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Più votate cocaina

cocaina e 'ndrangheta

                                                          

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Prefazione del Sen. Giuseppe Lumia 

 

IN LIBRERIA - Cocaina Connection. L’impero della ‘ndrangheta: il traffico internazionale di stupefacenti – Orfeo Notaristefano, Ed. Ponte Sisto, € 15,00

di Dora Quaranta - 20 luglio 2010

Antimafia.duemila Palermo. Cocaina purissima in grosse quantità arrivava in Sicilia e nel nord Italia dal Perù e dalla Colombia, attraversando Spagna e Olanda. Canali di trasporto usati erano società di import-export.

 

Cocaina, crolla il mercato mondiale

INTERVISTA — Da New York il direttore dell’Ufficio droga e crimine dell’Onu racconta come cambiano la produzione e i traffici degli stupefacenti. Tra vecchie e nuove sostanze

 

Alessandro De Pascale

Terranews.it

 

Antonio Maria Costa dirige dal 2002 l’Ufficio droga e crimine delle Nazioni unite (Unodc). Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a New York per parlare, tra un’assemblea e l’altra, del mercato mondiale degli stupefacenti, del fenomeno cocaina e delle nuove droghe.

Un servizio della Bbc sostiene che il mercato mondiale della cocaina sta calando. È così?

Il maggior fornitore di cocaina al mondo, la Colombia, sta registrando forti cali delle coltivazioni. E anche se analizziamo il consumo, il mercato nordamericano, che tradizionalmente presenta i volumi maggiori, è in contrazione, del 24-25 per cento negli ultimi cinque anni. La cocaina è stata sostituita, soprattutto tra i giovani, dalle altre droghe e dall’alcool. Anche il mercato europeo ha smesso di crescere. Soprattutto in Inghilterra, Spagna e Italia dove a partire dal 2000 c’era stata una crescita esponenziale.

L’associazione Libera contesta i vostri dati. A loro dire, in Colombia, mancano all’appello 1.400 tonnellate di coca. Come risponde?

Sono consapevole di questa accusa e ho anche accettato di incontrarli. Diverse metodologie producono numeri diversi. Noi utilizziamo il sistema più potente al mondo tra quelli disponibili: combiniamo le immagini satellitari con una verifica sul campo da parte dei nostri agronomi che sono centinaia in ogni Paese produttore. Verificano se la lettura del satellite corrisponde alla situazione reale. Libera mi ha accusato, stupidamente, di essere al servizio degli Stati Uniti riducendo le stime, per fargli fare bella figura. Noi stimiamo tutta la produzione andina (Colombia, Perù e Bolivia) in meno di 950 tonnellate l’anno circa. Gli utlimi dati li presenterò a giugno assieme al presidente Uribe. Se invece delle 600 tonnellate che noi stimiamo solo in Colombia fossero 3.500, significherebbe che l’intera area coltivabile del Paese sarebbe ricoperta a tappeto da piante di coca. Sono dichiarazioni che mi lasciano perplesso.

Quindi in definitiva il Plan Colombia è servito?

Un momento. Noi parlavamo delle stime di coltivazione e produzione. Nel 2001, quando il presidente Uribe fu eletto la prima volta, erano 360mila gli ettari coltivati, oggi sono circa 80mila. C’è stata un riduzione di oltre il 50 per cento. Il problema però è un altro. I cocaleros hanno fatto di tutto per aumentare la produttività. Piantano i semi non più a quattro metri ma a un metro di distanza l’uno dall’altro. In secondo luogo non fanno più tre raccolti ogni anno ma sei. In più ho visto una hacienda che aveva quattro diversi campi di cocaina con differenti contenuti di idroclorido (la sostanza alcaloide che porta dipendenza). Praticamente ci sono menti diaboliche che lavorano come ingegneri biologici, cambiando i connotati della pianta, per rendere le foglie più potenti. Questo contrasta la riduzione delle coltivazioni: aumenta concentrazione e potenza della sostanza. Ma soprattutto servono meno foglie ed ettari per produrre la stessa quantità di cocaina.

Nei rapporti di polizia si parla spesso della cocaina sintetica. Potrebbe essere collegata al calo della produzione?

Questa è una delle novità del mercato, anche se ancora in fase embrionale. Oggi tutte le droghe sono sintetizzabili in laboratorio, incluse cocaina, eroina e cannabis. Tuttavia il consumo delle droghe sintetiche per eccellenza (mdma, lsd ecc.) si è stabilizzato in tutto il mondo. La gente si è resa conto della loro pericolosità.

Passiamo alla purezza delle sostanze. È scesa?

La purezza si è ridotta per quanto riguarda la cocaina ma continua a rimanere alta. Da quattro anni l’Afghanistan produce il doppio del volume di droga consumato nel mondo: 8.000 tonnellate a fronte delle 4.000 utilizzate. Quindi dal 2006 al 2008 ci sono 10.000 tonnellate stoccate e il mercato è saturo: trabocca di oppio ed eroina, tanto che i trafficanti non abbassano i prezzi ma aggiungono delle options che offrono gratuitamente. Questo ha fatto la fortuna dell’eroina. Solo nelle strade di Londra, in due anni, è raddoppiata: dal 24 al 50 per cento. Parallelamente il calo delle morti per overdose, registrato negli ultimi dieci anni, si è fermato perché di colpo i consumatori hanno tra le mani prodotti molto più potenti. Motivo per cui ho scritto ai ministri della Sanità dei Paesi consumatori. Ma solo tre mi hanno risposto interessati. La questione della dipendenza non è per loro rilevante. Il dramma della nostra organizzazione è che non riuscire a svegliare i governi.

Torniamo alle droghe “naturali” ora sintetizzate. Come va il mercato del crack?

È un prodotto devastante per l’individuo. In Italia però non abbiamo mai avuto problemi con questa sostanza. Le formule sono poco note e il crack si trova in misura molto ridotta. Da qualche mese è emerso però il suo equivalente fatto con l’eroina: la “crystal eroin”, altra sostanza particolarmente pericolosa. Viene realizzata soprattutto al confine tra Afghanistan e Iran.