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Novità

differenze

mi spiegate bene la differenza tra queste tre sostanze ? Anfetamine, cocaina e ecstasy. Se si fa uso solo una volta di una di queste sostanze già si diventa dipendenti ?

L' "erba della morte", il convegno leghista sulla cannabis fa discutere

 L'evento a Piacenza in scia alla "tolleranza zero" annunciata dal neoministro Fontana fa infuriare gli operatori delle dipendenze: "Così sulla tutela della salute vince la demagogia"

 di VALENTINA AVON Repubblica,it

Consumo e spaccio di droghe sono regolati dal Testo unico, che risale al 1990, noto anche come legge Russo Iervolino, dal cognome dell'allora ministra democristiana agli Affari sociali che la firmò con il collega alla Giustizia Vassalli. Nel 2006 arrivò la Fini-Giovanardi, che equiparava droghe leggere e pesanti, ma è stata abrogata nel 2014 da una sentenza della Corte costituzionale. Il vuoto giudiziario, da allora, fa il paio con quello politico. Ora il dibattito sembra nuovamente vivacizzarsi, con dichiarazioni di ministri  e ripresa dei convegni, come quello del prossimo 24 luglio a Piacenza che fa discutere in questi giorni.

Il neoministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha ripreso in mano il Dipartimento nazionale antidroga, annunciandolo lui stesso prima dell'ufficialità della nomina, proprio dalle pagine del sito del Dpa, e ha anticipato la sua linea: tolleranza zero. Del Dpa, nato per decreto nel 2008, fu responsabile per anni il sottosegretario Giovanardi. Finito il suo regno è stato smantellato, la delega è rimasta per lo più nelle mani del presidente del Consiglio di turno e di politiche sulle droghe si è parlato molto poco. 

La ripresa del dibattito porta ora il titolo del convegno piacentino di martedì prossimo: "L'erba della morte". Il tema è la cannabis, i relatori sono assessori locali, un paio di senatori, quattro parlamentari e la mamma di un ragazzo drogato. I promotori sono Luca Zandonella, assessore leghista con deleghe a Sicurezza, Politiche giovanili, Identità e tradizioni e Partecipazione, e Massimo Polledri: neuropsichiatra infantile, già senatore della Lega che però lo ha espulso nel 2015, perché alla Zanzara disse:continua a leggere su  www.repubblica.it/cronaca/2018/07/19/news/cannabis_erba_della_morte_

il ministro Fontana vuole occuparsi anche di droghe, e sarebbe un altro incubo

 Non sorprendentemente, il principio ispiratore del leghista sarà quello della “tolleranza zero.”

Leonardo Bianchi VICE www.vice.com/it/article/435zm9/ministro-fontana-droghe

Abbiamo imparato a conoscere il ministro della disabilità e della famiglia, il leghista Lorenzo Fontana: ultracattolico, antiabortista, antifemminista, uomo di collegamento della Lega con la Russia, legato all’estrema destra veronese e persino indipendentista veneto.

Come se tutto ciò non fosse già abbastanza, ora potrebbe anche occuparsi didroghe.

La notizia l’ha data lui stesso alla Stampa: “Credo che la delega per la lotta alle tossicodipendenze verrà assegnata a me. E ho già incontrato i funzionari del Dipartimento perle Politiche antidroga.” Nella stessa intervista, Fontana ha anche fornito la sua visione sul fenomeno—di cui, va detto, prima d’oggi non si sapeva assolutamente nulla.

 

Non sorprendentemente, il principio ispiratore sarà quello della “tolleranza zero.” Il leghista ha poi spiegato i primi tre provvedimenti che intende adottare nel caso in cui dovesse ricevere la delega: potenziare al massimo l’azione delle forze dell’ordine; contrastare le droghe “fatte in casa,” quelle che secondo lui “chiunque può prodursi in cucina seguendo le istruzioni su Internet”; importare dall’estero “qualche politica antidroga” che “ha avuto successo” (e a meno che non si riferisca al presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, non si capisce quale “politica antidroga” abbia avuto questo grande “successo”).

Fontana ha poi detto che in Italia “un vero proibizionismo non c’è,” e che “bisogna sottrarre il dibattito all’ideologia.” In più, a sgomberare definitivamente il campo da dubbi il ministro ha assicurato che non ci sarà nessuna “liberalizzazione” della cannabis. “Mi metto nei panni di un padre o di una madre,” ha detto. “Avrebbero piacere che i loro figli fumassero? Non credo proprio.”

Le associazioni di settore e gli operatori hanno duramente criticato questa possibile nominaMaria Stagnitta, presidente di Forum Droghe, ha parlato di “una visione preistorica delle politiche sulle droghe” che peggiorerà “una situazione in cui non solo i consumi aumentano, ma mutano nell’assoluta incapacità dei servizi di saperli interpretare.” 

Marco Perduca, membro dell’Associazione Luca Coscioni, ha giustamente fatto notare che “nel curriculum politico e istituzionale del ministro Fontana non si rintraccia alcun interesse, figuriamoci le competenze, per il fenomeno della ‘Droga’.”

Qualche giorno fa, a fotografare il ritorno in pompa magna della repressione—nonché il sostanziale fallimento del proibizionismo italiano—ci ha pensato ilnono Libro Bianco sulle droghe. Nel 2017 quasi il 30 percento degli ingressi in carcere è stato determinato dalla violazione dell’articolo 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti (la legge Jervolino-Vassalli), mentre il 25,53 percento dei detenuti è tossicodipendente. Gli autori sottolineano con preoccupazione che “si consolida l’aumento dopo che il picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57 percento nel 2007) era stato riassorbito a seguito di una serie di interventi legislativi correttivi.”

Il libro bianco registra anche la crescita delle segnalazioni ai prefetti dei semplici consumatori, “caduti anche loro nelle rete dei maggiori controlli e dell’ossessione securitaria”: sempre nel 2017 ci sono state oltre 40mila segnalazioni (l’80 percento delle quali per possesso di cannabinoidi), 15.581 sanzioni amministrative e appena 86 richieste di programmi terapeutici. Come annotano Franco Corleone e Stefano Anastasia, siamo di fronte ad una “inutile macchina sanzionatoria che in quasi trent’anni ha colpito più di un milione e duecentomila persone.”

Ammesso e non concesso che Fontana abbia la più pallida idea della reale situazione sul campo, in questo quadro non particolarmente edificante non si può fare a meno di notare l’ennesima incongruenza dei Cinque Stelle. Nella scorsa legislatura 12 parlamentari del M5S avevano fatto parte dell’intergruppo Cannabis Legale, la cui proposta è però miseramente naufragata. Due di loro avevano anche partecipato al “4:20 European Psychedelic Hemp Fest” di Lambrate, attirandosi feroci critiche da parte del centrodestra.

continua a leggere si VICE www.vice.com/it/article/435zm9/ministro-fontana-droghe

Il Consiglio Superiore di Sanità dice no alla vendita della cannabis light

 repubblica.it www.repubblica.it/cronaca/

Il Css raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione" le misure per bloccare gli spinelli leggeri. "Non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti".

ROMA - Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha detto no alla vendita di cannabis light per un principio di precauzione e di tutela di consumatori inconsapevoli. In pratica, la posizione del Css è che gli effetti del Thc anche a bassa concentrazione su alcuni soggetti come anziani, madri in allattamento o persone con patologie particolari siano ancora poco studiati. Dopo il parere del Css adesso la decisione di vietare la vendita spetta al Ministero.

In un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del ministero della Salute l'organo consultivo raccomanda "che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti". Un parere che avrà effetti su un mercato in pieno boom, visto che la cannabis light ha fattoaprire centinaia di punti vendita in tutta Italia.

Il Css ha risposto a due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana e se possano essere messi in commercio, ed eventualmente a quali condizioni. Riguardo alla prima domanda, il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', non può essere esclusa".

In particolare, l'organo consultivo ritiene che: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (sono di 0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

Il Css sottolinea che degli effetti di tali sostanze su alcuni soggetti si sappia ancora troppo poco perché "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Css ritiene che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge 242/2016 - quella che ha 'aperto' al commercio, oggi fiorente, della cannabis light - "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".

Sulla base delle opinioni espresse dal Css il ministero della Salute ha anche richiesto un parere all'Avvocatura dello Stato, che non sarebbe ancora arrivato.

E sulla vicenda si apre subito la polemica. Se per il farmacologo Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, "la cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliere dalla testa della gente termine leggera. I  potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani. Realizzare questi cannabis shop ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento - aggiunge - ci sono i controlli, ma si possono pur sempre eludere e si rischia che diventi un modo per acquistare cannabis anche per scopi da quelli per cui i negozianti dicono di venderla".
Di diverso parere  Benedetto Della Vedova, presidente di Forza Europa e promotore nella scorsa legislatura della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis: "Immagino che Salvini si butterà a pesce sul parere del Consiglio Superiore di Sanità e farà chiudere negozi e coltivazioni: finirà che avremo un mercato nero e criminale anche per la cannabis light". Mentre il Canada legalizza la marijuana per sottrarre profitti alle mafie e contrastarne l'uso da parte dei minori, temo che la direzione di marcia di questo governo sarà la proibizione, nonostante nella passata legislatura ci sia stata l'adesione quasi totale dei gruppi del M5S alla proposta di legge Cannabis Legale".

In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018 nelle campagne. Lo segnala Coldiretti. "Ora occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative". Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d'affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro alimentato - ricorda Coldiretti - dall'approvazione della legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa" che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è, infatti, più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l'obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate.
Secondo la norma approvata la percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l'agricoltore. "Al momento risulta consentita - precisa la Coldiretti - solo la coltivazione delle varietà ammesse, l'uso industriale della biomassa, nonchè la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati oltre ai semi anche le altre componenti vegetali nel rispetto della disciplina di settore. 

Un precedente parere dell'istituto Superiore di Sanità (12/12/07 n. 18652) aveva formulato precise indicazioni sulle quantità massime ammissibili di THC per alcune categorie di alimenti prendendo a riferimento il valore medio di 1,5 mcg/Kg di peso corporeo-die al giorno come quantità tollerabile di assunzione giornaliera e se si considera un individuo di 68 Kg/peso di riferimento la quantità massima di assunzione giornaliera corrisponde a 102 mcg. Per quanto riguarda il divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare Coldiretti esprime, tuttavia, l'esigenza che sia fatta chiarezza sulla posizione dell'amministrazione tenuto conto dei chiarimenti contenuti nella recente circolare del 22 maggio 2018 del Ministero delle Politiche Agricole che, diversamente, ammette nell'ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo l'utilizzo delle stesse infiorescenze. Le ragioni di chiarezza sono d'altra parte imposte dal richiamato successo che i prodotti a base di canapa hanno sul mercato europeo e molti Stati tra cui la Germania hanno già legiferato in modo dettagliato fissando il limite di sicurezza per il THC negli alimenti sicchè in base alla libera circolazione sarebbe penalizzante per gli operatori nazionali veder circolare prodotti ottenuti in altri paesi mentre in Italia valgono norme più restrittive".

La canapa è una coltivazione che fino agli anni '40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo (dietro soltanto all'Unione Sovietica). Il declino - continua la Coldiretti - è arrivato per la progressiva industrializzazione e l'avvento del "boom economico" che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata "Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti" (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui - conclude la Coldiretti - la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la "legge Cossiga" contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

 

La marijuana light ora è davvero legale: produzione e commercio riconosciuti dal Governo

REPUBBLICA www.repubblica.it/cronaca/2018/05/23/news/erba_light_legale-197194816/

 Il ministero dell'Agricoltura con una circolare precisa le regole del mercato delle infiorescenze. E chi è nel business festeggia

 

   di GIACOMO TALIGNAN. DOPO un anno dal lancio della cannabis light questa è la nostra grande vittoria. Adesso tutti i lavoratori e i coltivatori potranno festeggiare: la produzione e il  commercio delle infiorescenze è stato finalmente riconosciuto anche dal ministero". Festeggia Luca Marola, ideatore e fondatore di Easy Joint, fra i primi esempi di cannabis light - la marijuana "legale" in commercio con un limite di Thc inferiore allo 0,2% - che nell'ultimo anno ha rivoluzionato il mercato. 

 

  La notizia arriva direttamente dal ministero dell'Agricoltura, il Mipaaf, che con una circolare - dopo un anno di richieste incessanti da parte dei coltivatori e i lavoratori dell'indotto - si è espressa sulle regole della legge in vigore dal gennaio 2017: produrre e vendere l'erba legale è possibile, senza più dubbi per le migliaia di italiani che negli ultimi mesi hanno investito in questo business con non poche incertezze.

 

  LEGGI ANCHE IL BOOM DELLA MARIJUANA LEGALE 

 

  "La coltivazione della canapa - si legge nella circolare ministeriale - è consentita senza necessità di autorizzazione, che viene richiesta invece se la pianta ha un tasso THC di oltre lo 0,2% come previsto da regolamento europeo. Qualora la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l'agricoltore non ha alcuna responsabilità; in caso venga accertato un tasso superiore allo  0,6% l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa". 

 

  L'ultimo paragrafo della circolare ribadisce inoltre alcuni punti su cui produttori e coltivatori spingono da tempo: impedisce ad esempio le importazioni che non rientrano nel catalogo europeo, mettendo un freno dunque a ibridi, incroci ed erbe svizzere.  Inoltre, ricorda Marola, "per la prima volta la parola infiorescenze viene inserita in un testo di diritto, riconoscendone così il valore. Adesso tutti i soggetti che hanno investito in questo business sanno di agire legalmente, senza più ombre. E' un passo importantissimo. Il prossimo? Riprendere in mano la lotta antiproibizionista". A raccontare il perché della circolare Mipaaf è poi lo stesso vice ministro Andrea Olivero: "Si tratta di un provvedimento necessario per chiarire i possibili usi della canapa coltivata nell'ambito del florovivaismo in modo da attuare pienamente una buona legge e precisarne il suo campo di applicazione. In questo modo agevoliamo anche l'attività di controllo e repressione da parte degli organi preposti".  La circolare individua inoltre regole precise e paletti da rispettare per i vari  settori produttivi dove la cannabis può essere impiegata, ovvero quelli che vanno dall'alimentazione alla cosmesi, dall'industria e artigianato al settore energetico e alle attività didattiche e di ricerca industriale. 

 

  I DATI DEL SETTORE

 

  Quello della  "New Canapa Economy" è un settore che nell'ultimo anno ha avuto un boom enorme: si è passati dai 400 ettari di terreno coltivati del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018. Per la Coldiretti "sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa" in tutti i campi. Il giro d'affari della "marijuana legale"  ha un potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro.

 

  Nel primo anno dal lancio attività come Easy Joint che presentarono l'erba "con CBD ma poco THC" lo scorso anno alla fiera di Bologna (di cui l'ultima edizione si è appena conclusa), hanno fatturato "circa 2 milioni di euro" dice il suo ideatore.

 

 

Cala il gioco d'azzardo tra i giovani ma è boom tra gli adulti

 

LUDOPATIA, SLOT MACHINE © EPA


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Cala il gioco d'azzardo tra i giovani mentre si registra un vero boom tra gli adulti: nel 2017 i giocatori-studenti nella fascia 15-19 anni sono diminuiti di 400mila unità rispetto al 2014, quando i giovani scommettitori raggiungevano la quota di 1.4 milioni. Complessivamente, nel 2017 hanno giocato almeno una volta 17 milioni di italiani (di cui 1 mln studenti) contro i 10 mln del 2014. Al Sud crescono, però, gli studenti-giocatori 'problematici', ovvero a rischio di gioco patologico.

Lo rivela uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa.

Secondo i due nuovi studi Espad e Ipsad dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) - dedicati rispettivamente alla diffusione del gioco d'azzardo tra gli studenti delle scuole superiori (15-19 anni) e tra la popolazione generale adulta comprensiva anche di quella più giovane (15-64 anni) - aumentano dunque i giocatori adulti mentre diminuiscono tra gli studenti. Nel corso del 2017 oltre 17 milioni di italiani hanno giocato d'azzardo almeno una volta (42,8%), nel 2014 erano 10 milioni (27,9%) e fra questi oltre un milione di studenti ha giocato almeno una volta (36.9%), nel 2014 erano 1,4 milioni (47,1%). "Aumentano tra gli adulti anche i giocatori 'problematici', ovvero a rischio di gioco patologico - afferma Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr - passando negli ultimi 10 anni, dai 100.000 stimati nel 2007 (0,6%) ai 400.000 stimati nel 2017 (2,4%). Di contro i giocatori 'problematici' diminuiscono tra gli studenti passando dall'8,7% del 2009 ai 7,1% del 2017. In particolare la quota di giovani giocatori con profilo di gioco 'problematico' fa registrare una diminuzione o un assestamento nelle regioni del Nord e del Centro Italia, mentre nella macro-area Sud e isole si rilevano incrementi in Sicilia, Basilicata, Calabria, Molise e Abruzzo". Sembrano più a rischio di sviluppare problematicità al gioco coloro che sono in cerca di prima occupazione (19,2%) e gli studenti (14,1%). Il 10,8% degli studenti ignora che nel nostro Paese è illegale giocare per gli 'under 18' e si stima che 580.000 (33,6%) studenti minorenni abbiano giocato d'azzardo nel corso dell'anno. La facilità di accesso ai luoghi di gioco da parte degli 'under 18' è confermata dal dato che solo il 27,1% riferisce di aver avuto problemi a giocare d'azzardo in luoghi pubblici perché minorenne. Il 75% degli studenti spende in giochi d'azzardo meno di 10 euro al mese e il 6,3% spende più di 50 euro al mese, quota che tra gli studenti con un profilo problematico sale al 22,1%. 

Il mercato dei farmaci clandestini

 Teneva i cerotti di Fentanyl sotto la lingua. È andato in overdose. L’ha salvato un’ambulanza. La segnalazione arriva dalla Toscana, risale a qualche mese fa ed è circolata solo tra pochi specialisti di tossicodipendenze. Prima overdose in Italia per abuso di farmaci antidolorifici a base oppioide. Un segnale. Come quelli che arrivano dalla rete, in particolare dai profili social (riservati) di adolescenti che acquistano online sciroppi alla codeina, tramadolo, OxyContin. I medici parlano di «uso non terapeutico di sostanze psicoattive». Ed è la prospettiva chiave per interpretare il futuro del consumo di stupefacenti. A partire da un riferimento internazionale: oggi gli Stati Uniti stanno affrontando la più devastante epidemia di eroina nella storia del mondo occidentale. Quali sono i rischi che in Italia si arrivi a un’evoluzione analoga, con un ritorno di massa dell’eroina? In Nord America, una politica commerciale molto aggressiva delle case farmaceutiche ha saturato il mercato di antidolorifici oppioidi; s’è creata così in pochi anni una base di dipendenza diffusa da farmaci con la stessa molecola della morfina; a quel punto, i narcos messicani hanno fiutato l’«opportunità di mercato» e inondato le strade di eroina. 

In Italia l’ultimo ventennio è stato dominato dalla cocaina. L’eroina però non è mai scomparsa, soprattutto in Emilia, Toscana, Campania. I fattori di rischio dunque sono due, soprattutto per i consumatori più giovani. Primo: le nuove generazioni non hanno memoria storica, sono senza anticorpi, perché non ricordano la strage di ragazzi coi corpi distrutti dalle spade che si bucavano e morivano nei parchi delle città. Sono una generazione «vergine» di potenziali nuovi «clienti». È quel che si vede al «boschetto» di Rogoredo, la più grossa piazza di spaccio del Nord Italia, alle porte di Milano: in fila per comprare eroina, i minorenni si mescolano ai vecchi tossici che hanno più di 40 anni.
E poi c’è il rischio della «deriva americana», il secondo fattore che può rilanciare la diffusione dell’eroina: rispetto agli Stati Uniti, la circolazione dei farmaci in Europa è più controllata, ma il mercato clandestino è in fortissima espansione. Un anno fa i carabinieri di San Donato hanno arrestato due iracheni che vendevano OxyContin fuori dalle scuole di Segrate e Peschiera (hinterland milanese). Poco dopo, anche i poliziotti di Milano hanno fermato due spacciatori egiziani di farmaci oppioidi. Ai ragazzini, drogarsi con le medicine sembra più «pulito». «L’abuso di questi farmaci – spiegano gli esperti – finora è stato sottovalutato. Rischiamo di svegliarci di colpo e scoprire una crisi già avanzata».
Gianni Santucci, La Lettura 8 aprile 2018

Contenuto Redazionale Al via in Italia la Web Survey europea sull’uso di droghe: partecipa e contribuisci alla ricerca!

 Uno strumento semplice e innovativo per raccogliere informazioni su come si stanno modificando i pattern di uso delle sostanze psicoattive in Europa.

Quanto spesso se ne fa uso, in che modo e quanto?

Sono queste le domande a cui vuole dare risposta il progetto European Web-Survey on Drugs un’iniziativa dell’osservatorio europeo delle droghe (EMCDDA goo.gl/rTeJgg) alla quale l’Italia partecipa insieme ad altri paesi tra cui Austria, Belgio, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Regno Unito.

Chiunque abbia compiuto 18 anni e fatto uso di droghe negli ultimi 12 mesi, anche solo occasionalmente, può contribuire alla ricerca partecipando a questa partita in cui la conoscenza gioca un ruolo fondamentale.

Per partecipare basta collegarsi al link http://bit.ly/2DuV4uF e dedicare qualche minuto alla compilazione del questionario. Le risposte al questionario sono completamente anonime e non verrà raccolto alcun dato che potrebbe permettere di identificare i partecipanti. Le informazioni raccolte saranno utilizzate per i soli scopi di ricerca.

L’obiettivo è quello di stimare le dimensioni reali del mercato e di poter dipingere un quadro più dettagliato dell’uso di sostanze psicoattive in Europa, che può auspicabilmente essere utilizzato per contribuire alle future politiche europee in materia di droga.

Se hai compiuto 18 anni e negli ultimi 12 mesi hai fatto uso di droghe droghe (cannabis, cocaina, ecstasy, anfetamine e metamfetamine o qualsiasi nuova sostanza psicoattiva "NPS"), anche se solo una o due volte, il tuo contributo può essere di grande aiuto. 

Il KRATOM è troppo potente e “infetto”.

 Il Kratom è una preparazione vegetale legale (foglie) utilizzata per secoli per vari usi medici oltre che per il trattamento dell’astinenza da oppiacei ed è disponibile tramite Internet. Esso deriva dalla Mitragyna speciosa Korth, un albero del sud-est asiatico, ed ha insolite doppie proprietà sia di stimolazione che di analgesia.

Dalle foglie della M. speciosa Korth si possono estrarre più di 25 alcaloidi che variano nella loro composizione specifica a seconda della localizzazione geografica, della zona di crescita, della pianta. La mitraginina (strutturalmente simile alla yohimbina) è il più abbondante di questi alcaloidi e si ritiene che sia primariamente responsabile degli effetti simil-oppioidi del kratom, attraverso l’azione sui recettori mu e delta del sistema oppioide endogeno. Tuttavia, la mitraginina è strutturalmente diversa dagli oppiacei come la morfina o la codeina.
Gli studi sugli animali suggeriscono che la mitraginina può stimolare i recettori alfa-2 adrenergici post-sinaptici e /o bloccare la stimolazione dei recettori 5-HT2A serotoninergici.

La mitraginina è di circa 13 volte più potente della morfina, mentre la 7-idrossimitraginina (un componente minore di M. speciosa Korth) è quattro volte più potente della stessa mitraginina
Gli utilizzatori di Kratom segnalano come principali benefici, auto-percepiti, del loro consumo:
• aiuta a lavorare di più
• rende più attivi
• aumenta il desiderio sessuale (come afrodisiaco)
• aumenta l’appetito.
Gli effetti sono comunque dose-dipendenti: a basse dosi, il Kratom produce un effetto stimolante, a dosi più elevate, predomina l’effetto oppioide.
È commercializzato in molte forme, tra cui foglie, pillole, capsule, polvere e tè.

Attualmente la Food and Drug Administration (FDA) sta indagando su un’epidemia di infezioni da Salmonella presumibilmente causata da prodotti che contengono kratom.
28 persone di età compresa tra 6 e 67 anni in 20 Stati sono risultate infette e 11 persone che sono state ricoverate in ospedale. Non è stato segnalato alcun decesso. .
La maggior parte delle persone infette da Salmonella sviluppa la salmonellosi con diarrea, febbre e crampi addominali.
La malattia di solito dura da 4 a 7 giorni e la maggior parte delle persone guarisce senza trattamento. Tuttavia, nell’attuale epidemia, un numero insolitamente elevato di casi è stato ricoverato in ospedale per la loro malattia.

L’attenzione verso il kratom non è solo per la salmonellosi.

l'articolo continua su insostanza.it http://www.insostanza.it/kratom-salmonella-7-idrossimitraginina/

Vaccino anti-Eroina: al via la sperimentazione sull'uomo.

Un vaccino in grado di prevenire l'overdose da eroina sarà presto testato sull'uomo. La sperimentazione già effettuata su modelli animali ha dato risultati positivi, dimostrando che il vaccino è sicuro ed efficace. Oltre a evitare la morte in caso di dosi a rischio, il preparato servirebbe anche a eliminare le ricadute dei tossicodipendenti nella droga.

L'importante pietra miliare nella progettazione di un vaccino anti-eroina è stata posta dagli scienziati dello Scripps Research Institute, in California, che hanno portato avanti finora significativi esperimenti in materia. Secondo il National Institute on Drug Abuse, 15.446 americani sono morti per overdose di eroina tra il 2000 e il 2016, e i tassi di mortalità sono in aumento. La prima formulazione del vaccino contro l'eroina è stata sviluppata nel 2013 e agisce istruendo gli anticorpi del sistema immunitario su come attaccare le molecole di eroina, impedendo al farmaco di raggiungere il cervello. La molecola dell'eroina non attiva in modo naturale una risposta anticorpale, quindi i ricercatori hanno cercato il modo di collegarla a una proteina trasportatrice (carrier) che avverte il sistema immunitario di iniziare a produrre anticorpi. I loro esperimenti sui topi hanno dimostrato che la migliore formulazione del vaccino conteneva una proteina trasportatrice chiamata tossoide tetanico e l'allume come adiuvante. I risultati, pubblicati sulla rivista Molecular Pharmaceutics, mostrano come la nuova formulazione sia sicura ed efficace nei modelli animali, stabile per trasporto e stoccaggio e dipendente da un adiuvante, l'allume, già approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti. E dunque pronta a sperimentazioni cliniche sugli uomini. Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/vaccino-anti-eroina-presto-sull-uomo-i-test-anti-overdose-sui-topi-funzionano_3123482-201802a.shtml

Tutte le droghe al fronte

Lukasz Kamienski, Shooting Up, storia dell’uso militare delle droghe,Utet, Milano, pagg. 556. Articolo pubblicto da IlSole24Ore 2018 

 La storia dei conflitti armati è intrinsecamente legata alle sostanze psicotrope. Ad esempio testimonianze sul fungo Amanita muscaria ne fanno risalire l’uso addirittura al paleolitico sahariano, ma pare fosse largamente usato da molte tribù siberiane e dai famigerati berserker vichinghi in cui avrebbe indotto uno stato di frenesia tale da renderli feroci e imbattibili sul campo di battaglia. 

Droghe tradizionali come le foglie di coca hanno segnato la storia degli eserciti di Perù e Bolivia perché ne aumentavano la resistenza alla fatica durante le spossanti marce in alta quota: pare che nel 1873 un soldato sia riuscito a percorrere addirittura 2.200 chilometri in soli 20 giorni. Ma per un uso di massa di oppio e morfina bisogna attendere la rivoluzione americana del 1775 e la successiva guerra civile del 1861. 
Lo sviluppo di armi moderne, con i nuovi proiettili per i fucili ad avancarica, e una chirurgia di guerra che non era ancora in grado di debellare le infezioni obbligavano a continue amputazioni: oppio e morfina erano gli unici rimedi per attenuare il dolore, anche se ovviamente producevano dipendenza. Nel 1865 quasi 400mila reduci erano schiavi della morfina, a dimostrazione del fatto che un conflitto aveva prodotto un’epidemia di massa di tossicodipendenza. 
La cosiddetta «malattia del soldato» diventa psicosi durante la Prima guerra Mondiale, visto che la presenza della cocaina in Gran Bretagna fu ampiamente esagerata e sovrastimata. È pur vero che veniva distribuita nel rum per stimolare le truppe al fronte sottoposte alla durissima vita di trincea, ma a ingigantirne il pericolo era stata soprattutto l’idea di un complotto internazionale, cavalcato dai media, che aveva spinto il governo a emanare severe norme di controllo. 
Nella Seconda guerra mondiale, dove fa irruzione la temutissima strategia nazista del Blitzkrieg, o guerra lampo, le esigenze sono altre: serve una “pillola d’assalto” che aumenti l’efficienza delle truppe corazzate e soprattutto la velocità in battaglia. La risposta è il Pervitin, un’anfetamina talmente diffusa che nel solo 1939 ne vengono inviate al fronte 29 milioni di compresse. La benzedrina secondo molti storici militari è la chiave di successo della battaglia di el Alamein, con la distribuzione di 72 milioni di pillole, quando le divisioni di Rommel vengono sconfitte nel deserto e si cambiano le sorti del conflitto anche in Europa. 
La distribuzione di anfetamine raggiunge dimensioni record nel teatro del Pacifico quando gli Usa hanno a che fare con la caparbietà delle forze giapponesi che sembrano votate al sacrificio pur di non essere sconfitte. Non ci sono solo i piloti kamikaze, molti dei quali peraltro non erano neanche volontari, ma la resistenza di truppe educate da secoli di Bushido, dove perdere in battaglia conservando la vita era considerata una forma di disonore. Questo incontro con la cultura asiatica assume aspetti paradossali in Vietnam, con quella che verrà chiamata la guerra psichedelica. 
In patria la contestazione giovanile spingerà gli hippy a godersi la vita, il sesso, le droghe e il rock’n’roll. In Indocina gli americani mandati al fronte hanno un’età media di 19 anni e combattono in un paese dove un sacchetto di marijuana, un grammo di eroina o di morfina costano meno di una birra. La concentrazione di Thc nell’erba locale è cinque volte superiore a quella disponibile in patria. L’elevata asimmetria del conflitto e le terribili condizioni che si trovano nella jungla trasformano il fronte in un incubo con cui è difficile avere a che fare. Malaria, zecche, sanguisughe, serpenti. La noia impera sovrana, spesso per giorni, prima di incappare improvvisamente in un’imboscata o in una trappola vietcong irta di pali scavata sul terreno. Nel 1973, anno del ritiro, il 70% dei coscritti assumeva abitualmente stupefacenti. Con il rientro in patria scoppia il problema dei reduci: da 400mila a 1,5 milioni di giovani veterani soffrono del disturbo da stress post-traumatico. Storicamente è la fine di un’era da cui gli Usa faticheranno ad uscirne.

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