Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.
Domande agli Operatori
Novità
Sex addiction: essere schiavi del sesso
Gli esperti la chiamano “sex addiction”, tecnicamente dipendenza da sesso: in tutt’Italia sono 1 milione e mezzo le persone che ne soffrono. Non è solo un problema da vip come Michael Douglas, Tiger Woods o Charlie Sheen. Il sesso può diventare una droga anche per i comuni mortali: secondo una ricerca, sono giovani, intorno ai 30 anni, in coppia ma anche single, e più spesso uomini gli italiani ‘drogati di sesso’.
Ma spesso la dipendenza sessuale può essere causata da abusi sessuali subiti durante l'infanzia o l' adolescenza o da traumi emotivi che hanno portato il soggetto a provare una scarsa autostima che viene invece colmata solo nella camera da letto.
Un sesso dipendente si sente sicuro, apprezzato, amato solo quando fa sesso mentre per tutto il resto del tempo è costretto a fare i conti con la propria autostima, solitamente molto bassa, e ad assecondare il bisogno narcisistico di soddisfarla affogandola in un successivo amplesso.
Spesso però si nasconde anche una fuga da se stessi, a causa di sentimenti di disagio interiore che la persona non desidera portare a conoscenza e che cerca di allontanare da sé attraverso la continua esposizione a situazioni eccitanti, che sconvolgono il pensiero e lo spingono su strade che portano lontano da sé.
Un individuo con un dipendenza comportamentale compromette gradualmente ogni singolo aspetto della proprio vita quotidiana. L’oggetto della dipendenza diventa il perno attorno al quale da un senso alle proprie giornate tralasciando tutti gli altri aspetti.
Da una ricerca condotta dall’ISP (Istituto sullo Studio delle Psicoterapie) ne esce che circa il 6 % dei maschi tra i 20 e i 45 anni manifesta sintomi di una chiara dipendenza sessuale. L’avvento di Internet con i vari social network, chat, porno online ecc… ha contribuito in maniera determinante a far crescere questa percentuale anche se dati certi non sono ancora disponibili”.
Il primo passo è il "coming out": riconoscere il proprio disagio e chiedere aiuto per farsi curare. Il passo successivo è la cura "disintossicante", con il ritorno a una sessualità sana attraverso la consapevolezza delle ragioni che hanno portato alla dipendenza.
Lo sapevi che:
“Nel 70-80% dei casi è maschio, contro un 20-30% di donne... anche se la percentuale è in leggera ascesa. Ha un’età media compresa tra 35-40 anni, ma ci sono anche le eccezioni. Di solito vive al Nord soprattutto Lombardia, Piemonte, e Veneto”. (Cesare Guerreschi, presidente della Società di intervento sulle patologie compulsive che, prima ed unica in Italia, cura a Bolzano 200 pazienti l’anno).
Sono stati elaborati dei test specifici, il più famoso dei quali è il SAST (Sexual Addiction Screening Test) elaborato dal Dott. Carnes, noto studioso di tale disturbo, autore di numerose pubblicazioni e direttore del Sexual Disorder Service all'Istituto Meadows in Arizona (USA).
Lo stimolo visivo, tramite il cervello produce l’erezione nel contesto dell’attivazione di un vero e proprio ciclo di eccitamento sessuale che tende verso l’orgasmo.
Questo accade anche negli animali, spontaneamente nei meccanismi che legano l’accoppiamento all’attenzione sulle aree sessuali femminili da parte dei maschi, e a livello sperimentale: i maschi hanno un comportamento sessuale “attivo”, e quindi hanno la spinta ad impegnarsi attivamente se stimolati con immagini sessuali naturali (le aree sessuali femminili), scartando altri tipi di attività come il mangiare.
“Abbiamo condotto uno studio in parallelo con colleghi svedesi su 400 connazionali e altrettanti nord-europei, uomini e donne. Scoprendo che circa il 10% è sessomaniaco, e il 20% ha comportamenti a rischio”,spiega all’Adnkronos Salute Chiara Simonelli, docente di psicologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma, in occasione dell’uscita oggi in Italia di ‘Shame’, l’audace film di Steve McQueen con un Michael Fassbender sessodipendente. -
See more at: http://www.diregiovani.it/rubriche/sesso-e-meglio/22678-sesso-dipendenza-sex-addiction.dg#sthash.NnsT2jmK.dpuf
Il cinema del passato al servizio del tabacco
Da Humphrey Bogart con sigaretta perenne in bocca a Katharine Hepburna cui ne piazzavano una in mano in ogni scena seducente, ecco il vero colpevole del boom del fumo: il grande schermo americano.
di Camilla Sernagiotto Il cinema del passato al servizio del tabacco - MAG - Sky.it
Più che ai produttori di tabacco, più che alle multinazionali che spendono miliardi in pubblicità pro-fumo, più che a coloro che ancora si fanno abbindolare dalle finte promesse di piacere che una sigaretta giura di offrire, la colpa di quel flagello sociale che va sotto il nome di tabagismo è da accollare a lui, il cinema.
Se negli anni Venti, Trenta, Quaranta e via dicendo il grande schermo non si fosse messo al servizio dell’industria della nicotina, infatti, ora non vivremmo questa desolante crisi d’astinenza attraverso cui quasi tutti gli ormai ex fumatori stanno passando.
Per fortuna che c'è Elena Di Cioccio, che con il suo programma Domani smetto su Sky Uno sta dando una mano a tutti quelli che si sono lasciati sedurre da quel maledetto viziaccio!
A furia di far vedere Humphrey Bogart sempre con una cicca tra le labbra e Katharine Hepburne Marilyn Monroe in nuvole di fumo che, secondo i registi, ne avrebbero aumentato il fascino, il pubblico prima o poi ci casca.
Eppure nessuno si è mai chiesto quali bronchiti croniche avranno costretto il caro vecchio Bogart a supplicare i Michael Curtiz e Nicholas Ray di turno a non rigirare la scena pur di non dover accendere un’altra sigaretta, oppure che alito pestilenziale avranno avuto Ingrid Bergman e compagnia bella a furia di sfumacchiarne una dietro l’altra.
Il cinema classico americano ha insegnato a tante generazioni che fumare prima di un bacio appassionato come quello tra Barbara Stanwyck e Paul Douglas in La confessione della signora Doyle è proprio quel che ci vuole.
E perché non accendersi una sigaretta appena prima di andare a dormire, proprio nella stanza in cui a breve ci metteremo a nanna? È quello che fa la bella Bette Davis in innumerevoli suoi film.
Ma a qualcuno sano di mente è mai venuto in mente di impuzzare tutta la stanza da letto poco prima di addormentarsi?
Ma le scene veramente assurde con le quali il cinema in bianco e nero e a stelle e strisce ci ha fatto il lavaggio del cervello sono ben altre.
Prima di imparare tali bizzarre sciocchezze dalle pellicole classiche americane, infatti, nessun condannato a morte si sarebbe mai sognato di scegliere come ultimo desiderio una sigaretta.
Così come nessun soldato ferito mortalmente e dolorante avrebbe chiesto al proprio commilitone mentre sta esalando l’ultimo respiro di mettergli in bocca proprio una sigaretta! In quei casi uno desidererebbe piuttosto una bombola d’ossigeno o le labbra di una bella donna, ma mai e poi mai una sigaretta.
E a proposito delle labbra di una bella donna, il cinema è colpevole anche di aver divulgato la fintissima credenza che dopo il sesso si debba accendere una sigaretta per coronare il tutto: a parte l’impuzzare la sopracitata camera da letto, davvero fumare ancora con il fiatone per le varie peripezie è il non plus ultra del piacere?
In realtà no, ma i film ci hanno insegnato che quella è una regola sociale da dover seguire alla lettera.
Un’altra falsa credenza impartitaci dalle lezioni filmiche del grande schermo è quella che un tempo faceva coincidere il fumatore con l’uomo di successo: fumare in maniera smodata e dappertutto significava essere potenti, veri machi e businessmen con i controfiocchi.
È per questo che la serie televisiva Mad Men, ambientata nella New York degli anni Sessanta, conta più scene con una sigaretta nell’inquadratura che senza.
E il povero Jon Hamm tirerà un sospiro di sollievo non appena finiranno le riprese: il suo personaggio Don Draper, infatti, è in gara con Humphrey Bogart per il titolo del più accanito tabagista dello schermo.
Ecstasy, Lsd o funghi allucinogeni sotto controllo medico: le droghe psichedeliche sono l'avvenire della psichiatria?
huffingtonpost.it - Quarant’anni fa era un hippie. Oggi è ascoltato dal Pentagono.
Venerdì 3 maggio lo psicologo americano Rick Doblin ha partecipato piano di speranza a una riunione con una serie di responsabili dell’esercito americano. Il suo obiettivo? Convincerli di lasciar curare i veterani vittime di esperienze traumatiche con l’aiuto di un farmaco molto particolare: il MDMA, la sostanza attiva della droga più conosciuta come ecstasy.
Droga per curare i traumi psicologici? L’idea può apparire a priori sconvolgente, quasi provocatoria. Ma fa si fa strada in seno alla comunità scientifica americana. La molecola è stata sperimentata già nel trattamento della depressione degli animali, sull’uomo si nutrono altre speranze, a cominciare dalla sindrome di stress post-traumatico. Negli Stati Uniti si stima che 200mila veterani delle forze armate ne soffrono.
Cocaina, verso un farmaco per combattere la dipendenza
Lescienze.it - Potrebbe aprire la strada a sperimentazioni cliniche per la cura farmacologica delle tossicodipendenze il nuovo risultato dei ricercatori della Johns Hopkins University che hanno chiarito alcuni meccanismi molecolari fondamentali degli effetti della cocaina sul cervello di topi. Secondo quanto pubblicato sul sito della rivista “Neuron”, Solomon Snyder e colleghi, hanno infatti anche individuato una sostanza, nota con la sigla CGP3466B, in grado di bloccare la dipendenza da cocaina nei roditori.
Venti anni fa, Snyder e il suo gruppo scoprirono che l'ossido nitrico (NO) è un elemento fondamentale nel complesso network di segnalazione che consente l’attività coordinata dei neuroni nel cervello. Da allora hanno continuato a studiare le diverse proteine che interagiscono con l'ossido nitrico, tra cui la gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi (GAPDH).
Don Gallo e i "rivoluzionari" tossici
HomeNews— Crisi— Beni Comuni— Precarietà— Territori— Saperi— Sport— Gender— Roma— MondoIndieInchiesteChi Siamo
Il racconto della vita nell'unica comunità di recupero senza cancelli.Pubblicato su Popoff
I ricordi della Comunità S.Benedetto di don Andrea Gallo sono un'audiocassetta nuova di zecca dei Csi ("Ko De Mondo"), la notte passata ad ascoltarla sul treno per la stazione Principe, l'arrivo a Genova all'alba, in una fredda giornata di novembre del '94.
Un articolo de Il Manifesto che diceva: "guarda che c'è questo prete qua che ha una comunità per tossicodipendenti ma non è come le altre comunità di preti e muccioliani e di preti muccioliani che ti chiudono, che agiscono sui tuoi sensi di colpa, che ti vogliono inquadrare. Insomma, è uno forte". La bufera da poco era ormai passata ma che vuol dire: uno ci vuole provare lo stesso. "Chissà, potrei trovarmi bene. Una dimensione, un nuovo inizio".
Le 7 di quella fredda mattina davanti alla porta di via S.Benedetto 12 (che memoria!).
Toc toc. Ad aprire è una creatura femminile. Capelli bagnati, accappatoio indossato di corsa e tenuto chiuso dalle mani. "E' un po' presto - dice con una voce un po' fonda, quasi da basso - ripassa tra un'oretta, tra poco si svegliano anche gli altri. Io devo andare ad aprire il laboratorio di pelletteria". Stella, trans brasiliana, per il suo ruolo di responsabile, era quella costretta all'alzataccia: era lei ad avere le chiavi e toccava a lei aprire per prima sennò gli altri lavoranti che sarebbero arrivati alla spicciolata come facevano?
Affianco alla comunità il porto, il mare (freddo e per niente tranquillo), un'oretta di attesa tra pensieri bizzarri e stupore. Don Gallo (il Gallo o Andrea), dorme in una stanza della comunità e non scende prima di mezzogiorno: sigaro in bocca, aria sorniona di chi sembra non ascolti. Rilassato, seduto su una poltrona, le gambe sdraiate su quella di fronte. "Mi ricordo la guerra partigiana...", "Ah, così tu sei di Roma...". E poi, i guasti del proibizionismo, l'accenno a grandi progetti, l'idea che il tossicodipendente fosse "un rivoluzionario potenziale". Alla faccia.
Chiama: "Attilio!" (l'uomo del telefono, un uomo di una settantina d' anni, alto e magro come un fuso. Di origini nobili ma decaduto era stato ripreso per i capelli dal Gallo dopo un tuffo nel vortice dell'alcool. "Pronto, qui comunità S.Benedetto", è stata la sua la voce storica dell'accoglienza. Ma era anche l'accompagnatore del Gallo in ogni appuntamento pubblico. In genere parecchi. "Che palle sto Gallo con sta politica!", usava borbottare in perfetto spirito genovese).
Trasferimento in giornata nella cascina di Frascaro (una delle cinque cascine all'epoca piazzate tra la provincia di Genova e Alessandria. Una, a Visone, è dedicata a Nelson Mandela). Due mesi in quella struttura che, come tutte le altre, non aveva cancelli. Ora per chi non conosce la reclusione (non solo carceraria) quello può apparire un dettaglio secondario. Basti pensare che in Italia (ma anche altrove) probabilmente non esiste a tutt'oggi una comunità per tossicodipendenti che non attribuisca un enorme valore simbolico al cancello. "Sei dentro, sei fuori. Potrai essere fuori soltanto quando ti sarai depurato dalle tue colpe. Ma ricordati di chiudere sempre il cancello alle tue spalle perchè altri dovranno depurarsi dopo di te". L'assioma, il dogma della terapia psicologica che va per la maggiore (senza arrivare a scomodare gli sgabuzzini di S.Patrignano): espiazione e contrizione. Il cancello.
Lì, niente cancelli. Anzi. Si andava avanti e indietro. Talvolta erano previste uscite serali "autogestite" al centro sociale anarchico di Alessandria "Il Guercio", musica punk e birra buona. O noiosissimi quanto interessantissimi convegni della Cgil sul lavoro e sulle tematiche del lavoro trasformate in lunghe passeggiate per le vie di una fangosissima Alessandria (c'era appena stata una terribile alluvione, 70 morti). I compagni di viaggio, come accade in questi casi, erano personaggi: Lello "il Pagnotta" (che trascorse i sixties a San Francisco ad occuparsi di traffici illegali). "La" Silvia. Maurizio. Giacomino che problemi con le sostanze non ne aveva ma viveva una grande sofferenza psichica e che riacquistò il sorriso diventando il numero uno nell'apparecchiamento della tavola (mansione in cui eccelleva). Antonietta e la sua bambina. Enrico "La Pazienza" (un giovane eroinomane un poco intellettuale che aveva fatto dell'esortazione alla pazienza un surreale loop). "La" Carmen, magra e ossuta con un'anima da Baudelaire. Eloisa, 16enne del Guatemala che lo psicologo Gerard Lutte andò a recuperare dalle strade dove si fa la prostituzione e poi si viene ammazzati dagli squadroni della morte.
"Eloisa, ma sei del Guatemala! Come la tua connazionale Rigoberta Menchù!". "No conosco". "E' questa, guarda" e giù la foto del Premio Nobel della Pace. "Ma es gorda! (ma è una cicciona!)". No conosco. Sulle note di "Cucurucucù paloma" cantata alla romanesca rise per una settimana ogni volta che ci ripensava. Si rabbuiava oltremodo per le offese. Le fragilità di Eloisa si trasformavano sovente in dispetti allegramente infantili e grandi amori, persino verso un romano molto più grande di lei. "Si non torni aquì, te pongo una bottiglia nella caveza!", disse seria al romano che decise di tornare a Roma, scoppiando poi in una fragorosa risata. Il pane fatto in casa, il lavoro svolto con moderazione ("non ti va di alzarti stamattina perchè fa freddo? E vabbè, ci vediamo dopo"): quello stesso lavoro che, secondo altre scuole di "riabilitazione" dalla tossicodipendenza, richiede una dedizione pari a quella dei marines in partenza per il Vietnam.
E don Gallo che una volta alla settimana passava per la cascina e portava al gruppo i soldi per la spesa e si metteva a raccontare di quello spettacolo di Gaber appena visto in teatro (recitando la parte di quell'uomo-isola che alla fine si ribella e il remo di quella barca che dovrebbe portarlo in salvo prima lo mena in testa ai sui aguzzini) ma anche quando raccontava, per l'ennesima volta, che lui, partigiano, portava il mitra sotto la tonaca ("a Gallo, ma ce l'hai già raccontato!"). Le feste del Primo Maggio si facevano a Frascaro, alcune cene alla comunità di S.Benedetto con le vecchie partigiane di Genova ("la" Lilìn), il cimitero del paese era troppo pieno di morti giovani di Aids, passati per la comunità.
Poi vennero il G8, Manu Chao e i carri antiproibizionisti ma quella è storia recente.
View the discussion thread.Milano. Inizia il tentativo di sgombero di ZAM22 Mag 2013 08:06 - redazione
Dalle 9 di mattina la polizia sta tentando di sgomberare il centro sociale ZAM, uno dei più vivi a [ ... ]
Perché non abbiamo il diritto di vivere qui?21 Mag 2013 14:50 - redazione
Lettera aperta al Governo e al Parlamento dei giovani bangladeshi di Roma.
Essi vivono...e si arrabattano20 Mag 2013 16:43 - Ubik
Suvvia, di questi tempi grami consoliamoci con quattro risate di larga convergenza.
Giovani bangladeshi in lotta20 Mag 2013 13:00 - Yo Migro
Martedì 21 maggio i ragazzi ospiti dei centri per minori stranieri in manifestazione sotto il Parla [ ... ]
Migranti a Roma: costruiamo una mobilitazione20 Mag 2013 09:30 - Esc_Infomigrante e Yo Migro
Un'assemblea il 20/05 a Esc_Atelier.
Facciamo i conti con l'azzardo - Parte II20 Mag 2013 08:47 - Sarah Gainsforth - Nuovo Cinema Palazzo
L'impatto sociale e sulla salute del gioco, la resistenza delle comunità territoriali.
Banditi a Milano17 Mag 2013 16:20 - Andrea Cegna - ZAM
Doveva cambiare il vento ma non sembra che sia successo. Aspettando lo sgombero di Zam.
E se domani...17 Mag 2013 10:41 - Augusto Illuminati
Mettiamo il caso che nel Pd vinca l’asse Veltroni-Chiamparino-Renzi e Berlusconi faccia saltare [ ... ]
Facciamo i conti con l'azzardo - Parte I16 Mag 2013 11:27 - Sarah Gainsforth - Nuovo Cinema Palazzo
Il Gioco industriale di massa e lo Stato.
Giovani bengalesi di Roma: l'accanimento16 Mag 2013 07:41 - Yo Migro
Il Comune di Roma fa sbattere di nuovo al Cie tre minori bengalesi.
Un corteo lungo un giorno15 Mag 2013 16:20 - DINAMOpress
Il 15 maggio a Roma tsunami in strada per il diritto all'abitare.
Roma 15 maggio: TsunamiTour in corteo15 Mag 2013 08:37 - redazione
Appuntamento ore 10,30 a Piazzale Tiburtino. Leggi l'appello della mobilitazione qui Segui gli [ ... ]
Il Medico e l'Ingegnere: quale idea di abitare?14 Mag 2013 15:02 - Antonello Sotgia
Nel salotto di Formigli le impalpabili proposte di Marino e Marchini.
Corpi liberi da ogni violenza14 Mag 2013 10:53 - Francesca Giannini
domenica 12 maggio in piazza contro la marcia "prolife" e per Giorgiana Masi.
Vivere e lottare nel tempo della Grosse Koalition14 Mag 2013 09:55 - DINAMOpress
Noterelle sulla primavera e le sfide a venire.
#DaCheParteStai? Noi stiamo con Martina!13 Mag 2013 16:11 - redazione
A Bologna il processo al poliziotto che ruppe quattro denti a Martina.
La Repubblica Romana e i diritti di cittadinanza13 Mag 2013 15:22 - Alessandro Portelli*
Cittadinanza aperta e inclusiva, diritti intangibili e condivisi, libertà fra pari.
Siamo l'altro estremo13 Mag 2013 15:04 - Dimosthenis Papadatos – Anagnostopoulos*
In Grecia lavoratori precettati e diritto di sciopero negato
Garbatella. Popular school district13 Mag 2013 09:30 - Valerio Renzi
A lezione alla Scuola Popolare Piero Bruno.
A Roma cittadini ed agricoltori si riprendono le t...11 Mag 2013 16:49 - Natascia Grbic
Nel più grande comune agricolo d'Europa si mobilitano i giovani agricoltori.
Altri Articoli
- Una sola grande opera. Casa e reddito per tutti
- Il "bene comune" è solo degli italiani?
- Nostalgia di futuro
- Nessuna marcia sui nostri corpi!
- Alemanno e le case last minute
- No alla chiusura dell'ospedale Borda
- Spagna. Non c'è maggio senza piazza
- Coisp vergogna!
- Blockupy Europe. Ritorno a Francoforte
- Essi muoiono
- Affinità e divergenze fra i “Grillini” e Noi
- Una boccata d'aria
- Una fabbrica di sogni
- Istanbul: il primo maggio rubato
- Cacciati da casa
- TsunamiTour: sgomberi in corso gli occupanti resis...
- Al Cie di Ponte Galeria è sciopero della fame
Alfano scalza Kyenge? Scontro sulle droghe
Polemiche sull'ipotesi di assegnare al ministro dell'Interno la delega sulle tossicodipendenze. Più di un terzo dei detenuti è in carcere per violazione della legge Fini-Giovanardi, l'ultima vera Conferenza nazionale risale al 2001. E il governissimo di Letta che fa?
Tra le tante cose incomprensibili del governissimo di Letta ce n'è una alla quale persone come don Ciotti, per fare solo un esempio, proprio non si rassegnano: perché ancora a tutt'oggi la delega alle politiche antidroga non è stata ancora assegnata alla ministra Cecile Kyenge alla quale spetterebbe per competenza, almeno stando allo schema seguito da Monti che l'aveva attribuita al titolare dell'Integrazione Andrea Riccardi? Perché, proprio nel momento in cui c'è più bisogno di supportare non solo a parole la prima ministra "nera" della storia d'Italia, attaccata e minacciata dalla peggiore sottocultura del Paese? Il problema - perché di problema si tratta, secondo tutte le associazioni di settore - è che ci sarebbero forti pressioni del Pdl per consegnare la delega direttamente nelle mani del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Lo si apprende da indiscrezioni circolate nei corridoi di Palazzo Chigi, ma a confermare che la discussione è aperta e aspra all'interno dell'esecutivo - e non è detto che si risolva entro venerdì prossimo, quando il Consiglio dei ministri dovrebbe distribuire le ultime deleghe rimaste appese - c'è la lettera spedita ieri al governo dalla comunità San Patrignano per chiedere una scelta in «continuità» con gli ultimi cinque anni di attività del Dipartimento per le politiche antidroga attualmente capeggiato dal proibizionista Giovanni Serpelloni. Pochi giorni fa, invece, era stato il Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti, riunito ad Ancona, a inviare un telegramma al ministro dei rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, per esprimere «viva preoccupazione» per l'attribuzione della delega ad Alfano: «Le politiche delle droghe devono rientrare nelle politiche sociali e di integrazione, e non di ordine pubblico - spiega il coordinatore nazionale dei Garanti, Franco Corleone - Occorre una netta discontinuità rispetto a scelte che hanno determinato l'attuale sovraffollamento delle carceri che versano in una condizione disumana e illegale, come denunciato più volte dal presidente Napolitano e perfino dallo stesso premier Gianni Letta». «Queste prese di posizione rischiano di essere pura retorica - si legge nella lettera inviata a Franceschini - se non sono accompagnate da un cambio di politica rispetto a quella determinata dalla legge Fini-Giovanardi, che ha riempito le carceri di consumatori e di tossicodipendenti. La responsabilità della politica delle droghe deve essere affidata a una persona che abbandoni la via moralistica e ideologica, che ci allontana dall'Europa».Dello stesso avviso il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) che pone anche il problema della direzione del Dipartimento delle politiche antidroga, attualmente ricoperta «da una figura che si erge a tecnico ma che è invece l'espressione politica della destra». «La delega alle tossicodipendenze - continua Corleone - è sempre stata affidata a un ministro del Welfare o dell'Integrazione, o a un sottosegretario come Carlo Giovanardi, quando nel 2008 venne istituito il Dipartimento. Che non è come il Dap (amministrazione penitenziaria, ndr), non ha personale, è una finzione, è solo un piccolo centro di potere ideologico». «Andrebbe chiuso», secondo Corleone, soprattutto se la delega passa da un ministro senza a uno con portafoglio. Tra le ipotesi che circolano, in effetti, si fanno anche i nomi della ministra Cancellieri o di Giovannini. Di certo c'è che un terzo della popolazione carceraria sconta una pena per violazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe e che il 24% dei detenuti è tossicodipendente. Secondo i dati diffusi ieri dalla Fondazione Leone Moressa, «sono stranieri circa 23 mila detenuti, quasi il 50% della popolazione carceraria». E tra i reati più diffusi tra i detenuti non italiani al primo posto c'è la produzione e lo spaccio di stupefacenti (29%). Di certo c'è che l'ultima vera Conferenza nazionale sulle droghe per fare il bilancio delle politiche nazionali - che per legge dovrebbe tenersi ogni tre anni - risale al febbraio 2001, considerando che, per usare le parole di Corleone, «quella di Palermo del 2005 era una finta e l'ultima, quella di Trieste del 2009, era una conferenza con i carabinieri». E di certo c'è anche che la politica del Dipartimento di Serpelloni e Giovanardi è sempre stata di supporto alla proibizionista quanto nefasta war on drugs americana. Ecco perché fa sorridere che nella lunga lettera inviata da San Patrignano al governo per esprimere la «forte preoccupazione» che si ritorni «al passato», tra le altre cose la comunità attualmente gestita dalla famiglia Moratti arrivi a dire: «Squadra vincente non si cambia».
fonte FUORILUOGO
Ecstasy: alterazioni neurali presenti anche nei consumatori occasionali
Titolo originale e autori: Andrew C. Parrott, MDMA, serotonergic neurotoxicity, and the diverse functional deficits of recreational ‘Ecstasy’ users.-Neuroscience & Biobehavioral Reviews, Available online 6 May 2013.
L’MDMA, più comunemente chiamata ecstasy, è una sostanza psicoattiva di origine sintetica analoga alle amfetamine, in grado di provocare effetti stimolanti e allucinogeni. Risulta molto diffusa tra giovani e adolescenti, spesso consumata in luoghi di ritrovo quali discoteca, feste e soprattutto rave party. Una recente rassegna della letteratura scientifica, in corso di pubblicazione sulla rivista Neuroscience and Biobehavioral Reviews, ha voluto analizzare gli studi che indagavano sulle alterazioni strutturali e funzionali prodotte sul cervello dall’assunzione di ecstasy, anche nei consumatori occasionali o dopo astinenza dalla sostanza. L’MDMA è una sostanza neurotossica che agisce principalmente sui sistemi della serotonina, un neurotrasmettitore con funzione modulatoria di cui si conosce ancora poco, virtualmente implicato in ogni funzione psicofisica umana. I deficit più frequentemente riscontrati negli utilizzatori di questa droga riguardano le capacità di memoria dichiarativa e prospettica, ma anche difficoltà nel ragionamento in generale e, dagli studi di neuroimmagine, sono risultate minori quantità di recettori per la serotonina nell’ippocampo, nella corteccia parietale e nella corteccia prefrontale, anche dopo giorni di astinenza. L’autore della rassegna ha trovato che, anche nei consumatori occasionali, si evidenziano compromissioni cognitive importanti: da alcuni studi sono emersi punteggi più bassi ai test d’intelligenza ed una generale riduzione nell’attività cerebrale durante le performance neurocognitive. Inoltre, i deficit presenti nei consumatori abituali come in chi ne fa uso sporadico, possono riguardare anche il sonno, l’umore, le abilità psicomotorie, l’attività ormonale, la salute psichiatrica in generale e l’instaurarsi della dipendenza, e sono spesso associati agli anni di uso di ecstasy. Dall’analisi della letteratura sono anche emersi dati su un caso in cui perfino dopo 7 anni di astinenza, il profilo neurocognitivo continuava ad essere simile a quello degli utilizzatori cronici ed i disturbi psicofisici non erano tornati alla normalità.
Secondo Parrott, autore della rassegna, questi deficit presentano molte implicazioni pratiche, dal momento che la maggior parte delle occupazioni umane richiede attive capacità di memoria, di pianificazione ed organizzazione e, anche negli utilizzatori di MDMA in astinenza, sono state riscontrate serie difficoltà in simulazioni di lavoro di ufficio, in molte altre tipologie di lavoro, nella guida e nelle attività di tutti i giorni.
Cannabis terapeutica. I benefici per diabetici e dimagrimento. Studio
Un recente studio sul The American Journal of Medicine illustra le qualità della marijuana nel mantenere il peso forma e allontanare il rischio di diabete. La ricerca, condotta dall’Università del Nebraska, la Harvard School of Public Health il e Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, rivela alcuni effetti benefici a oggi del tutto inediti. Pare, infatti, che l’assunzione di marijuana tramite inalazione predisponga al dimagrimento e allontani il rischio di diabete nei soggetti a rischio.
Gli esperti hanno osservato comportamenti e abitudini di circa 4.600 consumatori abituali di cannabis. In media, si è rilevato come i fumatori assumano giornalmente 600 calorie in più rispetto ai non fumatori – gli effetti sulla fame della marijuana sono da sempre ben noti – eppure i consumatori tendono a rimanere in forma, privi del problema del sovrappeso. I ricercatori pensano, di conseguenza, che vi siano dei fattori specifici nella cannabis a protezione del rischio obesità.
Non è però tutto: lo studio ha controllato stato di salute, circonferenza della vita, livelli ematici di colesterolo, zucchero e insulina di digiuno in ogni individuo appartenente al campione. Ne è emerso non solo come il girovita e l’accumulo di grasso sia inferiore nei fumatori, ma come il livello di colesterolo buono nel sangue sia più alto e il controllo glicemico più efficiente, segnale evidente di una perfetta funzione insulinica.
ADUC Droghe droghe.aduc.it/notizia/cannabis+terapeutica+benefici+diabetici_127379.php
La birra alla cannabis è un successo
Rovigo, 18 maggio 2013 - PORTE APERTE al Cra, dove il ricercatore Gianpaolo Grassi ha accolto ieri per tutto il giorno i visitatori. In via Amendola a Rovigo da anni si studia la Cannabis e i suoi vari usi. I curiosi che hanno affollato le serre e le aule per le conferenze sono stati tanti. Più di un centinaio di persone si sono alternate tra la mattina e il pomeriggio. Un giovane ricercatore dell’Università di Ferrara, Davide Calzolari, che studia con Grassi spiega come è organizzata l’accoglienza: «Ci sono cinque punti informativi. Il primo è la zona Multihemp. Si illustrano le 125 varietà di piante, le loro qualità. I diversi tipi di fibra e di seme. E poi gli studi sugli incroci che meglio si possono adattare alla coltivazione massiccia in Italia, Francia, Spagna e nel resto dell’Europa. Poi c’è la serra. Poi la zona espositiva dove si fanno vedere tutti i prodotti attualmente sul mercato, derivati dalla canapa, dai mattoni ai biscotti, dagli olii ai pannelli». Ma poi ci sono anche le zone dove la ricerca è più spinta. «Un altro punto informativo è incentrato sui metodi per la produzione farmaceutica — continua Calzolari —, le piante ad alto contenuto di Thc, il principio attivo». Quello illegale e che tanti problemi sta creando alla diffusione dei farmaci palliativi per il dolore in tanti tipi di tumore e per la sclerosi multipla.
Infine c’è la zona dove Calzolari ha un ruolo attivo. «Nel mini laboratorio poi lavoro anch’io — spiega il giovane —, si fa ricerca sul virus che infetta le piante di cannabis in tutto il mondo. È un virus criptico, difficile da affrontare. Si sta sviluppando una metodica molecolare che permetta di capire sempre e con certezza se una pianta è sana o infetta. È a questo che stiamo lavorando con il professor Grassi». Tra i corridoi c’è anche un fusto e una spinatrice. Attorno un capannello di persone spinano a tutto spiano. Che cos’è? «Birra alla canapa, buonissima», sorridono compiaciuti. Ma il banchetto, fatto di cibi sani e prodotti biologici, è terminato. E alle 14,30 sono già riprese le conferenze. «Ora parla il mio grande amico Max Canti», lo introduce Grassi. E Canti è l’imprenditore di Modena che sta investendo molto sulla costruzione di pannelli isolanti tutti naturali. E a base di canapa. «Sostituiamo completamente la formaldeide, che è cancerogena e presto sarà vietata dappertutto — racconta Canti —. La prima sperimentazione è stata concretizzata a Crema. Ma i costi erano troppo alti. Il prodotto è ottimo. Resistente al fuoco, alle bolliture, all’acqua. è indipendente dal ciclo del petrolio, è biodegradabile al cento per cento». E ora pare che la tecnologia stia abbassando anche i costi di produzione, rendendo più competitivo il prodotto per l’edilizia.
Tommaso Moretto www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2013/05/18/890372-birra-cannabis-successo.shtml
IO A BERLINO
Ciao a tutti volevo condividere la mia esperienza con voi .
Sono un ragazzo di 25 anni arrivato a berlino circa 2 anni fa´ ,sono arrivato con un amico per fare musica ( sono 14 anni che produco pop-rnb) apparte questo qui e´la citta della perdizione , feste e party che iniziano al giovedi e finiscono al lunedi .. tutte le settimane per 365 giorni all anno ... la nostra ascesa e´stata di successo immediato cosi immediato e veloce che mi sono svegliato letteralmente a gennaio di quest anno circa , con láltro ragazzo che se ne andato in america con gli oneri legali delle mie produzioni ..
Ho usato di tutto e tutti i giorni , ketamina , speed , cocaina , lsd , mdma , canne ma non le conto quelle .... taglio corto dicendovi , se potessi tornar indietro sceglierei di non drogarmi ... la droga ti uccide il cervello , tutte !!! io sto lottando molto per smetter del tutto , avendo perso il lavoro , amicizie ( finte di droga ) ... mi sto cercando un lavoro normale , sono 2 mesi che i metri , le righe , sn diminuite alla grande , ad esempio l ultima riga adesso l ho presa 2 settimane e mezzo fa ... non e facile anche adesso ci sono 24 gradi qui a berlino pieno e dico pieno di party open air ... quindi musica , droghe , P*****ane tante scusate il termine quindi caderci e facile .... per quello che mi sn messo a leggere su questo sito !! siate forti , io lo sono , siamo in tanti poco o tanta ... DITE NO ALLA DROGA , dopo la prima riga non sara mai l ultima. grazie di avermi ascoltato e scusate per come e scritto il tutto !!
DRUGS & ROCK La storia di un viaggio verso la perdizione
"Ho la fortuna di avere dei parenti a Frascati. Ogni anno non vedo l'ora che vengano le feste natalizie per poterli andare a trovare e farmi delle overdose di porchetta e vino dei Castelli Romani".(Brian Johnson, cantante degli AC/DC). "Voglio morire prima di diventare vecchio", cantavano gli WHO nel loro hit generazionale "My Generation".
Questi sono forse i due estremi, due filosofie di vita che si contrappongono, da una parte le band che ritengono che l’uso di droga sia uno dei modi migliori per "accelerare i tempi"dell’autodistruzione, un eccesso autolesionista che, comunque, portava spesso alla morte ma con felicità. Dall’altra i morigerati artisti che rifiutarono apertamente le droghe, tipo i DEEP PURPLE che col chitarrista RITCHIE BLACKMORE ebbero a dire "Come si fa a drogarsi per suonare? La musica è già una droga!" o i LED ZEPPELIN e i BLACK SABBATH, che preferivano dedicarsi a pratiche esoteriche piuttosto che annichilirsi
segue su http://www.friendsofpoplar.it
Effetti collaterali, un film di Steven Soderbergh.
La psichiatria ha sempre trovato terreno fertile nelle storie di cinema, ingrediente fondamentale per rendere più saporito e intrigante un thriller. Maestri assoluti sono stati Hitchcock, Forman e Kubrick, ma sono innumerevoli i film che si basano sulla depressione e sul rapporto medico-paziente. Il pittore Steven Soderbergh, uno dei più poliedrici e prolifici (per numero di opere sfornate) registi americani ha voluto anch’egli incamminarsi in un sentiero spesso impervio e il risultato è stato convincente a metà, con una storia di morte, mistero e farmacia A una giovane donna crolla il mondo addosso dopo l’arresto del facoltoso marito e per farle passare il male di vivere un dottore le prescrive una serie di farmaci, dei quale l'ultimo, l'Ablixa è determinante, salvo nascondere inquietanti effetti collaterali. Dopo un inizio lento a prova di Valium, il film acquista sempre più un carattere aggressivo questa volta a prova di Viagra, fino ad implodere con colpi di scena che sembrano un po’ scontati. Soderbergh, che ci aveva abituato a tenere alta la tensione, qui si concede pause anche per colpa di un cast che non risponde al meglio fatta eccezione per un perfetto Jude Law, che da solo in pratica fa reparto e tiene in piedi la scena. Attenzione, se visto in dosi sbagliate, come effetto collaterale il film può causare l’orticaria.
Gian Pietro Zerbini, La Nuova Ferrara


