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Sex drug: effetti della cocaina sul comportamento sessuale

 

 

La cocaina è una sostanza estratta dalle foglie della pianta sudamericana della coca. Si presenta sotto forma di polvere bianca cristallina dal gusto amaro. La cocaina o il crack, così come le amfetamine o il caffè, appartengono alle sostanze stimolanti perché in grado di velocizzare la complessiva attività del sistema nervoso sia centralmente che perifericamente. Il piacere intenso prodotto dalla cocaina è dovuto alla potente capacità di bloccare il reuptake della dopamina, quindi di aumentarne la concentrazione e di prolungarne il tempo di azione; tutto viene intensificato in maniera non naturale.
La cocaina si può “sniffare”, assumere per endovena, per inalazione dei vapori (crack) o masticando le foglie; può essere anche applicata sui genitali. Spesso la cocaina viene utilizzata assieme ad altre sostanze; con l’eroina (speed ball), metadone, benzodiazepine o alcol; con quest’ultimo si forma cocaetilene, una pericolosissima sostanza causa di frequenti decessi.

Generalmente l’utilizzo di cocaina viene utilizzata per aumentare la libido e la potenza sessuale.
Tuttavia, gli effetti sul comportamento sessuale, osservati nei consumatori, variano in relazione alla dose, alla personalità del consumatore e alle circostanze dell’uso;  le donne sono tuttavia più suscettibili all’effetto stimolante.
Una dose medio-bassa di cocaina (25-150 mg), produce euforia, un senso di aumentata forza fisica e mentale, un aumento delle percezioni sensoriali e di conseguenza, un aumento del piacere sessuale. Dopo l’iniziale fase euforica (che può durare generalmente qualche ora) può seguire un’indifferenza sessuale.
Alti livelli di cocaina possono determinare stati di allucinazioni, psicosi e stati di ipersessualismo che possono sfociare in maratone di sesso o masturbazione compulsiva.
L’utilizzo della cocaina è molto legata al “setting” in quanto viene frequentemente consumata in ambienti ricreativi quali pub, discoteche, party. L’azione afrodisiaca (aumento del desiderio sessuale) è sfruttata dalla donne dipendenti da crack, dedite alla prostituzione praticata nei locali,e dai clienti stessi, per migliorare le performance sessuali.
Negli uomini l’utilizzo di cocaina, oltre ad aumentare il desiderio, riduce la sensibilità (la cocaina è anche un anestetico locale) rendendo difficile l’eiaculazione e ritardando pertanto l’orgasmo.

Un utilizzo cronico, soprattutto ad alte dosi, si accompagna ad una diminuzione della potenza sessuale sino ad arrivare ad una fase di anedonia sessuale. Il calo dell’attività sessuale si esplica attraverso un abbassamento del desiderio sessuale correlato probabilmente ad un’iperprolattinemia nella donna e ad una diminuzione del testosterone nel maschio.

Da un’indagine conoscitiva condotta nel 2000, dal Ser.T di Padova, su un campione di 250 soggetti emerge come un soggetto su cinque fra quelli intervistati riferisca di far uso di sostanze esplicitamente a scopo sessuale. Tra i consumatori “finalizzati” la sostanza viene assunta in previsione di un rapporto sessuale per sentirsi più seducenti, più desiderabili e per far fronte ad una presunta “incompetenza sessuale”. Quella che viene maggiormente salvaguardata è l’immagine del buon amante agli occhi del partner non tanto la soddisfazione condivisa dell’atto sessuale.
Dalle testimonianze infatti emerge come gli effetti derivanti dalla cocaina comprendano un aumentato livello di eccitazione sessuale in contrasto con una riduzione della capacità di raggiungere l’orgasmo.

Una sorta di piacere anelato ma raggiunto, purtroppo, con enorme difficoltà.

Un altro fattore associato all’utilizzo di cocaina in contesti ricreativi-sessuali, comprende una struttura personologica caratterizzata dall’impulsività e da una continua ricerca di forti emozioni, denominata “sensation seeking” .
In tal modo, le sensazioni percepite durante le attività sessuali verrebbero amplificate e l’impulsività del soggetto, sotto l’effetto di sostanze, aumenterebbe esponendolo ad un numero maggiore di rapporti ed alla mancanza di opportuni metodi contraccettivi.

Dr.ssa Francesca Targi psicologa

Sitografia:

http://www.insostanza.it/droghe/cocaina/#sthash.7FDNgkWU.dpuf

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&sqi=2&ved=0CDQQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.emcdda.europa.eu%2F&ei=USknU66lO4rVtQaF7IGIDA&usg=AFQjCNG5ogTi715hHWRsT9YjikX-35uYDg&sig2=EyHEwt6kSES9yPRLBF0sDw&bvm=bv.62922401,d.Yms

Bibliografia:
Snenghi, R. et al., (2001). Gli effetti delle droghe sul comportamento sessuale. Journal of Addiction, 30, 41-45.
Maroli, A. et al., (2000). Indagine conoscitiva su uso di sostanze psicoattive e sessualità. Boll. Farmacodip. E Alcoolis., 4, 32-37.

- See more at: http://www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/#sthash.rZUVF3tV.dpuf

www.insostanza.it/sex-drug-effetti-della-cocaina-sul-comportamento-sessuale/

Marijuana. I pericoli per i consumatori occasionali. Studio

 I giovani che fumano marijuana, anche occasionalmente, rischiano danni al cervello nelle aree legate alla motivazione e all'emozione: e' quanto emerge da uno studio pubblicato dal 'Journal of Neuroscience', diverso dai precedenti perche' nel passato ci si e' spesso concentrati sui consumatori abituali di cannabis. Lo studio, che ha visto lavorare insieme ricercatori della scuola di medicina della Northwestern University, il Massachusetts General Hospital e l'Harvard Medical School, ha mostrato una correlazione diretta tra il numero di volte che gli utenti hanno fumato e le anomalie nel cervello. In particolare la ricerca, che per stessa ammissione degli autori deve essere ancora approfondita, evidenzia mutamenti al nucleo accumbens e all'amigdala, le regioni del cervello che sono fondamentali per la regolazione delle emozioni e delle motivazioni.
"La nostra ipotesi e' che questi cambiamenti possano essere un segno precoce di quello che piu' tardi si manifesta come una situazione in cui manca la motivazione, in cui la persona non si concentra sui suoi obiettivi", spiega uno degli autori, Hans Beiter, docente di psichiatria e scienze comportamentali alla Northwestern University. La ricerca -che e' stata in parte finanziata dal National Institute on Drug Abuse e dall'Ufficio Nazionale per le Politiche di Controllo della Droga della Casa Bianca- coincide con una fase in cui negli Stati Uniti l'accesso alla droga, che pur rimane illegale a livello federale, e' piu' facile: nel 2012 infatti nello Stato di Washington e in quello del Colorado si e' votato a favore della legalizzazione della marijuana per uso ricreativo. 

ADUC Droghe

Funghi allucinogeni

www.insostanza.it/funghi-allucinogeni/

Cosa sono

“Fungo allucinogeno “ è il nome utilizzato per indicare i funghi psicoattivi, contenenti sostanze allucinogene, più comunemente la psilocibina e psilocina.
Gli allucinogeni sono raggruppati in base alla loro struttura chimica e comprendono, generalmente, ma non solo, 3 classi principali:
1. le indolalchilamine o triptamine ( psilocibina, psilocina e LSD)
2. le fenetilamine, tra cui la mescalina e l’ecstasy
3. i cannabinoidi (marijuana, haschisc, olio, cannabinoidi sintetici).

La psilocibina è il principale principio psicoattivo dei funghi allucinogeni.
La psilocibina è solubile in acqua, moderatamente solubile in metanolo ed etanolo e insolubile in molti solventi organici.
Essa è la diidrogenofosfato della psilocina; quando essa viene trasformata in psilocina, dopo ingestione, praticamente viene defosforilata.

La psilocina è composto farmacologicamente attivo ed è anche presente nel fungo, ma in quantità minori. La psilocina è un isomero della bufotenina) e differisce da questa solo per la posizione del gruppo idrossilico.
La psilocina è instabile in soluzione e in condizioni alcaline, in presenza di ossigeno, essa forma immediatamente prodotti di degradazione, di coloro nero e bluastro.
Questo consente una modalità di riconoscimento dei funghi allucinogeni rispetto all’agaricus biporus, commestibile e in vendita; infatti la carne dei primi diventa tipicamente blu o verde quando viene tagliata o schiacciata.

Una specie diversa di funghi, l’amanita muscaria produce uno stato di delirio che comprende anche le allucinazioni, ma i suoi agenti attivi primari sono il muscimolo e l’acido ibotenico.

La psilocibina e la psilocina sono entrambi strutturalmente simili al neurotrasmettitore serotonina (5-idrossitriptamina o 5-HT).

I funghi contenenti psilocibina e psilocina appartengono principalmente al genere delle Psilocibe, Panaeolus e Copelandia e pare ce ne siano più di 50 specie. La maggior parte dei funghi contenenti psilocibina sono piccoli funghi di colore marrone o beige. In natura sono facilmente scambiati con altri non-psicoattivi o con funghi non commestibili o altri velenosi perché identificabili con difficoltà; ciò li potenzialmente pericolosi se ingeriti accidentalmente.

Aspetto
Funghi allucinogeni sono disponibili in forma fresca, trattati/conservati (per esempio volutamente essiccati, cotti, surgelati) o anche in polveri secche o in capsule .

Purezza
I funghi allucinogeni mostrano una grande varietà in potenza.
La potenza dipende dalla specie, origine, condizioni di crescita e di periodo di raccolta.
Tra queste specie più potenti vi è esempio la Psilocybe semilanceata che può contenere per 1 g di funghi secchi 10 mg di psilocibina; in altre specie (ad esempio la Psilocybe azurenscens , la Psilocybe bohemica ) sono stati segnalate concentrazioni anche superiori. Minori quantità di psilocibina e psilocina sono riscontrate nella Psilocybe cubensis.
La percentuale media di principi attivi nei funghi secchi è di circa 10 volte maggiore che nei funghi freschi dove circa il 90 % del peso è costituito da acqua.
Le variazioni di potenza sono minori nei funghi coltivati rispetto a quelli selvatici.
I rapporti provenienti dagli Stati Uniti indicano che spesso i funghi venduti come funghi allucinogeni dimostrano di essere normali funghi alimentari con aggiunto LSD, PCP ( fenciclidina ) o di altre sostanze.
In uno studio di 11 anni, in 886 campioni analizzati solo il 28 per cento di questi erano funghi allucinogeni, mentre nel 35 per cento vi erano altre droghe, soprattutto LSD o PCP, e nel 37 per cento non vi era alcun farmaco.

In gergo
Nomi comuni in lingua inglese sono: funghi; funghi magici; funghi sacri.
Vari termini sono stati utilizzati dagli consumatori per le varie forme di psilocibina e psilocina o per i funghi contenenti questi allucinogeni:
berretti blu, bottoni; caps; champ; fungo; carne di Dio; funghi messicani; zuppa di funghi ; funghi; muschio; condimenti della pizza; sale.

Modalità d’uso
Le dosi, ingerite, vanno da 1a 5 grammi di funghi secchi a seconda delle specie e della potenza propria della specie.
I dosaggi di funghi freschi sono di circa 10 volte superiore (10-50 grammi).
Il fungo può essere consumato crudo, cotto, in acqua per fare il tè, o cucinato con altri alimenti per coprirne il sapore amaro.

Farmacologia o modalità d’azione
La psilocina interagisce prevalentemente i sottotipi recettoriali della serotonina; in particolare con i 5- HT1A , i 5-HT2A e i 5-HT2C :
Se pure la psilocina è del gruppo delle triptamine non ha effetto sul recettore della dopamina, diversamente dall’LSD.
Fondamentalmente il meccanismo di azione di queste sostanze è attraverso la stimolazione dei recettori 5 – HT2 cerebrali.
Il ruolo primario che hanno i recettori 5- HT2 nel meccanismo delle allucinazioni è suggerita dall’osservazione che gli antagonisti del recettore 5-HT2 sono efficaci nel bloccare gli effetti comportamentali e elettrofisiologici degli allucinogeni negli animali e nell’uomo .
Sebbene i recettori 5HT2 siano comunque e certamente coinvolti nel meccanismo allucinogeno non è possibile attribuire, allo stato attuale, gli effetti psichedelici ad ogni singolo sottotipo di recettore 5-HT.
Le triptamine (psilocibina, psilocina appunto LSD) e gli allucinogeni fenetilaminici(ecstasy e mescalina) hanno entrambi un’affinità per i recettori della serotonina 5-HT2 relativamente elevata, ma differiscono per la loro affinità per altri sottotipi di recettori della serotonina .

Gli effetti
Dopo l’ingestione, la psilocibina viene enzimaticamente convertita in psilocina .
Assorbita dal tratto gastro-intestinale, gli effetti allucinogeni si verificano di solito entro 30 minuti dall’ingestione con una durata dell’effetto di       4-6 ore.

A basse dosi , queste droghe allucinogene hanno come effetti principali distorsioni percettive e alterazioni del pensiero, o dell’umore, con la presenza di lucida consapevolezza e di effetti minimi sulla memoria e l’orientamento. Nonostante il loro nome, l’uso di droghe allucinogene si traducono raramente in vere allucinazioni.

Gli effetti comportamentali dipendono dalla dose, dalla reazione individuale, dalla sensibilità soggettiva alla psilocibina, dalle precedenti esperienze e dall’ambiente in cui viene assunta.
Gli effetti principali sono correlati all’azione a livello del sistema nervoso centrale e ad alcune azioni simpaticomimetiche.

Gli effetti variano da lievi sensazioni di relax, vertigini, euforia e miglioramento visivo (vedere i colori più luminosi), a illusioni ottiche (superfici in movimento, onde), ad alterata percezione degli eventi reali, di immagini e volti o allucinazioni vere e proprie.
Le distorsioni sensoriali possono comprendere irrequietezza, mancanza di coordinazione, stato di ansia, alterato giudizio del tempo o dello spazio, senso di irrealtà o addirittura depersonalizzazione.
Questi effetti possono essere talora definiti “viaggi cattivi” dagli utenti e possono comportare anche gravi stati di panico e o quadri psicotici.

Gli effetti fisiologici non sono significativi, ma possono includere vertigini, nausea, debolezza, dolori muscolari, brividi, dolore addominale, dilatazione delle pupille (midriasi), aumento lieve-moderato della frequenza cardiaca (tachicardia), della respirazione (tachipnea) e aumento della pressione sanguigna. Generalmente, la temperatura corporea rimane normale. Altri sintomi fisici includono dolore di stomaco, vomito persistente e diarrea.

Alcuni funghi allucinogeni (vi sono diverse specie di funghi) contengono varie quantità di fenetilamine, un’amina simpatico mimetica, responsabile di effetti cardiovascolari (tachicardia ) e di altre reazioni indesiderate.

Origine
Sia la psilocibina e psilocina possono essere prodotte sinteticamente, ma questa forma “farmaceutica” non si trova spesso. Gli utenti acquistano funghi allucinogeni e sottoprodotti da smartshops e su Internet o possono rintracciarli in natura. Le varietà cubensis vengono coltivate e principalmente nei Paesi Bassi). I tipi di funghi allucinogeni più comunemente venduti da smartshops nei Paesi Bassi sono le varietà psilocybe cubensis.
La maggior parte dei negozi online offrono la spedizione internazionale, anche se la maggior parte dei siti non spedisce a Paesi in cui sono vietate le vendite.

A cura dell’ Unità Operativa

 

Droghe, lo "sceriffo" di Giovanardi silurato dal governo...

Anna Tarquini, L'Unità

Dopo la Fini-Giovanardi cade un altro simbolo della politica proibizionista degli ultimi sei anni. È Giovanni Serpelloni, lo zar del Dipartimento politiche antidroga, più potente di un ministro, pluri-finanziato, longevo tre legislature, la «creatura» di Giovanardi, acerrimo nemico delle droghe leggere, l’uomo che nessuno fino ad oggi era riuscito a rimuovere. Lui nega e parla di «notizie di gossip», ma la sua sostituzione a capo del Dipartimento è qualcosa i più di una voce di corridoio. Intanto c’è una lettera firmata dalla Presidenza del Consiglio che lo trasferisce d’ufficio alla Asl di Verona, la stessa da dove era arrivato quando venne chiamato a Roma. Poi ci sono gli incontri istituzionali avvenuti in questi giorni per trovare una soluzione morbida alla sua uscita di scena.

Che il vento è cambiato dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato per incostituzionalità la Fini Giovanardi e che il governo Renzi ha intenzione di accogliere le nuove direttive se non anti-proibizioniste almeno in linea con gli altri Paesi europei è nell’aria da tempo. Prima è arrivata la decisione del Presidente del Consiglio di tenere per sé le deleghe sulla droga sottraendole al ministero della Salute, adesso si affronta il nodo Serpelloni. Le deleghe andranno, si dice, al ministro del Lavoro Poletti, ma prima si deve risolvere la questione Dipartimento.

Se ne sarebbe occupato, in persona, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Nei giorni scorsi Delrio avrebbe incontrato Serpelloni per offrirgli due mesi di proroga al mandato, giusto il tempo di occuparsi della relazione annuale al Parlamento sulle droghe, poi basta. Bisogna dire che il mandato di Serpelloni è già in scadenza e che è prassi per il capo del Dipartimento, come era accaduto nelle precedenti legislature, fare un passo indietro per poi essere riconfermato. Questa volta però non sarà così. Perché l’esistenza del nuovo incarico è scritta in calce dalla Presidenza del Consiglio e la destinazione è Verona. Anche se nei giorni scorsi a chi gli domandava se fossero vere le voci di un cambio della guardia Serpelloni ha risposto netto: «Sto continuando a lavorare per assicurare la continuità della funzionalità del Dipartimento antidroga. Il resto è gossip che non mi appartiene».
Giovanni Serpelloni in questi anni è riuscito a farsi più di un nemico. Nominato nel 2008 dall’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, ha condiviso con lui la linea più dura sulle droghe, soprattutto sulla cannabis. Da anni le associazioni del settore chiedono invano la sua rimozione e questo per diversi motivi: la stoica convinzione proibizionista, perché è accusato di manipolare le statistiche sul consumo di droga, per gli studi internazionali che sceglie a discrezione per dimostrare solo la assoluta nocività della cannabis.

Nell’ordine e negli anni pubblica: la ricerca della University of Southern della California per dire che la marijuana aumenta il rischio di tumore ai testicoli; quello dellUniversity of Melbourne che «prova» come la cannabis istiga al suicidio; e ancora «aumenta gli incidenti» (e questo è plausibile); aumenta di 4 volte il rischio di schizofrenia; crea un notevole danno alla fisiologica maturazione cerebrale al livello di corteccia e di materia bianca. Lo chiamano anche il castigatore dei rave party che lui monitora grazie al sistema di «allerta precoce» un progetto del suo Dipartimento e ne registra, tra il 2010 e il 2012, ben 113 illegali.

Riceve in tre anni ben 43 milioni di euro per le politiche del Dipartimento che usa per ricerche, statistiche, prevenzione. Ma proprio sulle ricerche cade. È di qualche giorno fa un’inchiesta dell’Espresso che mette il dito nella piaga. Giovanni Serpelloni, dice, è soprattutto accusato di manipolare i dati. Le sue relazioni al Parlamento sono così inattendibili che anche l’allora ministro Andrea Riccardi, che aveva la delega al contrasto delle tossicodipendenze, prese le distanze. Era il 2012. Serpelloni inviò per posta 60mila questionari, ne tornarono indietro con le risposte solo il 33,4 per cento. «Nella relazione al Parlamento del 2013 - scrive l’Espresso - questo dato parziale diventa indicatore del consumo di droghe in Italia». Riccardi punta i piedi. E impone che nella relazione venga inserito un inciso che «certifica la non validità statistica del dato».

www.unita.it/italia/droghe-lo-sceriffo-di-giovanardi-br-silurato-dal-governo-1.563659

 

Gioventù strafatta

Le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia mutano più velocemente della nostra capacità di comprenderne l'effetto e alimentano gravissime depressioni cliniche.

Luca Pani, Sole24ore, 13 aprile 2014

I Lupi di Wall Street adesso si aggirano in Africa centrale, dove ancora si spaccia una versione moderna del diabolico Quaalude. Dalla nostra parte del mondo non si trova neppure nei vicoli più bui e, se si esclude una minoranza di aficionados che appartengono alla psiconautica degli eccessi, nessuno ha la minima idea di quali effetti davvero abbia quello di nuova sintesi, così come per centinaia di psicostimolanti che popolano il commercio illegale su scala planetaria. La produzione e il consumo delle sostanze d'abuso rappresentano uno dei massimi esempi di divergenza evoluzionistica di cui abbiamo riscontro e di cui ci stiamo occupando negli ultimi mesi nella chiave di lettura che proponiamo da queste pagine. Nell'etologia psichiatrica tutto ciò è riassunto nella teoria del cosiddetto evolutionary mismatch. Non v'ha dubbio, infatti, che in pochi altri campi dell'interazione uomo-ambiente si assiste a così cospicue differenze tra quello che ci circonda oggi, rispetto a quello che avevamo intorno sino a poche decine di anni fa, come nel campo delle sostanze d'abuso. In un momento in cui ferve il dibattito politico sulla depenalizzazione dei derivati della Canapa e dell'uso terapeutico degli stessi vale la pena ricordare, dal punto di vista tecnico, che il contenuto dei prodotti psicoattivi della cannabis si è spostato dal 3-5% dei primi anni '70 ad almeno il 25-30% e oltre che si può rilevare in alcuni estratti attuali, ed è in costante crescita con modificazioni dei contenuti relativi dei principi attivi di cui non sappiamo prevedere quasi niente. Lungi dall'esprimere un giudizio politico sull'opportunità o meno di approvare simili leggi non si può fare a meno di riportare i dati a nostra disposizione che, appunto, raccontano come le droghe che hanno accompagnato l'uomo per tutta la sua storia stanno diventano altro e mutano sempre più velocemente. Più rapidamente almeno della nostra capacità di comprendere che cosa fanno davvero, perché quello che producevano anche in un recente passato conta sempre meno e non esiste quasi più. Nella proposta di legge non si trova, ad esempio, nessun cenno alla precisa misurazione dei principi attivi che è invece – opportunamente – prevista per la prescrizione di farmaci contenenti derivati naturali o sintetici della cannabis. Sarebbe come classificare nella stessa categoria bevande al 4% di alcol (birre), al 12% (vino), al 18% (liquori), al 36% (distillati), al 52% (super-distillati), e soprattutto berne la stessa quantità ogni volta attendendosi lo stesso effetto. È farmacologicamente impossibile per una sigaretta che brucia almeno il 25% di Delta-9 cannabinolo insieme all'1% di cannabidiolo produrre gli stessi effetti di una in cui le percentuali sono la metà o addirittura opposte. Non esistono queste percentuali nelle piante analizzate sinora? Non importa, basta aspettare, neppure tanto tempo, e arriveranno. Senza un controllo della cultivar si avrebbero delle significative differenze tra produzioni anche provenienti dalle stesse piantagioni perché soggette – come è giusto che sia – alle variabilità meteorologiche e del terreno. Il risultato sarebbe un ulteriore aumento dell'incertezza e una maggiore tendenza dei consumatori a sperimentare.
Questi aspetti dell'auto-sperimentazione umana stanno, in effetti, emergendo negli ultimi anni e rivestono particolare interesse per la psichiatria evoluzionista che si è arricchita, anche in questo caso, dei risultati prodotti da anni di sperimentazioni animali, le stesse sperimentazioni che altre proposte di legge vorrebbero cancellare proprio quando invece ne avremo più bisogno per comprendere le alterazioni dei meccanismi cerebrali che sottendono alla dipendenza dalle nuove sostanze che si affacciano all'orizzonte. Per decenni abbiamo, per esempio, letto e insegnato che la dopamina di una precisa sottoregione del nucleus accumbens ha un ruolo importante nel mediare l'impatto edonistico delle sostanze d'abuso e di molte altre condizioni fisiologiche (cibo e sesso ad esempio, ma anche cooperazione sociale) eppure vi sono ormai altrettante e sostanziali evidenze che dimostrano come anche stimoli fastidiosi se non francamente dolorosi producano un rilascio della medesima dopamina nelle stesse aree cerebrali. Ed è ancora più interessante annotare come l'anticipazione del piacere rilasci più dopamina del momento in cui il piacere viene consumato. Si prefigura dunque un ruolo di questo neurotrasmettitore come mediatore delle procedure di apprendimento e come segnalatore di "errori" nell'interazione corpo-ambiente che motivano l'apprendimento. Altre aree, come lo striato dorsale ad esempio, sono reclutate per imparare ad eseguire sequenze comportamentali che permettono di rispondere in modo adeguato a stimoli che producono piacere o cercano di evitare il dolore.
La domanda che sorge spontanea è che cosa succederà di questi antichissimi meccanismi cerebrali una volta "parassitati" da sostanze d'abuso che non si sono evolute con noi ma che sono state prodotte negli ultimi anni da manipolazioni chimiche in grado di alterare i livelli dei neurotrasmettitori di centinaia di volte? La forza plasmante di questi segnali porta delle informazioni dettagliatissime sul rapporto tra il contesto interno ed esterno ed ha la capacità di modificare la plasticità delle cellule nervose per rinforzare comportamenti volitivi, appetitivi e consumatori delle droghe a discapito di tutto il resto. Questo potente controllo della nostra "centrale di comando" deriva dall'incapacità del meccanismo genetico-molecolare evolutivamente selezionatosi di distinguere il piacere che proviene – ad esempio – dal cibo o dalla cocaina o da un contesto di cooperazione sociale. Una volta che gli psicostimolanti hanno prodotto i loro effetti lo fanno con una potenza, una risposta temporale e una consistenza che è impossibile da eguagliare per qualunque altro stimolo naturale. A quel punto una sorta di pilota automatico viene bloccato su "droghe" ed è molto impegnativo rimpadronirsi dei piaceri (o dispiaceri) naturali della vita.
Dal punto di vista clinico vediamo, frequentemente purtroppo, dei pazienti sempre più giovani che presentano gravissime depressioni cliniche conseguenti ad anni (in alcuni individui predisposti bastano pochi mesi) di abuso di psicostimolanti, alcol e antidepressivi. Le caratteristiche di queste depressioni sono uniche perché si presentano come delle sindromi amotivazionali, con grande irritabilità, disforia e improvvisi scatti di rabbia seguiti da profonde e dolorose malinconie. I pazienti, tra i vari sintomi, sembrano incapaci di "leggere" i segnali ambientali che rinforzano i comportamenti positivi e non li distinguono da quelli che hanno delle conseguenze negative a medio e lungo termine, queste forme depressive risultano resistenti alla maggior parte dei trattamenti a disposizione comprese le psicoterapie.
Si tratta di un'emergenza mondiale proprio perché, come altri beni e consumi, le sostanze d'abuso hanno un mercato globale che non dorme mai al pari di coloro che ne sono dipendenti. Sono le nuove droghe che consumano la vita e il futuro di intere generazioni, spesso nella irresponsabile assenza o a causa di discutibili decisioni di quelle precedenti.
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-13/gioventu-strafatta-081431.shtml

 

allarme in colorado

Meno di tre mesi dopo l'inizio del commercio legale di Marijuana, nel numero del 5 febbraio scorso di JAMA (Vol. 311, N. 5 pag. 457) viene riportata notizia del ricovero d'urgenza presso i Dipartimenti di Emergenza del Colorado, di oltre 200 ragazzi (età media 26 anni; 80% maschi) con sintomi di aggressività, agitazione e confusione dopo aver fumato dei preparati a base di Cannabis sintetica che consistono in marijuana essiccata su cui vengono spruzzati prodotti chimici di sintesi che producono effetti simili al tetraidrocannabinolo. Il prodotto viene venduto con il nome di Spice (vedi foto), Dead Man Walking, e Mamba

1.usa.gov/1gqAdbe

Droga, la parola ai consumatori


Notiziario ADUC - L'uso di droghe e' un fenomeno di massa, ma e' mal documentato. Per rimediarvi “bisogna dare la parola a quelli che le conoscono meglio: i consumatori”. E' questa la filosofia di Adam Winstock, uno psichiatra londinese che ha lanciato da diversi anni un Global Drug Survey (GDS - Inchiesta mondiale sulla droga) facendo appello a dei consumatori volontari. Questa indagine non fornisce dei risultati rappresentativi, poiche' non si basa su un campione preciso. Ma da' delle spiegazioni sugli usi, e puo' aiutare i consumatori a meglio gestire la propria salute e ispirare le politiche di prevenzione che, secondo Winstock, non riescono a raggiungere i propri obiettivi, in quanto si interessano principalmente di “una minoranza di consumatori che ha sviluppato una dipendenza”, provocando reati e problemi sociali, politiche che ignorano che le persone che “amano bere e prendere delle droghe” lo fanno per contribuire al proprio benessere.
Cio' che sta alla base dell'uso di droghe legali (alcool, tabacco, antidepressivi, etc) o illegali (cannabis, cocaina, etc), “non e' la dipendenza, ma il piacere”. Bisogna quindi partire “dall'aspetto positivo del loro uso”, dice Winstock, poiche' “la maggior parte di consumatori non subisce gravi conseguenze” e correrebbe meno rischi se i messaggi ufficiali non fossero solo per indurli all'astinenza. Lo psichiatra ha elaborato per questo un “codice di buona condotta”, il “High Way Code” (un gioco di parole sulla parola “high”), che e' stato lanciato oggi su Internet. Il suo principio? Quando si prende una droga, “attivita' potenzialmente pericolosa”, bisogna rispettare delle regole, e questo aumenta la possibilita' di arrivare sani e salvi a destinazione, e nello stesso tempo di “vivere una esperienza gradevole”. A seguire una piccola lista dell'indagine, prodotto per prodotto.
Alcool, la negazione del problema
L'alcool resta “il piu' grande problema e, ancora di piu', il piu' grosso carico di lavoro e di soldi per i servizi di sanita'”. Un rischio largamente sottostimato dai consumatori: solo il 38,5% di chi ne e' dipendente o che minaccia di diventarlo, ne e' consapevole. I due terzi ignorano il proprio problema -o lo negano-, il 16,8% crede anche che il proprio consumo sia nella media. Risultati “molto preoccupanti” per Adam Winstock. Ma a volte c'è un desiderio di lasciare: il 23,9% vorrebbe bere meno, il 14% dice di aver bisogno di aiuto. “Uno dei mezzi piu' efficaci per ridurre il consumo eccessivo di alcool e' semplicemente quello di mostrare alle persone come esse bevono”. Chi e' interessato puo' testare il proprio consumo sul sito drinksmeter.com, messo a punto da Winstock.
Tabacco, il desiderio di smettere
Il 45% vorrebbe fumare meno, molti cercano un aiuto per smettere, ma c'e' un paradosso: “tutti i sostituti a base di nicotina possono aiutare a ridurre il proprio consumo, ma i fumatori non sono disponibili a questo approccio, e questo e' curioso, perche' questo raddoppierebbe le possibilita' di smettere”. La sigaretta elettronica e' popolare (71% meno pericolosa). Con essa, il 18% ha smesso di fumare, ma il 50% non ha modificato il proprio uso del tabacco.
L'arrivo delle droghe sintetiche
Facilmente disponibili su Internet, esse imitano le droghe gia' esistenti o procurano nuovi effetti. Non si possono controllare: nel momento in cui un prodotto viene proibito, e' subito rimpiazzato da un altro. Ma il GDS non rileva un boom particolare: “Negli ultimi tre anni, l'uso dei prodotti di sintesi rimane limitato a confronto con le altre droghe piu' tradizionali”. Il 5% dei partecipanti francesi all'indagine le acquista (tra cui anche la cannabis sintetica) rispetto al 10,5% dei britannici. L'81% fa i propri acquisti su Internet. In linea generale, la vendita online di tutte le droghe e' in crescita: il 14,7% di chi ha risposto le ha gia' utilizzate. Il motivo? Una maggiore scelta, una migliore qualita', prezzi piu' bassi.
Cannabis, sempre piu' forte
La skunk, tipo di erba considerata come la piu' forte, e' la preferita (57%), davanti all'erba “normale” (29%) e alla resina (9%). E questi sono i gusti. Nella realta', la resina e' la piu' utilizzata, davanti all'erba, la skunk e l'olio. I consumatori hanno dei desideri paradossali: desiderano una cannabis piu' pura e piu' forte, ma temono i suoi effetti negativi (torpore, intontimento, perdita di memoria...). Due terzi si riforniscono presso uno spacciatore, pagando tra i 6 e 12 euro per grammo. Il 22% fa crescere la propria erba. Sul modo di consumo, il 90% la mescola col tabacco, la forma piu' nociva. Solo il 3,6% utilizza un vaporizzatore, meno rischioso per i polmoni in quanto rilascia i principi attivi senza combustione ne' tabacco. Solo lo 0,7% la ingerisce. E' bene ricordare che, secondo gli studi, 1 consumatore su 10 ne e' dipendente, e il consumo presso gli adolescenti puo' provocare gravi danni. Da qui l'utilita' di far uso del misuratore del proprio consumo (su drugsmeter.com).
Torna il MDMA
Dopo una certa disaffezione tra il 2007 e il 2010, dovuta ad una bassa qualita' e una incerta composizione, il MDMA (ecstasy) torna con l'uso di nuovi componenti, e grazie ad una efficace promozione: sotto forma di cristalli (polvere) piuttosto che pillole, questa “vecchia droga trova una nuova strada”. In polvere e' piu' facile dosarla e provarla prima dell'uso, e questo e' da raccomandare. Ma e' anche possibile iniettarsela, e' questa e' una cattiva idea.
Cocaina, sempre peggio
La cocaina rimane popolare, ma la sua qualita' e' patetica. Nel 2013, sullo studio mondiale GDS, essa e' considerata dai consumatori come una droga la cui qualita' peggiora (2,5 su 10). Gli sniffatori francesi gli danno un voto mediocre 3,5/10 e il 70% pensa che la qualita' si abbassi, fatto che comunque non impedisce loro di prenderla. Comparando la qualita', la cannabis e' in testa (7/10), davanti al MDMA, la ketamina, la mefedrina, l'alcool e le amfetamine (da 6 a 7/10).
Le ”polveri misteriose” dilagano
Nel GDS 2013, 1 britannico di meno di 20 anni ogni 5, ammette di aver preso una polvere senza sapere che cosa contenesse. “Il rischio di ingerire una sostanza totalmente sconosciuta e' diventato realta'”, deplora Winstock. In Francia solo il 3% dice di averla presa. Speriamo che seguano questi consigli: testarla prima, non consumarla da soli, cominciare con un quarto di dose, aspettare due ore prima di riprenderla... e ricordarsi che numerose droghe non sono piacevoli.
I farmaci su ordinazione
“La Francia deve sorvegliare la situazione”, dice Winstock. "Per non ritrovarsi nella posizione degli Usa dove, secondo lui, gli oppioidi legali (analgesici) provocano piu' overdosi mortali dell'eroina. Il problema comincia a manifestarsi anche in Europa ed Australia, ma ci mancano dei dati”, scrive. Le benzodiazepine (tipo il Valium) sono ugualmente a rischio. Come la codeina, per la quale, in due terzi dei casi, la medicina non ha preavvisato il paziente dal rischio di dipendenza: “Tra il 20 e il 30% dei consumatori, ci sono segnali simili a quelli riscontrati sui consumatori di droghe”.
Le droghe illegali e la legge
Il 16% di coloro che hanno risposto (soprattutto i piu' giovani, tra 16 e 24 anni), percentuale che sale a 22 tra i consumatori di cannabis, sono stati arrestati. Il 55% aveva una droga illegale nelle proprie mani, mentre nel 39% dei casi la polizia non l'ha trovata -i fortunati. Il 90% dei fermati ha avuto la confisca della propria cannabis, ma piu' della meta' e' stata rilasciata senza essere perseguita, dopo uno specifico avvertimento a voce. E se un domani si riducesse la penalizzazione? “Per la maggior parte dei consumatori, il proprio consumo non aumenterebbe molto; al contrario i consumatori sarebbero piu' disponibili e comunicare la loro condizione ad amici, alla famiglia, ai servizi sanitari”, dice Winstock.

(da un articolo di Michel Henry, pubblicato sul quotidiano Libération del 14/04/2014)

marijuana e pizza

 Questo è quanto riportava il Messaggero dell’8 di aprile

Stufi della solita pizza? A Vancouver arriva quella alla marijuana…L’effetto della nuova pizza sarebbe un po’ diverso da quando la sostanza viene fumata, a sentire il titolare del locale: ci vorrebbe infatti un’oretta e mezza prima di avvertirne i “benefici”..

Approfittiamo dell’occasione per dare qualche notizia su come si muove la marijuana o meglio il suo principio attivo nell’organismo; questo è argomento di farmacocinetica e risponde sapientemente il dott. Renato Urso che tanta esperienza ha su questo tema.

I prodotti contenuti nella cannabis naturale sono usualmente inalati; talvolta assunti per via orale mentre altre vie di somministrazione sono state utilizzate solo in pochi studi e sono di limitata rilevanza pratica.

La farmacocinetica del THC ( principio attivo della cannabis ad attività psicotropa) dipende largamente dalla via di somministrazione.

Quando inalata attraverso il “fumo” – spinelli, canne – l’assorbimento per via polmonare è rapido e il THC raggiunge il massimo di concentrazione plasmatica dopo pochi minuti mentre gli effetti psicotropi hanno un massimo a circa 15 – 30 minuti e terminano entro 2-3 ore.

Dopo somministrazione orale gli effetti sono ritardati, infatti insorgono dopo circa 30 minuti dalla somministrazione con un picco a 2 – 3 ore per durare da 4 a 12 ore a seconda della dose e dell’effetto specifico. Questo ritardo è dovuto essenzialmente al fatto che l’assorbimento orale è lento ed erratico essendo il tempo di picco delle concentrazioni plasmatiche compreso in media tra circa 6 e 120 minuti. In alcuni soggetti il picco di concentrazione è ancora più ritardato (4 fino a 6 ore) e spesso si può osservare la presenza di picchi multipli.
Si è visto che l’assorbimento del prodotto marcato è completo, infatti circa il 95% di THC radioattivo entra in circolo dopo somministrazione orale, ma dai dati disponibili non è chiaro se tutta questa radioattività sia dovuta al composto come tale o a prodotti di degradazione che si possono formare sia a livello gastro-intestinale che a livello epatico (effetto di primo passaggio).
Dopo assunzione di 20 mg di THC in un dolce l’arrossamento della congiuntiva (reddening of the conjunctivae) si è osservato entro 30-60 minuti con un massimo a 60-180 minuti per poi svanire.
Gli effetti psicotropi si sono manifestati dopo circa 30-90 minuti con il massimo dopo circa 2-4 ore  per scomparire dopo circa 6 ore. Risulta evidente che gli effetti psicotropi massimali sono ritardati di circa 1-3 ore , rispetto all’assunzione con il fumo, e si presentano dopo che le concentrazioni plasmatiche hanno raggiunto il loro picco.
Infine, come accade dopo somministrazione per inalazione, la frequenza del battito cardiaco è ritornato a valori basali anche quando i soggetti si sentivano ancora “high”.

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Il Menestrello di Odense (Storia di droga, tradimenti e grandi illusioni)

Gianluigi Schiavon - wagonlit, racconti da viaggio e altre storie. blog.quotidiano.net/schiavon/2014/04/13/il-menestrello-di-odense-storia-di-droga-tradimenti-e-grandi-illusioni-wagon-lit/

Søren Jacobsen suonava la chitarra ritto nelle sue scarpe sul selciato della Munkemøllestræde, vicino al numero 3, sarebbe a dire non lontano dalla casa dove Hans Christian Andersen era stato bambino. Così, su due piedi, non si sarebbe potuto dire che la sua vita fosse una favola. Se non altro per il fatto che chiedere l'elemosina non è attività gratificante, nemmeno se vivi in una fiaba. Søren Jacobsen cantava “I tempi stanno cambiando”, perché anche a Odense, nel cuore caldo della fredda Danimarca, per quanto gli anni '60 fossero appena finiti, in molti credevano ancora nelle favole. Se aveste potuto chiedere a Søren Jacobsen quante strade deve percorrere un uomo prima di poter essere chiamato uomo – tanto per citare sempre lo stesso cantastorie – lui avrebbe avuto la risposta pronta: 168 chilometri, in linea abbastanza retta. Era la distanza che in quel momento lo separava da Christiania, il quartiere degli hippie di Copenhagen, dove un uomo è un uomo. Punto e basta. Senza star lì a farsi tante domande.

Quando pochi giorni dopo Søren Jacobsen, chitarra sulle spalle, riemerse dalla metropolitana di Copenhagen, alla stazione chiamata senza troppa fantasia Christianshavn, sapeva bene cosa fare: prese con passo deciso per la Knippelsbro Torvegade, senza degnare di uno sguardo vetrine, semafori e perfino passanti (con l'elemosina aveva chiuso), svoltò quindi sulla Prinsessegade, fece altri 50 metri a tutta birra e in un battibaleno si ritrovò all'ingresso principale di Christiania, là dove cominciava la strada ribattezzata Pusher Street. A quel punto avrebbe dovuto capire che la sua vita avrebbe cambiato per sempre indirizzo: la toponomastica non mente mai. Anzi, spesso offre indizi di pericolo. Ma Søren Jacobsen era troppo orgoglioso per coglierli. I tempi stanno cambiando – canticchiava tra sé e sé – , è ora di finirla con i vecchi modi di ragionare. Era fatto così, Søren.

Quando, giusto venti metri dopo, sempre lungo Pusher Street, gli si parò davanti quel tizio, pensò d'istinto: ecco un uomo che puoi chiamare uomo. Aveva l'aria di uno appena investito da un tir chiamato Destino sulle strisce pedonali della vita: magro come una siringa e stupito di essere ancora al mondo nonostante il Destino investitore e anche lo stile di vita scelto per fargli dispetto. Disse in inglese:

“Il mio nome è Pierguido Colonna. Vengo da Roma, 1903 chilometri da qui. Come vedi, ne ho fatta di strada. Ho origini nobiliari, di fatto sarei un principe, ma se vuoi puoi chiamarmi semplicemente Mr. Tambourine”.

“Grazie”, rispose in inglese Søren Jacobsen e sorrise, poiché quel soprannome gli ricordava qualcosa.
 

Parlarono a lungo. Lui dei sogni di rivoluzione che era bello cantare, l'altro della rivoluzione che era più bello fare e progettare in segreto, e se qualcuno cantava e rivelava tutto al nemico, peggio per lui, i traditori prima o poi la pagano cara, e annunciava tutto questo con ammiccamenti significativi. Søren Jacobsen ascoltava e non sempre capiva. Pierguido Colonna non ascoltava, ma dava a vedere di aver capito tutto quel che nella vita c'è da capire. Il danese - come un bambino cocciuto inventato da Andersen – ripeteva risoluto la sua unica convinzione, cioè a dire che i tempi stanno cambiando. “Davvero?”, chiedeva l'italiano con un'ombra appena di derisione.
 

Si sarebbe dovuto afferrare lontano un miglio che non era certo l'amicizia di quel menestrello venuto dalla città del re delle favole ciò che più premeva a Mr. Tambourine, quanto piuttosto qualcosa che in quel momento ai suoi occhi valeva molto di più, e poteva trovare sostanza e spiegazione in una parola e in un reato: complicità. Anche solo a mezzo miglio di distanza lo si sarebbe potuto afferrare, se non a meno. Ma Søren non lo afferrò. In tempo.
 

“Adoro Bob Dylan”, disse a un certo punto, con tono infantile.
 

“S'era capito”, rispose l'altro con accento romano.
 

E decise a quel punto che era arrivato il momento di parlare di cose serie. Pierguido Colonna, chiamato a Copenhagen Mr. Tambourine e in Italia in un certo altro modo per via del ceppo nobiliare, non lesinò le spiegazioni.
 

“A Christiania – cominciò –, unico posto al mondo dove non esistono regole, bisogna seguire delle regole...”.
 

Søren Jacobsen strizzò gli occhi per concentrarsi.
 

“...Vedi, questo quartiere era una base navale dismessa, tutti edifici militari abbandonati. Quindi è logico che una certa disciplina, come dire, innata, sia sopravvissuta...”.
 

Søren Jacobsen si concentrò ancora di più. Tanto da sentire male fin dentro le pupille.
 

“...Quando nel 1971, cioè solo due anni fa, i miei amici occuparono questi 35 ettari non sapevano che farsene. Poi capirono: era un posto destinato a diventare la Città Libera...”.
 

Søren Jacobsen fece la faccia come dire: “Ah, ecco, avevo capito bene...”.
 

“...Ma libertà non vuol dire assenza di regole...”.
 

Il menestrello più sperduto del mondo fece un gesto con la mano, a significare: “Ci rinuncio”.
 

“...Voglio dire – continuò Mr.Tambourine - che qui abbiamo di tutto: attività artigianali, culturali. C'è perfino un asilo, e poi una tipografia, e la panetteria e ancora una sauna, la radio libera, un cinema, bar, ristoranti, una fabbrica di biciclette e...”.
 

“E...?”.
 

“E chioschi per vendere droga”.
 

Søren Jacobsen fece di nuovo la faccia come dire: “Certo, lo sapevo. Non vivo mica nelle favole...”.
 

Al che Pierguido Colonna, detto Mr. Tambourine e altro ancora, rincarò la dose minima:
 

“Attento a come parli: ti già detto che qui esistono regole da rispettare. I chioschi spacciano, cioè, volevo dire vendono, es-clu-si-va-men-te hashish! Niente droghe pesanti: quelle..., quelle sì, sono severamente vietate!”.
 

Il giovane Søren, stringendosi nelle spalle, fece intendere di afferrare il senso, etico e pratico del divieto. Fu pertanto sorpreso dal sentire il suo interlocutore esclamare improvvisamente:
 

“E tutto questo ti sembra giusto?”.
 

Il resto del dialogo Søren Jacobsen non lo ricordò mai per intero. Anche se in futuro di tempo per riflettere ne ebbe. Rammentò a lungo quella frase di Pierguido Colonna: “Qui a Christiania gli infiltrati non mancano”. Ed ebbe la sensazione che si riferisse a se stesso, come una confessione non richiesta, ma poi Søren Jacobsen dimenticò tutto quanto, sospetti compresi. Quelle che gli rimasero impresse per sempre furono però le ultime parole scambiate in Pusher Street:
 

“Partiamo assieme”, propose Pierguido Colonna detto Mr. Tambourine e non solo.
 

“Per andare dove?”, chiese Søren Jacobsen, detto solo il Menestrello di Odense.
 

“A Roma”, fu la risposta.
 

“Perché?”, fu la domanda.
 

“Perché i tempi stanno cambiando”.
 

Novecentottantuno chilometri più tardi, dopo 11 ore e 37 minuti di viaggio, il treno sul quale viaggiano i signori Pierguido Colonna e Søren Jacobsen venne bloccato dalla polizia tedesca lungo il binario 6 della stazione di Monaco di Baviera. Due furono le cose di cui Søren si accorse immediatamente: Mr. Tambourine si era fatto di nebbia e alcuni agenti, certo non del posto, evidentemente italiani, venuti in supporto probabilmente da Roma, urlavano come pazzi: “Cercate 'Er Principe', dev'essere ancora sul treno. Non lasciatelo scappare!”.
 

Di una terza cosa s'avvide poi Søren Jacobsen: cani antidroga latravano furiosi davanti al finestrino del suo scompartimento.
 

Gli trovarono nella custodia della chitarra 15 chili e mezzo di cocaina pura al 90 per cento. Lui cercò di spiegare che, anche se veniva da Christiania, non ne sapeva un bel niente e poi a Christiania ci sono certe regole che, pure volendo, ti impedirebbero di... Non credettero a una sola parola, non lo lasciarono neanche finire. Søren Jacobsen si fece 20 anni di galera per traffico di droga e anche omicidio, perché la cocaina scoperta là dove doveva esserci la sua chitarra apparteneva a uno spacciatore trovato ucciso, a Christiania, in una laterale di Pusher Street, con una siringa piantata nella gola.
 

Molto tempo dopo la Città Libera nel cuore caldo della fredda Copenhagen subì una radicale trasformazione: diventò un quartiere residenziale, tutto loft, atelier di lusso, gioiellerie etniche e cocainomani benestanti. Il Menestrello di Odense non fu mai in grado di capire tutto questo.
 

Suonava la chitarra sulla Munkemøllestræde, vicino al numero 3, a Odense, non lontano dalla casa che vide Hans Christian Andersen bambino. Non si può dire che fu una bella storia. E nemmeno una favola. Lasciamo perdere.
 

Ora Søren Jacobsen non suona più. In effetti, i tempi sono cambiati.
 

Non siamo più la città della cocaina “Merito” della crisi

 Il centro ricerche dell’Acquedotto ha monitorato le acque del Po con prelievi periodici. A Torino 4.400 dosi al giorno, erano 11 mila nel 2008

Prezzi troppo cari, cresce il consumo di ecstasy ed eroina
 
 
 

«Il fiume nel fiume» è diventato un torrente. Secondo l’ultima indagine del Centro Ricerche dell’Acquedotto (che periodicamente passa al setaccio le acque del Po) negli ultimi cinque anni il tasso di cocaina presente nei campioni prelevati è crollato. Oggi si «pescano» in media 4.400 dosi al giorno mentre nel 2008 si oltrepassava quota 11 mila, pari a 8 dosi giornaliere ogni mille abitanti dell’epoca. Per non dire delle 13 mila dosi di dieci anni fa. Il progetto«Aqua Drugs» dice che è fortemente diminuita la percentuale di «neve» finita nei depuratori delle acque reflue, ma ciò non significa che improvvisamente Torino diventi più virtuosa al capitolo «droghe». 

Poca «neve» molta ecstasy  

Perchè se da un lato la cocaina scende di popolarità, dall’altro l’ecstasy è diventata la droga più ambita: con 8,6 chilogrammi raccolti ogni giorno nel Po siamo al record italiano. Mentre la ketamina raggiunge i 4 chili e mezzo, cifra comunque ragguardevole. «Dalle analisi eseguite dall’acquedotto e dall’Istituto Mario Negri - spiega l’amministratore delegato di Smat Paolo Romano - risulta che il consumo di cocaina è fortemente diminuito e la droga più utilizzata al momento è la cannabis, con circa 33 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti, mentre Milano ha un consumo di poco inferiore e Roma decisamente superiore con 40 dosi». Riassumendo, pare che la cocaina sia in qualche modo passata di moda molto probabilmente a causa del suo costo (attorno ai 67,8 euro al grammo). Secondo la ricerca «Aqua Drugs» - basata sul fatto che una droga dopo essere stata consumata viene in parte espulsa tramite l’urina che raggiunge la rete fognaria e quindi i depuratori urbani - solo nella città di Torino si consumano ogni giorno 28 mila dosi di cannabis e 2.600 di eroina. 

Come commentano gli esperti il dato più significativo, vale a dire che «la neve» ha subito una così notevole flessione negli ultimi anni? «Uno dei motivi più banali e riconducibili immediatamente a questo “crollo” - spiega Paolo Jarre del dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’Asl To3 - è proprio quella della crisi, di una minore capacità di spesa. La cocaina è una droga molto costosa e quindi se ne consuma meno. Credo però che in questi ultimi anni sia stata sostituita da altre dipendenze che invece sono in crescita: come per esempio il gioco d’azzardo di cui si parla ancora troppo poco e che può sostituire una droga come la cocaina con altre drammatiche conseguenze psicologiche che questo comporta». 

 

Il supermarket della «roba»  

Anche Angelo Giglio, responsabile del Servizio Kangoo, il pullman itinerante contro le tossicodipendenze, e di Pin, il Progetto Notturno di prevenzione tra i giovani, avverte la diminuzione dell’uso della cocaina: «Rileviamo un calo del 20-30 per cento dell’uso di questo stupefacente, mentre registriamo un aumento dell’eroina. Si tratta di un incremento lieve, ma riguarda anche i giovani che provano a utilizzare queste sostanze per calmare gli effetti di una veglia troppo prolungata o di altre sostanze tipo crack o ketamine». 

Secondo Augusto Consoli, infine, del Dipartimento di Patologia delle dipendenze dell’Asl TO2 è sì una questione economica in primis, ma anche un effetto della macro-offerta di nuove droghe che costano poco e suscitano curiosità soprattutto nel consumatore più giovane». 

“Così posso guarire il cancro”. Gli allucinati dalla pianta sacra

“Così posso guarire il cancro”. Gli allucinati dalla pianta sacraESCLUSIVO. Si chiama Ayahuasca, ed è un decotto usato da secoli nella medicina tradizionale del Centroamerica. Nel tempo si è diffuso in tutto il mondo, soprattutto in America. Da Sting (in foto) a James Cameron, da Darren Aronofsky a Anthony Hopkins molti i vip che usano questa medicina naturale. Affaritaliani.it ha incontrato a Roma Alberto Josè Varela, il guru di questo metodo curativo rivoluzionarioVenerdì, 11 aprile 2014 - 08:03:00 di Alberto Berlini Mancano pochi minuti alle 21 quando la sala comincia a riempirsi di gente. L'incontro è stato organizzato in un circolo culturale del quartiere San Lorenzo e la responsabile racconta di aver conosciuto lo sciamano durante un “seminario” a Torino e di averlo convinto a programmare questa tappa romana. Appuntamenrto in località segreta, "perché è tutto legale ma è meglio un po' di riservatezza".

Ad ascoltare la lezione che Alberto Josè Varela farà di lì a poco una ventina di persone, uscite di corsa dal lavoro, alcuni ancora con le cravatte e la giacca. Il cronista di Affaritaliani.it lo raggiunge poco prima che un pubblico ansioso di risposte lo sommerga di domande per più di un'ora.I capelli bianchi raccolti in una coda, una felpa morbida e l'aria pacata di un santone. Ma lei è uno sciamano?“Io non sono uno sciamano, ma sono stato formato da alcuni sciamani. Negli anni ho fatto più di trenta viaggi nella selva colombiana trascorrendovi mesi interi, ho preso ogni tipo di sostanza che gli sciamani mi davano per aiutarmi a superare il limite rappresentato dalle mie paure. Mi dissero che se volevo dedicarmi a questo tipo di lavoro e portare con me la pianta in Europa, avrei dovuto varcare quel limite. Ed è quello che ho fatto. Ho portato l’ayahuasca con me in Spagna e ho iniziato a organizzare sessioni di gruppo”Ecco parliamo di questa pianta, il cui nome è stato associato all'idea di misticismo, a una medicina ma per molti è solo una droga... lei stesso ha passato in carcere due anni della sua vita proprio a causa dell'uso di questa Ayahusca...“L'Ayahusca non è una droga, non da alcun tipo di dipendenza. Anzi, è una pianta sacra usata nella medicina precolombiana da numerosi popoli del centro america. Sostanzialmente è una liana, che dopo essere stata pigiata e sminuzzata, viene lasciata in acqua per preparare un decotto. Ma non va usata da sola. Io preparo una pozione composta al 70% di Psychotria viridis e per il 30% di “chagropanga” il  Diplopterys cabrerana, una sorta di veicolo perché la pianta entri a contatto con l'anima.”Quindi due sostanze che danno due effetti diversi?“Il primo, è usato per “pulire” lo spirito, il secondo per far sì che possa inziarre il viaggio”.Un effetto psichedelico quindi. Ma, le ripeto, è legale?“Il principio attivo, la Dmt, è stata proibita solo in alcuni paesi del mondo. Ad esempio in Brasile è consentito l'uso per cerimonie religiose. In Italia non è nell'elenco delle sostanze vietate”,Lo dovrebbe essere?“Lo sarà perchè da fastidio a molti. Se il principio attivo può essere usato per ottenere effetti allucinogeni, quello che insegniamo è il rispetto per una pianta che è invece usata dall'alba dei tempi per i riti sciamanici, per entrare in contatto con l'eterno, ottenere risposte ai piccoli e grandi interrogativi che persistono ogni giorno, e anche, sì, guarire dalle malattie”.Mi spieghi meglio...“Quello che succede durante il rito psicosciamanico è una pulizia del corpo. La pianta fa il suo lavoro: consente di entrare in contatto con tutte le nostre paure, i nostri problemi irrisolti, i demoni che ci portiamo dentro ogni giorno. Ci fa aprire gli occhi dandoci le risposte”.Ma davvero può curare le malattie?“Si, certo. Ma non ne vorrei parlare, E' proprio per questo che è tanto ostracizzata. Rivoluzionerebbe la vita di milioni di persone”.Le rifaccio la domanda, davvero può guarire le malattie, anche gravi?“Ho sentito parlare di gente che è guarita dai tumori. Certo, non basta una singola assunzione, ma si trattata di un percorso. Un cammino necessariamente guidato, soprattuto qui in occidente dove siamo pervasi da paure e inquietudini che alla fine ci portano ad ammalarci”.Effetti collaterali?“L'assunzione ha un effetto che dura fino a 8, 12 ore in cui il corpo si purifica. Se escludiamo sudorazione, attacchi di vomito e diarrea che avvengono proprio per effetto del decotto, no, non ci sono effetti indesiderati”.Ma come funziona la seduta sciamanica?“Si assume una tazza di questo preparato, poi si aspetta in meditazione che faccia effetto. Può passare da mezz'ora ad un'ora dall'assunzione poi inizia il “viaggio”. Io consiglio sempre di porsi una domanda prima della seduta. E chiedere alla pianta di dare una risposta”.Poi?“Ogni viaggio è personale, c'è chi avverte un dolore fisico, chi si lascia andare in pianti liberatori, chi è in preda ad un orgasmo”.Parlando con uno dei ragazzi che è qui per ascoltarla, mi ha raccontato della sua esperienza come fosse stata equivalente a 10 anni di terapia da uno psicologo...“Lo è... come dimostrano le tante testimonianze di persone che si sono avvicinate negli anni all'Ayahuasca”Anche persone famose?“Forse il più conosciuto è Sting, ma anche James Cameron prima di girare Avatar, e lo stesso Darren Aronofsky che ha poi messo in scena l'epopea di Noah, adesso al cinema, e un attore... a sì, Anthony Hopkins. Questi i primi che mi vengono in mente. Ma molti altri. Pensi che più di 10mila persone hanno preso parte solo alle mie sedute. E come me ci sono almeno altre 70 persone depositari dei segreti di questa pianta sacra”.Lei è religioso?“Il nostro non è un gruppo religioso, mi sento più un terapeuta, un facilitatore. E nel mondo sempre più persone si stanno avvicinando a questa sostanza. Anche se continueranno a perseguitarci e non la renderanno mai legale, perché non conviene che la gente apra davvero gli occhi”.

Il giorno di questo incontro tutti i partecipanti a questo incontro hanno ricevuto sul proprio indirizzo email le istruzioni per partecipare alla seduta sciamanica: l'appuntamento è in un'associazione per poi muoversi verso una destinazione rimasta segreta. Gli organizzatori non vogliono farsi troppa pubblicità. Il costo? 120 euro. Post scriptum. Per i non romani l'appuntamento è a Milano in occasione della settimana santa. Altrimenti potete raggiungere Alberto Varela nella sua casa ad Ibizia.

 

http://www.affaritaliani.it/roma/cos-posso-gaurire-il-cancro-gli-allucinati-dalla-pianta-sacra-11042014.html

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