Informazioni, esperienze e notizie sulle sostanze psicoattive. Pubblica anche tu.
Domande agli Operatori
L’oppio si ottiene incidendo le capsule non ancora mature del Papaver Somniferum (papavero sonnifero) e lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce.
L'oppio grezzo contiene circa 20 tipi di alcaloidi, composti organici azotati dotati di elevata azione farmacologica a livello del sistema nervoso.
Tra questi alcaloidi sono presenti alcune sostanze di diffuso uso clinico nella terapia del dolore come la codeina, la papaverina, la narcotina. L'alcaloide principale dell'oppio è la morfina. Per le sue elevate propriet...
Gli oppiacei sono dei potenti analgesici, le proprietà euforizzanti ed anestetizzanti procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.
Il nostro cervello è capace di produrre autonomamente sostanze oppiacee dette endorfine, che hanno effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale.
L’oppio e i suoi derivati agiscono con meccanismi molto simili a quelli delle endorfine anche se gli effetti prodotti sull’organismo sono molto più forti. ...
L'uso dell'oppio è attestato sin nei primi testi scritti prodotti dall'uomo. Hul gil, l'ideogramma con cui i Sumeri indicavano, già nel 4000 a.C., il papavero da oppio stava per pianta della gioia dimostrando così come le antiche popolazioni della Mesopotamia conoscessero bene le proprietà euforizzanti del succo di tale pianta.
Nella mitologia greca e romana l'oppio era una presenza ricorrente. Un mito raccontava come Demetra, la dea della terra feconda, sorella di Zeus, usasse il papavero per alleviare il...
Quando si parla si sostanza psicotrope illegali l’eroina non è semplicemente una sostanza tra le altre, ma la sostanza. E’ attraverso l’esplosione dell’emergenza sociale dovuta alla diffusione dell’eroina agli inizi degli anni ottanta che la gran parte dell’opinione pubblica viene a contatto col problema “droghe” ed è su quel tipo di emergenza che si sono organizzate le risposte delle istituzioni.
Ad essa è legata indissolubilmente la figura del tossico, prototipo vivente degli effetti di emarginazione...
Novità eroina, Esperienza
Dopo 10 anni di eroina di cui 3 in vena e 8 di metadone ora basta!!!!!! Soluzione trovata !!!!
Mi chiamo Vincenzo ho 27 anni, iniziai prestissimo con il Cobret (Tipo Brown)ma 100 volte + forte venduto a napoli. Inevitabilmente sono arrivato a farmi in vena e per 3 anni ci ho dato dentro di brutto, anche 2 - 3 gr al giorno di Tailandese.A tutto ciò va aggiunto 8 anni di metadone con dosaggi del tipo 120 140 per poi scendere massimo a 80 dopo non riuscivo. Dopo 2 overdose in 4 giorni di cui una, mi è stata quasi fatale 6 (Narcan) x riprendermi gli ultimi 2 endovena me li hanno fatti. Questi episodi mi hanno fatto scattare un meccanismo di odio verso tutto ciò che mi sono creato ed ho creato alla mia famiglia.Cmq alla fine ho parlato con il medico del mio sert x trovare una soluzione e lui mi ha proposto il lavaggio dei reni e del fegato con le flebo da fare a casa con un infermiere. Sono stato attaccato alle flebo tramite un catete venoso centrale (Quasi sul cuore ) dato che le mie vene sono inesistenti purtroppo. Se devo esser sincero hanno funzionato benissimo e soprattutto non sono piu schiavo del metadone, sto prendendo l'antaxone x non indurre in tentazione ma di testa faccio ancora fatica anche se fisicamente sono rinato, ho finito da 15 gg ed ancora dormo 3 ore a notte ma va bene tutto,nn mi spaventa un po di insonia dopo quello che ho passato. Chiedete nei sert di solito c'è uno dei medici che lo fa con un costo di 450 € per i farmaci piu un infermiere per una settimana.Per me sono state una cosa santa x me. ora non devo fare cazzate ovviamente sono iper suscettibile il desiderio è forte ma il pensiero di svegliarmi senza quel maledetto sciroppo mi da la forza di non pensare al resto. Credetemi
ex dipendente da droghe varie
allora io ho provato tutto ,ho 49 anni,e da 10 giorni non assumo piu nulla .unicha cosa che si puo fare ter uscire da qwesto inferno e tanta ma tanta volonta e qwalcuno che ti voglia veramente bene.adesso mi faccio qwalche canna ogni tanto e sono felice di essere usciti da qwesto inferno in terra.ciao e in bocca al lupo.
Consorzi umani a perdere
State attenti: la nave è in mano al cuoco di bordo e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.
Soren Kierkegaard, filosofo, da “Stadi sul cammino della vita”
Sempre relativo al libro, capitolo ottavo...
Consorzi umani a perdere
Lo chiamavamo il viale di Faenza perché era una grossa arteria centrale con numerosi bar e negozi ai lati che fende, tutt’ora, netta la città. Il viale di Faenza, assieme ai porticati della basilica di San Francesco di Ravenna (altro luogo deputato allo spaccio di cose impure), erano spazi che più si addiceva ai volti lascivi e trasandati dei suoi ospiti. Per come lo ricordo, struttura, conformazione, portici, fontane da dove attingere l’acqua per farsi, panchine in ferro battuto e scomodissime dove sfumare e vanificare ore e ore di obnubilata esaltazione o deperimento artificiale dei sensi, bar frequentati da delinquenti divorati dentro dal gioco d’azzardo con la pistola in macchina e il colpo in canna, biscazzieri e protettori, alberi e praticello dove nascondersi per comprare e/o vendere poltiglia tailandese, rappresentava il luogo di quegli anni e, nella sua dimensione generale, composta da esseri umani e architetture urbanistiche, incarnava l’essenza di tutto il nostro disfacimento esteriore e spirituale. Il viale era il sito cittadino dove avevamo scelto di abbandonarci e cercare un’esistenza diversa che non fosse altro che la nostra personale e collettiva solitudine autodistruttiva. Il fatto è che noi non sapevamo nulla di questo processo di annientamento che avevamo intrapreso in tutte le sue modalità e aberrazioni possibili. Per questo, a cavallo degli anni ‘70-’80, prese vita un consorzio umano a perdere in un viale anonimo, chiuso a tutto il mondo, plumbeo e sommerso nello smog e nei reticolati di fili elettrici che ci passavano sopra alla testa. Troppo ingabbiati, esasperatamente intrappolati alle nostre funzioni, il tempo passava con la stessa cadenza che dava al nostro vivere ogni volta che la morte chiedeva il conto ad un'amica. Iniziamo la lista più triste della mia vita con Merdina (morto di Aids). Un tossico che dalla furia di evadere il destino di morire si era fatto abbracciare molto presto dai tentacoli di Medusa. Considerato da tutti noi una sorta di veterano, in quanto nella tanto favoleggiata Amsterdam, Merdina, era di casa e questo bastava ad accreditargli di diritto il nostro rispetto di pischelli che, oltre a Ravenna, Bologna e la “generosa” Verona, non eravamo stati capaci di sconfinare. Rappresentava un totem. Una sintesi perfetta dell’incomprensione totale col mondo pur vivendoci fin nei suoi spazi famigerati e irrisolvibili. Eleonora (morta, non so come) aveva le braccia più massacrate che abbia mai visto. Un calvario di piste punzecchiato da aghi sempre irti e spuntati per il troppo uso e consumo. Sandro, soprannominato Pinco (morto di Cirrosi) era carico di metadone. Daniele (Aids) in balìa della feccia del pianeta a forza di prenderlo nel culo e in bocca per comprarsi la polvere, era alla ricerca di un limone per prepararsi all’arrivo del ‘tipo’. Vladimiro (non so dove sia ora) strafatto e con la bocca semiaperta e gli occhi chiusi steso su una panchina in ferro. Erio (Aids) con un rivolo di sangue che perdeva fisso dal callo che si era formato sul braccio destro. Manuela (Aids) boccheggiava qualche sorsata d’acqua alla fontana da dove con le siringhe attingevamo l’h2o per poter vivere l’ennesimo inganno. Radicchio (morto non so di cosa, anche se non ci vuole la fantasia di Balzac per immaginarlo) in completa astinenza a chiedere in giro per Faenza qualche spicciolo per raggiungere lo scopo di tutti. Gabriele (Aids) già bollito dal mattino, era alle prese con due ragazzotti alle prime armi, belli belli per fargli un pacco, cioè vendergli del muro grattato per eroina. Il Lupo (di cui ho perso traccia) che parlava da solo o per meglio scrivere, discettava con la sua pazzia da acido Lisergico schizzato via nel mondo di Pippo a causa di una fatale e micidiale Micropunta berlinese. Stefania (si è disintossicata e ora sta bene) appena reduce da una pera colossale con il volto incredulo a tutta quella gratificazione chimica. Roberto (morto di Cirrosi), immerso in una nuova epifania dell’orrore perché aveva racimolato, non so come, più di tre grammi di roba. Eugenio (ucciso da un tossico con più di dieci coltellate) arrivava con la sua Lambretta, pronto anche lui come tutti a comprarsi la quantità sufficiente per sbattere la scimmia quotidiana affinché rimanesse delle dimensioni di Cita e non prendesse quelle di King Kong. Barbara (morta non so di cosa, ma vale la stessa osservazione fatta per Radicchio poco sopra) bella come poche, spulciava nella borsa, tirando fuori da essa del materiale strano che non si addiceva ad una ragazza di diciassette anni. Pippi (anche di lui ho perso traccia) aveva appena affogato la sua timidezza siderale (il tossico più timido e dolce del mondo) in un liquido dal colore marrone. Vanni (mentre scrivo mi dicono che è stato terminale-Aids, ma adesso si è ripreso) dal ciuffo biondo e libero, lanciato come una freccia in quella dimensione oppressiva e vuota di colore e forma dei barbiturici. Spumino (di cui non so nulla) lo si vedeva arrivare in lontananza e ciondolare un po’ qua e un po’ la, sbattendo il muso contro numerosi lampioni. Jackie (morto di Aids) era in uno stato pietoso di astinenza: occhi come due orbite spaziali protesi verso l’esterno, un sudore da congela nonostante fosse estate piena, dita vibranti come le mani di un malato di Parkinson, pieghe che rendevano il volto uno straccio stropicciato e uno sguardo intriso di disperazione. La gente passava di lì, gettava qualche curiosa occhiata per scrutare cosa facessero quegli strani ragazzi. Era l’inizio degli anni ottanta e i tossici d’allora, molto più appariscenti di quelli di oggi, stavano lì in quella gabbia di vetro senza confini alla mercé degli sguardi altrui. Denti marci, deliri pesanti, braccia tumefatte a forza di spingere con l’ago, calli color giallastro sulle vene per formare una sorta di fessura-flebo permanente sempre aperta e pronta per l’uso, stitichezze di settimane a causa del limone per sciogliere caccoli di brown sugar, emicranie alla testa e febbri fino a 40 gradi a causa dei tagli che gli spacciatori usavano per aumentare le quantità d’eroina. Un esempio di gioventù che non voleva essere quello che praticava, una generazione di sconfitti senza aver mai gareggiato. Sconfitti nei sentimenti e nella tenacia di architettare qualcosa di valido, capaci solo di alzarsi dal letto con il pensiero fisso di racimolare qualche decina di migliaia di lire per affondare ulteriormente nella fanghiglia dove ognuno di noi si ritrovava. Un carosello di volti macchiati e rughe che disegnavano le nostre facce bizzarre e destini beffardi, quando non erano crudeli. Nella sua innocente rabbia, il Lando, (morto, si dice di Aids e temo che sia vero) era uno dei figli più rappresentativi di questa parte mondo oggi scomparso e deviato. Una sera ci sconvolse fino al panico a tutto tondo, al sottoscritto e William Cippolletti, quest’ultimo un mezzo gangster gentiluomo dalla chioma bionda e lunga, età avanzata, un certo giro di amici importanti legati al mondo dello spettacolo e tante cazzate varie, molte delle quali lo stesso Cippolletti pompava a dismisura, quando non erano inventate del tutto. Eravamo nel viale di Faenza, quando l’orologio del centro suonava le otto di sera, aspettando tutti la stessa cosa. Il tipo con la roba ci lascia a cuocere in una sfibrante attesa. Quelle sono state le attese più interminabili che mi siano mai successe di vivere (a confronto, stare sotto il sole per due ore e mezzo sull’autostrada in agosto con una sete da arsura e senza alcun liquido in cui affogarsi, era un’attesa da invidiare). Una fauna umana semplicemente senza bussola. Una mandria di tossicomani sempre più mangiucchiati dagli innumerevoli down, secondo dopo secondo, istante dopo istante, singhiozzo dopo singhiozzo. Fisici secchi e logorati, attraversati da brividi, ossa rotte e l’armamentario sempre pronto in qualche tasca di giacconi pesanti, perché i tossici, si sa, hanno sempre freddo. L’armamentario era composto da spade quasi sempre usate e da più persone, un coccio di barattolo di cola o un tubetto di Saridon dove poter sciogliere la dose di calma piatta e partire per un viaggio di pace della durata di qualche ora per ripiombare poi in una dimensione che con la sfera dell’umano ha poco da spartire. C’erano anche gli sprovveduti, i più, a cui si doveva prestare tutto questo genere di cose. Roberta aveva appena finito di scopare con un muratore, una marchetta: “Ogni tanto ci vado - raccontava -. Lo conosco bene ed è gentile, anzi timido e so in quale cantiere lavora. Scopiamo sul posto. C’è da guadagnare parecchio lì” dice rivolgendosi a Paola con un volume di voce che l’avrebbe sentita chiunque fosse stato a pochi metri di distanza da lei. “Adesso poi - riprende - si sono aggiunti altri suoi due amici che hanno portato un materasso, così abbiamo anche un posto dove stenderci. Oggi me li sono scopati tutti e tre per cento mila lire”. Paola parlava con molta naturalezza di quanto combinava con i muratori, talvolta anche cinquantenni. Ma tutti i discorsi che stavamo facendo, improvvisamente saltarono e le occhiate cambiarono direzione quando con l’arrivo del pusher scattò un’agitazione mista ad eccitazione generale. “Ecco, ecco... Marco! Vai, è arrivato... C’è Marco... c’è Marco, c’è Marco”. “Ma dov’è?”. “La, in fondo, sta arrivando con Loretta”, “Dove? Dov’è?”. Un’insana inquietudine aveva acceso i motori delle nostre anime. Pareva fosse arrivato il messia e non penso sia errato riflettere che l’eroina, per la psiche deturpata di un tossicodipendente, abbia significati e valenze anche spirituali. “Allora Marco... tutto a posto? Ce n’è per tutti?” si fa avanti uno di noi. Marco fa un cenno con la testa invitandoci a seguirlo. Lui, su una vecchia Ami 8 rossa con la sua ragazza davanti a far strada a tutti noi. Una carovana di disperati in fila sulla via Emilia diretti verso la campagna per trovare un posto tranquillo dove poter contrattare. In macchina con me e Cippolletti sale il Lando, senza neppure che ce ne rendessimo conto. E’ la fine e non lo sapevamo. Il Lando esordisce nel suo stile: “Cazzo, non c’ho una lira e sono in down. Che ne dite se gli porto via la roba a quello là? Ci state? Facciamo a metà dopo? Me lo mangio quello lì. E’ un pischello da ridere. Lo so... lo so!!! Lo conosco, sono stato in galera con lui e quando volevo mi faceva sempre il té. Ed era il suo”. Ammesso - e concesso - che quello di rubare la roba ai pusher di turno fosse uno degli sport più praticati nel pianeta dei tossicomani, bisogna far presente, tuttavia, che a quel punto avremmo dovuto non tanto temere solo lo spacciatore, bensì i tossici in branco e in braccio ad un esercito di scimmie in attesa di comprare da Marco il proprio desiderio di sollievo. Fu allora, mentre Marco stava rovistando il suo sacchettino per dispensare grammi a destra e a sinistra che il Lando, strafatto di psicofarmaci e barbiturici e bevuto di Neuroni, tirò fuori un coltello mai visto. Una lama lunga quanto non s’era vista neanche nei film tipo “Lo squalo” di Spilbierg. Davvero, mai visto un “ferro” del genere. Incredibile per le sue fattezze. Aveva l’aspetto di quelli che vengono usati durante le pesche subacquee di profondità, dalle parti dei Caraibi. Da una parte oltre trenta centimetri di lunghezza, la lama alta tre dita, la punta smussata in modo da scannare anche uno Gnù africano e sul dorso aveva la classica dentatura per strappare i brandelli di carne che gli capitavano nello squarcio. Un “ferro” luccicante come la pazzia del suo proprietario. Panico nelle vene. Sudore nel sangue. Io e Cippolletti, oltre che sentire i primi vagiti di una nuova astinenza, cercammo in tutti i modi di dissuadere il Lando dai suoi intenti, anche se sembrava che non ci sentisse neppure, tale era il livello di ebollizione nelle sue meningi: “Adesso io scendo - ci riferisce il Lando biascicando ogni lettera che usciva a fatica da una bocca dalle labbra tutte screpolate e rattoppate -. Voi mi aspettate là, verso quel casolare abbandonato. Poi io gli punto il coltello sotto la gola e mi faccio dare tutta la roba che ha addosso. Corro forte quando mi ci metto, non mi prenderà nessuno”. “Ma cosa cazzo dici!!! Cazzo stai dicendo? Ti sei definitivamente alleggerito del cervello? Non vedi la gente che sta male e sta aspettando come noi? Li avresti tutti contro, diventerebbe un gioco al massacro. Un’Apocalypse Now senza precedenti e devastante. Stanno tutti male e certuni più di te. Se gli porti via la roba poi ce li hai tutti contro. Lando, lascia stare, non fare cazzate e lascia perdere e soprattutto metti via quel coltello. Ti daremo uno schizzo della nostra. E’ buona la roba di Marco, anche con un quartino riuscirai a sentirla bene” cercò di convincerlo Cippolletti argomentando l’impossibile. Quando un tossico in preda all’astinenza e la testa persa in un ragionamento tutto suo decide di compiere un’azione, logica o illogica non fa differenza, fino a quando non l’ha portata a termine non c’è verso di dissuaderlo dai suoi malsani intenti. Infatti il Lando non ne voleva sapere e mentre stava per aprire lo sportello per scendere e rapinare il pusher, sempre William, non so con quale coraggio gli urlò: “Lando, noi una pera te la offriamo, non so cosa potremmo fare di più e tu capisci quello che dico, anche se adesso sei cotto come poche altre volte. Quello che ti voglio dire, Lando del cazzo, fai quel cazzo che vuoi però a noi lasciaci fuori dalle tue rapine, dalle tue storie, dalle tue seghe schizofreniche. Lasciaci perdere!!! Okay!!! Non coinvolgerci in queste storiaccia di merda!!! Io voglio vivere ancora un altro po’ se mi è permesso e se non ti dispiace”. Poi tirò violentemente il Lando dentro la macchina. Io, seduto sul sedile posteriore, ero terrorizzato dalla paranoia che se la prendesse con Cippolletti. Intanto Marco, il pushers, vendeva tranquillo l’eroina, ignaro del pericolo che stava correndo. Con quel coltellaccio impugnato nella mano sinistra, due occhi rossi come imbevuti nel cloroformio, una rabbia in corpo da far esplodere un’intera città, il Lando iniziò a piangere. Intervenni anch’io. “Ascolta un pò... Adesso scendo io, compro un pezzo e ci facciamo tutti e tre gli stessi c.c. d’insulina. Non sarà un perone, però basterà per calmarci un po’”. Fece cenno con la testa che ci stava, mentre piangeva con le lacrime di un bambino. Io e Cippolletti ci guardammo negli occhi come se una prima pera ce la fossimo già fatta. Scesi dalla vettura lasciando William in compagnia del Lando, davvero furioso, affinché controllasse ogni sua mossa. “Ora metti via quel ferro” gli dico mentre mi avvio verso il pusher per fare la spesa. Tornai dopo l’acquisto, avvenuto in mezzo a un campo nascosto da una serie di alberi, che il Lando piangeva ancora. Niente di trascendentale, per carità. Però, ancora ad una notevole distanza di tempo (poco più di ventiquattro anni circa) da quell’episodio e da quel pianto, io non so come interpretare quell’angoscia. Certo, sarebbe molto più facile e sbrigativo liquidarlo come un pianto dovuto ad uno stato confusionale, ad un miscuglio di sostanze portentoso, vicino allo shock anafilattico. In realtà credo che in quelle lacrime navigasse una bufera di vento che sommergeva anche il vaso di Pandora, pronto non ad aprirsi, ma a scoppiare, dilaniarsi e spargere tutti i tormenti di un giovane che aveva congelato la propria esistenza e l’aveva messa sotto formalina. Sul Lando l’imperfezione aveva vinto e lui pareva non facesse più resistenze all’imperfezione. Tornammo sul viale della cancellazione, tutti e tre cotti. Quel viale tornava ad essere, ciclicamente, il ritrovo di strani mostri. Un punto di confine tra l’ingloriosa umanità degli esseri umani e la nostra indifferenza verso tutto ciò che ci ruotava attorno. Gli sguardi, dopo la pera collettiva, erano ancora più ebeti e fissavano più intensamente il nulla, nostro unico panorama. Ognuno, nel nulla, aveva trovato conforto, aveva staccato la luce per un po’, il tempo di non pensare a niente per qualche oretta. Volti chinati a osservare ossessioni che li rendevano tanto liberi quanto lontani dal mondo e da se stessi. Era la fase post-pera quotidiana, quando, chi più chi meno, aveva in circolo nel corpo una quantità di sostanze agognate fino a poco prima. Solitamente, tutto ciò, avveniva intorno alle cinque del pomeriggio, ci si arrendeva su quelle panchine e si passava quattro o cinque ore in attesa di pischelli da bidonare o, se volete, fargli un pacco portandogli via quel pochissimo che avevano. Si procedeva per inerzia, come se il vivere fosse un dovere o un automatismo e il nostro corpo rivelava la sua esistenza solo grazie all’ombra che lo seguiva. Eravamo tutti presi da una pazza sete di consumarsi, pronti a rovinarsi gli affetti per uno schizzo di roba, depredare tutto ciò che ci era stato donato, giocarsi la reputazione e la fiducia di tutti, isolarsi fino all’autismo, disimparare ciò che di giusto avevamo capito. Allora il pallore spento della vita non vissuta lo vedi in faccia, gli conti le rughe e sprofondi, senza saperlo, nel suo territorio. Perché la metastasi si è già allargata. Eppure, nonostante ciò non eravamo in colpa, mi sembra di poter dire oggi. La colpa sottende la consapevolezza di cui, come ho già scritto, il tossico ne è quasi sfornito. Nella sua abissale solitudine non si accorge del nulla che lo accerchia, che lo attanaglia e frantuma ogni sua opera, non solo propria, ma anche quelle dell’uomo nella storia. Nulla ha più senso, ne dentro ne fuori di se.
Ogni persona vale più di ogni suo errore
I calli di Benedetta
"I calli di Benedetta", mia amica ora morta di aids, è parte del mio libro che dovrebbe uscire a breve. Vi seguo da un pò e ho visto questo spazio che utilizzerò condividendo quanto è capitato a me nel 1982. Saluti, Matteo. I calli di Benedetta Non so che anno fosse, quando un giorno accadde un fatto che oggi ricordo ancora e con buona memoria e vivido ricordo, e non perché fosse più truculento di altri, ma perché era gelido come il vento della Siberia. E anche se sono passati tanti anni, lo scriverò al presente, cercando di non tradire le sensazioni, i brividi, le occhiate furtive di quel giorno privo di compassione e vissuto con una mia amica, molto speciale, una donna che sapeva leggere il linguaggio del non detto per pura incapacità. Emergendo dagli abissi come un cadavere gonfio di un annegato di droga, Benedetta è alle prese con i suoi fiumi che fluttuano plasma corporeo. E’ in una rovinosa e disperata ricerca di uno straccio di vena. Le braccia di Benedetta, molto più grande d’età di me, sono un cimitero di cicatrici: tagli, fori, orecchini, piercing, calli, buchi, tentati suicidi, tatuaggi. Febbricitante s’infila la spada e comincia il rituale ululato, poi il risucchio per vedere se l’ago aveva centrato la vena oppure no. Benedetta sta da far schifo, un’astinenza pronta ad esplodere in gabbia, per di più suda e trema dal dolore. E’ seduta su di una sedia in cucina. Assisto in silenzio, strafatto per conto mio e steso sul divano con gli occhi a fessura e la tv accesa con il volume al minimo, per cui non le dedico alcuna attenzione. L’astinenza la costringe a scoreggiare forte e assumere piegamenti nel volto che la sua dolce femminilità non avrebbe voluto conoscere. Spiegazione dovuta ai più: quando si è in down forte, come quello di Benedetta e hai la roba pronta nella spada già calda, l’emozione ti prende così forte allo stomaco che rischi di cagarti addosso senza dedicare al fatto molta attenzione, per cui continui a praticare l’iniezione ignorando completamente l’evacuazione solido-corporale).Benedetta tira su il primo risucchio e dalla cannula della Terumo esce il primo fiotto di sangue. Ma la spada, come un gancio che si stacca dalla propria presa, esce dalla vena. Benedetta torna con l’ago a farsi spazio dentro il braccio alla ricerca di una vena persa. Con quella spada rimestola come avesse in mano un cucchiaio e girasse del minestrone in un tegame. “Cazzo Matteo… aiutami!!! Non vedi che son fuori vena?! Dammi una mano... fa qualcosa, per la miseria! Qua si sta seccando tutto! Eddai… sto andando giù di testa!!! Aiutami, cazzo... aiutami!!! Mi scoppia la testa. Mi tremano le mani e non riesco a centrare la vena. La roba mi si raggruma tutta col sangue...”. Più che pompargli l’avambraccio, cosa potevo fare? Le presi il braccio e strinsi forte per riuscire a vedere meglio dov’erano quelle cazzo di vene. Schizzò violentemente un fiotto di sangue sulle pareti e una piccola parte sulla pasta rimasta da mangiare per cena. Figurati se quel fatto, in quell’istante, importava a Benedetta. Non se n'era neanche accorta. Eccola di nuovo che torna alla carica. Inizia a forarsi in una mano, niente da fare. Poi riprova in una gamba. Niente da fare. Le vene erano massacrate e seccate. Nella furia di pizzicare un rigagnolo di sangue, mi butto e provo anch’io nella ricerca di quel rosso che ti fa capire di essere ad un passo dalla felicità malata, ma ridotto com’ero e beccare la vena, era come iscrivere uno che soffre di vertigini ad un corso di paracadutismo. Le vene sono tutte otturate a forza di darci dentro negli anni con furioso sdegno verso sé stessi. “No, no, no, no... sto perdendo la mia pera. Non ci posso credere, mezzo grammo buttato via, noooooo!!!! Si sta solidificando tutto. Ummfff...”. L’angoscia è davvero spessa e tormentosa: “Come cazzo faccio, non becco la vena, non becco la vena. Non la becco!!!”. Paranoia full immersion. Non beccare la vena significa non sentire il flash, l’impatto che l’eroina ti offre appena saluta il tuo sangue, cioè la parte migliore della storia, quella che ti stravolge e ti lancia per un periodo di tempo imprecisato nel regno dell’ovatta e degli abbandoni globali. “Ma porca la puttana vacca, troia. Ma vaffanculo!!! Come faccio con ‘sta roba, non becco la vena. Iaaaaahhhhhhhh...” urlò Benedetta nel tentativo di farsi sta cazzo di pera, mentre adesso fruga con l’ago nel crocevia della mano sinistra. Inizia a emettere rumori strani, più strani degli altri. Dallo suo stomaco partono gorgoglii in continuazione, come i rutti e le scoregge si succedono una dietro l’altra. Ormai è al decimo buco che si pratica nella pelle zigzagata e la paranoia è salita fino al tetto e continua a montare. Sale, sale, sale fino a picchi insostenibili. L’astinenza gli sta soffiando addosso tutta la sua inquietante presenza e in mano ha l’arma che potrebbe spegnere tutte le sue angosce in un sol secondo, ma niente da fare. Intanto il liquido rosso nell’ago sta cominciando a coagularsi per davvero. Benedetta lo sa, e questo la manda, come fosse in una giostra di Disneyland, in uno stato d’indescrivibile disfacimento psicofisico. Buca, buca, buca, buca. Buca, buca, buca la carne rosa, Benedetta. Buca e fruga, fruga e buca, cerca, buca e fruga una vena che non trovi. Presto. Gli tremano le mani. Tira su lo stantuffo per vedere se è in vena. Niente, nella spada solo aria. Ci riprova... ancora... poi ancora. Buca, fruga e stramazza. Benedetta mi guarda con uno sguardo mai visto prima, a metà strada tra il terrore e l’impotenza. Decisa come pochi essere umani al mondo, tira su la maglietta per iniettarsela nel Deltoide, il muscolo dell’avambraccio, almeno, l’effetto della roba le verrà su, parzialmente, venti minuti dopo e senza risucchio, che è tutt'altra roba. Un esempio: è come per un alcolista mangiarsi una caramella al liquore oppure tracannarsi con infamia un bicchiere ricolmo di Vodka. Benedetta becca il muscolo, fa pressione sullo stantuffo e strak!!!, il plasma ormai denso ottura l’ago e il sangue, stavolta, mi macchia in vari punti la camicia azzurra, la faccia e le mani. Benedetta urla dalla disperazione e fugge non so dove. Io rimango a casa (sua) da solo, lessato come una patata. Mi metto a sedere nel suo divano e piano piano mi allungo fino a stendermi. Apro gli occhi e mi trovo di fronte sua madre che mi chiede chi ero e cosa facevo in casa sua. In realtà mi conosceva e sapeva già di sua figlia e di me. Sapeva che ci facevamo al ritmo della mattanza, che eravamo quanto non si può dire, che avevamo fatto qualche colpettino assieme (furti, scippi, situazioni strane come trovarsi con un avvocato di Bologna danaroso in un divano galattico in un attico a far maialate di ogni tipo per poi farci sganciare una cospicua parcella finale). Sapeva tutto sua madre, bella donna e dall’aspetto giovanile, nonostante gli anni. Le rispondo con numerose ammaccature di sintassi nonché grammaticali: “Quando c’ero, lei c’era. Benedetta... Benedetta... Benedetta... dove ti stai trovando? Vuoi fuori con me, suuu. Non vedi... la mamma?!”. E la madre: “Ascolta bello: ho già troppi casini con mia figlia e il resto della mia vita. Se Benedetta fosse qui me ne sarei già accorta. Ma qui non c’è. Si può sapere dov’è?”. Rispondo: “Signora... niente storie, cioè... non le sto facendo le menate. Per davvero... non so dov’è la sua bambina. Sarei il primo a saperlo volere”. Mi cacciò di casa come un appestato. M’incamminai verso il fiume Ronco, dove c’era un bar che ci radunava un po’ tutti. Inizio a parlare con qualcuno, senza neppure sapere chi fosse. Non ero lì con la testa. Il pensiero era tutto per Benedetta. Dov’era? Come stava? Avrà trovato altra roba? Sarà riuscita a trovarsi uno straccio di vena da mettere in contatto eroina e sangue? Urlerà adesso? Come e quanto urlerà Benedetta? E infine, ma senza vittimismo o disperazione, perché tutto questo Benedetta? Dolce dolcemente, a un passo, dall’infinito abisso, d’amore parlasti al mio senso corroso, al mio intelletto tarlato, al mio urlar rugginoso, al mio cuore intristito, al mio voler putrefatto: dolce ti avvicinasti e dolcemente fosti Madre, sorella e sposa Enzo Fabiani, poeta da “La sposa vivente”
..HO VINTO IO!!!
ciao gente,oggi da 4anni sono astinente dalle sostanze,e tra 2settimane finisco lo scalaggio del metadone!!!
oggi dico non calcolate minimamente le sostanze!!! un tempo avrei detto,che la gente che non usava sostanze era totalmente sfigata!!! invece NO la sfigata ero io !!!
io ho iniziato a usare sostanze andando a lavorare al bar dei miei vicini di casa,allora la sorella della mia vicina di casa,usava da tanto,io ero in un periodo dove la mia storia sentimentale con il mio ragazzo di allora si stava concludendo,non per scelta mia,quindi stavo male,avevo anche problemi di anoressia,e sapendo che le sostanze fanno dimagrire,la cosa mi attraeva parecchio,e di più nel farlo!!!
una sera la sorella della mia vicina di casa ,mi disse andiamo la vale,io sapevo benissimo cosa mi stesse dicendo e gli dissi di si..e da quel giorno nel giro di una settimana io presi l'astinenza da eroina,perchè diventò abitudinaria la cosa.. mi resi conto che ero in astineza,ma nessuno a quel punto mi diceva ,dagli un taglio a ste cose!!
anzi mi coinvolgevano di più !!!e io avevo piacere nel farmi coinvolgere!!!
poi conobbi lo spacciatore mi ci fidanzai e whalaaaa la mia rovina totale,eroina gratis cocaina gratis e tutto a volontà!!!
in questi casi,è grigia la cosa.. e io volevo perseverare in questo maledetto vortice!!!
la mia paura più grande in quel periodo era solo una ..mi facevo spesso 3 domande LA MIA VITA SARà PER SEMPRE QUESTA??CE LA FARò A USCIRNE??NON E VITA PER ME,COME POSSO FARE PER USCIRNE??? ma la soluzione a quei tempi io non me la sapevo dare..!
MA OGGI SI.. OGGI SCHIFO,RIPUGNO,E ODIO LA GENTE E QUEL MONDO PUTREFATTO.. E RINGRAZIO DIO,CHE QUELLA SERA DEL 2008 MI PORTARONO IN HOSPEDALE,AVEVO IL CUORE A 125BATTITI AL MINUTO,STAVO MALE,IL MEDICO MI DISSE SE VAI AVANTI COSì,NON DURI MOLTO!!! da quel giorno,io chiusi i battenti,con quel mondo!!! e oggi,sono felice spendo un sacco di soldi per i vestiti va be,viaggio,lavoro e ho veramente voglia di vivere!!!
Lo so bene che la vita non è facile.. e per me non lo è mai stata!!!ma oggi posso dirvi che se i propi sogni si vuol avverare,bisogna lottare e coltivare!!! rassegnarsi e fuggire,non serve!!!
con affetto valentina!!!
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RISPOSTA A CHI ARRIVA QUASI IN FONDO
Ho vissuto una situazione quantomeno analoga alla tua.negli anni in cui facevo uso, più volte avevo preso la decisione di smettere ma, come sappiamo capitare, ci ero altrettante volte ricaduto. Quindi di fatto avevo semplicemente sospeso temporaneamente, ma mai smesso. Di bugie se ne arrivano a dire tante, anche a chi più ti ama, ma se c'è una cosa che mi ha dato sempre fastidio, e tuttora me ne darebbe, é ingannare ME stesso. Smettere è un'altra cosa!!!Smettere in questo contesto è una parola sacra, non se ne deve abusare. Purtroppo, appunto per il mal uso che se ne fà, sentirla in bocca ad un tossico risulta moscia, falsa, spoglia di significato.Scusa la premessa, adesso vengo al punto.4 anni fa è scattata la fatidica molla dentro di me. Non sò bene come, non sò bene perchè, ma la molla è scattata. A ciò avrà partecipato anche l'aver messo in moto razionalità ed intelligenza, e soppresso l'autoinganno: Se di vita ce n'è una sola, e la si
vuole vivere, l'unico modo è non usare mai più l'eroina. chi non ha realizzato ciò, è ancora indietro. Sono tornato al Sert, e mi sono detto che sarebbe stata l'ultima volta. Anche il Sert va rivalutato, va rivalorizzato, per non esagerare dicendo sacralizzato. Per far ciò, a prescindere da quello che dicono gli operatori, molti dei quali ormai rassegnati, disillusi, bisogna considerarlo assolutamente come un luogo dove ti danno gli strumenti per aiutarti a Smettere, ad uccidere e seppellire il tuo problema, il tuo cancro. Lo si può frequentare più o meno a lungo, ma con l'unico fine sempre fermo e presente. Tornai quindi al sert con la massima fiducia nel dottore, ancora tenace e non disilluso, e con il dictat di non prendermi più in giro. Ho seguito la sua tabella di scalaggio, arrivando a 2mg senza difficoltà. Solo i primi mesi sono stati duri, ma non ho ceduto alla tentazione di rifarmi. Perchè Sò, e lo sò perchè non mi autoinganno più, che se ti rifai una sola volta sei semplicemente punto e a capo, e annulli, distruggi completamente in un solo istante tutti i sacrifici e le sofferenze che hai sopportato, e ti metti nella situazione di doverli rivivere un'altra volta, prima o poi. Dopo i primi tempi è svanita completamente anche la voglia psichica, ed ho iniziato un sereno scalaggio. A 2mg mi sono fermato un pò più a lungo, perchè ad un tentativo di dimezzare mi sono trovato un pò male. Non tanto, un pò, ma in quel momento non me la sentivo di sopportare questo pò. quando me la sono sentita, in accordo col dottore, sono passato ad 1mg, stavolta senza patimenti. Dopo qualche mese ho detto al dottore che era il momento di provare a fare un ulteriore passo, che mi avrebbe portato al superamento del problema, alla liberazione. Qui arrivano le note dolenti, ma già premetto, superabili. Il dottore, ottimo peraltro, era convinto, e tale convinzione è abbastanza unanime, che 1mg di suboxone sia dosaggio talmente basso da considerarlo quasi placebo. Mi ha detto così di assumerlo a giorni alterni, poi ogni tre giorni. Io non ci riuscivo, nemmeno un giorno si e uno no! Non riuscivo a far capire al dottore che l'ostacolo non era una questione solo psicologica, ma c'erano dei disagi fisici reali, seppur non mastodontici. Io mi ero abituato a star bene, e non me la sentivo di star malino. Scalare col suboxone è facile ma, arrivati al minimo, diventa difficile, perchè non ti danno più gli strumenti per il micropasso finale, il più importante. Come dicevi, le pasticche sono difficilmente divisibili. Osservai che esisterebbero pasticche da 0,5mg, e gli garantii che per i casi come il mio sarebbero state di enorme aiuto. Disse che i Sert non le avevano, non mi voleva capire. Qui mi deluse. Provai un senso di sconforto simile al tuo, un terrore di non uscire da quella situazione. A questo punto, raccolte le forze e affrontate le paure, ho posto fine alla mia terapia di scalaggio ufficiale e guidata, che mi ha condotto a quel punto con ottimo esito, ed ho intrapreso una mia personale terapia fai da te. Dico purtroppo, perchè avrei preferito stabilirla col dottore. Ho iniziato a dividere le pastichhe da 2mg in 3 parti. Anche se non vengono precise, ti garantisco non c'é nessunissimo problema, perchè l'effetto dura più di 24 ore, e conta la quantità media che assumi nei giorni, non la specifica di giorno in giorno. Ovvio che cercavo di dividerle meglio possibile. Per un periodo ho assunto così circa 0,7mg al giorno(quindi cmq esattamente 2mg ogni 3 giorni.) Benissimo, nessun disagio rilevante o rilevabile! Il blister che mi davano al Sert invece che durarmi due settimane mi durava così 21 giorni. L'infermiera e il dottore ne erano contenti, si fidavano e mi lasciavano fare. Dopo un periodo, quando me la sono sentita, ho diviso la pasticca da 2mg in 4 parti, non è difficile, stesso discorso di prima. Mi assestai quindi a 0,5mg al giorno con grande gioia. Il blister mi durava adesso 28 giorni!!! Dopo un mesetto volevo ulteriormente dividere, ma adesso diventava davvero difficile, impossibile credevo. Ah se avessi avuto le pasticche da 0,5 pensai! le avrei potute dividere come volevo, fino a farle scemare nel nulla!!! Ma non le avevo, e non potevo perdermi d'animo. Provai dapprima a prendere quel 0,5 a giorni alterni. Sembrerà ridicolo, ma il giorno senza non facevo che pensare al giorno successivo, questione di abitudine? forse, ma sono convinto che 0,5mg non sia solo placebo, ma sia ancora una dose con una sua certa valenza. (secondo me, ma è un opinione soggettiva, si può parlare di quasi placebo da 0,2mg in giù.) A questo punto ho fatto una cosa che non convincerà molti. Fino a qui vi garantisco è possibile dividere la pasticca in maniera più che sufficentemente esatta, e, ripeto, non è importante lo sia. Ho detto al dottore che quello era l'ultimo blister che mi dava, e mi sarebbe durato probabilmente tre mesi. Ho iniziato a dividere la pasticca in tanti pezzettini che non saprei nemmeno dire quanti esattamente. Cercavo di ripartire i pezzetti e di farli simili tra loro, spostando qua o là le briciole. Così facendo, sono arrivato dapprima a prendere circa 0,3mg. Arrivato all'ultima pasticca del blister, l'ho divisa più che in pezzetti in briciole da di 0,1 o poco più. A questo punto è veramente pressochè assolutamente placebo, tanto che, senza alcuna fatica, ne presi a giorni alterni, poi, confortato, dopo pochi giorni, ogni tre, poi subito ogni 5, ogni 9, ogni 15. In questo modo ci si disabitua a prenderla e ci si abitua a non prenderla. Poi le briciole sono finite, l'ultima, a tal punto non avevo bisogno di prenderla, la volevo quasi conservare per ricordo, mi dispiaceva un pò fosse l'ultima, mi ero affezionato a quel sistema. La presi. è così che ho sperimentato su di me un metodo che nella maniera più indolore possibile, con il minimo sacrificio possibile, mi ha affrancato dalla schiavitù della sostanza. e non sto parlando dell'eroina, lontana da me anni luce ormai, ma dal suboxone. Queste cose si possono fare una volta, le può fare chi è deciso ad impegnarsi per un fine fermo e chiaro per l'ultima volta. Se ci si riesce, ed è possibile, ci si deve sentire sempre fortunati, orgogliosi, ma mai onnipotenti, ne puliti o resettati, come un bambino. Quindi, sempre in guardia e basta con l'autoinganno! J.
Che schifo!
Da 10 mesi sono insieme a questo ragazzo, lui è da 4 anni che fa uso di eroina e io prima di mettermi con lui fumavo qualche canna ogni tanto. Dopo 2-3 mesi che gli ero insieme ho cominciato a farne uso anch'io perchè come sapete, basta un tiro e sei fottuta! all'inizio lui andava a prenderla da un ragazzo italiano che spacciava inculando tutti, poi ha cominciato ad arrangiarsi andando in città dai tunisini a prendersela; da 2 mesi a sta parte ha cominciato a spacciare.... ormai la nostra vita era: andare in città, andare nei campi a fumare, continui litigi tra me e lui perchè non mi cagava mai, pensava solo a quella cazzo di roba!Io insistevo perchè tornasse al sert (premetto che l'anno scorso aveva fatto 6 mesi al sert, e uscito ha ripreso a fumare). 2 settimane fa gli è arrivata una segnalazione dai carabinieri, è dovuto presentarsi in questura, dichiarare che fa uso e quindi andare al sert. Così è da una settimana che va ogni giorno al sert, non gli danno nè subotex nè metadone ma per adesso l'hanno disintossicato poi vogliono cominciare la cura con l'antaxone. Io al sert non ci vado perchè i miei non lo sanno ma ho la roba piantata in testa come non so cosa!Lui arriva a piangere ogni giorno perchè vuole fumare, la roba era la sua vita e adesso non sa cosa fare senza. NON SAPPIAMO COSA FARE SENZA. facevamo solo quello e qualsiasi cosa (una canzone, una foto, un posto) ci ricorda fumare!E in più con l'antaxone gli hanno detto che non può nè bere, nè fumare roba nè fare uso di qualsiasi droga!Insomma, che schifo!
VIVERE ANCORA..SENZA EROINA..e25
non so perke' sto scrivendo la mia storia..ma mi sento ke ho voglia di farlo e spero che qualkuno la legga..perke' quando ho avuto bisogno di konforto ero sola..adesso spero ke ki leggera' queste righe..e si trova in una fase di transizione possa trovare un po di koraggio...se sono qui a scrivere e' perke' ankora..la parola eroina mi crea interesse..e quindi vado su internet per leggere delle storie di uso..vedere immagini...lo so'..puo sembrare una kosa malata..ma adesso va cosi...
finalmente dopo 5 anni passati a fumare stagnole su stagnole..ho detto basta...e ho cominciato piano piano..ero arrivata al limite...nn mi sopporttavo piu..all 'inzio nn e' stato semplice..infatti mi sono ritrovata dopo 6 gg di nuovo a fumare e poi mi sono detta..da oggi basta..e da quel maggio del2010 ormai e ' passato un anno..
credo ke per smettere siano inutili le parole degli altri..le belle frasi e cazzi vari...te lo senti dentro quando arrivi al limite..io ci sono arrivata dopo 5 anni..ce chi ci arriva dopo 25 e chi nn ci arriva..nel senso ke kontinua aa andare avanti kosi..tanto ormai...
kazzo i tempi persi dietro la roba si possono rekuperare..certo il dolore ke ti lasci dentro è immane..ma kome siamo da soli nella merda ..possiamo farcela a rifare una vita accettabile...
mi sono resa conto ke la roba mi ha tolto la kapacita' di pensare...di agire...di essere me stessa...vivevo in case abbandonate..con gente ke ...ringrazio dio ke mi è andata bene...rubare...dire kazzate su kazzate alla tua famiglia...perdere i mie ianni migliori dietro a kosa..un a stagnola....giornata passate kiuse in una camera sola kon la tele a fumare fumare...e strippare quando nn ce'rano i soldi...ho venduto di tutto...forse stavo per vendere anke me stessa... l uniko ''svago''era andare in citta per prendere la roba..almeno mi facevo un giro in macchina...la mia vita era diventato quello...
lo so..nn posso dire ke nn mi 'e piaciuto perke' la roba mi piaceva..ma mi ha fatto perdere cosi tanta vita ke la odio troppo...e la odio perke' so' ke se la ritrovassi potrebbe ripiacermi troppo..per questo mi sto ricostruendo un identita' forte per nn farmi fottere di nuovo..perke' la roba fotte i deboli e ci gode nel vederti stare male per lei...io nn voglio piu essere debole..
e vaffanculo a chi avra' da dire su quello ke ho scritto..mi viene del kuore...e spero ke ki e' nella merda possa trovare un po di konforto da queste righe..io le ho passate--tante..tante storie brutte che la mia mente vuole rimuovere..per questo
..PER KI IN QUESTO MOMENTO PIANGE PERKE' NN SA KOME FARE..PER KI NN VUOLE SMETTERE..E PER KI CI PROVA MA NN CI RIESCE: spero ke ce la possiate fare a svoltare...
IO NON PAGO A RATE!
Non è proprio un titolo da eroinomane,lo so,ma poi lo spiego. Intanto,niente storia della mia triste e sconsolata vita da tossica. Tanto,le storie sono sempre quelle;tristi,penose,in bianco e nero con qualche sfumatura di grigio;annoierei me stessa a raccontarle,e per quello mi basta il sert. Ora racconto,e spero in dei pareri ONESTI.
Ho 22 anni,ho i capelli neri e gli occhi grigio-verdi, di quelli che appena ti fai tutti lo capiscono,e diventano stupendi;ho un iride magnifico,dicono. wow.
Io ogni mattina mi alzo e scelgo; scelgo se farmi o no;e,tranne rare eccezioni,mi faccio. Ogni mattina scelgo di pagare il conto alla fine. Mi spiego.
Pensate a tutti i problemi della giornata,dalle cazzate a quelli un po' più reali.
Es: Stamattina mi sono accorta di un mega-brufolo e avevo finito il correttore;
- ho perso l'ultimo autobus per arrivare in tempo a lezione
- mia madre è ancora viva (grande problema n.d.a.)
- mi si sono rotti gli stivali che mi avevano prestato e raccomandato di tenere bene
- il mio ragazzo mi ha lasciata perchè ha scoperto che gli racconto un sacco di cazzate
- non ho più soldi,ho debiti ovunque e il bancomat si rifiuta di cedermi manco un euro, e il direttore dell'Unicredit mi ha fatto notare che "è una banca signorina,mica la Caritas"
- Mia sorella ha un probabile (non è certo eh) tumore all'utero
- Ho scoperto che la mia migliore amica (tossica) mi sta usando e mi ruba la roba quando facciamo le storie
- La garnier mi ha imbrogliata e lo stick roll-on alla caffeina non fa passare le occhiaie ma anzi le amplifica
-La Tim mi ha rubato 7euri di ricarica in 4 min di chiamate
Ok...esempi seri e no,insomma...tutto quello che da quando vi alzate a quando vi addormentate vi infastidisce;compreso il calzetto bucato e la goccia d'acqua che cola dal rubinetto. Se fate la lista vi viene una nevrosi.
Bene,ora. Potete scegliere;una scelta onesta. Pagate volta per volta; vi incazzate ogni 30sec del gg ma risolvete gli ostacoli pagando subito lo scotto. Cucite il calzino,riparate il rubinetto...a fine giornata siete cotti,e il gg dopo nn sarà diverso.
O scegliete Lei;scegliete di alzarvi e avere già qualcuno che sia passato prima di voi;un destino in anticipo,che abbia risolto,prima del vostro passaggio, tutti i problemi...non ne incontrerete neanche mezzo nell'arco della giornata;non vi colpiranno;siete immuni,le pallottole vi sfiorano ma voi appena ne udite il sibilo. E pagate eh;nulla è gratis, ma niente rate. Un solo maxi-pagamento comprensivo di interessi quando decidete di sciogliere il contratto e di abbandonare l'offerta. Pagate tutto insieme in pochi giorni. E' solo questione di scelta. Anche io pago, ma a modo mio. Ora sono col metadone da due giorni, ma,che credete,anche lui si paga. Si paga tutto a questo mondo,anche il malessere.
La grande truffa della lotta alla droga
Salve a tutti quanti.Sono un ragazzo di 26 anni che nel corso della sua travagliata e sicuramente non idilliaca esistenza ha avuto la "possibilità" se cosi' si può chiamare di farsi un'idea concreta e fedele alla realtà di quanta falsità,ipocrisia,opportunismo e soprusi sia permeato questo mondo a tutti i livelli.Le istituzioni stesse che sarebbero preposte a combattere questo fenomeno in realtà,attraverso una serie di meccanismi collaudati e perfettamente funzionanti riesce ad aggiungere altre difficoltà oltre a quelle che la persona vuoi per ignoranza,debolezza,fragilità o malattia o più semplicemente cattive frequentazioni si è andata a cercare.Loro sono i veri maestri nella creazione dei problemi o nell'accentuare quelli già presenti.Disgusta sapere che alla base di tutto questo c'è il BUSINESS,il vile denaro costruito sulla sofferenza e disperazione delle persone e che quello dei SERT e delle comunità nn è nient'altro che un sistema x mantenere lo status quo,in modo da tenere la persona "fidelizzata" il più a lungo possibile e di fare l'esatto opposto di quelle che sono le sue esigenze reali.Di esempi ne avrei a decine da riportare ma x questioni di spazio nn li sto a elencare.Ma come mai il 90% e forse anke di più di chi è passato per quelle istituzioni diventa cronico?come mai?sono tutti uguali gli utenti oppure c'è qualcosa di fondo che nn funziona?
Tossica per tutta la vita?
Una volta che si diventa tossici si ha l'etichetta per tutta la vita. Una volta che ci passi,è finità, vieni schedato,discriminato,rovinato dalle stesse figure quali anche i medici che dovrebbero porti un aiuto.
e invece quando al loro computer leggono "esenzione 14 per tossicodipendenza" ecc ecc..basta,l'aiuto che ti dovevano te lo puoi scordare. anzi sei fortunato se non ti combinano qualche danno.
questo è ciò che è successo a me. Sono Micaela,per gli amici Mika o Miki,è indifferente =). ho 23 anni e ho fatto uso di eroina per un anno e mezzo, per via endovenosa..mi bucavo. In media al giorno meno di 2 grammi non mi facevo,perchè non mi bastavano. i finesettimana erano peggio,senza patente e assieme a qualche " amico" di turno si pigliava la macchina e via a Padova o Mestre o Vicenza alla ricerca di 10 gr.che duravano forse 2 giorni.
ogni giorno era la stessa storia,mi lasciavo mezzo grammo per la prima pera della mattina per essere sicura di arrivare a combinarne prima di arrivare in astinenza. e girovagavo per la città a cercare la prossima dose,quando mi andava bene la trovavo e niente asti, quando andava male mi chiudevo in camera e prendevo il Minias (sempre via endovena) .
quando proprio non trovavo nulla provavo a fumare maria o fumo,fino a rincoglionirmi del tutto,ma cmq i dolori non sparivano.
un anno e poco più fa mi sono iscritta al Ser.T e dopo molti sforzi ora sono pulita da Maggio 2010.
il 25 Novembre 2010 mi dovevo operare per un banale intervento ad una ghiandola che si era infiammata provocandomi 11 ascessi in 3 anni, la dovevo asportare.
entrata in sala operatoria,mi danno prima il valium,che mi fa ben poco,dopo penso mi abbiano dato della morfina credo,visto che l'effetto sembrava quello di una pera, in due dosaggi, dopo di che mi mettono la mascherina e bam,mi addormento. mi risveglio ancora in sala operatoria, lucida, dopo una ventina di minuti.
solo al pm scopro che non hanno fatto l'intervento che era stato programmato ma hanno solo pulito intorno a questa ghiandola e creato un foro poi suturato in modo che rimanga aperto per drenare. sono incazzata,so cosa mi hanno fatto e so che non dovevano farlo,ma cmq spero vada tutto bene.
dopo 2 settimane ho dolori fortissimi e la ghiandola è di nuovo gonfia e esce di nuovo del liquido,vado al pronto soccorso e mi dicono che 2 punti di sutura hanno fatto infezione. il perchè? perchè i medici hanno suturato sopra a delle lesioni.
delle lesioni che avrebbero dovuto riconoscere subito e repentinamente visto la gravità..erano dei condilomi provocati da un infezione da HPV, che non mi è mai stata diagnosticata e grazie alla loro bravata,ora è presente anche a livello di cervice e utero. rischio grosso,un cancro all'utero, se tale infezione si evolverà. e per di più, grazie sempre alla cazzata che mi hanno fatto,le lesioni si sono infiltrate all'interno del foro che mi hanno fatto e si sono propagate fino alla ghiandola che dovevo già togliere,facendo si che ora stia marcendo dentro il mio corpo e non solo devo asportarla (nb doveva già essere stato fatto il 25/11/2010 e oggi è il 25/1/2011) ma ora mi asporteranno gran parte del grande labbro e in più non sono sicura di riuscire più ad avere una vita sessuale normale nè tantomeno in un futuro a poter pensare di diventare madre.
tutto per la mia etichetta 14 .
grazie per avermi dato la possibilità di sfogarmi..spero che leggendo questa esperienza chi è ancora in tempo ci pensi non 2,ma 10 000 volte prima di fare quello che ho fatto io!


