di La Paz, Rio de Janeiro rilevamenti satellitari e materiale di comunicazione per individuare le piantagioni 'eccedenti' la produzione consentita, di Joseph Zarlingo

 

IlFattoQuotidiano - “Que la DEA no me vea!” cantano in uno dei loro pezzi più famosi gli Atajo, gruppo rock boliviano. E DEA sta per Drug enforcement administration, l’antidroga del governo degli Stati Uniti. “Mio nonno mi insegnò a pinchar – dicono gli Atajo, e pinchar vuol dire masticare la foglia di coca- La coca non è cocaina, la coca è millenaria”. Millenario è davvero l’uso della foglia di coca sull’Altropiano andino e come difensore dei diritti dei cocaleros, i coltivatori di coca, del Tropico di Cochabamba, in Bolivia, ha iniziato la sua carriera politica il primo presidente indigeno del continente, Evo Morales.

Tre anni fa, Morales espulse gli agenti della DEA dalla Bolivia e cessò ogni collaborazione con l’antidroga a stelle e strisce, accusando Washington di indebite intromissioni nella politica interna del Paese.

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Gioco d’azzardo, è allarme in Italia

Faccedagioco - Allarme gioco d’azzardo in Italia. Quattro italiani su dieci giocano d’azzardo. Più a rischio gli uomini giovani.  Ha il marchio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifc-Cnr), l’allarmante studio pubblicato su Springer Science sulla diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo nel Nostro Paese. La fotografia del giocatore tipo è quella di un maschio, titolare di licenza media inferiore, bevitore di alcolici e fumatore.


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GRAN BRETAGNA - Come funzionano i funghi allucinogeni

Notiziario Aduc - Della serie: 'provato per voi'. Le scansioni cerebrali di persone sotto l'influenza della psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni, hanno infatti fornito agli scienziati un quadro il piu' dettagliato di come agiscono le droghe psichedeliche. I risultati di due studi in corso di pubblicazione su 'Pnas' e sul 'British Journal of Psychiatry' identificano, infatti, le aree del cervello 'spente' dalla psilocibina. Secondo queste ricerche i funghi funzionano perche' aiutano le persone a sperimentare ricordi piu' vividi. E il principio attivo potrebbe essere usato a scopo terapeutico.
Nello studio su 'Pnas' 30 volontari sani hanno subito infusioni psilocibina nel sangue mentre venivano sottoposti a una risonanza magnetica cerebrale. Le scansioni hanno mostrato un calo di attivita' negli 'hub', le regioni del cervello che fungono da punti di raccordo tra aree. Il secondo studio su 10 volontari ha rilevato, inoltre, che i ricordi dei volontari sotto psilocibina migliorano. La sostanza, inoltre, sembra influire su ansia e depressione in modo positivo.
Secondo David Nutt del Dipartimento di Medicina dell'Imperial College di Londra, autore di entrambi gli studi, "le sostanze psichedeliche sono ritenute forme di 'espansione della mente', e si pensa che agiscano in questo modo, ovvero aumentando l'attivita' cerebrale. Sorprendentemente abbiamo scoperto che la psilocibina" fa l'esatto opposto, ovvero "riduce l'attivita' nelle zone cerebrali piu' connesse con altre aree".
"Questi hub vincolano la nostra esperienza del mondo e la tengono in ordine. Ora sappiamo che la disattivazione di queste regioni porta a uno stato in cui il mondo viene vissuto con stupore, come qualcosa di strano". L'intensita' degli effetti riportati dai partecipanti, tra visioni di motivi geometrici, insolite sensazioni corporee e senso alterato di spazio e tempo, e' correlata con una diminuzione dell'ossigenazione e del flusso sanguigno in alcune parti del cervello. "I nostri risultati - dice Robin Carhart-Harris, del Dipartimento di Medicina presso l'Imperial College di Londra - supportano l'idea che la psilocibina faciliti l'accesso ai ricordi personali e alle emozioni. Il nostro e' solo un piccolo studio, ma siamo interessati ad esplorare il potenziale della psilocibina come strumento terapeutico".

ansia assurda, fascicolazioni muscolari, tremori ovunque, lunaticità, ipocondria

ho 19 anni e ho fatto uso di cannabis per 3 anni...in un anno della mia vita molto di più visto che l'ho passato chiuso in casa a fumare 3-4 personal al giorno...già da piccolo ero molto ipocondriaco e ansioso..tutto questo sicuramente non ha fatto altro che aumentare il mio disagio...ho e sto vivendo un incubo..ho temuto di prendere duemila malattie come diabete tumori ec.....ultimamente la sla!! ora non fumo più da qualke giorno ma anche quando non mi capitava di fumare per qualche settimana questi sintomi descritti nel titolo non scomparivano...sono sicuro che tutto questo sia causato dal fumo che alimenta questi malesseri...in più mi porto conflitti interni da un bel pò di tempo che quando fumavo mi tornavano alla mente facendomi sfogare in pianti e crisi depressive, non riesco a studiare mi stanco facilmente..tremo sempre anche nei momenti in cui mi sento calmo e soffro di tachicardia ma non regolarmennte..in più ho queste fascicolazioni ovvero una sorta di palpitazione muscolare che va e viene in tutte le parti del corpo (gambe, polpacci, faccia, schiena, pancia, piedi..qualunque)..parlando con una psicologa e descrivendo il mio problema mi è stato detto che la mia è solo uno stato d'ansia, dovuto anche e soprattutt alle canne che si somatizza a causa della mia ipocondria facendo sfociare tutti questi sintomi..quando mi capita però di avere la testa libera, quei pochi momenti non sento sintomi e sto bene..quando ci penso invece, e pen so e mi convinco di stare male mi distruggo da solo..non faccio altro che girare sul net per cercare i sintomi e la malattia per ricollegarli..la cosa mi crea vergogna e timidezza...sottolineo che non ho mai avuto attacchi di panico...ma solo quei sintomi che ho descritto..e altri tipici dell'ansia secondo la dottoressa..in più ho una vita splendida dei genitori che mi amano nonostante il male che ho fatto a loro e una ragazza che darebbe la vita per me ..in più io dentro sento una voglia di rifarmi pazzesca anche se queste mie paure e ipocondrie di stare male mi bloccano e mi feriscono..sono sempre in un continuo stato di tensione muscolare, stati d'ansia, fascicolazioni e contrazioni..ripeto ke non ho problemi di natura sociale anzi mi inserisco bene in ogni contesto pur portando con me le mie paure e le mie ansie che non vogliono mollarmi..non ho una situazione familiare fantastica in quanto molta della mia ansia è ereditata solo ke temo di aver peggiorato il tutto...però ripeto non ho alcun tipo di problema tranne questi fisici causati secondo il medico dall'ansia ECCESSIVA!! Non voglio prendere medicine e schifezze varie vista la mia giovane età e la mia mancanza di problemi REALI..solo PARANOIE E CASTELLI in aria..che mi causano comunque malessere anche se in fondo so che non è niente di così grave forse..ad ogni modo cerco solo rassicurazioni reali no gente che mi faccia pesare il tutto...grazie mille in anticipo

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