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Novità

Possesso di marijuana alla guida

Salve, ieri sera non mi sono fermato a un posto di blocco...ho continuato regolare sensa scappare, mi hanno raggiunto e fermato e trovandomi 2.5 g di marijuana, mi hanno fatto il classico foglio e la multa e 6 punti sono neopatentato, mi finiva anche il 22 ottobre.... vorrei sapere se il fatto di non essermi fermato peggiora la mia situazione per rilascio della patende, e se rischio di fare le analisi urinie sangue e capello visto che non mi sono fermato.. Grazie mille in anticipo!!

Droghe, persone non molecole

Susanna Ronconi racconta la Summer School 2014 per la rubrica di Fuoriluogo

Nei lunghi anni della Fini Giovanardi e del “suo” Dipartimento antidroga, c’è stato, come si sa,  un  mondo  di operatori, scienziati, consumatori e cittadini che non ha mai smesso di opporsi e lottare per una alternativa. Meno forse si sa che dentro questo mondo c’è stato chi, diverso per ruolo e competenze, in “direzione ostinata e contraria” ha continuato a lavorare  sul piano della ricerca e  dell’operatività, per un diverso modo di leggere i fenomeni del consumo di droghe e di intervenire. Un lavoro  di controtendenza sul piano nazionale ma fortemente ancorato  ai contesti  internazionali ed  europei,  un lavoro caparbio   caratterizzato da risorse materiali fragili compensate da impegno e competenza. Appartiene a questo  mondo  di  minoranza - se paragonato al pensiero dominante della “malattia del cervello” - quello che, per iniziativa di Forum Droghe e CNCA,  si è incontrato a Firenze tra il 4 e il 6 settembre per proporre, discutere e sviluppare con oltre cento operatori del pubblico e del privato sociale un nuovo modello operativo in tema di consumi di droghe,  un “Modello operativo ecologico verso il controllo del consumo”.  Di cosa si tratta e perché sta riscuotendo tanto interesse? Si tratta innanzitutto di uno sviluppo dell’approccio di riduzione del danno, e già questo lo mette all’ordine del giorno, dopo anni di ostracismo del “quarto pilastro” delle politiche sulle droghe. Ma soprattutto si tratta di una sfida scientifica e operativa, che innova su tre piani principali. Il primo, lo sguardo: il percorso che ha portato a questa proposta (un processo di ricerca e  sperimentazione durato  oltre 3 anni, incluso un progetto europeo) ha riattraversato decenni di ricerca internazionale sui consumi e ne ha sviluppata a livello locale, evidenziando come i consumatori di qualsiasi sostanza - che, è bene ricordarlo, per la stragrande maggioranza hanno un consumo non problematico - mettono in atto strategie efficaci di autocontrollo del proprio consumo, e che anche quando arrivano a momenti di “fuori controllo” sanno poi ritornare a consumi più moderati. E che, inoltre, apprendono dalla propria esperienza in modo evolutivo. Insomma, semplificando, la “malattia cronica  recidivante” non è il  destino, come sostiene  il dominante sguardo medico. Secondo, gli interventi. La protezione dall’abuso e da un uso dannoso punta a sostenere le pratiche “naturali” di autoregolazione, verso un consumo il cui grado di “controllo” non è dettato da standard ma da ciò che il consumatore pensa sia bene per sé. Questa prospettiva suggerisce che l’astinenza non sia il solo buon obiettivo, ma che lo sia riuscire a sostenere uno stile di vita desiderabile. Terzo, il contesto: quel “ecologico” significa  che il consumatore va pensato nel suo ambiente e non solo di fronte a una molecola, e  che questo ambiente a sua volta è (può essere) fattore di protezione e sostegno all’autoregolazione. Il confronto serrato tra operatori, ricercatori, consumatori ha aperto una prospettiva, che ruota non attorno al “deficit” di chi consuma ma alle sue risorse e apprendimenti (come del resto avviene in tutta la promozione della salute), attorno a obiettivi non pre-stabiliti da servizi e politiche  ma   legittimamente restituiti alla sovranità del soggetto (come del resto dettano le migliori metodologie della relazione di aiuto). Sostenere l’autocontrollo, insomma, è una prospettiva e una pratica che include, dopo un lungo ostracismo morale coperto da ragioni pseudoscientifiche, il consumatore tra i cittadini, quelli che hanno sovranità sulla propria salute e sul proprio stile di vita.
Tutti i materiali su formazione.fuoriluogo.it

"Marijuana show", sbarca il reality dedicato alla cannabis

I migliori progetti otterranno finanziamenti fino ad un milione di dollari

Negli Stati Uniti si aprono le selezioni per il primo reality show dedicato a tutti i modi per creare nuove imprese basate sull'uso della cannabis. In "Marijuana Show", che sarà trasmesso online a novembre, i contendenti verranno scelti per presentare i loro arditi progetti 'all'erba' ad un gruppo di potenziali finanziatori. I migliori otterranno fondi da un minimo di 25mila dollari ad un massimo di un milione di dollari.

 Le pre-selezioni sono state avviate a Denver dai creatori del reality Wendy Robbins e Karen Paull, e più di duecento persone si sono messe in coda. Con idee 'alla cannabis' che variano dal girare film, alla creazioni di fiori e negozi specializzati in composizioni che utilizzano la marijuana, a pasticcerie 'ad hoc' e cosi' via. 

Ma per l'ideatrice Wendy Robbins, si dovrà trattare di uno show improntato alla 'gentilezza' nelle presentazioni e di una opportunità per intrattenere ed educare il pubblico su "di una erba potente e medicinale" . 

Il gruppo dei prescelti verrà spedito in una sorta di ritiro in New Mexico per tutto il mese di ottobre, per ritornare a novembre a Denver pronti alla presentazione davanti agli investitori.

a Firenze la cittadella fortificata "Qui si produrrà la marijuana di Stato"

I ministri Lorenzin e Pinotti hanno firmato il protocollo che dà il via libera alla coltivazione e lavorazione delle piante nello stabilimento chmico militare a scopo terapeutico. Costi ridotti e tempi più rapidi per i malati

Una  piantagione di marijuana sorvegliata con le armi. Non è la Colombia dei paramilitari, e neppure Lazarat, il villaggio albanese strappato al narcotraffico con un mega blitz dell'esercito lo scorso agosto. Siamo a 15 minuti d'auto da piazza della Signoria e la cittadella fortificata è quella dello stabilimento chimico militare di Firenze. E' qui che l'Italia produrrà la cannabis terapeutica di Stato.

Oggi le ministre della Salute, Beatrice Lorenzin, e della Difesa, Roberta Pinotti, hanno siglato il protocollo che dà il via alla coltivazione e lavorazione delle piante. Una decisione che metterà fine alle costose importazioni di Bedrocan dall'Olanda, per le quali oggi i malati italiani devono attendere persino mesi, nonostante la cura tramite cannabinoidi sia garantita per legge dal 2007 per una serie di malattie.

A lanciare l'idea di produrre i farmaci all'istituto fiorentino era stato l'Espresso con un appello di Enzo Brogi , il consigliere regionale del Pd che è anche promotore della legge toscana che mette i cannabinoidi a carico del sistema sanitario regionale. Il provvedimento ha fatto da apripista ad altre Regioni.

I ministri Lorenzin e PinottiI ministri Lorenzin e Pinotti

Non senza commozione Brogi dedica questa vittoria all'amica e collega di partito Alessia Ballini, scomparsa a soli 41 anni nel 2011. “Era malata di un tumore e mi confidò di essersi rivolta al mercato nero di Firenze per ottenere un po' di cannabis e alleviare il dolore della chemio. I tempi di attesa per ottenerla in modo ufficiale erano troppo lunghi, forse sarebbe morta prima” ricorda il consigliere toscano.

E continua: “Il protocollo firmato oggi è proprio quello che auspicavo: una filiera corta e pubblica. Ci tengo che sia una produzione pubblica, così i prezzi saranno sicuramente calmierati.  Diverso se lo facesse una multinazionale, che nel prezzo ci metterebbe informatori sanitari, gadget e convegni scientifici a Taormina. E' anche per questo che i farmaci a volte costano così tanto” commenta Brogi all'Espresso. E in nome della filiera corta, la cannabis terapeutica potrebbe essere coltivata anche fuori da Firenze. “La produzione delle piante potrebbe essere decentrata, perché no? Penso anche allo stabilimento di Rovigo Cra Cin. La lavorazione però deve essere affidata solo allo stabilimento chimico militare, una struttura di eccellenza”.

La conferma arriva anche dall'Agenzia Industrie Difesa, che all'Espresso  fa sapere: “La produzione di farmaci potrebbe avvenire anche utilizzando materie prime di provenienza esterna. Ad ogni modo la coltivazione della cannabis per uso medicinale, con specifiche e costanti proprietà vegetali, deve avvenire in locali chiusi e con parametri climatici costanti, infatti lo stabilimento di Firenze ha le capacità logistiche per la coltivazione della pianta in condizioni termoigrometriche, di illuminazione e di concimazione costante. La coltivazione avverrebbe all'interno dello stabilimento militare in aree sottoposte a sorveglianza. Firenze ha le capacità tecniche e logistiche sia per la produzione ed essiccazione della cannabis che per il successivo confezionamento di medicinali”.

Quanto al prezzo, sarà sicuramente inferiore a quello attuale. “Uno studio interno prevede, a fronte di una spesa attuale di circa 15,6 euro al grammo, un sensibile risparmio. Ma non si tratta unicamente di un risparmio economico, la produzione nazionale della cannabis e dei prodotti farmaceutici da essa derivati rendono il farmaco prontamente disponibile ai pazienti che ne abbisognano andando a ridurre gli attuali tempi di attesa che possono essere di anche sei mesi” dicono. E chissà che l'Italia non diventi una nuova Olanda, esportatrice di medicinali a base di marijuana.

Ad ogni modo, i malati italiani dovranno aspettare ancora parecchi mesi prima di poter avere il farmaco nazionale. Per l'esattezza, dodici per le autorizzazioni e diciotto per la produzione, come spiega all'Espresso la Difesa: “Un iter autorizzativo stimato in 12 mesi ai sensi delle norme di legge comunitarie e nazionali. Diciotto sono i mesi che intercorrerebbero tra la firma della convenzione e la distribuzione del prodotto”.

L'Espresso espresso.repubblica.it/attualita/2014/09/18/news/nasce-a-firenze-la-cittadella-fortificata-che-produra-la-cannabis-di-stato-1.180703

Hofmann's Potion

documentario della TV di stato svizzera sull'LSD e il suo creatore

tachicardia e senso di svenimenimento

Ciao a tutti ragazzi sono un ragazzo di 16 anni a cui piace fumare, il problema e che una sera in spiaggia ho fatto 7-8 tiri di marijuana ma non era la prima volta, dopo 1 oretta non capivo più niente e pensavo di morire ad un certo punto mi sono messo sdraiato e ho vomitato.
Il bello e che subito dopo aver vomitato sono stato benissimo, il brutto e che ogni volta che fumo ho questa tachicardia cioe appena faccio un tiro subito aumenta ol battito lo so che ho troppe paranoie ma volevo raccontare questa mia esperienza voi cosa ne pensate?
Non mi rende piu piacevole fumare questa cosa.

La marijuana crea dipendenza? Ebbene sì in modo particolare nelle donne

La marijuana ormai legalizzata in Colorado e a Washington a uso ricreativo e consentita in 23 stati per uso medico potrebbe creare dipendenza in modo particolare nelle donne. Lo suggeriscono recenti ricerche nonostante non esista una quantità esorbitante di prove conclusive sull’argomento. I ricercatori della Washington State University sono comunque convinti di aver trovato le prove che dimostrano che le donne tollerano meno la marijuana rispetto agli uomini. Non solo le donne però rischierebbero. Le persone che aumentano il livello di tolleranza al farmaco hanno più probabilità di diventare tossicodipendenti rispetto a quelli che la tollerano in modo diverso.  

 Lo studio di Washington State University ha testato il THC e in modo particolare la sua capacità di alleviare il dolore nei ratti, in quanto come gli esseri umani, i topi vivono cicli mestruali simili e fluttuazioni ormonali. I risultati dello studio sono stati sorprendenti. Inizialmente, le femmine di ratto hanno sviluppato una determinata sensibilità alTHC. Ma, dieci giorni dopo, le femmine di ratto avevano bisogno di una dose maggiore di THC. Stavano diventando dipendenti e tolleranti al farmaco.

Rebecca Craft, il ricercatore principale dello studio e presidente del dipartimento di psicologia presso la Washington State University, pensa che ogni donna debba essere consapevole del rischio che corre. Attualmente, sono stati testati gli effetti del THC sui ratti. Ma, secondo Craft, la ricerca a non sarà decisiva finché non verrà provata negli esseri umani anche perché ci sono alcune differenze tra le due specie, in primo luogo nel modo di metabolizzare i farmaci.

urbanpost.it/la-marijuana-crea-dipendenza-si-nelle-donne

Contro l’Alzheimer è efficace la marijuana

Gli scienziati scoprono che il principio attivo della cannabis, il Thc, può offrire un valido trattamento per la malattia di Alzheimer, arrestando o rallentando la progressione della malattia

Dibattuta, avversata – ma da qualcuno anche sostenuta – la marijuana è da molto tempo oggetto di studi che ora ne esaltano le qualità; ora ne evidenziano i pericoli. Forse, come per tutte le cose, dipende sempre dall’uso che se ne fa e il contesto in cui questo viene fatto. Comunque la pensiate, a favore di un uso terapeutico è anche un nuovo studio preclinico che indica come il Thc – il principio attivo delle foglie di cannabis – può rallentare o arrestare la progressione della malattia di Alzheimer. Un tipo di grave patologia che, lo ricordiamo, ancora non ha una cura.

Un nuovo studio, dunque, che sostiene il ruolo terapeutico del delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc) nel trattamento o controllo di alcune malattie. Il fatto che questo composto sia risultato attivo nel trattamento di una malattia devastante come l’Alzheimer, di fatto ne eleva lo status. 

Sono stati i ricercatori dell’Università della Florida del Sud (USF) – Health Byrd Alzheimer’s Institute ad aver dimostrato con il loro studio che livelli estremamente bassi di Thc possono rallentare o arrestare la progressione della malattia. I risultati completi degli esperimenti, eseguiti utilizzando un modello cellulare della malattia di Alzheimer, sono stati pubblicati sulla versione online del Journal of Alzheimer.

Il dott. Chuanhai Cao e colleghi dell’USF hanno potuto osservare come piccole dosi di Thc riducano la produzione di beta-amiloide – il noto peptide e maggior componente delle placche amiloidi – che si trova in una forma solubile nella maggior parte dei cervelli anziani. Il Thc è stato anche trovato prevenire l’accumulo anomalo di questa proteina, laddove l’accumulo di beta-amiloide (o betaamiloide) si sa essere uno dei processi considerati tratto distintivo patologico evidente fin dall’inizio della malattia.
Infine, basse concentrazioni di Thc hanno anche selettivamente potenziato la funzione mitocondriale, che è necessaria per favorire l’approvvigionamento energetico, la trasmissione di segnali nervosi e mantenere un cervello sano.

«Il THC è noto per essere un potente antiossidante con proprietà neuroprotettive – spiega il dott. Cao – ma questo è il primo rapporto a dimostrare che il composto influisce direttamente sulla patologia di Alzheimer, diminuendo i livelli di beta amiloide, inibendo l’aggregazione e migliorando la funzione mitocondriale».
«Una diminuzione dei livelli di beta amiloide significa meno aggregazione – prosegue Cao – che può proteggere contro la progressione della malattia di Alzheimer. Poiché il Thc è un inibitore amiloide naturale e relativamente sicuro. Il Thc o suoi analoghi possono aiutare a sviluppare un trattamento efficace per il futuro». 

 Quanto ai possibili effetti avversi derivanti dall’uso del Thc, i ricercatori sottolineano che alle basse dosi impiegate i benefici terapeutici del Thc sembrano prevalere sui rischi associati di tossicità e disturbi della memoria. Ma, come detto, sull’uso del Thc e i suoi derivati il dibattito è ancora e sempre acceso.
«Anche se siamo ancora lontani da un consenso – sottolinea infatti il dott. Neel Nabar, coautore dello studio – questo studio indica che il Thc e i composti Thc correlati, possono essere di valore terapeutico nella malattia di Alzheimer. Stiamo forse sostenendo che le persone devono usare droghe illecite per prevenire la malattia? No. E’ importante tenere a mente che solo perché un farmaco può essere efficace non significa che possa essere tranquillamente utilizzato da chiunque. Tuttavia, questi risultati possono portare alla sviluppo di composti correlati che sono sicuri, legali e utili nel trattamento della malattia di Alzheimer».

La Stampa Salute www.lastampa.it/2014/08/29/scienza/benessere/medicina/contro-lalzheimer-efficace-la-marijuana-58CzFK58uPhTAYQHbfG87K/pagina.html

Il dottor Terence McKenna spiega teorie strambe

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la mia esperienza dopo aver fumato una canna

Ciao a tutti sono una ragazza di 21 anni e da 5mesi ke sto male dopo aver fumato una canna.ho fatto 5 tiri ed era erba.cmq io quella sera mi sono sentita davvero male...poi sono andata parecchie volte sono andata all'ospedale dicendogli che mi fa male sempre il petto ma loro mi dicono sempre che ho l'ansia poi un'atra volta sn andata finuovo all'ospedale e mi hanno prelevato il sangue ma tutte cose apposto...poi mi sn sentita un pó meglio.poi dp un mese circa dinuovo male sono andata dal dottore e anke lui dice ke è ansia e mi ha dato delle valeriana dell'erboristeria dicendomi ke i doloro al petto sarebbero passati ma niente poi ina settimana fa sn andata alla guardi mefica dicendogli ke mi faceva male tutto il petto e quella mi ha visitato e mi ha dettl ke e la gastrite e mi ha dato da prendere riopan gel e le pasticche omeprazen ma non mi hanno fatto niente io continuo ad avere dolori al petto per favore cosa mi consigliatr di fare....

Miracoli? In Valdera il 45,4% delle persone che fanno abuso di sostanze e in trattamento al SERT smettono.

Pontedera, comunicato stampa. Sono eccellenti tassi di remissione in Valdera per quanto riguarda l’abuso di sostanze stupefacenti (media 45.4%), in particolare per patologie da oppioidi (60.4%) e da cocaina(35.1%). Il tasso di remissione, cioè quante persone attraverso le terapie sono portate fuori dalle dipendenze considerando un’astinenza di almeno 12 mesi, sono importanti dal punto di vista statistico poiché sono in grado di fornire una serie di informazioni utili a capire quali siano le dipendenze che rispondono meglio alle terapie oppure quali siano le cure meno efficaci, intervenendo con gli opportuni correttivi sulle programmazioni in atto. Questo tipo di analisi epidemiologica, condotta nel 2013 per il 2° anno di rilevazione, ha fornito dati incoraggianti: su 1964 assistiti per dipendenza/abuso di droghe, 564 sono in completa remissione con un tasso del 33,3% (media ASL); per la dipendenza/abuso di alcool sono state in cura 409 persone, di cui 113 condotte in remissione con un tasso del 27,6% come media aziendale. Andando ad analizzare i dettagli per tipologia di dipendenza/abuso: su 1117 assistiti per oppioidi, in remissione sono 415 (37,2%); su 343 assistiti per cocaina, in remissione sono 102 (29,7%); su 191 assistiti per cannabinoidi, in remissione sono 37 (19,4%); su 43 assistiti per farmaci, in remissione sono 10 (23,3%). L’ASL 5 di Pisa, attraverso i SerT garantisce interventi di prevenzione, diagnosi terapia e recupero rivolti a soggetti che facciano uso e/o abuso di sostante psicotrope legali e illegali (alcool, farmaci, droghe). Uno degli obiettivi più importanti è valutare nel tempo l’efficacia delle terapie adottate per promuovere programmi di cura e reinserimento; per questo l’azienda sanitaria pisana ha stretto importanti collaborazioni con il MES (Management e sanità della Scuola Superiore Sant’Anna) e la Regione Toscana, al fine di mettere a punto un sistema informativo in grado di rilevare i tassi di remissione per patologie da uso di sostanze. Uno sforzo organizzativo necessario che ha permesso di affinare maggiormente l’uniformità di comportamento dei servizi nelle varie zone.

 

 

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